ERRORE STRATEGICO!

Scritto il alle 06:15 da icebergfinanza

 

Come ho scritto in passato in UN URLO DALLA STORIA: NAZIONALIZZARE! , Grande Depressione, Lost Decade e Crisi Svedese sono tutte figlie di una eccessiva deregulation del sistema finanziario, ed in diversa misura sono state tutte innescate da un crollo del sistema immobiliare, quindi, nelle loro dinamiche, vanno  ricercati, le possibili chivi di lettura, le possibili soluzioni, nella Storia vanno esplorati gli errori strategici, ma come tutti ben sappiamo, la piovra del conflitto di interesse, sta dispiegando i tentacoli del destino, della nemesi della madre di tutte le crisi.

Fa tenerezza ascoltare "nonno" Buffet, urlare che non ha senso tassare una parte del sistema finanziario, perchè ciò che è stato fatto in autunno del 2008, è di aver salvato l’economia americana, non solo il sistema finanziario, le banche.

Come hanno sussurrato nell’audizione della commissione di inchiesta governativa sulle responsabilità e le cause di questa crisi, alcuni dei principali manager del sistema finanziario americano, le banche si sono trovate "involontariamente" in mezzo alla crisi e la crisi in fondo è naturale, ogni cinque o sette anni, una crisi finanziaria è nelle pieghe della storia.

Il "sistema ombra" finanziario, la sua assoluta demenzialità creativa,  è una della cause principali, se non la principale della madre di tutte le crisi.

Certo, le grandi banche americane hanno restituito sino all’ultimo centesimo degli aiuti governativi con gli interessi, ma se l’intervento "divino" governativo ed in particolar modo della Federal Reserve non avesse sospinto amorevolmente i mercati finanziari, solo con la fantasia, il sistema finanziario americano e mondiale, avrebbe potuto realizzare l’impressionante sequela di utili da trading e demenziale speculazione, messa in atto in questi ultimo anno.

Date un’occhiata a quanto sussurra Dundley, governatore della Federal Reserve di New York, WSJ  e non dimenticate la frase del nostro governatore della banca centrale, Draghi:

"I banchieri dovrebbero essere consapevoli delle fragilità del sistema", ha detto il governatore di Bankitalia. "Dovrebbero tenere a mente che ci sono molti aspetti fragili in questo inizio di ripresa". ( reuters )

Non solo i banchieri dovrebbero tenerne conto ma anche i mercati, accantonando le loro illusioni, ma in fondo si sa, l’azzardo morale impera, tanto ci pensa lo zio Sam.

Anche la banca di dio…Goldman Sachs, sarebbe fallita se non avesse avuto santi in paradiso, ma qualcuno ama dimenticarlo!

Non c’è una virgola degli ultimi bilanci rilasciati da alcune grandi banche americane che non urli la triste realtà delle dinamiche tradizionali dell’economia reale, bilanci impregnati di utili e profitti insostenibili. Ma il tempo sta muovendo le sue pedine, sullo scacchiere della grande crisi, le sta muovendo in maniera silenziosa, mentre dall’altra parte, si continua a perpetrare gli errori strategici della "Grande Bolla" giapponese.

E meno male che le regole contabili sono state stravolte e che i revisori contabili possono chiudere un occhio o meglio due, perchè l’uragano dell’economia reale, si sta abbattendo sui bilanci delle famiglie e delle imprese americane, affondando tutte le illusioni di questo sistema.

Warren Buffet, sarà anche una leggenda ma parla avvolto dal conflitto di interesse delle sue partecipazioni in Goldman Sachs e Wells Fargo e il senso di vendetta al quale accenna e solo un atto di giustizia, di compensazione.

Come ho sottolineato in un recente post, nulla è stato fatto negli ultimi due anni, nulla se non solo parole e buoni propositi, per riformare un sistema demenziale.

L’errore strategico di questa crisi, è stato l’ AZZARDO MORALE " dichiarato, condiviso e sottolineato, spudoratamente perpetrato, l’assoluta sicurezza che a nessuna banca di dimensioni sistemiche sarà mai concesso di fallire.

Il conflitto di interesse ritorna in tutta la sua naturale evidenza, in quanto nazionalizzando i relitti finanziari, gettati sugli scogli, da questa tempesta perfetta, azioni ed obbligazionisti, avrebbero perso in proporzione, tutto o una parte dei loro investimenti, delle loro speculazioni.

La rapidità di intervento nella crisi svedese permise di nazionalizzare tutte le maggiori banche insolventi per isolare il virus di assets tossici con perdite minimi ai danni dei contribuenti. La crisi fu inestata da un rialzo improvviso ed esponenziale dei tassi per far fronte ad una tempesta valutaria con conseguente crollo del mercato immobiliare e successiva svalutazione della corona che permise una rapida ripresa attraverso le esportazioni. Oggi una soluzione di questo genere appare improbabile in quanto oggi la recessione globale è generalizzata come solo durante la Grande Depressione.

Oggi si è privilegiata la scelta indolore, quella di posticipare l’inevitabile nemesi del sistema finanziario; paradossalemente si è scelta la via svedese per liquidare General Motors e Chrysler, mentre si continua a percorrere allegramente la rotta della "Lost Decade" per quanto concerne il sistema finanziario.

Fuori il dente, fuori il dolore, direbbe la saggezza popolare, nazionalizzare le istituzioni, troppo grandi per fallire, smontandole una per una, ma si sa, ciò che si ama smontare oggi è il sistema finanziario tradizionale, quello regionale, scrivendo settimana dopo settimana, la parola fine sul grande libro della FDIC.

Benvenuti nella seconda fase della Madre di tutte le crisi, benvenuti nella realtà della lenta ed inesorabile fine della  Quiete prima della tempesta.

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Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

 

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38 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 08:35

Se derelegulation è fissare i tassi d’interesse….non abbiamo capito proprio nulla….

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 10:07

In un blog che si richiama a valori etici, e che fa dei valori etici una bandiera, non è possibile non sottolineare quanto di MARCIO ci sia nell’amministrazione Obama…
l’uomo eletto per un cambiamento, sorretto dal vento della speranza, ha solo mostrato il volto del più cinico dei pragmatismi, accogliendo il MARCIO del mondo finanziario, ed emarginando il meglio e il giusto ( leggi Volcker, Buffett, etc )

è indispensabile leggere l’inchiesta di Taibbi, qui

http://www.rollingstone.com/politics/story/31234647/obamas_big_sellout/print

e i recentissimi commenti di Buffett e, oggi, anche di quella specie di caricatura di Krugman (nel suo blog, Krugman scrive oggi di essere vicino alla rinuncia ad Obama)

Il MARCIO di Obama non deve contaminare il mondo.
Invece che essere in galera, i banchieri di Wall Street fanno gli gnorri, tronfi e grassi, in pubbliche testimonianze al parlamento, soddisfatti di essere allo stesso momento chi ha provocato il guaio e chi ne sta uscendo più ricco e potente di prima…

Obama il MARCIO fa pagare solo chi colpe non ne ha, e ha da perdere solo le catene che ormai lo inchiodano a terra

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 10:07

Mi pare di aver sentito alla radio che Obama vorrebbe fare spezzatino delle banche too big to fail, analogamente a quanto avvenne un secolo fa per le big oils… Speriamo di non dover portare presto il lutto al braccio…

Luigi

Scritto il 21 gennaio 2010 at 10:47

La fine della Standard Oil

I legami della Stantard Oil sopravvissero però allo smembramento. La divisione eliminò il legame di dipendenza tra le compagnie territoriali e la holding ma non riuscì a mutare la politica industriale di ogni singola impresa. Le compagnie petrolifere nate dalla chiusura della holding Standard Oil continuarono a praticare le vecchie politiche e denominazioni commerciali vendendo nei rispettivi mercati territoriali americani e senza interferire negli affari delle ex società del gruppo. Lo spettro della Standard Oil di Rockefeller sopravvisse nei dirigenti delle nuove compagnie che continuarono a sentirsi “cugini” piuttosto che concorrenti. Il valore azionario delle compagnie raddoppiò immediatamente.
Alla fine prevalse la logica di Rockefeller. Di fatto, lo smembramento della Standard Oil ebbe come risultato un rapido e ulteriore arricchimento patrimoniale degli azionisti di maggioranza. Rockefeller uscì vincitore anche dalla sua ultima battaglia ed entrò a pieno diritto nella storia del capitalismo mondiale e nella leggenda americana.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 11:27

Sbaglio, o è stato dopo il 29 che furono separate banche commerciali da banche di investimento?
Non è tutta colpa dei banchieri: Clinton ha eliminato la suddetta legge, Bush  ha incentivato l’acquisto della casa a debito e ha garantito i mutui con Fannie e Freddi,  Bernanke ha creato la bolla immobilare con la sua politica monetaria, guadagnavano tutti, costruttori, venditori, banche, analisti, investitori … 
 l’america è ormai in piena decadenza politica ed economica.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 12:53

Montecristo:

Salve a tutti. un saluto  particolare  ad Andrea.

E’  un  pò  di  tempo  che  non  scrivevo su  questo  bloog  però  vi  seguo  sempre  con  molto  interesse.
In  questo  periodo  di assenza   ho  sviluppato  alcune  riflessioni  sull’andamento economico  globale.Secondo  un  mio  modesto parere  la  situazione  economica  rimane  critica ,addirittura  i  mercati  reagiscono  negativamente  anche  ai   pochi  dati  positivi  che  derivano  da alcune  trimestrali americane.La  disoccupazione  continua  a salire e  la  popolazione  mondiale  compresa  quella  americana  sembra  ormai  orientata  verso  una  vita  fatta  di  risparmi  e sacrifici.Forse  la  situazione  è talmente   critica   che  nessuno  osa  muoversi , al  primo  scricchiolio  potrebbe  partire  un effetto  domino  di  proporzioni catastrofiche,la fine del 2012  sarebbe  appropriata  per  rendere  l’idea  di  quello  che  potrebbe accadere.
Il  sistema   deve  essere   depurato  da tutta  queste persone  che  hanno causato  questo  disastro  invece  vediamo  che  sono  tutti  li  al  proprio  posto   con  le  loro  stupide  previsioni  come  se  nulla  fosse  successo.C’ è una  apatia  generale ,la  gente  non  sorride  più,sguardi vuoti  preoccupati  si  scorgono  nelle  loro  faccie,nei  giovani , un  mondo  virtuale  ha  preso  il  sopravvento   sul  mondo  reale  e  penso  che  una  sola  cosa  potrebbe  dare  sostenibilità  a  questa  crisi epocale :  una  grossa scoperta  in  campo energetico  tipo   "Nicola  Telsa"  ma  forse  prima   che  ciò  accada  il  mondo  dovrà  attraversare   molte tribolazioni.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 13:15

ma dove vedete tutta questa gente triste…………..
la vostra mente vi fa distorcere le cose. 
si puo vedere quel che si vuol vedere dapertutto.
io vedo le stesse persone di una volta , chi sorride, chi ride , chi è triste…..
ma dai………….ma come si fa a stabile se c’è crisi dal volto della gente

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 13:18

@ #5
Qualcuno comincia a ragionare con la propria testa. Grazie.

Ora le pongo una domanda che consegue logicamente da quanto da lei scritto e dal sottoscritto condiviso ( vedasi gli ultimi miei  commenti nel post di Mazzalai precedente a questo):  come é potuto succedere ? 
Intendo dire: quale pensiero, concezione o filosofia sta alla base di quanto successo ?
Avidità di banchieri ?  No perchè quella si é scatenata dopo.
Ciò che ci si deve chiedere  é : cosa l’ha consentita.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 13:21

Montecristo,

concordo con tutto eccetto su un punto.

"C’ è una  apatia  generale, la  gente  non  sorride  più, sguardi vuoti  preoccupati  si  scorgono  nelle  loro  faccie, nei  giovani , un  mondo  virtuale  ha  preso  il  sopravvento   sul  mondo  reale"

In realtà è il mondo reale, non il mondo virtuale!

E’ il tipico problema della preferenza temporale elevatissima.

“Uno stato è un monopolio territoriale della coercizione, un’agenzia che può dedicarsi a continue violazioni istituzionalizzate dei diritti di proprietà e allo sfruttamento dei proprietari privati tramite esproprio, tassazione e regolamentazione.

La sistematica riduzione della sfera e dell’orizzonte temporale dell’azione previdente privata porta alla perdita di valore del matrimonio, della famiglia, dei figli, del risparmio privato, e al calo del tasso di natalità. Crescono rapidamente invece i divorzi, i figli illegittimi, i genitori non sposati, i single, gli aborti. Come effetto del discredito della legge causato dall’inflazione legislativa, e della collettivizzazione delle responsabilità creata dalle politiche di formale welfare, aumenta sistematicamente la criminalità: "…una sistematica relazione tra alta preferenza temporale e crimine esiste, perché per guadagnarsi un reddito sul mercato è necessario un minimo di pianificazione, pazienza e sacrificio. […] Di contro, la maggior parte delle attività criminali […] non richiedono una tale disciplina. Il compenso per l’aggressore è immediato e tangibile, mentre il sacrificio – la possibile punizione – è futuro e incerto.”
La proprietà degli stati storicamente esistiti è stata sostanzialmente privata. Stati di formale proprietà pubblica, di democrazia formale delegata, hanno camuffato sostanziali tirannie oligarchiche di famiglie di potentati di qualità discutibile, caratterizzati e differenziati dall’orientamento al presente."  Hans Herman Hoppe

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 13:27

Caro Andrea, come al solito concordo con la tua fondata opinione. Ho solo una precisazione poiché la realtà é diversa dall’apparenza contabile.
È vero che "le grandi banche americane hanno restituito sino all’ultimo degli aiuti governativi con gli interessi", ma non bisogna dimenticare AIG. Grazie al salvataggio di questo colosso sono rifluiti nel sistema bancario circa 62 miliardi (forse di più?) di dollari che in caso contrario sarebbero stati persi. La banche hanno fatto un gioco troppo rischioso e sapendolo hanno sottoscritto un’assicurazione con AIG. Se il governo non salvava AIG tutto il sistema cadeva come un castello di carte! E non dimentichiamo Fannie Mae e Freddie Mac. Se il governo non firmava un check in bianco per tenerle in piedi, e con loro il mercato immobiliare USA, molta cartaccia ancora in mano alle banche d’affari (che ora si vantano che stanno riprendendo di valore) sarebbe stata carta straccia. Per terminare se mi presti soldi al 0% e mi obblighi a darli alla FED a tassi tra il 2 ed il 3.5% sono capace anch’io di fare un’utile. Se poi oltre tutto mi garantisci che i tassi d’interesse sulle obbligazioni non salgono e non ho perdite di capitale, ci riesco anche ad occhi chiusi. Questa é una forma di sovvenzionamento occulto! Potrei continuare discutendo quelli che sono i principi e doveri di una banca, che é una società di servizi e come tale non produce niente. Ma lo spazio rischia di essere insufficiente…
Michele

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:33

Gentile cliente di BullionVault,

il Suo conto è stato attivato per la compravendita di argento,
adesso può comprare argento normalmente tramite il nostro sito.

Non è necessario aprire un conto separato dall’oro a meno che
non voglia aprire un conto in un nome diverso, ad es. nel nome di
un’azienda o di un ente.

…bene bene

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:39

eh si ! Montecristo nn ha tutti i torti a vedere gente depressa…il materialismo estremo…

"Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ”.
Martin Luther King disse queste parole a New York, nella Riverside Church, il 4 Aprile  del 1967.

Altapata

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:45

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.
Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.
Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo.

http://www.stampalibera.com/?p=8722#more-8722

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:45

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.
Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.
Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo.

http://www.stampalibera.com/?p=8722#more-8722

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:45

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.
Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.
Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo.

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utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:45

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.
Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.
Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo.

http://www.stampalibera.com/?p=8722#more-8722

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 15:45

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.
Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.
Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo.

http://www.stampalibera.com/?p=8722#more-8722

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 16:54

per Luigiza
rispondo volentieri:  a mio parere sono i difetti del capitalismo-liberismo che come noto dovrebbero essere temperati dalla paura del fallimento di chi azzarda, sbaglia od imbroglia, ma  Obama e Bush han fatto a gara a chi ne salvava di più, perchè le lobbies si infiltrano, corrompono, convincono…

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:19

è iniziato il ribasso ???

la banca di Dio raddoppia gli utili, grazie al Flash Trading…..ma la borsa scende ??

vedremo domani con la trimestrale di GE

e se la Fed non acquista più azioni ed opzioni e futures

giobbe 1971

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:45

IL DEFAULT DEL GIAPPONE …..!!!  ( vedi su Mercato Libero)
La lost decade, che poi è diventata ventennale sta cercando la sua giusta conclusione.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:45

IL DEFAULT DEL GIAPPONE …..!!!  ( vedi su Mercato Libero)
La lost decade, che poi è diventata ventennale sta cercando la sua giusta conclusione.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:45

IL DEFAULT DEL GIAPPONE …..!!!  ( vedi su Mercato Libero)
La lost decade, che poi è diventata ventennale sta cercando la sua giusta conclusione.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:45

IL DEFAULT DEL GIAPPONE …..!!!  ( vedi su Mercato Libero)
La lost decade, che poi è diventata ventennale sta cercando la sua giusta conclusione.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:45

IL DEFAULT DEL GIAPPONE …..!!!  ( vedi su Mercato Libero)
La lost decade, che poi è diventata ventennale sta cercando la sua giusta conclusione.

Scritto il 21 gennaio 2010 at 18:25

La situazione Giapponese è realmente diversa da quella USA poichè il debito Giapponese è per la maggior parte posseduto dai cittadini, dalle banche e dalle corporation giapponesi.
La parte di debito posseduta all’estero è minima.
In teoria il Giappone potrebbe inflazionare lo Yen ottenendo il risultato di ridurre l’esposizione verso il proprio debito e rendendo di nuovo competitivo il proprio export.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 18:39

#5 e # 10 parole sante, da condividere pienamente.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 18:46

Infatti, come vado dicendo da tempo, la lost decade ormai ventennale non è un punto d’arrivo, una soluzione, ma un percorso che porterà al disastro.
7+

Scritto il 21 gennaio 2010 at 21:47

In  un blog che si richiama a valori etici, e che fa dei valori etici una bandiera, non è possibile non sottolineare quanto di MARCIO ci sia nell’amministrazione Obama…

Credo di aver evidenziato più di una volta, la presenza del gatto e della volpe nel campo dei Miracoli di Obama, la coppia Geithner e Summer, come più volte in passato è stata evidenziata l’incredibile e diabolica connesione che a portato alla creazione di Washington Street. Più volte siamo risaliti alle origini della deregulation, sino alla cancellazione della Glass Steagall la cui magnifica ombra torna ad oscurare almeno solo a parole le sicurezze di Wall Street. Confesso che ieri sera quando ho saputo che oggi Obama avrebbe fatto un discorso dopo aver incontrato il saggio e vecchio Volcker, non ho potuto trattenere un sorriso, immaginando quanto sarebbe successo oggi. Nessuna illusione sia chiaro, ma a questo punto la speranza Obama sta giocando la sua ultima carta, quella populista, dopo essere stato costretto a servire gli interessi supremi della finanza, visto che ormai la Casa Bianca sembrava essere diventata una succursale di Wall Street. 

"….la causa principe del disastro NON è stato il comportamento dei banchieri, quanto piuttosto una certa visione pietistica dell’individuo che ha portato l’amministrazione U.S.A. , alcuni dicono quella di Clinton altri partono da quella di Reagan, a forzare le banche a concere prestiti a persone poco abbienti e quindi ad alto rischio.
E’ evidente che il rischio doveva essere distribuito su tutto il resto della popolazione e cos’ le banche hanno fatto.
Poi, ma solo poi, ci hanno preso gusto ed hanno amplificato il tutto, ma i veri principali colpevoli NON sono loro ( a meno che non si é sostenitori di quello che io chiamo ‘pensiero pirla’).
Lo so che ciò che ho riportato sopra é scomodo da accettare ma é la realtà. Ormai lo dicono più di una fonte.  L’ultima , ma solo in ordine di tempo, é questa: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6682  
Non é il capitalismo in fase terminale ciò a cui stiamo assistento quanto piuttosto all’agonia di una utopia folle e demente."

Tralasciando il fatto che più volte in questo blog è stata rimarcata l’incredibile connessione e correlazione di interessi esistenti tra finanza, politica, media e grande imprenditoria, figurarasi se i sostenitori di una visione romantica del capitalismo, non arrivassero prima o poi a dare la colpa alla visione pietistica dell’individuo, ed in particolare alla famosa CRA  Community Reinvestment Act  istituita nel 1977 per evidare discriminazioni nei confronti di cittadini a basso reddito. Certo il pensiero un pò pirla è quello degli altri, mentre la propria illuminazione, aiuta a dimenticare che non è tanto lo strumento da demonizzare ma l’uso che se ne fa. Non è certo da oggi che ricordo come l’attuale vice presidente degli Stati Uniti Biden e Summer, tanto per dire solo due nomi sono stati tra i maggiori sostenitori della cancellazione della Glass Steagall, ciò non toglie che ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Se c’è un demente che concede mutui ninja ai barboni della città e poi spalma il rischio sulla collettività, allora la colpa non è del demente, ma di colui che nel 1977 ha fatto una legge …….immagino, per il  pensiero illuminato….con lo scopo premeditato di scatenare un autentico inferno.

Ricordo a tutti che nessuno ha forzato le banche a mutuare soggetti ad alto rischio o poco abbienti, ma è stata istituita questa possibilità. Le responsabilità politiche sono enormi, ma la connessione politica e finanza, non esula dalle responsabilità finali, ovvero quelle della finanza e in particolar modo di revisori, regolatori e banchieri centrali.

Caro Luigi, come ho più volte scritto, non è la fine del capitalismo, ma l’implosione di una degenerazione del capitalismo demenziale, fatto di capitalisti che amano giocare con il soldi altrui e non rischierebbero un solo centesimo dei propri.  Inoltre sarebbe interessante rileggersi la storia per comprendere come l’economia di mercato sia stata accompagnata nella scelta del bene totale rispetto a quella del bene comune, ma si sa in fondo è sempre responsabilità altrui e mai la nostra.

Se qualcuno non lo ha ancora compreso, la degenerazione del capitalismo è la sintesi di una totale mancanza di valori e atteggiamenti etici, che esulano da regole, regolette, commi e idiozie varie che hanno dimostrato nella storia la propria assoluta inutilità istituzionale.  Per quanto riguarda l’agonia di un’utopia folle e demente, concordo relativamente, perchè più che un’utopia è stata una realtà per oltre 30 anni, favorita dagli illuminati fondamentalisti della scuola di Chicago.

…. È vero che "le grandi banche americane hanno restituito sino all’ultimo degli aiuti governativi con gli interessi", ma non bisogna dimenticare AIG. Grazie al salvataggio di questo colosso sono rifluiti nel sistema bancario circa 62 miliardi (forse di più?) di dollari che in caso contrario sarebbero stati persi.

Credo di essere stato uno dei pochi ad avere spiegato nei minimi particolari la vicenda AIG, ancora prima che si riuscisse a comprendere la demenziale strategia e creatività, deliberatamente e consapevolmente, messa in atto dal sistema finanziario mondiale, caro Michele e concordo sottoscrivendo le Tue parole in relazione alla possibilità che anche un bambino avrebbe fatto gli stessi profitti in questi mesi, grazie alle condizioni e alle indicazioni dell’intervento divino, ma oggi quei soldi in realtà non ci sono e le famose riserve, sono allo stesso tempo, l’emblema di un’illusione fondata su pezzi di carta, titoli con sottostante il fallimento dell’intero sistema immobiliare e finanziario americano che la Fed crede ancora di poter restituire al mittente recuperando l’ennesima illusione.

Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:35

non si parla più di decoupling ? sembrerebbe che dalla crisi ne stiamo uscendo grazie ai consumi dei mercati interni dei Bric .!

La Cina è la seconda economia mondiale, prima del Giappone
Il Pil è cresciuto dell’8,7, più delle previsioni fatte un anno fa. La Banca mondiale rivede al rialzo la crescita mondiale. La Cina è il motore per l’uscita dalla crisi. Ma il Giappone resta più ricco. Timori per inflazione e speculazioni edilizie.
L’economia cinese nel 2009 è cresciuta oltre ogni previsione e supera il Giappone come seconda economia mondiale.
 
Secondo i dati dell’Ufficio di statistiche, il Prodotto interno lordo di Pechino nell’ultimo trimestre 2009 è cresciuto del 10,7%, portando l’incremento annuale all’8,7. Le previsioni per quest’anno si fermavano all’8%.
 
Nel 2009 l’economia cinese è cresciuta fino a un volume di 4900 miliardi di dollari Usa, pari al volume dell’economia del Giappone nel 2008. I dati 2009 di Tokyo saranno disponibili il mese prossimo, ma si attende una sua contrazione attorno al 6%. Perciò è possibile affermare che oggi la Cina ha spodestato il Giappone come la seconda economia mondiale.
 
Nella profonda crisi mondiale, la Cina può essere considerata il motore della crescita economica del pianeta. Ieri la Banca mondiale ha ritoccato verso l’alto, al 2,7% l’espansione mondiale, legata alla crescita del 9% in Cina. Un solo esempio: nel quarto trimestre la compagnia mineraria Rio Tinto ha accresciuto la produzione del 49%, proprio grazie alla domanda cinese.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:45

According to David Rosenberg at Gluskin Sheff, Brazil’s currency, the Real, remains one of the most attractive in the world.  The strength of an economy’s currency is generally a good reflection of the strength and health of ones underlying economy.  Brazil is in an envious economic position in the current environment with low debts and high growth.  Goldman Sachs recently elaborated on the allure of Brazil in “ignore Brazil at your own peril”.  In Rosenberg’s research report, he lists his 7 reasons why Brazil’s currency remains attractive – all of which I believe can be applied to the general attraction of the overall economy:

Brazil may well be the most attractive on the planet on a risk-return basis. Here are seven reasons why:

It is just about the only investment grade country where inflation is slowing, the central bank has been easing, and where you can pick up a yield of over12% for 10-year paper.

Its most recent change was a credit upgrade last September (Moody’s) and overall the rating agencies are generally favourable over the outlook.

The inflation rate is 4%, slowing down and at the low end of the range of the past decade.

The current account is in very small deficit, at just over 1% of GDP.

The debt ratios are very well contained – 12 % gross external debt and 43% government debt as a share to GDP (the US comparables are 95% and 62% respectively).

The real is on an appreciating track (+27% in the past year) and that is because Brazil’s terms-of-trade (export price to import price ratio) is flirting near a 12-year high.

Given that real short-term rates are around 4.5% and the consensus view is 5% real growth this year, there would be little reason to be bearish on the currency outside of a currency setback (and FX reserves at $240 billion are up  15% in the past year and 30% in the past two years.

The biggest risk is if there is a global relapse that drags Asia into the vortex and
impair the commodity complex as this would undoubtedly reverse the impressive gains made in the currency — after all, it’s not coffee that is Brazil’s primary export but iron ore; and it is not the USA but China that is the country’s largest customer.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:45

According to David Rosenberg at Gluskin Sheff, Brazil’s currency, the Real, remains one of the most attractive in the world.  The strength of an economy’s currency is generally a good reflection of the strength and health of ones underlying economy.  Brazil is in an envious economic position in the current environment with low debts and high growth.  Goldman Sachs recently elaborated on the allure of Brazil in “ignore Brazil at your own peril”.  In Rosenberg’s research report, he lists his 7 reasons why Brazil’s currency remains attractive – all of which I believe can be applied to the general attraction of the overall economy:

Brazil may well be the most attractive on the planet on a risk-return basis. Here are seven reasons why:

It is just about the only investment grade country where inflation is slowing, the central bank has been easing, and where you can pick up a yield of over12% for 10-year paper.

Its most recent change was a credit upgrade last September (Moody’s) and overall the rating agencies are generally favourable over the outlook.

The inflation rate is 4%, slowing down and at the low end of the range of the past decade.

The current account is in very small deficit, at just over 1% of GDP.

The debt ratios are very well contained – 12 % gross external debt and 43% government debt as a share to GDP (the US comparables are 95% and 62% respectively).

The real is on an appreciating track (+27% in the past year) and that is because Brazil’s terms-of-trade (export price to import price ratio) is flirting near a 12-year high.

Given that real short-term rates are around 4.5% and the consensus view is 5% real growth this year, there would be little reason to be bearish on the currency outside of a currency setback (and FX reserves at $240 billion are up  15% in the past year and 30% in the past two years.

The biggest risk is if there is a global relapse that drags Asia into the vortex and
impair the commodity complex as this would undoubtedly reverse the impressive gains made in the currency — after all, it’s not coffee that is Brazil’s primary export but iron ore; and it is not the USA but China that is the country’s largest customer.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:45

According to David Rosenberg at Gluskin Sheff, Brazil’s currency, the Real, remains one of the most attractive in the world.  The strength of an economy’s currency is generally a good reflection of the strength and health of ones underlying economy.  Brazil is in an envious economic position in the current environment with low debts and high growth.  Goldman Sachs recently elaborated on the allure of Brazil in “ignore Brazil at your own peril”.  In Rosenberg’s research report, he lists his 7 reasons why Brazil’s currency remains attractive – all of which I believe can be applied to the general attraction of the overall economy:

Brazil may well be the most attractive on the planet on a risk-return basis. Here are seven reasons why:

It is just about the only investment grade country where inflation is slowing, the central bank has been easing, and where you can pick up a yield of over12% for 10-year paper.

Its most recent change was a credit upgrade last September (Moody’s) and overall the rating agencies are generally favourable over the outlook.

The inflation rate is 4%, slowing down and at the low end of the range of the past decade.

The current account is in very small deficit, at just over 1% of GDP.

The debt ratios are very well contained – 12 % gross external debt and 43% government debt as a share to GDP (the US comparables are 95% and 62% respectively).

The real is on an appreciating track (+27% in the past year) and that is because Brazil’s terms-of-trade (export price to import price ratio) is flirting near a 12-year high.

Given that real short-term rates are around 4.5% and the consensus view is 5% real growth this year, there would be little reason to be bearish on the currency outside of a currency setback (and FX reserves at $240 billion are up  15% in the past year and 30% in the past two years.

The biggest risk is if there is a global relapse that drags Asia into the vortex and
impair the commodity complex as this would undoubtedly reverse the impressive gains made in the currency — after all, it’s not coffee that is Brazil’s primary export but iron ore; and it is not the USA but China that is the country’s largest customer.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:45

According to David Rosenberg at Gluskin Sheff, Brazil’s currency, the Real, remains one of the most attractive in the world.  The strength of an economy’s currency is generally a good reflection of the strength and health of ones underlying economy.  Brazil is in an envious economic position in the current environment with low debts and high growth.  Goldman Sachs recently elaborated on the allure of Brazil in “ignore Brazil at your own peril”.  In Rosenberg’s research report, he lists his 7 reasons why Brazil’s currency remains attractive – all of which I believe can be applied to the general attraction of the overall economy:

Brazil may well be the most attractive on the planet on a risk-return basis. Here are seven reasons why:

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Its most recent change was a credit upgrade last September (Moody’s) and overall the rating agencies are generally favourable over the outlook.

The inflation rate is 4%, slowing down and at the low end of the range of the past decade.

The current account is in very small deficit, at just over 1% of GDP.

The debt ratios are very well contained – 12 % gross external debt and 43% government debt as a share to GDP (the US comparables are 95% and 62% respectively).

The real is on an appreciating track (+27% in the past year) and that is because Brazil’s terms-of-trade (export price to import price ratio) is flirting near a 12-year high.

Given that real short-term rates are around 4.5% and the consensus view is 5% real growth this year, there would be little reason to be bearish on the currency outside of a currency setback (and FX reserves at $240 billion are up  15% in the past year and 30% in the past two years.

The biggest risk is if there is a global relapse that drags Asia into the vortex and
impair the commodity complex as this would undoubtedly reverse the impressive gains made in the currency — after all, it’s not coffee that is Brazil’s primary export but iron ore; and it is not the USA but China that is the country’s largest customer.

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 22:45

According to David Rosenberg at Gluskin Sheff, Brazil’s currency, the Real, remains one of the most attractive in the world.  The strength of an economy’s currency is generally a good reflection of the strength and health of ones underlying economy.  Brazil is in an envious economic position in the current environment with low debts and high growth.  Goldman Sachs recently elaborated on the allure of Brazil in “ignore Brazil at your own peril”.  In Rosenberg’s research report, he lists his 7 reasons why Brazil’s currency remains attractive – all of which I believe can be applied to the general attraction of the overall economy:

Brazil may well be the most attractive on the planet on a risk-return basis. Here are seven reasons why:

It is just about the only investment grade country where inflation is slowing, the central bank has been easing, and where you can pick up a yield of over12% for 10-year paper.

Its most recent change was a credit upgrade last September (Moody’s) and overall the rating agencies are generally favourable over the outlook.

The inflation rate is 4%, slowing down and at the low end of the range of the past decade.

The current account is in very small deficit, at just over 1% of GDP.

The debt ratios are very well contained – 12 % gross external debt and 43% government debt as a share to GDP (the US comparables are 95% and 62% respectively).

The real is on an appreciating track (+27% in the past year) and that is because Brazil’s terms-of-trade (export price to import price ratio) is flirting near a 12-year high.

Given that real short-term rates are around 4.5% and the consensus view is 5% real growth this year, there would be little reason to be bearish on the currency outside of a currency setback (and FX reserves at $240 billion are up  15% in the past year and 30% in the past two years.

The biggest risk is if there is a global relapse that drags Asia into the vortex and
impair the commodity complex as this would undoubtedly reverse the impressive gains made in the currency — after all, it’s not coffee that is Brazil’s primary export but iron ore; and it is not the USA but China that is the country’s largest customer.

utente anonimo
Scritto il 22 gennaio 2010 at 01:16

ciao pettegoli , ho deciso di creare moneta ad uso personale.Vi voglio bene .Letizia

utente anonimo
Scritto il 22 gennaio 2010 at 01:23

E’ Carl Menger a sviluppare per la prima volta una teoria in grado di spiegare la nascita delle istituzioni sociali come il denaro: si tratta di processi evolutivi spontanei senza alcun disegno volontario. Menger spiega il processo evolutivo in termini astratti e teorici.

Il baratto come forma di scambio presenta il problema della doppia coincidenza di necessità. E’ proprio per ovviare a tale problema che, in differenti circostanze storiche e geografiche, sono emersi mezzi di scambio diversi.

Anticamente, in un determinato ambito geografico, il bene che passava di mano con maggiore frequenza era suscettibile di essere utilizzato come mezzo di scambio. Fu la perspicacia imprenditoriale da parte di un numero ristretto di persone, in grado di identificare la maggiore liquidità di un bene economico rispetto agli altri, a far emergere lentamente una domanda addizionale di quel bene come mezzo di scambio. Quando altri agenti economici cominciarono a copiare la strategia di accumulare un bene a fini di scambio, e lo stesso bene cominciò ad essere adottato da un numero più vasto di persone, era finalmente sorto il denaro come mezzo di scambio.

Il processo è stimolato dall’imprenditorialità. La domanda del bene in questione come mezzo di scambio diventa più importante della domanda come bene da consumare direttamente.

Come già visto in passato, lo scambio indiretto permette l’esplosione del numero delle transazioni tra essere umani, e quindi anche i contatti tra gli stessi. Con il baratto si rimaneva circoscritti principalmente a situazioni economiche di autoconsumo, la società trovava un limite insormontabile al proprio sviluppo. Ci si spostava raramente, poche volte l’anno, per andare a barattare i propri prodotti con quelli dei vicini.

utente anonimo
Scritto il 22 gennaio 2010 at 01:33

Presidente del Movimento Solidarietà tedesco (BüSo), Helga Zepp LaRouche, ha descritto il dilemma dell’UE il 16 gennaio: "Se l’UE non concede aiuti alla Grecia, questa potrebbe dichiarare insolvenza e uscire dall’UME". Reintroducendo una moneta nazionale, la Grecia guadagnerebbe spazio di manovra, perlomeno a breve termine. Ma un’uscita della Grecia dall’Eurozona avrebbe conseguenze devastanti per l’Euro, aumentando drammaticamente i costi di finanziamento degli altri paesi ad alto debito, come la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e l’Italia. Prima o poi altri seguirebbero la Grecia, segnando la fine della moneta unica.

D’altro canto, "se l’UE o il governo tedesco trovano un modo per dare aiuti finanziari alla Grecia, ciò segnerà un precedente e gli altri paesi ad alto debito chiederanno lo stesso trattamento. Non è dato sapere quanto il contribuente tedesco sia disposto a sopportare".

Il pericolo di uno sgretolamento dell’Euro ha spinto la Banca Centrale Europea a commissionare uno studio sulle conseguenze legali della decisione di un membro singolo dell’UE di uscire dall’Euro. Questo studio, visionato dal Telegraph, è un esempio magistrale di come funzioni il sistema giuridico neofeudale dell’UE. Esso sostiene che se uno stato abbandona l’Euro sarà automaticamente espulso dall’UE

utente anonimo
Scritto il 22 gennaio 2010 at 02:08

Folletto ,caro paraculo perpiacere  puoi aiutarmi a salvare il salvabile.Guidaci tu………….si salvi chi puo’,ma come! ciao da impaurito.

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