IL TRAMONTO DELLE CERTEZZE, NELL'OCEANO DEL REALISMO.

Scritto il alle 07:44 da icebergfinanza

http://www.zero-g.it/pictures/3D/Tramonto4.jpg

L´incertezza di misura è la dispersione dei valori che si possono ottenere da una misura, ovvero il massimo distacco che può esserci tra una misura effettuata, che non è mai perfetta, e l’esatta grandezza reale, che rimane sconosciuta.

La definizione di " incertezza di misura " trovata su Wikipedia si adatta in maniera magistrale a tutto ciò che in questi mesi ha caratterizzato l’atteggiamento dei mercati finanziari ed in particolare delle banche centrali con in primo piano la Federal Reserve, congiuntamente alle istituzioni preposte al controllo dei mercati.

Francis lord Bacon, grande filosofo del 1600, diceva che le scoperte che sono state fatte si debbono al caso o all’empiria più che alle scienze, che non sono altro che riordinamenti di cognizioni precedentemente avute, non modi di ricercare e indicazioni di nuove opere.

Secondo Bacone, la natura supera infinitamente il senso e l’intelletto per la finezza delle sue opere e quindi tutte le speculazioni umane con tutte le loro controversie sono cose malsane, solo che non c’è chi se ne accorge.

Tutto diviene incerto se ancorato ad ambiguità e incertezza, quindi secondo il filosofo, " la nostra speranza è tutta riposta nella vera indizione ".

Non vi è alcun dubbio che molti si sono accorti di quanto " malsana " fosse la speculazione in atto, ma in nome del " libero mercato" ci si è affidati alla speranza, alla speranza che una bolla possa sgonfiarsi senza scoppiare, alla speranza che l’economia effettuasse un soft-landing.

Proseguendo con le definizioni di Wikipedia, in ogni esperimento o misurazione mirato a stimare una grandezza esistono diversi fenomeni che comportano fluttuazioni nel risultato. Diverse misurazioni di una stessa quantità, pur effettuate nelle stesse condizioni, possono quindi fornire risultati diversi.(…) Possiamo certamente fare riferimento ai modelli quantistici degli hedge fund o alle " simulazioni " di stress effettuate delle banche centrali o da organismi ad esse collegate.

Le fluttuazioni, e quindi l’incertezza sulla misura, possono avere svariate origini. In parte si possono attribuire a fenomeni di cui non si è tenuto conto ( subprime, conduits, siv fenomeni questi ampiamente sottovalutati dagli organi competenti e dalle banche centrali) Ulteriori fluttuazioni possono derivare dall’imperfezione degli strumenti ( gli strumenti finanziari di questa epoca di innovazione creativa a fini prettamente speculativi ) dall’errore umano ( e spesso dal senso di onnipotenza ) di chi effettua la misura.

Oggi più che mai, il dato riferito alla perdita di 4000 posti di lavoro contro una previsione di più di centomila, testimonia come alcuni strumenti previsionali siano sostanzialmente il frutto di un sistema che richiede un uso immediato e continuo di dati e numeri che trovano la loro sostanziale identità nelle successive revisioni.

Aumentano quindi le perplessità sulla effettiva validità di rilasciare statistiche in prima lettura approssimative ad uso e consumo dei mercati che abbisognano di input costanti per la loro attività.

Il fallimento di modelli previsionali, come ad esempio il CES_NET_BIRTH/DEATH_MODEL che vengono "testati" pur dimostrando ampiamente i loro limiti. Lo testimonia il fatto che lo stesso BLS ammette che….

"The most significant potential drawback to this or any model-based approach is that time series modeling assumes a predictable continuation of historical patterns and relationships and therefore is likely to have some difficulty producing reliable estimates at economic turning points or during periods when there are sudden changes in trend. BLS will continue researching alternative model-based techniques for the net birth/death component; it is likely to remain as the most problematic part of the estimation process."

In sintesi un modello previsionale che non è in grado di prevedere i cambiamenti di tendenza nelle svolte economiche.

Il campanello di allarme che in questi mesi mi ha reso scettico nei confronti dei dati sull’occupazione è quello relativo alla revisione trimestrale del BUSINESS_EMPLOYMENT_DYNAMICS, revisione che nel terzo trimestre 2006 ha visto in sostanza azzerare un dato superiore ai 450.000 posti di lavoro prodotti.

Ricordo inoltre che le continue revisioni, riducono costantemente e progressivamente il numero di lavoratori nel settore edilizio ( -77000 posti nel terzo trimestre 2006 ), settore al centro di numerose perplessità rispetto ai dati pubblicati dal BLS che riportavano una costante creazione di lavoro. Come detto più volte in passato, i primi a risentire della crisi edilizia sono stati gli immigrati clandestini e legali, i primi ad essere licenziati. Successivamente quando verranno completati i cantieri precedentemente iniziati, allora sarà la volta di una nuova ondata di licenziamenti provocati anche dall’inevitabile riduzione della costruzione di nuove abitazioni in seguito all’alto numero di stock di case invendute.

Ora devo ricordare che la " scoperta " di questa revisione è stato frutto di casualità, andando ad esplorare il sito del BLS, confermata successivamente da ricerche in internet, ma a questo punto mi chiedo come un " signor nessuno " come il sottoscritto abbia potuto conoscere ed analizzare una sistema di revisione del quale penso che molti affermati analisti, non conoscano neanche l’esistenza.

Se volete scoprire altre curiosità o novità sui metodi di previsione dell’occupazione americana vi rimando al_tag_del_mio_blog sul mercato del lavoro, dove troverete vari post sull’argomento in questione

I commenti di numerosi economisti e analisti, sulla salute del mercato del lavoro americano, vanno rivisti alla luce di revisioni che tendono a dimezzare l’effettiva capacità della corporate America di produrre occupazione.

Vorrei per onor di cronaca ricordare le parole del segretario al Tesoro americano, Paulson, che dopo aver ricordato per mesi che l’economia è sana e vigorosa e che il mercato del lavoro è uno dei suoi fondamentali più solidi, dopo un dato che nessuno si aspettava ed una serie di revisioni che portano l’inizio della tendenza indietro di due mesi: " US Job drop not a surprise, sees growth! "

In fondo le sue certezze le esprime ora con la seguente frase " …i dati non si muovono sempre in linea retta, cosi occasionalmente troverete delle sorprese…l’economia continuerà a svilupparsi nella seconda parte dell’anno.." Realtà empirica! I dati ora si muovono come nella fase iniziale una recessione che attrae verso il basso alla faccia del secondo trimestre dell’anno. Ecco perchè oggi questa è una crisi di fiducia.

Meno 24.000 posti di lavoro a Luglio e ben 57.000 in Giugno, testimoniano che in sostanza anche uno degli ultimi pilastri che sostengono i consumi stà cedendo di schianto.

Inoltre come spesso accadde, il "conundrum" del tasso di disoccupazione che nonostante tutto resta costante al 4,6 % è relativo al fatto che coloro che sono costretti a lasciare il loro lavoro non vengono conteggiati tra i disoccupati. Se guardate le tabelle pubblicate nel report del  BLS vedrete che il " civilian labor force " arretra sensibilmente di 340.000 unità, mostrando una caduta nella partecipazione alla forza lavoro, 340.000 persone che hanno smesso di cercarsi un lavoro, per vari motivi. La forza di partecipazione al lavoro è scesa sensibilmente da 66,1 a 65,8 % determinando la stabilità del tasso di disoccupazione.

Date un’occhiata ora al settore delle attività finanziarie:

Employment in financial activities was flat in August, following a large
increase in July.  Within the industry, employment in credit intermediation
edged down over the month and is 19,000 below its most recent peak in February
2007.  In professional and business services, management and technical con-
sulting services added 7,000 jobs in August, and temporary help employment
continued to trend down. Temporary help has lost 72,000 jobs thus far in 2007.

Ricordo solamente che il rapporto del BLS è stato eseguito all’inizio del mese di agosto, quindi il settore in questione deve ancora scontare l’ondata di licenziamenti avvenuti in seguito alla crisi in atto nei mercati finanziari.

I numeri parlano da soli e fanno riferimento ad un tendenza in atto da giugno. Non mi meraviglierei che considerando i dati relativi all’inflazione "core" ovvero quell’ipoteca fantasma che grava sui consumi, l’economia americana non stia entrando già da subito in recessione.

L’inflazione "core" è una velo che quotidianamente viene steso sull’economia e sulla perdita del potere di acquisto, per rendere evanescenti due reali e ormai strutturali fattori come l’energia e gli alimentari.

Tornando per un attimo al tramonto delle certezze, vorrei solamente farvi notare come in fondo nessuno degli attori principali dei mercati finanziari fosse realmente consapevole del possibile " EFFETTO FARFALLA " del fenomeno subprime.

Quindi il presupposto principale è tornare ad avere fiducia in coloro che hanno sottovalutato il fenomeno, in coloro che applicano dei modelli accademici che provengono dalle esperienze del passato e che in fondo non conoscono le variabili future.

Nel frattempo nel mercato interbancario, il tramonto della Fiducia, ha prosciugato l’oceano della liquidità e le banche armate di contenitori incominciano a fare scorta di liquidità per contrastare la crisi finanziaria che verrà. Le sorgenti delle Banche Centrali prima o poi si esauriranno, sancendo non solo l’azzardo morale ma anche riaccendendo le prospettive di inflazione. Il prossimo e previsto crollo di una grande istituzione bancaria negherà ogni tentativo di stabilizzazione.

Un lettore mi ha inviato un articolo del " Financial Times " dove si parla di infarto del mercato interbancario, ma io lo paragonerei più ad un’ictus, un paralisi progressiva che richiederà anni di riabilitazione, anni nei quali, anche lo sviluppo economico subirà la sua parziale o completa paralisi.

Vorrei ora brevemente ricordare alcuni meccanismi della crescita economica.

Siamo ormai tutti d’accordo che in economia non vi è più nulla da inventare, a differenza della stagione di alta creatività della finanza, in economia vi sono dei processi ben definiti che poggiano sulla ricerca, innovazione, produzione, consumo, risparmio, investimenti ed altri ancora.

Lasciamo per un attimo da parte la " favola " del decoupling delle economie orientali, ricordando che negli ultimi mesi, il Giappone, vede un crollo negli investimenti in seguito al calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Alcuni dicono che il mercato immobiliare conta per circa un 5 % nella crescita del PIL americano, ma dimenticano che la crescita di questi anni è stata supportata da questo fenomeno e che il mercato della casa ed il suo indotto sono essenziali per la ricchezza delle famiglie.

Se oggi ai consumi dopo aver tolto i motori dell’equità residenziale (MEW) della crescita delle quotazioni azionarie, del facile accesso al credito ed al rifinanziamento togliamo anche l’elemento essenziale, ovvero l’occupazione allora non vedo come possa proseguire questa folle stagione al consumo e all’indebitamento.

L’ennesima favola della crescita delle scorte, delle esportazioni e di un’anemica ripresa degli investimenti dovrà prima o poi fare i conti con i consumi e quindi produrrà necessariamente una diminuzione della produzione e di conseguenza affosserà in maniera sensibile gli investimenti.

Sin qui potrebbe sembrare una normale contrazione di un ciclo che si avvia alla sua maturità, ma se non dimentichiamo che in fondo ogni crescita economica è basata sugli investimenti e sulla disponibilità di credito, non possiamo fare a meno di ricordare che siamo nel bel mezzo di una crisi finanziaria che stà bloccando i rifornimenti all’economia stessa.

Se ad esempio Citigroup non finanzia più le Mortgage Bank, ovviamente la contrazione del credito finalizzata a rilanciare il mercato immobiliare subirà un duro colpo, un colpo che nessun intervento statale o pubblico può ammortizzare.

Le dinamiche recessive di un mercato immobiliare sono molto, molto lente come abbiamo visto nei mesi scorsi, ma quando accellerano diventano devastanti e perchè diventino devastanti manca solo il tassello relativo al crollo del valore delle abitazioni che anche in questo caso ha una dinamica relativamente lenta.

Dalla contrazione del credito arriviamo alla scadenza dei famigerati Adjustable Rate Mortgage che inevitabilemente portano alle foreclosure, che a loro volta aumentano gli inventari contraendo gli investimenti nell’edilizia e l’occupazione anche nell’indotto.

Meno 7000 posti nell’industria del legno e meno 4000 posti in quella dell’arredamento testimoniano il tutto.

Fiducia, una parola magica su cui vi invito a riflettere rileggendovi i miei due precedenti post dal titolo " Il_valore_della_Fiducia_nell’Economia" e "_Nella_Finanza_e_l’Azzardo_Morale "

Bernanke è un esperto della Grande Depressione che ha sempre sostenuto che la politica monetaria non deve rispondere alle variazioni dei prezzi delle attività patrimoniali siano essi azioni o immobili.

Vaciago ricorda che non si rammenta altro caso di un banchiere centrale che si trovi a fare politica monetaria in condizioni così simili a quelle da lui stesso a lungo studiate.

Bernanke in vari lavori scientifici dimostrò che bene fa la Banca Centrale a ignorare la Borsa, sia quando sale, che quando scende quindi " Il banchiere centrale, nulla dovrebbe fare  per ridurre le perdite dei mercati finanziari quando le hanno meritate."

In sintesi lo stesso discorso fatto dal governatore della FED di Philadelphia, Plosser, membro senza diritto di voto.

Nel frattempo il " fantasma " di Greenpsan torna ad affacciarsi sui mercati sentenziando che in fondo questa crisi non è altro che un remake del passato, gli anni ruggenti del 1987 e 1998 e che euforia ed paura, sono ingredienti tipici dei cicli economici, solo che la paura è molto più potente. " L’euforia porta alla formazione di bolle che non possono essere disattivate neanche con gli aumenti dei tassi."

Bene, allora mettiamo i tassi a zero e non se ne parla più, in fondo il Giappone langue da più di tre lustri nella sua politica monetaria ultra accomodante e non pare manifestare sintomi di speculazione…..!

Si riapre quindi il dibattito, non tanto su come affrontare questa recessione ma su come scommettere al " CASINO’ FED FUND " su quanti tagli dei tassi puntare le poprie fiches.

Si recessione, recessione ed ancora recessione di cui nessuno vuol sentire parlare, ma un’ipotesi che farebbe bene ad affrontare seriamente. 

In sintesi si ritorna al "centro di gravità permanente" di questa crisi la fiducia. Se le banche centrali sono costrette ad immettere quotidianamente dosi talvolta massicce di liquidità o moneta come meglio la volete chiamare, significa che nel mercato interbancario è scomparsa la fiducia tra gli stessi operatori, le stesse istituzioni che sono alla base del processo di creazione, gestione ed intermediazione della moneta stessa. Se oggi nessuno è in grado di valutare strumenti finanziari figli di una creatività esasperata è anche perchè il sospetto, la sfiducia negli attori principali è quasi totale.

Se alla sfiducia negli attori principali, vi aggiungiamo pure quella in coloro che dovrebbero essere punto di riferimento nelle valutazioni di tali strumenti e una iniziale, ma con il passare del tempo sempre più evidente sfiducia nelle istituzioni centrali allora da ciò possiamo comprendere come il destino a breve termine della liquidità sia fondamentalmente segnato.

In sintesi un momento d’ORO, il momento di rivolgere l’attenzione a tutto ciò che rivela un valore ben definito. Negli ultimi mesi l’oro è stato venduto dalle Nazioni per ridurre i propri debiti e dagli attori di mercato in difficoltà, in quanto asset facilmente liquidabile senza dover ricorrere ad una svendita.

Da sempre l’oro è considerato una barriera antinflazione, un’inflazione che accademicamente tiene in ostaggio le politiche monetarie delle banche centrali, ma che se dovesse rialzare la testa in seguito ad una nuova stagione di manovre espansive potrebbe produrre effetti devastati.

In quanto a questa eventualità vi rimando alla mai sopita versione di Scilla e Cariddi, ovvero la costante navigazione dell’economia mondiale tra i gorghi dell’inflazione e i mulinelli della deflazione.

Un bene rifugio che correlato inversamente al dollaro permette di contrastare la  possibile caduta di una moneta considerata anch’essa bene rifugio, ma pur sempre riferita ad una nazione con imponenti deficit gemelli.

Concludo ricordando che Keynes considerava l’economia con l’incertezza attorno alla quale ruota l’intero sistema, incertezza in quanto una nazione consuma o risparmia, ma sopratutto incertezza in quanto e quando ogni investimento produrrà un profitto.

Come dice Peter L.Bernstein le decisioni delle imprese costituiscono una forza dinamica nell’economia ed ogni decisione è sostanzialmente irreversibile, come una scommessa, data la mancanza di qualsiasi guida oggettiva quanto alle probabilità che esse diano effettivamente i risultati pianificati.

Frank Knight diceva che alla base del problema dell’incertezza nell’economia via è la natura stessa del processo economico e siccome l’ambiente economico cambia continuamente tutti i dati sono specifici del loro periodo temporale e di conseguenza forniscono solo una fragile base alle generalizzazioni.

Un’incertezza di fondo che contrasta con la sicurezza, la certezza dell’ottimismo di maniera di questa nuova era economico/finanziaria.

Il Tramonto delle Certezze nell’Oceano del realismo!

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3 commenti Commenta
Scritto il 10 settembre 2007 at 08:57

Paralisi del credito globale: ora anche i grandi banchieri la chiamano “infarto”

6 settembre 2007 – Leggendo il londinese Financial Times, apprendiamo dalla prima pagina che il sistema di prestiti interbancari ha raggiunto una sorta di blocco. L’articolo ha per titolo “un dura prova per i mercati infartuati”.
Un importante banchiere ha fatto eco alle parole usate in precedenza soltanto da Lyndon LaRouche, dicendo che se il sistema rimarrà congelato, “il paziente morirà”.
Le banche non si presteranno denaro l’una all’altra, per paura che i titoli offerti come collaterale nascondano i famosi “subprime” o altra spazzatura. Il fenomeno è globale, dice un analista dell’UniCredit. Il Financial Times, d’altro canto, riferisce che alcuni banchieri della City valutano che alcune parti del mercato dei prestiti interbancari “si siano congelate mentre le banche fanno incetta di capitali e li mettono da parte”
Il banchiere che presiede l’Associazione Internazionale dei Mercati Capitali ha descritto la situazione come un “infarto” finanziario. “Se rimaniamo paralizzati, il pariente morirà”, ha detto Hans Joerg Rudloff, che è anche presidente di Barclays Capital.
Anche il famoso ricorso ai “dollari gettati dall’elicottero”, per usare un’espressione di Ben Bernanke, attuale presidente della Riserva Federale, per risolvere ogni tipo di crisi, ora non funziona. Nel mese scorso, la Riserva Federale ha annunciato di accettare qualunque tipo di titolo commerciale, indipendentemente dalla sua affidabilità, come collaterale per concedere nuovo credito alle banche. Ma il valore di mercato di tali titoli è nel frattempo collassato, e con esso la quantità di denaro che le banche possono prendere a prestito dalla Riserva.

Il London Interbank Rate (LIBOR), che fissa il tasso di prestito interbancario, ha raggiunto il valore di 6,8% sui tre mesi, stabilendo un record superiore dell’1% al tasso di sconto. Ma, in realtà, non ci sono scambi, e a nessun tasso. La Banca d’Inghilterra, cercando di metter pezza alla crisi, oggi ha offerto di pagare gli interessi sulle riserve che le banche commerciali detengono sul suo conto.

RIPORTATO DA :
http://www.movisol.org/07news142.htm

saluti – nautilus

Anonimo
Scritto il 10 settembre 2007 at 08:59

…ed ora, con il permesso di Andrea, mi rivolgo a Bill. Mi affascina molto l’idea ke tu possa trasformare quanto viene detto nell’articolo ke ho riportato ==>Paralisi del credito globale: ora anche i grandi banchieri la chiamano “infarto” in qualcosa ke dal concetto “d’infarto” venga a calarsi nell’attuale situazione finanziaria. Si mi aspetto da te qualcosa di stimolante come quanto hai scritto precedentemente.

nautilus

Anonimo
Scritto il 10 settembre 2007 at 09:03

…ed ora, con il permesso di Andrea, mi rivolgo a Bill. Mi affascina molto l’idea ke tu possa trasformare quanto viene detto nell’articolo ke ho riportato Paralisi del credito globale: ora anche i grandi banchieri la chiamano “infarto”
in qualcosa ke dal concetto “d’infarto” venga a calarsi nell’attuale situazione finanziaria. Si mi aspetto da te qualcosa di stimolante come quanto hai scritto precedentemente.

nautilus

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