RECESSIONE EUROPA E USA: VALANGA!

Scritto il alle 07:04 da icebergfinanza

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Abbiamo appena finito di scrivere ieri di fare molta attenzione ai brutti dati che sarebbero usciti nel pomeriggio dal cilindro dell’economia americana che arriva la conferma nel mese principe dell’economia americana, una autentica mazzata che farà collassare le aspettative per la crescita dell’ultimo trimestre del 2018…

Ovviamente Larry Kudlow si è affrettato a dichiarare che è tutta colpa dello shutdown, della chiusura del governo, avvenuta però in gennaio, mentre i dati sono riferiti al mese di dicembre, come se qualcuno fosse disponibile a credere che 600.000 persone che non ricevono paga per un mese in un paese di oltre 300.000.000 di persone smetta improvvisamente di fare regali o di spendere nel mese principe dell’economia americana.

Le vendite al dettaglio di dicembre degli Stati Uniti collassano a livelli visti solo dopo l’attacco alle torri gemelle di ben oltre 18 anni fa, registrando la peggiore performance degli ultimi dieci anni ma non è finita qui.

Le vendite on line, si quelle che avrebbero dovuto sostenere i consumi hanno registrato il punto più basso dall’anno di fallimento della Lehman Brothers, ovvero il 2008.

Ma il sospetto che qualche errore ci sia stato è sollevato anche dal calo delle vendite online, il maggiore dal novembre 2008 (-3,9%) nonostante per esempio Amazon abbia annunciato utili record nei tre mesi finali del 2018 (3 miliardi di dollari, +63% annuo) e ricavi sopra le attese (+20% annuo a 72,38 miliardi).(America24)

Vedremo nelle prossime settimane, ma l’ufficio governativo preposto alla raccolta dei dati ha dichiarato che lo shutdown non ha influenzato la realtà.

Usa: -1,2% vendite al dettaglio a dicembre, maggiore calo dal 2009

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti lo scorso dicembre hanno subito il maggiore calo dal 2009, un segnale preoccupante della cautela dei consumatori a spendere. Il segnale è particolarmente significativo visto che il mese è quello che comprende la stagione cruciale dello shopping natalizio.

Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio americano, è decresciuto dell’1,2% su base mensile a 505,8 miliardi di dollari. Gli analisti avevano messo in conto un +0,1%.

Escludendo le vendite di veicoli la flessione è stata dell’1,8%, il calo maggiore dal dicembre del 2008.

Senza la vendita di automobili, il crollo sarebbe stato del 1,9 % livelli mai visti dal 2001, la valanga della deflazione da debiti è iniziata, soprattutto per le insolvenze sulle carte di credito e sul credito al consumo nella vendita di veicoli.

 

L’ufficio del Census Bureau ha dichiarato che lo shutdown non ha avuto alcun effetto sulla raccolta dei dati.

Al di la dei tentativi di rassicurare i mercati sulla base del nulla…

Non è un caso che il mercato consideri più probabile un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso del 2019. Stando ai future sui Fed Funds, le chance di un taglio del costo del denaro sono al 13% (ieri erano all’11%) contro quelle dell’1% per un aumento. Anche JP Morgan ha tagliato le sue aspettative sui livelli dei tassi, visti a fine 2019 al 2,75% e non più al 3% e nel 2020 al 3% anziché al 3,5%. Lo scorso mese i tassi furono lasciati dalla Fed al 2,25-2,5%.

Lael Brainard, membro del board della Federal Reserve, ha detto in una intervista a Cnbc che “di sicuro il dato [sulle vendite al dettaglio] ha attirato la mia attenzione”.

Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca, ha cercato di calmare gli animi dicendo che il dato contiene dei “glitch”, la stessa parola usata il 2 gennaio scorso dal presidente Donald Trump per spiegare il sell-off che colp” gli indici di Wall Street a dicembre. Kudlow ha sottolineato che il dato è stato condizionato dalla paralisi del governo federale Usa che iniziò il 22 dicembre scorso per terminare il 25 gennaio successivo.(America24)

In Europa non va certo meglio i dati sulla produzione industriale ci dicono che la recessione ormai è dietro l’angolo a meno di un miracolo…

Buona consapevolezza, la verità è sempre più figlia del tempo, molte della cose scritte nel nostro outlook 2019 si stanno avverando.

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7 commenti Commenta
alexandersupertramp
Scritto il 15 febbraio 2019 at 13:22

In un mondo normale, dopo i dati di ieri, i mercati sarebbero dovuti crollare. Invece sembrano quasi festeggiare. Forse credono al fatto che i dati sono sbagliati oppure, come sostengo da tempo, oramai siamo nella finanza delle bolle e dell’economia non gliene frega più niente a nessuno. Certo, la caratteristica delle bolle è che dopo essersi gonfiate scoppiano. E più si gonfiano più il botto è fragoroso. Rimane sempre l’opzione QE infinity e le Banche Centrali possono comprare tutto quello che voglono. Anche l’intero listino azionario. Così viene nazionalizzato tutto, per la felicità di tutti i comunisti e vissero tutti infelici e scontenti. A parte ovviamente chi sta nelle stanze dei bottoni…

zanna71
Scritto il 15 febbraio 2019 at 14:32

Sarà anche come dicono i dati, ma WallStreet se ne sbatte altamente e continua la sua corsa inarrestabile!!

bano
Scritto il 15 febbraio 2019 at 16:38

cose da pazzi,si legge qua di recessione e cataclismi finanziari in arrivo e le borse che fanno..
tutte verdi come i piselli freschi..non ci si capisce più nulla ormai. vigilare con costanza e serenità

embi
Scritto il 15 febbraio 2019 at 18:36

nuovo TLTRO l’inizio della fine

embi
Scritto il 15 febbraio 2019 at 18:40

ma eur/usd va 1.5
embi@finanzaonline,

signor pomata
Scritto il 15 febbraio 2019 at 22:39

La recessione arriva se vogliono che arriva.
Il sistema monetario attuale consente di fare ogni cosa.
Tutto quello che vogliono.
Decidono loro il se e quando.
Intanto i mercati festeggiano.
Cosa non lo sappiamo ma poi è importante?
Io mi sono fatto l’idea che forse siamo vicini a gli stati uniti europei e fine della austerità.
Con cessione totale sovranità.

capitan_harlok
Scritto il 19 febbraio 2019 at 09:41

si­gnor po­ma­ta@fi­nan­zaon­li­ne,
Condivido pienamente

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