REPORT: CONTINUA LA DERIVA DEL RISCHIO! A RISCHIO LA FINANZA PUBBLICA?

Scritto il alle 07:02 da icebergfinanza

www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bac

 

"…..allora capii, che veramente io ero il più sapiente perché ero l’unico a sapere di non sapere, a sapere di essere ignorante. "  ( SOCRATE )

Paradossale fondamento del pensiero socratico è l’ignoranza, elevato a movente fondamentale del desiderio di conoscere. La figura del filosofo secondo Socrate è completamente opposta a quella del saccente, ovvero del  sofista. Le fonti storiche che ci sono pervenute descrivono Socrate come un personaggio animato da una grande sete di verità e di sapere, che però sembravano continuamente sfuggirgli.

«Ecco perché ancora oggi io vo d’intorno investigando e ricercando…se ci sia alcuno…che io possa ritenere sapiente; e poiché sembrami che non ci sia nessuno, io vengo così in aiuto al Dio dimostrando che sapiente non esiste nessuno» (da Platone, Apologia di Socrate a cura di M.Valgimigli, in Opere pag.45) ( WIKIPEDIA )

" Non siamo mai sicuri, in una certa misura siamo sempre ignari".  

Il premio Nobel Arrow era solito ricordare che una società in cui nessuno teme le conseguenze dell’assumersi dei rischi può diventare un terreno fertile per comportamenti antisociali.

Nel suo libro " Against the Gods ", Peter L.Bernstein scrive che la disponibilità di un’assicurazione è sempre accompagnata dal rischio di opportunismo, ciè dalla tentazione di imbrogliare. L’esplosione di conoscenze nel corso degli ultimi anni, l’eccesso di alchimia finanziaria ha prodotto un sistema più incerto, volatile e difficile da capire.

Amo definire questo tempo come il regno delle Nebbie Eterne, in cui non passa giorno che salti fuori qualche nuovo strumento finanziario o veicolo, abusato.

I derivati finanziari ricorda Bernstein, sono strumenti senza valore in sè. Può sembrare bizzarro, ma è tutto qui il loro segreto. Sono chiamati derivati perchè traggono il loro valore da quello di qualche altro bene, ed è proprio per questo che sono così efficaci nel coprire il rischio di fluttuazioni inattese dei prezzi.

Secondo il sottoscritto come ogni strumento finanziario, la sua utilità, il suo rischio dipendono spesso dall’utilizzo, dall’uso che se ne fà ed eventualmente dall’abuso.

Oggi l’utilizzo esponenziale dei derivati sottovaluta la volatilità di mercato e sopravaluta la sua liquidità.

Il " fulmine a cielo aperto " di Domenica sera, la trasmissione Report ha evidenziato quanto sia diffuso, l’abuso di questi strumenti e le sue potenziali perdite.

Abbiamo già parlato di BANCA_ITALEASE, fumi di inchiostro e parole sono stati spesi per questa realtà che è riuscita nell’impresa di far evaporare strumenti derivati per un totale di 700 milioni di euro, ma domenica all’improvviso quasi inaspettata la notizia, emersa  dalla trasmissione di RaiTre ‘Report’, circa una potenziale perdita in derivati per i clienti corporate del gruppo UNICREDIT di 1 miliardo di euro e dei timori di cause legali contro la banca.

Oggi la conferma di Unicredit che al 30 giugno 2007 le perdite dei clienti in derivati ammontavano a 1 miliardo di euro! Considerando che l’oceano finanziario al 30 di giugno era ancora un mare molto mosso e poco altro, non oso pensare a cosa sia successo con l’uragano di agosto.

L’ammontare dell’esposizione è stato annunciato nel corso della trasmissione dal direttore generale di Unicredit Banca d’Impresa, Gianni Coriani. Il valore complessivo dei contratti siglati è di circa 30 miliardi di euro. Le perdite degli enti locali e dei clienti equivalgono ad una posizione netta a favore della banca, interest rate swap per tutti!

Questo è ciò che appare sul sito di REPORT :

Gli Enti pubblici hanno sempre bisogno di soldi e li trovano facendo mutui e obbligazioni. Poi si fanno sistemare i debiti dalle banche che si inventano operazioni di finanza strutturata. E così si spostano i debiti in là nel tempo e il pacco se lo ritroveranno le giunte future. Questi scherzetti poi costano cari: le banche hanno un debole per le Regioni, le Province e i Comuni, perché di solito non capiscono i rischi che corrono e non si accorgono dei costi impliciti nelle operazioni “swap”. Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne.

Sono strumenti complessi e rischiosi, dove chi ne sa di più lucra profitti abnormi, e chi ne sa di meno perde tutto. Pare che in Italia non si possa vivere senza i derivati perché non hanno lasciato fuori nessuno, dalla grande Regione al piccolo Comune di montagna, dalla lavanderia, al policlinico, all’istituto delle suore. Sono almeno 30 mila le imprese private coinvolte, e 900 gli enti pubblici che ci stanno rimettendo centinaia di milioni. Siccome però nel caso degli enti pubblici passano per perdite potenziali, non vengono scritte da nessuna parte, e rimangono debiti fantasma. Per esempio all’azienda dell’Acquedotto Pugliese, di proprietà della Regione, le banche hanno fatto assumere un rischio così elevato che i cittadini pugliesi rischiano un domani di restare senza i soldi per riparare le tubature.

Mi ha particolarmente colpito il fatto relativo alla possibilità di spostare il "pacco" alle giunte future, in sostanza trasporre le problematiche contabili in là nel tempo quasi una sorta di revival di quanto il mondo d’oggi stà facendo nei confronti delle generazioni future, quella mancanza di sensibilità per i nostri figli, per coloro che verranno domani.

In una circolare esplicativa del Ministero dell’Economia e delle Finanze di data 27 maggio 2004 si ricorda che il divieto di un profilo crescente dei valori attuali, va riferito ai soli flussi di pagamento da parte dell’ente sottoscrittore ed è volto ad evitare che tali flussi vengano posticipati agli esercizi futuri concentrando i maggiori oneri in prossimità della scadenza dei derivati.

In un recente post scrissi:

" Cercate di calarvi nella realtà di tutti i giorni, fatta di perdita del potere di acquisto, di mancanza di investimenti, di debiti personali e statali di dimensioni epocali, di strumenti finanziari derivati che riempiono i bilanci non solo degli investitori istituzionali, ma talvolta anche dei comuni, province, regioni e intere nazioni."

Ieri sono andato a leggermi alcune note normative alle quali gli enti pubblici in materia di finanza devono sottostare e devo dire che sembrerebbe che la normativa in vigore è estremamente rigida e idonea a impedire ogni degenerazione nella gestione contabile di questi enti.

Ovviamente tutto ciò risulta normale sino a quando come spesso accadde qualche genio finanziario o contabile fantasioso, coadiuvati nel compito da revisori o controllori altrettanto compiacenti, non mettono in pratica operazioni straordinarie di alta ingegneria finanziaria, coadiuvate a sua volta da abili geni della trasformazione.

Il massiccio e persistente ricorso a questi strumenti da parte degli Enti Locali potenzialmente può destabilizzare la  finanza pubblica.

I derivati venivano in passato utilizzati essenzialmente per coprire i rischi legati alle variazioni dei tassi di interesse e di cambio allo scopo di contenere entro limiti ben definiti le perdite relative a queste variabili indipendenti dalla gestione.

Premetto che ogni Ente Pubblico è responsabile della gestione del Patrimonio del territorio in cui opera e non vi è alcun dubbio che il perseguimento e l’utilizzo dei derivati a scopo speculativo andrebbe contro i principi di una sana gestione del buon padre di famiglia.

L’oceano dei derivati che ha inondato la finanza pubblica, non può essere considerato un fulmine a ciel sereno in quanto oggi viene alla luce, quel che ormai è definito il tallone di achille di questi strumenti, la volatilità e la mancanza di liquidità, oltre alla mancanza di fiducia.

Asset & liabilily management per gestire al meglio le finanze degli enti sono condivisibili nella sostanza, solo se tali strumenti possono aiutare e contribuire a migliorare la gestione delle passività ed attività, riducendo il costo della raccolta e limitando l’esposizione a tassi e cambi, SWAP DOCET. Punto e basta! Il resto è pura e mera speculazione.

Ma ormai si sà la semplicità non è di questo mondo e il business creato dietro questo mercato è imponente, come imponenti sono le perdite di coloro che si assumono rischi credendo di assumere coperture. Cerchiamo di distinguere gli ingenui e gli sprovveduti, da coloro che assumono consapevolmente dei rischi, distinguere coloro che offrono questi strumenti sulla base di un’etica professionale e coloro che lo fanno esclusivamente per lucrare laute commissioni.

Per avere un’idea di alcune sentenze in corso relative alla questione dei derivati vi consiglio di leggervi questi due articoli del  SOLE24ORE che riportano le conclusioni di due diversi TRIBUNALI in merito alla questione.

Il mio consiglio spesso è quello di sottoscrivere solo ed esclusivamente ciò di cui si è a conoscenza o ciò che viene proposto da una persona di assoluta fiducia, ma non vi è dubbio che l’assunzione di un rischio o di una copertura presuppone una minima conoscenza dello strumento in questione.

Devo ammettere che gli unici derivati che non nascondono insidie sono quelli del latte, ma andate a dirlo a coloro che vivono di allergia ai latticini.

I bilanci globali sono pieni di questi strumenti che permettono di iscrivere solo perdite potenziali, strumenti complessi che talvolta neanche i loro stessi creatori riconoscono.

Nella finanza pubblica il centro di attrazione fatale corrisponde alla possibilità di disporre di denaro in breve tempo e posporre il debito in là negli anni, oltre alla ormai obsoleta funzione di copertura dei tassi e del rischio cambio.

La normativa in questione risale al dicembre 1994 con la n° 724 " Misure di razionalizzazione della finanza pubblica " limitandone l’utilizzo dei derivati con la 420 del luglio 1996. Successivamente nel dicembre 2001 con l’articolo 41 n°448 si ha il via libera nella flessibilità delle tecniche connesse alla gestione del debito ed alla sua eventuale copertura.

Tra il 2002 e il 2003 si ha un periodo di totale anarchia in attesa di una regolamentazione che arriva il primo dicembre 2003 con la 389 e il suo articolo tre, che fissa dei paletti definitivi destinati a limitare la diffusione della finanza creativa.

Nel frattempo l’aggravarsi degli oneri sugli enti locali e il trasferimento delle imposte direttamente allo stato costringono i contabili ad attingere a man bassa alle varie tecniche di carattere speculativo per tenere in piedi i bilanci.

Come ogni derivato gli swap con varie opzioni permettono ingenti risparmi dietro il rischio di potenziali perdite esponenziali.

L’argomento meriterebbe un’analisi più approfondita ma non vi è alcun dubbio che questi strumenti possono trasformare la loro positività consapevole in un potenziale default. La normativa esiste, alcune regioni o enti locali regolamentano e permettono solo ed esclusivamente strumenti a copertura del rischio, ma la stessa storia SUBPRIME insegna che un " BlackHole " vi è stato nella magica stagione dei mutui esotici, concessi in barba alle più elementari regole, peraltro esistenti, della diligenza del buon padre di famiglia.

Market to Market si dice di strumenti che neanche riescono ad avere una quotazione nei momenti di alta volatilità e di mancanza di liquidità, figurarsi poi quando viene a mancare la fiducia. E nessuno ne parla, tutto tace sino a quando esce la trasmissione perfetta che scoperchia la pentola che tutti conoscono di cui nessuno vuole parlare.

Una dichiarazione di potenziale perdita da derivati, di un miliardo di euro fatta in televisione e non al mercato è singolarmente sconcertante!

" La nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza."

Con queste parole, il premio Nobel Kenneth Arrow, esprime il sentimento d’animo che in questo momento meglio rispecchia la psicologia dei nostri mercati.

Concludo ricordandovi le parole che alcuni di Voi già conoscono di Franklin Delano Roosevelt che pronunciò al popolo americano alcuni anni dopo l’inizio della Grande Depressione:

"Fuori dall’uscio c’è l’abbondanza, ma non trova usi ed impieghi.

Questo succede perchè coloro che presiedono agli scambi dei prodotti dell’uomo, hanno fallito per pervicacia e incompetenza. (…) di fronte al fallimento del loro credito, hanno proposto solo di prendere a prestito altri soldi.

Conoscono solo le regole di una generazione che cerca solo se stessa. Non hanno visioni e senza visioni il popolo perisce.

I mercanti del danaro hanno lasciato i loro scranni del tempio alle sue antiche verità. La misura di questa restituzione sarà la misura in cui sapremo perseguire i valori sociali più nobili del solo profitto monetario….”

In fondo basta veramente poco, un’ Utopia primordiale, un pizzico di etica professionale, valori sociali condivisi che portino alla fiducia nel sistema, dove ognuno fà il proprio interesse nel rispetto dell’altro.

E credetemi, per fortuna sono in tanti ancora a vivere con l’etica professionale nel cuore, ma forse due interessi in contemporanea non possono coesistere dirà qualcuno…..chissà non vi è alternativa a questo sistema o forse  l’Utopia dell’Isola che ogni Uomo, in ogni minuto, ora, giorno della sua vita visita incessantemente quella della Verità!

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4 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 16 ottobre 2007 at 09:40

Suppongo tu faccia riferimento a quanto emerso in Report di domenica scorsa, in cui risulta chiaro che le banche stanno usando i prodotti derivati per derubare a man bassa e a norma di legge tutti i cittadini sfruttando la somma incompetenza e faciloneria dei dipendenti comunali, provinciali e regionali

utente anonimo
Scritto il 16 ottobre 2007 at 11:13

Buon giorno capitano, ti seguo da tempo ma non mai avuto tempo di scriverti, per ringraziarti per l’attento lavoro che pazientemente svolgi.
putroppo qualcuno dei lettori, non ha ancora afferato che non stai cercando di predire un crollo dei valori di borsa, ma stai evidenziando tutto il marcio che circonda la finanza mondiale.
I crolli delle quotazioni azionarie non sono prevedibili perche’ sono guidate da mani occulte, per cui quando lorsignori vorranno, questo accadra’.
diciamo che pero’ ci sono situazioni in questo periodo che potrebbero portare a scenari inquitanti, infatti i temi che tratti “fiducia” e “trasparenza” , sono seriamente da prendere in considerazione, perche’ quando ci si rendera’ pienamente consapevoli su che mare di menzogne siamo seduti, potrebbero arrivare guai seri.
ti do alcuni spunti di riflessione visto che stai lavorando cosi bene.
il bilancio dello italiano:
1 l’ammontare del debito dichiarato sarebbe gia’ eloquente da solo, ma con gli abili ritocchi di cui gli italiani sono capaci ti lascio immaginare.
2 il debito degli enti pubblici, le partite fuori bilancio “derivati” e societa’ controllate
3 la colonna dell’attivo del bilancio italiano te la sei letta? fatti due risate
3 i crediti insegibili sono a bilancio
etc etc etc
—————
Teo

Scritto il 17 ottobre 2007 at 19:56

Ciao Teo e benvenuto a bordo!

Il tuo è un complimento che mi rende felice, la ricerca della Verità, non quella assoluta, non quella soggettiva, ma quella di Socrate…

“…..allora capii, che veramente io ero il più sapiente perché ero l’unico a sapere di non sapere, a sapere di essere ignorante. ”

Siamo in viaggio insieme alla continua scoperta di isole immaginarie, la fiducia e la trasparenza nei rapporti umani sono fondamentali, sono pietre d’angolo dove poggia il futuro dell’Umanità!

Per il resto permettimi di non rovinare la serata ai miei compagni di viaggio entrando nei dettagli e nelle pieghe del bilancio italiano!

Ciao e Grazie ancora
Andrea

Anonimo
Scritto il 30 ottobre 2007 at 16:33

Guarderei anche all’indice soxx che diverge ed é un buon anticipatore

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