SHOCK OIL 2008!

Scritto il alle 07:00 da icebergfinanza

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Speculazione o fondamentali, sono queste le due variabili attorno alle quali ruota il dibattito odierno sulla possibile destinazione futura dei prezzi del petrolio.

Premetto innanzitutto che non ho alcuna competenza in materia, ma cercheremo insieme di trovare attraverso le visioni di analisti ed esperti un filo logico a quanto stà accadendo all’oro nero.

Se posso esprimere la mia personale opinione sulla base di alcune riflessioni e ricerche, credo che siamo nel pieno di un’onda speculativa per quanto riguarda il breve termine, mentre per quanto riguarda il lungo termine, probabilmente ci troviamo all’interno di un trend condotto dai fondamentali, fondamentali che riflettono, carenze strutturali, l’incremento massiccio della domanda e in molti casi la presenza di situazioni limite determinata da un probabile picco del petrolio.

D’altro canto sino a quando le case di affari americane e alcune presunte leggende dell’industria petrolifera, vedi Pickens, continueranno a gettare benzina sul fuoco attraverso target più o meno reali che hanno il compito di aizzare la speculazione, ben difficilmente vedremo un ridimensionamento progressivo nelle quotazioni, senza dimenticare che questi soloni della finanza, vedi Morgan Stanley, sono in grado di determinare anche il giorno esatto del raggiungimento del target " imposto " ovvero il 4 luglio festa dell’indipendenza da che, dal petrolio magari!

Proviamo ad addentrarci ora in un campo minato ovvero quello della finanziarizzazione della  " carta nera " alla ricerca del vero valore di un barile di petrolio.

Lasciamo per un attimo da parte il concetto di "PEAK OIL" e vediamo cosa accade quando qualcuno di noi gioca a MonopOLIO comprando e vendendo pezzi di cartoncino dove stà scritto VIA BRENT piuttosto che VIA CRUDE OIL.

Come quando si compra un’abitazione si stipula un contratto di compravendita così avviene per il petrolio, …..

1.La PARTE PROMITTENTE VENDITRICE, con tutte le più ampie garanzie previste dalla legge, promette e si obbliga a vendere alla PARTE PROMITTENTE ACQUIRENTE, che a sua volta promette e si obbliga di acquistare, per se o altra persona da nominare in sede di rogito notarile…….

In sostanza un petrolio di carta che passa di mano in mano alla velocità della luce rispetto ad un barile vero, contratti futures ovvero impegni ad acquistare o vendere in un momento futuro, petrolio, contratti virtuali che si identificano in una scommessa sul prezzo futuro.

In sostanza un gioco a somma zero o dintorni, dove la speculazione si gira tra le mani una bomba ad orologeria dove solitamente l’esplosione colpisce l’ingenuità.

Si tratta in fondo di una partita a poker dove sulle cinque carte stà scritta la scommessa, ovvero la previsione di un dato prezzo in un dato momento, una partita dove chiunque può partecipare e qualcuno dirige il gioco spesso determinando l’andamento della scommessa.

Nella realtà la partita viene denominata " SPOT " ovvero il mercato dove avviene lo scambio fisico del petrolio.

Spesso la partita virtuale viene giocata con fiches virtuali che corrispondono al margine che ogni giocatore impiega nella scommessa, spesso in minima parte rispetto alla giocata reale, in sostanza una sorta di bluff, che se visto porta alla chiamata di margine.

Se Goldman Sachs, Morgan Stanley  e l’Opec che stanno al tavolo da gioco con un bluff in grado di condizionare il gioco, 141 dollari o 200 che siano, rilanciano in continuazione, chiunque crede nel bluff andrà a vedere se in realtà le carte sono buone, continuando ad aumentare la posta progressivamente come stà accadendo in questo momento, Cina o non Cina, scorte o non scorte.

Goldman Sachs, il banco che da le carte prima i cento dollari ora i duecento, carte rigorosamente GSCI_Index benchmark principale delle commodity dove il greggio è nascosto in mezzo al gregge, travestito da lupo, il lupo dell’inflazione, il lupo della stagflazione.

Se qualcuno crede non vi sia alcun conflitto di interesse nella gestione di questi indici e magari nelle società di riferimento allora consiglio di leggersi questo post da FinancialSense dal titolo MORE_ON_THE_REAL_REASON_BEHIND_HIGH_OIL_PRICE_II°, dove avrete una visione d’insieme della situazione in questione. 

 

Qualsiasi fattore esterno può condizionare il gioco, scioperi, interruzioni, esplosioni, fattori geopolitici e quant’altro, ma la partita prosegue sino a quando all’improvviso i giocatori smettono di rilanciare. L ‘analisi tecnica, una volta sconfinati in territorio inesplorato serve a ben poco!

http://www.ginopiccoli.com/foto%20personaggi%20tipici/ciuco%20con%20aratro.jpg

Ma vediamo ora di aiutarci con alcune riflessioni scovate nell’oceano di internet a cominciare da quella del professor Hamilton della University of California di San Diego.

Proviamo a partire dai fondamentali del prezzo del petrolio!

Secondo Hamilton l’effetto speculazione è preminente e non vi è alcun motivo di credere che i fondamentali siano la motivazione per un aumento del prezzo del petrolio.

Data source: EIA . 
oil_share_may_08.gif

Le economie dei paesi sviluppati consumano una quota sproporzionata dell’energia mondiale con Nord America e Europa in particolare che consumavano nel 2006 circa la metà di tutto il petrolio prodotto. Tuttavia i paesi emergenti nel periodo 2003/2006 hanno contribuito ad una rapida crescita della domanda che rappresenta circa il 60 % dell’aumento dellla richiesta di petrolio mentre Nord America ed Europa hanno contribuito solo per un quinto.

Data source: EIA . 
growth_share_may_08.gif

Particolarmente drammatica in questa crescita è stata la richiesta da parte della Cina, il cui il consumo di petrolio tra il 1990 e il 2006 corrisponde ad un aumento del 7,2% annuo. A questo tasso di crescita se dovesse continuare, La Cina utilizzerebbe circa 20 milioni di barili al giorno entro il 2020 circa quanto oggi utilizzano gli Stati Uniti, mentre entro il 2030 il consumo arriverebbe a raddoppiare rispetto a quello americano.

china_oil_may_08.gif

Hamilton si chiede se queste proiezioni siano plausibili visto che durante il 2006 la Cina utilizzava 2 barili di petrolio a persona contro i 6,6 del Messico e i 25 barili degli Stati Uniti.

Nel post in questione dal titolo  OIL_PRICE_FUNDAMENTALS prosegue la riflessione attraverso ulteriori analisi, sul potenziale automobilistico della Cina, richiama alcuni progetti di avvio di nuove produzioni, riporta alcuni dati relativi alla produzione mondiale, riporta la sua convinzione sull’effetto speculazione nel breve termine ma ammonisce che sarebbe un errore non tener presente la tendenza di lungo termine e il cambiamento fondamentale.

http://starbulletin.com/2006/12/10/editorial/arts3.jpg

Sotto OIL_BUBBLE potrete trovare altre interessanti considerazioni ma interessante ed imperdibile è pure questa testimonianza, presso la commissione sicurezza ed affari governativi del senato ad opera di Michael Masters della Masters Capital Management sul ruolo della speculazione in riferimento all’ultimo spike dei prezzi del petrolio. TESTIMONY

What we are experiencing is a demand shock coming from a new category of participant in the commodities futures markets: Institutional Investors.  Specifically, these are Corporate and Government Pension Funds, Sovereign Wealth Funds, University Endowments and other Institutional Investors.

Sin qui nessuna novità, in quanto non vi è alcun dubbio che l’oceano di liquidità che imperversa nei mercati finanziari da qualche parte doveva pur dirigersi, investitori istituzionali, chiamiamole pure Investment Bank, fondi pensione, fondi sovrani e pure fondi universitari, tanto per gradire.

Collectively, these investors now account on average for a larger share of outstanding commodities futures contracts than any other market participant….

Quindi in sostanza nuovi giocatori di poker con carte di petrolio che in sostanza equivalgono in media alla quota maggiore di partecipanti al tavolo delle scommesse. L’aumento reale della domanda della Cina è quasi pari alla domanda di carta petrolifera degli speculatori professionali.

Se non riusciamo a comprendere che la liquidità che viene fornita dalla Federal Reserve in cambio di collaterali di dubbia liquidità, finisce in gran parte nella speculazione delle commodity è meglio che torniamo a gustarci le ultime puntate del Grande Fratello.

La differenza sta che le due unità di misure sono differenti, la domanda della Cina si misura in barili all’anno mentre quella della speculazione in barili di carta senza alcun intervallo di tempo reale.

Hamilton sostiene inoltre che le dinamiche del petrolio di carta debbono tenere presente la possibilità che prima o poi i consumatori riducano il quantitativo di petrolio e benzina utilizzato e se la produzione non cambia, il petrolio deve essere stivato facendo aumentare le scorte e nessuno ha alcun incentivo a fare aumentare le scorte, cosi che l’azione della speculazione tramite il petrolio di carta richiederà una diminuzione della produzione effettiva di petrolio fisico.

http://boom2bust.com/wp-content/uploads/2007/11/flinstone-mobile.jpg

E allora alla domanda perchè i produttori vogliono ridurre la produzione basta rispondere che è perchè si fanno maggiori profitti con produzione più bassa e prezzi più alti e quindi si desidera effettuare i tagli con o senza speculazione. Quindi si accetta il presupposto che la speculazione abbia contribuito ad un aumento del prezzo del petrolio fisico portando quindi ad una diminuzione della produzione, delle forniture ed a un aumento delle scorte da parte dei paesi produttori. Prima o poi gli stessi produttori ad un calo della domanda risponderanno con un aumento della produzione con il ritorno ai fondamentali.

Se poi volete dare un’occhiata al blog di Paul Krugman ospite del Festival dell’Economia di Trento mia vi troverete alcune ulteriori riflessioni in riferimento al OIL_&_SPECULATION!

If the price is above the level at which the demand from end-users is equal to production, there’s an excess supply — and that supply has to be going into inventories. End of story. If oil isn’t building up in inventories, there can’t be a bubble in the spot price.

In sostanza anche negli anni 70 anni di austerity il picco del petrolio era sulla bocca di tutti e poi sappiamo quanti anni ancora è proseguita la corsa all’estrazione ed oggi chi parla di bolla lo può fare nel breve termine ma nel medio e lungo temine, la domanda è reale e non vi è alcun eccesso, piuttosto ora a differenza degli anni 7O ci si potrebbe avvicinare sempre più al famoso e leggendario " PEAK OIL " anche se ciò è ancora tutto da verificare.

[Output Chart]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estremamente interessante è inoltre questa considerazione dello stesso professor HAMILTON:

I cambiamenti del prezzo reale del petrolio storicamente hanno la tendenza a essere:

a) permanenti b) difficili da prevedere c) disciplinati da regimi molto diversi in momemti differenti.

Dal punto di vista della teoria economica invece vi sono tre separate restrizioni sul percorso dei prezzi del petrolio:

a) la prima restrizione deriva dall’arbitraggio b) la seconda dai financial futures contratcts, contratti a termine e c) la terza dal fatto che il petrolio è una risorsa esauribile.

THE_OIL_SHOCK_OF_2008 si intitola l’ultimo post di Hamilton  è il tempo di rivalutare il potenziale dei recenti aumenti del petrolio per verificare se sono in grado di contribuire ad una recessione economica. Hamilton dice che un conto è stata la crescita dei prezzi in questi anni, una crescita lenta in un’economia in grado di assorbirne gli effetti, ma oggi ci troviamo di fronte ad un autentico spike, shock di indecifrabile natura anche attraverso l’economia reale.

Oggi secondo il grafico qui sotto anche il petrolio non è più conveniente rispetto al passato anche tenendo conto dell’inflazione!

 

 

oil_price_jun_08.gif

Abbiamo raggiunto un punto nel quale oggi le imprese e i consumatori non possono più permettersi di ignorare il prezzo del petrolio e vi sono informazioni su reali cambiamenti nel comportamento generale, con una contrazione dei consumi e dei chilometri percorsi. le vendite di SUV e autocarri leggeri sono in progressiva diminuzione circa il 26 % anno su anno!
 
Data source: Wardsauto.com 
dom_trucks_jun_08.gif

I dati relativi all’occupazione nel settore automobilistico, le previsioni di licenziamenti delle grandi case automobilistiche, il taglio di personale delle compagnie aeree e la crisi dei trasporti aerei sono la testimonianza di questo shock petrolifero.

Hamilton ritiene che abbiamo eluso per buona parte del 2007 una recessione nonostante la grande depressione immobiliare, ma cosa succederà attraverso gli effetti combinati con uno shock petrolifero contemporaneo. Statene certi lo sapremo molto presto!

Questa è una bolla di breve termine, qualcosa di simile alla bolla dell’immobiliare, ma non così ovvia visti i fondamentali, bolla stimolata dalla politica monetaria espansiva e quindi dal crollo del dollaro.

Inoltre le parole del Re Saudita ……

 

 

masters_pic.gif

"I keep no secret from you that when there were some new finds, I told them, ‘no, leave it in the ground, with grace from god, our children need it’."

………..i nostri figli ne hanno bisogno alle quali si aggiungono a quelle del chairman of the Shura water and public utilities committee, Salim bin Rashid Al Marri che supplica…..

"The level of oil production in Saudi Arabia must be linked to the country’s actual development and financial needs not to market prices and the need of foreign consumer. It is not wise to sap this resource just to satisfy the demand of foreign markets.

Non è saggio esaurire questa risorsa solo per soddisfare la domanda dei mercati esteri…..quindi OPEC o non OPEC non aspettiamo chissà quale aiuto dai paesi produttori.

Chissà forse commenti nazionalistici o populisti, ma questa intanto è la realtà!
 
La IEA International Energy Agency sta cercando di valtare la condizione dei 400 maggiori giacimenti petroliferi mondiali ma i suoi risultati non verranno rilasciati sino a novembre ma il risultato appare già scontato, forniture di greggio ridotte rispetto al passato. Sfruttamento intensivo dei campi petroliferi e minori investimenti nella ricerca oltre al censimento della capacità dei giacimenti petroliferi, presuppone una crescente inquietudine all’interno della stessa agenzia IEA. 
 
Siamo in prossimità di un picco o i paesi produttori stanno tagliando la produzione lasciando il petrolio nel sottosuolo per magari venderlo un domani a  prezzi in contina salita ad opera dell’aumento della domanda una volta passato lo shock petrolifero?
 
Dalla Federal Reserve di Dallas e precisamente da Stephen Brown e Raghav Virmani con Richard Alm abbiamo una nuova visione accademica dietro le quinte dei prezzi del petrolio con l’aiuto di alcuni grafici.
 
Mancanza di forniture in grado di soddisfare la domanda, un indebolimento del dollaro che ha messo pressione ai prezzi e la maggior parte della produzione che avviene in regioni politicamente instabili con timori per le forniture sono alcune delle conclusioni.
 
Poche speranze in una diminuzione dei prezzi, geopolitica e cambi a parte, le aspettative nel lungo termine sono influenzate dalla domanda, ma alcune variabili potrebbero contribuire ad un cambio di visione:
 

  • Oil production reaches a plateau or peak—prices likely to rise further. La produzione di petrolio raggiunge un picco e quindi i prezzi salgono ulteriormente.
  • Oil nationalism continues to slow the development of new resources—prices likely to remain relatively high. Il nazionalismo del petrolio continua a rallentare lo sviluppo di nuove risorse e quindi è probabile che i prezzi restano relativamente elevati.
  • In a shift of strategy, OPEC increases its output sharply—prices likely to fall. In un cambiamento di strategia, l’OPEC aumenta drasticamente la sua produzione e quindi i prezzi probabilmente tendono a diminuire
  • Aggressive exploration activities pay off with the quick development of significant new resources—prices likely to fall. Aggressive attività di esplorazione contribuiscono ad un rapido sviluppo di significative nuove risorse e quindi i prezzi probabilmente diminuiscono.
  • Gli approvvigionamenti potrebbero essere affiancati da fonti non convenzionali come olio da catrame estratto da sabbie ed altri, ed in presenza di notevoli alternative i prezzi non potranno sostare ancora molto sopra i 100 dollari al barile.

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    El0805c2

    El0805c4

    El0805c8

    Se poi vogliamo dare un’occhiata anche al Wall Street Journal vi troveremo l’incapacità da parte dei produttori a fornire maggior petrolio al mercato

    Fresh data from the US Department of Energy show the amount of petroleum products shipped by the world’s top oil exporters fell 2.5% last year, despite a 57% increase in prices, a trend that appears to be holding true this year as well.

    There are several reasons behind the net-export decline.

    Soaring profits from high-price crude have fueled a boom in oil demand in Saudi Arabia and across the Middle East, leaving less oil for export.

    Più petrolio consumato in casa, meno petrolio disponibile alle esportazioni!

    At the same time, aging fields and sluggish investments have caused exports to drop significantly in Mexico, Norway and, most recently, Russia.  The Organization of Petroleum Exporting Countries also cut production early last year and didn’t move to boost supplies again until last fall.

    Un milione di barili in meno al giorno, ma un maggior calo se non fosse stato per l’Angola e la Libia che non avessero accresciuto la loro produzione in quanto paesi non ancora in via di sviluppo e non grandi consumatori di energia.


    Oilex_20080528

    Per concludere non resta che dare la parola agli speculatori, ascoltando Boone Pickens e le sue isilaranti dichiarazioni sull’inchiesta avviata dalla SEC sulle presunte manipolazioni degli speculatori che avrebbero contribuito a gettare benzina o meglio petrolio sul fuoco.

    Una perdita di tempo secondo Boone interessato direttamente tramite il suo hedge fund Capital LLC alla corsa del petrolio, nessun mistero, nessuna speculazione del mercato ai danni del consumatore, colpa delle leggi fondamentali ci racconta tanti barili disponibili molti di più richiesti e rien va plus il gioco è fatto. gioco per ingenui, parole da pifferai magici. BLOOMBERG.

    Si la legge fondamentale della speculazione, parole per ingenui, ribadisco il mio pensiero in questo momento siamo nel pieno di un’onda speculativa di breve termine, uno schock da speculazione pura che nulla ha a che vedere con i fondamentali di lungo termine.

    Qualcuno spesso mi chiede una soluzione, ne esiste una sola, fuori la speculazione dalle materie prime, fuori in maniera particolare dalle soft commodity, questi mercati devono essere guidati dai fondamentali, produzione, ricerca, estrazione, investimenti, difficoltà di approvvigionamento, fattori geopolitici, raffinazione per quanto riguarda il petrolio, raccolti, siccità, abbondanza, eventi metereologici, malattie, domanda e offerta in sintesi ma fuori la speculazione, indici paralleli per giocatori, che non possano influenzare i fondamentali e se vogliamo risolvere temporaneamente il problema sospendiamo i futures e i contratti a termine.

    Diversamente si tratterà di un fiume di parole, fiumi che diventano oceani nel nulla!

    Vi lascio inoltre per coloro che vogliono approffondire la questione una serie di ulteriori link per esplorare le visioni che circolano nell’universo di internet, analisti, esperti, economisti, professori universitari ed altri ancora, per una maggiore consapevolezza sulla questione trattata.

    OIL_BUBBLE_THE_DEBATE_RAGES_By_WSJ

    AN_ESPLANATION_FOR_SOARING_COMMODITY_PRICES_by_VOX

    ENERGY_WATCHDOG_WARNS_OF_OIL_PRODUCTION_CRUNCH_by_WSJ

    WHITER_THE_PRICE_OF_OIL_by_John_Mauldin

    COMMODITY_SPECULATORS_CAUGHT_IN_THE_LINE OF_POLITICAL_FIRE 

    OIL_HAS_REACHED_A_TURNING_POINT

    TNE_NEW_PEAK_OIL_PEAK_DEMAND

    Click for Ginormous Chart
    Oil_age_xtralargeposter2

    Thanks to BIGPICTURE

     

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    6 commenti Commenta
    utente anonimo
    Scritto il 15 giugno 2008 at 14:00

    Io sul petrolio ho la mia idea personale, e la trovo migliore di tante teorie dette per interesse.

    L’America ha fatto guerra irak , si è presa buona parte del petrolio, ha speso tantissimi soldi per l amacchina della guerra, e adesso sta controllando i prezzi con la speculazione.
    In questo modo si sta ripagando AMPIAMENTE la macchina della guerra.
    MM.

    Ormai è la mia fissa, tanto tutto è discutibile.

    utente anonimo
    Scritto il 16 giugno 2008 at 13:58

    Se tralasciamo tutto il caos e il polverone scatenato dalla speculazione disperata di questi ultimi 12 mesi, vi renderete conto che il trend in salita del petrolio è roba vecchia, parte dal 2000 o poco prima.

    Poche storie, cari i miei economisti! CI sono due grafici semplici e disarmanti, che spiegano la situazione strutturale, e li potrete trovare entrambi sul sito http://www.peakoil.net. Il primo mostra come il petrolio TROVATO ogni anno (non consumato, ma semplicemente individuato sottoterra), e scopriamo che il massimo della scoperta è avvenuto negli anni 60, e che da allora, nonostante progressi formidabili nella tecnologia della prospezione (in particolare l’analisi satellitare e la sismografia 3-D computerizzata) , la curva è inesorabilmente in discesa.
    Questo era da prevedere! quanti elefanti credete si possano trovare nella foresta? Alla fine finiscono!

    Il secondo grafico, mostra come il bilancio tra consumo di barili e scoperta di nuovi barili,a livello annuo, è diventato negativo attorno al 1980. Della serie, da 28 anni stiamo attingendo al capitale petrilifero scoperto prima del 1980!

    Anche questo era ovvio, miei cari parrucconi economisti! Se i ricavi sono in declino e le spese in aumento, finirai col fare debiti prima e bancarotta poi!

    Una terza cosa, che ho notato è ESTREMAMENTE difficile da capire per gli economisti, purtroppo per carenza di base nella loro preparazione fisica: TUTTE le sorgenti alternative al petrolio (dagli oli pesanti venezuelani a lle sabbie bituminose canadesi, alle famigerate scisti petrolifere) devono essere valutate non in base alla loro abbondanza, ma in base alla loro CONVENIENZA ENERGETICA, che si stima con un numero detto EROEI, un acronimo inglese che vuol dire Energia di Ritorno in rapporto all Energia Investita. Tale valore è buono solo se maggiore di 1 (a livello teorico) , ma nel mondo reale deve essere almeno maggiore di 2 per avere qualceh possibilità di commercio internazionale (per via delle inefficienze del mondo reale).

    Il concetto è semplice: ci vuole petrolio per estrarre petrolio! Il soldi sono solo un proxy, come si suol dire!
    Se per estrarre un barile di petrolio devo spendere in energia l’equivalente di un barile di petrolio, allora non mi converrà più estrarne, qualsisi sia la quantità residua!

    Non siamo ancora a questo punto, ma vorrei far presente che, mentre negli anni ’50 con un barile di petrolio ne potevo estrarre da 50 a 100, oggi con un barile ne estraggo da 8 a 15, e il rapporto è in continua diminuzione! Ma era OVVIO!
    Niente più facili pozzi in mezzo al deserto, oleodotti e raffinerie sulla costa, ma installazioni dai costi megamilionari, mandati a succhiare petrolio a diecimila metri sotto il mare, operando magari a -30 sottozero! Vi sembra indicativo del fatto che stiamo usando i fichi secchi, “petolificamente” parlando?

    SON FINITE LE VACCHE GRASSE, COMINCIANO LE VACCHE MAGRE: qesto è il messaggio del peakoil.

    Quindi: il petrolio non è finito, e non finirà a breve.
    SOLO costerà molto, moltissimo, sempre di più, e forse arriverà un momento in cui non potremo più permettercelo, sebbene questo resti relativamente abbondante! Troppi a mangiare allo stesso piatto.

    Per concludere, TUTTE le fonti energetiche alternative, dal carbone al nucleare alle rinnovabili ( queste ultime almeno per ora) hanno EROEI peggiori del petrolio (per esempio, il carbone ha eroei=4.8, anche questo in diminuzione)

    Se volete approfondire seriamente

    http://www.theolidrum.com
    http://www.aspoitalia.net

    Saluti
    Phitio

    Scritto il 27 giugno 2008 at 22:38

    Concordo con Phitio che mi pare molto realistico e competente, mentre il lungo post mi pare poco convincente e con il pre-giudizio che di petrolio ce ne sia una quantità infinita.

    Poi segnalo anch’io i siti:

    http://www.theolidrum.com
    http://www.aspoitalia.net

    aggiungo un blog molto semplice da leggere scritto dalla giornalista Debora Billi: petrolio.blogosfere.it

    Saluti
    Phitio

    Scritto il 27 giugno 2008 at 22:40

    scusate ho lasciato una rimanenza di un copia incolla. il mio nome è
    Sandro kensan. Saluti.

    Scritto il 28 giugno 2008 at 06:05

    Alle volte non siamo proprio capaci di andare oltre il puntino nero i mezzo alla pagina, non siamo capaci di notare l’intero foglio bianco!

    Nel post, nessun pregiudizio, sulla presenza infinita di petrolio sono stato chiaro, la speculazione sul breve termine, i fondamentali nel medio e lungo termine.

    Se si vuole capire bene, diversamente se si è esaltati da un’idea che sia essa PEAKOIL o altro è meglio lasciar perdere, qualunque cosa si legga, esiste sempre e solo un puntino nero.

    Questa è S P E C U L A Z I O N E un giorno esce il pirla di turno e dichiara 150 poi si sveglia il Morgan e addirittura chiama il giorno il 4 luglio, Goldman che trabocca di profitti dall’olio nero ricorda i 200 poi quelli dell’Opec per ripicca urlano 150/170, si sveglia il Congresso e il suo protezionismo ed allora la Libia chiama i 300……..

    I fondamentali nel medio e lungo termine sono quelli ma signori sveglia questa è speculazione!

    Andrea

    utente anonimo
    Scritto il 29 giugno 2008 at 10:35

    Buongiorno a tutti
    Concordo pienamente con Andrea,questa è mera speculazione,l’aumento dei costi di estrazione non può giustificare un aumento così veloce dei prezzi,le banche stanno soffrendo x i subprime e devono rifarsi in qualche modo,alla fine ci sarà un collasso globale se non si porrà dei limiti all’ingordigia di certi enti..e stati.

    Saluti e buona domenica
    Sergio

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