GAME OVER!?

Scritto il alle 21:09 da icebergfinanza

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Non c’è giorno, dato o dinamica che trascorra senza paragone con la Grande Depressione, con la peggiore crisi dal dopoguerra, dagli anni trenta, ma questa è la Grande Crisi, questa è la Madre di tutte le crisi della Storia: sincronizzata, correlata, globalizzata, immobiliare, finanziaria, economica, valutaria e chi più ne ha, più ne metta! Alle volte ci vuole il coraggio per chiamare le cose con il loro nome, ma probabilmente è meglio utilizzare un basso profilo! Ci si sforza di puntellare il sistema con le stessi strumenti, le stesse dinamiche, le stesse ideologie, se il buon giorno si vede dal mattino, il tramonto è purtroppo di nuovo dietro l’angolo.

Alla fine del post c’è un’analisi di Martin Wolf del Financial Times illuminante in inglese e anche tradotta dal Sole 24 Ore; io credo che la profondità e la proporzione di questa crisi, sia da ricercare nella leggenda della riserva frazionata, credo che sia da ricercare negli abissi scavati dalla leva finanziaria, dall’assunzione di rischio esponenziale e onnipotente sottoscritta dalle principali istituzioni mondiali a cominciare dalla assurda e demenziale protezione dei requisiti fondamentali per concedere crediti formulata nelle bettole dei porti europei della famigerata American International Group ( AIG ) primo assicuratore mondiale che ha assunto il ruolo di banca centrale occulta!

Che dire solo l’analisi fondamentale ci può aiutare, solo l’analisi della realtà!

Il collasso degli investimenti non residenziali, dove incomincia a farsi sentire l’influsso ritardato del crollo del commercial real estate è riuscito a sottrarre quasi 5 punti percentuali di crescita nel primo trimestre, mentre la continua e costante erosione degli investimenti residenziali, ovvero il mercato immobiliare non fa più notizia.

" The volume of commercial mortgages at risk of default has quintupled since the beginning of 2008 as a deteriorating economy has made it increasingly difficult for shops and businesses to keep up with their payments.

Special servicers, companies that collect payments from borrowers in distress on behalf of mortgage bond investors, reported $23.7bn of mortgages under their care at the end of the first quarter, according to Fitch Ratings. FINANCIALTIMES!

Da oggi in poi non si può che migliorare, abbiamo toccato il fondo, il ritmo della discesa è rallentato…….le revisioni sono dietro l’angolo!

La Grande Depressione immobiliare ha da oggi un nuovo compagno di viaggio, il Commercial Real Estate, un autentico collasso preventivabile e segnalato almeno un anno e mezzo fa da Icebergfinanza; da sempre la dinamica di crollo del CRE segue la recessione sviluppandosi a recessione inoltrata.

Qui sotto vi ho fatto un piccolo schema di una dinamica recessiva e della sua successiva ripresa; oggi siamo nella madre di tutte le recessioni della storia!

ANTE RECESSIONE 

DURANTE LA RECESSIONE

DOPO FINE RECESSIONE

Investimenti residenziali

Consumi

Investimenti non residenziali CRE

 

Altri investimenti

 

 

Disoccupazione

 
     

DURANTE LA RECESSIONE

FINE RECESSIONE

 SIGNIFICATIVAMENTE OLTRE LA RECESSIONE

Consumi

Altri investimenti

Investimenti non residenziali CRE

Investimenti residenziali

Disoccupazione

 
     

Graph: Private Residential Investment

thanks to econompicdata.blogspot.com

La combinazione da KO del quarto trimestre 2008 e del primo trimestre 2009 non ha riscontri storici se non dopo la seconda guerra mondiale.

Probabilmente l’unica notizia positiva ma che ha bisogno di attendere la conferma delle successive revisioni è che gli investimenti residenziali potrebbero aver toccato il fondo come evidenziato dalla vendita di nuove abitazioni anche se sono possibili altri cigni neri.

Ad opera dei giochi matematici che portano alla determinazione della crescita di una nazione, il crollo delle importazioni ( visto che viene sottratto ) aggiunge una percentuale di crescita vanificata dall’altrettanto clamoroso crollo delle esportazioni.

Un crollo delle importazioni e delle esportazioni di queste dimensioni testimoniano senza ombra di dubbio la più imponente, globalizzata e correlata recessione dalla Grande Depressione, dimostrando se mai ve ne fosse bisogno che la favola del decoupling era una leggenda raccontata tutte le sere al mercato prima di volare nel mondo dei sogni.

Non sarà facile uscirne, non sarà affatto facile!

Comunque sia, come detto ieri, consumi ed esportazioni nette sono gli unici fattori positivi di questa debacle economica che non ha riscontri dagli anni trenta.

Affascinante inoltre il proseguo della leggenda del consumatore americano, lo stoico consumatore che nonostante il diluvio universale di questa crisi continua a sostenere l’economia ( il 70 % del PIL americano è costituito dai consumi! ) Tasso di risparmio delle famiglie americane in continua espansione, estrazione di ricchezza dall’aumento del valore delle abitazioni annullato, livelli di disoccupazione e sottoccupazione che non si vedevano dagli anni trenta, ci dicono che questa dinamica è insostenibile.

In attesa dell’ennesima media a quattro settimane in riferimento ai sussidi di disoccupazione, date un’occhiata a questo post INITIALCLAIMS dove si cerca di intravvedere un possibile fondo nell’inversione della media a quattro settimane dei sussidi, con una formula probabilmente meritevole di attenzione:


 

Il mese di marzo ha già lasciato una traccia, attendiamo la prossima settimana i dati sulla disoccupazione e poi di nuovo le vendite al dettaglio di aprile.

La contrazione del credito, nonostante gli sforzi della Federal Reserve e del Governo americano è reale e profonda; linee di credito, credito al consumo, carte di credito e leasing, oltre al mancato sostegno al mercato immobiliare sono come l’ossigeno che si trasforma in anidride carbonica, determinando l’asfissia dell’economia reale.

Il paradosso è che un livello di credito responsabile e sostenibile oggi non è auspicabile, in quanto farebbe pricipitare l’economia in una depressione.

Nel frattempo un alert arriva dal fronte DEFLAZIONE!

Deflation Alert: Wages Show Biggest Drop Since 1950’s

 

Il messaggio è chiaro per chi lo sa ascoltare, la Deflazione è il principale pericolo per questo ciclo economico! Gli ottimisti di maniera la chiamano disinflazione ma la velocità con cui i prezzi stanno crollando non ha uguali, se non dagli anni trenta.

As for Treasuries, the selloff continues unabated, and comes on a day when real GDP contracted at over a 6% annual rate with confirmation of a deflationary environment with the gross domestic purchase deflator (GDP deflator ex trade) declining at a 1% annual rate on top of a 3.9% annualized slide in the fourth quarter of 2008.

In fact, at no time in the past 60 years have we seen domestic prices fall this much over a six-month span. ( David Rosenberg )

Il comunicato finale del FOMC conferma il " quantitative easing " nella forma e nei modi precedentemente comunicati facendo volare i rendimenti obbligazionari a 10 anni al più alto livello degli ultimi mesi.

 

thanks to http://zerohedge.blogspot.com/

Questo è un evidente fallimento nel tentativo di alimentare le aspettative di inflazione!

L’economia rischia di rimanere debole per un certo tempo….indeterminato aggiungo io!

L’intervento in riferimento all’inflazione ……

In light of increasing economic slack here and abroad, the Committee expects that inflation will remain subdued. Moreover, the Committee sees some risk that inflation could persist for a time below rates that best foster economic growth and price stability in the longer term.

Inflazione debole e rischi o prospettive di inflazione inferiori alla crescita economica e alla stabilità dei prezzi nel lungo termine…..questo è terrore della deflazione!

Se vogliamo interpretare soggettivamente questo messaggio, nonostante la massa monetaria e tutto il "quantitative easing " disponibile, la Fed è con le spalle al muro, contro il vento della deflazione!

Prossimamente su questi schermi……….. 

DEFLAZIONE_vs_INFLAZIONE:TORNEO_MEDIEVALE! 

Come detto all’inizio del post l’ultimo editoriale di Martin Wolf sul FINANCIALTIMES da un po la dimensione numerica e generale della trappola per topi in cui il sistema si è cacciato con un pezzo che ripercorre l’influenza della politica su questa crisi, che probabilmente in attesa delle sentenze dei vari processi istituiti nel corso del festival dell’economia di Trento, ne esce come maggiore responsabile e indiziata!

Questa è un’altra notizia che si legge tra le pieghe nascoste del mondo dei bloggers finanziari ed economici americani…..   

CJR.org e ancora FRAUDULENT HEDGEFUND_ASSOCIATED_WITH….la famiglia del vicepresidente degli Stati Uniti Biden!

SISTEMA AMERICA – COME USCIRE DALLA TEMPESTA

Gli Usa nella trappola delle lobby SOLE 24 ORE 17.04.2009  di Martin Wolf

Gli Stati Uniti sono come la Russia? Una domanda provocatoria, se non addirittura scandalosa, ma a porla è Simon Johnson, ex capo economista del Fondo monetario internazionale e professore della Sloan school of management al Massachusetts Institute of Technology. In un articolo, «The Quiet Coup», il golpe silenzioso, pubblicato sul numero di maggio della rivista «Atlantic Monthly», Johnson mette a confronto l’influenza dell’"oligarchia finanziaria" sulla politica statunitense con quella delle élite societarie dei Paesi emergenti. Ma ha senso un tale confronto? La risposta è sì, ma solo fino a un certo punto.
«La profondità e l’immediatezza della crisi economica e finanziaria che ha investito gli Stati Uniti – argomenta Johnson – ci ricorda in maniera impressionante i momenti attraversati di recente dai mercati emergenti». Le analogie sono evidenti: consistenti afflussi di capitale; crescita esponenziale del credito; eccessivo ricorso alla leva finanziaria; bolle dei prezzi degli asset, in particolare delle proprietà immobiliari; e in ultimo, il crollo dei prezzi dei beni e la catastrofe finanziaria.
«Tuttavia – aggiunge Johnson – c’è un’analogia più profonda e inquietante: gli interessi delle élite societarie – gli uomini dell’alta finanza, nel caso degli Stati Uniti – hanno giocato un ruolo fondamentale in questa crisi, speculando in maniera esagerata, con il supporto implicito del Governo, fino a quando non si è verificato il crollo inevitabile». Per di più, «la grande ricchezza creata e concentrata dal settore finanziario ha conferito ai banchieri un’enorme leva politica».
Ora, afferma Johnson, la leva operata dal settore finanziario sta impedendo la risoluzione della crisi. Le banche «non vogliono riconoscere l’entità delle perdite subite perché così facendo risulterebbero insolventi… Un tale comportamento è corrosivo: le banche che navigano in cattive acque non concedono prestiti (e accumulano denaro per sostenere le riserve) oppure speculano su prestiti ad alto rischio e su investimenti che dovrebbero generare alti rendimenti ma che alla fine non ne generano affatto. In entrambi i casi l’economia continua a soffrire e, in tal modo, i beni delle banche continuano a subire perdite di valore – creando così un ciclo molto distruttivo».
Ha senso un’analisi di questo tipo? È una questione a cui ho pensato durante il mio soggiorno di tre mesi a New York e durante le mie visite a Washington DC, l’attuale capitale della finanza globale. Qui ho capito l’importanza dell’analisi di Simon Johnson.
Senza dubbio siamo stati spettatori di una crescita massiccia dell’importanza del settore finanziario. Nel 2002 il settore ha generato ben il 41% degli utili societari nazionali (si veda il grafico). Nel 2008 l’indebitamento privato statunitense ha raggiunto il 295% del Pil, una crescita record dal 112% del 1976, mentre il debito del settore finanziario ha raggiunto il 121% del Pil sempre nel 2008. La remunerazione media del settore è salita da una cifra prossima alla media di tutte le industrie tra il 1948 e il 1982 al 181% della stessa cifra nel 2007.
Ricerche recenti, come quelle condotte da Thomas Philippon della Stern School of Business dell’Università di New York e da Ariell Reshef dell’Università della Virginia, concludono che tra il 1909 e il 1933 il settore finanziario era un’industria altamente qualificata e ben retribuita. Poi ci fu un calo fino al 1980, momento in cui ricominciò ad essere un settore altamente qualificato e ben remunerato. Concludono dicendo che la causa principale è stata la deregolamentazione, che «scatena la creatività e l’innovazione nonché l’aumento della domanda di lavoratori specializzati».
La deregolamentazione, tuttavia, determina anche l’aumento del credito, quella materia grezza che viene creata dal settore finanziario e di cui questo si nutre. La trasformazione del credito in reddito è il motivo per cui la redditività del sistema finanziario può essere illusoria. Analogamente, l’espansione del settore finanziario farà marcia indietro, almeno all’interno degli Stati Uniti: la crescita del credito e della leva finanziaria hanno mascherato la bassa o inesistente redditività di molta attività, che è destinata a scomparire, e parte del debito dovrà essere liquidato. L’epoca d’oro di Wall Street è giunta al termine: il ritorno alla regolamentazione è sia la causa che la conseguenza di questo cambiamento.
Tuttavia Johnson fa un’affermazione ben più dura di questa. Asserisce che il rifiuto da parte di potenti istituzioni di accettare le perdite – con l’aiuto e la complicità del Governo asservito ai "cambiavalute" – può impedire la risoluzione della crisi. Inoltre, dato che gli Stati Uniti godono del privilegio di poter ottenere prestiti nella propria valuta, rattoppare i buchi risulta molto più facile che non per le economie emergenti, ma in tal modo la crisi si trasforma in un malessere cronico. Pertanto abbiamo assistito a una serie d’improvvisazioni o "accordi" il cui scopo fondamentale è quello di salvare il sistema finanziario per quanto possibile con tutti i mezzi che i politici ritengono di poter utilizzare.
Condivido la critica lanciata alle politiche adottate sino ad oggi. Nel dibattito sul forum degli economisti del Financial Times sulla "partnership d’investimento pubblico/privato" del segretario al Tesoro Tim Geithner, i critici hanno ragione: se funziona è solo perché è un modo oscuro per trasferire la ricchezza dei contribuenti alle banche. Ma è improbabile che si riesca a colmare il gran vuoto di capitali che i mercati stanno attualmente ignorando, come asserisce Michael Pomerleano. E non sono neanche convinto che gli "stress test" in corso operati sul capitale delle banche porteranno a interventi che colmeranno il vuoto di capitali.
Tuttavia, tali debolezze fanno degli Stati Uniti la Russia? Certamente no. In molti Paesi emergenti la corruzione è diffusa e manifesta, e pesa. Negli Stati Uniti, l’influenza viene tanto da un sistema di idee condivise quanto dal sistema delle lobby (anche se quest’ultimo ha avuto il suo ruolo). Ciò che era buono per Wall Street è stato considerato buono per il mondo. Ne è risultato un programma bipartisan di cattiva deregolamentazione per gli Stati Uniti e, data la loro influenza, per il mondo intero. Inoltre, sostenere che Wall Street debba essere mantenuta così com’è attualmente è frutto di paure. La visione che istituzioni finanziarie grandi e complesse siano troppo grandi per fallire potrebbe essere sbagliata. Ma è facile capire perché i politici intelligenti si rifiutino di metterla alla prova. Allo stesso tempo, i politici temono una reazione pubblica contro l’immissione di considerevoli capitali pubblici. Così, analogamente al Giappone, anche gli Stati Uniti sono intrappolati tra i timori dell’élite per la bancarotta e l’odio pubblico per i salvataggi operati dal Governo. Si tratta di un fenomeno più complesso del "golpe silenzioso" di cui parla Johnson.
Tuttavia, una ristrutturazione decisiva è senza dubbio necessaria. Non perché il riportare l’economia alla crescita alimentata dal debito di questi ultimi anni sia possibile o accettabile. Ma due sono gli obiettivi da raggiungere: primo, le principali istituzioni finanziarie devono diventare credibilmente solvibili; e, secondo, nessuna istituzione privata con scopo di lucro può essere così grande da poter fallire. Questo non è capitalismo, ma socialismo. È uno dei punti su cui si trovano d’accordo sia la destra che la sinistra. E hanno ragione. La bancarotta – e di conseguenza le perdite per i creditori chirografari – deve far parte di una soluzione duratura. Senza quel tipo di cambiamento, la risoluzione della crisi attuale servirà solo a preannunciare la prossima.

Eccoci allora all’ultimo post di Martin Wolf tradotto in italiano dal SOLE 24 ORE apparso sul FINANCIALTIMES, forse una dimensione reale del problema anche se su alcuni punti non sono affatto d’accordo, contemporaneamente andava sostenuta leconomia reale a partire dal centro di gravità permanente della crisi ovvero il mercato immobiliare, i prezzi delle abitazioni dovevano scendere, era inevitabile, ma almeno non sarebbero scesi in maniera cosi drammatica e le famiglie avrebbero potuto rinegoziare nel lungo termine il loro debito, un po come sta facendo lo stesso sistema finanziario!


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FINANZA dal SOLE 24 ORE del 29 aprile 2009

Quando il meglio è nemico del bene di Martin Wolf

Il risanamento del sistema finanziario è alla nostra portata? La risposta è sì. Ciò che non possiamo permetterci è non risanarlo. La vera questione, semmai, è quale sia il modo migliore per farlo. Ma risanare il sistema finanziario, per quanto essenziale, non è sufficiente.
L’ultimo Rapporto sulla Stabilità finanziaria mondiale del Fondo monetario internazionale fornisce un’analisi convincente e sconsolata sullo stato del sistema finanziario. Lo staff ha alzato le stime sulle svalutazioni a circa 4.400 miliardi di dollari (3.368 miliardi di euro). Ciò è dovuto in parte al fatto che il Rapporto conteggia le stime sulle svalutazioni degli asset europei e giapponesi – rispettivamente 1.193 miliardi di dollari e 149 miliardi di dollari – e degli asset dei mercati emergenti (340 miliardi di dollari) posseduti dalle banche delle economie mature. Un altro motivo è che le svalutazioni degli asset originati negli Stati Uniti sono balzate a 2.712 miliardi di dollari dai 1.405 miliardi dello scorso ottobre e dai 945 miliardi dell’aprile 2008.
Per contestualizzare tutto ciò, le svalutazioni stimate dal Fondo monetario sono equivalenti a 37 anni di assistenza ufficiale allo sviluppo calcolati sulla base dei livelli del 2008. Le svalutazioni stimate sugli asset europei e americani, posseduti in maggioranza da istituzioni localizzate nelle due regioni, sono equivalenti al 13% del loro Pil aggregato.
Il Fondo monetario internazionale ha calcolato anche il fabbisogno di capitale delle banche. Il punto di partenza sono le svalutazioni annunciate a fine 2008, pari a 510 miliardi di dollari negli Usa, 154 miliardi nell’Eurozona e 110 miliardi di dollari nel Regno Unito. Il capitale raccolto alla fine del 2008 è stato invece di 391 miliardi di dollari negli Usa, 243 miliardi di dollari nell’eurozona e 110 miliardi di dollari nel Regno Unito. Ma il Fondo monetario stima svalutazioni aggiuntive nel 2009 e nel 2010 per 550 miliardi di dollari negli Usa, 750 miliardi nell’eurozona e 200 miliardi di dollari nel Regno Unito. A fronte di tutto ciò, il Fondo calcola gli utili netti non distribuiti a 300 miliardi di dollari negli Stati Uniti, 600 miliardi nell’eurozona e 175 miliardi di dollari nel Regno Unito.
Continua u pagina 8
Il Fondo monetario evidenzia che il rapporto tra il capitale ordinario complessivo e le attività totali – un indicatore che gli investitori stanno gradualmente sostituendo con ratios ponderati sul rischio più sofisticati e tendenzialmente più affidabili – era del 3,7% negli Usa alla fine del 2008, ma del 2,5% nell’eurozona e del 2,1% nel Regno Unito.
Il Fondo è arrivato così alla conclusione che il capitale aggiuntivo necessario per ridurre la leva a un rapporto di 17 a 1 (o in alternativa per portare il capitale ordinario al 6% delle attività totali) ammonterebbe a 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti, 725 miliardi nell’eurozona e 250 miliardi nel Regno Unito. Con una leva di 25 a 1, l’infusione di capitale necessaria sarebbe di 275 miliardi di dollari negli Usa, 375 miliardi di dollari nell’eurozona e 125 miliardi nel Regno Unito.
Nella terribile situazione in cui ci troviamo, le chance di raccogliere cifre di questa entità sul mercato sono prossime allo zero. Una ragione è che potrebbero addirittura essere poche. Dopo tutto, il Fondo monetario stima che le svalutazioni potenziali dei soli asset americani sono cresciute già di tre volte in appena un anno. Non sarebbe sorprendente se la cifra salisse ancora.
Inoltre, non sono queste le sole somme di cui si ha bisogno. I Governi hanno finora fornito alle banche 8.900 miliardi di dollari in finanziamenti attraverso le lending facilities, le garanzie e i piani di acquisto di asset. Ma questa cifra è pari a meno di un terzo del loro fabbisogno di finanziamento.
Il Fondo monetario, basandosi sull’assunzione che i depositi crescano in linea con il Pil nominale, stima che il refinancing gap delle banche – cioè il rifinanziamento del debito a breve all’ingrosso più le scadenze del debito a lungo termine – crescerà dai 20.700 miliardi di dollari di fine 2008 a 25.600 miliardi di dollari alla fine del 2011, pari a poco più del 60% dei loro attivi totali. Tutto ciò somiglia a una ricetta per una forte contrazione dei bilanci. Inoltre, queste cifre non tengono conto della scomparsa dei prestiti cartolarizzati attraverso il cosiddetto "shadow banking system" che ha rivestito un’importanza rilevante negli Stati Uniti.
Il Fondo monetario fornisce anche le nuove stime sui costi fiscali finali delle operazioni di salvataggio. Nella parte alta dei costi fiscali troviamo gli Usa e la Gran Bretagna, rispettivamente al 13% e al 9% del Pil. Altrove, il costo è inferiore. E per fortuna, si tratta di somme abbordabili. Anche comparandole con l’impatto avuto dalla recessione sul debito pubblico, restano somme gestibili. In ogni caso, i costi dovrebbero aumentare. Ma la probabilità più concreta è che i costi fiscali di una recessione profonda siano sostanzialmente maggiori dei costi dei salvataggi. Pensare di rifiutarsi di salvare il sistema finanziario perchè troppo oneroso è un classico caso di «risparmiare un penny per perdere una sterlina».
Una ragione migliore per rifiutarsi di salvare le banche è l’effetto controproducente sull’incentivo a una sana gestione. L’alternativa dovrebbe essere quindi la bancarotta. Jeremy Bulow della Stanford University e Paul Klemperer della Oxford University hanno creato uno schema che lo dimostra chiaramente.
Le attività più di valore di ogni istituzione finanziaria dovrebbero essere separate in una «banca-ponte», lasciando le passività (tranne i depositi) nella vecchia banca. Ai creditori verrebbero date azioni della nuova banca. I Governi potrebbero gratificare alcuni creditori fino al totale dovuto, invece di pagare tutti nella stessa misura come avviene oggi.
Opinionisti autorevoli sostengono che sarebbe meglio garantire un completo ristoro ai creditori delle istituzioni sistemicamente importanti. La logica di questo ragionamento è che sarebbe l’unico modo per prevenire ulteriore panico. L’obiezione non è il costo fiscale. È che al termine di questo processo emergerebbe una serie limitata di istituzioni «troppo grandi per fallire». I loro creditori sarebbero portati a credere intuitivamente che il loro debitore è il Governo. E questa sarebbe la strada migliore per provocare catastrofi ben più gravi in futuro.
Anche imporre ai creditori perdite pesanti è effettivamente rischioso. Probabilmente, una strada simile deve essere seguita simultaneamente ovunque. Soltanto dopo che sarà chiaro che le banche sopravvissute sono sane, allora tornerà la disponibilità a prestare loro denaro senza garanzie.
Ancora peggiore della scelta tra queste due fosche alternative è il fatto che la ripresa sarà probabilmente lenta, qualunque strada venisse percorsa. Come notava l’ultimo World Economic Outlook in un importante capitolo, le recessioni che seguono le crisi finanziarie sono più pesanti delle altre. Inoltre sono sincronizzate a livello globale. Ma ora stiamo passando attraverso una recessione globalmente sincronizzata, contestuale a una pesante crisi finanziaria che nasce dai Paesi cardine dell’economia mondiale, a cominciare dagli Usa. Questo è dunque il mix giusto per una lunga recessione e una debole ripresa.
Qualunque cosa si faccia per il sistema finanziario, la riduzione della leva (deleveraging) sarà all’ordine del giorno. La posizione della Gran Bretagna, sotto questo profilo, appare pesante. Ma anche quella degli Stati Uniti non è da meno, persino confrontandola con la situazione in Giappone negli anni 90.
Comunque sia, le autorità hanno deciso di salvare il sistema finanziario con i soldi dei contribuenti. Praticamente tutti i Paesi coinvolti dovrebbero poterselo permettere, almeno secondo le stime del Fondo monetario. A questo punto, dopo aver preso la scelta fondamentale di evitare le bancarotte, i Governi devono risanare i propri sistemi finanziari nel modo più veloce possibile.
Sarà comunque dimostrato che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente per restituire all’economia un tasso di crescita robusto. La sbornia di credito rende inevitabile la riduzione della leva. Ma questo processo è a malapena cominciato. E quanti sperano che si possa tornare rapidamente a ciò che era ritenuto normale due anni fa, resteranno delusi.
Martin Wolf

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!  

 La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

 

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87 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 08:18

WALL STREET: BALZO CON FED NONOSTANTE PESSIMO PIL
di WSI
La Fed conferma quello che Wall Street ha intuito gia’ da tempo: la recessione inizia a rallentare il passo. I listini reagiscono con rialzi del 2%. In luce retail e finanziari. Arretrano i Treasury, l’euro sale a $1.327.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 09:53

Chi domandava settore lavoro?

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 09:55

CIAO A TUTTI, SIAMO PAZZI NOI , A CREDERE CHE SIAMO SULL-ORLO DEL BARATRO, OPPURE QUELLI CHE SI STANNO BUTTANDO A COMPRARE IN BORSA ? PAOLO.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 10:09

Bisognerebbe distinguere su alcuni titoli si tratta di rimbalzo su altri correzione positiva in base agli sviluppi futuri

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 10:52

VISTI I DATI SU OCCUPAZIONE E INFLAZIONE? PER LO MENO NEGLI ALTRI STATI L`inflazione scende , DA NOI RIMANE ALTA, ALTRO CHE AUMENTO DEL POTERE D`ACQUISTO.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 10:53

….ANCHE QUELLI SUI SALARI…

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 12:29

per #3
CABALA sullo S&P
minimo 666
rimbalzo 33% 888
ripiegamento 777
ultima parte rimbalzo 50% 999
rientro nella realtà (autunno) 555

7+

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 14:15

Primo vuoto d’aria in arrivo!!!!

il fringuello

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 14:25

Montecristo:

Frinquello, a cosa ti riferisci per vuoto d’aria?

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 14:40

Mr Obama’s task force has been in favour of a tie-up with the Italian giant as a way to save the carmaker and taxpayer’s money.

Ironically, Mr Iacocca tried to strike a deal with Fiat in 1990. But the Italians decided against this after reviewing Chrysler’s books.

Yet while Fiat has seen its sales – and reputation – improve in recent years, sales in Italy of its branded cars dropped almost 30% in February, and its debt has been downgraded to “junk” status by both Moody’s and Fitch already this year.

Fiat chief executive Sergio Marchionne has said only about five or six major carmakers worldwide will survive this recession. He is betting that a tie-up with Chrysler will make his company one of them.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 15:39

USA: INDICE CHICAGO PMI IN RIALZO A QUOTA 40.1
di WSI
Accelerazione nel settore manifatturiero. Il dato e’ migliore delle attese. Il consensus del mercato era per un progresso a 35 punti.

LA CRISI SE NE VA!

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:03

beh…..se è tutto finito.
se il fondo è già stato toccato, allora dobbbiamo dire ke la crisi tecnologica del 2001 è stata piu dura di quella attuale.

con tutto quello ke c’era in pentola ce la siamo cavata bene sia intermini di tempo…sia in termini di caduta degli indici.

ma, io rsto scettico

maat

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:03

Salve,

volevo solo segnalare il seguente link ai neofiti di crisiologia finanziaria e non:

http://crisis.blogosfere.it/2009/02/la-crisi-del-credito-for-dummies.html

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:08

ANCHE IO SONO CURIOSO, FRINGUELLO A COSA TI RIFERISCI PER VUOTO D`ARIA? paolo

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:09

oppure e` stato un errore di valutazione?

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:16

ORAMAI LO HANNO CAPITO TUTTI, forse no, LE AZIENDE HANNO DATO DELLE STIME DEGLI UTILI BASSE, ORA POSSONO DIRE DI ESSERE ANDATE, OLTRE LE STIME. DAL G 20 IN POI L`ORDINE E` STATO: OTTIMISMO. BOMBARDAMENTO MEDIATICO SU QUESTO, IL GIOCO E`FATTO.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:16

uff

Caro Andrea, cominci a fare cilecca con le tue previsioni,sei ancora in tempo per cambiare idea.

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:43

per #14
per me significa da 888 a 777 (vedi #7)

bravo7+

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 16:51

s&p 500 eps attuale $ 12,80

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 17:02

per # 17…le ultime parole famose
per # 20 eps trimestrale suppongo cioè 51 annualizzato x15=…777

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 17:24

per21
certo, pero’ oggi scontano 55

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 17:33

correggo 60 ! bho..

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 18:00

ECONOMISTI MAVERICK….

…ovvero, Maverecons…maverick è il bestiame non marchiato, libero dalla mandria…fuor di metafora, gli individualisti che pensano con la propria testa e vanno per la loro strada, che cantano fuori dal coro e non si ingreggiano…
Andrea è uno di loro…

un altro strong-headed è W. Buiter,

http://blogs.ft.com/maverecon/

sono sufficienti i titoli, o le chiuse, dei suoi interventi, per definirne il carattere : ” green shoots: grounds for cautious pessimism ” ( ” gli unici germogli li ho visti nell’insalata dell’hotel dove risiedo “…)
( da leggere tutto)
http://blogs.ft.com/maverecon/2009/04/green-shoots-grounds-for-cautious-pessimism/#more-1458

oppure: ” why Weber [ Bundesbank ] is half right but completely wrong…” : …
“Ruminations on banking ”
http://blogs.ft.com/maverecon/2009/04/ruminations-on-banking/#more-1366

oppure: “useless finance, harmful finance and useful finance”
(da leggere tutto)
http://blogs.ft.com/maverecon/2009/04/useless-finance-harmful-finance-and-useful-finance/#more-1357

oppure: ” i germogli sono erbacce che crescono fra le macerie delle rovine dell’economia mondiale”
http://blogs.ft.com/maverecon/2009/04/the-green-shoots-are-weeds-growing-through-the-rubble-in-the-ruins-of-the-global-economy/#more-1276

In un periodo in cui le Moire mostrano tutta la loro indiscussa maestria nella manipolazione delle borse mondiali ( contrariamente a quanto affermato dai più, l’attuale “rimbalzo” non è cominciato il 9 marzo, ma già in novembre, con il repentino recupero dei listini cinesi, e di molte commodities…cioè, i migliori anticipatori…), può essere utile leggere l’opinione in proposito del caustico Buiter :
“The only reasonably convincing evidence of ‘green shoots’ comes from China. That, however, is unlikely to be sustainable, as it is very much the result of a ‘same-as-it-ever-was’ package of fiscal, monetary and credit policy measures by the Chinese authorities. The export- and heavy-industry led expansion they have successfully engineered is the way of the past. It will go nowhere, unless China transforms the composition of both production and demand in the directions that are unavoidable (and also desirable) for a country at its level of economic development. Apart from China, the only green shoots I have seen were in the salad bar of the hotel I am staying at…”

ad maiora

Gabriel

PS interessante il grafico sullo spread corporate bond, un altro utile indicatore anticipatore, presente in questo articoletto di Helbling:
“Quanto assomiglia l’attuale crisi alla Grande Depressione? ”

http://www.voxeu.org/index.php?q=node/3514

che contiene un rimando in proposito agli studi di un ( ex ) promettente ricercatore di nome Ben Bernanke ( 1983)………

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 19:34

QUANTI BUOI FELICI!

Che tristezza, vedo che la cosa più difficile è di mantenere una certa lucidità.
Io voglio ricordarvi che la Germania prevede un PIL del -6%, se ricordate bene a inizio crisi era dato come peggiore ipotesi un -3% (e con quel dato stavano già tutti con le mani nei capelli).
Oggi tutti vedono le banche salve e pensano che la crisi è passata!
Ma vi siete chiesti a che livello è schizzato il debito pubblico Americano?
Vi dico un solo dato, se ci fosse bisogno di un ‘ulteriore iniezione di liquidità (come sembra) allora l’america avrà un debito pubblico pari (in percentuale) a quello Italianio!!
Cioè si andrà a oltre il 110% del PIL.
Questo significa che gli USA potrebbero avere un debito non inferiore 13.000 miliardi di dollari, ogni punto percentuali di tasso sarà equivalente a 130 miliardi di dollari!
Il sistema fiscale americano è del tutto incapace di reggere un simile debito!
Io sono sicuro che in qualche modo le banche “delisteranno” il debito ma state certi che se la parola credibilità ha un significato, gli USA ne stanno abusando in modo smisurato!
L’Inglilterra è indebitata a livello USA, ma ha il pregio di operare con una certa trasparenza, e questo le da credibilità.
La Germania sta tenendo l’immondizzia nascosta sotto il tappeto, come del resto la Francia e la Spagna.
L’Italia è in una posizione tutta da valutare, ma oggi è chiaro come hanno operato i banchieri Italiani, suscitando anche una certa ammirazione.
La crisi è lontana dal venir risolta, potrebbe durare fino al 2011!
Comunque staremo a vedere!

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 19:46

FENRIR

Nella mitologia nordica, Fenrir è un mostruoso lupo, destinato a fare strage ( divorerà anche Odino) nel Crepuscolo degli Dei, e per questa ragione legato e immobilizzato dagli dèi stessi, con la forza e con l’inganno ( tramite Gleipnir, un magico laccio formato da ” rumore di passo felino, barba di donna, respiro di pesce, sputo di uccello, radici di motagna, tendini d’orso “, cioè, tutte cose inesistenti….)…Fenrir, incatenato e ululante fino al Ragnaroek, sbavava una saliva che formava Von, il fiume della speranza….

Fenrir è l’inflazione, incatenata da un grande eroe (Volcker), e che ora rischia di essere liberata dalla condotta criminogena di Bernanke ( un invasato monetarista, un vero ossesso…), dispiegando i suoi devastanti effetti ( la peggiore delle tasse, perchè REGRESSIVA – colpisce i poveri e il ceto medio, ed esenta i ricconi -, maledizione delle formiche risparmiatrici e salvezza delle cicale spendaccione e indebitate, l’habitat ideale dei furbastri, di chi non è esposto a concorrenza e vive di rendite da posizione….)

In generale il mio pensiero coincide in larga parte con quello di Andrea, ma su una futura evoluzione inflazionistica ( tuttavia con TEMPISTICA del tutto ignota…), la pensiamo evidentemente in maniera diversa…e i miei dubbi invidiano le certezze di Andrea…

dire che una crisi originata in un impero del debito ( e pertanto caratterizzata da un forsennato deleveraging ) abbia impronta deflazionistica, a me sembra una tautologia aristotelica ( cioè, A=A )…
io non sono un economista, mi aspettavo e prevedevo l’attuale crisi ( ma, ancora una volta, con tempistica ignota…) semplicemente basandomi sulla inversione della curva dei rendimenti ( si vedano gli studi di Kasriel, e in particolare la predittività di una crisi con probabilità unitaria, tramite la semplicissima associazione della “inverted yeld curve” e della “CPI adjusted monetary base “, quando entrambe sotto lo zero ), un elementare faro, per un ignorante come il sottoscritto, privo di studi economici…

altrettanta semplicità ed efficacia predittiva, pare a me – e alla mia ignoranza…- debba essere assegnata al seguente grafico, altamente suggestivo di evoluzione futura inflazionistica, pur, ancora una volta, con TEMPISTICA imprevedibile:

http://www.nowandfutures.com/images/m2m3_cpi_money_supply.png

ma in questa sede a me non interessa la discussione accademica ( si pensa per davvero che strutture politiche che devono rendere conto ad elettori, possano imporre per lustri e lustri inesauste politiche di “lacrime e sangue” per rientrare dalla mostruosa espansione della massa monetaria? forse i samurai giapponesi, o qualche templare germanico nella BCE….ma per TUTTI gli altri….): mi permetto solo di osservare che:
1) storicamente, i titanici trasferimenti di debito dal privato alle spalle pubbliche si sono quasi sempre successivamente accompagnati a un esito inflazionistico…i samurai della lost decade meritano uno speciale discorso a parte…
2) anche illustri economisti professionisti perpetuano un clamoroso errore: scambiano la causa con l’effetto, interpretando l’inflazione come un aumento dei prezzi, e NON COME UN AUMENTO DELLA MASSA MONETARIA : l’aumento dei prezzi è solo una conseguenza di quest’ultima, molto frequente, ma NON OBBLIGATA ( si veda, clamoroso esempio, la dilagante espansione di M3 degli ultimi anni, che non si è accompagnata ad aumento dei prezzi, principalmente grazie agli effetti della globalizzazione…);
in parole più semplici: l’inflazione (= espansione della massa monetaria) è come una infezione : molto spesso è seguita da febbre ( aumento dei prezzi), ma non necessariamente : posso mettere il paziente in frigorifero ( la deflazione da deleveraging), o somministrare dosi urto di Tachipirina ( la globalizzazione)…
3) le bolle finanziarie sono storicamente ricorrenti e multiformi: a mio parere siamo attualmente immersi in una potenzialmente disastrosa bolla OBBLIGAZIONARIA, dagli esiti potenzialmente devastanti per i risparmiatori, e di cui pochissimi parlano…mi pare giusto che Icerbergfinanza ne parli…
mi sento di invitare con fermezza alla più grande cautela nella esposizione a titoli a tasso fisso ( governativi o corporate ), specialmente a medio-lungo termine, non importa se a tassi attualmente molto “accattivanti” e attraenti…

attenzione: una volta liberato, Fenrir ( magari con l’illusione di una inflazione “controllata” o ” temporanea” ) potrebbe fare strage di risparmio…

e sarebbe un non wagneriano Crepuscolo dei Risparmiatori

ad maiora

Gabriel

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 20:52

dal basso della mia ignoranza mi sembra del tutto evidente che vogliano a tutti i costi l’inflazione (che mangerebbe i soldi dei risparmiatori e dei virtuosi in generale) e rifuggano dalla deflazione come la peggiore delle pesti…………credo purtroppo che siano ancora in di manipolare la situazione a loro favore nonostante ci siano molti tasselli oramai fuori controllo…….

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 20:55

Al ministro Tremonti, passato recentemente dalla schiera degli apocalittici a quella dei “peggisti alle spalle”, i piccoli segnali “empirici” piacciono ( aumento dei camion sulle autostrade, dei container nei porti… dei tranci di pizza al taglio ?…)….
forse non ha tutti i torti…

da CalculatedRisk, il recente incremento nell'”indice dei restaurant” ( non disponibile una statistica scientifica su trattorie, osterie e bettole…)

http://3.bp.blogspot.com/_pMscxxELHEg/Sfm_j8oUoSI/AAAAAAAAFKY/AWurNWlWZ0A/s1600-h/RPIMarch09.jpg

e un grafico sull’affollamento degli hotel ( notare il doppio minimo…)( non disponibile una analoga ricerca su alberghetti a ore, panchine pubbliche e “sotto-i-ponti”….)

http://4.bp.blogspot.com/_pMscxxELHEg/SfnodBdUKWI/AAAAAAAAFKg/SAt_ysP4xBs/s1600-h/HotelOccupancy.jpg

ad maiora

Gabriel

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 20:57

Eloquente articolo del Capitano Andrea, sono molto curioso di vedere gli eventi futuri.

Ma con tutti questi miliardi di aiuti al sistema finanziario, non sarebbe possibile trovare qualche soldino per aumentare le buste paga dei dipendenti, le pensioni minime da 400-500 euro e magari anche per aiutare i bambini del mondo che rischiano la fame; almeno i bambini, che non hanno nessuna colpa di tutto questo, non dovrebbero subirne le conseguenze!!!

Buonasera a tutti

SD

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 20:59

basta non essere risparmiatori

ad maiora

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 21:01

Gabriel cerchero’ di essere rapidissimo…Gli dei stanno cercando di ingrassare Fenrir x farlo sbavare a piu’ non posso e inondare di speranza il sistema, ma a furia di ingrassarlo e’ diventato vittima della sua grassezza e ormai anche se grosso e grasso se pure dovesse liberarsi non riuscirebbe a rincorrere piu’ neanche una tartaruga e quindi non farebbe paura a nessuno anzi a guardarlo bene risulterebbe quasi compassionevole.
Questo x dire che nell’inflazione e’ importante si il fattore espansione della massa monetaria ma componente altrettanto importante e’ la velocita’ di circolazione della moneta e al momento ha il fiato molto corto.

Il Fringuello

utente anonimo
Scritto il 30 aprile 2009 at 22:05

MOMENTO EMBLEMATICO

Gli ultimi post sono delle grandissime verità, in particolare l’analisi lucida di Gabriel e Il Fringuello.
Praticamente tutto il denaro iniettato avrebbe dovuto, nelle intenzioni di Bernanke, produrre quanto meno una fiammata inflazionistica (a cui è associata, per ragioni tecniche, un aumento occupazionale), invece (fino ad ora) sembra accaduto il contrario.

Aldilà delle svalutazioni causate dall’andamento del mercato immobiliare e borsistico, molti si chiedono come siano stati posizionati tutti i soldi ricevuti dalle banche.
Il grande sospetto è che le banche si siano lanciate sulla borsa ad acquistare titoli a piene mani, invece di dare i soldi alle aziende.
Quindi da un lato si è creato un aumento delle quotazioni, dove ad appiccare l’incendio ci hanno pensato le banche ma dove è stato il parco buoi ad alimentare l’incendio ingiustificato delle quotazioni.
Dall’altro con l’emissione di molteplici prodotti finanziari di tipo obbligazionario si sta prosciugando la massa circolante, invece di aumentarla.

Non so come si evolveranno gli accadimenti legati all’ultima emergenza sanitaria legata al cosidetta “influenza suina”.
Io non ho la minima idea di cosa accadrà, ma sono convinto che basteranno qualche decina di migliaia di casi di influenza e qualche decesso per tener tappata per molte settimane la gente in casa.
Quindi avremo un effetto “Città del Messico”, cioè locali pubblici chiusi e strade deserte, i consumi caleranno al minimo e la già pesante crisi morderà ancora di più.

Devo ammettere che questo alla fine potrebbe essere lo scenario migliore che ci possa capitare!

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 00:54

la febbre suina è la solita bufala dei media.. spegnete i tg, vivrete meglio sicuramente!

Scritto il 1 maggio 2009 at 07:28

Solo ora leggo…..In questo blog non esistono filtri per una scelta personale, ma quando qualcuno lancia delle accuse verso una determinata persona o sono documentate o e meglio lasciare perdere!

Quindi comunico per una questione di trasparenza che ho eliminato alcune affermazioni apparse ieri sera e chiedo di non approfittare della mia assenza visto che solitamente lavoro tutto il giorno e in particolare alcuni giorni non arrivo a leggere i commenti!

Grazie e buona giornata a tutti!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 08:03

Purtroppo la gente stupida non finirà mai.Perdonali Andrea.

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 08:41

Uff:

Molto interessante il grafico messo su repubblica di ieri,indica le due crisi sovrapposte,quella del 29 e quella attuale.Osservando il grafico si può notare che tra alti e bassi la crisi del 29 durò circa 33 mesi mentre con quella attuale siamo appena al diciottesimo mese e sembra proprio in procinto di una marcata correzione dei mercati.
Scusami Andrea per la bonaria provocazione di eri , sei un grande.
Sempre in cerca della verità.

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 09:34

Capitano Andrea sarebbe interresante aproffondire il post che hai doverosamente cancellato su Barrai.

Bisognerebbe aproffondire per il semplice motivo che; se si può guadagnare bene gestendo in modo opportuno le operazioni in borsa, ANCH’IO vorrei guadagnare e cambiare lavoro invece di lavorare nel settore immobiliare.

Nel settore il lavoro e duro, si suda c’è polvere (hihihi), non ti pagano e per cosa…. per portare a casa 50-100 euro in una buona giornata. Io conosco tante persone che hanno bisogno di guadagnare e vorrebbero passare al trading (o come si chiama) per vivere.

In fondo moneta vera o moneta finta…che importanza ha. Vogliamo anche noi guadagnare con la borsa hehehehehe.

Buona vacanza a tutti

SD

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 09:50

L’era della cuccagna

A mio modo di vedere quello che abbiamo vissuto dalla fine degli anni 80 fino a meta’ 2007 e’ una bolla degli utili, si una earnings bubble che ha mandato in tilt il sistema che si e’ plasmato x soddisfare una situazione in cui i profitti erano del tutto insostenibili nel lungo termine ed ora non sa come uscirne, e’ x questo motivo che sin dall’inizio di questa crisi (io l’ inizio lo faccio risalire a marzo 2007 periodo in cui x una settimana circa il mercato obbligazionario rimase senza denaro crollando come corpo morto cade e mostrando la sua facile vulnerabilita’ ad attacchi speculativi) ho pensato all’effetto terminale di tutto cio’ come una Deflazione sfociante in un periodo depressivo di qualche anno.

La tesi della earnings bubble e’ semplice da comprendere, le banche infatti hanno vissuto nel periodo post deregulation di marginalita’ tripla rispetto alla propria attivita’ caratteristica grazie alla vendita di prodotti a valore aggiunto (per loro) come strutturati e derivati, i profitti effetto di questa elevata marginalita’ venivano sistematicamene reinvestiti in easy lending che andava a gonfiare il mondo degli investimenti a 360 gradi dal mattone alle obbligazioni, dalle industrie alle azioni, insomma senza dilungarmi nell’elenco tutto l’universo investibile. Questo ha generato una molteplicita’ di bolle ed e’ x questo che concordo pienamente con Andrea (e Soros) che siamo di fronte alla madre di tutte le crisi.
Il sistema ha sbagliato nel pensare che questa situazione potesse durare all’infinito nel tempo e quindi si e’ settato in maniera tale da soddisfare tutte le richieste derivanti dai desideri degli investitori (tutti rpofittevoli e x tanto meritevoli di credito), fornendo una leva smisurata fruttto anche delle esigenze dettate dalla concorrenza nel settore creditizio. Ma quando la leva cresce oltre misura (e dire oltre misura e’ un eufemismo) e piu’ semplice portare attacchi speculativi ( la speculazione infatti non nasce da sola ma coglie opportunita’ nei difetti dei modelli che gli si presentano) e cosi’ e’ stato nel caso dei crediti sprovvisti di garanzie sufficienti, ma il sistema era talmente levereggiato da aver generato un effetto contagio straripante che e’ andato ben oltre quelle che erano le intenzioni degli speculatori stessi che si sono ritrovati addirittura travolti (x una buona parte) dal loro stesso comportamento.

La situazione di rimbalzo che stiamo vivendo e’ del tutto temporanea, a mio modo di vedere naturalmente, proprio xche’ gli utili ai quali eravamo abituati non sono piu’ replicabili nel tempo, ed e’ assolutamente inutile fare come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia pensando che bastera’ l’aiuto degli stati x uscire da questa situazione, l’unico effetto che si otterra’ infatti e’ che ai debiti dei privati si sommeranno quelli degli Stati ( avete x caso mai visto banche che dicono al privato ah siccome lo stato fornisce aiuti noi vi abboniamo i debiti? le 2 cose non hanno effetto compensativo ma si sommano) con il solo effetto di far cadere anche il valore implicito e il merito di credito delle obbligazioni Statali.

Ovviamente nella mia visione i Paesi con un alto debito Pubblico e un basso tasso di indebitamento privato sono avvantaggiati rispetto a Stati in cui il debito privato e’ molto elevato sebbene abbiano tenuto sempre sotto controllo il debito pubblico proprio x il fatto che alla fine si ritroveranno sul groppone sia un debito pUbblico molto elevato che un debito privato altrettanto elevato e al contempo un calo sia dei consumi che del gettito fiscale molto pronunciato.

Bisogna iniziare a ricreare un sistema virtuoso, che ricostituisce risparmi e crea posti di lavoro magari passando attraverso la conversione del debito in equity e anche attraverso il fallimento, traumatico o meno di alcune entita’ che hanno fatto male il proprio lavoro, smontando colossi creditizi che non hanno senso di esistere, non capisco xche’ si possa imporre il break up a societa’ telefoniche o informatiche x problemi di concorrenza e non si possa imporre il break up alla stessa maniera alle banche separando le attivita’ di investimento da quelle di raccolta del risparmio ( non si possono mettere a rischio i risparmi causa un pessima condotta negli investimenti).

Ma quel che piu’ mi sta a cuore, in tutti i miei interventi, e’ la riforma delle regole regole che impongano maggiore trasparenza e piu’ equita’ tra le varie categorie di investitori piu’ stringenti e piu’ difficili da eludere, regole sull’uso della leva creditizia e soprattutto organi che ne assicurino l’effetivo rispetto.

So che solo il tempo dara’ forza alla rivoluzione silenziosa in atto e che ancora i rigurgiti del vecchio sistema di lobbies saranno forti e provocheranno ancora molti danni, ma tutto ha gia avuto inizio e non si fermera’ cosi’ alla svelta.

il Fringuello

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 11:11

Traffico e code: paralizzata la A4. Polstrada: non mettetevi in viaggio

Rallentamenti e attese anche per incidenti. Oggi scattati gli aumenti delle tariffe autostradali

Coda sulla A8 in uscita da Milano (Crespi)
MILANO – Dopo una settimana di piogge torrenziali, la prima giornata di sole è coincisa con il ponte del 1° maggio. Nonostante che oggi siano scattati gli aumenti delle tariffe autostradali, già alle 11 il traffico sembrava impazzito e la Polizia stradale ha lanciato un appello: «Non mettetevi in viaggio».

SITUAZIONE – L’esodo in mattinata ha provocato un traffico intenso sulla rete autostradale italiane e in particolare una lunga coda sulla A4 da Torino a Venezia con una situazione di quasi paralisi. Inoltre code a tratti tra l’inizio della A1 Milano-Napoli e il bivio A1/Tangenziale Ovest di Milano per traffico intenso, attesa anche alla barriera di entrata di Melegnano, sempre sulla A1 code a tratti tra Casalpusterlengo e Fidenza, rallentamenti tra Modena sud e Sasso Marconi. Sulla Bologna-Firenze traffico rallentato tra Calenzano e Barberino di Mugello e coda tra Roncobilaccio e Pian del Voglio. Sulla Firenze Mare A11 code a tratti tra Firenze Ovest e Lucca. Traffico intenso e code dopo Bologna in direzione Imola e coda in entrata a Bologna Casalecchio verso la A1. Sull’Adriatica code a tratti tra Cesena e Riccione per traffico intenso. Intorno a Roma code a tratti tra bivio diramazione Roma Nord/Grande raccordo anulare e Roma Nord per traffico intenso e coda in uscita a Orte. Sulla Autobrennero, due km in uscita a Rovereto sud-Lago di Garda nord, rallentamenti in direzione nord tra Verona e Affi. Code anche sulla A7 Milano-Genova, A6 Torino-Savona, A5 Torino-Aosta, A8 Milano-Varese, A10 Genova-Ventimiglia, A12 Genova-Livorno, A13 Bologna-Padova, A15 Parma-La Spezia, A16 Napoli-Bari, code a tratti sulla A24 Roma-L’Aquila-Teramo, traffico intenso sulla A27 Mestre-Belluno, coda per incidente sulla A26 nel tratto Masone-Genova Voltri e sulla A21 intorno ad Asti per un cantiere.

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 11:14

Il traffico e le code per farci intendere che la crisi non esiste, i mass-media fanno quello che gli dicono i potenti, fate in modo che la crisi è ormai superata. Ma noi sappiamo bene che l’apocalisse è molto prossima.

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 12:12

LA SPAGNA E’ ENTRATA IN COMA

Se se ne parla poco ma i nostri cugini iberici stanno correndo verso il baratro, qualcuno dice che forse hanno già oltrepassato l’orlo.
La situazione è davvero molto difficile, la disoccupazione è arrivata al 18%.
Supererà senza dubbio il 20% entro fine anno, lo dice la BC Spagnola il “Banco de España”, che ha dovuto correggere la sua precedente stima al 17%.
Se la crisi globale dovesse evolversi nei canonici 36 mesi in cui viene stimata (adesso siamo al 18 mesi di crisi) la spagna potrebbe andare verso il 25% di disoccupazione.
A infierire sulla situazione spagnola vi è l’oramai certa deflazione che investe il paese Iberico.
La deflazione è un elemento che rende gli indebitatissimi spagnoli ancora più esposti.
Il settore dell’edilizia (che vale più del 15% del PIL) è in crisi nera, ma la paura è che anche il turismo, che in Spagna vale il 10% del PIL, potrebbe subire un duro colpo, per la diminuzione di Tedeschi, Francesi e Inglesi.
Purtoppo la Spagna è cresciuta sfruttando un modello economico totalmente fallimentare basato sul mattone e sulla finanza.
La ricerca, la produzione e l’innovazione industriale, sono praticamente inconsistenti.
Al tutto si aggiungono le crescenti tensioni sociali, la Spagna è un paese con 5 milioni di lavoratori stranieri una buona parte clandestini.
La paura è quella di vedere esplodere tensioni sociali, già oggi si sta cercando di espellere il magior numero di clandestini con metodi non sempre ortodossi, suscitando le proteste delle organizzazioni umanitarie.
Il futuro si fa davvero grigio, per un paese che ora non sa a che santo votarsi.
Dopo la tigre celtica Irlandese, si teme che anche il toro Iberico possa fare l’identica fine.

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 12:27

Compasso mi trovi pienamente daccordo, e tu non immagini nemmeno quanto…
Si purtroppo la Spagna paga scarsa esperienza, non dimentichiamo che questo paese e’ economicamente (inteso come ultimi 50 anni) molto giovane, sino a ridosso degli anni ’80 hanno vissuto una dittatura, quella di Franco tuttaltro che semplice.Hanno vissuto dal 92 in poi dei fasti della ricostruzione sponsorizzati da fondi Europei e hanno deciso di abbandonarsi all’oblio del sistema che li circondava ( credo sia il paese Europeo piu’ vicino agli USA sia in termine di consumi che di modello economico).

Anche le strategie Governative non hanno premiato la crescita x linee interne ma x linee esterne ( basti pensare al bonus fiscale del 25% x chi acquistava aziende all’estero) . Ora pagano tutto in un colpo solo, anche se le opportunita’ x loro sono ancora tante, pregi della gioventu’, ma anche loro dovranno rivedere tante cose e soprattutto capire che non e’ muovendo i capitali qua e la che si conquista un posto al sole ma e’ innovando, sviluppando, diversificando e regolamentando che si mettono le basi x una crescita buona e duratura.

il Fringuello0

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 12:30

Montecristo:

Ho visto anche io i grafici riportati su repubblica di ieri che mettevano al confronto le due crisi, 29 e quella attuale,l’unico grafico diverso è quello relativo all’immissione di liquidità da parte della fed, sicuramente oggi è stata immessa sui mercati liquidità molto ma molto superiore rispetto al 29. Gradirei sapere il parere di Andrea su questo argomento.Grazie

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 13:53

ciao a tutti chi mi sa spiegare perche qualche giorno fa dicevano che gli americani avevano ricominciatoa spendere ed oggi dicono che le spese personali sono diminuite. grazie ciao paolo

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 14:38

Caro Fringuello,
negli ultimi 25 anni di earning bubble ne abbiamo avute almeno 3 pur inframezzate da ampie correzioni. Però non tascurare nel tuo ragionamento gli enormi, ripeto enormi, incrementi di produttività che ci sono stati.
Lo sviluppo informatico, la comunicazione, internet, nuovi materiali, hanno permesso di realizzare incrementi di produttività che in passato si sono avuti solo con breack trough tecnologici come la meccanizzazione grazie alla macchina a vapore, la ferrovia, l’energia elettrica o il motore a scoppio.
Quindi sono dell’idea che il segnale portante dell’economia abbia avuto una reale e sostenuta crescita.
Purtroppo solo una misera parte di questa produttività è andata ai lavoratori quindi ci siamo trovati oggi con una grave crisi da mancanza di potere d’acquisto.
Si è cercato di compensare la riduzione degli utili causata dalla contrazione del potere d’acquisto con due cure che hanno aggravato il male:
– Delocalizzazione verso paesi con costo del lavoro più basso. e’ sembrata una panacea ma è stata una fregatura. Nei paesi con lavoro a basso costo non si è riusciti a creare un mercato interno sufficientemente florido da sostenre autonomamente l’industria locale. Si è creata competizione su i slari a livello globale e il problema del potere d’acquisto è peggiorato.
– Ultimo tentativo spingere i lavortori a mantenere un livello di consumi compatibli con gli obiettivi del sistema industriale fornendo credito.

Nessuna di queste due cure può ovviamente avere effetti di lungo periodo, mentre al momento non si vedono nel’orizzonte di breve -medio periodo nuovi fattori reali di crescita della produttività, quelli citati all’inizio hanno già dato molto di quello che potevano dare.

Da qui, con pazienza, umiltà e lavoro si deve ripartire.
Il progresso si muove per “quantum leap” il prossimo dovrebbe arrivare dall’energia, dall’organizzazione del lavoro, e dal nuovi stili di vita relativamente più legti ai servizi che ai prodotti (almeno nei paesi sviluppati).

E’ indispensabile che chi possiede i capitali accetti per un certo tempo una remunerazione più bassa al fine di ritrasferire potere d’acquisto ai lavoratori.
L’equilibrio sta tutto qui.

ad maiora
Il Cuculo.

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 16:05

Ciao Cuculo

Beh tu di earnings bubble ne vedi 3 io ne vedo una che le comprende tutte e 3 (infatti parlo dagli anni 80 ad ora) . Ma, senza stare troppo a disquisire, mi pare alla fine il risultato sia lo stesso. Io ai tempi della macchina a vapore non c’ero ne’ tantomeno quando nasceva la prima ferrovia, o quando fu scoperta l’energia elettrica e il motore a scoppio e neanche quando inventarono il telefono ma godo di tutto questo cosi’ come ne godiamo tutti. Concordo con te sull’ informatizzazione, ma quello che a mio modo di vedere ha generato la madre di tutte le bolle e’ la Finanzializzazione del sistema (oggi investono sui mercati anche i bambini e’ un fenomeno di massa), qualcosa che non ha accompagnato le scoperte precedenti ma che si ha accompagnato l’informatizzazione e la meccanizzazione sin da quando erano in fasce, asservendole alla logica dell’utile, l’incremento produttivo di cui parli non si e’ trasferito al lavoratore, in parte anche grazie all’informatizzazione e alla meccanizzazione derivante, che ha sostituito ottima parte della forza lavoro a fronte di un incremento produttivo ( giovani senza lavoro che non vedono futuro) mentre milioni di lavoratori venivano mandati a casa o dirottati verso la famosa economia di servizi , quel terziario che tanti grattacapi da e di cui fanno parte anche i servizi finanziari. Ora vedremo se ha fatto piu’ bene l’informatizzazione o ha fatto piu’ danni la Finanzializzazione e se davvero quella produttivita’ era realmente utile o si dovra’ risettare il tutto su parametri produttivi totalmente differenti, c’e’ sempre un modo di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto almeno finche’ rimane qualcosa nella bottiglia da versare.

Cuculo non sono un pessimista cosmico anzi, e riconosco il valore che c’e’ dietro a scoperte come quelle che abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni anche se le abbiamo vissute troppo in fretta bruciandone tanto del valore umano, che invece recupereremo quello si nel tempo, ma dico solo che x uscire da questa situazione ci vorra’ del tempo tanto tempo… e riflettendo credo anche Compasso abbia ragione quando dice di vedere tanti Buoi felici di questi tempi.

e ad ogni modo vedo almeno in questo blog siamo tutti piu’ o meno consci del fatto che ci vorra’ come dici tu pazienza, umilta’ e lavoro x riequilibrare le cose.

Il fringuello

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 17:09

CIAO CUCULO MA SETTIMANA SCORSA E STATO DATO UN CALCOLO DELL AUMENTO DELLA PRODUTTIVITA NEGLI UTIMI 3 MESI E STATA DEL 3 PER CENTO E DURANTE TUTTA LA CRISI DEL 2 COME SI SPIEGA_ PAOLO

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 17:40

E’ l’eterna lotta tra padroni e lavoratori, o meglio tra capitalismo (che usa tutti i mezzi leciti e non per aumentare gli utili) e socialismo.

7+

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 18:06

Scusate per la banalita’ della domanda:

qualcuno puo’ apportare ed argomentare qualche dato sul Regno Unito e dare una personale opinione sul futuro prossimo dello stesso?

Grazie,
Lorenzo

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 18:38

La Federal Reserve ha deciso di posticipare la data in cui verranno resi noti i risultati degli esami condotti sulle maggiori banche statunitensi. L’esito non dovrebbe essere annunciato prima della fine della prossima settimana.
Un odore nauseabondo pervade l’ aria……

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 18:52

La scure di JP Morgan si abbatte su una serie di grossi istituti finanziari americani, con gli analisti della banca d’affari che hanno tagliato le loro stime sugli utili nel 2009 e 2010 di Bank of America, Citigroup, SunTrust, U.S. Bancorp e Wells Fargo, citando un rialzo dei costi creditizi unito ad un calo della entrate provenienti dagli interessi sui prestiti.
“Prevediamo che il deterioramento del credito persista, a causa della continua crescita del tasso di disoccupazione e la pesante flessione dei prezzi delle case”, dice il report pubblicato venerdi’, parlando di un “probabile incremento delle perdite creditizie sul breve termine nel settore immobiliare residenziale, delle carte di credito e delle costruzioni sul breve termine, e sul medio termine nel mercato immobiliare commerciale e industriale”.

Incredibile…se ne sono accorti..Andrea sei uno….. SPIONE!

utente anonimo
Scritto il 1 maggio 2009 at 20:03

OTTOCENTO
F. De Andrè
1990

Cantami di questo tempo
l’astio e il malcontento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motore
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi , femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu

Figlia della famiglia
sei la meraviglia
già matura e ancora pura
come la verdura di papà

Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre più capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d’argento ti regalerò

Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d’argento
fine Settecento ti regalerò

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar

Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio
figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell’orgoglio
a me a me
che ti trattavo come un figlio
povero me
domani andrà meglio

Ein klein pinzimonie
wunder matrimonie
krauten und erbeeren
und patellen und arsellen
fischen Zanzibar
und einige krapfen
frùer vor schlafen
und erwachen mit walzer
und Alka-Seltzer fùr
dimenticar

Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar.

Spero che abbiate passato un tranquillo 1° Mggio

Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 10:38

ciao a tutti, due domande per chi ha voglia di rispondermi:
– quando parlate di bolla OBBLIGAZIONARIA cosa prevedete possa accadere alle obbligazioni statali
– se i conti correnti son garantiti dallo stato fino a 103k, se le azioni son “pompate” ed e difficile ritornare a livelli passati, se non c e piu fiducia nel mercato, se si prevede ancora una discesa del mercato immobiliare, se il dollaro dovrebbe esser carta straccia, se l oro e’ un bene rifugio ma non si capisce bene se lo sia veramente, se il mondo e il sistema sta cambiando..
mi potete suggerire in maniera pratica e razionale quale puo’ esser il sistema migliore per mantenere il capitale?

grazie
PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 11:17

il 30 aprile Obama annuncia che l’intesa con fiat salverà 30.000 posti di lavoro oggi, dopo 24 ore, i lavoratori che resteranno al lavoro son solo 5.000 !!
come dice Andrea, la verità è figlia del tempo :-)
“Sono molto contento di annunciare che Fiat e Chrysler hanno raggiunto un accordo di partnership, un accordo che permetterà di salvare 30 mila posti di lavoro direttamente e centinaia di migliaia nell’ indotto. E’ Barak Obama in prima persona a dare la notizia attesa da giorni, ma che proprio alle ultime battute sembrava in forse. “Con Fiat, Chrysler non solo sopravvivera ma prosperera”,

(ANSA) – NEW YORK, 1 MAG – Chrysler prevede di lasciare in bancarotta 8 impianti. L’azienda ha fatto sapere che cerchera’ di trovare nuove collocazioni per i dipendenti di tali impianti. L’alleanza con Fiat, tuttavia, salvera’ oltre 5.000 posti di lavoro. Le spese legali per la bancarotta potrebbero raggiungere i 200 mln dollari. Oggi hanno preso il via le udienze presso la Corte della bancarotta di New York.

ciao

giacomo

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 12:04

anche se c’entra poco

Persino il grasso e Opulento Vasco Rossi anche lui liftato, un mito x le giovani generazioni Italiane e’ a corto di idee e ha avuto la faccia tosta di replicare la cover Sono un ragazzo di strada rubando l’idea e il remake rock a 3 giovanissimi talentuosi ragazzi trentini che proprio in questi giorni uscivano con un album in cui e’ inserita una cover caratterizzante x loro… e poi si dice diamo spazio ai gioveni e il concerto del primo Maggio… bah

scusate la digressione

il fringuello

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 13:06

Giacomo,

Due agenzie sulla stessa notizia, una riporta un dato migliore una un dato peggiore.
Qui si da per scontato che quella migliore sia una pilotata menzogna, la versione peggiore quella vera …

Se questa non è predisposzione mentale ovvero integraismo ovvero ipocrisia… non so cosa lo sia.

Essere critici vuol dire analizzare verificare e capire , il pregiudizio è pregiuduzio sia che il latore sia eticamente omologato o meno.

Che le cose non vadano bene lo sappaimo ma come c’è l’ottimismo di maniera alla Berlusconi c’è anche il pessimismo o catastrofismo di maniera e rituale.

Questo modo di fare discussione sta diventando poco interesante.

ad malora
Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 13:19

Portello,

dipende da tanti fattori, quanto è il capitale, sia in assoluto sia in relazione al reddito annuo.
Dipende dall’orizzonte temporale e dalla propensione al rischio.
Ovviamente dagli obiettivi dell’investimento.

Personalmente in questa fase manetrrei una elevata percentuale di liquidità, magari con PCT.
Per l’immobiliare, ovviamente se si ha a disposizione un capitale ingente, conviene privilegiare gli immobili di qualità alta in zone di pregio. Qualche obbligazine corporate di aziende soilde (utilities per esempio) danno discreti rendimenti. In borsa per ora non mi muoverei se non con % modeste e su titoi specifici a fonte di una analisi fondamentale sulla specifica azienda ed in ottica di cassettista contando più su dividendi che sulla rivautazione, non scommeterei su un indice, in ogni caso aspetterei almeno il prossimo storno.

ad maiora
Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 14:05

Portello

ti diro’ se vuoi investire nell’ottica della protezione del capitale prendi un bel fondo di fondi Hedge a bassa volatilita’ e ben diversificato, dopo la strage avvenuta nel settore durante lo scorso anno a mio modo di vedere in tanti sono a caccia di riscatto, e dopo un bel ripulisti che ha visto scomparire fondi x oltre un terzo del settore quelli rimasti sono i piu’ forti e hanno dimostrato maggiore tenuta alla selezione naturale che e’ ormai in gran parte avvenuta.

Il Fringuello

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 14:10

x Lorenzo #48
A record 19,062 people were declared bankrupt in England and Wales during the first three months of this year, the Insolvency Service said today. The figure was 23.4% up on the same period last year. The number of compulsory liquidations for companies rose to 5,011 – an increase of 56% on the same period a year ago.

Il Regno Unito è molto lontano dalla fine del tunnel; il Budget presentato in questi giorni è ridicolizzato dall’Economist, che lo ritiene iirrealistico specie relativamente alle previsioni di crescita

Guido

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 14:37

Portello

naturalmente l’idea del fondo di fondi Hedge e’ un’idea solo per una piccola parte del capitale ma potrebbe dare buone soddisfazioni.
La diversificazione del resto e’ sempre alla base di una buona politica di investimento.

Il fringuello

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 14:54

Ciao Guido. Grazie della precisione dei dati. Quello che mi chiedo e’ se. essendo fuori dall’area euro ed avendo un economia che al 75% si occupa(va) della produzione di spazzatura finanziaria, rischiano davvero di trovarsi in salsa argentina nel prossimo paio d’anni.

Grazie ancora

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 14:59

si dice anche che la diversificazione è per chi non sa dove investire.

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 15:05

61 il dicitur e’ garanzia di scarsa conoscenza sin dal tempo dei romani….

il fringuello

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 16:04

Solo un mio punto di vista. ai massimi di gennaio ci sono volute 9 settimane per arrivare ai minimi del 9 marzo, con una sosta a 18.000 circa di indice (per 3 settimane) per poi crollare. Lo setsso sta avvenendo nella risalita, sosat di 3 settimae circa a 18.000 e adesso ceh tutti vedono nei 19.000 circa il naturale obiettivo del rialzo, coem i 15.000 circa lo erano del precedente ribasso, ci sarà il raly nel rally fra questa settimana e la prossima, per far entrare i più inguaribili pessimisti
POi “la festa è finita” e tutti di nuovo giù e questi massimi a 21.000 circa di indice resteranno inviolati per tutto l’anno in corso
Chiaramente è una mia personale opinione, io che seguo la borsa, ma anche questo sito “non operativo” da tempo immemore, sono diventato di natura shortista da giugno 2008, e questo rally non mi signific proprio niente
Buona domenica

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 17:47

NOURIEL ROUBINI : SARA’ CRISI ANCORA PER DUE ANNI, LA RIPRESA E’ ANCORA EFFIMERA
Crisi, l’economista Roubini stronca gli ottimismi |
Il professor Nouriel Roubini, illustre docente di economia alla New York University, stronca la tesi che vorrebbe la ripresa alle porte: i recuperi segnati le scorse settimane dalle Borse sono per Roubini “rally dei fessi” e a coloro che parlano di “germogli” di ripresa per l’economia il professore replica “francamente vedo solo erbacce secche”.

sell may and away…
Ci si rivede in autunno con S&P500 a …500
bye bye

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 21:33

WARREN BUFFETT: latest news

Buffett ha detto oggi all’annuale meeting della sua Berkshire H. ( “una specie di mini beige-book della FED”, è stato definito….) di intravvedere alcuni segni di stabilizzazione nel mercato immobiliare:
“In the last few months you’ve seen a real pickup in activity although at much lower prices…We see something close to stability at these much-reduced prices in the medium to lower part of the market…”

prima che partano gli strombazzamenti dei “peggisti alle spalle”, consiglio però di analizzare con più attenzione le parole del vecchio leone…
” Roughly 1.3 million households are created each year in the U.S., while about two million homes were being built a year during the recent boom…”
“At that rate you will run into trouble” ha detto il vecchio leone…
“Now housing starts are running at roughly 500,000 units a year, which means the excess inventory is being absorbed at a rate of about 700,000 to 800,000 units a year…We’re going to eat up inventory. That may take a couple of years. When it gets done you will have stabilization in housing prices…Then you will have demand for more housing starts.”

un paietto d’anni….

(sarebbe interessante che Buffett spiegasse perchè, pur avendo giustamente sottolineato più volte l’eccessiva euforia (pre-crisi) del mercato immobiliare, decise di incrementare la sua partecipazione nella Wells Fargo, una delle banche più esposte al mercato immobilare….)

Ancora al meeting di oggi, Buffett ha detto che ” the recent drop in consumer spending and the resulting pressure on retailing, manufacturing and services industries could last quite a long time…I think our retail businesses will not do well for some time, as U.S. consumers save more…I would not look for any quick rebound in retail, manufacturing and services businesses….”

quite a long time….

ad maiora

Gabriel

PS mi permetto di invitare a leggere con estrema attenzione l’eccellente paper di Andrea “Deflazione vs Inflazione: un torneo medievale”…analisi documentata, equilibrata, articolata…
ma mi accorgo di condividere molti dubbi con Allan Meltzer ( e anche, parzialmente, col vecchio Feldstein), ma soprattutto col grande Paul Volcker, al momento un Sigfrido emarginato e malinconico ……

utente anonimo
Scritto il 2 maggio 2009 at 22:45

(2) CHI PAGHERA’….

Mi pare che anche Buffett condivida i miei dubbi…*s*…
Pagheranno i soliti, come da millenni è sempre stato…tramite la peggiore delle tasse, l’inflazione…una tassa non progressiva, ma REGRESSIVA ( pagano i piccoli e medi, mentre ne sono esentati i grossi ), una tassa che rende sempre più poveri pur con le tasche sempre più piene di soldi…

“THE COST OF RECENT MASSIVE GOVERNMENT BAILOUTS WILL LIKELY BY PAID FOR THROUGH INFLATION” Berkshire Hathaway Chairman Warren Buffett said Saturday.

“CHINA may end up carrying more of the bailout burden because inflation will undermine the value of the fixed payments the country gets from its large holdings of U.S. Treasury bonds” Buffett told shareholders during the company’s annual meeting.

(Paga anche la Cina? ci credo poco…i cinesi stanno lentamente smerciando i loro pezzacci di carta americani nell’acquisto di commodities, esattamente come i primi coloni americani smerciavano cianfrusaglie e perline di vetro colorate ai pellerossa per acquistare materie prime, giacimenti etc… corsi e ricorsi della storia…)

“Ultimately, the bailouts will be paid for by a drop in the purchasing power of the U.S. dollar, he said.
“THAT’S THE EASIEST WAY TO PAY FOR THESE THINGS, SO THAT WILL PROBABLY BE WHAT HAPPENS” Buffett added.

( già, è proprio il modo più semplice…una volta terminato il gigantesco trasferimento di debito dal privato al pubblico, perchè mai i politici dovrebbero imporre anni e anni di sacrifici, lacrime e sangue, tagli di spesa, aumento delle tasse, etc ? un pò di inflazione, penseranno, e zac!, tutto si aggiusta…
ma Fenrir ha una mascella puntata a terra, e l’altra tocca il cielo, fino a spezzare la volta celeste…)………

In his latest shareholder letter, Buffett warned of a bubble in Treasury bonds that may end up rivaling the dot-com and real estate booms in the U.S.
“These once-unthinkable dosages will almost certainly bring on unwelcome aftereffects,” Buffett wrote in his recent letter to Berkshire ”
“One likely consequence is an onslaught of inflation.”
On Saturday, Buffett said the ultimate protection again inflation is “your own earning power…
The second-best protection against inflation is owning a stake in a “wonderful business” such as Coca-Cola ….

Ci manca pure la Coca Cola come difesa dall’inflazione…

ad maiora

Gabriel

PS ribadisco il mio warning:
Attenzione alla devastante bolla OBBLIGAZIONARIA in corso….!

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 14:45

Io credo che la cosa a cui dobbiamo fare più attenzione è che l’atteggiamento da “palle per terra” che aleggia un po’ ovunque e paricolarmente in questo blog sia un vero freno alla ripresa.

L’atteggiamento alla tutto è perduto, non ci riprenderemo, c’è troppa capacità produttiva, non serve nulla, non servono le automobili i frigoriferi i computer… è tutto inutile.

SVEGLIA SVEGLIA DRRRRIIIINNNN.

C’è ancora bisogno di tutto dal cibo alle automobili, dalle case alle cure sanitarie, ai viaggi e vacanze, scuola, ricerca…

E’ ancora tutto li sotto il sole, non c’è stata una guerra o un cataclisma che ha distrutto le nostre fabbriche e le nostre città.

Se qualcuno aveva creduto che gli zecchini d’oro crescono su gli alberi si è sbagliato, è ora che si svegli e cominci a scambiare “value for money”.

Negli USA dove sono messi peggio di noi su tutti i fronti non si stanno piangendo addosso, hanno una paura fottuta ma vanno avanti, ristrutturano il business e si preparano per il nuovo ciclo, sia come sia guardano avanti, entro 12 mesi in USA tutti gli indicatori avranno il segno +, anche sul fronte occupazionale.

A me non ha mai regalato nulla nessuno, ogni lira o euro che ho risparmiato deriva dal mio lavoro e dalla parsimonia. Non ho mai comprato nulla a rate, non mi sono mai atteso guadagni rilevanti dalla borsa, quando ho comprato azioni ho sempre privilegiato il dividendo alle prospettive di crescita del valore dell’azione.

Pazienza umiltà e lavoro, e basta con l’aspettare l’apocalsse.

ad malora
Il cuculo

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 15:42

Per il Cuculo #67 siamo in due a “gestire” i propri risparmi come scrivi nel tuo post. (e probabilmente anche molte altre persone).

Ma una parte del mio pessimismo deriva da una semplicissima considerazione, da un fatto del passato (ci sono anche altri motivi, naturalmente), che è il seguente; Circa negli anni 60 (1960-70) una piccola impresa come la mia o con qualche dipendente, che aveva voglia di lavorare e che si dava da fare; poteva, per esempio, costruirsi la propria abitaziane (con le tecniche di allora) in circa 4-5 anni di duro lavoro!!!! parlo di un abitazione da 120-150 mq minimo con giardino.
Al giorno d’oggi si può fare la stessa cosa? potrei anche lavorare 24 ore al giorno ma non ci riuscirei.

Questo e uno dei validi motivi per aspettarsi un futuro alquanto nero!!

Un saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 15:45

prova, prova

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 16:30

Montecristo:

E’ incredibile su tutti i giornali e televisioni si parla dell’operazione Fiat-Cliser ,improvvisamente siamo diventati i salvatori del mondo, la Fiat prima compra Cliser domani forse la Opel , quello che succede nel nostro paese ha dell’incredibile, questi mezzi d’informazione amplificano qualsiasi scorreggia che viene fatta , portano con una superficialità alluccinante ogni cosa dalle stelle alle stalle e viceversa , oggi se dovessi attribuire un nome a questo periodo storico lo definirei “l’era della confusione”.

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 16:38

SOLO INUTILI CHIACCHIERE,
non è questione di pessimismo o di ottimismo, di deflazione o di inflazione, di Buffet o di Roubini, di Cina o di America, di commodities o di bond, di piangersi addosso o di darsi la sveglia…
Bisogna semplicemente essere REALISTI ed ammettere che la crescita dell’ultimo decennio gonfiata da politiche monetarie espansive e finalizzate al breve termine e da indebitamenti spropositati di stati, aziende e privati è ormai un modello insostenibile finito per SEMPRE.
Pertanto la crescita dell’economia e degli utili non è compatibile con i livelli attuali delle borse (es, S&P sconta utili di 60$ mentre, giusto quanto dice Andrea, saranno meno di 40) e le stesse obbligazioni potrebbero essere a rischio default o di violente e devastanti crisi di liquidità.

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 16:56

si dice Chrysler!

Chrysler Chrysler non cliser!!!

che diacolo di automobile è la cliser !?!?!?!?!?

ahahahahahahaha

oh amico hai visto la mi nuova Cliser? ….:))))))))))))))))

ihhihihihihihhi

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 17:04

postare un’opera del sommo poeta de andrè nello stesso posto dove bazzicano certi personaggi (il capitano è un’altra storia) “venatori” e non, è una letteralmente una bestemmia……..ma il tempo darà il suo responso per alcuni dei “qui” frequentatori

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 17:12

#73
cerca almeno di conoscere il significato delle parole che usi:
venatori significa cacciatori …
che c’azzecca?

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 17:39

CAMBIERANNO MOLTE COSE!

Siamo a metà crisi, più o meno, la crisi dovrebbe finire entro un anno e mezzo.
Dopo questo periodo dovremo andare verso una stabilizzazione di tutti gli indici.
Difficile capire cosa succederà dopo!
Il probblema è che rimarranno i debiti.
Forse a stupirci, più che la crisi partita a metà 2007, saranno gli aspetti del dopo crisi.
Fin’ora non c’è stata la tanto attesa svalutazione di molte monete con il relativo apprezzamento di altre valute.
Questo significa che il sistema sta (e vuole) deflazionare.
E’ vero che si è pompato una quantità impressionante di liquidità , ma di fatto oggi ci sono in circolazione meno soldi rispetto a tre anni fa.

Le attività che continueranno a reggere sono quelle manifatturiere e dei servizzi essenziali (almeno temporaneamente).
Oggi nessun stato permetterà che si esternalizzi con tanta facilità, l’errore formidabile, tipo far entrare la Cina nel WTO non sarà ripetuto.
Tutti hanno imparato che se fai entrare un povero in una famiglia di ricchi, l’unico a trarne vantaggio è il povero!
Anche la UE non ha nessuna intenzione di fare più sconti.
Sono sicuro che per almeno una decina di anni nessuno entrerà nella UE, ne la piccola Islanda, ne la Turchia, ne la Croazia.
Nessuno ha voglia di farsi carico dei guai degli altri, specialmente quando si hanno degli indici di disoccupazione spaventosi.
Lasciate perdere la crisi!
Pensate piuttosto al dopo crisi e come si farà a pagare tutti i debiti che sono stati creati.

L’Italia finì di crescere a metà degli anni settanta, tutto quello che fu creato fino ai primi anni novanta non fu altro che opera del debito pubblico, gli ultimi venti anni non sono stati altro che un tirare a campare.
Oggi la banca d’Italia dice che vi sarà un decremento del PIL del 4,1% (un autentico disastro)e vedo che sui giornali le notizie principali sono quelle di gossip!
Sono anni che oramai mi convinco sempre più che si continuerà ad andare avanti in questo modo per ancora molto tempo!

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 17:52

grazie per i suggerimenti
PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 18:12

Finchè non cambieranno le regole del gioco e le grandi agenzie di rating faranno il loro sporco gioco sarà sempre tutto falsato cominciando dalle borse alle banche. I bilanci aziendali non credo che oggi corrispondano a realtà e che molte aziende oggi li abbiano truccato. E voi? Mik

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 19:08

Agenzie di rating, societa’ di revisione, investment banks, Sindaci, Organi di vigilanza e controllo, Mik l’elenco e’ lungo ma da qualche parte bisognera’ pur cominciare… si bisogna cambiare le regole renderle uguali x tutti e fare in modo di avere organi (che si controllino tra loro) che le facciano rispettare.

Il fringuello

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 19:13

Montecristo:

per il post 72

Lo so che si scrive Chrysler però ho usato un abbreviativo in italiano perchè non ricordavo come si scriveva in quel momento, tutto qui.

Scritto il 3 maggio 2009 at 19:19

Quando in troppi la pensano alla stessa maniera…..motivandone la scelta, giro la prua per l’ennesima volta controcorrente e scelgo nel medio termine la deflazione. Per il lungo termine c’è tempo!

Concordo solo su una cosa, c’è un eccesso di sovraproduzione, non generalizzata certo, ma in alcuni settori insostenibile!

Probabilmente nei prossimi mesi avremo tempo di dedicarci più a riflessioni e prospettive di medio/ lungo termine, mentre intorno esplode la fine della Grande Crisi!

Nessuna Apocalisse, sia chiaro si tratta di visioni, un giorno vi parlerò di carismi, quelli che da soli valgono l’ottimismo dell’orizzonte, carismi in tutte le direzioni economiche e umane, vi parlerò di artisti, di idee, di innovazione, di ricerca di come il mondo si evolve come sulle onde del mare.

Per quanto riguarda la bolla obbligazionaria io se mai la vedo nei confronti dei corporate bond, per precauzione mi tengo a medio termine 3/5 anni senza impegno e ricordo a tutti l’esperienza giapponese!

Un abbraccio Andrea

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 20:24

#74 cuculi, fringuelli…….eh dai che ci arrivi….clap clap

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 20:27

#74 hai bisogno di decantare o ci sei arrivato….

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 21:21

#73, 81, 82
sempre che tu sia sempre lo stesso.. la tua insipienza si commenta da sola.

Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 21:41

bang….attento che a settembre si rischia grosso………sei colto o lo sei metaforicamento…appunto metaforicamente
sono #84

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 22:26

… astenersi perditempo…
buonanotte
ad malora
l cuculo

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 22:58

#85 ti hanno già fatto fuori una i….ah ah ah….dai che tra un pò ricominciate a ciulare soldi

utente anonimo
Scritto il 3 maggio 2009 at 23:11

Venerdi notte su rai3 (quasi mattina…perche’ la libera informazione vuole fare solo vedere i grattacieli di Pechino e le nuove aziende cinesi nate con capitale straniero belle, pulite e senza polvere) hanno trasmesso un documentario cinese del 2000 intitolato, “Il distretto di Tiexi”. Una cosa allucinante.
Se questa e’ la globalizzazione, il “nuovo che avanza”, il “piatto di carne a chi prima non se lo poteva permettere” allora possiamo tranquillamente farci il segno della croce perche’ siamo in pieno medioevo.

Il distretto di Tiexi (Prima visione tv)
Prima parte: FABBRICHE, dur. 240’ ca.
A Shenyang, nella Cina profonda, Tiexi è un gigantesco complesso industriale nato ai tempi dell’occupazione giapponese, e sviluppatosi negli anni fino a contare un milione di operai. Wang Bing, fra il 1999 e il 2001, filma l’agonia dei luoghi, delle cose, degli uomini e delle donne come la fine di un’epopea.
“Raccogliere le tracce di un mondo che se ne va è una delle vocazioni primarie del documentario. La prima parte del film documenta le difficili condizioni di vita dei lavoratori disoccupati in seguito alla dismissione delle attività industriali.

Consiglio a tutti la visione della seconda parte. Venerdi’ notte 8 maggio.
http://www.fuoriorario.rai.it/R2_paginaSpalla/0,11017,247-1085161,00.html

E questo dovrebbe essere il “decoupling”? Questi poveracci , che ingrassano
con il loro lavoro sottopagato le mafie locali nate dal vecchio partito, dovrebbero sostituire la grassa borghesia americana o gli operai di Detroit? Ma ci rendiamo conto dell’enorme sciocchezza che stanno dicendo in giro? Secondo voi e’ piu’ probabile che gli operai cinesi finiscano nelle condizioni degli operai americani o viceversa?
Game over? Fosse vero…!

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