DECRETO IMU BANKITALIA E L’ORO D’ITALIA.

Scritto il alle 09:54 da icebergfinanza

Dopo aver messo qualche puntino sulle i …DECRETO IMU BANKITALIA! MANUALE PER I POLLI DI TRILUSSA! …a proposito del decreto IMU BANKITALIA è forse  il momento di andare ad esplorare cosa potrebbe accadere alle riserve d’oro del Paese, ( 3°riserva mondiale escludendo il FondoMonetarioInternazionale ) ma soprattutto, dare un’occhiata alla “confusione”, si proviamo a far finta di chiamarla “confusione” che impera in rete a proposito della Banca d’Italia e nello specifico appunto sul decreto IMU BANKITALIA.

Una precisazione, al sottoscritto non importa nulla se la “confusione” che alcuni chiamano disinformazione  è di destra, sinistra o centro, il nostro moto è ” la verità è figlia del tempo” e noi abbiamo la cattiva abitudine per gli altri, di andare a cercare i peli in mezzo all’uovo, che spesso e volentieri ritorna al suo luogo di origine, ovvero ai polli.

Approfitto dell’occasione per comunicare a tutti i lettori che da oggi Icebergfinanza sarà sulla community di GOOGLE + oltre che su Facebook, Twitter e Linkedin. Vi aspetto come sempre numerosi.

Partiamo da qui dal sito del Partito Democratico che si è addirittura preso  il lusso di fare le domande e di rispondersi… Domande e risposte sul decreto Imu-Bankitalia

Partiamo subito malissimo! Per non sbagliarci abbiamo subito messo al sicuro l’originale.

Chi possiede Banca d’Italia? La Banca d’Italia non è mai stata statale, ma proprietà degli istituti bancari e assicurativi.

Risposta errata!

Peccato che la verità si trovi sul sito della Banca d’Italia che dice testualmente …

Nel 1926 la posizione sostanzialmente pubblica dell’Istituto ebbe un importante riconoscimento: la Banca d’Italia divenne l’unico istituto autorizzato all’emissione di banconote e le furono affidati poteri di vigilanza sulle altre banche, successivamente ampliati e potenziati dalla legge bancaria del 1936. Quest’ultima riconobbe inoltre formalmente la Banca come istituto di diritto pubblico e avrebbe costituito la norma fondamentale del sistema bancario italiano fino al 1993, quando è stato promulgato il vigente Testo Unico in materia bancaria e creditizia.

Ad oggi secondo l’ultimo statuto rivisto in fretta e furia nel mese di dicembre 2013 Banca d’ItaliaStatuto  l’articolo 1 ribadisce che ”  La Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico.”

Peaccato che in realtà come ho scritto nel mio libro oggi invece …

Eppure, così recitava la legge numero 262 del 28 dicembre 2005:  «Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari»: «Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici».
Scaduto il termine, il 28 dicembre 2008, la legge non è mai stata applicata!

Ovviamente la risposta non si è fatta attendere e visto che chi risponde alle domande è anche chi se le fa il MEF ha ribadito che…

La legge n. 262 del 2005 prefigurava il trasferimento della proprietà del capitale della Banca alloStato. L’applicazione della legge avrebbe reso necessaria una radicale riforma dell’ordinamentodell’Istituto per tutelarne l’indipendenza.   miti e realtà  MEF

Atu capio … un problema di indipendenza, quindi la natura privatistica è quella che meglio preserva l’indipendenza di una banca centrale, salvo che quando è il momento di decidere se salvare l’economia reale o le banche, le banche o risparmiatori, si salvano prima le banche!

Ma qui arriva la chicca del secolo sempre secondo il MEF …

Peraltro l’attuazione della legge del 2005 avrebbe comportato un onere per lo Stato, che avrebbe dovuto acquistare tutte le quote detenute dalle banche a prezzi attualizzati e corrispondenti al nuovo valore di 7,5 miliardi di euro.

E chi l’ha detto che bisogna rivalutare, bastava trasferire il tutto alla modica cifra di 156.000 euro!

Ma quanti polli devo ancora essere fatti allo spiedo in questo Paese, prima che tante belle addormentate si sveglino?

Ovviamente come non c’è nessuna deflazione in Europa, non c’è alcun pericolo per quanto riguarda eventuali future innocenti incomprensioni sul nuovo statuto, vero Saccomanni?

Ma andiamo avanti con le domande e risposte dell’ufficio stampa PD e vediamone un’altra …

Cosa succede con la riforma?

Nessuno potrà possedere più del 3 per cento delle azioni di Banca d’Italia (prima il limite era al 5% ndr). Gli azionisti che oggi ne possiedono di più dovranno vendere. Potranno comprare, oltre a banche e assicurazioni, anche le Fondazioni ex bancarie e i fondi pensione, con la limitazione che deve trattarsi di società aventi sede legale in Italia.

Si sono forse dimenticati qualcuno nell’ufficio stampa del PD?

Certo perchè la BCE e non la SPECTRE come abbiamo visto la scorsa settimana nel suo  …Parere relativo all’aumento di capitale della Banca d’Italia – Europa

…Come già precisato, il decreto legge contempla, altresì, previsioni che autorizzano Banca d’Italia ad avviare, su base temporanea, operazioni di acquisto delle proprie quote presso azionisti che detengano partecipazioni superiori al 5% del capitale della Banca d’Italia. La BCE prende atto che la possibilità, per Banca d’Italia, di effettuare tali operazioni, può comportare un trasferimento di risorse finanziarie agli azionisti. Le modalità di tali operazioni non sono definite nel decreto legge, tuttavia esse, per quanto di carattere temporaneo, dovranno essere conformi a tutte le pertinenti normative dell’Unione.

Perchè dimenticarsi proprio della Banca d’Italia stessa e della possibilità che il decreto contempla di avviare operazioni di riacquisto delle proprie quote, proprio dalle banche che verseranno il leggendario miliardo di euro che servirà per evitare l’IMU? Mistero!

La risposta l’ho trovata in fondo in fondo, dove magari nessuno ci arriva a leggere esausto, si lo so a pensare male si fa peccato ma…

Cosa succede nella fase transitoria?

Per tre anni gli attuali proprietari delle azioni potranno venderle alla stessa Banca d’Italia. Nulla da eccepire sulla possibilità che la Banca d’Italia eserciti un’accorta regia nella riallocazione delle sue stesse azioni. Ma così la Banca si prende qualche rischio – se dovesse, ad esempio, acquistare a un prezzo superiore a quello di vendita. Il rischio è di tipo patrimoniale per la banca, ma anche di tipo politico per il paese, poiché se la Banca dovesse acquistare i suoi titoli dagli attuali proprietari a un prezzo “troppo alto”, si potrebbe configurare un aiuto di Stato vietato dalle regole europee. I paletti contenuti nella legge, nel parere della BCE e in alcuni ordini del giorno accolti dal Governo in aula dovrebbero ridurre questi rischi.

Dovrebbero, vedremo chissà!

In conclusione ammettono che il Partito Democratico ha criticato numerosi aspetti del decreto, sia nel metodo sia nel merito. E quindi perchè l’hanno votato, senza fiatare? Perchè Renzi ha definito una “porcata” la questione slot machine e neanche una sola parola sul decreto IMU BANKITALIA, c’è forse qualche banca amica da salvare?

E il centrodestra? A si il centro destra aveva da trovare un miliarduccio qualunque pur di non fare brutta figura con l’IMU dopo aver fatto perdere tempo ed energie al Paese, per una insulsa battaglia ideologica.

In fondo è finita anche questa volta come per il “fiscal compact” sai lo spread che fine faceva se non si trovava il miliarduccio. Non voglio perdermi per tutto l’oro di Bankitalia il momento nel quale questi speculatori politici dovranno fare i conti con il  fiscal compact da loro votato ad occhi chiusi

Tralasciamo alcune domande e risposte perchè le rivedremo in un’altra occasione e andiamo direttamente alla questione ORO BANKITALIA.

Perché le riserve della Banca d’Italia sono così alte?

Innanzitutto, sia chiaro che l’operazione in corso non concerne le riserve in oro (100 miliardi), né quelle speciali (circa 8 miliardi) ma solo quelle ordinarie e straordinarie (circa 15 miliardi). In effetti, l’ammontare complessivo delle riserve della Banca d’Italia è il terzo al mondo, dopo Stati Uniti e Germania e il secondo in Europa. Storicamente, derivano da un atteggiamento prudenziale dell’Italia – esistente da sempre, ben prima che fossero fissate le regole dell’Unione Economica e Monetaria. In passato, la motivazione era di avere sufficienti munizioni per difendere il cambio della lira. Dopo la crescita del debito pubblico italiano durante gli anni ’80 del passato secolo, le riserve sono diventate l’ultimo baluardo di garanzia sulla sostenibilità del debito.

L’anomalia se cosi la vogliamo chiamare è che la Banca d’Italia ha un eccesso di riserve che non si verifica in nessun altro Paese europeo. sembra che le banche centrali francesi e tedesche abbiano distribuito risorse allo stato negli anni dell’euro pari rispettivamente a oltre 5,6 e 12 volte quelle distribuite dalla Banca d’talia.

Tornando alle domande e risposte…

Le riserve della Banca d’Italia potrebbero essere usate per altri scopi, ad esempio per finanziare investimenti pubblici o altre forme di spesa pubblica?

No, assolutamente no. Non si tratta di un “tesoretto” a cui liberamente attingere, ma appunto di un attivo che garantisce l’intero paese all’interno dell’Unione Economica e Monetaria. In passato, anche Romano Prodi tentò di strappare un margine di flessibilità per smobilizzare una quota delle riserve e utilizzarla per politiche di sviluppo, ma non riuscì a ottenere l’assenso delle autorità europee. Oggi, dopo la crisi finanziaria e con l’Italia soggetta alla crisi del suo debito pubblico, è impensabile anche solo ipotizzarlo. In realtà, le riserve non vengono spese neppure con l’operazione effettuata dal decreto 133, perché esse cambiano semplicemente collocazione all’interno dello stato patrimoniale della Banca d’Italia, spostando 7,5 miliardi da riserve a capitale sociale. Abbiamo però ottenuto il massimo possibile nelle condizioni date: utilizzarle come volano per il rafforzamento del patrimonio del sistema finanziario (bancario e assicurativo) italiano, con effetti indirettamente positivi sulla crescita tramite riduzione delle restrizioni sul credito.

Solo in passato il buon Romano cercò di strappare un margine di flessibilità o anche recentemente per ridurre direttamente il debito pubblico?

Nel 2007 Romano Prodi, presidente del consiglio, e Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’economia, accennarono alla possibilità di ricorrere alle riserve auree per ridurre il debito pubblico. Il loro intendimento non fu formulato in un progetto perché la reazione fu dura, anche da parte della opposizione politica, e l’ipotesi fu accantonata. Nel 2009 fu però la volta del Ministro dell’economia Giulio Tremonti che, con il decreto legge n.78 del luglio 2009, tentò di assoggettare ad un’imposta di rivalutazione, per 300 milioni di euro, le riserve auree della Banca d’Italia. Tentativi italiani di mobilitare l’oro presso Bankitalia – Il Sole 24 ORE

Non è che ci ha riprovato recentemente insieme a Quadro Curzio forse? Il programma «Bankoro» e gli «EuroUnionBond» – Il Sole 24 ORE

Che bello, pericolo scampato dirà qualcuno, abbiamo solo spostato  7,5 miliardi da riserve a capitale sociale e come dice l’ufficio stampa del PD con effetti indirettamente positivi sulla crescita tramite riduzione delle restrizioni sul credito.

Ma con tutta sta gente che si ingegna su come usare l’oro degli italiani non è forse meglio specificare cosa si può fare o non fare con l’unica garanzia reale che ancora ci resta?

Mica è finita qui con la questione oro, tra un poco ci ritorneremo su.

Magari se invece di sognare una riduzione della restrizione del credito in piena depressione economica per qualche miglioramento virtuale dei coefficienti di patrimonializzazione qualcuno del Partito Democratico si preoccupasse di quello che sta accadendo ancora oggi sul versante delle piccole e medie imprese sarebbe meglio.

Tajani: procedura contro Italia per mancati pagamenti PA

Lo aveva detto e lo farà. Nonostante anni di ammonimenti e di avvisi, l’Italia continua a non mettere in pratica le regole sui pagamenti della Pubblica amministrazione, e dunque il commissario europeo all’Industria Antonio Tajani, competente per questo pacchetto,  lunedì aprirà una procedura di infrazione. Tajani parlando a Roma dopo un incontro con la Confartigianato, ha sottolineato che “l’Italia è lo Stato europeo con i ritardi maggiori dei pagamenti. Ho avvisato il governo diverse volte, ma è mio dovere anche far applicare i trattati”, dunque “lunedì avvierò le pratiche per la procedura di infrazione all’Italia”, ha annunciato Tajani, aggiungendo che “vista la gravità della situazione faremo una procedura accelerata”. Dall’apertura il governo “avrà 5 settimane di tempo, rispetto alle normali 10, per rispondere. Se la risposta non sarà soddisfacente dopo 2 mesi partirà la lettera di messa in mora”.  La sanzione potrà essere pesantissima, “si tratta di centinaia di migliaia di euro al giorno – ha detto Tajani -. Parliamo, solo per la mora, di una cifra pari a un anno di Imu, 3-4 miliardi”.

Che figata, ancora tre o quattro mesi e poi altri sei mesi, mica vorrai far partire la lettera di messa in mora mentre c’è il semestre europeo italiano vero, giusto in tempo per lasciare morire in santa pace altre PMI In Italia chiudono due imprese ogni ora. In cinque anni perse 60mila

In fondo non gliene frega niente a nessuno, visto che in Italia lavorano tutti nello Stato come raccontano i contaballe di Chicago.

Ignorate anche questa come molti di Voi hanno fatto in questo lungo e drammatico anno Petizione | FATE PRESTO! SALVIAMO LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA  in fondo ci penserà Draghi a salvare le piccole e medie… banche.

Lui l’aveva detto chiaro nell’estate del 2010, si del 2010 quasi quattro anni fa  esortando le banche a essere più vicine, nell’erogazione di credito, alle piccole e medie imprese che stavano uscendo dalla crisi, si stavano uscendo dalla crisi nel 2010, poi nel 2011, nel 2012 e anche nel 2013 aspettando il 2014. Crisi, Draghi: «Le banche sostengano di più le piccole e medie

Il problema è che mentre hanno fatto il necessario e credetemi sarà abbastanza dicono loro per salvare l’euro, per i provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese ci stanno pensando su da due anni, mica hanno fretta loro… “Di conseguenza, “se e quando” la Bce Farà “un altro Ltro”, ha sottolineato il presidente della Bce, questo “dovrà essere disegnato per aumentare le probabilità che questo denaro arrivi davvero all’economia reale”.

In fin dei conti sono in difficoltà sia perché non hanno credito, sia perché non stanno chiedendo credito, visto che la domanda è debole e la disoccupazione è inaccettabilmente alta” dice il buon Draghi e quindi chissenefrega.

Ricordate i bei tempi dell’inizio anni novanta quando i tedeschi scendevano in massa per comprarsi la villetta sul lago di Garda?  Bene ora hanno nuove possibilità All’asta immobili per 15 milioni di euro  e ancora dal Quadriportico di piazza Vittoria alle ville sul lago di Garda  C’è un tesoro all’asta. Forse non sono ancora arrivati, ma arriveranno eccome se arriveranno  o meglio sono già arrivati si prendono le nostre piccole e medie imprese e se le portano in Germania. Mittelstand businesses snap up distressed Italian rivals

In fondo non hanno più soldini neanche loro a forza di assumere a 400 euro al mese e dopo il collasso dei consumi a dicembre ( clamoroso crollo dei consumi in dicembre 2013 )si a dicembre il mese principe per i consumi e Il vento della deflazione inizia a soffiare pure in Germania

Ma come Draghi, Weidmann e Saccomanni ci hanno urlato che non è possibile, è forse per questo che venerdi pomeriggio all’improvviso… il Wsj ha ripreso indiscrezioni secondo cui la Bundesbank sarebbe favorevole a interrompere la sterilizzazione del portafoglio di bonds governativi in mano alla Bce. Breve nota: quando la Bce varò nel 2010 il Securities Market Program, mediante il quale fini con l’acquistare oltre 200 miliardi di bonds greci, portoghesi irlandesi e poi italiani e spagnoli, la condizione imposta dai tedeschi per acconsentire, fu che questi acquisti venissero ‘sterilizzati’ mediante il drenaggio tramite reverse repo settimanali delle quantità di liquidità usate per effettuare gli acquisti”. “Attualmente – ricorda Sersale – il portafoglio residuo ammonta a poco più di 170 miliardi. L’effetto diretto della sospensione sarebbe quindi di aumentare la liquidità in eccesso nel sistema di un ammontare analogo. Una sorta di mini-Ltro, che potrebbe riportare i tassi monetari in linea con il repo Bce”.Crescono timori deflazione in Europa

Mi raccomando sostenete il divieto di accesso delle grandi navi a Venezia o spedite Borghezio fuori dal parlamento europeo, tutte scelte legittime ci mancherebbe ma continuate a fregarvene delle nostre piccole e medie imprese, in fondo sai che libidine segare il ramo sul quale il paese vive…Petizione | FATE PRESTO! SALVIAMO LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA 

Ma torniamo a noi e alla “confusione” che regna sul decreto IMU BANKITALIA e quindi all’ORO BANKITALIA. Tralasciate per un attimo tutti i gomblotti e le fesserie che qua e la si leggono in giro, sull’oro sparito, sulla sua destinazione, sulla consistenza reale e via dicendo, quello che è importante è che si faccia chiarezza sulla titolarietà delle riserve auree,  sul loro utilizzo  e in caso di rischio estremo per il Paese chi ha diritto di deciderne l’utilizzo se un gruppo ristretto di eletti o l’intero popolo italiano.

Patrimonio indivisibile o basta che la Bundesbank  suggerisca al tecnocrate di turno al governo, di vendere un pò di oro per risanare il debito pubblico?

Si è preferito …preservare la natura privatistica dell’assetto attuale, che continuerà a garantire cosa in caso di estrema necessità?

Un’ultima domanda! Ma quanto vale questo benedetto oro, ora che ha perso oltre il  30 % dai massimi?

Nella notte ho fatto uno strano sogno. Immaginavo che il giornale La Stampa controllato dalla Itedi – Italiana Edizione spa, a sua volta completamente controllata dalla Fiat scriveva questo articolo Il vero scandalo di Bankitalia

Ve lo lascio leggere tranquillamente è un punto di vista che cerca di andare incontro al governo e alle banche a me interessa evidenziare due aspettim scritti da…Baroni.

a) Anche il buy back è finito nell’occhio del ciclone, ma buy back per buy back andiamo a vedere quello deciso dell’Eni: si obbliga l’ente a ricomprarsi il proprio capitale, per una cifra considerevole, per poi consentire al Tesoro di dismettere una quota importante: il Tesoro si libera di azioni che, solo per stare agli ultimi dati nel 2012 ha reso il 7,2% per annullare una quota equivalente di debito che è costato in media il 4%. Su questo buy back però non ho sentito molte proteste. 

Per forza baroni, ci ha pensato Bisin ha tranquillizzare mezza Italia  IL SOLITO BISIN NELL’ACQUA…FATE PRESTO   ha fatto bene il governo sai perchè ALTO DIVIDENDO = ALTO RISCHIO che serviva protestare se il governo ha fatto bene secondo il mitico professore che insegna in una mitica iuniversiti amerikana!

b) ...Qualcuno dice, anche la Bce era contraria. Tacendo che le obiezioni erano soprattutto venute dai tedeschi, che notoriamente hanno un sistema bancario più fragile del nostro, e che mostravano una certa insofferenza per il fatto che in questo modo le rivali italiane beneficiassero di una inattesa ripatrimonializzazione. Ma questi son problemi loro, tanto più che i nuovi valori non andranno a incidere sul nuovo round di stress test previsto nei prossimi mesi.

Mi scusi Baroni, ma dove eravate Voi giornalisti italiani quando i tedeschi nascondevano la reale situazione delle loro banche, utilizzando i soldini dei fondi di salvataggio europei per ricapitalizzare le proprie banche, urlando ai quattro venti che l’Italia rischiava di fallire per richiamare capitali “mediterranei” in Germania e farsi comprare Bund a rendimento negativo? Vi svegliate solo ora forse?

Io invece mi sono svegliato dal mio sogno, dove eravamo rimasti a si,  il giornale La Stampa controllato dall’editrice Itedi – Italiana Edizione spa, a sua volta completamente controllata dalla Fiat che a sua volta rastrella i diritti Rcs. Sale al 20% Le mani degli Agnelli sul Corriere della Sera  e come per miracolo mentre continua il credit crunchLe banche trovano soldi per Rcs, ma non per le Pmi 

Dunque riassumendo, La Stampa scrive un articolo nel quale si dice che in fondo non è stato fatto chissà quale regalo alle banche, un giornale controllato da un editore che a sua volta è controllato da un’azienda automobilistica che si compra un pezzettino del Corriere della Sera con i soldi delle banche che non hanno ricevuto alcun regalo.

Si, forse è meglio che torni a dormire,  i sogni proprio non li capisco. Buona Consapevolezza a tutti!

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36 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 11:17

La fine dell’Italia del ceto medio. La piccola borghesia si sente povera

Mappe. Così la crisi ha fatto inceppare l’ascensore sociale

di ILVO DIAMANTI

È finita un’era, in Italia. Ha segnato la società e l’economia e, quindi, anche la politica. È l’era dei ceti medi, che ha marcato la crescita del Paese, dopo gli anni Ottanta. Quando lo sviluppo economico ha cambiato geografia e localizzazione produttiva.

Dalle grandi fabbriche delle metropoli del Nord si è spostato nelle piccole aziende del Nordest – e dell’Italia centrale. Giuseppe De Rita, con il suo linguaggio immaginifico, negli anni Novanta, aveva definito questa tendenza: “cetomedizzazione”. Un processo antropologico, oltre (e più) che socioeconomico. Si spiega attraverso “l’innalzamento di coloro i quali erano alla base della piramide e lo scivolamento di una parte della vecchia elite”. In altri termini, a partire dagli anni Ottanta, si è assistito al declino della borghesia urbana e industriale, peraltro, in Italia, tradizionalmente debole. E al parallelo affermarsi di una piccola borghesia, diffusa nel mondo delle piccole imprese e del lavoro autonomo. Distante e ostile rispetto allo Stato e alla politica. Educata ai valori della competizione individuale e, meglio ancora, dell’individualismo possessivo, per citare Macpherson. Questa realtà socio-economica si è trovata, a lungo, sprovvista di rappresentanza. Non gliela potevano, certamente, dare i partiti di massa della Prima Repubblica, DC e PCI. Integrati nello Stato e nel sistema pubblico. Nelle reti comunitarie del territorio. Nel sistema assistenziale.

I GRAFICI

La “cetomedizzazione” ha, invece, trovato risposta dapprima nella Lega Nord. Nata e cresciuta, appunto, lungo la linea pedemontana, dove, fin dagli anni Ottanta, si è affermato lo sviluppo di piccola impresa. Sul solco della Lega e nel vuoto di rappresentanza lasciato dai partiti della Prima Repubblica si è proiettato, Silvio Berlusconi. Che ha offerto ai ceti-medi: volto, linguaggio. Identità. Berlusconi: l’Imprenditore in politica. Che fa politica. Al posto dei politici di professione. Contro di loro. Trasforma la politica in marketing. Il partito in impresa. La propria impresa in partito. Berlusconi: ha dato rappresentanza alla neo-borghesia, con basi e radici nel Lombardo-Veneto. Condividendo la “missione” della Lega. Anche se, alla fine, ha garantito soprattutto se stesso e i propri interessi. Berlusconi: ha trasformato il ceto medio nella “società media”, il “pubblico” con cui comunicare e a cui fornire identità attraverso i media. Mentre gran parte degli italiani confluiva nell’ampio e indistinto bacino dei “ceti medi”. Ancora nel 2006 quasi il 60% della popolazione (indagine Demos-Coop) si auto-collocava tra i ceti medi. Il 28% nelle classi popolari (i ceti medio-bassi). Il 12% nelle classi più elevate. L’Italia media aveva radici profonde impiantate nel Nord e basi solide tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti (questi ultimi, però, posizionati più in alto). Anche il 60% degli operai, allora, si sentiva “ceto medio”.

Poi è arrivata la crisi. Economica e politica. Ha scosso, con violenza, le basi del ceto medio. Ne ha indebolito la condizione e, al tempo stesso, il sentimento, l’auto-considerazione. Ne ha accentuato il senso di vulnerabilità. Lo stesso, d’altronde, è avvenuto altrove. Anche negli USA, come mostrano le indagini di PEW Research Center, la quota di coloro che si identificano fra i ceti medi dal 53% nel 2008 cala al 44% nel 2014. Poco più di quanti si (auto) posizionano nei ceti più bassi: 40%. Quasi il doppio rispetto al 2008. Anche e forse soprattutto per questo motivo Obama ha promosso il suo piano di incentivi all’occupazione e all’economia. Tra cui l’innalzamento delle retribuzioni minime di alcune categorie di dipendenti federali. Per alimentare i consumi, ma anche per contrastare il senso di deprivazione relativa che spinge verso il basso le aspettative di mobilità sociale.

In Italia, però, questo processo è avvenuto in modo molto più rapido e sostanziale. L’ascensore sociale, in pochi anni, si è inceppato. E oggi la maggioranza assoluta degli italiani ritiene di essere discesa ai piani più bassi della gerarchia sociale (Sondaggio Demos-Fond. Unipolis). Coloro che si sentono “ceti medi” sono, infatti, una minoranza, per quanto ampia. Poco più del 40%. Così, l’Italia non è più cetomedizzata. È un Paese dove le distanze sociali appaiono in rapida crescita. Tanto che l’85% della popolazione (sondaggio Demos-Fond. Unipolis) oggi ritiene che “le differenze fra chi ha poco e molto siano aumentate”.

Non è un caso che questa dinamica abbia coinvolto, in modo particolarmente intenso, le basi e il terreno originario della neoborghesia. I lavoratori autonomi: meno del 40% di essi si considera “ceto medio”. Oltre il 50%, invece, si percepisce di classe medio-bassa. La stesse misure si osservano nel Nord. La cui distanza sociale, rispetto al Mezzogiorno, sotto questo profilo, appare molto ridotta. Anzi, il peso di coloro che si auto-posizionano in fondo alla scala sociale, nel Nordest (55%) – “patria” della neo-borghesia autonoma – è superiore rispetto al Sud (53%). Gli operai, infine, sono tornati al loro posto. In fondo alla scala sociale (63%).

È il declino dell’Italia media e cetomedizzata. Segna il brusco risveglio dal “sogno italiano” interpretato dal berlusconismo. Poter diventare tutti padroni (almeno, di se stessi). Ciascuno nel proprio piccolo (o nel proprio grande). Mentre le questioni territoriali sembrano svanire. E si sente parlare sempre meno della Questione Settentrionale, ma anche di quella Meridionale. Così, per la prima volta nella storia della Repubblica, si afferma una forza politica, i cui consensi sono distribuiti in modo omogeneo in tutto il territorio italiano. Alimentati e unificati dalla sfiducia verso lo Stato e verso la politica. E dalla delusione sociale. Non è un caso che, tra le principali forze politiche, il M5s sia quella dove si osserva la maggiore quota di elettori che si identificano con i ceti più bassi (quasi il 60%) e, per contro, la minore quota di chi si sente ceto medio (39%).

Il declino del ceto medio lascia un Paese senza sogni, incapace di sognare. Dove le distanze sociali hanno ripreso a crescere, mentre il territorio affonda nelle nebbie. Soprattutto il Nordest, capitale della neoborghesia autonoma.
Il declino del ceto medio, in Italia, definisce – e impone – una questione “nazionale” che nessuna riforma elettorale potrà risolvere.

d
Scritto il 3 febbraio 2014 at 11:53

Grazie Andrea della nitida precisione.
Finalmente un poco di chiarezza in mezzo a tante chiacchiere scomposte.
Tra l’altro è molto importante aver specificato gli antecedenti dell’attuale situazione per spiegare e far comprendere meglio la reale situazione.
Una domanda si impone: quando, alla fine del percorso deflazionario, una volta che sarà giocoforza liberare nel mercato quello che giace nelle stive delle banche centrali, sarà stato probabilmente aggiunto uno 0 alla quotazione di quello che ha in pancia la Banca d’Italia, scommettiamo che non sarà più patrimonio degli Italiani?

dorf001
Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:04

la nostra banca d’italia e il suo oro. che cosa vogliono fare? eehhh il pd è furbo, come un gatto di piombo. ecco sotto.

“Per evitare che l’Italia torni alla sovranità monetaria anche in caso di uscita dall’euro”

Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all’INPS. Autore di Chi ha tradito l’economia italiana? [www.amazon.it] e Prendi i tuoi soldi e… scappa? La fine della globalizzazione. [www.amazon.it]

– Ancora in discussione in Aula in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936. Il capitale – se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera – passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l’anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell’ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?

La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.

Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell’Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l’unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d’Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l’euro.

Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo [www.repubblica.it] ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d’interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.

– Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell’immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?

Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall’euro? Questo decreto sulla Banca d’Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall’euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l’obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.

– Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?

Lo è sicuramente quello dell’Inghilterra, dell’Australia o degli Stati Uniti d’America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d’Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.

– Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l’opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?

Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l’accusano di muoversi solo su questioni secondarie. Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese.

Alessandro Bianchi
Fonte: http://www.lantidiplomatico.it

DORF

Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:11

Andrea, sarò provocatorio nei tuoi confronti:
Hai citato per le loro mancanze e menzogne, quelli di cui non ti importa nulla, e va bene.
Ma se c’è da spendere una parola in positivo per l’unica parte buona di quelli sopra,
vedo che non ce n’è la minima volontà!
OSS

Di Alessandro Di Battista
I media di regime (soprattutto quelli vicini al Condannato) vogliono far credere all’opinione pubblica che il M5S voglia far pagare ai cittadini la II rata dell’IMU. Falso! Noi stiamo “battagliando” per far decadere un decreto che, se da un lato stanzia 2 miliardi di euro (li prende da acconti, sono soldi che comunque prima o poi ripagheremo) per l’IMU da un altro REGALA 7,5 miliardi di euro, soldi nostri, alle banche private tramite una losca operazione di rivalutazione delle azioni di Banca d’Italia che appartengono ai soliti istituti (Unicredit, Intesa San Paolo, Generali, BNL, MPS). Con quei 7,5 miliardi non faremmo pagare ai cittadini l’IMU, la TASI, lo IUC! Vi spiego il meccanismo. Grazie a questo decreto il capitale di Banca d’Italia passera da 158.000 euro a 7,5 miliardi ma, come detto, non saranno gli azionisti (le banche private) a finanziare questa operazione ma la stessa Banca d’Italia grazie alle sue riserve, soldi accantonati negli anni e derivanti dalla gestione del contante. Soldi nostri! Le banche private godono, da un lato rivaluteranno le loro quote di banca d’Italia per 48.000 volte, da un altro sulle loro plusvalenze pagheranno una tassa agevolata che passa dal 16% al 12%. Ed ancora. Fino ad oggi Banca d’Italia poteva distribuire utili ai suoi azionisti pari, al massimo, al 10% del capitale sociale (i 156.000 euro). Ora no, si passa dal 10% al 6% ma il capitale passa a 7,5 miliardi quindi la nostra banca distribuirà utili (sempre soldi nostri) agli istituti privati fino a 450 milioni all’anno! Noi l’IMU non lo vogliamo far pagare a nessuno, mai e poi mai, pensate che il PD ci ha bocciato un emendamento (non era nostro, era dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani) che prevedeva lo stop all’IMU trovando i soldi dall’aumento della tassazione del gioco d’azzardo. Noi ci siamo trovati di fronte a un dilemma. Cosa fare? Provare a far decadere questa porcata sapendo che, la disinformazione di massa proverà a farci passare per coloro che vogliono far pagare l’IMU agli italiani o fare gli interessi dei cittadini e delle nuove generazioni? La risposta la sapete già. Oltretutto non credete alle balle di regime. Se il governo vuole abolire la II rata dell’IMU può presentare un decreto pulito, lo può fare domani mattina, lo voteremo con immensa contentezza ma non possiamo svendere quel che resta della nostra banca e regalare i nostri soldi sempre agli amici degli amici. Qua la partita la giochiamo tutti, informiamoci e informiamo. Noi il nostro dovere lo stiamo facendo, ora tocca alla rete. A riveder le stelle!

icebergfinanza
Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:25

@Gebs74… pensavo di essere stato chiaro ma probabilmente cosi non è!

In questa guerra civile a me non importa se si parla di centro destra o sinistra, a me interessa la Realtà, la Verità.
Quando il Movimento5Stelle dirà meno fesserie a livello economico e finanziario senza farsi suggerire da dilettanti allo sbaraglio, quando saprà cogliere le occasioni senza insultare o provocare per fare conoscere la realtà allora molte cose cambieranno.
Per il resto mi dispiace ma a livello dirigenziale non si salva nessuno, troppi scheletri negli armadi anche se persone in gamba qua e la ci sono.
Spero di essere stato abbastanza chiaro.

silvio66
Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:41

Ciao Cuculo, quel 60/39, secondo me, rappresenta tutta la popolazione italiana, non solo gli elettori del m5s. Nel senso che il 60% di noi sta diventando povero. Sono molti anni ormai che stanno aggredendo con successo la ricchezza italiana. L’articolo di oggi, ci ricorda l’ennesimo furto pianificato. Siamo in mano ai burocrati, che hanno preso il posto dei politici, o meglio hanno i politici sul loro libro paga. Resto ottimista in quanto credo nel sapere. Il sapere è sempre stata la risorsa migliore degli italiani. Non è un caso che alla cultura abbiano messo sempre i peggiori, tagliando risorse ogni anno. La maggior parte di noi però, ha avuto la fortuna di crescere in un italia migliore, in una civiltà più evoluta. I nati negl’anni 50/60 sono la generazione più numerosa del paese. Noi abbiamo potuto avere la libera scelta. Abbiamo potuto evolvere il nostro pensiero, differenziandoci in svariate sensibilità, perpetuando i nostri desideri, senza subire troppi condizionamenti. Siamo cresciuti in un buon clima democratico e resto ottimista sulla nostra capacità di giudizio. Certo, l’economia è volutamente di difficile interpretazione e risulta noiosa alla maggior parte di noi, ma le tasse le capiscono tutti. La grecia ha fatto aprire gl’occhi agl’accademici e dall’avvento di monti, anche i più sprovveduti in materia registrano un aumento vertigionoso della pressione fiscale. Cacciamo i corrotti in modo democratico, e poi sarà un piacere tornare a filosofeggiare sugli aspetti positivi e non della cetomedizzazione italiana. Tornando a bomba, lo prenderanno prima o poi l’oro in riserva. Vogliono semplicente papparsi tutto e non si fermeranno di certo. Mi direte, ma i nostri? non difendono gli interessi della nazione? permettono lo spolpamento della ricchezza italiana senza curarsene? La risposta che viene dal sapere è Si, sono compiacenti. Buona giornata a tutti.

ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:55

silvio66@finanza: I nati negl’anni 50/60 sono la generazione più numerosa del paese.

I nati negli anni 50 sono quelli che hanno depredato le risorse di questo paese , sono praticamente tutti qui i baby pensionati, quelli che hanno fatto il ’68 per far largo ai giovani e poi hanno fatto un tappo tremendo alle generazioni successive, quelli che hanno venduto gli ideali del dopoguerra dei loro padri per un piatto di lenticchie, quelli che hanno sindacalizzato qualsiasi cosa rendendo insostenibile l’attività di impresa.

L’alta burocrazia con stipendi che non hanno eguali nell’ OCSE è formata da persone nate negli anni ’50 così come i baroni universitari che loro avevano così vivacemente combattuto 40 anni prima…

Noi nati alla fine degli anni’60 siamo sfasati e ci sono toccate le briciole sul tavolo, quelli nati dopo sono fottuti quelli nati negli anni ’80 non hanno trovato neppure il tavolo…

ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 12:59

icebergfinanza: Quando il Movimento5Stelle dirà meno fesserie a livello economico e finanziario senza farsi suggerire da dilettanti allo sbaraglio, quando saprà cogliere le occasioni senza insultare o provocare per fare conoscere la realtà allora molte cose cambieranno

Il populismo si nutre di fesserie a livello economico e finanziario e viene sospinto da dilettanti allo sbaraglio.

Durante il ventennio si diceva che era impossibile trovare uno che fosse contemporaneamente

Fascista – Intelligente – Onesto

due cose si, tutte e tre no.

icebergfinanza
Scritto il 3 febbraio 2014 at 13:01

ilcuculo@finanza,

PD e FORZA ITALIA non sono da meno, solo che loro lavorano con i guanti di velluto!

silvio66
Scritto il 3 febbraio 2014 at 13:07

ilcuculo@finanza,

Sei simpatico, mi piace quel sfasati e il tavolo :D

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 13:08

magari fosse solo questo, sarebbe un problema risolvibile, questo invece no:

http://ugobardi.blogspot.it/2014/01/italia-la-grande-discesa.html

ci restano pochi anni, qualche paese collasserà un pò dopo ma le differenze si livelleranno nell’arco di 25 – 30 anni. In un certo qual modo siamo degli apripista. Peccato, saremmo potuti durare qualche anno in più.

Scritto il 3 febbraio 2014 at 14:08

john_ludd@finanza,

John_ludd,
hai mai visto(domanda con risposta palese… :lol: )
questo “semi documentario” sul picco del petrolio?

https://www.youtube.com/watch?v=y522q526nss
https://www.youtube.com/watch?v=Y_DpDtezDo8
…..

OSS

ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 14:17

Andrea,

perchè se Intesasanpaolo costruisce una scatola per metterci i suoi NPL l’azione sale ?

Pensa che ci sia qualcuno pronto a comperarla ?

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 14:39

x [email protected]

No non li avevo visti. Ottimo materiale. Ho visto il primo per curiosità, sono cose che conosco. Le interviste sono a esponenti del massimo livello e soprattutto il filmato è di qualche anno fa e nel frattempo come previsto il picco è arrivato. Solo il petrolio addizionale del nord america tiene in piedi il sistema. Non è il QE ad avere dato un pò di vita all’economia USA, quella è la lettura tipica di chi pervicacemente si ostina a non voler vedere la realtà del peak energy. Non riesco a pubblicare in questo blog qualche grafico che meglio di ogni parola vi metterebbe in condizioni di intuire dove siamo diretti.

Questa non è una crisi passeggera, non mutano i connotati di base se usciamo dall’euro (che gli americani non consentono di fare nè a noi, nè soprattutto ai tedeschi) potete scrivere un post al giorno su temi che sono al confronto completamente irrilevanti. Le autorità dei paesi principali conoscono perfettamente la situazione, gli americani già dalla fine degli anni 90, sono tedeschi tra gli studi più autorevoli e citati.

Esattamente come affermato in una delle interviste i mezzi di informazione dei diversi colori indicano di volta in volta diversi responsabili senza MAI azzardarsi a parlare di peak oil. Nel frattempo la situazione in medio oriente sta sfuggendo di mano, l’Iraq è di nuovo in piena guerra civile, i sauditi stanno giocando con il fuoco con i russi, se fanno l’errore di armare qualcuno durante i giochi olimpici il 2014 sarà come il 1914. Siamo alla fine di una era. Mi darebbe fastidio sbagliare la mi stessa previsione di un declino senza un bang a breve. I sauditi e i loro alleati tattici israeliani (eh già, inquietante vero ?) sono pericolosi, mentre sinché Obama è alla casa bianca e soprattutto là si cullano con lo shale oil difficilmente da quella parte giungerà la madre di tutte le cazzate. Ciao.

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 15:00

x [email protected]

nella seconda puntata c’è questa affermazione che è esattamente quello di cui ho scritto in questi anni qui e sul blog di Danilo ma evidentemente la gente pensa che questo non accadrà mai. La riporto per esteso, è la chiave di tutto:

“… il declino in sè non è una seria crisi. Ma quando la comunità finanziaria si sveglierà e realizzerà che la crescita non è più possibile, che non è solo un rallentamento, un episodio ma l’inizio di una nuova era, questo causerà uno shock, guerre per le risorse,, la gente cercherà di avere accesso a quello che è rimasto. Porterà a UNA SECONDA GRANE DEPRESSIONE CHE SPAZZERÀ’ VIA I CAPITALI”

Ecco perché tempo fa scrissi, senza sorprendentemente ricevere nessun insulto per iscritto, che Bernanke non è un pazzo, né un cattivo economista ma semplicemente un funzionario di alto livello della potenza egemonica con il compito di guadagnare un pò di tempo. E questo è ciò che ha fatto molto bene.

ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 15:57

john_ludd@finanza,

Ogni tanto mi ritrovo con alcuni compagni di università che hanno seguito corsi di climatologia e fisica dell’atmosfera, alcuni hanno anche lavorato nel settore.

Qualcuno suggerisce che le pressioni per azioni importanti per contrastare il climate change siano in realtà un modo per veicolare l’idea che la necessità di spostare il più possibile la produzione di energia verso fonti rinnovabili sia legata più ai problemi climatici che a problemi di scarsità delle fonti tradizionali. L’idea di fondo è che il messaggio legato al cambio climatico sia più ricevibile dalle popolazioni e meno destabilizzante .

Cosa ne pensi ?

tirlusa
Scritto il 3 febbraio 2014 at 16:06

Capitano visto l’indica manifatturiero Usa? 51.3 contro i 56.4 previsti

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 16:17

ilcuculo@finanza,

il clima sta cambiando e c’è un contributo certo da parte dell’uomo. Le ipotesi di aumento di 5 gradi sono assurde, anche 2 sono troppi. Questa è la tesi di Akelett e di altri peak oilers e mi associo. La ragione è che i calcoli dell’IPCC presumono l’esistenza di riserve fossili molte volte quelle reali. Inoltre la nostra civiltà collasserà prima di averle bruciate tutte. I mercati finanziari collasseranno non appena si renderanno conto che la crescita non ci sarà ma anzi ci sarà una forzata decrescita. Se oggi leggi qualsiasi organo di stampa anglo-sassone o report di banche e fondi il mantra è uno solo: gli USA sono in pieno boom energetico, portate là i vostri soldi, fuggite da tutto il resto. Non è così miei cari?

La fine dell petrolio facile ed economico non rappresenterebbe la ragione per un crollo epocale ma gli interessi che sostengono questo modello non ne possono accettare altri, quindi sono estremamente pessimista dato il livello di abissale ignoranza nel quale vivono (come sempre) le masse. Già ora sia gli USA che l’EU (ma è fragile e non dura) sono fortemente autoritari, fascisti light. Ma credo che gli USA si trasformeranno in fascisti hard appena ci sarà una crisi. Si troverà un nemico e una parte sufficientemente ampia della popolazione non informata e terrorizzata li seguirà come successo altrove nel 1933 ma con un corredo di armamenti differente.

Sulla deriva geo-politica non posso fare nulla e cerco pure di non pensarci troppo mentre se ti interessa il modello di Ugo Bardi, il Seneca Cliff è un modello concettuale molto interessante per avere un’idea di dove siamo diretti e quanto velocemente.

gnutim
Scritto il 3 febbraio 2014 at 16:59

john_ludd@finanza,

leggo tutti i giorni Ugobardi e CapitanMazzalai al posto di tg e giornali spazzatura

stanziale
Scritto il 3 febbraio 2014 at 17:10

@Icebergfinanza
@John Ludd
John, dici di avere in mano grafici(energia) che farebbero capire la situazione molto meglio di tante parole, ma non puoi pubblicarle. Puoi pero’ mandarli al blog?
Andrea, possiamo chiederti di pubblicarle se te le manda? Ovviamente la responsabilita’ se la prende John Ludd.

Tornando al post, e poi anche alle dichiarazioni dei grillini e di Di Battista, mi pare chiaro che i grillini stessi non ci hanno capito molto, in quanto l’aspetto da loro sollevato e’ il meno. Pero’ in definitiva la plateale protesta e’ giusta anche se soprattutto per altri motivi. E’ chiaro che stanno lavorando per impadronirsi dell’oro e nel contempo per rendere difficile l’uscita dall’euro; a fronte di quello che e’ successo in parlamento, io sono indignato per la SCENEGGIATA radical chic della presidente Boldrini, che facendo la vittima, ha accusato i grillini di deriva autoritaria e quant’altro….i grillini, non loro che ci svendono agli stranieri!! Il bello e’ che una buona parte del popolo bue, purtroppo, temo che crede alla Boldrini……
a questo punto non so’ piu’ valutare (bisognerebbe fare un sondaggio….) se sono peggio le lacrime della Fornero o la sceneggiata della suddetta Boldrini….

ilcuculo
Scritto il 3 febbraio 2014 at 17:55

john_ludd@finanza: i calcoli dell’IPCC

Solo a leggere come è composto l’ IPCC viene da ridere (o piangere…)

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 19:30

stanziale@finanza,

Premesso che il testo di riferimento sul peak oil è il seguente:

Peeking at Peak Oil
Kjell Aleklett (Uppsala University Sweden)
Springer 2012

e premesso che NON ESISTONO documenti decenti in italiano ad eccezione di qualcuno tradotto sul sito di Ugo Bardi (lo stesso Bardi scrive in inglese), ti ho selezionato alcuni articoli che ti possono aiutare:

http://patzek-lifeitself.blogspot.it/2012/11/a-gobal-oil-peak-or-plateau.html

http://patzek-lifeitself.blogspot.it/2012/11/peak-what-peak.html

sono importanti perché spiegano la differenza tra i vari tipi di carburanti liquidi e quindi di come si devono leggere i dati della IEA e dell’EIA e di come sono pilotati i dati sulla futura produzione USA. L’autore è tra le massime autorità mondiali sul tema come appare ovvio dal curriculum:

Tad Patzek is the Lois K. and Richard D. Folger Leadership Professor and Chairman of the Petroleum and Geosystems Engineering Department at The University of Texas at Austin. He also holds the Cockrell Regents Chair #11. Between 1990 and 2008, he was a Professor of Geoengineering at the University of California, Berkeley. Prior to joining Berkeley, he was a researcher at Shell Development.

Questo articolo ti spiega cosa è l’EROI e perché è imperativo sapere cosa è per la sua stretta relazione con il ROI e il PIL, se si vuole affrontare il tema energia. L’autore Chris Nadler è un noto consulente energetico internazionale:

http://www.smartplanet.com/blog/energy-futurist/what-eroi-tells-us-about-roi/361

Questo è un breve articolo che fa il punto SUL PROBLEMA:

http://www.resourceinsights.blogspot.it/2012/12/the-one-chart-about-oils-future.html

A questo punto puoi interrogare il blog di Ron Patterson un analista americano che pubblica report sullo stato della produzione di petrolio e gas naturale e ospita articoli di analisti tra i più affidabili; e’ IL BLOG da consultare per gli ultimi dati e proiezioni, essendo tecnico riesce incomprensibile se non si è letto almeno gli articoli precedenti:

http://peakoilbarrel.com/

Mazzalai ha la mia mail ma non credo sia interessato più di tanto. Per quanto lui affermi di non avere competenze in tema di energia sa perfettamente dove siamo diretti e sa perfettamente che il sistema finanziario collasserà prima di quello energetico. Può darsi che alla fine l’unica reale differenza tra me e lui sia il nesso che per me e altri è chiaramente causa effetto tra disponibilità di energia a basso costo ed economia/società (questa economia e questa società in questo tipo di stato); di conseguenza il sistema finanziario collasserà sicuramente perché la crescita dell’economia reale lorda è resa impossibile a prescindere dalle politiche adottate. Ma può anche collassare prima ! Forse lui ama credere ci sia una via di uscita (ma ne dubito). Chiedetelo a lui, per me è sufficiente che mi ospiti sul suo blog come commentatore. Ciao.

stanziale
Scritto il 3 febbraio 2014 at 21:05

John grazie dei link, domani mattina con nuove energie cerco di tradurre con google, ma solo per conoscere meglio, e’ gia’ piu’ che chiaro che energia e finanza vanno a braccetto, e per ora non sanno come venirne a capo con nessuno dei due. Condivido il pessimismo di fondo, poi magari invece che tra 2-10 anni tamponano con qualche nuovo giacimento e il crollo generale potrebbe esserci tra 15, chi puo’ dirlo, ma la traiettoria e’ indiscutibilmente quella. Certo meglio tra 15, anche io sono abbastanza vecchio per non augurarmi il tracollo prima del tempo, eh eh…..
Per quanto riguarda Andrea gia’ ha scritto che non intende personalmente esprimersi, su un argomento che non conosce altrettanto bene come l’economia; io pero’ pensavo (ci farebbe piacere) un TUO post riassuntivo in italiano, con magari 3-4 grafici , ovviamente citando le varie fonti…non un libro eh, ma un post della lunghezza grosso modo di quelli che fa Andrea sull’economia… in pratica con tutte le informazioni che ci hai via via dato(petrolio, carbone, gas con tutte le varie qualita’ quelle meglio gia’ esaurite), altro che un post ci viene , manca solo un riassunto e qualche grafico, a suggellare il lavoro che hai fatto qui in questo blog ed anche vedo in intermarketmore… Non credo che Andrea non te lo pubblicherebbe, e’ un bell’elemento di discussione l’intreccio tra finanza ed energia….beh comunque forse deve dirlo Andrea Mazzalai.

john_ludd
Scritto il 3 febbraio 2014 at 21:19

Quante cose accadono per puro caso…

http://wallstreetonparade.com/2014/02/a-rash-of-deaths-and-a-missing-reporter-%E2%80%93-with-ties-to-wall-street-investigations/

Neanche Sherlock Holmes… il 2014 sarà davvero interessante

paover
Scritto il 4 febbraio 2014 at 07:32

bupngiorno Andrea,
non mi è affatto chiara una cosa e cioè che fine fa la riserva aurea. A fronte del OdG di Fratelli d’ Italia che semplicemente chiedeva al governo di confermare che l’oro è di proprietà dello stato e non della banca, bocciato in aula, ho sentito spiegazioni delle più svariate: “che non serve perché è già riportato nello statuto di BdI”, che ho letto ma non vi è nessun cenno, “che è riportato in diversi trattati nazionali, europei ed internazionali”, cosa che trovo molto vaga e poco esaustiva, “che è sottointeso e lo ha spiegato anche il MEF”, a voce ma senza scriverlo…..insomma, come stanno le cose realmente?

grazie

Scritto il 4 febbraio 2014 at 08:17

icebergfinanza,

Andrea, ad oggi non sono d’accordo!
Inoltre, gli scheletri si citano quando sono nell’armandio.
Lo scheletro è qualche “malefatta” occultata, che prima o poi ritorna in vita materializzandosi.
Ad oggi personalmente non ho notizie in merito su nessuno a parte le grosse [email protected] che scrivono i giornali distogliendo l’attenzione da quello che combinano questi “fetusi”.
OSS

Scritto il 4 febbraio 2014 at 08:28

John permettimi,
non sono molto acculturato su troppe cose :lol:
causando in me stesso l’incremento della curiosità in generale; :-)
questo per dirti che qualche anno fa,
avevo letto un bel po di cose in merito al picco del petrolio
quindi suggerisco a chi fosse interessato all’argomento
per un’infarinatura iniziale può guardarsi su youtube
il documentario che ti suggerivo nel post precedente.
Adatto anche per chi come me mastica l’inglese pochino
in quanto sottitolato in italiano, ma molto esplicativo.

Lo rilinko, è suddiviso in 6 parti:

https://www.youtube.com/watch?v=y522q526nss
https://www.youtube.com/watch?v=Y_DpDtezDo8
https://www.youtube.com/watch?v=Y3fG7Nvf4no
https://www.youtube.com/watch?v=5LyHg8OGqJc
https://www.youtube.com/watch?v=ynO2NOXWQMg
https://www.youtube.com/watch?v=nPmDNbiN30w

Buon acculturamento ! :wink:

Scritto il 4 febbraio 2014 at 08:32

John possiamo sintetizzare il problema con questo schema ?

OSS

Scritto il 4 febbraio 2014 at 08:46

Vi suggerisco anche di vedere Blekgek di Eugenio Benetazzo
in particolare sull’argomento la parte n°7 a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=HxSPJdvLGg4
(emblematico a partire dal minuto 6:55)

In ultimo e me ne vado,
se avete voglia vi suggerisco di leggere il suo libro
scritto nel 2007, intitolato Best Before 2012 di Eugenio Benetazzo.
OSS

john_ludd
Scritto il 4 febbraio 2014 at 09:38

x [email protected]

il grafico da te postato suggerirebbe che noi siamo LA bolla ed effettivamente se consideriamo “noi” come unità carbonio che consumano risorse a un ritmo molte volte superiore alla loro ricostituzione beh sì lo siamo. Tuttavia siamo una specie adattabile e potremmo nell’arco di qualche generazione e facendo leva su quanto imparato ricollocarci molto più in basso a livello di consumi e di numero ma per nulla tanto in basso a livello di civiltà. La transizione andrebbe pianificata e le risorse disponibili messe in comune, il contrario di quanto avviene dove come sempre chi è in prima classe intende restarci e cerca di buttare giù dal treno tutti gli altri. Ovvio poi che la presenza di sotto sistemi totalmente instabili come finanza e complesso militare non sembra deporre verso un esito di felice decrescita. Per alcuni specialisti tuttavia il problema maggiore è dove io stesso sinora ho guardato poco.L’alterazione dell’ambiente ha messo in moto retroazioni il cui esito è tanto imprevedibile quanto catastrofico. Basta che un batterio di cui non possediamo anticorpi passi da un animale da allevamento o da laboratorio all’uomo per rendere possibili scenari da incubo facilitati dall’inurbamento estremo e dalla connettività. E’ fonte di estrema preoccupazione l’acquisita resistenza di alcuni batteri agli anti biotici. I virus presentano criticità anche maggiori, sinora abbiamo avuto fortuna, casi recenti non hanno sviluppato epidemie vaste solo perché il virus era troppo rapido e ha eliminato la popolazione ospite troppo presto. La nostra è una civiltà evoluta ma eccezionalmente fragile, rompi una delle tante supply chains fondamentali e collassa velocemente a causa delle miriadi di interdipendenze. Le conseguenze dello tsunami di qualche anno fa in Giappone è un esempio recente di quanto scritto. Purtroppo il meccanismo di selezione attuato nelle nostre società è di tipo avverso, seleziona il più aggressivo, il più egoista e non il saggio o l’altruista, elemento che depone a sfavore do soluzioni globali senza escludere successi a livello di piccole comunità che riescano a eludere questo schema di selezione avversa. Chi vivrà vedrà si suole dire, la vita è sempre stata incerta l’importante è saperlo.

Scritto il 4 febbraio 2014 at 09:59

john_ludd@finanza,

Col grafico intendevo in maniera “più semplice”, consentimi il termine,
che fin dalla notte dei tempi l’uomo è sopravvisuto grazie a ciò che la natura gli offriva
con l’affinamento dell’arte agricola, l’uomo ha cominciato a stare molto meglio.
Il periodo della scoperta e sfruttamento delle energie fossili
paragonandolo a tutto il periodo preso in esame,
è un lasso di tempo talmente breve che possiamo semplificarlo come
la durata della luce emessa dall’accensione di un fiammifero.
In soldoni, si ritornerà a lavorare sodo la terra!
Esplosione demografica, stile di vita attuale che va da come ci muoviamo
a come cosa e quanto mangiamo è destinato non a finire ma ad essere
pesantemente ridimensionato. :wink:

A mio avviso il miglior investimento che possiamo fare coi nostri risparmi,
ancor meglio, anzi consigliato se non indispensabile,
è quello di comperarsi case in campagna con appezzamenti di terra intorno
boschivo e da semina, attrezzando l’edificio con pannelli solari ed elettrici,
pozzo d’acqua sorgiva e giusto un pizzico di buona volontà.
Senza soldi si può sopravvivere, lo hanno fatto i nostri avi avendo terra ed animali semplici.
Nelle città se i soldi non ci sono puoi essere anche supermultiproprietario,
ma cosa ti mangi i mattoni?
OSS

è quelloi migliori soldi

Scritto il 4 febbraio 2014 at 10:02

Corrige, ho omesso :
….
ancor meglio, anzi consigliato se non indispensabile, inseme ad altre persone,

OSS

john_ludd
Scritto il 4 febbraio 2014 at 10:42

x [email protected]

Non credo affatto che torneremo a lavorare la terra in massa, sebbene il trend che vede gli occupati in agricoltura in calo da 60 anni si invertirà. Il miglior investimento è l’educazione; non ti assicura niente di certo ma riduce la possibilità di farsi sorprendere dagli eventi e fornisce gli strumenti per gestire i cambiamenti. Autosufficienza energetica e idrica sono una gran cosa ma è necessario capire bene come ottenerla, se a livello individuale (non lo credo) o a livello di piccola (anche molto piccola) comunità e soprattutto con quale tecnologia. Non è scontato e senza educazione non vai da nessuna parte, ti limiti a seguire una moda.

Scritto il 4 febbraio 2014 at 11:27

john_ludd@finanza,

Infatti John,
l’educazione ce la stiamo facendo in maniera autonoma qui adesso
insieme a tutti voi ma in generale in rete,
x gli eventi sappiamo e abbiamo ben compreso che il tempo che stiamo vivendo
porterà a dei cambiamenti molto importanti e pesanti al tempo stesso
per cui molto probabilmente(con la speranza solo che non siano troppo traumatici)
i nostri stili di vita saranno radicalmente rivisitati.
Il “Nuovo” stile di vita non potrà essere considerato una moda,
ma una necessità “pe’ campà”. :roll:

PS: Provengo da una famiglia di agricoltori,
sia da parte materna che paterna,
e per la precisione da braccianti agricoli
abruzzesi e pugliesi e posso dire che
il lavoro in campagna costa fatica, molta fatica! :wink:
OSS

ilcuculo
Scritto il 4 febbraio 2014 at 12:21

Esempio:

azienda con rapporto consumo energetico/fatturato del 5% (energivora secondo le definizioni std)
area coperta 5000 mq
posizionamento appennino campano
zona ventosa , almeno 3000 h/anno di vento disteso tra 6 e 8 m/s

un investimento combinato di Solare+Eolico

copertura del tetto con pannelli solari + 1 aerogeneratore a 600 kW

produrrebbero (in modo non continuo quindi non ottenendo ovviamente l’indipendenza energetica dalla rete) oltre il 50% del fabbisogno annuo

ai costi attuali di impianti e costo dell’energia in Italia si rientra in meno di 5 anni.

Scritto il 4 febbraio 2014 at 12:57

ilcuculo@finanza,

Ugo Bardi, sul tetto della sua casetta sull’appennino toscano, si è già attrezzato in merito. 8)

http://aspoitalia.blogspot.it/2007/10/la-casa-energetica-di-archimede.html!

OSS

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