L'INVERNO DELL'OCCUPAZIONE!

Scritto il alle 10:46 da icebergfinanza

Il futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha aperto la sua prima conferenza stampa a Chicago con queste parole…….

" This morning, we woke to more sobering news about the state of our economy. The 240,000 jobs lost in October marks the 10th consecutive month that our economy has shed jobs. In total, we’ve lost nearly 1.2 million jobs this year, and more than 10 million Americans are now unemployed. Tens of millions of families are struggling to figure out how to pay the bills and stay in their homes. Their stories are an urgent reminder that we are facing the greatest economic challenge of our lifetime, and we must act swiftly to resolve them. "

Abbiamo perso 240.000 posti di lavoro nel mese di ottobre, ovvero il 10° mese consecutivo che la nostra economia perde posti di lavoro, 1,2 milioni di posti persi per quest’anno, 10 milioni di americani, sono ora disoccupati e decine di milioni di persone lottano per capire come pagare le loro bollette e rimanere nelle loro case. Le loro sotorie sono un richiamo urgente che ci ricorda la più grande sfida economica della nostra vita e dobbiamo agire rapidamente per risolvere la situazione.

In realtà la situazione è molto più grave e di revisione in revisione nei prossimi mesi e ci aggiungo anni, il numero dei disoccupati verrà rivisto in maniera esponenziale, anche perchè come ormai Voi tutti sapete il modello statistico stagionale CES/NET_BIRTH_DEATH ha in questi anni attenuato la dimensione di questa debacle occupazionale.

Comprendo che ormai molti lettori di vecchia data conoscono questo modello a memoria, ma oggi abbiamo con noi molti altri compagni di viaggio che spesso salgono sul veliero all’ultimo minuto.

Il CES/NET è un modello che aggiunge posti di lavoro alla rilevazione preliminare sulla base di un presunto andamento storico precedente stagionale. Prendiamo ad esempio l’ultima rilevazione e l’aumento di 13.000 unità rilevato nel settore dei servizi finanziari, un assurdo se consideriamo quanto è successo nello stesso settore nei mesi di settembre e ottobre, dove gli avvisi di licenziamento erano la norma esponenziale.

Ebbene se l’anno scorso i mesi dove le maggiori assunzioni in questo settore erano febbraio, ottobre e dicembre allora ecco che puntualmente si aggiungono nuovi posti di lavoro indipendentemente dalla realtà.

Stessa cosa è avvenuta in questi ultimi due anni per quanto riguarda il settore delle costruzioni.

 

Thanks to Magic MISH

Voi tutti ricorderete come ad esempio nel terzo trimestre 2006 la revisione a oltre 6 mesi di distanza passò dagli iniziali oltre 500.000 a soli 11.000 posti creati in realtà senza dimenticare il più recente terzo trimestre 2007 passato dai più 198.000 ai meno 235.000 il tutto rigorosamente rilevato dalla BUSINESS_EMPLOYMENT_DYNAMICS facente sempre riferimento al Bureau of Labor Statistics.

In "MA_QUALE_RECESSIONE" avrete maggiori dettagli e se volete conoscere ogni segreto nascosto dell’occupazione americana e delle sue metodologia di rilevazione, basta che esplorate il TAG MERCATO_DEL_LAVORO_E_OCCUPAZIONE.

Non potrete fare a meno di notare che nel mio blog i TAG con maggiori post ed informazioni sono quelli relativi al mercato del lavoro e al mercato immobiliare, mercati che oggi si stanno sempre più dimostrando, talloni di achille dell’economia americana.

Le revisioni al ribasso in una recessione economica sono all’ordine del giorno, preparatevi a vedere percentuali mai viste in relazione al PIL, prodotto interno lordo!

Per una migliore visione sulla realtà occupazionale americana vi consiglio di dare un’occhiata a questa tabella A12 proveniente dal BLS e non mancate di dare un’occhiata anche a questo articolo del  NYTIMES  dal titolo U.S. Jobless Rate Hits 14-Year High ed in particolare a queste cifre _EMPLOYMENT_GRAPHIC. senza dimenticare questi grafici Ritholtz.com.

 

 

Nessun giornale o media italiano che abbia parlato in questi mesi dell’assurdità di un modello che rileva solo il passato e non il presente o il futuro, mai qualcuno che sia andato al di là dei dati ufficiali.

Ecco il motivo per cui la maggioranza degli  analisti ed economisti, non hanno saputo vedere l’alba di questa crisi!

Detto questo la mia previsione di una percentuale di disoccupati dell’8 % entro il 2009 andrà sensibilmente rivista per la fine di questa recessione occupazionale ad un tasso che non potrà non essere superiore al 10,8 % rilevato nella recessione degli anni ’80.

Come potete vedere nel 1990 e nella recessione del 2001 la disoccupazione continuò a salire oltre la fine della recessione, a differenza degli anni ’80 e ’70, sono curioso di vedere come andrà questa volta anche perchè senza occupazione il motore dei consumi non potrà ripartire a colpi di stimoli fiscali.

L’illusione di vedere una ripresa in seguito ad un nuovo programma di stimoli fiscali o tagli alle tasse, è figlia di coloro che dimenticano che la maggior parte degli americani con quelle risorse provvederà ad abbattere il debito o nella migliore delle ipotesi ad incrementare i risparmi.

L’ultima ondata di stimoli fiscali vedrà il suo notevole ridimensionamento attraverso le successive revisioni del PIL americano.

Se qualcuno non lo ha ancora capito questa è la peggior recessione della storia mondiale, ad eccezione di quella che ancora oggi va sotto il nome di Grande Depressione e più avanti vedremo il perchè.

La Challenger, Gray & Christmas Inc. ha dichiarato che l’aumento di annunci di licenziamenti è stato di circa il 79 % anno su anno dall’ottobre 2007.

Nello specifico i dati relativi al mese di ottobre li potrete trovare a questo indirizzo sul sito della BLS ma alcuni considerazioni devono essere fatte.

Anche se circa i due terzi delle perdite di lavoro provengono dal settore manifatturiero, settore sceso sotto il livello di 40 che testimonia una severa recessione,  gli ultimi dati usciti dall’ISM dei servizi evidenziano come questo settore predominante nell’economia americana stia registrando la peggior recessione della sua storia.

Diamo un’occhiata a questo grafico e ricordiamoci che l‘occupazione americana è essenzialmente un’occupazione nel settore terziario e come abbiamo gia visto come ad esempio nello stato del TEXAS l’occupazione nei servizi tende a declinare molto lentamente e spesso è costante nelle recessioni.

Ma questa volta non sarà cosi anche perchè come scritto la scorsa settimana…..

Se proprio vogliamo intravvedere una novità di importanza rilevante nei dati della ADP, ebbene sappiate che l’occupazione tra le imprese di piccola e media dimensione ha registrato un vero e proprio crollo ( meno 116.000 rispetto ai meno 41.000 della grande impresa )a testimoniare che ormai anche l’ultimo baluardo sta cedendo!

come poi evidenziato in passato …..

Chart 4: Services employment buoys Texas during recession

Un quinto della disoccupazione proviene dal settore del commercio al dettaglio, commercio al dettaglio che equivale ai consumi che a loro volta incidono per oltre il 70 % nella crescita dell’economia americana.

 

 

In America le piccole imprese sono un tessuto che rappresenta circa il 50 % del PIL privato e ben due terzi dei nuovi lavori. Dunkelberg a capo della NFIB che da voce a oltre 600mila piccole imprese ci dice che gli investimenti stanno scendendo, l’inflazione insinuandosi in ogni attività e l’occupazione il centro di gravità permanente, registra un drastico deterioramento con la perdita di circa 0,5 lavoratori per azienda come riportato da Borsa & Finanza. 

Ebbene se dopo il settore finanziario, quello assicurativo ed ora anche quello automobilistico si affacciassero al programma di aiuti approvato dal congresso americano "TARP" anche le piccole e medie imprese, non resterebbe che attendere l’arrivo di MAIN STREET ovvero la famosa "Middle Class" che tanto ama Obama per comprendere sino in fondo che l’intervento statale di keynesiana memoria in questa crisi avrebbe i suoi limiti, un palliativo generalizzato.

Inoltre non farei troppo affidamento sull’incontro di Washington del G20, qualche intesa generale sui principi, riesumazione del Fondo Monetario Internazionale con funzioni di vigilanza e con maggiori risorse per sostenere i paesi in difficoltà, qualche raccomandazione alle agenzie di rating, maggiori regole, maggiore vigilanza e molti problemini di carattere interpretativo e di visibilità tra le nazioni partecipanti.

La Cina nel frattempo fa sapere che metterà in atto un imponente piano di stimoli all’economia, quasi 600 miliardi di dollari in due anni infrastrutture, welfare e prestiti alle piccole e medie imprese. Non ho letto nulla a proposito di consumi, in fondo le infrastrutture sono un’eredità per le prossime generazioni mentre i consumi, consumi a qualunque costo,  solo un’ipoteca infinita.

Roubini la scorsa settimana ha sollevato la questione cinese, dimostrando che l’economia della Grande Muraglia ha bisogno di una crescita superiore al 6 % annuo per assorbire la forza lavoro interna, risvegliata dalla favola infinita e sostenuta dalla leggenda del decoupling, ovvero la possibilità che l’economia mondiale potesse essere sostenuta dai paesi cosidetti emergenti. Crescita vicina allo zero nelle esportazioni dei prossimi mesi.

Detto questo sino a che l’amministrazione di Obama non avrà preso in mano la situazione qualsiasi decisione lascerà il tempo che trova, visto anche la mancata partecipazione all’incontro precedentemente annunciata.

Ora sembrerò anche irriverente, forse un pò superficiale ma la tendenza mondiale ad incamminarsi sulla strada della " TRAPPOLA_della_LIQUIDITA’ di nipponica memoria, utilizzando disperatamente tutte le leve monetarie possibili, dimostra che a una crisi correlata epocale si adeguano misure del passato che riterrei perlomeno inadeguate.

Crescita economica recessiva e tassi di interesse negativi sono un cocktail che ricorda la Grande Deflazione del Sol Levante e per quanto ci si sforzi di vedervi ben pochi riferimenti a quella situazione, nessuno, ripeto nessuno è in grado di conoscere sin d’ora quale è il destino di questa crisi.

Il detto di scuola keynesiana che risuonava  durante la Grande Depressione del ’29 …..

" E’ possibile portare un cammello all’abbeveratoio, ma non lo si può costringere a bere!"

….. è un esempio di trappola della liquidità.

Se qualcuno crede di vedere i sintomi di un miglioramento del mercato del credito solo perchè i tassi Libor ed Euribor scendono riflettendo una maggiore fiducia nel mercato interbancario, probabilmente dimentica che recentemente i tassi ufficiali sono stati ribassati in maniera esplosiva e che quindi questo adeguamento non è altro che un riflesso condizionato.

La siccità che caratterizza il mercato della commercial paper e delle securitization non verrà debellata molto facilmente.

Per quanto ci si sforzi di esaltarsi per un taglio spettacolare di 1,5 bp da parte della Bank of England, con tanto di visione nera per il futuro dell’economia accompagnata indirettamente da una reale incapacità di comprendere le tendenze economiche a medio e lungo termine, di esaltare la stessa Federal Reserve che ha messo in campo un arsenale finanziario creativo di portata storica, uno tsunami di liquidità la sostanza non cambia, il cammello non beve!

Forse mi sbaglierò ma lo stimolare le bolle finanziarie che verranno, innondando di denaro i soliti noti ovvero la finanza e non l’economia reale, magari stampando pure moneta , ci porterà a quello che verrà ricordato come l’errore principe di questa nuova Grande Recessione, politiche vecchie per nuove crisi.

Se poi come dice Robert Aumann premio Nobel all’Economia 2005 per gli studi sulla teoria dei giochi……

“The intervention by the regulators to save the U.S. economy will lead to further bankruptcies of banks and insurance companies,” Aumann said at a rabbinical conference in Jerusalem yesterday. “They are only encouraging institutions to take more uncalculated risks.”  Bloomberg

…nuovi fallimenti all’orizzonte, incoraggiando le istituzioni ad assumere maggiori rischi!

Nell’ultimo comunicato dei ministri del G20  sottolinea che questa crisi e’ il risultato di ‘una eccessiva esposizione al rischio’.

Un’eccessiva esposizione al rischio, è si un party dove giravano troppi liquori e anche qualche chilo di cocaina aggiungerei e una buona dose di delinquenza!

The crisis in the financial markets was caused by the incentives provided to managers of banks and other financial institutions that caused them to act to their own benefit and not the banks’, he said. Bonuses were given on the basis of loan sales, without considering who the borrowers were, he said.

Chissà se qualcuno ci sente da questa musica, chissà se gli aiuti al sistema finanziario saranno seguiti da fatti e non solo parole…..….credo che ci sarà da divertirsi per molti mesi ed anni ancora, ricordatevi bene queste  parole ci rivedremo tra alcuni anni!

Per il resto all’orizzonte immobiliare si vedono sempre lampi e fulmini che illuminano la dinamica in arrivo ed in particolare attraverso il Pending Home Sales Index sceso del 4,6 % nel mese di settembre che fa riferimento ai preliminari di compravendita sottoscritti. E’ un affidabile indicatore del livello di interesse delle famiglie per l’acquisto di un’abitazione anche a livello economico in quanto nessuno firmerebbe un preliminare di acquisto senza avere ben presente la futura situazione economica familiare e l’accesso al credito.

Stiamo entrando con gli indicatori immobiliari nella zona calda dei mesi che contraddistinguono il picco della crisi finanziaria, tutt’altro che conclusa e gli effetti del credit crunch contribuiranno a rendere le prossime vendite di abitazioni peggiori delle attese, sempre che di attese reali si possa parlare, visto che da sempre nel mercato immobiliare la luce in fondo al tunnel è dietro l’angolo.

Manca inoltre all’appuntamento il crollo del mercato immobiliare commerciale che come abbiamo visto, spesso inverte la tendenza a recessione inoltrata e che trascinerà con se nella caduta un buon numero di piccole realtà finanziarie americane.

La FAILED_BANK_LIST  della FDIC prosegue il suo aggiornamento con altre due piccole realtà una di Los Angeles e una di Houston, qualcuno sottolinea che nella crisi della "Savings & Loans" e nella Grande Depressione i fallimenti furono innumerevoli al confronto ma a parte l’ombrello governativo siamo solo all’inizio degli effetti di questa recessione.

Ricordate inoltre la telenovela delle monolines AMBAC e MBIA assicuratori del nulla, ieri rischio sistemico incombente sul mercato ed oggi oggetto delle attenzioni delle agenzie di rating che in settimana hanno provveduto a tagliare ad ambedue il rating, facendo partire una reazione a catena che solo il tempo ci dirà dove arriverà. AIG nel frattempo chiede ulteriori finanziamenti al governo degli Stati Uniti……manca ancora qualche tassello in riferimento ai Credit Default Swap il tassello dei derivati con i loro 700.000 miliardi di dollari di nozionale oltre 10 volte il valore reale dell’intero mercato immobiliare dei paesi cosidetti occidentali, qualcosa di reale non carta finanziaria!

Meno investimenti e meno consumi sono figli dell’attuale credit crunch o rarefazione del credito che per quanto qualcuno si sforzi di ritenerlo inesistente, i dati parlano chiari che siano quelli della Banca d’Italia che siano quelli della BCE.

Nessuna possibilità di una recessione a V toglietevela dalla testa immaginate piuttosto una lunga L dove l’esplosione del debito in America raggiunge ogni settore, dalle carte di credito al leasing, dai mutui al credito al consumo, dal deleveraging sino a giungere a quella magia che corrisponde al nome di home equity, ovvero la possibilità di estrarre valore dalla crescita infinita della tua casa.

Una deflazione immobiliare accompagnata da una debacle azionaria non potranno far altro che ridurre il potere di acquisto dei consumatori, unitamente alla rarefazione del credito, del resto i cittadini di questo pianeta hanno più debiti di quanto siano in realtà i loro redditi, magari in abitazioni che negli ultimi anni stanno perdendo il loro valore, tranne che in Italia dove il risparmio privato resta ancora un fiore all’occhiello mondiale.

Concludendo come abbiamo già visto gli analisti della S&P si sono precipitati ad abbassare le stime sugli utili per azione del nostro osservato principale lo S&P500, stella polare di Icebergfinanza, peccato che per quanto riguarda il 2009 il ribasso li mantenga di un 20 % superiori a quelli di quest’anno, forse qualcuno dovrebbe informarli dell’effetto trascinamento di un’economia globale in recessione.

Per il resto in " ORIZZONTI nella NEBBIA " la situazione è abbastanza chiara.

Forse qualcuno si ricorderà di quanti analisti e illuminati in questi mesi vi fecero osservare la stella polare del ciclo azionario presidenziale, performance positive per tutti in quanto scritto nella storia dalla notte dei tempi oltre il 10 % in media.

Peccato che ….non resta che attendere in "riva al fiume" questi sono tempi epocali, l’unico pensiero degli addetti ai lavori è il "rally presidenziale" o domani quello natalizio o forse quello primaverile, nessun riferimento alle lacrime dell’economia, lacrime di uomini e donne che perdono e perderanno il loro lavoro.

Magari si ha da fare, qualcuno vi dirà che sono momenti irripetibili, si gli stessi che sino ad oggi vi hanno fatto intravvedere una serie infinita di luci in fondo al tunnel, gli stessi che quotidinamenti vi dicono che domani vi sarà la ripresa anche se lo sostengono dall’autunno 2007!

Si la luce in fondo al tunnel, mentre sento in lontananza  il fragore di una nuova onda " tecnica" in arrivo, onda che ci porterà verso il nuovo obiettivo che i sostenitori di Icebergfinanza ben conoscono.

Chiunque tra i sostenitori del blog non abbia ricevuto la mia ultima analisi via mail, è pregato di richiederla all’indirizzo [email protected]

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!

 

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gatuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto

 

 

 

 

 

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73 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 01:57

Splendido articolo. Complimenti.
RedLizard

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 08:03

Per risolvere questa crisi ci vorrebbe una rivoluzione epocale paragonabile in dimensioni alla crisi stessa. Se la fatidica middle class (e non solo questa ma anche chi sta più in basso) è stata rapinata e impoverita in questi anni da i soliti oligarchi ed ora la si impoverisce ulteriormente aumentando il debito pubblico non se ne esce. E’ una spirale in cui penso sia impossibile uscirne con i metodi attuali.

max

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 08:17

ottimo andrea,
vorrei chiederti una cosa che trovo assu
rdamente trascurata da tutti i media.
la realtà ci dice che gli americani sono indebitati fino all’inverosimile.
il governo da parte sua lo è ancora di piu.
ma dove le trovano le risorse per risollevarsi.

almeno noi ,anche se abbiamo lo stato piu ingolfato del mondo, abbiamo le formichine del risparmiatore.

ma gli americani , indebitati cosi, con la delocalizzazione nei paesi emergenti, dove la possono trovare la forza per venirne fuori?

non vorrei essere pessimista (perchè normalmente tendo ad essere il contrario) ma qua si sta assistendo ad una cosa epocale;
come la caduta dell’impero romano,della serenissima repubblica, la fine dell’egemonia prussiana , francese, dell’imperialismo inglese.

ma tutto questo in maniera tanto piu veloce , perchè la velocità è la base di quest’epoca

jones…co

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 10:36

Ma come pensano di rilanciare l’occupazione? Ri-localizzando?
Oltre una certa percentuale di disoccupazione ci sono disordino sociali e nessun governo può permetterseli.

Stella

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 11:55

….e perchè no disordini. parliamo (giustamente) di crisi epocale e non pensiamo a tutte le conseguenze. Se sono 300 persone che perdono il posto non gliene frega a nessuno…..se sono milioni (e con famiglie a carico) cosa sperate che succeda che vivano a pane e acqua?
Una crisi epocale fa si che ci sia una svolta epocale. la svolta sicuramente non sarà indolore ma spero che sia la fine del consumismo più becero.
Muoia Sansone e tutti i filistei!

Scritto il 10 novembre 2008 at 12:25

News: BORSE DI NUOVO IN CRESCITA CON DENARO A COSTO ZERO

Mio commento:

E’ matematicamente impossibile che si verifichi un rialzo, possono anche regalare i soldi, ma il rialzo secondo me non ci sarà, troppi ingranaggi si sono rotti, provate a camminare con una bella Mercedes che ha le valvole storte, potete mettere quanta benzina volete ma non camminerà, DOVETE PRIMA RIPARARE IL MOTORE, DOPO DARE BENZINA.

RICORDATEVI QUESTE PAROLE:

PRIMA IL MOTORE DOPO LA BENZINA, CONTRO LE LEGGI DELLA FISCA E DELLA MATEMATICA NON POSSIAMO VINCERE. PRIMA NUOVE REGOLE DOPO INIETTARE DANARO!!!

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 13:56

(ANSA) – ROMA, 10 NOV – Per l’assemblea dei lavoratori di Alitalia (Milano: AZA.MI – notizie) e’ rimasto bloccato a Fiumicino un aereo cargo MD11 con 10 miliardi di euro della Banca d’Italia. Lo si e’ appreso da fonti sindacali che hanno precisato che il velivolo dell’Alitalia dovrebbe partire a breve come volo di Stato.

Qulcuno saprebbe dirmi dove cavolo stavano portando 10 MILIARDI di euro???????????????

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 13:59

Caro Andrea, ti seguo sporadicamente, non sempre condivido ciò che scrivi, e a volte le tue analisi sono così tecniche che mi perdo…. ma anch’io con la mia testa, sto cercando di darmi una spiegazione a tutto ciò che ci sta intorno, è vero prima bisogna capire qual è la realtà, ma poi bisogna cercare di trovare i motivi che indotto la realtà ad essere tale, e quindi le soluzioni possibili per uscirne, perchè ne sono certa ne usciremo!
La motivazione di tutto stan ambaradan sta nalla cosprazione del nuovo ordine mondiale, almeno a mio avviso, cercate su google nwo, e approfondite da voi, per chi non conosce il tema, all’inizio, direte, impossibile, fantascienza, poi approfondendo scoprirete, che è tutto reale!
Tu cosa ne dici Andrea? Sò già la tua risposta dirai che è roba da invasati, ma la mia è una domanda provocatoria, so già che la spiegazione reale al casino finanziario, economico, di guerra nel mondo, e di riduzione delle nostre libertà, fisiche e mentali, nell’aumento dei divertimenti, nella riduzione dell’istruzione, nella disegueglianza sempre più accentuata tra ricchi e poveri, nel modello iperconsumistico, basato sul debito e sulle multinazionali, e nelle organizzazioni, sovranzionali anti democratiche (vedi unione europea, e alleanza nordamericana) stanno principalmente in questo complotto!
Tu negarai perchè descrivi le cose ma non le motivi a livello politico!
La mia conclusione è dunque che occorre combattere il nwo, che l’elezione di obama potrebbe essere un fattore positivo, e che se ci riappropiamo di noi stessi e ritorniamo ad un uso più sensato delle cose, se spegniamo le tv e apriamo i libri, se amiamo il nostro prossimo, noi stessi e il signore, beh il progetto fallirà, e magari ripartirà un’economia più locale come dici tu, di autoconsumo.
Ma prima occorre fare un percorso interiore di consapevolezza.
Un abbraccio.
Ps che ne dici dell’amero? Sarà la nuova moneta per usa, canada e messico, tipo l’euro, e il dollaro verrà fortemente svalutato per introdurre l’amero, che già esiste e già è stato dato come forma di pagamento alla Cina.
Ragazzi apriamo gli occhi!
Chiediamoci se si stava meglio un volta o oggi? sappiamo ancora rispondere a questa semplice domanda?
Non credo che l’elitè ci voglia pensanti ecco perchè ci riempie la testa di cavolate con la tv,e gli alltri mass media e non ci informa sulle cose importanti, vedi il trattato di lisbona , fra gli altri.
Un abbraccio fortissimo a tutti.
Mik

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 14:09

Importante articolo dello svedese Edwin Dolan sui pericoli della deflazione (Deflation: Are We Still Sure “It” Cannot Happen Here?…(http://www.bepress.com/ev/vol5/iss7/art3/ ), molto commentato su internet…

in questo articolo, che analizza criticamente l’operato di Bernanke, si accenna a quella specie di arma segreta, “la soluzione finale”, nascosta nelle pieghe dell’ HR 1424 ( il piano di emergenza per la stabilità economica del 2008 ), e precisamente nella sezione 128: è la possibilità (ultimativa e definitiva) concessa alla FED di pagare un interesse discrezionale sulle riserve depositate dalle banche commerciali (“QUANTITATIVE EASING”)…

l’esperienza Giapponese ha dimostrato il potere di questa arma economica, pur con risultati pratici variabili, e tutto sommato abbastanza deludenti: in soldoni, è la possibilità di immettere quantità illimitate di riserve nel sistema bancario senza dover abbassare i tassi di interesse fino a raggiungere lo zero (si veda in proposito lo studio recente di Todd Keister, Antoine Martin e James McAndrews della Fed di New York )…variante tecnica dell'”elicottero” di Bernanke…

Questa potente arma anti-deflazione è già stata attivata dalla FED, che ha già annunciato il pagamento degli interessi sulle riserve, immediatamente…

come per tutte le micidiali armi “atomiche”, resta da dimostrare il possibile fallout “radioattivo” o gli eventuali micidiali effetti collaterali….

ad maiora

Gabriel

PS Andrea, nella sua consueta precisa e articolata disanima sulla disoccupazione. dovrebbe secondo me spendere un cenno anche sulla “durata” della disoccupazione, in deciso forte aumento…un conto è l’elevata disoccupazione, ma di breve durata, un altro una forte disoccupazione dalla prolungata “duration”…

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 14:13

Anche perchè FED e BCE iniettano denaro ma poi se lo ritrovano in “pancia” parcheggiato dalle banche stesse.

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 14:19

Circuit City, catena statunitense di distribuzione di elettronica di consumo, ha richiesto la protezione nei confronti dei creditori prevista nel Capitolo 11 della legge fallimentare statunitense. La società è dunque tecnicamente in bancarotta. Lo riportano le agenzie di stampa internazionali nonostante al momento non siano giunte ufficializzazioni dalla società di Richmond. La catena Circuit City era composta da 721 negozi negli Stati Uniti e da più di 700 punti vendita in Canada.

Alla faccia del “faremo tutto il possibile affinchè la crisi finanziaria non intacchi l’economia reale”
Ma non si rendono conto che è già troppo tardi?

Marco

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 14:50

per 6,
forse serve un “po” di benzina(danaro) per arrivare al primo meccanico.
Solo che i guai potrebbero farsi ben maggiori?
MM

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 15:38

Il target price di GM portato a $0.00 da Deutsche Bank, che ovviamente consiglia ai clienti un “sell”. Non era mai successo nella storia di Wall Street. Per evitare il fallimento…
L’ufficio studi di Deutsche Bank ha annunciato un “sell” per il titolo General Motors, riducendo nello stesso tempo a $0.00 (zero) il target price per i prossimi 12 mesi. Cio’ equivale a prevedere il fallimento a breve della piu’ grande azienda auto degli Stati Uniti nonche’ maggiore azienda manifatturiera del mondo, un evento che avrebbe conseguenze sistemiche sull’economia e sulla finanza americana.
Il titolo GM e’ venduto a piene mani ed e’ in ribasso del 12% nel pre-borsa a Wall Street, a quota $3.87. Nei primi commenti a caldo che si ascoltano nelle banche d’affari di Manhattan pare evidente che la bancarotta di GM potra’ essere avitata soltanto con un massiccio piano di salvataggio del settore auto da parte della nuova amministrazione Obama.

Le tre case auto GM, Ford e Chrysler hanno gia’ ricevuto un’iniziezione di capitali pari in totale a $25 miliardi parallelamente al varo del piano di salvataggio delle banche da $700 miliardi varato dal Congresso il mese scorso. La richiesta, secondo quanto si apprende da fonti di Washington, e’ di altri $25 miliardi per cercare di salvare le tre ex big di Detroit. Il crollo delle vendite di auto in America per via della recessione e’ cosi’ drammatico che GM, Ford e Chrysler bruceranno la cassa rimanente entro la primavera prossima per via dei mancati introiti.

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 15:41

Deutsche Bank chiede di vendere, proprio lei che ha in pancia derivati tossici per 2500 miliardi di euro. A sua volta sarà oggetto di vendita.

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 15:50

Articolo interessantissimo!!
Nel breve e medio periodo sono molto pessimista, anche perché, eccetto obama che ancora deve dimostrare quanto vale, i vari capi di stato dei principali Paesi mondiali sembrano sintonizzati ancora a 30 anni fa. Per loro esiste solo una soluzione: la crescita infinita!
Non posso vedere alcuna speranza in individui che hanno ascoltato squali come Paulson e che vedono come prima necessità quella di regalare centinaia, se non migliaia, di miliardi di $ ai banchieri colpevoli di questo disastro.
L’augurio è che questi inetti personaggi spariscano dalla scena e che vengano sostituiti da altri un po più saggi.
MV

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 17:52

ieri ho visto un commento di FULVIA sull’eroismo degli statali.

prova a commentare questo:
Statali: assenteismo ridotto
del 50% a ottobre

Lo annuncia il Ministro Renato Brunetta a proposito del dato atteso per ottobre nelle assenze per malattia nella pubblica amministrazine. In alcuni casi la riduzione delle assenze ha toccato il 90%. Intanto in Lombardia parte la digitalizzazione con servizi ai cittadini …»

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 18:39

PENSIERINO,… senza alcuna pretesa di essere VERITA ASSOLUTA,… anzi potrebbe essere un’esortazione a uno scambio di idee.

siamo “fregati”!!!.
perchè siamo in balia di incompetenti assoluti.
i “grandissimi ” economisti che ci stanno guidando non hanno capito niente di questa colossale crisi.
altrimenti avrebbero fatto qualcosa prima.
non avrebbero aspettato l’ultimo respiro.
e questi dovrebbero trovare la cura?

siamo fregati perchè tentano di salvare il malato con cure studiate durante la crisi del 29 (80 anni fa).
è come curare un malato di TBC con i metodi dell’800.
ma quanto è cambiata l’economia e il mondo e la gente?

siamo fregati perchè tutto viene scaricato sulle spalle della gente comune: il salvataggio delle banche delle assicurazioni delle grosse aziende (forse anche ) delle medie e piccole.
cosi la prendiamo 2 volte……
prima abbiamo ingrassato tutti i grandi.
adesso ci assumiamo tutti i loro debiti ( e oltretutto gli permettiamo di vivere da nababbi).

siamo fregati perchè l’ottusità di questi personaggi non permette di capire che puoi salvare tutti, ma se non dai la possibilità alla gente comune di comprare quello che le aziende producono, che ce ne facciamo della produzione?

siamo fregati perchè brancolano nel buoi piu assoluto

insomma siamo fregati

jones…co

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:20

Post16# solo spot da questo governo e quello della riduzione della mutua è un’altro spot…continuate a credere che il Berlusca farà grande questo paese, comprate enel e Telecom(-20%) dal suo consiglio, un presidente che consiglia azioni in un momento di crisi come questo è almeno un DISGRAZIATO. Continuiamo a farci figure di merda davanti al mondo chiamando l’uomo del cambiamento(tutti lo sperano) “abbronzato”. Un conflitto di interessi vivente….solo spot

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:39

La Fed prima fornisce liquidità alle Banche facendosi carico della loro spazzatura, pensando così di rimettere in circolo il denaro, poi con una virata di 360 gradi, visto il fallimento del mercato interbancario, aumenta la remunerazione offerta ai depositi delle banche commerciali per accentrare presso di se tutta la liquidità che lei stessa aveva fornito, oltretutto pagando alle banche interessi più alti pur di essere direttamente lei ad effettuare i prestiti.
E’ demenziale!
Non so come la pensiate voi , secondo me sono soldi buttati, sottratti allo sviluppo a vantaggi esclusivo di un sistema ormai marcio.(molto meglio il piano Cinese).

Mas

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:42

Per 16. Berluscono è solo e semplicemente un merito imbecille votato da emeriti imbecilli. L’unica scusante che l’alternativo fosse forse peggio. Se non fosse per questa scusante, avrei gia preso il fucile e cominciato a sparare sulla gente votante.

Una provocazione…

Siamo sicuri che lassu vogliano veramente salvare le cose??? e se magari farebbe loro comodo che saltasse il sistema? I soldi ce ne hanno da vendere, a loro della crisi se ne fottono.

MM

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:44

CRISI MUTUI: OPEL CHIEDE AIUTO FINANZIARIO ALLA MERKEL

(ANSA) – BERLINO, 10 NOV – La casa automobilistica tedesca Opel ha chiesto ufficialmente aiuto finanziario alla cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) alla luce della difficoltà economiche che hanno colpito il settore e la casa madre americana General Motors. Secondo un’anticipazione dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung di domani, la richiesta è stata inoltrata alla Merkel attraverso una lettera firmata dal consiglio di amministrazione e dalla commissione interna della Opel e della Gm in Europa. Alla cancelliera è chiesto di intervenire a favore della costituzione di un programma degli istituti bancari europei per un credito al settore automobilistico di 40 miliardi di euro. La Opel e la Gm chiedono anche al governo tedesco di incentivare l’acquisto di nuove auto. In particolare, si dovrebbero istituire dei premi per la rottamazione delle vecchie auto e prestiti più favorevoli per l’acquisto di nuove. Il Financial Times Deutschland di oggi, d’altra parte, riporta che la Gm americana ha ordinato in questi giorni ai suoi manager europei un programma di risparmio. (ANSA).

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:45

era per 18 nn per 16 scusate.
Firmatevi CRIBBIO ahahahah

MM

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:47

DHL PERDE $1.5 MILIARDI E LICENZIA 9.500 PERSONE

La consociata statunitense DHL Express riportera’ un passivo record su base annua. Tutti i posti di lavoro e il servizio air e ground eliminati negli Stati Uniti dal 30 gennaio.
Deutsche Post ha annunciato il taglio di altri 9.500 posti di lavoro negli Stati Uniti. Il gruppo ha comunicato inoltre un utile netto trimestrale di 805 milioni di euro, sotto le previsioni. La decisione e’ stata presa tenendo conto delle perdite accumulate dalla consociata statunitense DHL Express, che riportera’ un passivo su base annua di 1,5 miliardi di dollari. DHL sospendera’ il servizio air e ground all’interno degli Stati Uniti, mantenendo i collegamenti tra Usa e paesi esteri. Nonostante la crisi United Parcel Services (UPS) e FedEx Corporation (FDX) possono contare adesso sull’eliminazione terminale di un concorrente negli Usa. E infatti i rispettivi titoli sono in rialzo 4.8% a $54.43 e 3.5% a $66.85.

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:49

AIG: CONTINUA L’ENORME POMPAGGIO DI DENARO

Il Tesoro Usa e’ entrato nel capitale del colosso assicurativo con una partecipazione da $40 miliardi. In totale, il nuovo pacchetto finanziario ammonta a circa $150 miliardi. Maxi-perdita di $24.5 miliardi.
Il Tesoro Usa e’ entrato nel capitale del colosso assicurativo American International Group con una partecipazione da 40 miliardi di dollari. Al tempo stesso la Federal Reserve ha deciso di attivare due nuove linee di emergenza di finanziamenti ad Aig, che a suo tempo era stato salvato con un intervento da 85 miliardi di dollari sotto forma di prestito.
Il colosso assicurativo travolto dalla crisi dei mercati finanziari, ha annunciato una maxi-perdita di 24,5 miliardi al 30 settembre scorso. In termini di utile per azione il passivo e’ di 9,05 dollari e si raffronta a un utile di 1,19 dollari nel pari periodo dell’anno precedente (3,09 miliardi in cifre assolute).

Le misure annunciate oggi rientrano in una ristrutturazione complessiva dell’intervento a suo tempo attuato per Aig, tenuto conto anche dell’onerosita’ del prestito di salvataggio, su cui il gruppo doveva pagare un tasso d’interesse dell’8,5% maggiorato del tasso interbancario Libor. In totale, il nuovo pacchetto finanziario ammonta a circa 150 miliardi di dollari. Oltre all’ingresso del Tesoro nel capitale, la rimodulazione degli interventi prevede che sara’ ridotto a 60 miliardi il prestito originario da 85 miliardi e che la Fed rilevera’ 52,5 miliardi di asset.

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 19:59

La Camera manda avanti il DDL anti-blog

Assegnata alla commissione Cultura della Camera una nuova proposta di legge che obbliga molti blog a iscriversi al registro dei comunicatori ed estende ad essi i reati a mezzo stampa. Tutti i dettagli

http://punto-informatico.it/2468674/PI/News/camera-manda-avanti-ddl-anti-blog.aspx

ATTENZIONE ATTENZIONE – URGENTE – URGENTE

Stanno cercando di bloccarci!

Progetto di legge n. 1269, assegnato alla 7 commissione cultura il 6 novembre 2008, in piena bufera di studenti contro il governo.

STANNO CERCANDO DI BLOCCARE LA RETE.

TUTTI I BLOGGER DOVRANNO REGISTRARSI AL ROC (Registro Operatori Comunicazione).

LA SCHEDATURA FASCISTA PER CHIUDERE LA BOCCA ALLA RETE.
Lo strisciante e silenzioso avanzare della dittatura contro l’unico spiraglio rimasto di democrazia, la rete!

LA RETE SULLA RETE.
BISOGNA REAGIRE, PRIMA DI ESSERE INGABBIATI.

Informatevi e organizzaimoci, senza colori, senza partiti, senza padroni. I padroni reclamano controllo totale della comunicazione.

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=1269

Stanno tentando di chiudere tutti i blog.
Comunque son contento. E’ segno che hanno paura.
E non ci prenderanno nella rete. Siamo pesci troppo piccoli per le loro reti scassate. Però siamo tanti.

Scritto il 10 novembre 2008 at 21:06

Sempre complimentissi per l’opera che stai creando e che continua a crescere! Proprio oggi ho avuto la fortuna di leggere un report molto interessante dal sito della Conference Board: visto che sicuramente ne saprai molto di più di me, ti lascio il link sperando possa ritornarti utile!

http://www.conference-board.org/economics/employment.cfm

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 21:13

Piove sul bagnato…:

Cmq x chi avesse ancora dubbi i grafici parlano chiaro

Buona serata a tutti!
Grazie Andrea, continua così!!!

Il Cigno Nero

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 21:18

Ooops! Scusate!
Dopo “piove sul bagnato…” ci andava questa notizia:
“Potrebbero ammontare a 70mila i posti di lavoro a rischio nell’industria finanziaria statunitense dopo i 150mila che si stima siano già andati persi dall’inizio della crisi. E’ quanto riporta il Financial Times di oggi, aggiungendo che le fuoriuscite dovrebbero concentrarsi nell’investment banking e nell’attività di trading.”

Il Cigno Nero

utente anonimo
Scritto il 10 novembre 2008 at 23:56

Il problema grave e serio è che nessuno vuole salvare veramante l’economia e le persone travolte da questo disastro macroeconomico che a breve si espanderà come una pestilenza.Mi fan ridere quando sento i notizioni : “Immessa liquidità per x fantamilioni , Annunciato piano di salvataggio , ecc…” Soluzioni inutili e senza senso.Provano a salvare il carnefice e non la vittima(Complimenti ad Andrea per l’immagine dei pompieri che spengono la banca in mezzo alla città incendiata!).Ritengo che la soluzione per risollevarci da questa crisi sia alla portata di tutti.Non servono Superscienziati usciti da Harvard per dirci come salvarci.Il sistema è bloccato perchè gli squilibri sono troppo forti e non reggono più.Il modello debito al consumo non è mai stato sostenibile ed ha accentuato solo le disparità sociali creando miseria.L’unico modo per uscire da questa crisi è di sostenere il credito al consumo e quindi innalziare gli stipendi e adottare una politica di controllo sui prezzi in modo da far salire il potere d’acquisto delle persone così chè la macchina riparta. (Piccolo apputo : ad ogni modo non trovo il modello consumistico sostenibile ugualmente,almeno il modello consumistico adottato da noi privo di qualsiasi consapevolezza).In questo modo controllando i prezzi e gli stipendi si eviterebbe di far arricchire a dismisura quelli che stanno facendo impoverire le moltitudini.I soldi non scompaiono come dicono i tg e vari giornali : “Bruciati Milleee!(Alla Deluigi)Miliardi!”Semplicemente cambiano padrone tutto qua .E’ veramente ridicolo come pompino soldi nelle sterili Banche prelevandone attrettanti dalle tasche delle feconde persone che così pagano(inconsapevolmente ,ovvio) per finanziare la loro stessa fine e quindi rimanendo “doppiamente”fregate!Prendono a Pietro per pagare Paolo!A volte la vita è proprio ironica e sarcastica tanto da farci scavare la fossa con le nostre stesse mani.Finchè tenteranno di risolvere le cose in questo modo(esasperando e glorificando il fallimento)non si prospetterà nulla di buono all’orizzonte(quando gli squilibri nel mondo sono pesanti il mali si moltiplicano all’infinito) e non vorrei che la storia del mondo dovesse ripetersi di nuovo.Il tempo parlerà meglio di tutte le parole.

Ain

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 00:45

per 25.
Basta comprare un dominio .com in teoria.

oppure .eu

Hanno altre regole.
MM

Scritto il 11 novembre 2008 at 00:59

News: BORSE DI NUOVO IN CRESCITA CON DENARO A COSTO ZERO

Mio commento:

E’ matematicamente impossibile che si verifichi un rialzo, possono anche regalare i soldi, ma il rialzo secondo me non ci sarà, troppi ingranaggi si sono rotti, provate a camminare con una bella Mercedes che ha le valvole storte, potete mettere quanta benzina volete ma non camminerà, DOVETE PRIMA RIPARARE IL MOTORE, DOPO DARE BENZINA.

RICORDATEVI QUESTE PAROLE:

PRIMA IL MOTORE DOPO LA BENZINA, CONTRO LE LEGGI DELLA FISCA E DELLA MATEMATICA NON POSSIAMO VINCERE. PRIMA NUOVE REGOLE DOPO INIETTARE DANARO!!!

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 01:32

rispondo al post 16

Brunetta non ha aggiunto nulla di nuovo alla lotta contro l’assenteismo, se non decurtare lo stipendio di 20 euro al giorno.
Le leggi c’erano, semplicemente non venivano applicate… se tu togli 20 al giorno, per un massimo di dieci giorni consecutivi ….e bada… se tu continui non ti tolgono nulla, ma ogni volta che mandi malattia ti decurtano 20 euro, a a fine mese son soldi. Il che tradotto significa che dallo stipendio mi decurti minimo 200 euro, e di questi tempi son molti. Ecco perchè la gente va a lavoro anche se ammalta, perchè ammalarsi è un lusso. Ecco perchè vien motivato il crollo delle malattie…
Tu non guardare che lavora negli uffici, guarda anche chi svolge turni, svolge il proprio servizio fuori in strada a contatto con persone a rischio… non guardare solo dove vogliono loro.
Tutti contenti….evvai…addosso agli statali, ma non capisci che vogliono privatizzare tutto? Cosi da prendere in mano ogni settore, da renderti tutti precari e schiavi dei loro ricatti?
Vai tu in strada con le volanti senza riscaldamento in auto d’inverno, vai tu fuori al freddo senza abbigliamento adatto, vacci a contatto con coloro che hanno la tubercolosi e cosi via…Ho mia sorella che lavora al 118, idem con patate… Non solo non siamo pagati adeguatamente ma ora non possiamo piu nemmemo ammalarci.
La visita fiscale sul primo giorno di malattia c’è sempre stata, cosi come il licenziamento in caso di secondo lavoro.. gran bel lavoro, però chissà perchè i suoi di consulenti, con stipendio pubblico posso tranquillamente continuare a percepire introiti extra per via di commissioni varie.
Inoltre se io sto a casa guadagno 1500 euro, se lavoro tutti i festivi e faccio 90 ore di notturno, come sto facendo ora, guadagno a malapena 200 euro in più.
Per cui dove è l’incentivo per chi lavora? Dove? Io il secondo lavoro non lo devo fare, ma allora devo guadagnare il giusto, senza che mi scatti l’aliquota del 49 per cento!
Inoltre spiegami perchè allora l’assenteismo tra i parlamentari e senatori non vien punita e ti faccio presente che prendono un gettone di 150 euro…
E basta co sti autonomi… io parlo per chi l’attività, voi le tasse le potete evadere e lo fate. Noi statali no.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 01:45

Scusate, il post era il 16…
Ti rendi conto che la fascia oraria delle visite fiscali è h24? tranne per un’ora che va dalle 13 alle 14? E chi è solo come fa a far spesa, ad andar in farmacia? Ma non ti rendi conto che è mera demagogia… fumo negli occhi. Ma ti rendi conto che legiferano su chi butta i frigoriferi, chi imbratta i muri e non si interessano di problemi più seri?
Ma pensassero piuttosto a evitare che gli ubriachi facciano strage di innocenti e che la passino liscia con qualche anno, se non mese di galera.
Tagli su tagli alla scuola, le università vogliono farle diventare fondazioni, cosi che studiare diventerà sempre più un una possibilità per i ricchi… ma dove vivi? Basta cosi poco per renderti felice? Figurati a me… Pensa un pò che se uno viene ferito in servizio gli decurtano lo stipendio….evviva brunetta! E per ferito, non è che non va di andare a lavorare, significa che ti accoltellano, picchiano, sparano… per cui non generalizzare…
Vale per i poliziotti, i vigili del fuoco, gli infermieri e cosi via…
Il male dell’Italia son gli statali, urrà! Peccato che per tutelare i nostri cittadini a volte non ci sono manco i soldi per la benzina…

Scritto il 11 novembre 2008 at 06:55

Ciao a tutti sono giornate impegnative e quindi passo di corsa!
Domani proverò a rispondere alle Vostre domande!

Un abbraccio Andrea

Scritto il 11 novembre 2008 at 06:59

a proposito dell’ assenteismo di Brunetta

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000669.html

ciao francesco

Scritto il 11 novembre 2008 at 07:22

bel blog!
ciao
Gin

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 11:00

«Serve un Tribunale internazionale contro i crimini finanziari, come per quelli di guerra», così dice il Card. Maradiagada in un’intervista rilasciata ad Alberto Bobbio di Famiglia Cristiana

http://www.sanpaolo.org/fc/0845fc/0845fc48.htm

IL CARDINALE MARADIAGA: IL CAPITALISMO È FALLITO

PAGHERANNO
SOLO I POVERI

Il prelato honduregno è osservatore del Vaticano alla Banca mondiale e al Fmi: «Serve un Tribunale internazionale contro i crimini finanziari, come per quelli di guerra».

«La crisi non è finita. Anzi, siamo solo all’inizio. Ma io una domanda la voglio fare: dove sono finiti i soldi che le Borse hanno bruciato in queste settimane? Perché i soldi nessuno li brucia, né si volatilizzano. Più semplicemente, spariscono nelle tasche di quelli che sono già ricchi, a tutto danno dei poveri».

Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente della Caritas internazionale e osservatore della Santa Sede alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale (Fmi), parla con la solita schiettezza, e aggiunge: «Chiedo che la comunità internazionale, come ha fatto per i crimini di guerra, costituisca un Tribunale internazionale per i crimini finanziari che, sicuramente, producono molti più morti delle guerre, per fame, sete e malattie».

Il cardinale Maradiaga, che è anche presidente della Caritas internazionale, con Benedetto XVI (foto AP/La Presse).
Il cardinale Maradiaga, che è anche presidente della Caritas internazionale, con Benedetto XVI (foto AP/La Presse).

* Eminenza, di chi è la colpa?
«Degli uomini che hanno fatto del mercato un dio. Bush e l’intero sistema finanziario americano non possono assolversi dicendo che il capitalismo si è comportato male. Significa non riconoscere i propri errori. Tutto ha un limite, anche il consumo, anche il guadagno. Chi ha portato alla crisi deve fare un passo indietro, altrimenti provocherà altri danni in futuro».

* Qualcuno dice che bisogna rifondare il capitalismo…
«Non basta. Bisogna inventare qualcosa di nuovo. È ora di finirla di procedere attraverso aggiustamenti strutturali dell’economia, che premiano soltanto i ricchi e allargano il solco con i poveri. Bisogna mettersi in testa che il capitalismo finanziario, dominatore dell’economia negli ultimi 30 anni, è fallito. Non va rifondato, va cambiato».

* Quanto pagano sulla loro pelle i poveri questa crisi?
«Ancora non lo sappiamo, ma il costo sarà altissimo. La crisi del petrolio con i prezzi alle stelle ha prodotto prima dell’estate 100 milioni di poveri in più. Per sfamare un miliardo di persone denutrite nel mondo bastano 30 miliardi di dollari all’anno, cioè meno del 5 per cento del piano della Casa Bianca a favore delle banche. In primavera i leader riuniti a Roma hanno detto che per gli Obiettivi del millennio non c’erano soldi, ma nessuno ha avuto difficoltà a trovare miliardi di dollari per le banche».

* Perché lei dice che siamo soltanto all’inizio degli effetti della crisi?
«La recessione porterà a un aumento della disoccupazione quasi ovunque. In America centrale e latina le rimesse di chi è emigrato negli Usa stanno già diminuendo. Vi sarà una contrazione delle importazioni americane e anche delle produzioni destinate al mercato estero. Così i prezzi aumenteranno e i ricchi faranno pagare la crisi ai poveri».

* Chi non ha vigilato?
«Il Fondo monetario internazionale. Si è occupato solo del Terzo mondo, imponendo misure durissime ai Paesi poveri, e non ha sorvegliato le nazioni ricche. Non è vero che le regole non sono state rispettate. Le regole non c’erano per precisa volontà dei legislatori e della Casa Bianca. Ma il Fmi non ha mai avuto nulla da obiettare».

* Cosa hanno fatto gli Usa?
«Hanno continuato a contrarre prestiti colossali per sostenere i tagli alle tasse e finanziare gli impegni militari. I soldi per le armi si trovano sempre, soprattutto se le guerre sono inutili. Tuttavia, il rapporto tra guerra e indebitamento può essere fatale agli americani. Se la Cina, che ha enormi investimenti nel sistema finanziario statunitense, decidesse di non comperare più buoni del Tesoro americano, gli Stati Uniti crollerebbero e gli impegni militari americani sarebbero completamente travolti».

* È per scongiurare questa prospettiva che si sono avviate frenetiche manovre di salvataggio?
«Certo. Non si vuole scardinare il capitalismo finanziario e si giustifica perfino l’intervento massiccio dello Stato a favore delle banche, chiedendo più denaro in prestito».

* Invece lo Stato cosa deve fare?
«Secondo la dottrina sociale della Chiesa, ha un ruolo chiave: stabilire regole, sorvegliare e garantire il bene di tutti. Esattamente ciò che oggi manca. Quella di oggi è anzitutto una crisi etica, dove non c’è limite al desiderio. Vale per gli impegni militari e vale per la bolla immobiliare. Il mondo non gira solo attorno ai soldi. Ci sono altri valori».

* Perché siamo a questo punto?
«Nessuno si fida più degli altri. La paura ci domina: paura di perdere denaro, paura degli altri popoli, paura di non poter più consumare. Il terrorismo, dopo l’11 settembre, ha raggiunto il suo scopo: ha spalmato il mondo di paura e ha favorito lo sviluppo del razzismo, che produce più poveri e chiude le società. Le violente politiche anti-immigrazione di molti Governi, compreso il vostro, lo dimostrano con chiarezza. E la recessione peggiorerà le cose».

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 11:26

per 32, 33,
ma pensi che gli altri non abbiano problemi?
se pensi che gli autonomi abbiano vita facile e tanti vantaggi ,perchè non lo diventi anche tu?
quando si sta male nel mio mondo si sta male sul serio e non si va a fare la spesa o accompagnare i bimbi (ma quando lavori chi le fa queste cose se non ci sei tu?)

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 12:23

Autonomi e dipendenti stanno male entrambi ed entrambi sono destinati a stare ancora peggio.
Prendersela l’uno contro l’ altro quando i politici (di entrambi gli schieramenti) ci hanno ridotto così,
scusate ma significa non aver capito un tubo.

Mas

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 12:43

per 39.

DIVIDI ET IMPERA!!

E’ questo il loro gioco. (finche’ li voteremo ancora)
Ciao
MM

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 13:18

Ciao Andrea l’articolo è sempre di alto livello …
COMPLIMENTISSIMI …
ho trovato un’articolo mooolto interessante …e che la dice lunga su come è messo il modo MARCIO dell’alta finanza americana:

http://epistemes.org/2008/11/11/paulson-e-la-casta/

buttaci un’occhio che è breve ma …illuminante …per certi versi
ciao
skipper di http://www.navigamus.blogspot.com

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 13:47

ho cambiato idea

siamo salvi;
se i governi possono salvare banche, aziende,assicurazioni ,tutti.

siamo salvi,
ma perchè non si è pensato prima a questa soluzione?

siamo salvi,
ma perchè non lo si fa in maniera seriale in qualsiasi periodo storico?
cioè perchè non estenderlo anche ai periodi di non crisi.
si fanno nascere e sviluppare tutte le aziende e attività possibili….se ci sono problemi …vanno a carico dello stato.

siamo salvi,
e si poteva pensarci prima.
cosi sono tutti contenti.
gli imprenditori che continuano a fare utili senza pensieri
gli operai che avranno lavoro e stipendi adeguati.
chi ha un mutuo perchè se non ce la fa lo fa lo stato
chi non ha niente non ha da temere ,c’è lo stato
azionisti perchè ci sarà crescita continua con l’airbag dello stato.
i servizi funzioneranno perchè ci saranno pochissimi contrasti.

ma perchè non ci ho …e non ci hanno pensato prima…………………….
O SBAGLIO QUALCOSA?

JONES…CO

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 13:52

Ci mancava solo la guerra tra poveri imprenditori e tra poveri statali.

Se proprio volete qualche immagine grottesca e luoghi comuni a piene mani, eccovele.

Gli imprenditori faticano del proprio e rubano le tasse in proprio, gli statali fingono di lavorare e lo stato finge di pagarli.

VI piace messa cosi?

Magari, se ci si accorgesse che esistono statali onesti e disonesti, e imprenditori onesti e disonesti, sarebbe già un bel miglioramento

Saluti
Phitio

Scritto il 11 novembre 2008 at 14:56

L’Italia era un monolite, un grossissimo masso enorme e immobile con tutti i suoi difetti e pregi…stava li immobile, ma qualcuno da anni sta scavando da dentro e le crepe adesso arrivano alla superficie. Puntellato da dentro ormai è stato quasi del tutto svuotato e sta per collassare, ma ci vogliamo svegliare!?!?! Lo capite che se non facciamo qualcosa non avremo più un lavoro e una casa…se c’è un Obama italiano si FACCIA AVANTI….DICO SI FACCIA AVANTI!!!
….Andrea che ne dici di una bella abbronzatura?

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 15:12

perchè allo statale chi lo accompagna il figlio a scuola? ma via… su… ancora con questa storia del rischio imprenditoriale? Non solo vi arricchite e finalmente a furia di strozzar la gallina (gli acquirenti) non c’è piu possibilità alcuna di consumare perchè di soldi non ce n’è, ora piangete pure miseria.
Non ho mai detto che un commerciante non si debba arricchire, non trovo giusto che questo speculi a dismisura. Tutto qui.
Pure mio fratello piange misera, eppure lui si è comprato tre appartamenti da 100mq ognuno a Roma e con i soldi evasi alle tasse, ovvio. Furioso contro gli statali lavativi… bella faccia tosta….
Le imprese chiudono? Provo solo tanta solidarietà per chi ci lavora, non per chi la possiede.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 15:15

E forse non hai compreso che quello che vogliono scatenare è solo una guerra tra poveri per cosi dire, perchè tanto i loro, di figli, stai sicuro che non avranno i problemi dei nostri.
La cosa più disarmante è che la classe politica che attualmete abbiamo in italia è una vera delusione, sia a destra che a sinistra…
Ma dico ragazzi, vi rendete conto che son pronti a far referendum per tutto eccetto che per la legge elettorale? Da quando in qua in una democrazia non si elegge direttamente il candidato, ma solo quello scelto dal partito?
Non vi sembra cosa gravissima questa? La destra l’ha fatta, ma la sinistra tace. E noi in mezzo…

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 15:29

ma guarda che commercio e industria sono aperti a tutti perchè non ci provate voi? ….invece di avere invidia .
nessuno ve lo impedisce

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 15:32

ma quale italia monolite!!!
se fino al 1860 era divisa in mille staterelli

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 16:33

Al post 44

Auspicare un OBAMA per l’Italia in teoria significherebbe cambiamento in senso positivo, ma la realtà è un’altra.
I Democratici sono stati i principali sostenitori di Paulson e del suo dissennato piano di pseudosalvataggio. I cleptocrati americani sono appoggiati di nome dall’amministrazione Bush, ma di fatto soprattutto da Obama e dai Democratici guidati da Barney Frank al Congresso, da Nancy Pelosi e da Reid.
Se c’è una qualche indicazione che Obama tenga questi personaggi al loro posto, allora c’è da dire che il Partito Democratico è stato messo saldamente nelle mani della Commissione della Leadership Democratica, cioè il gruppo lobbistico di Wall Street all’interno del Partito Democratico.
Obama è l’uomo che sta dando carta bianca a Wall Street e ai suoi principali contributori elettorali. Guardate quello che sta accadendo con Rubin, non c’è alcuna differenza tra il suo consigliere finanziario Robert Robin e il Segretario al Tesoro Paulson.

Obama potrà fare ben poco per questa crisi economica, se non continuare a stampare carta straccia ($) a profusione e creare inflazione ai massimi termini.

E’ un castello di sabbia che non può reggere più di tanto.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 16:43

perchè allo statale chi lo accompagna il figlio a scuola? ma via… su… ancora con questa storia del rischio imprenditoriale? Non solo vi arricchite e finalmente a furia di strozzar la gallina (gli acquirenti) non c’è piu possibilità alcuna di consumare perchè di soldi non ce n’è, ora piangete pure miseria.
Non ho mai detto che un commerciante non si debba arricchire, non trovo giusto che questo speculi a dismisura. Tutto qui.
Pure mio fratello piange misera, eppure lui si è comprato tre appartamenti da 100mq ognuno a Roma e con i soldi evasi alle tasse, ovvio. Furioso contro gli statali lavativi… bella faccia tosta….
Le imprese chiudono? Provo solo tanta solidarietà per chi ci lavora, non per chi la possiede.
utente anonimo …………………
MI FAI PENA……….CON LE TUE AFFERMAZIONI E LA TUA INVIDIA………..

SI,SI,SI RISCHIO IMPRENDITORIALE ………..SE NON LO SEI E NON LO SAI …………..ALMENO TACI ………CHIARO CHE VOGLIONO METTERE UNA CLASSE SOCIALE CONTRO L’ALTRA……………..MA NON SI PUO’ STAR ZITTI A FRONTE DI TANTO

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:01

45 seri un povero ignorante.

firmato..
Un imprenditore onesto (ma da oggi non piu) decidero’ io quanto è giusto pagare di tasse, non piu del 30%, non il 60 come ora.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:32

fulvia,
(sono quello ke ha conversato con te ieri nell’altro post) se nn sei contenta del tuo lavoro di statale FAI L’IMPRENDITRICE KI TE LO IMPEDISCE?

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:45

E’ sempre una questione di soldi, in qualsiasi cosa si parli.
Del resto anche il nostro buon Andrea, per i suoi scenari “professionali” chiede soldi ( pardon, offerta) e lascia a quelli che non pagano solo ipotesi “artigianali”.
Claudio

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:46

calma amici calma!!!! questo e’ il momento della ragione della consapevolezza non della rabbia! divisione tra poveri buoni da una parte cattivi dall’ altra…pensateci e’ stato sempre cosi’ prima di eventi….terrificanti!

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:47

Qualcuno usa questi argomenti ormai logori e beceri (ideologie ,lotta di classe,invidia ecc.)al solo scopo di provocare.
Non cascateci
Cerchiamo di essere costruttivi.

Mas

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:49

Davvero discussioni edificanti!

Complimenti, ragazze/i!

Sarebbe sufficiente che ognuno di noi si facesse un esame di coscienza per dare un giro di volta a molte cose.
Purtroppo la tentazione di guardare la famosa trave invece che specchiarsi fa straparlare a sproposito su ogni questione.

Sinceramente nei commenti del blog di Andrea Mazzalai mi aspetto qualcosa di più costruttivo, con maggiore sensibilità, con rispetto per l’interlocutore e invece sembra di essere un pollaio il giorno prima dell’arrivo della faina.

E non vale neppure la scusante “non ho iniziato io”.

Buona giornata
marco Colacci :-)

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 17:55

Miei cari naviganti,
è perchè manca il capitano che la ciurma è così indisciplinata?

Se si smettesse di giudicare e si evitasse di sputare sentenze si tornerebbe a respirare l’aria che è piaciuta alla maggioranza dei naviganti.

Oggi un’aria pessima,pesante che di più non si può…………..la cattiveria,l’invidia e quant’altro.

Questo è un veliero della solidarietà …………non dimentichiamocelo, e ricordiamoci pure che per entrare ad attingere notizie e quant’altro in altri siti occorre abbonarsi e pagare.

Me lo volete dire voi il perchè Andrea dovrebbe togliere tempo ai suoi figli ed alla sua famiglia per una ciurma così litigiosa???

Meglio farebbe a spendere i suoi soldi in altro che non per documentarsi e sfornarci la pappa cotta.

E ragazzi miei, la pappa cotta presuppone un lavoro di preparazione e la si paga dappertutto…..

Risparmiatevi quindi sottintesi e battute velenose a chi ci ospita, e ci sforna la sua esperienza con tanta pazienza.

ccp

Scritto il 11 novembre 2008 at 18:08

Le cose che ho sentito oggi non mi piacciono…
Ha ragione Mas e Phitio..MM.
non si è caPITO UN TUBO ED è UNA GUERRA TRA POVERI SE SIAMO ANCORA
fermi al contrasto tra statali e autonomi, tra operai e imprenditori..
E’ una tristezza, che cambiamento vogliamo mai auspicare!!???
Non posso che dissentire con chi la pesa così..
esiste l’ apparato statale perchè ci sono gli statali
ci sono gli statali o dipendenti perchè c’ è lo stato o apparati analoghi
Vi è l’ imprenditore perchè vi è il dipendente,
vi è il dipendente perch’ è vi è un’ imprenditore.

Penso e credo che l’ importante sia vivere ..lavorare con quella coscienza etica
che qui è maestosamente evidenziata, quell’ ETICa di cui sempre il nostro
Capitano ci parla
e che oggi mi sembra venga dimenticata.

Lavorare secondo etica nel rispetto dell’ altro chiunque esso sia, qualunque lavoro svolga…
una missione e un’ obiettivo.

p.s. sono autonoma da quando sono nata,
dai tempi dell’ università, studiavo e lavoravo per realizzare ciò che avevo in testa..
un’ idea un progetto un sogno,
l’ ho visto nascere, crescere e morire, altri ne ho intrapresi,
non per arricchirmi non per avidità,
per realizzare qualcosa di cui andare fiera, è una missione , qualcosa cha hai nel Dna,
non puoi fare diversamente, si soffre anche fisicamente, se si “fallisce”,
ed è difficile mantenere la salutare distanza tra ciò che si fa o vuol fare,
molto spesso ciò che si fa e si è, si identificano, e sono guai.
E..non sto qui a parlarvi di conciliare famiglia e affetti…
Se non ci sono, se mi ammalo, il lavoro si ferma
fatturo anche l’ aria , la pianificazione ora è mensile se va bene..
e allora!…, non cerco ne gloria ne compassione da nessuno..
è una scelta..una consapevole sentita scelta……
il resto sono in PACE CON ME STESSA ED è Ciò CHE IN FONDO CONTA,
poi…
….TUTTO Ciò CHE è FALSITà O DICERIA..IL VENTO SE LA PORTA VIA”.

ETICA E RISPETTO,in ogni azione..in ogni dove…
c’ è ancora tanta strada da percorre per capire a fondo questi concetti, abbracciarli e soprattutto viverli…solo allora forse..chissà!
Mi chiedo quale cambiamento pretendiamo, se siamo noi in prima persona a non
voler cambiare il nostro nefasto e sterile modo di pensare e sentire.

P.s. Claudio Ti assicuro che hai preso lucciole per lanterne..
A dipendenti e autonomi auguro Buon Lavoro
e buona serata!
Valentina

Scritto il 11 novembre 2008 at 18:18

ccp – spero che con battuta velenosa non intendessi la mia, quella che ho fatto era per stemperare gli animi nella disputa tra statali e imprenditori, tra l’altro senza senso. Oltre che una battuta il mio era anche un augurio, tu pensi che una persona qualunque non possa cambiare le cose? Allora perchè non Andrea? Secondo me lui di cose ne ha già cambiate molte.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 18:35

no moia74 non mi riferivo assolutamente al tuo contributo.
Condivido pienamente Vale il rispetto alla base di tutte le relazioni anche quelle virtuali!
Io penso che noi,non da soli bensì “uniti” nelle opere e non solo nei pensieri potremmo fare molto, ecco perchè la settimana scorsa ho affermato che io ci sono,pur avanti con gli anni ma ci sono, sono le grandi IDEE di uomini e donne buoni “dentro” con onestà (non solo intellettuale) palpabile nonostante
anche in rete.
non ricordo più chi fosse ad aver lanciato l’idea di un incontro……..io ci stò occorre guardarsi negli occhi e stringersi la mano per capirsi meglio e rispettarsi.
E poi qualche idea l’avrei anch’io ma non posso affidarla al blog non sarebbe prudente nè produttivo.
buona serata a tutti…..
prima nella foga non vi ho salutati.
Grazie Andrea!!!
ccp

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 18:53

da bloomberg……….h18,53
rischio bolla speculativa sui titoli di stato ???

ccp

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 19:01

ntesa Sanpaolo niente dividendo
Core Tier 1 6,2
Passera: “Pronti a opportunità prestito Stato” ( a spese nostre aggiungo io).
Perchè Bankitalia ha permesso che sei mesi fa pagasse un dividendo del 15% rispetto ai prezzi di oggi?
Ma perchè Intesa Sanpaolo possiede il 40% di Bankitalia , chiaro no?

Mas

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 19:13

Per chi avesse ancora dei dubbi:

CRISI BANCHE: THAIN (MERRILL), E’ COME GRANDE DEPRESSIONE

(AGI) – New York, 11 nov. – Il presidente di Merrill Lynch, John Thain, sostiene che l’economia sta entrando in una crisi di enormi proporzioni, che ricorda la Grande Depressione del 1929. “In questo momento – dice Thain – l’economia Usa si sta rapidamente contraendo. Ci attende un periodo di rallentamento mondiale che riguardera’ tutti coloro che fanno parte dei mercati globali”. “Non si tratta – spiega – di una crisi come quelle del 1987, del 1998, o del 2001. Sara’ una contrazione piu’ forte di quelle. Dobbiamo tornare indietro al 1929 per vedere un rallentamento simile”. “Non e’ possibile un assorbimento” dice ancora Thain, facendo riferimento a chi sostiene che la crescita delle economie emergenti potra’ mantenere invariati i tassi di crescita, nonostante il rallentamento delle economie avanzate. “Tutti i mercati azionari sono collegati tra loro. Ogni singola economia sara’ piu’ o meno colpita dalla crisi”. Inoltre Thain esprime un cauto ottimismo sullo stato del settore finanziario e sostiene che il piano di salvataggio Usa da 700 miliardi di dollari “sta cominciando a fare effetto e le cose stanno migliorando”, anche se la ripresa “sara’ un lungo processo”.

Migliaia di imprese falliranno, questo è il punto vero della crisi virulenta in atto. Che Dio ci scampi da una probabile guerra che distruggerebbe anche queste sortite in ambito virtuale. Forse non ci si rende conto che sono a rischio i più elementari diritti di sopravvivenza, altro che dispute sterili su questo spazio. Saluti.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 19:18

Scusate , e da marzo 2008 che mi nutro di questo blog, idee postate da Andrea e quelle dei commenti.
Quindi mi permetto in punta di piedi, di ricordare a tutti che ………………Questo Blog …NON vuole essere assolutamente una rubrica del tipo “ CONSIGLI AI NAVIGANTI QUINDI…. NON SI DANNO CONSIGLI OPERATIVI!!!!” ma semplicemente un diario di bordo,uno strumento, certamente influenzato dai pensieri e dalle idee del Marinaio di vedetta che nascono esclusivamente da conoscenze proprie dell’autore ed approfondimenti vari, che conducono a valutazioni strettamente soggettive e discrezionali il quale cercherà durante la navigazione di mettere a disposizione strumenti e conoscenze da condividere, per confrontarsi e affrontare, consapevoli, con le proprie idee, convinzioni e perché no, insicurezze, il mare della finanza, il mondo dell’economia e della finanza etica!
Pertanto bevetevi un bicchiere di buon vino e fumatevi una bella Canna……passeggiando scalzi sull’erba……………
Grazie Carlo 29

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 19:51

Arthur Rimbaud

VERTIGINE

Che cosa sono per noi, cuore mio, i laghi di sangue e di brace, e mille uccisioni, e le lunghe grida di rabbia, singhiozzi d’ogni inferno che rovescia ogni ordine, e ancora l’Aquilone sulle rovine,
e ogni vendetta? – Nulla. – Ma sì, intera la vogliamo! Industriali, principi, senati; perito! Potenze, giustizia, storia: abbasso! Questo ci spetta. Il sangue! il sangue! la fiamma d’ora!

Tutto alla guerra, alla vendetta, al terrore. Spirito mio! volteggiamo nella morsura. Ah, passate, repubbliche di questo mio mondo! Imperatori, reggimenti, coloni, popoli. basta!

Chi attizzerebbe i furiosi vortici di fuoco, all’infuori di noi e di coloro che immaginiamo fratelli? A noi, romanzeschi amici. ci divertiremo. Noi non lavoreremo mai, o fiotti di fiamme!

Europa, Asia, America, scomparite. La nostra marcia vendicatrice ha tutto occupato, città e campagne! – Saremo schiacciati! I vulcani salteranno! E l’oceano percosso…

Oh, amici miei – E’ certo, cuor mio: sono fratelli. Se ci mettessirno in marcia, neri sconosciuti… Andiamo, andiamo! O sventura mi sento fremere, la vecchia terra su me, sempre più vostro, la terra piomba.

(Non è nulla: sono qui: ci sono sempre).

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 20:14

Etica
Passiamo ora all’etica aristotelica. Se fino a Platone l’etica non aveva alcuna autonomia rispetto alla filosofia, con Aristotele questa autonomia è riconosciuta alla cosiddetta ‘filosofia pratica’, che comprende però, insieme, sia etica che politica o, meglio, l’etica è vista come politica nella misura in cui essa può ispirare una legislazione adeguata per promuovere la felicità collettiva e dunque anche individuale. Aristotele riconosce però subito che il campo del bene e del giusto su cui indaga il sapere etico-politico presenta un tale grado di variabilità e instabilità da non consentire altro approccio alla verità se non per approssimazione. D’altra parte, dice Aristotele, quel che vogliamo acquisire in un trattato di etica come l’Etica nicomachea (ovvero Etica a Nicomaco, dedicata al figlio di Aristotele che aveva preso il nome dal nonno) non è tanto la conoscenza ‘teorica’ della virtù, quanto uno strumento per diventare ‘uomini buoni e felici’.

E appunto nella felicità consiste il bene più alto per Aristotele Il bene non è più, come in Platone, l’Idea o la realtà più alta, ma, molto più concretamente, “ciò a cui ogni cosa tende”. Da questo punto di vista, vi è una molteplicità di fini e quindi di beni, anche se vi è una gerarchia di desiderabilità tra tutti i beni. La felicità comprende molte cose: una buona vita, una attività coronata da successo, un gruppo di amici con cui condividere le esperienze, il possesso di un minimo di beni, insomma oggi diremmo una ‘esistenza realizzata’. Non per nulla il termine greco per ‘felicità’ è eudaimonia, che vuol dire letteralmente essere accompagnati ‘da un buon demone’, quindi da una sorte propizia.

Aristotele si riferisce comunque ad una felicità esclusivamente umana e, del resto, per lui non è neppure concepibile una felicità ad esempio degli animali; non solo, ma per Aristotele l’uomo potenzialmente felice è il membro giusto, agiato, della polis, per cui ne sono esclusi schiavi, artigiani ecc. Comunque Aristotele riconosce la fragilità della felicità concessa agli uomini: il virtuoso sarà però capace di fronteggiare con serenità le varie vicissitudini della sorte (tyché).

Ma come si diventa ‘giusti’? Non certo attraverso un insegnamento teorico. La via maestra per la virtù è l’abitudine alla condotta virtuosa (si noti in greco il nesso linguistico tra ethos, carattere, ed ethos, abitudine). In altri termini, si diventa giusti abituandosi a compiere azioni giuste. La formazione morale si attua cioè attraverso l’abitudine e finisce per consolidarsi in una sorta di ‘seconda natura’ del soggetto.

Il criterio effettivo a cui paragonare il nostro comportamento non è, per Aristotele il riferimento ad un bene più o meno astratto, ma è costituito dal comportamento effettivo di una figura socialmente riconoscibile e approvata per la sua conformità ai modelli morali condivisi: è insomma l’uomo che è serio e virtuoso, lo spoudaios, che costituisce ‘il canone e la misura’ del comportamento morale. Aristotele nomina esplicitamente, a questo riguardo, Pericle e i suoi simili, come rappresentanti del ‘perfetto gentiluomo ateniese’. Detto in breve: vuoi essere virtuoso? Comportati come fa Pericle.

Però se lo spoudaios funge da criterio di virtù, è perché egli ha scelto di vivere secondo virtù, cioè ha ritenuto che fosse meglio vivere virtuosamente invece che malvagiamente. Il che ci porta ad affrontare il tema della libertà, che è tutt’altro che semplice nel pensiero aristotelico. In primo luogo si noti che il termine greco che viene generalmente tradotto con ‘libertà’ è eleutheria, che designa non tanto la libertà ‘psicologica’ quanto la condizione giuridica dell’uomo libero, in contrapposizione allo schiavo. Né lui né nella lingua del suo tempo vi è qualcosa di simile al nostro libero arbitrio. Egli dice che un’azione è libera quando “dipende dall’uomo stesso”. Ma il senso esatto di questo autòs si riferisce all’individuo umano preso nel suo complesso, concepito come l’insieme delle disposizioni che formano il suo carattere particolare, il suo ethos. Il carattere di ogni uomo si fonda su una somma di disposizioni (héxeis) che si sviluppano attraverso la pratica e si fissano in abitudini. Una volta formato il carattere, dice Aristotele, il soggetto agisce in conformità a queste disposizioni, e non potrebbe essere altrimenti. Ora, è vero – ammette Aristotele- che chi ha acquisito una abitudine, ad esempio l’ingiustizia, non può tornare indietro (si pensi oggi ai drogati, ai delinquenti ecc.), ma “all’inizio gli era possibile non diventare ingiusto”, e quindi lo è diventato volontariamente, trasgredendo il ‘condizionamento virtuoso’ operato dal padre, dalla polis, dalla legge. Inoltre Aristotele è convinto che né la spinta della passione (al contrario di quanto sostenevano i tragici del pensiero arcaico) né l’attrazione del piacevole esercitano su di noi una vera e propria costrizione: resta sempre in noi la possibilità di resistere, di esercitare quel potere interiore (enkrateia) che distingue il virtuoso dall’intemperante. In altri termini, per Aristotele le passioni non costituiscono in loro stesse il male morale: occorre solo incanalare le passioni quando e come si deve, verso chi e per il fine che si deve, seguendo la regola della medietà. La virtù consiste infatti nella medietà, cioè nella scelta della vita intermedia fra i due opposti errori dell’eccesso e del difetto passionale. Non vi è però una sola virtù ma diverse. Come suo solito, molto concretamente, Aristotele ritiene che vi siano due tipi fondamentali di virtù, quelle etiche e quelle dianoetiche, a seconda che si riferiscano rispettivamente alle nostre attività pratiche o a quelle intellettuali. Le prime sono il coraggio, la temperanza, la generosità o liberalità, la magnanimità e la mansuetudine; le seconde comprendono la scienza, l’arte, la saggezza, l’intelligenza, la sapienza. Vediamole più in dettaglio.

Il coraggio (riguarda ciò che si deve o no temere) è il giusto mezzo tra la viltà e la temerarietà. La temperanza (riguarda l’uso moderato dei piaceri) è il giusto mezzo tra intemperanza e insensibilità. La generosità o liberalità (uso accorto di ciò che si possiede) è il giusto mezzo tra l’avarizia e la prodigalità. La magnanimità (concerne la retta opinione di se stesso) è il giusto mezzo fra la vanità e la piccineria d’animo. Infine la mansuetudine (concerne l’ira) è il giusto mezzo tra irascibilità e indolenza.

A parte vi è la giustizia che è, per Aristotele, la virtù per eccellenza. La ‘giustizia’ implica il concetto di ordine e di equilibrio: ordine e misura sia in sé che nel rapporto con gli altri, così che ciascuno possa liberamente attuare se stesso in una armonia superiore. In questo senso giustizia-libertà-morale coincidono.

A parte ancora vi è pure l’amicizia (philia) a cui Aristotele dedica due libri dell’Etica nicomachea (l’8° e il 9°). La felicità è perfetta se, oltre alla contemplazione, l’uomo possiede un certo numero di beni ed in più ha degli amici. L’amicizia è strettamente collegata alla virtù, ed è la cosa “più necessaria” alla vita. L’amicizia, quando è fondata appunto sul bene e sulla virtù, è perfetta, ed è quindi stabile e ferma. “L’uomo virtuoso si comporta verso l’amico come si comporta verso se stesso, perché l’amico è un altro se stesso” (Et. nic.,9,9,1170 b 5).

Le virtù dianoetiche sono la scienza, che è la capacità dimostrativa, ed ha per oggetto ciò che è necessario; l’arte, che è la capacità, accompagnata a ragione, di produrre un oggetto, ed ha sempre un fine fuori di sé; la saggezza (phronesis) è la capacità, congiunta a ragione, di agire in maniera conveniente sui beni umani; ad essa spetta di determinare il giusto mezzo in cui consistono le virtù morali; l’intelligenza è la capacità di cogliere i principi di tutte le scienze; la sapienza (sophia) è la più alta fra le virtù dianoetiche. Chi ha la sapienza
ha scienza ed intelligenza; sa dedurre non solo i primi principi ma sa anche giudicare della verità degli stessi principi. La sapienza riguarda poi le cose più alte, il necessario e il divino, nei cui confronti un solo atteggiamento è possibile, quello della contemplazione (theoria), che è l’attività più alta perché, contemplando, l’uomo supera la stessa felicità umana (propria dell’esercizio delle virtù etiche) e partecipa della vita divina. Perciò, se la felicità maggiore consiste nella virtù più alta, e se la virtù più alta è la sapienza, l’uomo più felice sarà il sapiente e cioè il filosofo. E’ lui l’unico vero makarios (beato, felice) su questa Terra, poiché la sua vita è fatta di serenità e di pace, dedito com’è alla contemplazione! Una tale virtù però non è pensabile al di fuori della vita associata. L’uomo non può fare a meno degli altri, per cui la felicità perfetta si attua nella vita comune, insieme agli altri, nella polis.

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 20:28

Quest’uomo ingiuriava Cristo in mia presenza con i più bassi insulti,

e tuttavia non è mai stato capace

di mettere a confronto con Cristo se stesso

e tutti i progressisti di questo mondo.

Non è mai stato capace di accorgersi quanto c’era in lui stesso

di meschino amor proprio, di odio, d’insofferenza,

d’irritabilità, di volgarità, ma soprattutto di amor proprio.

Insultando Cristo, lui non si è chiesto: ma cosa metteremo al suo posto?

Non possiamo mica metterci noi stessi, che siamo così spregevoli.

Fëdor Michailovic Dostoevskij

Lettere

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 21:04

Il Fisco italiano è tra i più pervasivi al mondo per le imprese. La pressione tributaria sulle società è tra le più alte e, più in generale, il numero di adempimenti e il tempo necessario a gestirli collocano l’Italia agli ultimi posti del panorama internazionale globale.

Nella classifica del “total tax rates”, ovvero l’incidenza effettiva del carico fiscale e previdenziale sui profitti maturati ogni anno dalle imprese, l’Italia è ultima fra i paesi della Ue e 166esima su 181 paesi nel mondo, con una pressione impositiva che arriva al 73 per cento degli utili. Ma non è finita. L’Italia, infatti, è 128esima nella speciale classifica della semplicità degli adempimenti fiscali e contributivi e 133esima in quella delle ore necessarie a ottemperarvi.

E’ questo il quadro tracciato nell’indagine «Paying Taxes 2009» realizzata da PricewaterhouseCoopers e da World Bank-Ifc sulla base del report del Gruppo World Bank dal titolo «Doing Business 2009» che ha analizzato i sistemi tributari di 181 paesi, per misurarne la semplicità e monitorare gli sforzi riformisti compiuti dai singoli Stati.

Dal focus relativo all’Italia, emerge come il peso dell’Ires sia in linea rispetto a quella dei principali paesi europei. Altrettanto può dirsi rispetto al numero di versamenti mediamente effettuati nel corso dell’anno. Quello che fa peggiorare il modello fiscale tricolore è l’Irap che rappresenta un’imposta anomala a livello internazionale e che pesa sul Total Tax Rate italiano fino all’8 per cento. Così se l’aliquota nominale delle imposte sui redditi delle società (Ires più Irap) è inferiore al 40%, a causa dell’indeducibilità del costo del lavoro e di oneri di varia natura (tra cui gli interessi passivi), quella effettiva supera il 50 per cento.

Il paese con il “total tax rates” più bassi sono: Vanuatu (8,4%), Maldive (9%), Qatar (11%), Kuwait (14,4%), Bahrain (15%), Zambia (16%) e Lesotho (18%).

Nella Ue i paesi leader per la semplicità dei pagamenti sono Irlanda, Danimarca, Lussemburgo e Regno Unito. In negativo, oltre all’Italia, solo Polonia e Romania hanno sistemi più complessi. Mentre tra i paesi del G8 primeggiano Gran Bretagna, Canada e Usa, e solo la Russia fa peggio dell’Italia.

Il numero medio delle imposte dovute dalla società-tipo varia poi da un’area geografica all’altra: da una media di poco più di 8 dei paesi dell’area Asean, fino ai 12 dei paesi in più forte crescita (Brasile, Russia, India e Cina). Anche nelle singole aree geografiche si rilevano forti differenze.

Nella Ue il numero delle imposte varia dai 5 della Svezia ai 16 dell’Austria.
I paesi che nel 2007/2008 hanno ridotto l’imposta sui redditi delle società sono stati: Albania, Antigua e Barbuda, Bosnia-Erzegovina, Burkina Faso, Canada, Cina, Costa d’Avorio, Repubblica Ceca, Danimarca, Repubblica Dominicana, Georgia, Germania, Italia, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Madagascar, Malaysia, Marocco, Nuova Zelanda, Samoa, St.Vincent e Grenadine e Tailandia.

Il paese che ha realizzato più riforme fiscali nel 2007/2008 è stato la Repubblica Dominicana, la quale ha ridotto dal 30 al 25% l’aliquota dell’imposta sui redditi delle società, eliminato

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 21:08

Bene evidenziato il problema perchè non viene risolto?

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 21:34

Utilitarismo
Da Wikipedia, l’enciclopedia liber

L’ utilitarismo (dal latino utilis, utile) è una dottrina filosofica di natura etica per la quale è “bene” (o “giusto”) ciò che aumenta la felicità degli esseri sensibili. Si definisce perciò utilità la misura della felicità di un essere sensibile.

Nel pensiero greco sono considerati utilitaristici filosofi come Protagora e, per certi versi, Epicuro, successivamente posizioni simili furono sviluppate dall’abate Galiani, da David Hume e Helvétius

L’utilitarismo trova una formulazione compiuta nel XVIII secolo ad opera di Jeremy Bentham, il quale definì l’utilità come ciò che produce vantaggio e che rende minimo il dolore e massimo il piacere. Egli fa dell’etica una scienza quantificabile introducendo il concetto di algebra morale.

Il suo pensiero fu ripreso da John Stuart Mill che nella sua opera intitolata Utilitarismo, del 1829, relativizza la quantità di piacere al grado di raffinatezza dell’individuo.

Mantenendo l’analisi al livello individuale, un agente posto di fronte ad una scelta tra N alternative, sarà portato a scegliere quella che ne massimizza la felicità (utilità).

L’analisi, però, si può estendere a livello complessivo. Nella formulazione originaria, infatti, l’utilità è una misura cardinale (o additiva) della felicità; essa è perciò aggregabile mediante l’operazione di somma. È quindi possibile misurare il “benessere sociale”, definendolo come somma delle singole utilità degli individui appartenenti alla società.

L’utilità diventa perciò il perno del ragionamento etico, e la sua diretta applicazione è che diversi stati sociali risultano comparabili a seconda del livello di utilità globale da essi generati, intesi come aggregazione del grado di utilità raggiunto dai singoli.

Finalità della giustizia è la massimizzazione del benessere sociale, quindi la massimizzazione della somma delle utilità dei singoli, secondo il noto motto benthamiano: “Il massimo della felicità per il massimo numero di persone.”

L’utilitarismo è quindi una teoria della giustizia secondo la quale è “giusto” compiere l’atto che, tra le alternative, massimizza la felicità complessiva, misurata tramite l’utilità.

Non hanno rilevanza invece considerazioni riguardo alla moralità dell’atto, o alla doverosità, né l’etica supererogatoria. Non vi è alcun giudizio morale aprioristico. Si prenda ad esempio l’omicidio: questo atto può essere considerato “giusto” allorquando comporti come conseguenza uno stato sociale con maggiore utilità totale. Difatti potrebbe succedere che un solo individuo perda utilità dalla propria morte, allorché gli altri membri della comunità guadagnino in utilità dalla sua scomparsa.

Per tale ragione, si attribuisce all’utilitarismo una visione della giustizia di tipo consequenzialistico (altrimenti detto end-state oriented, o non aprioristico): la giustificazione di una scelta dipende dal risultato (in termini di utilità-felicità) che comporta per gli esseri sensibili.

L’unico presupposto aprioristico dell’utilitarismo è l’imparzialità: le varie utilità di ciascun individuo sono sommate, per formare l’utilità dello stato sociale, senza pesi di ponderazione; in altri termini ogni situazione contingente, ogni punto di vista ha eguale valore nella funzione di aggregazione del benessere sociale.

Avendo definito giusto ciò che massimizza l’utilità, ne deriva una visione di giustizia di tipo allocativo, dove la giustizia è definita come la gestione efficiente dell’utilità sociale

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 21:39

Adam Smith

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Adam Smith
Adam Smith (Kirkcaldy, 5 giugno 1723 – Edimburgo, 17 luglio 1790) è stato un economista e filosofo scozzese, che gettò le basi dell’economia politica classica.

Adam Smith viene considerato unanimemente il primo degli economisti classici, sebbene non sia facile individuare con precisione la fine del mercantilismo e l’inizio dell’età classica, poiché per un certo periodo ci fu una certa sovrapposizione tra le due correnti di pensiero. Spesso Smith è stato definito il padre della scienza economica. In effetti, nonostante molti precursori dell’economia classica avessero prodotto singole tessere o parti dell’intero mosaico, nessuno di essi fu in grado di fornire in un’unica opera di quadro generale delle forze che determinassero la ricchezza delle nazioni, delle politiche economiche più appropriate per promuovere la crescita e lo sviluppo e del mondo in cui milioni di decisioni economiche prese autonomamente vengano effettivamente coordinate tramite il mercato. L’opera più importante di Smith è intitolata Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776 ). L’opera di Adam Smith chiude il periodo dei mercantilisti, da lui così definiti e criticati, dando avvio alla serie di economisti classici superando i concetti definiti dai fisiocratici. La ricchezza delle nazioni, pubblicata nel 1776 diventa il testo di riferimento per tutti gli economisti classici del XVIII e XIX secolo come David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Jean-Baptiste Say, John Stuart Mill. Questi o ne ripresero il contenuto per elaborare le proprie posizioni, anche divergenti fra di loro, o la criticarono alla ricerca di nuove vie. La ricchezza delle nazioni è però anche un importante libro di storia economica in quanto vengono descritte le trasformazioni dell’economia inglese del tempo. La concezione di Smith a proposito dello scopo della scienza economica segue quella dei mercantilisti, tendente alla spiegazione della natura e delle cause della ricchezza delle nazioni. In termini moderni si direbbe che Simth fu un teorico della macroeconomia interessato alle forze che determinano la crescita economica, anche se le forze che Smith erano ben più ampie rispetto alle zone oggi analizzate dalla moderna economia, infatti il suo modello economico è ricco di considerazioni di tipo politico, sociologico e storico.
Pensiero filosofico ed economico [modifica]
Il pensiero di Smith trae origini da differenti fonti mediate dall’insegnamento di Fancis Hutcheson il quale già cercò di sintetizzare la legge e il diritto naturale di Ugo Grozio, l’empirismo di John Locke e l’idea tipica dei filosofi scozzesi secondo la quale l’uomo è mosso dalle passioni più che dalla ragione. Adam Smith realizza una sintesi personale di queste influenze, alle quali si aggiungono gli influssi di David Hume – che Smith conobbe personalmente e con il quale intrattenne lunghi contatti -, dei filosofi francesi del XVIII secolo come Jean-Jacques Rousseau e Montesquieu, dei fisiocratici e di Turgot, conosciuti durante il suo viaggio in Francia.
Il pensiero di Adam Smith non si limita però ad una sintesi delle differenti correnti di pensiero esistenti: il suo merito è di avere apportato argomenti e tesi nuove, differenziandosi dagli insegnamenti di Francis Hutcheson anche per aspetti fondamentali.

Dell’opera di Adam Smith è stata fornita un’interpretazione basata sulla netta separazione fra la Teoria dei sentimenti morali e la La ricchezza delle nazioni. Hanno seguito questa via autori tedeschi, che parlano di “Das Adam Smith Problem”, come Bruno Hildebrand e Knies, ma anche Buckle, Jakob Viner e Louis Dumont secondo i quali nel primo libro l’analisi porterebbe sui sentimenti altruisti mentre nel secondo si tratterebbe di comportamenti egoisti. Più recentemente grazie ad una rivalutazione della Teoria dei sentimenti morali e del principio di simpatia ivi incluso da parte di autori come A. L. Macfie, Andrew Skinner e Donald Winch, si sostiene l’unità di pensiero di Adam Smith che, occorre ricordarlo, alla fine della sua vita riprese in mano la Teoria dei sentimenti morali per un’ulteriore revisione. Il principio di simpatia è quindi un elemento basilare anche della mano invisibile.
La “metodologia” smithiana è essenzialmente fondata sulla diffidenza verso l’idea di rigide leggi naturali da svelare (contrapponendo l’idea di sistemi filosofici come invenzioni dell’immaginazione) e sulla complessità delle motivazioni all’origine dei comportamenti umani, entrambi aspetti caratteristici dell’illuminismo scozzese che l’ha formato.

Principio di simpatia [modifica]
La formazione del giudizio morale è oggetto di discussione della filosofia morale, tema con il quale anche i filosofi del XVIII secolo si sono confrontati. In modo assai generico, si identificano due correnti: una prima che fonda il giudizio morale sulla ragione (Locke) e una seconda che ne ricerca le origini nelle passioni e nei sentimenti umani (Hume). Il dibattito verte anche sulla presenza innata del senso morale o la sua assimilazione dopo la nascita quale elemento culturale.

Seguendo l’approccio basato sui sentimenti, Adam Smith descrive nella Teoria dei sentimenti morali appunto, un sistema morale fondato sul principio di simpatia che comporta l’immedesimazione nelle passioni e nei sentimenti altrui e che differisce dalla benevolenza e dall’altruismo pur non sostituendosi all’egoismo. Per simpatia, sentimento innato nell’uomo, va intesa la capacità di identificarsi nell’altro, la capacità di mettersi al posto dell’altro e a comprenderne i sentimenti in modo da potere ottenere l’apprezzamento e l’approvazione altrui. Da questo sentimento gli individui deducono regole morali di comportamento. La coscienza morale non è allora un principio razionale interiore, ma, scaturendo dal rapporto simpatetico che l’uomo ha con gli altri uomini, presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo.

In quest’ottica, ad esempio, il diritto di proprietà non è un diritto naturale come l’intendeva Locke (anteriore ad ogni convenzione sociale) né un artifizio storico come sostenuto da Hume, ma il risultato di un processo speculare di simpatia e socializzante che giustifica la proprietà in quanto possesso di un oggetto frutto di un lavoro personale e il cui furto implicherebbe un giudizio negativo dell’altro su sé stessi.

Il principio di simpatia non viene abbandonato da Adam Smith nella redazione della Ricchezza delle nazioni, al contrario questo soggiace allo scambio e al mercato: il panettiere produce pane non per farne dono (benevolenza), ma per venderlo (perseguimento del proprio interesse). Tuttavia, il panettiere – pur mosso dal proprio interesse di vendere il prodotto del suo lavoro per ottenere altri beni o lavoro altrui – produce quel pane che anticipa essere desiderato, apprezzato, dal cliente. In altri termini, il panettiere cerca l’apprezzamento del suo cliente, senza il quale egli non potrà vendere il proprio pane non soddisfacendo così i propri interessi.

Gli individui, mossi dal principio di simpatia vanno alla ricerca dell’apprezzamento degli altri, ed iniziano a lavorare, a costruire e ad accumulare, favorendo di conseguenza la produzione economica.

Divisione del lavoro [modifica]
Nel libro primo della Ricchezza delle nazioni Adam Smith analizza le cause che migliorano il “potere produttivo del lavoro” e il modo con il quale la ricchezza prodotta si distribuisce naturalmente fra le classi sociali. La ricchezza di una nazione viene identificata all’insieme dei beni prodotti suddivisi per l’intera popolazione[1], si può quindi parlare di reddito pro-capite. La ricchezza viene prodotta attraverso il lavoro e può essere incrementata aumentando la produttività del lavoro o il numero di lavoratori. Il lavoro permette inoltre di determinare il valore di scambio di un bene: Adam Smith sviluppa così una teoria
del valore-lavoro, in contrapposizione all’idea di una ricchezza proveniente dalla natura sostenuta dai fisiocratici.

La divisione del lavoro permette l’incremento della produttività del lavoro, come illustrato dal celebre esempio della “manifattura di spilli”: se un individuo deve, da solo, fabbricare spilli partendo dall’estrazione dal suolo della materia prima fino alla realizzazione di ogni singola fase artigianale, riuscirà difficilmente a produrre quantità elevate di spilli in poco tempo; se a questo stesso individuo viene fornito il filo metallico già pronto riuscirà ad aumentare la sua produzione; con la suddivisione delle varie fasi artigianali e l’assunzione di queste da parte di più artigiani specializzati in una singola fase, allora la produzione di spilli sarà nettamente superiore alla somma degli spilli che verrebbero prodotti, dallo stesso numero di individui, nelle modalità produttive precedenti. Le ragioni dell’incremento produttivo indotto dalla divisione del lavoro sono tre: (a) aumento dell’abilità manuale di ogni lavoratore (specializzazione), (b) riduzione tempo perso per passare da un’azione o da un’attività all’altra, (c) diffusione, per il desiderio di ognuno di ridurre la propria pena lavorativa, ma anche per l’emergere di un’industria di costruttori di macchinari, dell’invenzione e dell’applicazione di macchine che facilitano e riducono il lavoro permettendo ad un solo lavoratore di realizzare l’attività di più persone. Questi vantaggi appaiono più facilmente nell’industria che nell’agricoltura e si applicano sia all’interno di un’attività (divisione tecnica) sia fra settori (divisione sociale).

La divisione del lavoro porta i suoi benefici in termini produttivi anche quando induce la differenziazione fra mestieri e professioni. Questo genera…

utente anonimo
Scritto il 11 novembre 2008 at 21:45

Mano invisibile Da wikipedia
.

La teoria di una regolazione spontanea dello scambio e delle attività produttive di Adam Smith è incentrata sulla nozione di mano invisibile secondo la quale il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, in particolare non necessita l’intervento di una volontà collettiva razionale. Il ruolo della mano invisibile è triplice.

“Processo con il quale si crea un ordine sociale” – Dati l’uguaglianza di fronte al diritto, il non intervento dello Stato e il principio di simpatia, la mano invisibile assicura il realizzarsi di un ordine sociale che soddisfa l’interesse generale (convergenza spontanea degli interessi personali verso l’interesse collettivo).

“Meccanismo che permette l’equilibrio dei mercati” – Domanda e offerta su differenti mercati tendono ad uguagliarsi: il libero funzionamento di un mercato concorrenziale, oltre a far convergere il prezzo di mercato al prezzo reale, tende a fare scomparire qualsiasi domanda o offerta eccedentaria.

“Fattore che favorisce la crescita e lo sviluppo economico” – La regolazione si applica alla popolazione attraverso il mercato del lavoro (in caso di popolazione eccessiva, il salario scende al di sotto del minimo di sussistenza conducendo ad una riduzione della popolazione e viceversa in caso di popolazione deficitaria); la regolazione si applica pure al risparmio, condizione necessaria per l’accumulazione del capitale e quindi della crescita economica attraverso una maggiore divisione del lavoro (gli individui tendono spontaneamente a risparmiare in quanto desiderosi di migliorare la propria condizione); infine la regolazione si applica anche alla locazione dei capitali (investimenti indirizzati spontaneamente verso le attività più reddittizie).

La teoria della mano invisibile è il concetto a noi più noto di Adam Smith e, pure, quello più abusato. La mano invisibile è valida, come descritto sopra, date certe condizioni. Tuttavia, questa teoria non permette di spiegare il fenomeno della disoccupazione e di trattare adeguatamente le produzioni non-mercantili come pure ambiti particolari dove bisogni fondamentali devono essere soddisfatti (educazione obbligatoria, salute di base). Contestabile anche il ruolo nell’allocazione dei capitali, basti pensare ai molti esempi di risparmio privato gettato al vento. Infine, Adam Smith assimila -discutibilmente- l’ordine economico all’ordine morale, definendo la mano invisibile come conforme alla giustizia.

La metafora della mano invisibile, cardine della dottrina liberale del laissez faire, compare nel secondo capitolo (Delle restrizioni all’importazione dai paesi stranieri di quelle merci che possono essere prodotte nel paese) del Libro quarto (Dei sistemi di economia politica) della Ricchezza delle nazioni.

Merita di essere segnalata l’interpretazione del concetto di mano invisibile data dal noto giurista italiano Guido Rossi (da un’intervista del 6 giugno 2008 a La Repubblica): “Uno dei suoi concetti più equivocati è quello della mano invisibile. Nella vulgata si è imposta l’idea che Adam Smith con la mano invisibile abbia inteso dire che il mercato deve essere lasciato a se stesso perché raggiunge automaticamente un equilibrio virtuoso. La mano invisibile è diventato l’argomento principe in favore di politiche di laissez-faire, fino ai neoliberisti. In realtà Adam Smith prende a prestito l’immagine della mano invisibile, con molta ironia, dal terzo atto del Macbeth di Shakespeare. Macbeth parla della notte e della sua mano sanguinolenta e invisibile che gli deve togliere il pallore del rimorso prima dell’assassinio. Smith ha preso in giro ferocemente quei capitalisti che credevano di avere il potere di governare i mercati. Tra l’altro Adam Smith capì allora che la Cina sarebbe tornata ad essere una grande potenza dell’economia mondiale, e auspicò una sorta di Commonwealth universale per governare il nuovo ordine internazionale”.

Con l’opera di John Maynard Keynes, in particolare con la nozione di disoccupazione involontaria, si comprese la necessità di un intervento pubblico nel sistema economico a garanzia di un giusto equilibrio

utente anonimo
Scritto il 12 novembre 2008 at 00:54

basterebbe mettere i link invece che ricopiare tutto. Diamo il buon esempio, facciamo economia anche di bit. :-)
MM

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