L'ECCESSO DI VOLATILITA' DEI DATI MACROECONOMICI! Ciò che gli uomini voglio non è la conoscenza, ma la certezza! (B.Russel)

Scritto il alle 21:35 da icebergfinanza

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Nei mercati finanziari la volatilità rappresenta la percentuale di variazione di un’attività finanziaria in un determinato periodo di tempo, che misura fondamentalmente il rischio intrinseco dell’investimento. In un contesto di bassa volatilità come è stato quello caratterizzante l’ultimo periodo dei mercati globali, l’improvvisa fiammata della volatilità  registrata dal VIX.XO index  che si è portato a circa 18 punti dai 10/12 degli ultimi tempi con un rialzo del  60/70 %  è stata determinata da un insieme di fattori che alcuni definiscono temporanei e casuali!!!

Talvolta le cause che determinano una improvvisa volatilità nei mercati sono determinate da notizie di carattere privato ( talvolta con divulgazione di rumors o notizie ad esclusivo interesse privato vedi turbativa dei mercati ed insider trading ovvero informazioni false atte a determinare violente variazioni del prezzo di un titolo) notizie , informazioni societarie, fattori esogeni di qualsiasi natura ed informazioni e dati di carattere micro e macroeconomici.

Occupiamoci ora dei principali dati macroeconomici rilasciati in settimana dei quali risulta perlomeno difficile interpretare la eccessiva volatilità, in quanto soggetti ad interpretazioni e revisioni che secondo il sottoscritto aumentano le perplessità sulla effettiva validità di rilasciare statistiche in prima lettura approssimative ad uso e consumo dei mercati che abbisognano di input costanti per la loro attività.

Prendendo ad esempio il dato relativo al PIL prodotto interno lordo americano rilasciato in settimana ed uscito in prima lettura a + 3.5 % e rivisto al ribasso dal dipartimento del Commercio ad un più modesto 2,2 % , si nota come la variazione in percentuale negativa di circa il 37 % non aiuti la validità di queste prime letture. Nel frattempo le aziende hanno ridimensionato le scorte e le spese per investimento nelle abitazioni sono crollate del 19 %. Ora considerando che quando è stato pubblicato il dato preliminare mancavano ancora tutti i dati relativi alla bilancia commerciale ( con il passivo record a oltre 61mld di dollari ) e i dati sulle scorte di magazzino risulta difficile comprendere l’euforia relativa a quel dato, ma considerando che i mercati vivono di aspettative ogni dato è il pretesto per incrementare una tendenza senza interpretarlo. Naturalmente il dato finale pubblicato ogni 4 mesi non avrà più la valenza di quelli precedenti in quanto nel frattempo la situazione economica pùò evolversi velocemente. Ieri è uscito inoltre il dato relativo all’indice ISM manifatturiero di febbraio che si è portato a 52,3 % in rialzo dal 49,3 % di gennaio e superiore al consenso di 50 punti scatenando una reazione positiva negli indici che stavano perdendo …..terreno! Sono risultati in aumento tutti i più importanti sotto indici che riflettono l’occupazione, i prezzi, i nuovi ordini e quello relativo alla produzione. Il dato fotografa nel complesso la realtà manifatturiera attraverso un’indagine presso circa 300 manager d’azienda che lavorano nelle 20 società più rappresentative del settore in questione. Certamente risulta difficile comprendere anche in un territorio così vasto e variegato come quello degli Stati Uniti come sia possibile che l’indice PMI di CHICAGO la zona industrializzata più importante degli USA condotto anche sulla risposta di 200 manager e considerato un fedele anticipatore dell’ISM manifatturiero sia sceso a febbraio a 47,9 punti con un divario di 4,4 punti percentuali e l’indagine della FED (Federal Reserve) di Philadelphia sia sensibilmente sceso a 0,6 punti rispetto ai 5,3 di gennaio. L’indagine condotta appunto dalla FED effettua una ricerca sulle condizioni generali dell’economia e delle imprese nella terza area più ampia di tutta l’America comprendendo due terzi della Pennsylvania, la parte sud del New Jersey e il Delaware. Ogni soluzione in un territorio così vasto è possibile, ma il settore manifatturiero per motivi congiunturali e relativi ai costi di produzione è vicino più ad una fase recessiva o perlomeno alla fine di quella timidamente espansiva. Per concludere con una frase di Bertrand Russel, ciò che voglio gli uomini non è la conoscenza, ma la certezza!

Forse sarà anche un’utopia ma il bisogno del Mondo è quello di avere certezze che aiutino la realizzazione dei sogni!

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