AMERICA FIRST: LA GUERRA COMMERCIALE CHE VERRA’!

Scritto il alle 11:14 da icebergfinanza

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Chi ci segue ogni giorno e ha buona memoria ricorderà che lo scorso anno nell’intervista sulla Trumpnomics misi in guardia sui facili entusiasmi che giravano dietro la riforma fiscale e soprattutto sulla volontà di Trump di scatenare una guerra commerciale dando l’avvio al nuovo protezionismo, che non dimentichiamocelo, fu la scintilla che fece eplodere la Grande Depressione del ’29, prolungando gli effetti della crisi.

Ora il nostro eroe, ci riprova…

Trump, dazi a pannelli solari e lavatrici – Economia

Il presidente americano Donald Trump impone dazi del 30% sulle importazioni di pannelli solari negli Stati Uniti. Dazi in arrivo anche per le lavatrici. Protestano Cina e Corea del Sud la quale annuncia il ricorso al Wto. La decisione di Trump prende le mosse dalle raccomandazioni della Us International Trade Commission, secondo la quale l’aumento delle importazioni di pannelli solari e lavatrici danneggiano i produttori nazionali.

Si tratta di una decisione “eccessiva che apparentemente costituisce una violazione delle disposizioni del Wto”, ha detto il ministro del Commercio di Seul Kim Hyun-chong, Critiche anche da Pechino: per Wang Hejun, a capo dell’Ufficio indagini commerciali del ministero del Commercio cinese, è “un abuso dei rimedi commerciali”. Protesta l’Associazione dell’Industria per l’Energia Solare americana: la misura costerà agli Stati Uniti la perdita di 23.000 posti di lavoro e la cancellazione di miliardi di dollari di investimenti.

A noi basta evidenziare la protesta dell’associazione industriale americana per l’energia solare, la quale giustamente mette in risalto uno dei problemi del protezionismo, ovvero la cancellazione di miliardi di investimenti nel settore colpito dai dazi e la perdita di posti di lavoro, come vi avevo accennato lo scorso anno.

Ma come vedrai che gli effetti positivi saranno maggiori di quelli negativi dice Pierino a scuola.

Peccato che nel frattempo chi lavorava nel settore, rivenditori, autotrasportatori, installatori e tutto l’indotto verrà colpito pesantemente, per non parlare dell’ambiente, i dati sono reali, le dinamiche empiricamente accertate, per non parlare della guerra commerciale che si scatenerà, perché si incomincia sempre così, non puoi competere con la globalizzazione, tenendo in piedi aziende fallite e decotte.

Lo scorso anno vi abbiamo spiegato anche del perché, Navarro il consigliere economico di Trump sul commercio mondiale è un povero ignorante, ieri il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo che svela come Trump si sia davvero circondato di incompetenti.

… nei settori interessati, c’è poco accordo sul fatto che in realtà farà ripartire la produzione e l’occupazione negli Stati Uniti.

I leader del settore solare hanno detto che i dazi rallenteranno la crescita negli impianti a pannelli solari e i posti di lavoro che creano, che sono più abbondanti che nella produzione di celle solari, un’industria relativamente piccola negli Stati Uniti

Nel frattempo, i produttori di lavatrici sudcoreane e statunitensi si sono chiesti se le restrizioni commerciali potrebbero aiutare o danneggiare l’occupazione interna, con i produttori stranieri che sostengono che la misura ostacolerà i loro sforzi per costruire più elettrodomestici nei nuovi stabilimenti in America.

Ma l’impatto più immediato del signor Trump che apre la porta ai dazi potrebbe essere la ritorsione da parte dei partner commerciali, oltre ad invitare altre compagnie statunitensi a cercare aiuto, ha detto Chad P. Bown, senior fellow presso il Peterson Institute for International Economics di Washington. Ciò, a sua volta, potrebbe innescare ulteriori schermaglie commerciali e ricadute per i lavoratori e i consumatori statunitensi.

La Solar Energy Industries Association ha previsto che le protezioni commerciali costeranno 23.000 posti di lavoro negli Stati Uniti quest’anno e causeranno il ritardo o l’annullamento di miliardi di dollari in investimenti solari.

I critici hanno osservato che le due società che hanno presentato la richiesta al governo federale per l’assistenza sotto forma di dazi all’importazione erano entrambe di proprietà straniera,  la SolarWorld Americas Inc. di proprietà tedesca e la Suniva Inc. in parte di proprietà cinese.

Chiaro il concetto, questi non si prendono neanche la briga di verificare la proprietà delle aziende che richiedono aiuto attraverso i dazi in quanto fallimentari o decotte, esagerando è come se in Italia la Lamborghini Automobili, azienda italiana produttrice di automobili di lusso, interamente posseduta dal gruppo tedesco Volkswagen attraverso la Audi, chiedesse di mettere dazi su tutte le auto di lusso importate.

Nel frattempo mentre il dollaro si avvicina a quota 1.235 in attesa della colomba Draghi,  la Bank of Japan ha deciso di lasciare invariati i tassi e il suo programma di acquisto di bond, segnalando che l’allentamento monetario non è ancora finito e sbugiardando coloro che avevano annunciato la fine di acquisti di treasuries americani.

L’ultima asta a due anni ha visto assegnare ben il 58,3 % ad investitori esteri, il massimo dal luglio dello scorso anno.

I prezzi dei titoli di Stato Usa erano già in rialzo per via delle indicazioni giunte da Haruhiko Kuroda, il governatore della Bank of Japan secondo cui non è ancora stato raggiunto il punto in cui si può discutere l’inizio della fine degli stimoli monetari visto che l’inflazione si trova a meno della metà del target prefissato.Ciò porta gli investitori a credere che le banche centrali nel mondo non hanno fretta di tirare i remi in barca. Nelle ultime settimane i trader hanno scommesso sulla fine dell’allentamento monetario da parte di BoJ e Banca centrale europea (che si riunirà giovedì).(America24)

Ieri Robert J Shiller ha detto che il crollo o la correzione dei mercati azionari americani non ha bisogno di alcun catalizzatore, quello che in molti cercano, perché sarà come un ladro che vien di notte, quando meno tutti se lo aspettano.

A noi non interessa quando accadrà lo abbiamo scritto nell’ultimo manoscritto, i mercati americani possono continuare a salire, facendo record su record, la dinamica è parabolica, fantastica, irripetibile, a noi interessa solo osservare quello che in realtà sta accadendo nell’economia reale.

Ovviamente ci sarà sempre qualche volpe o qualche idiota che cercherà di giustificare con gli utili o i fondamentali questo rialzo, soprattutto quando il 95 % degli indicatori tradizionali suggerisce almeno prudenza.

Quello che in realtà accade è che il tasso di “delinquenza” sulle carte di credito al di fuori del normale circuito bancario, fuori della visuale delle 100 più grandi banche d’America sta esplodendo a livelli che non si vedevano dalla Grande Recessione, un sistema ombra che continua a lavorare quotidianamente per provocare la prossima grande crisi.

Un sistema ombra che come abbiamo visto continua ad offrire mutui a chi non ha stipendio, reddito, patrimonio, tanto il valore delle case non può che crescere…

Fundloans, un broker ipotecario specializzato in prestiti subprime, sta costruendo una squadra di ventenni  che studiavano alla scuola superiore quando la crisi ha colpito – una squadra che include  Brandon Boyd, che ha lasciato il suo lavoro come venditore Calvin Klein per unirsi alla nuova società dopo che il suo fondatore, Jon Maddux, Ecco cosa scive il WSJ:

Brandon Boyd era un ragazzo durante la crisi finanziaria. Ora, l’ex commerciante di Calvin Klein sta insegnando ai broker ipotecari come fare prestiti subprime.

Boyd, un dirigente di 25 anni a FundLoans in una città marittima fuori di San Diego, sta sforzandosi per riportare in voga un esercito di venditori che una volta hanno alimentato l’industria dei mutui e, alcuni, hanno contribuito alla crisi immobiliare .

“Sapevo che un mutuo era un prestito per una casa”, ha detto Boyd, che è stato reclutato dal suo capo, Jon Maddux, dopo averli venduto un vestito di Calvin Klein in un centro commerciale  locale.

Chiaro il concetto, sapeva che un mutuo serviva per comprare una casa, come i pronto pizza sapevano che una pizza era roba da mangiare.

I mediatori ipotecari sono stati colpiti durante la crisi per le loro pessime pratiche di prestito , che includevano la falsificazione delle domande di prestito. Oggi, la maggior parte delle banche non lavora con gli intermediari perché sono troppo difficili da monitorare o almeno questa è la versione che raccontano i media mainstream.

THE NEXT BIG SHORT! NINJA MOMENT! 

Chi guida con lo sguardo nello specchietto retrovisore dimentica che nel 2006 i pignoramenti erano più o meno allo stesso livello attuale, con 8000 miliardi di dollari in meno di liquidità in circolazione e almeno la metà di stimoli fiscali, ma noi non abbiamo alcuna fretta.

Un mercato immobiliare rosso fuoco che sta bruciando ancora di più ogni tappa con investitori immobiliari che continuano ad acquisire proprietà immobiliari in tutto il paese, sembra che non ci siano abbastanza case da vendere agli investitori o speculatori, chiamateli come volete. Una domanda che sta continuando ad esercitare pressioni al rialzo sui prezzi medi delle case statunitensi, basta pensare che ad Aspen il prezzo medio di vendita delle case nel periodo gennaio-giugno 2017 è stato di 7,1 milioni di dollari, in aumento rispetto al 2015 e 2016.

Ci sono due possibilità, o questa volta è diverso e noi ci stiamo sbagliando o la prossima crisi farà assomigliare la Grande Recessione ad una passeggiata nel parco, pic-nic compreso.

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3 commenti Commenta
vito_t
Scritto il 24 gennaio 2018 at 19:03

la storia dice anche che quando si esagera si esagera, ed infatti dal 1987 al 2000 gli Usa sono praticamente saliti per 13 anni, moltiplicando l’S&P500 per otto volte, … speriamo che la “storia” non si ripeta, altrimenti potrebbe essere visibile sui monitor anche quota 5.000 !!!! o giù di lì …. e ne abbiamo voglia di dire che la salita è irrazionale, … Chi pronosticava il crollo sul triplo massimo a 1.500 circa di S&P500 ha clamorosamente cannato, .. ed oggi anche se il mercato si dividesse per 2 ritornerebbe più o meno lì !!! ..

    icebergfinanza
    Scritto il 24 gennaio 2018 at 19:31

    Immagino che oggi il contesto economico e la dinamica del debito sono simili a quella degli anni novanta giusto? 😉

vito_t
Scritto il 24 gennaio 2018 at 20:43

chi ha detto che il contesto economico è simile ? … volevo dire che di esagerazioni si trattava, e all’epoca il Cape Shiller lo portarono fino a 45 circa … e nonostante ci fosse l’alternativa al mercato azionario infatti i decennali rendevano fra il 9% e il 5% …. Oggi non c’è nemmeno quella , perchè fino a prova contraria siamo ancora attorno al 2,60 circa Peraltro, .. non so valutare appieno .. ma se la riforma fiscale del biondo, dovesse produrre meno tasse davvero alle aziende, .. significherebbe .. più utili con un Cape che quindi non si dilaterebbe ulteriormente .. Siamo certamente su un piano esagerato, .. ma è da tanto che lo diciamo , .. qua casualmente già nel 2011 si sosteneva che il Cape Shiller era esagerato e che nei 5 anni successivi non avrebbe prodotto un granchè, . i 5 anni sono passati … ma … PRIMA O POI CERTAMENTE I PREZZI RITONERANNO VICINI ALLA REALTA’ … intanto è così e visto quello che sono stati capaci di fare in passato non mi meraviglierei ..
Certamente un T-Bond in dollari non è un investimento di breve, ma la volatilità deve essere anche coerente con quello che si percepisce, e un 2,6 lordo, non è a parer mio tale da giustificare volatilità importanti … Non è una critica al ragionamento di fondo, più che condivisibile, ma come il mercato azionario, occorre fare i conti con la realtà …
http://www.trend-online.com/blog/cape-shiller-index-sempre-piu/

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