DRAGHI: IL FANTASMA DI FEDERICO CAFFE’

Scritto il alle 11:00 da icebergfinanza

 

Ieri a Roma è stato commemorato il centenario della nascita del grande economista Federico Caffè…

Gli applausi di studenti, accademici e colleghi riuniti all’Università Roma Tre, rivolti al presidente di una Bce che promette ulteriori misure contro una crisi che tocca “specialmente l’Italia”. I lanci di vernice, lo slogan dei manifestanti “fuori i banchieri dall’Università”, ad attendere Mario Draghi all’uscita dall’ateneo, in uno scontro con la polizia che lascia un ragazzo ferito con un visibile taglio alla fronte. E’ il bilancio della giornata romana di Draghi, da sempre legato a Federico Caffè con cui aveva fatto la tesi di laurea, e che per questo non voleva mancare alla commemorazione del centenario della nascita dell’economista keynesiano all’Università Roma Tre. Draghi contestato; Bce in azione soprattutto per Italia

(…) “E’ un grande piacere essere fra gli studenti, è come una famiglia d’origine che si è lasciata tanto tempo fa ma rimane parte di sé”. Cambiando uno dei paradigmi della Bce (che nel suo statuto prevede il solo obiettivo della stabilità dei prezzi), Draghi non a caso si sofferma su come risolvere l'”attuale, inaccettabile livello della disoccupazione – il 23% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni non ha un lavoro – contro ogni nozione di equità”.(…)

E aveva ribadito, il presidente della Bce, l’impegno senza precedenti della Bce a “continuare nell’espansione del bilancio” e “intraprendere ulteriori azioni di politica monetaria non convenzionali” che apre al ‘quantitative easing’.

Ma del messaggio principale di Federico Caffè, Draghi non ha capito nulla…

FEDERICO CAFFE …PRESAGI DELLA STORIA

Mi è capitato di recente di leggere un brano scritto da Caffè. Ecco le sue parole, ancora sorprendentemente attuali. «Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere – legislativi, sindacali, sociali – che vincolano l’attività produttiva «reale» nei vari settori agricolo, industriale, di intermediazione commerciale, e la concreta «licenza di espropriare l’altrui risparmio» che esiste nei mercati finanziari».

Il brano è tratto da «Un’economia in ritardo», del lontano 1976. E’ incredibile. C’è già l’attualità degli ultimi anni, della finanza che prevale su tutto, che non è più lo specchio dell’economia reale, dei derivati che autoalimentano la speculazione, dei piccoli investitori infinocchiati dai bond Parmalat o da quelli argentini, della Borsa che non finanzia più l’impresa ma si avvita nei suoi giochini, di un mondo (quello della finanza) senza regole, a differenza del mondo «reale»,della gente normale, dove le leggi esistono, eccome, e vanno rispettate.

Draghi è responsabile di questo gioco spregiudicato di tipo predatorio, perchè è alimentato dall’inutilità di un quatitative easing che favorisce solo la speculazione e non l’economia reale, loro lo sanno, ma vanno avanti e fanno finta di nulla, soprattutto chiudendo un occhio ovunque, come è stato fatto prima della crisi e durante , dove il regolatori hanno letteralmente dormito sopra un materasso gonfio di conflitti di interesse, dollari e euro …

…un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori, un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori, un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori…

Chi ha orecchie per intendere …intenda!

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10 commenti Commenta
kry
Scritto il 13 novembre 2014 at 11:23

Nessuno è profeta in patria. E che cavolo solo a noi capita che l’allievo non supera il maestro anzi non capisce proprio un …. ( ( Dai DORF sfogati che questo è un post per te.)

aorlansky60
Scritto il 13 novembre 2014 at 12:31

“…dei derivati che autoalimentano la speculazione, dei piccoli investitori infinocchiati dai bond Parmalat o da quelli argentini…”

… … …

si, è vero; ma se il gioco è duro e se ne conosce la crudezza (la poca trasparenza fino alla quasi assenza di regole con la connivenza degli organi di controllo e di regolamentazione -***- ) occorre diventare altrettanto duri se si vuole restare nel gioco della vita reale, e meno sprovveduti di coloro che si fidano del primo consulente finanziario chiedendogli
“scusi, mi orienta verso un investimento sicuro, meglio se ad alto rendimento???” per cercare di investire i pochi denari frutto di anni di risparmi .

pronto suggerimento :

1) PARMALAT; una società “solida come una roccia” -i funzionari bancari dicevano questo ai propri clienti fino ad un mese prima dello scoppio del baillout 2003, ben sapendo da oltre un anno che invece PARMALAT era praticamente carta straccia…

-***- dov’erano e che diamine facevano la Consob e BankItalia in quei mesi con il caso Parmalat??? un filibustiere quale a.fazio (minuscole d’obbligo, allora governatore di BankItalia ndr) si limitò a dire che “per quanto riguarda il caso Parmalat c’è da annoverare una perdita media di 10.000€ a testa per investitore, cifra tutto sommato assorbibile dall’intero sistema…” frase che appena ascoltata in diretta quando la pronunciò quasi 11anni fà(tanti ne sono ormai passati da quel celebre default) se fossi stato li nei pressi gli sarei saltato al collo!…

2) bond argentini; dai, poche storie : se ti promettono un rendimento così elevato (relazionato ad uno Stato come l’Argentina che non era certo gli USA e che da offrire come garanzia aveva solo le pampas con le bistecche di vitello) come era allora prima del default 2001, è chiaro che devi essere consapevole ed accettare un alto livello di rischio (ed infatti) ed essere pronto a rimetterci. O forse credi di vivere nel paese delle meraviglie di Alice??? (detto in generale, non diretto verso alcuno in particolare qui)

Siamo realisti : con tutti i precedenti maturati (questi qui descritti e molti altri ancora…) di cui si può fare tesoro di esperienza -e di lezione- ormai dovrebbe essere chiaro che non bisogna usare leggerezza e “fidarsi” accettando consigli sul come investire i propri risparmi. Meglio crescere, conoscere, e ragionare con la propria testa.

Questo per quanto riguarda il sistema e le sue regole.

Perchè ragionando oltre questi confini, dovrebbe essere chiaro a tutti quanti che questo sistema è ormai alla frutta e prossimo alla fine (che si merita).

pupola09
Scritto il 13 novembre 2014 at 12:42

Mi ha colpito una frase di Draghi pronunciata ieri: “I paesi troppo indebitati hanno già perso la sovranità”.
Inviterei Andrea a soffermarsi sulla gravità di una tale affermazione.

aorlansky60
Scritto il 13 novembre 2014 at 12:49

Non l’avevo sentita questa frase di Draghi pronunciata ieri- almeno non ancora espressa con simile ed inequivocabile chiarezza, anche se i segnali erano palesi da diverso tempo.

Credo che non abbia bisogno di interpretazioni.

“Grave” è dire poco.

In un altro thread prima di questo si discuteva del futuro che verrà lasciato in eredità ai ns figli… beh, con queste prospettive alquanto incorraggianti…

icebergfinanza
Scritto il 14 novembre 2014 at 07:13

pupola09@finanzaonline,

Non è una novità nel luglio di quest’anno…

Draghi: “E’ ora di cedere sovranità sulla riforme. L’Italia allontana gli investimenti”. E Renzi lo applaude

Il disegno è chiaro inequivocabile!

Il problema è che noi abbiamo una classe politica formata da imbecilli, i populisti dell’ultima ora sono inaffidabili, questo è lo specchio di gran parte del Paese.

Sino a quando la parte sana di questo Paese non si sveglierà nessuna Speranza di invertire la rotta!

icebergfinanza
Scritto il 14 novembre 2014 at 07:16

Interessante analisi dell’Annunziata sulla paura di Renzi di affrontare la realtà del Paese, mentre si cazzeggia sulla legge elettorale…

Se Renzi, che è certo il più innovativo e ambizioso dei politici che da anni cavalcano la scena pubblica, ignora il rapporto con le disgrazie del paese, c’è certo dietro una scelta, una particolarità che ci offre probabilmente una ulteriore lettura della sua visione del mondo.

Ho provato a parlare di tutto questo con gente a lui vicina, o che lavora con lui. Una delle spiegazioni fornite è che Renzi non vuole accollarsi “disgrazie” che sono prodotto del vecchio sistema politico. Un’altra ipotesi è che Renzi preferisca offrire soluzioni invece di fare comizi davanti alle disgrazie. Ma anche che il Premier pensi che la sua presenza porti di per sé a una acutizzazione delle situazioni.

Le più maliziose interpretazioni dipingono invece un Renzi come determinato a non “sporcare” con nulla di negativo il suo discorso politico, improntato a un’Italia positiva, vincente, che guarda al futuro. E ancora, che Renzi sia un politico con così alta consapevolezza della comunicazione, e della costruzione della propria immagine, da non fidarsi degli imprevisti del confronto con la realtà allo stato brado.

Qualunque sia la ragione, la sistematica evasione della vita com’è su questo pianeta, rimane una scelta incomprensibile, dal mio punto di vista. Per il famoso semplice fattore “struzzo” – le cose infatti tendono a rimanere anche se le neghiamo. Un solo esempio: se la scelta tattica della assenza in Liguria potrebbe anche starci (viste le condizioni di battaglia politica in quella regione) l’assenza diventa insostenibile con il moltiplicarsi quotidiano dei disastri, incluso nelle regioni Toscana e Lombardia, dove Renzi ha un grosso investimento elettorale. In altre parole, conviene davvero al Premier questa scelta di distanza, di non affondare le mani nel fango (letteralmente) e nelle passioni che agitano la Italia che lui guida?

Da quando la crisi ha investito l’Italia, dagli ultimi giorni di Silvio Berlusconi all’arrivo imprevisto di Renzi, in molti hanno annunciato e sperato in un mitico autunno caldo che spezzasse il circuito austerity/crisi sociale. Questi autunni caldi non si sono mai materializzati – e nemmeno adesso con tutti gli scioperi e manifestazioni del sindacato siamo vicini a nulla che somigli a un evento che fa svoltare la politica. Siamo di fronte invece a un processo in cui pare che l’Italia stia cedendo pezzo a pezzo. Una sorta di smottamento sociale in piccole particelle, ogni esperienza estremamente circoscritta, ma non di meno impaziente, ogni gruppo sociale, operai, inquilini, cittadini, giovani ,vecchi impiegati, disoccupati, chiuso nella sua esplosione unica e solitaria di malessere e di dolore.

Due parole – malessere e dolore – anche queste mai presenti nelle glorificate cronache dei discorsi ufficiali.

Eppure è da tutte queste cose che già si impongono nuovi problemi, che a loro volta già stanno nutrendo leadership alternative. Anti-Renzi, come Landini, come Salvini, ma altri ce ne sono ancora non nel radar, che certo non sono in grado di minacciare il popolarissimo Premier, ma che pure sono la prova che la politica, come la società, non si fermano mai. Renzi, come tutti, dovrà alla fine confrontarsi con questi sviluppi.

La mia personale opinione su questa distanza che il Premier prende dal paese, è che alla fine ha paura. Non posso immaginare infatti che un politico avvertito quale è lui, non veda lo sgranarsi della tela sociale. Credo che la veda molto bene e che la tema. Nel senso di pensare di non avere al momento sufficienti strumenti per affrontarla. Nel suo caso, strumenti di poteri e controllo dell’economia e dello stato che lo mettano in grado, appunto, di “cambiar volta” alla gestione del paese.

ilribassista
Scritto il 14 novembre 2014 at 09:16

La sovranità l’Italia l’ha persa nel 1992; troppo poche persone lo hanno capito.

Quello che succede oggi è una conseguenza di allora.
Buona giornata a tutti

glare
Scritto il 14 novembre 2014 at 11:37

ilribassista@finanza,

Sante Parole..ma la vera sovranità, se mai vi è stata, si è persa nel 1943 firmando l’armistizio; poi nel 1992 vi è stata la più grande truffa conclusasi nel 2002 con l’ingresso in Europa.

Non si può tornare indietro, come dice giustamente Andrea, ci hanno trasformato in prestatori di ultima istanza, ma non siamo delle Banche e a fare da fido vi sono solo i nostri patrimoni fisici..

Spiegalo alla gente che i loro soldi sono per assurdo titoli di debito, al pari di una vecchia cambiale; digli che la partita è truccata, che questo mese si scende e a dicembre si sale.
Spiegagli che il buon amico di Renzi, ha fatto 80 Mln con una sola operazione, giocando al ribasso..ti guardano con gli occhi sgranati pensando che siano vaneggiamenti..

icebergfinanza,

Andrea, in questo periodo sto conoscendo tanti giovani dai 19 ai 25 anni, quelli che dovrebbero far parte della Neet generation; sono tutti ragazzi volenterosi e svegli..nelle pause tra un corso e l’altro noi che siamo più grandi gli spieghiamo un pò come funziona il mondo finanziario e l’italia…
Gli consigliamo di leggere il tup blog, che è uno dei migliori approcci per iniziare a capire la partita e dove possono trovare tanti commenti e consigli di valore etico e morale..

Ma il nostro più grande nemico è la Tv di sistema…ieri sera su la 7 vi era “anno uno”, ho guardato l’inizio, poi non ce l’ho fatta più; vi era una ragazza di circa 27-28 anni che attaccava Landini, accusandolo della sua precarietà…come se Landini fosse la causa del male di un intero sistema.
Era un tutti contro Landini, quando questo sindacalista rappresenta solo il settore metallurgia e al più metalmeccanico; insomma se uno va contro il potere finisce in pasto all’opinione pubblica e purtroppo per noi gli Italiani non distinguono facilmente l’amico dal nemico, figuriamoci se subiscono un lavaggio del cervello 24 ore non stop.

aorlansky60
Scritto il 14 novembre 2014 at 13:49

@Glare : “ma la vera sovranità, se mai vi è stata, si è persa nel 1943 firmando l’armistizio…”

… … …

già, ma allora non è che l’Italia fosse in grado di dettare condizioni; per come è uscita dal II conflitto mondiale (molto male) anch’essa è andata a finire, insieme ad altri, nell’ordine delle cose stabilito prima a Yalta poi a Potsdam, allorchè 2 uomini (erano in tre a dire la verità ma uno di essi rappresentava un paese al tramonto, parlo ovviamente dell’Inghilterra) si spartirono il mondo.

Comunque hai perfettamente ragione, dal 1943 siamo di fatto diventati un paese di orbita USA. Quando abbiamo cercato di alzare la testa, ce lo hanno ricordato con “l’incidente” di Mattei del ’62 e piazza Fontana a Milano nel Dic ’69… ed altro ancora.

Tutto quello che viene dopo, 1992 compreso, è diretta conseguenza di quel preciso momento storico che hai ricordato.

glare
Scritto il 14 novembre 2014 at 19:49

aorlansky60,

“Tutto quello che viene dopo, 1992 compreso, è diretta conseguenza di quel preciso momento storico che hai ricordato.”

Come darti torto…?

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