E' LA DEFLAZIONE BELLEZZA…DEFLAZIONE!

Scritto il alle 06:48 da icebergfinanza

E’ Deflazione bellezza, deflazione …e tu non puoi farci niente, niente…per il  momento!

Vorrei cercare di essere molto sintetico, poche parole ma mirate all’obiettivo, la deflazione per Wikipedia è….

La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, l’opposto dell’aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione. La deflazione non dovrebbe essere confusa con la disinflazione, che descrive semplicemente un rallentamento del tasso di inflazione.

La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.

La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.

Gli effetti negativi della deflazione tendono quindi a diffondersi nell’economia, provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei salari.

Tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta.

……detto questo andiamo alla scarsità di moneta che in questo momento, sottolineo in questo momento, evidenzio in questo momento è dovuta al "credit crunch " non credo che vi sia bisogno di evidenziare come in America e risottolineo America il credito sia congelato, il credito non raggiunga il consumatore, il bancomat americano il MEW da dove estrarre ricchezza in seguito all’aumento di valore delle abitazioni, prosciugato….etc etc.

Il quantitative easing effettuato da BOJ in Giappone non ha prodotto l’auspicata accelerazione della moneta…. quindi oggi guardiamo al momento a quell’esperienza ma un domani, non oggi ma in un futuro indefinito è possibile assistere ad un’improvvisa accellerazione.

In Italia oggi assistiamo ad un misera disinflazione, per motivi indipendenti dalle variabili economiche, se il prezzo del grano si dimezza in Italia siamo ancora in grado di continuare ad aumentarne i prezzi solamente perchè nessuno controlla nulla, se il prezzo del petrolio si disintegra, se quello del gas natural si eclissa, da noi succede ben poco in proporzione ma……prima o poi la natura fa il suo corso per altre vie!

Due semplici esempi di Deflazione….dai vari ISM

Prices*

The ISM Prices Index registered 18 percent in December compared to 25.5 percent in November, indicating manufacturers are paying lower prices on average when compared to November. This is the lowest reading for the index since June 1949 when it registered 10.6 percent. While 2 percent of respondents reported paying higher prices and 66 percent reported paying lower prices, 32 percent of supply executives reported paying the same prices as the preceding month. A Prices Index above 47.4 percent, over time, is generally consistent with an increase in the Bureau of Labor Statistics (BLS) Index of Manufacturers Prices.

In December, none of the 18 manufacturing industries reported paying higher prices. The industries that reported paying lower prices during December are: Petroleum & Coal Products; Machinery; Fabricated Metal Products; Primary Metals; Nonmetallic Mineral Products; Paper Products; Food, Beverage & Tobacco Products; Transportation Equipment; Chemical Products; Printing & Related Support Activities; Wood Products; Miscellaneous Manufacturing; Electrical Equipment, Appliances & Components; Plastics & Rubber Products; Textile Mills; Furniture & Related Products; and Computer & Electronic Products.

Prices %
Higher
%
Same
%
Lower
Net Index
Dec 2008 2 32 66 -64 18.0
Nov 2008 8 35 57 -49 25.5
Oct 2008 14 46 40 -26 37.0
Sep 2008 30 47 23 +7 53.5
Prices

Prices paid by non-manufacturing organizations for purchased materials and services decreased in December for the second consecutive month after 65 consecutive months of increases. ISM’s Non-Manufacturing Prices Index for December registered 36 percent, 0.6 percentage point lower than November’s index of 36.6 percent. In December, the percentage of respondents reporting higher prices is 9 percent, the percentage indicating no change in prices paid is 50 percent, and 41 percent of the respondents reported lower prices.

In December, two industries reported an increase in prices paid in the following order: Health Care & Social Assistance; and Other Services. The 15 industries reporting prices as decreasing for the month of December are: Mining; Agriculture, Forestry, Fishing & Hunting; Utilities; Educational Services; Accommodation & Food Services; Arts, Entertainment & Recreation; Real Estate, Rental & Leasing; Information; Finance & Insurance; Wholesale Trade; Professional, Scientific & Technical Services; Retail Trade; Public Administration; Management of Companies & Support Services; and Transportation & Warehousing.

Prices %
Higher
%
Same
%
Lower
Index
Dec 2008 9 50 41 36.0
Nov 2008 11 49 40 36.6
Oct 2008 25 52 23 53.4
Sep 2008 46 46 8 70.0

 

…..questo è il messaggio del BEIGEBOOK….

Prices

 Consumers saw sizable holiday price cuts in retail stores in a majority of the Districts. Retail contacts in the New York, Philadelphia, Atlanta, Chicago, Minneapolis, Kansas City, Dallas, and San Francisco Districts reported heavy holiday discounting. Retailers and restaurant contacts in the Kansas City District lowered prices and anticipated further declines in the months ahead. Lower energy prices were noted throughout many of the Districts. Most contacts in the Atlanta District reported reduced input price pressures, and about half of the contacts in manufacturing and related services in the Boston District reported falling input prices. Boston reported large price decreases for energy, oil-based materials, paper, and cotton in particular. In the Kansas City District, raw materials prices fell sharply, and manufacturers in general reported a corresponding decline in finished product prices. Manufacturers in the Philadelphia District also reported decreases in commodity prices and some reported a reduction in the prices of their own products as well. Contacts in the Cleveland District observed that the downward trend in raw materials prices has started to level off and that pricing of manufactured products remained relatively stable. On the other hand, the Richmond District noted that raw materials prices rose at a slightly quicker pace since last reported. Contacts in the San Francisco District reported that they expect upward price pressures to remain very limited during early 2009.

….infine un ricorso storico da PAUL_KRUGMAN

Risks of deflation (wonkish but important)

INSERT DESCRIPTION

 

Ora qui è il problema……la crisi dei primi anni 80 ha prodotti il processo di riduzione dell’inflazione, disinflazione che ha portato il relativo tasso da 10 punti percentuali a 4 circa.

Questa volta, però, siamo entrati in crisi con un tasso di inflazione di di circa il 2,5 % il che ci dice che se stiamo vivendo una paragonabile "disinflazione" a quella del 1980, allora il traguardo è la deflazione ad un tasso di inflazione del – 3,5 %……….il resto dell’articolo lo lascio alla Vostra attenzione.

….capire tu non puoi tu chiamala se vuoi DEFLAZIONE …tu chiamale se vuoi emozioni

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!

 

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9 commenti Commenta
Scritto il 15 gennaio 2009 at 14:29

Ouch!

Andrea la descrizione di Wikipedia è terribilemente Keynesiana… e di questi tempi è quasi un insulto.

Io preferisco di gran lunga la definizione monetarista che fa riferimento esclusivamente alla massa monetaria e alla velocità del denaro. In questo momento quello che accade è che la velocità del denaro sta crollado a causa dell’abbassamento dei tassi. In sostanza le banche preferiscono ammassare banconote nelle proprie casseforti e non prendere una lira di interesse piuttosto che prestarle all’1% e rischiare di non vederle tornare indietro.

Questo fa in modo che la quantità di denaro circolante diminuisca, il valore del denaro aumenti e di conseguenza il livello medio dei prezzi diminuisca. Non si tratta di “insufficienza” di denaro.

La trasmissione della crisi economica all’economia dipende, per quello che ho capito, da due fattori:
1. le persone consumano meno e meglio perché scompare l’illusione di ricchezza che da l’accesso al credito facile
2. le aziende non riescono più a concedere credito a chi evidentemente non può ripagarlo (vedi il caso della General Motors e della sua finanziaria GMAC)

In sostanza il problema non è il crollo dei consumi, che invece è cosa buona, ma la struttura economica precedente che era basata sulla sovraproduzione di beni inutili.

La deflazione non è il problema, ma parte della soluzione. Il crollo dei consumi non è il problema, ma parte della soluzione. Il fallimento delle aziende non competitive non è il problema… etc.

Ovviamente c’è modo e modo per gestire come si arrivi alla soluzione, e i nostri politici, come ampiamente prevedibile, stanno accuratamente selezionando il modo peggiore.

Scritto il 15 gennaio 2009 at 14:47

Ok. c’è un altro meccanismo per cui la deflazione influisce sul sistema produttivo.

Tutti i contratti di lungo periodo, e soprattutto i contratti di lavoro subordinato, prevedono meccanismi per compensare l’effetto dell’inflazione, ma non prevedono la deflazione. Quindi ci sarà una redistribuzione di riccezza più o meno casuale tra le due parti di ciascun contratto in cui una delle due avrà un vantaggio e l’altra uno svantaggio.

Le aziende che si trovano sul lato sbagliato di un contratto di lungo periodo rischiano di chiudere anche se dal punto di vista economico sono sane, soprattutto quelle che hanno lavoratori fortemente sindacalizzati.

Anche qui la deflazione è un problema principalemnte perché non è stata prevista a livello contrattuale e perché la parte che si trova sul lato vincente del contratto non è disposta a cedere a causa dell’abitudine mentale all’inflazione. Anche se alla fine il fallimento della controparte non conviene a nessuno.

Scritto il 15 gennaio 2009 at 14:49

Ooops, mi sono dimenticato di firmare i due post qui sopra!

Alessandro

Scritto il 15 gennaio 2009 at 21:15

grazie alessandro.
Keynes mi sta troppo sui maroni.
Segui la scuola ecomomica austriaca?

MM

Scritto il 15 gennaio 2009 at 22:37

Ciao Alessandro…..al di la delle versioni monetariste o keynesiane, al di la delle nostre visioni personali credo che in sintesi i concetti sono applicabili in uguale maniera.

Se dobbiamo essere sinceri oggi vi sono aspetti del monetarismo che hanno dimostrato il loro fallimento nella pratica delle banche centrali.

Le dispute accademiche tra neo keynesiani e monetaristi mi lasciano sostanzialmente indifferente lo stesso Friedman era in gioventù un convinto keynesiano per poi rincorrere le sue visioni.

Che l’inflazione e quindi la deflazione siano fenomeno monetari è un dogma delle Banche centrali che regolano o meglio cercano di regolare con i tassi la velocità della circolazione del denaro anche se abbiamo oggi ben presente cosa significhi trappola della liquidità, trappola che Bernanke ricerca e Trichet ripudia.

Non c’è peraltro dubbio che se la domanda scompare l’offerta ne risente e il Giappone insegna che la teoria monetarista ha i suoi limiti

Lo stesso Friedman ha ammesso la debolezza delle sue considerazioni….

Lunch with the FT: Milton Friedman
By Simon London

FT.com site, Jun 06, 2003

Hold on to your hats and prepare to be amazed: Milton Friedman has changed his mind.

“The use of quantity of money as a target has not been a success,” concedes the grand old man of conservative economics. “I’m not sure I would as of today push it as hard as I once did.” Granted, this is hardly a conversion of Damascene significance. But, heck, it’s a start. It also shows that, at the age of 91, Friedman still has his critical faculties intact. The man once described as “the most consequential public intellectual of the post-war era” is still engaged – and engaging.

vedi……

http://search.ft.com/iai?query=milton+friedman&referer=http%3A%2F%2Fblog.mises.org%2Farchives%2F000267.asp&vsc_appId=totalSearch&state=Form&location=http%3A%2F%2Fsearch.ft.com%2FftArticle%3Fquery%3Dmilton%2Bfriedman%26vsc_appId%3DtotalSearch%26state%3DForm%26ct%3D0%26id%3D030606003906&id=030606003906&ct=0

inoltre anche nel sito della BundesBank compare una chiara indicazione……

(…)Given the evidence, Friedman later actually changed his view about monetary targeting. Some years ago I had the opportunity to ask him personally at a conference at the San Francisco Fed whether the success of inflation targeting would make him revise his previous recommendation to target moneyinstead of targeting inflation and the price level directly. He answered that he had indeed revised his recommendation. In an interview with the Financial Times in June 2003, Friedman also conceded that targeting money had not been a success (London 2003). In a more recent interview with the AmericanProspect in December 2005, Friedman noted that targeting the price level is easier than he previouslythought it was and that central banks all over the world had succeeded in achieving price stabilitywithout his money-growth rule or other rules (Kuttner 2005).

http://www.princeton.edu/svensson/papers/Buba%20709.pdf

……che si tratti di domanda aggregata o velocità della massa monetaria….credo che una giusta combinazione di queste due “scuole” si possa applicare a seconda delle circostanze……..

Ciao Andrea

Scritto il 15 gennaio 2009 at 23:31

Ripropongo 1 secondo me:

La deflazione non è reale, questa fase è fisiologica, in quanto i prezzi erano saliti tanto, è la stessa cosa che avviene prima dello tsunami, infatti prima l’acqua del mare si ritira, “DEFLAZIONE”, dopo un’onda anomala “INFLAZIONE” si schianta nella terra ferma “MERCATO” e i danni dell’onda anomala causata dallo Tsunami saranno molto peggiori della DEFLAZIONE.

Questa deflazione non è reale, perchè i prezzi erano troppo alti, tutti i prezzi del sistema ed in tutto il mondo erano oltre la realtà infatti Il PIL mondiale genera 55.000 miliardi di dollari, i derivati hanno creato 700.000 miliardi di dollari, abbiamo circa 640.000 miliardi di dollari fantasma, infatti questo valore è dentro i prezzi di ogni prodotto e servizio, perciò questa DEFLAZIONE è il mare che si ritira, cioè i prezzi che sgonfiano per colpa della scossa sismica nei fondali dell’oceano della finanza creativa o dell’oceano dei 650.000 miliardi di $, ma tra poco l’onda dello Tsunami con violenza inflattiva ma relativa, non assoluta spazzerà con armonia tutto quello che la speculazione ha creato.

Dico INFLAZIONE relativa e non assoluta, dopo capiremo perché……

Non dovete essere esposti in azioni cioè non state a vicino la spiaggia, ma iniziate a camminare verso la montagna, specialmente adesso che la DEFLAZIONE o l’acqua del mare si ritira in modo anomalo, ma diciamo grazie alla natura che sempre ci avvisa prima di spazzare tutto con violenza armonica.

Scritto il 15 gennaio 2009 at 23:42

@Andrea

non sono un monetarista e personalmente penso che le banche centrali siano delle associazioni a delinquere legali.

Al contrario, come ha intuito MM, l’analisi economica che mi soddisfa di più è quella della scuola austriaca. Non credo di essere particolarmente ortodosso sia per ignoranza che per effettive differenze nell’analisi, ma l’impostazione austriaca, almeno come interpretata da Mish, mi ha fornito la chiave per capire i fondamenti di economia e finanza.

Ciò detto, quello che mi preme è chiarire che la deflazione di per se non è un problema per una economia sana e anzi è la condizoine naturale in presenza di progresso tecnologico e base monetaria stabile. In particolare, se una fabbrica vende le cose al 10% di meno dell’anno scorso, e ha costi il 10% più bassi non ha alcun problema. E se i dipendenti con lo stipendio tagliato del 10% acquistano le stesse cose perché costano il 10% in meno, non c’è nessuno che rimane fregato.

Il fatto che la deflazione sia un mostro sono le banche a dirlo, perché impedisce loro di guadangare sul nulla come sono abituate.

Buon lavoro!

Scritto il 15 gennaio 2009 at 23:43

Uff, mi sono dimenticato di firmare un’altra volta.

Alessandro

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