POWELL PUT

Scritto il alle 07:32 da icebergfinanza

Cartoon of the Day: The Dovefather - 01.3.201.201 Cartoni animati della mafia di Powell

E certo che non è magica la data del primo di marzo, mica abbiamo bisogno di decidere qualcosa a proposito della guerra commerciale tra USA e CINA, nel frattempo le tariffe il vigore fanno il loro sporco lavoro, avanti così, senza fretta…

Le trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina stanno procedendo. “Credo che stiano andando molto bene”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump. Parlando alla stampa dalla Casa Bianca durante la cerimonia per la firma di una direttiva con cui vengono gettate le basi per la creazione di un esercito spaziale (la sesta forza armata Usa), Trump ha spiegato che la data dell’1 marzo “non è magica”.

In quel giorno teoricamente scade la tregua commerciale siglata da lui e dal leader cinese Xi Jinping lo scorso 1 dicembre. La sua affermazione conferma quando indicato da Trump la settimana scorsa, ossia che potrebbe decidere di fare slittare quella scadenza nel caso i negoziati procedano bene. Farlo eviterebbe l’incremento al 25% dal 10% dei dazi imposti lo scorso settembre dagli Usa su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Nel caso i negoziati vadano bene, peccato che potrebbe anche darsi che la data non sia magica perchè non si riesce a cavare un ragno da un buco!

Intervenendo a una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha affermato che la Cina non ricorrerà al deprezzamento valutario per scopi competitivi nel commercio e spera che gli Stati Uniti possano rispettare le regole del mercato e non politicizzare le questioni valutarie.

I commenti di Geng hanno fatto seguito a un rapporto di martedì da Bloomberg secondo cui gli Stati Uniti stanno premendo la Cina per mantenere stabile lo yuan e non svalutare la moneta come parte di un accordo destinato a porre fine alla guerra commerciale dei paesi

Nel frattempo in America per i più attenti, quelli che frugano nella realtà, ben oltre la fantasia, una parte della curva si è nuovamente invertita, nonostante il rimbalzo dei mercati i bond non ne vogliono sapere di scendere. Noi nel frattempo ne aprofittiamo per azzerare tutto quello che sfida la realtà. C’è chi continua a guardare sempre e solo la curva dei rendimenti tra i titoli a due anni e quelli a dieci anni, ma la realtà è un’altra circa il 40% delle curve è attualmente invertito.

Ieri le minute del FOMC hanno dimostrato come la Federal Reserve non abbia la più pallida idea di quello che sta accadendo o forse, lo sa talmente bene che senza voler creare panico, non dice nulla e si prepara ad inverire la rotta, la sintesi è che …

“Il FOMC è sulla buona strada per ridurre la normalizzazione del bilancio entro la fine del 2019 senza fornire alcun valido ragionamento per farlo”.

E poiché la Fed non riconoscerà mai che la sua politica monetaria è guidata solo dalla reazione del mercato, non verrà mai fornito un “solido ragionamento”.

Nella sua prima riunione del 2019, la Federal Reserve si è presa tempo per studiare la situazione e determinare le sue mosse future: sui tassi, i suoi governatori sono divisi mentre sembra esserci unità nel credere che presto servirà annunciare uno stop alla riduzione, iniziata nel 2017, del suo bilancio gonfiato negli anni della crisi dagli acquisti di Treasury e bond ipotecari. E’ questo il quadro che è emerso dai verbali della riunione della banca centrale Usa che si è svolta il 29 e 30 gennaio scorsi.

Quanto al bilancio da 4mila miliardi di dollari della Fed, “quasi tutti i partecipanti hanno creduto che sia desiderabile annunciare non troppo tardi quest’anno un piano per fermare la sua riduzione”. Un tale annuncio – recitano le cosiddette minute – “fornirebbe più certezze sul processo del completamento della normalizzazione della dimensione” del bilancio stesso.

Jan Hatzuis di Goldman che ultimamente fa fatica a vederci chiaro sostiene che la Fed annuncerà a marzo la fine della riduzione del bilancio, entro il terzo trimestre e che le riserve bancarie saranno gradualmente ridotte attraverso la crescita delle passività.Infine, la banca ha lasciato invariate le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi, prevedendo ancora un aumento nel 2019.

A noi non resta che attendere, vediamo se le banche centrali salveranno il mondo dall’immensa disparità di ricchezza in circolazione aumentandola ancor di più attraverso l’espansione del debito, un mix fenomenale come la storia suggerisce per creare la prossima crisi, più o meno quanto accadde con Greenspan alla fine degli anni novanta, preludio alla più spettacolare bolla della recente storia prima di assiste alla madre di tutte le crisi subprime.

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