YOUNG GUNS… GLI ESALTATI DELLO STATO MINIMO!

Scritto il alle 09:06 da icebergfinanza

Ormai è chiaro, un manipolo di falliti, figli del principio di Peter quotidianamente cerca di far credere che questa crisi è essenzialmente colpa della spesa pubblica e dello Stato, nascondendo le responsabilità del settore privato, le colpe della deregulation, l’orgia di indebitamento privato che ha innescato la madre di tutte le crisi.

Se il buon giorno si vede dal mattino, in America la musica non cambia affatto a destra, tra la cosidetta ” New generation of Conservative Leaders ” , meno tasse ai ricchi e Stato ai minimi termini, spazzando via qualsiasi forma di welfare o assistenza.

Ciò che conta non è tanto la validità di un programma, di un’idea ricordate, quanto la sua capacità di contagio.

” Se ha fegato Romney sceglie Ryan come suo vice. E’ quello che ha le idee più lucide e coraggiose sulla spesa pubblica, le tasse, lo Stato “minimo”, anche se non tutti sono ancora pronti per questo…”  Athurs Brooks presidente e ideologo liberista dell’ American Enterprise Institute.

E puntuale Romney ha scelto proprio Paul Ryan, l’uomo del “Path to prosperity”  la strada per la prosperità come la chiamano gli esaltati liberisti americani, privatizzazione delle pensioni pubbliche e smantellamento totale di Medicare, il sistema di assistenza federale per gli anziani.

Recentemente mi è capitato di leggere il sermone di Brooks sull’ Europa brutta e cattiva, uno dei tanti figli del principio di Peter che metteva in guardia dal fallimento del modello sociale europeo, si giusto per aggiungerci senti da chi viene la predica.

”  Rimane solo la fiducia nel ruolo dello Stato che non solo è mal riposta, ma crea un clima socioeconomico e politico che ci fa camminare col freno tirato: un clima nel quale la cultura dei “takers”, quelli che prendono dal “welfare” pagato dal contribuente, prevale su quella dei “makers”: la gente che fa, che produce ricchezza, che può riportarci sulla strada dello sviluppo, se non la soffochiamo con tasse e regole».

Non è affascinante, Ragazzi! In America in questi anni, abbiamo assistito sotto Bush e Clinton alla più sfrenata deregulation e minima tassazione della storia e una depressione ha travolto il sogno americano.

Eppure questo manipolo di ideologi falliti è ancora li che suggerisce la via dei makers senza regole e senza tasse.

Gli esaltati non conoscono la via di mezzo, inutile dialogare!

«Ci accusavate di muovere una critica ideologica, preconcetta, al vostro modello sociale. Ma io ho visto, addirittura toccato, la sua insostenibilità fin dai miei anni giovanili. Da quando, tanto per dirne una, in Spagna un mio compagno d’ orchestra che suonava uno strumento a fiato, dopo essersi spaccato le labbra per aver voluto strafare a un concerto privato, ha continuato a percepire per vent’ anni lo stipendio, pur avendo smesso di lavorare». L’ Europa ha sbagliato molto, ma non è la sola. Non rischiate di farne una caricatura? «Abbiamo tutti un enorme rispetto per la storia e la cultura del vostro continente. Ma il modello che avete scelto è fallimentare. Importarlo porterebbe anche l’ America al disastro: per questo ci sentite così animosi. Per questo siamo duri con Obama. E non è solo una questione economica: almeno il vostro “welfare”, costosissimo e insostenibile, fosse servito a far sentire i popoli soddisfatti. Invece no: lo Stato-balia ha reso la gente ancora più infelice.

Inutile dialogare, questa è gente che fa di tutta l’erba un fascio e non ammette il fallimento totale della loro ideologia che è sotto gli occhi di tutti, un’ideologia che privatizza i profitti e socializza le perdite.

Ma ascoltate ora chi sono i profeti della nuova classe dirigente conservatore, che sta cercando di imporsi anche in Italia con manifesti liberisti all’amatriciana…

” Brooks, che sta trasformando l’ Aei – la centrale dei «neocon», gli «esportatori di democrazia» – in un’ entità che guarda di più ai cambiamenti interni, vuole tenersi le mani libere. L’ Aei, mi spiega Brooks in una pausa nella sua tournée di «evangelizzazione liberista», è sempre la casa di Dick Cheney, Paul Wolfowitz e degli altri «crociati» dell’ era Bush. Ma se l’ obiettivo di «esportare» democrazia rimane valido, oggi la priorità, per restare un modello, «è ricostruire un’ economia Usa sana, non assistenziale. Altrimenti sarà deriva greca». I conti Usa sono brutti, ma il paragone con Atene. «Certo, la nostra economia è più solida, è molto più vasta. Ma anche il debito è divenuto enorme. Non dobbiamo correre rischi: si ripetesse da noi un collasso finanziario come quello della Grecia, sarebbe una tragedia non solo per gli americani, ma per il mondo intero. Amici e avversari. Pensi solo alla Cina. Oggi ci sfida, ma senza l’ America che le ha dato un modello, un mercato, il “free trade” garantito, il gigante asiatico oggi sarebbe ancora un Paese poverissimo e isolato. Per questo dobbiamo liberarci di Obama che ci manda a picco con la sua mentalità socialista».

Va bene la campagna elettorale esasperata, ma anche lei, un intellettuale, con la battutaccia su Obama socialista.

 «Lasciamo stare il marxismo. Qui parliamo di un presidente che non riesce a capire che il successo dell’ America e la sua superiorità morale sono frutto della libertà e dello spirito d’ impresa. Per lui redistribuire è più importante che creare nuova ricchezza. Parla sempre di interventi pubblici, ha in mente uno Stato socialdemocratico. Non è sovietico, d’ accordo. Ma è uno svedese. Per lui “fair”, giusto, non è premiare chi osa ma garantire con le tasse un livellamento dei redditi. È la malattia che sta uccidendo Grecia e Spagna e che lambisce anche l’ Italia».

Superiorità morale, roba da piegarsi in due dalle risate, creare nuova ricchezza è meglio che redistribuire dicono loro, dopo aver saccheggiato e distrutto l’economia, con i loro fallimentari modelli!

Certo, l’ Europa alle corde è difficile da difendere, ma il suo welfare ha prodotto anche coesione sociale.

«Senta, una parte dell’ economia europea è pura finzione. Parlo della Spagna, il Paese che conosco meglio. Tutto finto, dai tempi del generale Franco: uno Stato corporativo e un modello produttivo semi-socialista. Non sta in piedi. Serve un altro paradigma. Se è lo Stato a doversi occupare dei vecchi e anche dei giovani, non ti senti responsabile, tiri i remi in barca: ecco la mentalità assistenzialista. Un aiuto alla famiglia? Macché, addirittura la indebolisce: Italia e Spagna, culle del cattolicesimo, hanno i più bassi tassi di fertilità d’ Europa. E lo dico da cattolico».

L’ America, comunque, non è un buon modello. La crisi è partita da Lehman e anche qui il debito pubblico straripa. Nella galleria dei campioni della spesa, poi, ci sono anche i busti di presidenti repubblicani: l’ ultimo Bush, Nixon, Eisenhower. 

«Su questo ha ragione. Quando scopri che il 62 per cento dei poliziotti californiani che vanno in pensione sono disabili capisci che l’ America non rischia di diventare una socialdemocrazia assistenziale: lo è già. L’ unica differenza è che abbiamo una cultura più favorevole all’ impresa. È da qui che dobbiamo ripartire. Per il resto è vero che all’ “establishment” repubblicano basterebbe rendere un po’ più efficiente il welfare attuale. Romney può dare una spallata, ma per farlo deve puntare sul valore etico del mercato. È un’ altra cultura, ci vorrà tempo per farla maturare. Forse fra dieci anni avremo come presidente Paul Ryan: uno che dice già oggi le cose giuste a un Paese non ancora pronto». Massimo Gaggi Corriere della Sera.

La buona notizia è che i repubblicani sono disperati! Come McCain scelse la Palin, oggi la scelta di Paul Ryan è sinonimo di disperazione pura,sempre che il popolo americano non ami farsi del male!

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4 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 13 agosto 2012 at 15:02

Andrea,

se cerco di ragionare a freddo mi dico che un popolo in cui il 10% della popolazione sopravvive con i buoni pasto ed il 40% della popolazione non possiede praticamente alcun asset o rispario e può essere definita povera NON può votare un Miliardario come presidente, poi penso che gli Italiani hanno eletto per tre volte Berlusconi…

Sembra che la maggioranza del Popolo non sia culturalmente in grado di capire chi sta eleggendo.

E’ la democrazia bellezza, e tu non te la meriti…

Per governare non serve la maggioranza , basta una minoranza , molto determinata.

ilcuculo
Scritto il 13 agosto 2012 at 15:20

Veramente penso che il mezzo secolo che ha diviso la fine della II guerra mondiale dalla caduta del muro di Berlino sia storicamente anomalo dal punto di vista delle dinamiche sociali e che in fondo oggi siamo in piena restaurazione.

In questo mezzo secolo le “democrazie occidentali” hanno cooptato e fatto crescere una classe media fino a dimensioni mai esistite prima nella storia.

Lo hanno fatto grazie anche alla possibilità di dirottare verso di essa una parte, considerevole, del surplus che i “FANTASMAGORICI” incrementi di produttività che uno sviluppo tecnologico mai così forte nella storia ha generato.

Lo scopo era evidentemente quello di segnare e tenere il vantaggio rispetto all’ideologia comunista. Così in europa si è creata una vasta area di socialdemocrazia, mentre negli US si è elevato il tenore di vita della classe media perchè l’unica potenza tecnologica e commerciale uscita praticamente indenne dalla guerra aveva un tale vantaggio rispetto a tutto il resto del mondo che poteva finanziare qualsiasi eccesso, quando la marea è alta si sollevano tutte le barche e mai ci fu una simele marea.

Oggi non c’è più bisogno della classe media quindi si può perfettamente smantellarla, naturalmente dove c’era, la globalizzazione è il piede di porco tra le chiappe della classe media.
L’operazione è in larga parte riuscita, adesso è il tempo di raccogliere i frutti.

Vedo che la classe media è , ovunque , incapace di opprsi a questo processo.

Giusto per non pensare di esser alice nel paese dei balocchi il “SISTEMA” in auge nel mezzo secolo d’oro della classe media occidentale aveva come contraltare una profonda e immutabile povertà di tutto il resto del pianeta , che pure era assai meno popolato di oggi.

A me, senza ipocrisie, piaceva di più quel tempo ma io sono da queta parte.

perplessa
Scritto il 14 agosto 2012 at 00:19

ilcuculo@finanza,

non credo affato che l’esisistenza della classe media nei paesi occidentali avesse l’esigenza per esistere della povertà negli altri paesi, lo smantellamento della classe media scaturisce da una convinzione ideologica neoliberista, che porta al collasso del sistema.i super ricchi stanno in adorazione della montagna di quattrini su cui sono seduti, novelli Neroni, mentre Roma brucia,e invece si dovrebbe bruciare loro

ilcuculo
Scritto il 14 agosto 2012 at 08:44

perplessa@finanza,

Oltre un certo livello il denaro non misura più la ricchezza ma il potere. Ed e’ quwsto l’obiettivo.
La classe media non essendo oppressa dal quotidiano bisogno non e’ soggiogata e immediatamente sotto schiaffo e ricatto del potere. E’ la classe media la colonna della democrazia. Smantellare la classe media e’ un opera di RESTAURAZIONE.
La ricchezza accumulata i 5+ anni da qualche centinaio di milioni di individui della classe media occidentale si stanno diluendo su qualche miliardo di persone di un proletariato globale.
Non credo che qualcuno possa pensare che sette miliardi di persone possano vivere come la classe media europea.

Numeri alla mano se ci fosse a livello globale una redistribuzione dei redditi egualitaria avremmo un reddito tipo quello di Bulgaria o Turchia. Io non sono disponibile, volontariamente…

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