CASINO’ BANCHE CENTRALI!

Scritto il alle 11:45 da icebergfinanza

Dopo aver assistito per anni e mesi alle meraviglie del casinò americano e giapponese, assecondato recentemente dalla Bank of England, la Banca centrale europea preseduta da Mario Draghi ha distribuito le sue carte, oltre 500 miliardi di liquidità realmente aggiunta al mercato al netto di operazioni di rollaggio…

Ovviamente i tedeschi che respirano inflazione al posto dell’aria dalla nascita …

Susciterebbe quasi ilarità, se la raccomandazione non arrivasse dalla serissima Bafin, la Consob tedesca. Secondo quanto rivela l’International financing review (Ifr), il regolatore teutonico avrebbe chiesto alle banche del Paese di ripagare in anticipo i prestiti agevolati a tre anni concessi dalla Bce nelle due aste di fine dicembre e fine febbraio, oltre a continuare con le pulizie di bilancio e a ritornare sul mercato interbancario per rifinanziarsi. Jens Weidmann, il governatore della Banca centrale tedesca che di recente ha espresso qualche riserva sull’operato di Mario Draghi, ha dichiarato testualmente:  Il mestiere della Bce non è mantenere in vita istituti di credito insolventi , aggiungendo:  Le provviste di liquidità della Bce non possono rimpiazzare la responsabilità fiscale dei singoli Stati membri . LINKIESTA

Certo ha perfettamente ragione Weidmann solo che lo stesso discorso dovrebbe valere anche per gli Stati, soprattutto per la Germania che in questi ultimi anni ha mantenuto in vita nazionalizzandole ben sei banche tedeschi, si quelle degli idioti di Dusseldorf come gli chiamano gli americani che hanno comprato spazzatura subprime.

Da non perdere dopo che per mesi noi di Icebergfinanza abbiamo condiviso con voi la debolezza strutturale del sistema finanziario tedesco e il suo miracolo economico anche le SETTE BALLE SULLA GERMANIA

Nel suo blog sul FATTO QUOTIDIANO Marco Onado docente presso la Bocconi di
Milano ci racconta che …

Le Banche centrali si sono impadronite delle chiavi dei grandi paesi e ormai dominano un mondo politico che appare sempre più incapace di trovare risposte adeguate alla gravità della crisi. L’area dell’euro ne è l’esempio più chiaro. Se qualcuno si chiedeva come mai Mario Draghi aspirasse a una posizione così difficile come quella di presidente della Bce, ha trovato una risposta: nessuno ha tanto potere in Europa e tutti, a cominciare dalla Germania, gli devono molto.

Le quattro grandi banche centrali (la Federal Re-serve americana, la Bank of England, la Bank of Japan e la Bce) hanno inondato il mondo di liquidità. Il bilancio delle prime due (dunque la moneta che hanno stampato) è oggi più che triplo rispetto al momento in cui la crisi è cominciata (l’incremento è del 237 % per la Fed e del 264 per la Boe). Quello della Bce è molto minore (170 circa ora, comprendendo l’ultima operazione da 500 miliardi a febbraio); ma se si misura l’incremento rispetto al Pil dei vari Paesi, le distanze si avvicinano. Il bilancio delle principali banche centrali ha raggiunto dimensioni comprese fra il 20 e il 30 per cento del Pil, contro il 5-10 di prima della crisi. Se si considera che questo misura la dimensione del sostegno all’economia, ma anche del sussidio alle banche (il miliardo di euro a tre anni al tasso dell’ 1 per cento concesso dalla Bce negli ultimi mesi è solo l’ultima manifestazione) si capisce quanto siano mutati i rapporti di forza all’interno del mondo finanziario.

Le banche che sono accorse con il cappello in mano, non mancheranno di manifestare la loro riconoscenza nei confronti di un’istituzione che avevano accusato di essere meno severa della Bundesbank. Non c’è niente come un miliardo di euro per ammorbidire le critiche. Ci sono altri aspetti da considerare. Primo. Come ovvia conseguenza del credito che viene loro generosamente concesso, le banche perdono parte della loro autonomia, se non altro perché una quota crescente delle loro attività è dato in garanzia: si arriva al 33 per cento delle banche greche al 15 di quelle italiane e tedesche, passando per il 20 per cento della Spagna. E il fatto che queste garanzie siano sempre più concentrate nelle mani della Bce, aumenta ovviamente la loro dipendenza da Francoforte. Secondo. È possibile che la Bce non si fermi al trilione di euro già generosamente erogato. Circolano già autorevoli stime secondo cui si potrebbe andare anche più in là senza generare tensioni inflazionistiche (quindi nel rispetto del mandato che il Trattato europeo assegna alla Bce). Se si utilizzasse il mitico signoraggio (la tassa occulta che incassa chi stampa moneta) si potrebbero aggiungere almeno altri 2 trilioni di euro. Terzo. La Bce (meglio: il sistema europeo di Banche centrali) è di fatto divenuta lo strumento di finanziamento dei deficit con l’estero dei Paesi periferici.

 L’area dell’euro è infatti sostanzialmente in equilibrio nei confronti del resto del mondo in termini di esportazione e importazione di merci e servizi, ma è sempre più divisa fra paesi in deficit (Spagna, Italia, Portogallo e Grecia) e Paesi in surplus (la Germania).

Fino a due anni fa, il deficit dei primi era finanziato dalla seconda, cioè i tedeschi compravano i titoli pubblici e privati degli altri Paesi. Da quando l’Europa è nell’occhio del ciclone questo non accade più e dunque si è aperto l’inquietante interrogativo: chi finanzierà questo deficit? Se non si riuscisse a trovare una soluzione, i Paesi importatori netti sarebbero costretti a ridurre la loro domanda interna ancora più drasticamente di quanto già stiano facendo. E chi ha risolto il problema? Ma la Bce, si capisce. Il sistema dei pagamenti di Eurolandia è infatti costruito in modo da consentire alle banche dei Paesi in deficit di indebitarsi nei confronti di quelle dei paesi in surplus.

Nella scorsa estate, questa forma di finanziamento che non figura nei bilanci delle banche centrali aveva raggiunto i 400 miliardi di euro. E così le assurde polemiche sulle formiche tedesche costrette (ma da chi?) a finanziare le cavallette greche, si sono per incanto placate. Quarto. Con la ristrutturazione dei titoli greci posseduti da privati faticosamente raggiunta la scorsa settimana, oggi le istituzioni ufficiali, come il Fondo monetario, il fondo europeo e la Bce, detengono la stragrande maggioranza del debito pubblico greco. 

Ulteriori forme di ristrutturazione (sempre più inevitabili) saranno gestite direttamente e più facilmente a Washington, Bruxelles e Francoforte. In tutto questo la Bce dimostra di svolgere un ruolo di supplenza rispetto ad una politica troppo debole per prendere decisioni adeguate a una crisi sempre più grave e che rischia di avvitare il mondo intero in una tremenda spirale depressiva.

Negli Stati Uniti, il premio Nobel Joseph Stiglitz denuncia che con una distribuzione del reddito così squilibrata come quella attuale, ci vorranno almeno 13 anni per tornare al pieno impiego: figurarsi in Europa dove la ripresa è ancora più stentata.

Ma nell’agenda politica questi temi non entrano, se non sotto forma di mere dichiarazioni di principio: basta guardare alle campagne presidenziali di Stati Uniti e Francia, per capire che tutti si muovono allineati e coperti dietro una strategia basata solo sull’arma monetaria e che ha come unico corollario certo il salvataggio delle banche.

Il resto è solo speranza. E i banchieri centrali sono i veri signori della crisi.

Ho più volte sottolineato anche nel mio libro come Galbraith  con la sua sottile ironia, amava ricordare che  …laperniciosa inutilità della politica monetaria  e i rischi che derivano dal fare affidamento su di essa sono oggi una realtà.

Dell ‘inutilità delle banche centrali, della loro incapacità abbiamo già parlato ma anche Milton Friedman non scherzava in questo senso…

“We don’t need a Fed,” Milton Friedman says, twirling a letter opener as he speaks. “I have, for many years, been in favor of replacing the Fed with a computer,” he adds. Each year, it “would print out a specified number of paper dollars” to augment the money supply. “Same number, month after month, week after week, year after year.”

…Noi non abbiamo bisogno di una Fed, per molti anni sono stato a favore della sostituzione della Fed con un computer…

“The Fed has had very few periods of relatively good performance,” he continues. “For most of its history, it’s been a loose cannon on the deck, and not a source of stability.”

La Fed ha avuto molti pochi periodi di relativa buona performance…per la maggior parte della sua storia è stata una mina vagante sul ponte e non un fattore di stabilità.

E’ in corso il più imponente e pericoloso esperimento monetario della storia della finanza e dell’economia mondiale. Probabilmente si tratta dell’ultima scommessa quella che consiste nel continuare a cercare di spegnere con la liquidità i fuochi che qua e la da tempo  la debt deflation produce per inevitabile autocombustione.

Il fallimento di buona parte del sistema finanziario mondiale è solo rimandato nel tempo, la doppia lost decade giapponese lo insegna,  in attesa di una ripresa sostenibile che non verrà perchè nelle mappe empiriche del deleveraging sono impressi almeno otto anni necessari per assorbire questa orgia del debito, senza dimenticare che questa è la più imponente della storia.

Icebergfinanza ha trascorso gli ultimi anni ad evidenziare i pericoli sociali di questa demenziale politica monetaria, i pericoli di questa immensa illusione che non fa altro che continuare a stimolare un manipolo di psicopatici che quotidianamente sniffa cocaina e si spara testosterone per sopravvivere alla propria incompetenza.

La storia ha più volte dimostrato l’inutilità dei quantitative easing nell’arginare uno tsunami deflattivo, una debt deflation, un deleveraging generalizzato, ma si sa medici che hanno fallito la diagnosi ora stanno amministrando il fallimento suggerendo una cura miracolosa!

Dal punto di vista professionale invece, dispiace sottolineare che qualcuno non abbia compreso la portata dell’immissione di liquidità attuata dalla BCE dimenticando gli effetti per quanto perversi che ha prodotto in America, un’occasione persa sui nostri titoli di stato che difficilmente si ripresenterà nei prossimi mesi o anni nelle stesse dimensioni che hanno accompagnato i mesi scorsi.

Sorrido ad osservare la ressa per acquistare l’ennesimo titolo di stato agganciato all’inflazione ricordando a tutti che oggi è il momento dell’euforia e quindi di tornare sulla riva del fiume!

Ciò non toglie che ci aspettano tempi difficili e che un nuovo decennio perduto ci attende, visto il fallimento collettivo di politica e finanza che stanno semplicemente rimandando il momento della verità!

 

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