CHINA: IL LIBRO BIANCO!

Scritto il alle 10:47 da icebergfinanza

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Dopo l’entusiasmo di questi giorni per le strepitose performance dei nostri tesorucci, come suggerito è meglio fare molta attenzione ai prossimi giorni, dietro le pieghe del libro bianco si nascondo alcune sorprese che non mancheranno di offrire nuove opportunità ai mercati…

La performance dei titoli trentennali, lo ribadisco ha preso di sorpresa anche il sottoscritto oltre il 10 % in due mesi ad oggi, un rintracciamento ora è più che dovuto, ma questo è solo un piccolo antipasto di quello che verrà, con tanti saluti all’inflazione e a tutti i fondi passivi.

Pechino risponde a Donald Trump. La rapida escalation della guerra commerciale non ha “fatto di nuovo grande l’America”, come vuole lo slogan elettorale del capo della Casa Bianca, ma ha danneggiato l’economia degli Stati Unit. Il libro bianco cinesesul contenzioso commerciale con Washington, diffuso oggi, rimarca che “la sovranità e la dignità di un Paese devono essere rispettate e qualsiasi accordo raggiunto dalle due parti deve basarsi su uguaglianza e beneficio reciproco“. La Cina, ad ogni modo, vuole “una soluzione attraverso il dialogo, ma non accetterà compromessi sui principi primari“.

“I dazi americani non hanno dato slancio all’economia. Invece, l’hanno seriamente danneggiata”, sottolinea il rapporto presentato in otto lingue come la lettura cinese dello scontro con Washington, finalizzata a contrastare i richiami di Donald Trump alle difficoltà accusate da Pechino. Negli Usa, invece, sono saliti “i costi della produzione e i prezzi al consumo minacciando la crescita dell’economia”. La rottura dei colloqui sono da “addebitare solo e interamente agli Usa” per il continuo cambio di richieste e le accuse “incaute”.

I cinesi stavano preparando una risposta spettacolare contro l’America a partire dalle batterie, ma sembra che per il momento non se ne fa niente…

Nel secolo scorso erano gli Stati Uniti a dominare la produzione mondiale di litio, ma la competizione (inizialmente soprattutto da parte del Cile) ha portato alla progressiva chiusura di tutte le miniere: l’ultima, Kings Mountains, in North Carolina, è ferma dagli anni ’80. Benché alcuni big del settore siano tuttora americani – è il caso di Albemarle Livent – gli Usa oggi controllano appena l’1% dell’offerta di litio, mentre il 60% è in mani cinesi secondo Benchmark Mineral Intelligence.

La produzione mineraria in realtà è concentrata soprattutto in Australia (18.700 tonnellate nel 2017) e in Cile (14.100 tonnellate) Persino l’Argentina supera la Cina: 5.500 tonnellate contro circa 3mila. Ma Pechino possiede quote di miniere in tutto il mondo, di cui si è assicurata una fetta consistente di forniture. E soprattutto è riuscita a costruire una posizione di assoluto predominio nella lavorazione del metallo nelle forme impiegate nelle batterie, come l’idrossido di litio. Senza contare il fatto che ormai sono le batterie stesse a provenire nel 60% dei casi dalla Cina, dove hanno sede alcune delle fabbriche più grandi del mondo.

Dalla Cina però arriva questo nuovo messaggio, per il momento non ancora recepito dai mercati che anzi stanno facendo di tutto per spingere la Fed ha ridurre i tassi di almeno 50 punti base nei prossimi mesi anche se solo uno 0,25 % è già scontato…

La Cina dice che gli Stati Uniti sono “da incolpare” per il fallimento dei negoziati commerciali, ma la porta rimane aperta per i negoziati.

…ha accennato alla sua volontà di riprendere i negoziati in stallo con Washington!

Quello che a noi interessa è evidenziare come, si cerca di arrampicarsi sugli specchi, nessuna possibilità di un accordo, zero possibilità…

Anche il Wall Street Journal riporta la notizia…

PECHINO – Dopo settimane di crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti, la Cina ha rimodulato la sua retorica, suggerendo che i negoziati restano una priorità e stabiliscono le condizioni per farlo.

Il tono, se non la sostanza, era marcatamente più misurato rispetto alla nettissima retorica, a volte nazionalista adottata dai media statali e da alcuni funzionari nelle ultime tre settimane, e gli esperti del commercio cinese hanno detto che il punto è che i discorsi possono riprendere, sebbene l’onere è degli Stati Uniti.

In realtà quello che fa sorridere è che solo ora alcuni mostri sacri dell’investimento mondiale, hanno cambiato opinione, vedono una lunga guerra commerciale tra USA e Cina e non hanno tutti i torti, le dinamiche sono complesse, le soluzioni difficili.

Noi proseguiamo tenendo ben dritta la barra, i risultati di questi due mesi sono davvero spettacolari, oltre le più rosee previsioni.

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8 commenti Commenta
kry
Scritto il 3 giugno 2019 at 11:32

Vedendo come sono messi tutti i paesi con l’indice manifatturiero , penso che in gran pochi si potranno permettere di cambiare l’automobile …. resteremo con quelle a scoppio e buonanotte al litio …. poi quando si scoprirà che alla lunga son ancor più inquinanti di quelle tradizionali ciao ciao nuova tecnologia multinazionalistica.

reragno
Scritto il 3 giugno 2019 at 14:25

Concordo con te pienamente anche perchè non si parla mai di come smaltirle, di come viene prodotta l’energia elettrica con la cui vengono ricaricate le batterie delle auto e di come siano pericolose le auto elettriche in caso di incidente. Qualche mese fa, leggi un articolo su scenarieconomici.it in cui ho ingegnere del settore analizzava come il più moderno e faraoico stabilimento di Tesla , fosse in realtà antiquato come antiquate sono le batterie al litio.
Ma sai la moda è questa. Nessuno si azzarderà mai ad introdurre una tecnologia che sia in grado di produrre energia pulita.
kry@finanza,

vito_t
Scritto il 3 giugno 2019 at 16:59

Sui T-Note con il timing non sono stato fortunato, però adesso fra cedole e ribasso dei rendimenti finalmente “vedo” qualcosa. Ritengo come dici tu che una qualche fase di “storno” tecnico prima di avviarci verso il decennale a zero ci possa stare e potrebbe essere opportuno ridurre la duration, per sfruttare magari un irripidimento della curva con attese per uno due o tre tagli, e ritornare dopo sui decennali o oltre.
Per il resto nonostante tutto borsa Usa che non ne vuole proprio sapere di crollare, qualche scrollata , ma poi … altre dosi .. E ritornando ai bond crollo dei rendimenti australiani clamorosamente anticipato da Andrea ( oggi è a 1,5 ma parecchi mesi fa era uguale a quello Usa attorno al 3 ) ma il cambio non ne vuole sapere rimane lì agganciato nell’area sopra 1,60 minimi da 10 anni .. boh

kry
Scritto il 3 giugno 2019 at 17:36

— ” Ma Pechino possiede quote di miniere in tutto il mondo, di cui si è assicurata una fetta consistente di forniture ” —–

Quando arriverà la prossima crisi che spazzerà tutto che cosa se ne faranno.

Mmmm a me ricorda tanto quando i giapponesi di Mitsubishi nell’ autunno del 1989 comprarono il Rockefeller Group.

Un saggio cinese disse ” La Cina ha un miliardo di persone e una decina di milioni di problemi “.

Baoshang … Bank of Jinzhou ….

Com’ è che si dice …. la storia ama fare la rima e spesso ci s’indovina ?

will
Scritto il 4 giugno 2019 at 10:13

vito_t@finanzaonline,

Tutto perfetto con i T-Note, ma meglio non considerare il rendimento dei BTP in calo!
Venduta buona parte prima delle elezioni europee, sto perdendo ricche cedole, nel frattempo i prezzi sono saliti e pago il bollo sul c/c. A questo punto spero di non restare fuori.

phitio
Scritto il 4 giugno 2019 at 10:44

Mah, di queste storie di breve respiro mi interessa poco… Le mie fonti mi hanno delineato con sufficiente chiarezza il panorama del prossimo cinquantennio, e collima con quello fornitomi da altre fonti di informazione basate su presupposti diametralmente opposti… se questi due approcci danno lo stesso identico scenario come risultato, allora direi che e’ difficile sbagliarsi…
In sostanza lo scenario di lungo periodo e’ quello di una riduzione massiccia del commercio internazionale, e la completa eliminazione del comparto della speculazione finanziaria. Certo, uno potrebbe decidere che se le cose piu’ o meno resteranno simili ad adesso entro un orizzonte di dieci anni, si accomodi pure.
Ma io penso a quello che avranno davanti i miei figli e i miei nipoti, e credo che la scelta giusta sia quella di scegliare con cura quell’insieme di cose che davvero hanno valore nella vita, ridurre l’accento sul possesso di cose, e stabilire un livello molto piu’ sobrio e sostenibile di aspettative.
QUando il mondo ritornera’ molto grande, quando i voli intercontinentali di massa saranno solo una cosa del passato, quando ci sara’ un cinquantesimo delle automobili in giro rispetto ad oggi, ecco, quello e’ il mondo in cui i miei figli e i miei nipoti dovranno vivere, e in cui cercare di essere passabilmente felici.

Nel frattempo, e per tornare a questioni piu’ contingenti, aspettiamo di vedere in quanti frammenti esplode questa UE, dopo che la mina Germania sara’ esplosa.

idleproc
Scritto il 5 giugno 2019 at 15:04

phitio@finanza,

Dipende da chi vince, noi o “loro”.
“loro” comunque perderanno, il fatto che perderanno può essere una soddisfazione ma se ci si preoccupa del futuro del “noi” che ci seguiranno e degli innocenti, il fatto che perderanno male e comunque, diventa marginale.
Sono già attivi in questo sistema processi positivi che non negano l’espansione, possono superare il problema dell’entropia di un sistema chiuso e l’rrazionalità criminale intrinseca a questo sistema, sono processi potenti sia sociali che tecnico-scientifici e culturali.
La sopravvivenza dell’umanità è e sarà sempre una scommessa sul futuro e questo sistema verrà superato, è una nostra specialità storica.
Tutte le concezioni neo-malthusiane sono reazionarie e indotte da una “classe dirigente” che ha superato i suoi limiti di esistenza storica in un sistema putrefatto.
Se non riusciranno a portare a termine la disintegrazione dell’uomo, eliminandone la compenente sociale fondante l’essere uomo e fondante la nostra sopravvivenza, avremo un futuro positivo e qualitativamente superiore.
E’ una scommessa da vincere e la vinceremo.
Lasciamoli che si crogiolino nei loro film apocalittici sulla fine del mondo, sugli zombie, sulle élite immortali, su nuove pseudoreligioni e subculture scientifiche che vagano nell’irrazionale, sono la percezione della fine di un sistema che è la “loro” fine dietro l’angolo, problema loro, “noi” andremo avanti e ci espanderemo.
L’umanità finora non ha mai perso la scommessa sul futuro e mi pare un buon investimento anche se in effetti è l’unico a disposizione.

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