EURO: EICHENGREEN NELLA STORIA NON ESISTONO RETROMARCE!

Scritto il alle 07:54 da icebergfinanza

Se non fosse che ormai siamo su scherzi a parte, davvero sarebbe da meravigliarsi, ma si sa ormai, la memoria è labile e si raccatta qualunque metafora per portare l’acqua al proprio mulino.  Italia fuori dall’euro? Nella storia non c’è retromarcia

Dopo il fallimento di 69 unità monetarie nella storia, Eichengreen ci racconta che non esiste retromarcia.

Tratto da CHECKING OUT: EXIT FROM CURRENCY UNIONS Rose 2007

ImmagineC’è una famosissima metafora del contadino eurista che dice…

“Per forza che con il cambio fisso non riesci a fare retromarcia con il trattore!”   ;-)

Scherzi a parte Eichengreen ci dice che ci sono ragioni valide per sostenere che la creazione dell’euro e la partecipazione dell’Italia siano stati due errori storici, un pò come se il medico ti dicesse che a forza di fumare ti è venuta la metastasi e te la devi tenere, non si può asportare anche se lo sappiamo da qualche anno, ma sai bellezza, non è prevista la retromarcia. E mi fermo qui perchè incomincio ad agitarmi!

Noi facciamo il possibile per fare capire la realtà , poi se uno non ci arriva non possiamo farci nulla.

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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11 commenti Commenta
emzag
Scritto il 4 maggio 2017 at 08:05

E nella lista manca l’Argentina col peg al dollaro.
Volendo anche il peg della Svizzera con l’euro.

Comunque non è solo una questione economica, se la classe media non supera il suo menopeggismo che la tiene legata in una secolare alleanza con qualsiasi classe dominante (nazionale o internazionale, di destra o di sinistra), noi dall’euro non ci schiodiamo.
Poi ci sono le condizioni perché si verifichi una nuova crisi che probabilmente sarebbe ancora peggio di quella cominciata nel 2007 quindi con conseguenze imprevedibili anche per la moneta unica ma una cosa è il cambiamento voluto dai popoli che ritrovano la loro consapevolezza e voglia di esserci, tutt’altra se si tratta di una lotta intra élite come quella che sembra stia avvenendo se si guarda, per esempio, alla elezione di Trump.

emzag
Scritto il 4 maggio 2017 at 08:53

Clamorosa rissa verbale fra Le Pen e quell’attrezzo di Macron al dibattito in televisione

http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2017/article/2017/05/04/le-debat-le-pen-macron-vu-par-la-presse-mondiale_5121921_4854003.html

Questa scenata fra i due che ha lasciato interdetti e impotenti i conduttori televisivi è il sintomo della progressiva e ormai avanzata polarizzazione della società ossia di quel passaggio propedeutico fondamentale perché inizi la fase di reale cambiamento.

E riporto questo significativo tweet di Raoul Pal

https://mobile.twitter.com/RaoulGMI/status/859534907294482433

Si può ancora sperare.

ilcuculo69
Scritto il 4 maggio 2017 at 10:50

Francamente mi sembra che nessuno dei casi della tabella possa essere un riferimento valido per l’euro.

Probabilmente l’italia sarebbe stata meglio fuori dall’euro ma veramente oggi gli scenari pratici per una uscita dall’euro non organizzata a livello comunitario in cui , e non saprei neppure come, ordinatamente si ritorna ad un sistema di cambi moderatamente variabili entro una banda di oscillazione tipo SME , mi sembrano catastrofici.
e i benefici?
svalutare la moneta e fare più debito pubblico ?
dal 1970 al 2002 lo abbiamo fatto, il beneficio (benessere) apparente che ne è derivato è tutto accumulato nel debito pubblico.
Il nostro tessuto industriale si è depauperato, la nostra produttività non è stata al passo con quella degli altri paesi, la nostra macchina statale è rimasta inefficiente e parassitaria.
Uscire dell’euro e svalutare la moneta significherebbe in primo luogo favorire chi vende a scapito di chi compra, ovvero una mossa ancora a favore dell’offerta e non della domanda.
Uscire dall’euro significherebbe anche uscire dall’ UE, con la prospettiva di esportare…. cosa e dove? Pensate che i 20 milioni di grandi elettrodomestici che si producevano in Italia negli anni ’90 e che si sono sposotati in Polonia e Turchia torneranno indietro?
Pensate che riusciremo a tornare competitivi nel tessile-abbigliamento-calzaturiero contro i paesi del sud-est asiatico ?
Una economia basata sulla svalutazione competitiva andava bene fino agli anni ’90 quando i nostri avversari commerciali erano i paesi dell’europa occidentale, oggi in un mercato globale non ci si salva così, volenti o nolenti dobbiamo rendere più produttiva la nostra macchina, e far crescere il fatturato per addetto.
Non è certo facile, è un problema di mentalità prima di tutto della classe imprenditoriale, poi della classe politica che deve mettere a disposizione una macchina pubblica ed infrastrutture efficienti ed infine anche della capacità dei lavoratori a orientarsi verso cambiamenti.
Chi sostiene che il ritorno alla sovranità monetaria, dopo fallimenti bancari e societari e svalutazione risolva i problemi dell’Italia può essere ingenuo o in malafede

icebergfinanza
Scritto il 4 maggio 2017 at 11:34

Si va bene Cuculo … hai ragione! Ne creiamo uno giusto per i tuoi gusti di precedenti, vediamo se riusciamo a soddisfare le illusioni.

aorlansky60
Scritto il 4 maggio 2017 at 12:46

@ ilcuculo

Non è certo facile, è un problema di mentalità prima di tutto della classe imprenditoriale, poi della classe politica che deve mettere a disposizione una macchina pubblica ed infrastrutture efficienti ed infine anche della capacità dei lavoratori a orientarsi verso cambiamenti.

hai detto niente… a parole sembra tutto molto semplice; metterlo in pratica è tutta un altra storia;

1) classe imprenditoriale : non pervenuta; per meglio dire estinta (dopo che una lungimirante classe politica Italiana ha fatto di tutto negli ultimi decenni per decimarla, riuscendovi ottimamente);
c’è chi ha scelto di delocalizzare (per motivi ovvi sui quali non serve approfondire) per sopravvivere,
c’è chi ha scelto, potendolo per FORZA intrinseca, di fissare sede fiscale fuori confine (FCA),
e c’è chi ha liquidato e ha chiuso (un numero piuttosto elevato di soggetti negli ultimi anni).
Per il resto, molti brands di un certo livello non sono nemmeno più di proprietà italiana (ma i dipendenti rimasti su suolo nazionale SI, tanti auguri…);
quelli rimasti in piedi -in genere pmi- tengono duro pur lamentandosi di una PRESSIONE FISCALE elevata (tra le più elevate in UE), ma vanno avanti non si sa bene come (anzi si, facendo molto NERO, unica soluzione per non saltare, ma per quanto?…)

2) classe politica che deve mettere a disposizione una macchina pubblica ed infrastrutture efficienti

forse non ti stai rendendo conto di riferirti all’ Italia… altrimenti ti renderesti conto che quello che hai appena detto è PURA UTOPIA. Peraltro è uno slogan che vedo recitare da alcuni decenni e che va sempre di moda. L’unica cosa che non cambia -da 50anni e più- è una macchina pubblica COMPLESSA OPACA FARRAGINOSA e autoreferenziale (la burocrazia è tutto grasso che cola a solo loro vantaggio, che gli imprenditori privati devono pagare e sostenere, con i dipendenti di questi che vedono la più GRANDE decurtazione in busta paga rispetto a qualunque altro Paese europeo)

3) “capacità dei lavoratori a orientarsi verso cambiamenti

vale a dire che dovrebbero entrare nell’ottica di idee di vedere diminuire fortemente il proprio salario per rendere la propria società più competitiva verso… verso chi? verso l’Oriente? gara già persa da tempo (e lavoratori “trombati” visto che questa misura le aziende italiane ed europee la stanno già mettendo in pratica comunque).

rubicon
Scritto il 4 maggio 2017 at 15:19

ilcuculo69@finanza,

ciao, in merito all’ITexit ne avevo parlato tempo fa, circa 3 settimane fa, e fui pesantemente criticato pure io. Io ritengo che fra l’esserci e l’uscire di punto in bianco, vi siano mille altri stati del mondo possibili. Certo che quest’Euro e questa Europa non è quella che speravamo. Deve esserci un cambiamento perché vi sono delle incongruenze di fondo che non possono reggere ancora: finchè c’è Mario, che tiene botta, andiamo avanti e poi…? Il problema è che sembra essere un gesuita in Cina in quanto nessuno che deve agire (i ns politici in primis) cerca di rilanciare l’azione riformatrice verso una politica di risk sharing, di una politici fiscale anticiclica tramite un piano investimenti degno di questo nome al fine di rilanciare le infrastrutture e via dicendo. Niente di tutto questo. Desolazione e disperazione. per me, questa è la colpa, una classe politica inadatta a governare. Euro o non Euro, i problemi ci saranno lo stesso. Anzi, senza andremo incontro a grossi gravi problemi…

ilcuculo
Scritto il 4 maggio 2017 at 22:09

ice­berg­fi­nan­za,

Forse sarebbe meglio argomentare a 360 gradi non essere polarizzati tanto quanto il sole 24 ore

ilcuculo
Scritto il 4 maggio 2017 at 22:14

aor­lan­sky60,

Ho detto niente…

Ma rispetto a quel che hai scritto tu… l’uscita dall’euro come risolve? Secondo me non risolve.

aorlansky60
Scritto il 5 maggio 2017 at 08:27

@ ilcuculo

se temi per una uscita dell’Italia dall’€uro puoi stare tranquillo : considerando le attuali componenti politiche italiane, la maggioranza di queste sono per rimanere strettamente legati all’ €uro; peraltro, un uscita unilaterale dell’Italia dall’€uro al momento attuale o nell’immediato futuro non ci converrebbe, ci ritroveremmo puntati addosso tutti i cannoni -si fa per dire- del resto d’Europa, con tutto ciò che ne consegue, considerando che l’Italia non è l’UK (non possiede la FORZA di trattativa di quest’ultima nei confronti dell’UE e ha, DA ULTIMI DATI EUROSTAT CONSOLIDATI al 2016, il debito pubbl su scala europea più ELEVATO anche a LIVELLO ASSOLUTO, non solo in rapporto al pil, di cui almeno 1/3zo è in mano ad investitori esteri, si tratta di oltre 600 miliardi di €uro, tanto per rendere l’idea DUE VOLTE il debito pubbl della Grecia che tanto preoccupa le autorità Europee…)

E’ invece da sperare -per noi italiani che lo dobbiamo subire- che l’€uro “salti per aria” per altri fattori endogeni non riconducibili all’Italia,

per es che :

1) Marine LePen si imponga alle presidenziali francesi : il programma politico del FN è noto, e la Francia è un Paese che, per sua FORZA intrinseca quale secondo PIL assoluto della zona €uro, più dell’italia sarebbe in grado di destabilizzare gli equilibri all’interno della zona €uro attualmente governata, di fatto, solo dalla GERMANIA

2) che gli evidentissimi squilibri all’interno della zona €uro che la GERMANIA stessa ha condotto ai livelli attuali PER SUE SCELTE ECONOMICHE (suo gigantesco disavanzo commerciale a scapito degli altri Paesi UE specie quelli dell’area mediterranea) non siano più sostenibili ancora per molto tempo, finendo con il disintegrare l’€uro; se si verificasse questo scenario ci troveremmo di fronte a due opzioni :

a) uscita ordinata e concertata dalle varie parti in causa, auspicabile;

b) esplosione disordinata non conciliata, il che aprirebbe a molte incognite.

icebergfinanza
Scritto il 5 maggio 2017 at 09:19

Non prendere in giro ho già argomentato abbastanza, se vuoi ho uno studio mio privato di 150 ore, con tutti i risvolti positivi e negativi. Spero di essere stato abbastanza chiaro!
il­cu­cu­lo@fi­nan­za,

ilcuculo69
Scritto il 5 maggio 2017 at 12:52

ice­berg­fi­nan­za:
Non pren­de­re in giro ho già ar­go­men­ta­to ab­ba­stan­za, se vuoi ho uno stu­dio mio pri­va­to di 150 ore, con tutti i ri­svol­ti po­si­ti­vi e ne­ga­ti­vi. Spero di es­se­re stato ab­ba­stan­za chia­ro!
il­cu­cu­[email protected]­nan­za,

L’ultima cosa che mi viene in mente è prenderti in giro. Però discutendo con diversi interlocutori quai quotidianamente su come potrebbe essere lo scenario economico dell’Italia che esce unilateralmente dall’Euro non ne viene fuori , per nessun ragionamento una figura migliorativa rispetto allo stato attuale.
Concordiamo tutti che l’ingresso nell’euro ha creato molti problemi e che forse la flessibilità offerta dalla sovranità monetaria avrebbe attenuato alcuni problemi in particolare al nostro sistema bancario.
Ma non riesco a pensare che la crisi del 2009 avrebbe fatto meno danni ad una Italia con la Lira, che il nostro sistema industriale avrebbe retto meglio la globalizzazione, che il finanziamento del nostro debito pubblico sarebbe costato meno, …..

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