CINA E GIAPPONE: TRUMP TE LA DO IO L’INFLAZIONE!

Scritto il alle 10:34 da icebergfinanza

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Per chi se lo fosse perso la scorsa settimana, Kuroda il governatore della Banca centrale giapponese ha dichiarato che la BOJ fornirà liquidità illimitata ai mercati…

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 17 nov – La Banca del Giappone (Boj) ha varato, a sorpresa, un piano di acquisti di titoli di Stato giapponesi, di importo illimitato, sulle scadenze tra uno e cinque anni per contrastare il rialzo dei rendimenti in atto sulla parte a breve della curva. Dopo l’annuncio della Boj i rendimenti a due, cinque e dieci anni dei bond nipponici hanno interrotto la salita e invertito la rotta. Il Governatore della Banca, Haruhiko Kuroda, parlando in Parlamento ha detto che non avrebbe permesso che pressioni sul mercato dall’estero influenzassero l’andamento dei rendimenti dei bond nipponici.

Chi ha orecchie per intendere intenda gli altri tutti dietro all’inflazione!

A proposito della spettacolare leggenda metropolitana che da un pò di tempo circola sui mercati, a proposito delle proprietà taumaturgiche degli stimoli fiscali e in particolare della spesa per infrastrutture, consiglio vivamente di rileggersi la storia passata e recente della Cina e del Giappone…

The Long Shadow of a Fiscal Expansion

Nel 2009 e nel 2010, la Cina ha intrapreso uno stimolo fiscale pari a 4 miliardi di yuan, più o meno equivalente del 12 per cento del PIL annuo. Lo stimolo “fiscale” è stato in gran parte finanziato da società fuori bilancio (veicoli di finanziamento locali) chehanno preso in prestito e speso per conto dei governi locali. Le istituzioni finanziarie fuori bilancio hanno continuato a crescere dopo che il programma di stimolo si è concluso alla fine del 2010. Dopo la fine del programma di stimolo, la spesa per questi off società patrimoniali ha rappresentato circa il 5% del PIL annuo. (…) L’effetto a lungo termine della spesa fuori bilancio da parte dei governi locali può essere un calo permanente del tasso di crescita della produttività aggregata e del PIL.

Vediamo che è successo all’inflazione un anno dopo il 2009…

Accanto al sostegno visibile fornito all’economia reale, lo stimolo  ha anche portato ad alcune conseguenze negative, soprattutto un’impennata dei prezzi degli immobili e crescenti pressioni inflazionistiche. I prezzi degli immobili hanno registrato un’impennata a livello nazionale di circa il 50% dall’inizio del 2009, mentre il livello medio dei prezzi nelle grandi città ha registrato un aumento di oltre il 25%, allo stesso tempo.I prezzi al consumo sono salito di un modesto 6 % modesto perchè si parla della Cina e non del Burundi nel dicembre 2009 portando a preoccupazioni aggravate circa alta inflazione in 2010.

Peccato però che poi l’inflazione si è sciolta come neve al sole e attenzione che stiamo parlando di una stimolo pari al 12 % del PIL!

China Inflation Rate

Anche il recente stimolo fiscale di ABE del 2013 pari a 10,3 trilioni di yen pari questa volta solo al 2 % del Pil è miseramente fallito.

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Il bello è che hanno utilizzato un aumento dell’IVA per bilanciare i costi, dimenticando che la manovra era già miseramente fallita nel 1997, benedetta storia chi ti sta più ad ascoltare.

Ora ci riprovano con altri 13,5 trilioni di yen e faranno la stessa fine, perchè come ben sanno gli amici di Icebergfinanza in una deflazione da debiti non c’è scampo!

Ora sembra che gli Stati Uniti con Trump ci riprovino con 1000 miliardi di dollari poco più del 6 % del Pil ovvero con un bazooka ad acqua, come la storia insegna e come abbiamo visto in ” Trump moment.” e come vedremo nel dettaglio nell’outlook 2017.

Nel frattempo rush finale per i Macchianera Awards 2016, su coraggio Ragazzi un ultimo sforzo , non c’è due senza tre dice il famoso proverbio della cultura popolare italiana.

Dopo la Brexit  e le elezioni americane, abbiamo bisogno del Vostro prezioso aiuto per sovvertire tutti i pronostici e sondaggi che danno vincitore nella categoria ECONOMIA il Sole 24 Ore.

Chissà che il 29 novembre grazie all’onda d’urto del popolo di Icebergfinanza non ci sia anche in Italia un … ICEBERGFINANZA MOMENT!

Forza coraggio bastano cinque minuti di tempo CLICCANDO SUI BANNER AZZURRI che trovate in questo articolo e dieci voti a scelta tra cui uno alla sezione 27  ECONOMIA. Semplicemente Grazie Andrea

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7 commenti Commenta
aglio
Scritto il 22 novembre 2016 at 12:34

Solo per capire meglio:
mi pare che le manovre in questione un impatto al rialzo sull’inflazione lo hanno avuto. E anche di una certa consistenza. Piuttosto ha avuto vita breve.
O interpreto male i grafici?
Ad ogni modo non capisco perché governi e banche centrali, dopo averci raccontato continuamente che desiderano una maggiore inflazione, appaiono ansiosi di rialzare i tassi al primo segnale di risveglio di questa.

Grazie al Capitano e a chiunque vorrà chiarirmi.
Non avrebbe più senso “lasciarla correre” un po’, prima di intervenire?

icebergfinanza
Scritto il 22 novembre 2016 at 13:50

Quello che a noi interessa è che nonostante queste fiammate inflattive i bond hanno continuato a segnare record negativi uno dietro l’altro. Ovvero questo è uno dei soliti rimbalzi all’interno di un trend secolare ben definito che ha portato i Bond giapponesi e tedeschi a 30 anni vicino a rendimento ZERO! Oggi in America siamo dl 3%. ;-)
aglio@finanza,

stanziale
Scritto il 22 novembre 2016 at 20:38

I tedeschi fanno i tedeschi http://www.milanofinanza.it/news/l-ue-pronta-a-bastonare-le-banche-americane-e-inglesi-201611220907299708
come ho sempre scritto, in contrasto con il nostro ( ottimo) John Ludd che sosteneva che non esiste la Germania, esistono interessi degli industriali tedeschi eccetera…no esiste e come il loro imperialismo nazionalista, ed e’ pericolosissimo per l’ennesima volta. Loro, e la repubblica di Petain, attualmente diretta da Hollande. Purtroppo ci stanno togliendo tutto, Generali, unicredit, e varie altre, mentre continuiamo a dormire. In mezzo a questo casino geo politico come sempre non sappiamo cosa fare, Renzi furbescamente attacca a parole la germania ma poi nei fatti avalla tutto , pronto forse a fare una bella piroetta quando e se si insedia Trump. Almeno lo spero, me lo auguro, ma forse sono ottimista. Di sicuro non abbiamo futuro sotto il tallone dei tedeschi, meglio andare con Uk, Usa e Russia. Nell’est europa hanno cominciato a capirlo. Fuori subito dall’euro.

stanziale
Scritto il 22 novembre 2016 at 20:49

A proposito dei pericoli del risorto piano funk tedesco il primo ad avvertire dei pericoli fu il grande patriota Paolo Savona http://edintorni.net/related/service/redirect/?ac=weblogix&ch=4&lf=yhFpZ1KuAH&rf=http%3A//scenarieconomici.it/dittatura-occulta-delle-elite/

stanziale
Scritto il 23 novembre 2016 at 06:15

Sostengo questa buona iniziativa di un utente, atta a consumare meno e diminuire il potere delle multinazionali estere e consumare meno. Chi voglia aderire a questa iniziativa, ma anche ad altre valide, cerchi chang-org. Non sono necessari soldi, basta un click di adesione.

ECONOMIA CIRCOLARE: DIMEZZARE L’IVA AI RIPARATORI E SULL’USATO. COME IN SVEZIA!
fulvio mancuso siena, Italia

Si parla tanto di economia circolare, di riuso dei beni e della necessità di ridurre il consumismo fondato sul frenetico e dannoso usa e getta. Non è soltanto una questione di sostenibilità ambientale.

Oggi la stragrande maggioranza dei beni di largo consumo è prodotta in Paesi lontani dall’Europa, che riescono a praticare prezzi stracciati grazie allo sfruttamento della manodopera a basso costo e ai minori livelli di controllo e sicurezza. Una strategia forte sul versante dei riuso dei beni, grazie ad una capillare ed efficiente rete di operatori specializzati nella riparazione e nel riciclo, darebbe nuovo ossigeno alla nostra economia anche nei piccoli territori; costituirebbe una risposta adeguata alla necessità di riduzione delle emissioni industriali e della produzione di rifiuti; limiterebbe l’importazione continua di beni da altre aree del mondo contribuendo al riequilibrio economico globale.

La Svezia sta decidendo di DIMEZZARE l’IVA (dal 25 al 12%) per chi lavora nei settori delle riparazioni (in particolare, abiti, scarpe, biciclette, elettrodomestici, ma anche altri beni di consumo). In più, all’utente che acquista beni frutto di riuso e rigenerazione, come ad esempio elettrodomestici, caldaie, condizionatori e altri ancora, ovvero provveda a farli riparare, verrà riconosciuto un credito d’imposta ad hoc da compensare con le imposte sui redditi.

Misure come queste renderebbero di fatto antieconomico disfarsi di oggetti vecchi, rotti e comunque riparabili o rigenerabili e nel contempo favorirebbe moltissimo il meccanismo virtuoso dell’economia circolare.

QUESTA PETIZIONE SERVE AD UNA COSA SEMPLICE MA IMPORTANTISSIMA: FACCIAMOLO ANCHE NOI. CHIEDIAMO CHE IL PARLAMENTO ED IL GOVERNO INTRODUCANO IN ITALIA UNA NORMATIVA COME QUELLA IN VIA DI APPROVAZIONE IN SVEZIA. E’ UN FATTO DI CIVILTA’, SOSTENIBILITA’, ECONOMIA E SVILUPPO.

Questa petizione sarà consegnata a:

Parlamento – Governo

stanziale
Scritto il 23 novembre 2016 at 06:26

Perdonatemi questo ennesimo articolo ma riguarda le varie forme di semi schiavitu’ nel lavoro introdotte dagli odiosi globalisti
http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2016/11/23/I-NUMERI-Lavoro-nero-il-problema-non-e-solo-l-Italia/734344/
che con il si al referendum si vorrebbero addirittura aumentare. Mentre invecce bisogna andare nella direzione opposta.

aorlansky60
Scritto il 23 novembre 2016 at 10:47

@ Stanziale

Purtroppo ci stanno togliendo tutto, Generali, unicredit, e varie altre, mentre continuiamo a dormire. In mezzo a questo casino geo politico come sempre non sappiamo cosa fare, Renzi furbescamente attacca a parole la germania ma poi nei fatti avalla tutto…

Non fraintendermi Stanziale per ciò che stò per dire (lo sai che ci accomuna lo stesso punto di vista su molti argomenti socio/economici)

ma anche renzi -come qualunque altro italiano al suo posto- può fare ormai molto poco per impedire la tonnara in casa nostra, per mancanza di risorse (altresì dette comunemente SOLDI);

il fatto è che l’Italia se la sono venduta e mangiata già da un pezzo – intendo le scelte scriteriate (o a volte indotte dalla politica italiana per eccessiva pressione fiscale esercitata da questa)
di molti ns imprenditori e industriali che hanno deciso di VENDERE a società estere,

permettendo ciò che i nostri occhi hanno occasione di vedere per quello che accade in italia senza freno ormai da anni.

ti faccio un esempio concreto :

nel 2011 quando LACTALIS lanciò opa su PARMALAT, Tremonti (allora Min.d.Finanze) cercò di coinvolgere in tutti i modi la finanza e l’economia italiana (andò a bussare perfino alla porta di un certo M.Ferrero ricevendo picche per risposta) per preservare la nazionalità di Parmalat, senza alcun successo; già allora i SOLDI latitavano, a differenza dei Francesi che disponevano di risorse più ingenti (per il caso in oggetto Lactalis venne sponsorizzata dalle 3 principali banche francesi che le assicurarono un tot di € 5 miliardi per “mangiarsi” Parmalat)

lo dico spesso, l’unica vera risorsa rimasta nel ns paese è IL RISPARMIO PRIVATO dei cittadini Italiani;
forse dovrei smettere di dirlo, caso mai potesse interessare a parti non disinteressate, possibilità da non escludere.

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