TRUMP: LA MANO DI DIO!

Scritto il alle 08:00 da icebergfinanza

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Non bastava la famigerata mano di dio, si quella che si crede mandata dal creatore per portare pace e prosperità nel mondo, “Siamo molto importanti.(…) Noi abbiamo uno scopo sociale…, ora abbiamo anche il più grande creatore di posti di lavoro mai apparso sulla terra.

“Sarò il più grande creatore di posti di lavoro che Dio abbia mai messo sulla terra“. Lo ha detto il presidente eletto, Donald Trump, nel corso della sua prima conferenza stampa (dopo 168 giorni), dalla vittoria delle presidenziali, ricordando di aver incontrato in questo periodo tanti importanti industriali che “se non avessi vinto le elezioni, sarebbero andati a investire altrove”. (Adkronos)

Dunque dopo aver fatto tornare in America tutte le industrie automobilistiche, ora sarà la volta di quelle farmaceutiche …“Voglio che le aziende farmaceutiche tornino negli Stati Uniti, abbiamo bisogno di maggiore competitività. Molte industrie torneranno indietro . Lo faranno anche le industrie farmaceutiche.”.

Per carità, non si può dire che Trump non abbia terrorizzato i manager dell’industria automobilistica, anche se loro dicono che erano atti dovuti e lo avrebbero fatto comunque, ma la storia è ancora lunga e tra il dire e il fare c’è di mezzo… la Russia!

In attesa della sua elezione Trump colleziona tante promesse da mezzo mondo, caro Donald, sai io ho fatto tanto e tanto farò per fare Grande l’America, abbiamo deciso di assumere tutti da Amazon a Fiat.

A proposito di Fiat sarebbe davvero affascinante se il Marpionne, si fosse messo in mente di fregare gli americani proprio quando le autorità americane prese in giro dalla Volkswagen hanno aumentato il livello di guardia, controllando perfino ogni singola “particella” di diesel che fuoriesce dalle dichiarazioni dei manager dell’industria automobilistica.

Se comunque tutto fosse confernato, è ora che questi manager spazzatura ritornino nell’anominato della loro spazzatura intellettuale.

Staremo a vedere, ma quello che sembra strano è che Trump non ha ancora minacciato le varie Volkwagen, Audi, Mercedes, BMW e altre cianfrusaglie simili, con l’imposizione futura di dazi selvaggi nei confronti dell’industria automobilistica tedesca, a meno che Trump non viaggi esclusivamente in Mercedes o che abbia qualche particolare interesse in Germania.

Ora se torneranno indietro tutti in America non c’è dubbio che ci sarà un’esplosione di nuova occupazione, ma è davvero fattibile il progetto di Trump, gli altri staranno a guardare, Cina compresa?

Il muro con il Messico è confermato e pure la promessa che lo pagherà lo stesso Messico in una maniera o nell’altra. Vedrete che glielo faremo pagare ha detto Trump.

Ieri uno spettacolo il mercato valutario, durante la prima conferenza stampa del nuovo presidente, che in realtà non ha detto nulla di nuovo!

Dunque la Russia non era coinvolta, ma poi dietro gli hacker c’è Putin, al quale piacere è una cosa positiva. Le informazioni diffuse dalla Cia e Fbi sulle sue attività in Russia e la possibilità di essere ricattato sono false, ho sempre avuto comportamenti ineccepibili e non c’è alcun accordo d’affari con Mosca.

In ogni caso, Vladimir Putin «non avrebbe dovuto» hackerare gli Usa e «credo che non lo farà più», ha affermato il presidente eletto rispondendo ad una domanda su Putin e gli hackeraggi russi. La Russia «rispetterà di più il nostro Paese» quando, tra pochi giorni, sarà lui a guidare l’America, ha aggiunto.(Sole24Ore)

Ovviamente non c’è alcun bisogno di diffondere la sua dichiarazione dei redditi e il business lo trasferirà ai figli, non c’è alcun conflitto di interesse possibile in vista, figurarsi poi con quelli che ha scelto per la sua amministrazione
…Potrei gestire i miei business da presidente, ma non voglio farlo…

Ci pensaranno gli altri a gestire il tutto…

TRUMP: UNITED STATES OF GOLDMAN SACHS!

Ma la Russia, quella no non si tocca o forse chissà! Tillerson uno che con la Russia andava d’amore e d’accordo, amico di Putin, si smarca da Trump: la Russia è un pericolo per gli Stati Uniti

 

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7 commenti Commenta
luigiza
Scritto il 13 gennaio 2017 at 08:53

>> ! Tillerson uno che con la Russia andava d’amore e d’accordo, amico di Putin, si smarca da Trump: la Russia è un pericolo per gli Stati Uniti

Andrea anche tu per favore aggiornati, non c’è solo il Segretario di Stato che si smarca cìé pure quello della Difesa gen. Mattis rispondendo al Chairman of the committee, Senator John McCain (R-Arizona), questioned Mattis on his opinion of how much threat Russia represents.

“The world order is “under biggest attacks since WW2, from Russia, terrorist groups, and China’s actions in the South China Sea,” Mattis told McCain, agreeing with the bellicose senator that Russia is trying to break up NATO.”
https://www.rt.com/usa/373457-mattis-pentagon-senate-confirmation/

Trump ha capitolato, i neo-con hanno vinto, la 3.a Guerra mondiale si farà.

bimbogigi
Scritto il 13 gennaio 2017 at 09:36

Andrea, per cortesia, mi potresti dare l’indirizzo di posta elettronica corretto per inviarti una email? Su icebergfinanza@yahoo.com il server mi dice che è impossibile recapitare il messaggio. Grazie. P.S. Scusate l’off topic

bimbogigi
Scritto il 13 gennaio 2017 at 09:37

bimbogigi@finanza,

Intendevo .it

stanziale
Scritto il 13 gennaio 2017 at 22:40

luigiza@finanza,

Io penso la terza guerra mondiale ci potrebbe essere solo se riescono a far fuori Putin, ci hanno provato ma per ora non ci sono riusciti. Per il resto, gli Usa negli ultimi 20 anni hanno accumulato un gap di ritardo in tecnologia, secondo me, di 30 anni con i russi. Del resto si e’ visto in siria. Hanno missili che gli Usa si sognano. l’f-16 di 40 anni fa e’ meglio del f-35 e f-22 ha anch’esso problemi , peraltro prodotto in pochi esemplari. Gli aerei usa, non riuscirebbero a reggere neanche con quelli cinesi, perche’ troppo inferiori in numero. Puoi leggere in merito qualunque relazione di rivista di difesa, come analisi difesa, o altre. Quindi perderebbero la guerra, probabilmente, nel mar cinese meridionale. Il complesso militare americano e’ oggi un baraccone clientelare burocratico che deve essere riorganizzato, sfoltito, se vogliono tornare a primeggiare in qualita’ e non solo in quantita’-basi nato o portaerei-che servono a poco. Comunque se ammazzano Trump sara’ la fine degli Usa, si sfalderebbero; quello che lui riuscira’ a fare, puo’ essere incerto, ma sicuramente dovra’ avere prima il tempo e la possibilita’ di insediare i suoi uomini, ed ancora il pres. e’ Obama. Poi, e’ chiaro che la geopolitica impone che la Russia sia sempre un contendente, per qualunque presidente Usa. Ma c’e’ modo e modo, naturalmente.

ilcuculo
Scritto il 14 gennaio 2017 at 07:26

stanziale@finanza,

Senza contare che non ci sono più nemmeno le mezza stagioni….

O tempora o mores….

Tiziano
Scritto il 14 gennaio 2017 at 19:11

Credo che per capire il perché dell’elezione di Trump vada esaminata con attenzione la situazione economico-sociale degli otto anni di governo di Obama, peraltro perfettamente fotografata nel tempo negli articoli di Icebergfinanza.
In sintesi comunque, l’era post-Bush, nonostante le roboanti promesse di un futuro degli USA più sociale (sanità pubblica, assistenza ai senza lavoro ecc.) e di sicura crescita (le promesse non costano nulla e portano molto sostegno popolare…), la realtà si è rivelata come il solito lento declino sia sociale che economico (sembra quasi di parlare dell’Italia, è proprio vero che “tutto il mondo è paese”).
Alle elezioni dunque (quella minoritaria parte degli americani che votano, ovviamente) è andata un’america certamente delusa che si è trovata a decidere tra i soliti due personaggi praticamente impresentabili, la Clinton “bruciata” da una vita passata nei posti politici di potere che prometteva, con la faccia di bronzo, di garantire agli americani l’esatto contrario di quello che aveva sempre perseguito nella sua vita; il mero profitto. All’altro angolo invece una “new entry” un imprenditore pieno di ombre, tracotante (ma all’americano medio piace la tracotanza, John Wayne insegna!), e che promette di raddrizzare la barca con metodi meno “democratici” della “suorina” Clinton ma certamente molto nazional popolari. Era facile dunque capire che la nazione piegata da disoccupazione e crisi ci avrebbe provato col nuovo arrivato.
Come poi andrà realmente a finire aspetto di leggerlo su questo blog…..

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