BACK TO MESOPOTAMIA!

Scritto il alle 10:58 da icebergfinanza

Vi ricordate “Back to Mesopotamia” il report dell BCG con il quale i soliti analisti da psicodramma sostenevano che erano necessari  6000 miliardi per spegnere l’incendio del debito europeo attraverso la riduzione della ricchezza a scapito dei creditori o il 47 % di ristrutturazione dell’intero debito italiano, cifre gratuite fatte su supposizioni e limiti altrettanto fantasiosi.

Si può convenire che la politica abbia perso tempo, o meglio stia cercando di guadagnare inutilmente tempo senza ristrutturare seriamente il debito delle banche, sull’inutile tentativo di risolvere la crisi attraverso l’inflazione, un’inutile oggi austerità che provoca deflazione o depressione economica, sull’impossibilità di un’ulteriore crescita per mancanza di competitività o di una sfavorevole evoluzione demografica, che la ristrutturazione del debito sia fuori portata visto che il settore bancario non è abbastanza forte per assorbire le perdite delle proprie follie, ma ipotizzare un generale azzeramento totale o parziale del debito è pura follia.

Sarà un post molto lungo, stile primo Icebergfinanza, ma se non avete tempo continuate a seguire lo psicodramma del nano o le vicende di un manipolo di speculatori politici che vi stanno prendendo per i fondelli…

… Abešuh, il re, il pastore amato degli dèi Anum ed Enlil, che hanno rivolto il loro sguardo benevolo verso il paese di Sumer e di Akkad, indirizzò il piede della sua gente (su un cammino) giusto, stabilì sulla sua terra un periodo di pace e di riconciliazione e fece sì che vi fosse giustizia ed equità, facendo in questo modo prosperare il suo paese”.

Questo pezzo di storia, questo splendido pezzo di Franco D’agostino,  che proviene dalla notte dei tempi, un pezzo più attuale che mai, ci aiuterà ad introdurci nell’argomento del giorno il debito andando ad esplorare cosa accade agli albori della storia.

A parte un testo molto frammentario relativo al periodo del successore di Hammurapi, Samsu-iluna, il testo meglio conosciuto relativo a questa sfera dell’attività legislativa del sovrano è redatto sotto il sovrano Ammi-saduqa della metà del XVII sec. a.C., benché di altri si abbia notizia senza che il testo si sia mantenuto sino a noi. Ebbene, qui il sovrano impone per forza di legge la “remissione” dei debiti tra privati di natura non commerciale – cioè a dire questi decreti non andavano a toccare contratti i cui debiti erano definiti ana šmim, cioè “per acquisto di beni”, o ana harrnim, “per un viaggio commerciale”. Espressioni delle iscrizioni reali come “rimettere i debiti” o “abolire i debiti” e, più tecnicamente, l’espressione “spezzare la tavoletta (con il contratto di debito)” che si ritrova nella documentazione amministrativa, indicano che effettivamente una tale prassi aveva luogo. Studi recenti hanno infatti dimostrato che l’applicazione di questi editti (così sono definiti nella letteratura scientifica questi atti legislativi del sovrano mesopotamico) era certa e documentata, in taluni testi, infatti, si ritrova l’espressione “contratto eseguito dopo l’editto di remissione”, cosa che ne impediva l’annullamento ed indica a noi l’effettiva efficacia dell’editto. (…) Vale infine la pena di sottolineare che questa attitudine a mettere ordine nel caos rimettendo i debiti ai debitori aveva una funzione fondamentale di mantenimento dello status quo, cioè a dire, per utilizzare una felice espressione del collega D. Charpin, il re rimescolava le carte, ma non modificava il gioco, e questo rende anche ragione della necessità di una loro ciclica reiterazione.

Ora diamo un’occhiata a quanto è girato in rete nei giorni scorsi senza dimenticare che ipotetici proiettili d’argento come ad esempio l’idea di rendere negativi i tassi sui conti correnti o sulle riserve in eccesso delle banche o ancora di mettere fuori corso legale il 10 % delle banconote circolanti non sono nuove nella fervida fantasia di economisti ed analisti pazzi… 

Cancellare il debito? Si può, secondo due economisti del FMI. Underblog

Eliminare il debito pubblico degli Usa con un colpo, e fare lo stesso con Gran Bretagna, Italia, Germania, Giappone, Grecia eccetera. E nello stesso tempo alimentare la crescita, stabilizzare i prezzi e spodestare i banchieri. In modo pulito e indolore, e più rapidamente di quel che si può immaginare. Con una bacchetta magica? No. Con una legge semplice, ma capace di sostituire l’attuale sistema attraverso il quale a creare denaro dal nulla sono le banche private. 

Un provvedimento che obblighi le banche a una riserva del 100%. 

Non lo propone Beppe Grillo, che pure dal suo blog offre analisi e proposte peraltro mica molto diverse, linkando un sito dove i militanti del M5S trovano bell’e pronto un “Kit” tutto da imparare e divulgare con disegni, tabelle e semplici ma articolate spiegazioni su “Come abbassare il debito” (anche se poi nel Programma del M5S di questi temi non si trova traccia, per ora ).

Con tutto il rispetto per Grillo& soci, parliamo di cose a ben altro livello. Dello studio di due economisti del Fondo Monetario Internazionale, Jaromir Benes and Michael Kumhof  intitolato The Chicago Plan Revisited. Una proposta rivoluzionaria e “scandalosa” che sta diventando un cult in giro per il mondo, assicura il Telegraph che lo sintetizza, e suscita un dibattito acceso. Il che è già un sintomo della sua attualità.

Un mondo in debito. Che il sistema economico (capitalistico) sia inceppato lo segnala un dato: il debito globale è arrivato all’esorbitante somma di $200 trilioni (200mila miliardi), mentre il PIL del mondo è inferiore ai $70 trilioni. Vale a dire che il rapporto debito/ PIL globale rappresenta il 300% del PIL. E a detenere questa immensa montagna di debito – che continua a crescere – sono più le economie avanzate che i paesi in via di sviluppo.

Il cuore e la croce del problema è quindi in Giappone, Usa e in buona parte dell’Europa (compresa l’Italia dove gli enormi interessi sul debito continuano…ad accrescere il debito, in un circolo vizioso).

Di qui il dibattito. “Catalizzato a sorpresa dal FMI, che ha rispolverato una vecchia idea: semplicemente cancellare il debito, farlo sparire”, osserva Zerohedge, con vari link.

Allarme & Contrordine del FMI. A scatenare il recente dibattito è stato in realtà l’ultimo Rapporto del Fondo Monetario Internazionale, di ottobre, che – come racconta Linkiesta – punta il dito sulle politiche di austerità volte a portare sotto controllo i debiti pubblici. Queste politiche potrebbero portare in recessione le economie, con dei costi politici oltre che economici non indifferenti.

Le politiche di austerità hanno, infatti, prodotto un effetto indesiderato e imprevisto, ossia una flessione delle economie maggiore delle aspettative.

Le conseguenze di tagli e aumenti delle tasse deprimono l’economia più di quanto si era calcolato, anche perché la politica monetaria è già espansiva, sostiene l’FMI nel suo rapporto.

(Sì, avevano sbagliato i calcoli, il post tenta anche di spiegare come e perché. Come dire che tartassare i cittadini porta benefici relativi all’economia in quanto non innesca ma anzi deprime l’auspicata “Crescita”. Una bella correzione di rotta,  rispetto alle ricette seguite fin qui). (1).

Non solo. “Il Fondo Monetario e altri di quel giro sarebbero realmente preoccupati dalla prospettiva di un’altra crisi, anche peggiore di quella del 2008. Sembra che il FMI pensi che l’austerità possa essere usata per giustificare la privatizzazione di servizi pubblici e che tagliare il conto dei benefici sia stato eccessivamente enfatizzato, con conseguenze potenzialmente disastrose”. Così Business Insider, (qui e qui) che riferisce la domanda che aleggia per Wall Street: il debito non lo si potrebbe cancellare?

Che fare? Ecco quindi la ricerca di nuove idee per frenare questa crescita immane del debito pubblico, particolarmente grave in paesi come Usa e Gran Bretagna che hanno anche messo centinaia e centinaia di miliardi nel tentativo, mica tanto riuscito, di fornire credito per rianimare l’economia ( i cosiddetti QE).

Non a caso se ne parla ad alto livello proprio a Londra, dove in discussione sono tuttavia varianti meno estreme di quella sostenuta dai due economisti di cui sopra.

Ad essere dibattuta lì – come racconta l’Linkiesta – è la possibilità/ convenienza di cancellare il debito pubblico in mano alla banca centrale inglese, la Bank of England, che è pari al 25% del debito emesso. Cancellandolo, si pagherebbero molto meno interessi, si libererebbe liquidità e si potrebbe rendere meno dura l’austerità. Il dibattito ferve sull’autorevolissimo Financial Times (qui),  su Alphaville, noto blog dello stesso FT, e ancora qui. Con una prevalenza di contrari, par di capire.

Una precisazione a questo punto è necessaria da parte mia! Se c’è qualche illuso nella comunità economica che crede di assistere con la cancellazione di una parte del debito ad una fiammata inflazionistica che riduce l’entità del debito in circolazione si sbaglia di grosso, non ha ancora capito cosa significa deflazione da debiti e deleveraging, unico blog o quasi questo  in Italia che dal lontano 2008 ne parla dettagliatamente.

Sono anni che si prospetta chissà quale inflazione o iperinflazione che non sia quella istituzionale da monopoli o la cosidetta “asset inflation”  e i loro sostenitori stanno facendo una pessima figura! A tempo debito non appena se ne intravvederà il rischio lo condivideremo con i lettori, ma proseguiamo…

Ma allo stesso tempo se quella che in molti vedono solo ed esclusivamente come un’operazione semplicemente contabile per far sparire un po di immondizia fosse messa in pratica da tutte le banche centrali contemporaneamente allora si che l’iperinflazione esploderebbe nello spazio di un istante e l’oro decollerebbe in direzione di Marte!

Il piano rivoluzionario. Ma torniamo alla ben più radicale proposta dei due economisti del FMI. Il lavoro è intitolato “The Chicago Plan Revisited” in quanto rilancia e approfondisce il Chicago Plan originario di altri due economisti, Henry Simons della Chicago University – culla del liberismo – e Irving Fisher, nel bel mezzo della Grande Depressione degli anni Trenta. Lo riassume bene il Telegraph citato, dove Ambrose Evans-Pritchard segnala anche favorevoli e contrari.

Cancellare il 100% del debito. “Il trucco è rimpiazzare il nostro sistema dove il denaro è creato da banche private – per il 95-97% della disponibilità di denaro – con denaro creato dallo Stato. Vorrebbe dire tornare alla norma storica, prima che il re inglese Carlo II mettesse in mani private il controllo del denaro disponibile”. Nel 1666.

“Significa un assalto alla ‘riserva frazionale’ delle banche (termine che ricorre da tempo su blog considerati cospirazionisti che parlano di ‘signoraggio’). Se i prestatori vengono forzati ad avere il 100% di riserve proprie dietro i depositi e i prestiti, perdono l’esorbitante privilegio di creare denaro dal nulla.

La nazione riguadagna il controllo sulla disponibilità di denaro in giro. Non ci sono più corse agli sportelli e si riducono i perniciosi cicli di espansione/contrazione del credito”.

Un po’ di Storia. “Gli autori del primo Piano di Chicago avevano pensato che i cicli di espansione/contrazione del credito portano a una insana concentrazione di ricchezza. Avevano visto nei primi anni Trenta i creditori pignorare gli agricoltori ridotti sul lastrico, accaparrarsi le loro terre o comprarsele per un pezzo di pane.

Oggi, gli autori della nuova edizione di quel piano sostengono che il trauma del ciclo di credito che si espande/contrae – causato dalla creazione privata del denaro – è un fatto storico che si ritrova già coi giubilei del debito nell’antica Mesopotamia, e nell’antica Grecia, e a Roma, a un certo punto(2).

Il controllo sovrano (dello Stato) o del Papa sulla moneta corrente rimase tale (in Gran Bretagna) per tutto il Medio Evo, fino al 1666, quando è cominciata l’era dei cicli di espansione/contrazione. Certo, si aprì la strada alla rivoluzione agricola e subito dopo alla rivoluzione industriale al più grande balzo economico e industriale mai visto. Ma non cavilliamo” ironizza il Telegraph, che non prende partito (3).

I miti. E’ un mito – divulgato innocentemente da Adam Smith – che il denaro si sia sviluppato come mezzo di scambio basato sull’oro, o legato ad esso, dicono gli economisti del FMI.

Come è un mito, puntualizza lo studio degli economisti del FMI, quel che si impara sui libri, che sia la Fed, la banca centrale americana, a controllare la creazione di denaro.

In realtà il denaro è creato al 95-97% dalle banche private. Attraverso i prestiti.

Le banche private infatti non fanno prestiti in quanto hanno depositi in denaro. Il processo è esattamente il contrario, spiega un post di istockanalyst, che ci pare molto ben fatto.

Ogni volta che una banca fa un prestito, scrive nel computer il credito (più gli interessi) e nel suo bilancio la passività corrispondente. Ma di quel denaro che presta la banca ne ha una minima parte. Se lo fa prestare da un’altra banca, o dalla banca centrale. E la banca centrale a sua volta crea dal nulla il denaro che presta alla banca.

Nel sistema attuale infatti la banca non è obbligata ad avere riserve proprie altro che per una frazione minima di quello che presta. In un sistema a “riserva frazionale” ad ogni denaro creato dal nulla corrisponde un debito equivalente. Il che produce un aumento esponenziale del debito, fino al punto che il sistema collassa su sé stesso.

Gli economisti del FMI, rovesciano la situazione. La chiave è la separazione netta fra quantità di denaro e quantità di credito, fra creazione di moneta e crediti.

I prestiti sarebbero interamente finanziati da riserve, ovvero guadagni accantonati. Vale a dire che i prestatori (le banche) non potrebbero più creare nuovi depositi dal nulla ovvero generare i loro finanziamenti attraverso i prestiti, un privilegio straordinario ed esclusivo, negato ad altri business.

Le banche diventerebbero quel che erroneamente si crede che siano, puri intermediari che devono procurarsi all’esterno i loro fondi per essere in grado di fare prestiti.

Altra puntualizzazione! Perchè pensate che in Italia in particolare, ma non solo, le banche del territorio, popolari  o banche di credito cooperativo hanno avuto molti meno problemi di tutte le altre grandi banche a parte casi anomali ma naturali  di gestione irresponsabile attraverso un concentrazione politica o clientelare degli impieghi, ovvero dei prestiti concessi in percentuale esorbitante ad un solo settore o ad un solo soggetto che sia esso pubblico o privato?

Riflettete per l’ennesima volta di dove sono depositati i Vostri risparmi!

La Fed – la banca centrale Usa – si approprierebbe per la prima volta del controllo sulla disponibilità di denaro, rendendo più facile gestire l’inflazione.

Di fatto, viene osservato, la banca centrale verrebbe nazionalizzata diventando una branca del Tesoro (ora la Fed fa capo a banche private). E il debito nazionale si trasformerebbe in un surplus. Le banche private dovrebbero infatti prendere a prestito riserve per compensare le eventuali passività.

Lo Stato non sarebbe più debitore, ma diventerebbe un creditore, in grado di acquistare il debito privato, assicurano gli economisti, che hanno fatto calcoli complicatissimi con metodi iper moderni, viene detto.  Anche il debito privato verrebbe così cancellato.

Non c’è da stupirsi se già l’originario Chicago Plan, per quanto deliberato da commissioni del Congresso americano, non divenne mai legge, a dispetto del fatto che a caldeggiarlo furono ben 235 economisti accademici, allora e anche nel dopo guerra, compresi il liberista Friedman (nel 1967) e Tobin (il padre della Tobin tax, nel 1985), mentre allora Keynes, il padre di politiche economiche che passano per “stataliste”, lo osteggiò.

“In pratica il piano morì per la fortissima resistenza del settore bancario”.

Le stesse banche che oggi recalcitrano davanti agli obblighi di riserva un po’ più alti (ma sempre dell’ordine del 4-6%) imposti dalle regole di Basilea III, comunque insufficienti a fare da deterrente in caso di nuova crisi. Le stesse che spendono miliardi in lobbying e in contributi elettorali ai candidati presidenti. E che davanti al nuovo Chicago Plan minacciano sfracelli e sostengono che “vorrebbe dire cambiare la natura del capitalismo occidentale”.

Ringrazio l’autrice del pezzo, una sintesi chiara anche se le sfumature possono essere molteplici a seconda di come si vogliono osservare le dinamiche alternative.

Ora noi tutti sappiamo perfettamente quali sono le vie che come la storia insegna hanno aiutato gli uomini a cancellare il debito anche se non sappiamo se esiste una quinta via alternativa inesplorata.

Lasciamo per un istante perdere le fesserie come la dismissione o meglio svendita del patrimonio pubblico o i tagli alla spesa lineari ed indiscriminati che portano avanti i sostenitori di un’ideologia fallita come quella liberista o neoliberista come la volete chiamare, quando in Italia basterebbe ridurre ferocemente un tessuto parassitario politico, favorire un vero stato di diritto con leggi severe e pene esemplari, ristabilendo una nuova coscienza e responsabilità civile.

C’è chi parla di crescita ma la crescita è solo illusione! In questi anni la crescita è stata alimentata solo esclusivamente attraverso il debito, basta pensare al settore immobiliare e automobilistico.

Oggi mentre le tanto decantate poltiche austere calviniste stanno seminando distruzione in mezza Europa i nostri soloni da Monti a Draghi privilegiano l’idiozia della competitività e produttività attraverso politiche di svalutazione interna, deflazionando i salari, riducendo il potere di acquisto e riducendo ai minimi termini gli ammortizzatori sociali e cercando di spazzare via il welfare.

Recentemente una Fornero ormai in estasi psicotica ha affermato che è necessario il depotenziamento degli automatismi di non si sa che cosa e una rinuncia a qualcosa che non c’è più dalla notte dei tempi ovvero l’indicizzazione dei salari all’inflazione se non attraverso normale contrattazione non certo indicizzata.

Ma si sa le lacrime arruginiscono qualsiasi cervello!

Tornando a noi non resta che redistribuire l’onore del debito o meglio imputarlo a coloro che lo hanno alimentato spesso irresponsabilmente e chi se non le banche.

Peccato che si ometti di ricordare come è ora di assistere, anche se ormai abbondantemente fuori tempo massimo, a qualche nazionalizzazione qua e la con assunzione di responsabilità da parte di azionisti e obbligazionisti recuperando somme e garanzie prestate dagli Stati ad istituti sostanzialmente falliti. E non tiratemi fuori la solita menata delle ripercussioni che avrebbe una tale mossa nei confronti dell’economia perchè a quel punto sarebbe lo Stato a fare credito all’economia e non un manipolo di psicopatici privati.

Non serve cancellare solo il debito pubblico ma anche e soprattutto quello privato e per cancellarlo è ora che ad elites, fondi di investimento, hedge funds e private equity infarciti di capitali privati d’alto bordo venga presentato il conto di questa crisi, anche se qua e la ci rimetterà qualche fondo pensione dalla gestione spericolata…amen!

Il bandolo della matassa è nel risparmio privato ma non quello dei semplici e veri risparmiatori ma nel “risparmio” dei grandi patrimoni, non importa se mobili o immobili, ma in quella dinamica che in questi anni ha permesso di trasferire ricchezza dal basso all’alto arrivando a livelli mai visti nella storia dove ormai lo zero virgola controlla e amministra oltre il 50 % della ricchezza mondiale!

Utopie? State sintonizzate nei prossimi anni vedrete cose mai viste prima!

Concludendo mi sono accorto che c’è molta stanchezza nell’equipaggio, proprio nel momento in cui bisognerebbe cercare di intensificare la Consapevolezza sulle realtà nascoste, sulle alternative possibili veicolandole attraverso la rete, una stanchezza fondamentale per il sistema, una stanchezza dal basso che sta contaggiando anche me, pochissimi commenti, quasi un disinteresse diffuso, sostegno minimo, rassegnazione totale! Molto presto arriverà anche il momento di concludere questo viaggio!

L’analisi dedicata ai sostenitori di Icebergfinanza, ” EPPURSIMUOVE !” è stata inviata. Nei prossimi mesi ci attendono nuovi orizzonti!

« SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta … Chiunque volesse ricevere le ultime analisi può liberamente contribuire al nostro viaggio cliccando sul banner in fondo alla pagina o in cima al blog. Semplicemente Grazie!

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 8.7/10 (19 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +11 (from 11 votes)
BACK TO MESOPOTAMIA!, 8.7 out of 10 based on 19 ratings
9 commenti Commenta
reragno
Scritto il 9 novembre 2012 at 11:51

Concludendo mi sono accorto che c’è molta stanchezza nell’equipaggio, proprio nel momento in cui bisognerebbe cercare di intensificare la Consapevolezza sulle realtà nascoste, sulle alternative possibili veicolandole attraverso la rete, una stanchezza fondamentale per il sistema, una stanchezza dal basso che sta contaggiando anche me, pochissimi commenti, quasi un disinteresse diffuso, sostegno minimo, rassegnazione totale! Molto presto arriverà anche il momento di concludere questo viaggio!

Caro Andrea, riporto questo tuo commento finale che faccio un po’ fatica a digerire. Lasci questo viaggio perchè ritieni che non ci sia modo di cambiare la situazione e tutto sia perduto o perchè ti è diventato insostenibile gestire questo blog? Sono un vecchissimo utente di finanzaonline dal 1999 e scrivo pochissimi post qui od altrove, ma ora mi sento in dovere di dimsotrarti tutta la mia amicizia e comprensione. La rassegnazione di cui parli credo che sia quello che può apparire, come se vedessi la cenere di un braciere, ma sotto il fuoco arde vivo. I cittadini italiani sono un popolo fondamentalmente di menefreghisti ed individualisti, ma io sono convinto che proprio quando saremo sul baratro sapremo riprenderci. La divina provvidenza ha un occhio di riguardo per l’Italia. A volte l’illuminazione divina in solo attimo apre gli occhi a 60 milioni di Italiani stanchi e prostrati. In quelo momento tu dovrai essere là in prima linea per l’ITALIA e io per quanto sarà nelle mie umili possibilità sarò lì a sostenerti ed ad aiutarti. Perchè tanto questo mondo così come sarà spazzato via e allora entreranno in campo le persone che saranno illuminate dall’Alto non certo dagli idioti che ogni giorno straparlano del più e del meno senza competenza e voce in capitolo. Insomma tu sarai un po’ come un nuovo Mad Max nel mondo del caos. Quindi il tuo passaggio naturale sarà da capitano di vascello a leader di un gruppo di sopravvissuti. A presto quindi io sarò là insieme a te.

mannoz
Scritto il 9 novembre 2012 at 12:15

se si comincia a parlare di remissione del debito a certi livelli qs bolle in pentola allora…

gzurlo62
Scritto il 9 novembre 2012 at 12:33

Andrea resisti! Sei una delle pochissime letture intelligenti

jusemancio
Scritto il 9 novembre 2012 at 13:18

Bellissimo post Andrea!

matteo.bldn
Scritto il 9 novembre 2012 at 14:24

Non ho molto tempo quindi cercherò di essere breve.
Ammiro e apprezzo l’altruismo, l’obbiettività e questa continua speranza di cambiamento supportata da dati, ricerche, assolutamente …..vere!
Ma, purtroppo dimentichiamo sempre il punto di partenza: l’uomo. Il peggiore degli animali. Guardiamo come in tutte le specie animali ci sia la continua lotta per il dominio. E l’uomo non è diverso. Non esiste nella storia umana un periodo di “armonia globale”. Quante crisi finanziarie ci sono state nella storia? I tulipani ci hanno insegnato qualcosa? Leggetevi “This Time is Different” di Reinhart e Rogoff. Ma guardate alla sola storia umana e applicatela a qualsiasi ramo socile o economico. Homo omini lupus diceva Hobbes. La rivoluzione francese è partita dalla borghesia oppressa non dai morti di fame. Pochi che controllano molti. E’ un triste destino. Si può migliorare. Pensiamo ai paesi nordici che vengono sempre citati come un modello. Bravissimi all’interno dei loro confini ma, socialmente contrari verso l’esterno.
Dovremmo modificarci geneticamente!

jusemancio
Scritto il 9 novembre 2012 at 14:34

http://www.corriere.it/economia/12_novembre_09/studio-ocse-pil-italia_ba3f2b52-2a5c-11e2-9b66-000110c153a4.shtml

Studio Ocse sui paesi industrializzati,
Italia lumaca (nella crescita) anche nel 2060
Ma faranno peggio sia la Germania sia il Giappone

gnutim
Scritto il 9 novembre 2012 at 14:50

vedi che appena cambiamo questo governicchio di psicopatici come si ripopola il forum e i post

come in pieno oceano c’è il mare piatto e….

tempesta perfetta subito dopo!!!

ciao andrea e grazie

ferrariferrari
Scritto il 9 novembre 2012 at 15:05

per uscure dalla crisi, sarebbe molto utile “anche” uscire dall’euro.
ma come si esce dall’euro?
nel link quì sotto la risposta
http://www.youtube.com/watch?v=fhzwE1oNA30

cellula labile
Scritto il 9 novembre 2012 at 15:27

reragno@finanzaonline,

……mi sei proprio simpatico!

Andrea giustamente si sfoga : ”
Un abbraccio a tutti con il cuore! Il riferimento e lo sfogo era soprattutto rivolto alla quasi assoluta mancanza di interesse da parte di molti di alcune alternative possibili a questo sistema, non fantascienza o utopie, ma proposte o progetti che se condivisi e veicolati potrebbero avere effetti importanti sulla società. E’ importante cercare di informarsi per difendersi da questo sistema, per difendere i propri risparmi, ma solo cosi servirà a ben poco, perchè resteranno solo macerie se non diamo voce alla parte sana e virtuosa di questo Paese e credetemi è molta di più di quello che la nostra immaginazione riesce a comprendere. Probabilmente io sono un fesso e lo resterò sino alla fine nella convinzione che è possibile un cambiamento, ma è più forte di me crederci, non posso non credere in un sistema dove la cooperazione sostiuisca la competizione, dove la gestione del bene comune sostiuisca lo sfruttamento del bene comune.
Non mi arrenderò tanto facilmente ma sono stanco, molto stanco e probabilmente ho bisogno di depurarmi dalle scorie tossiche assorbite in questi sei lunghi anni. Un abbraccio a tutti Andrea ”

NOI DOVREMMO DARGLI LA FORZA E IL SOSTEGNO PER REALIZZARE IL SUO/NOSTRO SOGNO.
ciao
anna

SOSTIENI ICEBERGFINANZA
Segui IcebergFinanza su
http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/
SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO
IL NOSTRO LIBRO clicca qui
REVOLVERSMAPS

ICEBERGFINANZA NEL MONDO

Articolo dal Network
Analisi Tecnica Perdiamo il canale rialzista e con long black anche i 19300... La doji di indecisi
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
I dati macro di venerdi hanno dato un po' di positività in più ma attenzione, in ambito intermar
Iniziamo con una bella notizia, nuovi minimi sul rendimento trentennale dei nostri tesorucci
Ftse Mib. Dopo la rottura della ex trend line rialzista che ha accompagnato i corsi da metà febbra
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Alla fine anche lo SP500 ce l’ha fatta, è tornato alle quotazioni a cui si trovava a metà fe
Avrete avuto modo ieri di vedere il post sulle aspettative di crescita economica redatte dal Con
Ftse Mib. Dopo aver rotto con volatilità la trend line rialzista che ha accompagnato i corsi da me
Queste le movimentazioni monetarie. Sulle Mibofuture stabili e chiusura della componente call da 20