TREMORI D’AGOSTO.

Scritto il alle 09:03 da icebergfinanza

 

Puntuale come un orologio svizzero dopo due anni di menefreghismo vista l’assenza di petrolio o particolari interessi commerciali arriva la solita guerra più o meno lampo per esportare democrazia.

Non ho nessuna intenzione di entrare in questioni geopolitiche ma di osservare da lontano i possibili contraccolpi economici e finanziari che questo improvviso rigurgito di coscienza potrebbe diffondere in un tessuto economico estremamente fragile come quello attuale.

Stiamo assistendo all’inizio di una nuova salita del prezzo del petrolio e non oso immaginare cosa potrebbe significare per alcuni paesi emergenti decimati dai crolli delle loro valute un nuovo spike del prezzo dell’energia pagato ovviamente in… dolori.

Come abbiamo visto insieme a Machiavelli, gli effetti della stretta fiscale raggiungeranno probabilmente l’economia americana nel secondo semestre del 2013, insieme agli effetti del presunto “tapering” che ha già comportato un sensibile aumento dei tassi e alle nuove commedie all’americana sul tetto del debito che non mancheranno di agitare nuovi fantasmi a livello di aumento di tasse e taglio di spesa pubblica.  

Per non parlare dell’Europa e la sua tenera ripresa, l’euro forte e il prezzo del petrolio in continuo aumento e le esportazioni sotto pressione, con tutta la fatica fatta per portare Angelina in carrozza alle elezioni tedesche.  

La storia insegna che le guerre servono per cancellare tragiche dinamiche economiche o finanziarie ormai fuori controllo, come sussurrano alcuni economisti, servono per impiegare la gioventù disoccupata al fronte, ma l’augurio è che questa volta prevalga il buon senso anche se in questa crisi sembra restarsene nascosto per paura del senso comune come direbbe il nostro Manzoni.

A proposito di paesi emergenti e di debiti privati ci sono due interessanti articoli di Phastidio che consiglio di leggere attentamente… Tremori emergenti  e soprattutto Perché i debiti privati possono uccidere le nazioni

… trasferiamoci in India. Il paese sta venendo duramente percosso dalle fuoriuscite di capitali, dopo che la Fed ha annunciato l’inizio della fine del proprio easing quantitativo. L’India ha una elevata dipendenza dai capitali esteri: ha un deficit delle partite correnti che a fine 2012 era di circa il 7% del Pil ed un indebitamento con l’estero che, pur se non elevatissimo (il 21% del Pil) è sfortunatamente soprattutto di breve termine, cioè prossimo al rinnovo. Gli analisti finanziari, per valutare il rischio finanziario sull’estero, calcolano il totale del fabbisogno, definito come somma del deficit annuo delle partite correnti e della parte di debito estero in scadenza entro i dodici mesi successivi, e lo rapportano allo stock di riserve valutarie del paese. Nel caso dell’India, il fabbisogno valutario a 12 mesi è di circa 250 miliardi di dollari, mentre le riserve sono pari a 279 miliardi di dollari. Come si nota, più che un campanello d’allarme questa è una sirena che avvisa dell’arrivo di un uragano, se i deflussi di capitale non si arresteranno. (…) Oggi la rupia è più o meno libera di fluttuare, ma i rischi di crisi di bilancia dei pagamenti sussistono, perché questa è la natura del sistema finanziario globale. Il problema, per l’economia indiana, è l’indebitamento privato. Sia in caso di debiti in valuta, per evidenti motivi, sia in quello di debiti in rupie, visto che i tassi domestici stanno salendo vertiginosamente. Molte aziende salteranno; le banche indiane, perlopiù statali, subiranno pressione dalle sofferenze (già oggi intorno al 12% degli impieghi), l’inflazione salirà ed i conti pubblici saranno sottoposti a crescente tensione perché il governo dovrà sborsare importi crescenti per sussidiare carburanti ed alimentari importati, divenuti nel frattempo molto più costosi.(…) Piccola morale dai due esempi, così lontani ma così vicini? Che il rischio di crisi finanziarie sovrane indotte da debito privato è altissimo, in questa congiuntura storica. Che l’espansione del debito privato è alimentata dalla globalizzazione dei flussi finanziari, intermediati da sistemi bancari locali che finiscono col soffrire di gigantismo rispetto al proprio stato sovrano, e che la presenza di regimi di cambio flessibile non garantisce minore dolore nel processo di aggiustamento.

Resta da chiedersi che ne sarà dell’economia mondiale se dopo i motori occidentali America e Europa, si stanno lentamente ed inesorabilmente spegnendo anche quelli emergenti, India, Cina, Brasile e via dicendo.

Sembrerebbe quasi che Federal Reserve e Governo americano stiano attuando insieme politiche incendiarie … Polemica velenosetta tra gli Stati Uniti, nelle persone di alcuni dei governatori della Federal Reserve, ed esponenti di paesi emergenti durante e dopo i lavori del simposio annuale di Jackson Hole. Oggetto del contendere sono i timori dei paesi emergenti e del Fondo Monetario Internazionale circa l’impatto sui paesi emergenti della fuoriuscita degli Stati Uniti dall’era del denaro facilissimo. Da qui le richieste alla Fed di “tenere in considerazione” tale impatto a livello globale, sino al limite di un eventuale coordinamento internazionale delle politiche macroeconomiche. La risposta, piuttosto corale, degli uomini della Fed è del tipo “sono problemi vostri”. Problemi di vicinato monetario  

Ma torniamo in America dove servirebbe una seduta di neuroeconomia spiritica per comprendere ciò che alberga nel cervello dei governatori della Federal Reserve, intrisi di tapering, , mentre nelle ultime ore fioccano lievi e costanti dati negativi, musica per le orecchie dei mercati…

Ordini beni durevoli Usa -7,3% in luglio, sotto le stime. 

Gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti sono calati in luglio molto più delle previsioni, sulla scia del calo della domanda di aerei e della debolezza delle spese aziendali.Come riporta il dipartimento al Commercio, gli ordini di beni destinati a durare più di tre anni, sono scesi il mese scorso del 7,3% a 226,6 miliardi di dollari. Gli analisti attendevano un calo del 4%, dopo l’aumento del 3,9% del mese precedente.Il ribasso dipende in larga pate dal calo del 52,3% degli ordini di aerei civili. Boeing, per esempio, ha riferito solo 90 ordini, contro i 287 di giugno. Ecludendo i trasporti gli ordini di beni durevoli sono scesi dello 0,6%. Su base annuale, il dato è comunque in rialzo del 3,3%, o del 2,5% escludendo i trasporti.Le spese nel settore difesa sono calate del 21,7%, dopo avere segnato rialzi per tre mesi consecutivi. Le consegne di beni capitali, categoria utilizzata per calcolare la crescita economica trimestrale, sono diminuite dello 0,3%. ( America 24 )

Cerchiamo di raccontarla meglio al di la del solito dato annuale!

 FRED Graph

Una tendenza meravigliosa per un’economia in gran forma, soprattutto se una discesa vista dal basso diventa un’ascesa!

FRED Graph

Si qualche aereoplanino in meno ma un -19,4% nei trasporti e un -19,9% nell’informatica con contorno di un meno -9,8% complessivo nella produzione. Esclusi i trasporti abbiamo un – 0.6 % ma le aspettative erano per un + 0.5 %. Tutto bene quindi…tapering a volontà!

Se a qualcuno interessa comprendere l’importanza della futura tendenza dei nuovi ordini qui avete una visione perfetta anche se si ferma a maggio di quest’anno …

 

Concludendo sembra che  la scelta di restare sulla riva del fiume a parte qualche puntata speculativa sia stata la migliore.

Il nostro Machiavelli è di nuovo con noi, con la sua nuova visione in “Luglio con il bene che ti voglio…”, per tutti coloro che hanno contribuito o vogliono liberamente contribuire al nostro viaggio.

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27 commenti Commenta
luigiza
Scritto il 28 agosto 2013 at 09:31

@A. Mazzalai

Una tendenza meravigliosa per un’economia in gran forma, soprattutto se una discesa vista dal basso diventa un’ascesa!

Sei un mostro Andrea, anzi non una mosca tze,tze che non ne lascia una impunita. :mrgreen:

Ma a proposito di salite e discese a seconda del punto di vista e dal momento che citi l’articolo del bravissimo e da qualche tempo caustico come non mai, Seminerio dove parla di debiti PRIVATI nei meravigliosi paesi ‘core’ europei, mi permetto di domandare a te:

ma il famoso ciclo di Frenkel non dimostrava che ad indebitarsi erano i PRIVATI dei paesi periferici (quelli deboli) in un’area a moneta comune?

Credevo di aver capito almeno qualcosa, ma ora dopo la lettura dell’artico di Phastidio non ci capisco più ‘na mazza. 8O

Scritto il 28 agosto 2013 at 09:57

L’unico commento che mi viene è,il titolo di un film: Se va tutto bene siamo rovinati”. Caro Capitano, la storia insegna che dopo una crisi economica profonda, si arriva sempre ad una guerra. Hanno continuato a farle di piccole, ma sembra che non bastino , ne occorre una grossa :-). Mi sa che “Cigno nero” aveva ragione, e anch’io del resto. Magari si sbaglia a calcolare i tempi, d’altra parte è difficile capire la ferocia con cui si continua a combattere di molti anche se si è senza speranza, che si sa, PURTROPPO è l’ultima a morire (che vuol dire che prima fa morire tutto il resto) ma gode di ottima stampa. Io personalmente sono dell’idea che “la speranza è la droga degli schiavi”, ma sono “strano”.
Amo le tue analisi, davvero, ma mi sembra che tu non voglia trarne le conclusioni a lungo termine. A già, é vero, a lungo termine siamo tutti morti. Ma la domanda è: uno per volta o tutti insieme? :-)

gnutim
Scritto il 28 agosto 2013 at 09:58

GRANDE ANDREA, E ORA ASPETTIAMOCI UN FANTASTICO DATO SULA DISOCCUPAZIONE USA I PRIMI DI NOVEMBRE PER LA DICHIARAZIONE DEL QE INFINITOOOOOOO

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 14:20

SIAMO NEL 2013 o nel 1935- 37 ? :mrgreen: 8O

La storia insegna che le guerre servono per cancellare tragiche dinamiche economiche o finanziarie ormai fuori controllo, come sussurrano alcuni economisti, servono per impiegare la gioventù disoccupata al fronte

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 14:22

Cosa fecero Fed e Casa Bianca nel 1936 – 37 ? :twisted: 8O

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 14:24

e come ne uscirono dopo…nel 1939-1940 ?

La storia insegna che le guerre servono per cancellare tragiche dinamiche economiche o finanziarie ormai fuori controllo, come sussurrano alcuni economisti, servono per impiegare la gioventù disoccupata al fronte :twisted: 8O

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 14:26

tra 2 anni diranno i TG economici : la recessione del 2013-2014 è imputabile alla Guerra contro la Siria e alla debolezza di Cina India…. :mrgreen: :twisted:

Scritto il 28 agosto 2013 at 18:18

giobbe8871@finanza,

Se non altro significa che tra 2 anni ci saranno ancora i tg. Una buona notizia.

dorf001
Scritto il 28 agosto 2013 at 19:20

guardate che la fine della repubblica americana e la sua realtiva democrazia, è morta nel 1963. con l’uccisione di kennedy. fu attuato alora un colpo di stato enorme, e ancora adesso lo tengono nascosto, più che possono. ma qualcosa scappa sempre.

In occasione della pubblicazione del suo ultimo libro, l’autore tedesco Mathias Broeckers racconta l’assassinio di John F. Kennedy a Dallas, Texas, il 22 novembre 1963, che vede come un colpo di stato che non è mai stato rovesciato.
Intervista a Martin Broeckers, autore di JFK: “Colpo di Stato in America”

Mathias Broeckers, nato nel 1954, è un giornalista investigativo tedesco e autore di più di dieci libri, molti dei quali relativi agli argomenti di droga, terrorismo e politica sommersa. Lavora per il giornale quotidiano tedesco TAZ e la webzine Telepolis. Il suo ultimo libro, “JFK: Staatsstreich in Amerika” (“JFK: Colpo di Stato in America”), è stato pubblicato questo mese di agosto in Germania dalla Westend Verlag di Francoforte.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12244

e cosa diceva kennedy in quegli anni? una cosa ahimè attualissima, perchè non è mai stata smantellata. questo: http://www.youtube.com/watch?v=Sok8nodx9hk&feature=related

DORF

kry
Scritto il 28 agosto 2013 at 19:41

giobbe8871@finanza,

Ops, cosa succede Giobbe. Mi sembrava che fino ad ieri te la prendevi con i teteschi. Ti sei accorto che chi ha vinto ha usato 2 bombe atomiche e che per più di 40 anni balla su balla ci han fatto vivere nell’illusione. 11 settembre 2001 la più grande balla con la dichiarazione della più lunga guerra, quella contro il terrorismo.

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 20:48

kry@finanza,

ehi Kry, non confondere un avversario (“destino manifesto”+Perfida Albione ) rispettabile, dal letame quale è la classe dirigente Alemanna. :mrgreen: :twisted:

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 20:50

gli idioti di Dusseldorf chi sono ?

noi terroni ITALIANI DOBBIAMO SEMPRE PAGARE IL CONTO DEI SUPERBI ALEMANNI ?

NO GRAZIE

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 20:52

MEGLIO ESSERE VASSALLI DELL’IMPERO US+UK CHE I SERVI DELLA GLEBA , DEGLI ALEMANNI

giobbe8871
Scritto il 28 agosto 2013 at 20:55

I poveracci dei Crucchi non hanno mica i Radar…ahh :mrgreen:

john_ludd
Scritto il 28 agosto 2013 at 21:07

giobbe8871@finanza,

Chi si mette nelle condizioni di dover preferire tra essere un vassallo o un servo è comunque un fallito.

john_ludd
Scritto il 28 agosto 2013 at 21:10

Le cosa vanno piuttosto bene direi… se fai un certo mestiere:

http://finance.fortune.cnn.com/2013/08/28/wall-street-bonuses-2/?iid=HP_LN

kry
Scritto il 29 agosto 2013 at 01:20

giobbe8871@finanza,

Ahh, Giobbe Giobbe, nel film il Gladiatore si vede un pò di rispetto in Troy è ancor più evidente, ma in questa guerra destino manifesto e perfida albione non sanno cosa sia il rispetto anzi mi sembrano i parassiti del mondo e per quel che riguarda la classe politica alemanna non fan altro che copiare la nostra e tra poco ci superano. Come si dice: Meglio soli che mal’accompagnati. Mai come in questo momento forse la miglior scelta è proprio quella di non scegliere, bisogna però esser pronti a pagarne il prezzo. Ciao.

icebergfinanza
Scritto il 29 agosto 2013 at 08:47

luigiza@finanza,

Ciò che mi ha aiutato a comprendere molti dei meccanismi di questa crisi è stato il cercare di attingere il meglio da ogni teoria economica da qualunque parte provenisse, senza guardare alla fonte e alle sue origini, in maniera il più possibile critica, aperto al cambiamento, pronto a strambare in qualsiasi momento, con due stelle polari Fisher e Minsky, per quando riguarda la debt deflation e la finanza.

La teoria del ciclo di Roberto Frenkel ci spiega cosa accade, ad un paese più o meno emergente, ma il paragone si può tranquillamente applicare a Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo e in parte Italia, quando prova ad agganciarsi ad una valuta forte senza stimoli fiscali, monetari e politici che compensino questo vincolo.

Ciò non significa che la dinamica, le sue fasi siano simili e omogenee in ogni paese, si liberalizza la circolazione dei capitali, affluiscono dove c’è domanda e alimentano un presunto circolo virtuoso effimero tra consumi e investimenti ovviamente a leva, con massiccio indebitamento privato a tassi elevati, creando crescita di breve durata e cosi via sino a quello che accadde ed è accaduto nell’ultima crisi.

Poi le variabili sono molteplici ma la dinamica e le conseguenze sono quelle comunque lo si voglia chiamare debt deflation o ciclo di Frenkel, l’intervento statale in un mercato libero fallito, infarcito di azzardo morale crea a sua volta debito pubblico, ovvero benzina sul fuoco già acceso del debito privato che è la vera origine di questa crisi e in Europa il debito privato è stato alimentato dalle banche tedesche e francesi in primis e poi inglesi.

Il resto è storia e la puntata è in corso e probabilmente una debt deflation di queste dimensioni richiede l’ultima opzione, ovvero fallimenti di massa a partire soprattutto da alcune banche, dai loro azionisti e in parte obbligazionisti, preservando il risparmio, visto che crescita, austerità e inflazione presunta hanno fallito.

luigiza
Scritto il 29 agosto 2013 at 09:21

icebergfinanza,

Ah ecco, messa giù così come l’hai messa tu mi é decisamente più chiaro.

Allora non é che quelli siano molto più bravi di noi visto che son riusciti a spararsi sui propri piedi anche in casa loro lasciando che i loro ‘privati’ si indebitassero all’inverosimile, ma anche non é necessariamente scontato che noi, separandosi, da loro conosceremo uno strabilante benessere dopo un periodo (si spera breve) di purgatorio.

Siam tutti nella stessa barca che fa acqua da tutte le parti e TUTTI gli occupanti si son dimostrati dei gran fessi che si son fatti guidare da fessi ancor più grandi e per di più criminali.

Insomma un bel quadretto. :mrgreen:

Scritto il 29 agosto 2013 at 10:19

luigiza@finanza,

“Siam tutti nella stessa barca che fa acqua da tutte le parti e TUTTI gli occupanti si son dimostrati dei gran fessi che si son fatti guidare da fessi ancor più grandi e per di più criminali.”
Mi fa piacere che stiamo arrivando alle mie conclusioni, siamo dei fessi, ma la cosa grave, fessi con diritto di voto. Perchè gente non stupida ce ne, ma il guaio è che hanno bisogno dell’avvallo degli stupidi, i quali, ovviamente, essendo stupidi, non sono in grado di giudicare. Un bel dilemma, altro che la quadratura del cerchio.

silvio66
Scritto il 29 agosto 2013 at 10:50

…esatto kurskit, diritto di voto, l’unica vera libertà rimasta. Si divertano finchè possono lor signori veri lacchè dei banchieri venduti nell’anima, che alle prossime elezioni rideremo noi. tornando al tecnico, mi lascia perplesso il proseguo del sell off sui mercati obbligazionari globali, in particolar modo ad est. come ci ricorda andrea questo statisticamente può richiamare il panic selling su altri comparti, cosa che personalmente perfino auspico, ma resta la preoccupazioni sui bond globali che zitti zitti hanno stornato del 10%. :?

icebergfinanza
Scritto il 29 agosto 2013 at 11:27

silvio66@finanza,

Scherzi con la dovuta diversificazione è solo l’ennesima occasione come direbbe il nostro Machiavelli …

silvio66
Scritto il 29 agosto 2013 at 12:06

icebergfinanza,

Certo andrea condivido quanto esprime il nostro macchiavelli, tuttavia rabbrividisco ogni qualvolta si pensa a mediare prezzi ribassati, in ogni comparto. Un mio limite sicuramente, dato dalla eccessiva prudenza che mi contradistingue. Colgo l’occasione per ringraziarti nuovamente per il tuo eccellente impegno e attendo nuove dal nostro geniale niccolò.

icebergfinanza
Scritto il 29 agosto 2013 at 15:01

Prima che qualcuno si agiti per il dato del PIL americano rivisto a 2.5 % ricordo di aver fatto presente che l’ultimo dato della bilancia commerciale con maggiori esportazioni e minori importazioni avrebbe migliorato sensibilmente la revisione.
la sostanza è che i consumi e gli investimenti sono stati rivisti anche se marginalmente al ribasso
Quindi sempre e solo effetto dollaro debole ma sino a quando…?

silvio66
Scritto il 29 agosto 2013 at 19:37

..aggiungerei anche la rivisitazione dei parametri di calcolo del pil adottato dalla bea poche settimane fa..hanno trasformato in investimenti, al pari di impianti ed attrezzature, le previsioni di ricavi futuri..come dire, se non ce l’hanno, se lo inventano.

glare
Scritto il 2 settembre 2013 at 01:17

Non ci sarà alcuna guerra almeno per i prox 30 gg.
il problema è come fare ripartire l’economia…ora una guerra non nucleare può causare causalmente al massimo un miliardo di morti ma questo numero è del tutto insuff per far ripartire il turbocapitalismo.
la selezione deve coinvolgere gli strati più vecchi della popolazione e quelli più poveri per eliminare coloro che non sono utili al mercato.
Gli obiettivi si ottengono con :
– carestia
– epidemie umane e non
– siccità o inondazioni
– guerre civili
– terrorismo..etc

Questo porta a rivedere gli investimenti a partire dal riso, soia alle aziende di pollami sopratt in Asia.
Nel resto terrà bene il grano, il mais e lo zucchero
Un occhio da puntare alle aziende farmaceutiche in primis Novartis e Diasorin , presto in grande spolvero le aziende di armi come detto in un mio commento precedente..
Come dice il capitano il mare si è agitato e ora tocca navigare a vista

glare
Scritto il 2 settembre 2013 at 01:43

icebergfinanza,

Caro Andrea una possibile guerra Siriana può indebolire il valore del $ ;-) aumentando l’export e rendendo contente molte lobbies

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