FONDO ATLANTE: DON BOSCO IL SANTO PROTETTORE DELLE BANCHE!

Scritto il alle 11:00 da icebergfinanza

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La scorsa settimana parlando di Unicredit ci siamo chiesti come fosse possibile che dopo neanche solo un anno di avventura nel fondo Atlante, la seconda banca italiana, avesse svalutato quasi completamente la sua partecipazione al suicidio collettivo nazionale…

Tali poste una tantum derivano principalmente da una maggiore svalutazione della quota nel Fondo Atlante,……

Il fondo Atlante, una partecipazione da un miliardo svalutato di quasi un miliardo?

Proprio questa qui sotto che doveva rendere il 6 %?

Davvero una previsione fantastica, addirittura un ritorno sul capitale investito del 6% erano arrivati a promettere.

Non solo Unicredit, qualche giorno dopo è arrivata anche Intesa…

Intesa Sanpaolo svaluta Atlante ma conferma la marcia di utili

Nell’ultimo quarto di esercizio, che ha visto scendere il monte crediti deteriorati e il flusso di questi provenienti da quelli in bonis (“ai livelli più bassi dalla costituzione di Intesa Sanpaolo”, riporta una nota), si sarebbe guadagnato di più, senza “i contributi ordinari e straordinari al fondo di risoluzione, i contributi ordinari al fondo di garanzia dei depositi e gli oneri relativi alle rettifiche di valore riguardanti Atlante e lo schema volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi”, che hanno ridotto i profitti netti da 1.153 milioni a 776 milioni. Ciò implica la svalutazione degli 845 milioni investiti nel fondo Atlante per salvare le popolari Vicenza e Veneto: il bilancio sconta rettifiche di valore per 227 milioni.

Il fondo Atlante e la quota da svalutare

Bene fermiamoci qua e diamo un’occhiata a cosa è stato scritto ieri visto che il folle ideatore del leggenario fondo Atalante si è lamentato dell’altrettanto per lui folle svalutazione delle tue prime banche italiane…

“La svalutazione è una cosa che mi fa imbestialire: investi in una banca fallita e dopo sei mesi… Innanzitutto, vediamo quanto vale tra tre anni”, dice il gestore tacciando i suoi investitori di “lungimiranza pari a zero”.

Ora in contesto nel quale hai una banca come Deutsche Bank che nasconde decine e decine di miliardi di perdite al terzo livello contabile, valutando derivati e prodotti strutturati avariati, come se fossero tutti merce di prima qualità, ti viene da sorridere osservando come le due principali banche italiane hanno svalutato in fretta la loro partecipazione nel fondo Atlante.

Verrebbe da dire che mentre Deutsche Bank valuta 100 ciò che oggi vale 50 e alla scadenza varrà 50, Intesa e Unicredit valutano 10 ciò che ieri valeva 100 ma che probabilmente tra decine di anni e non tra tre anni come dice Penati, varrà di nuovo 100.

Banche, la Caporetto del Fondo Atlante e lo scaricabarile su investitori

A neanche un anno di distanza dal lancio, il fondo Atlante è sostanzialmente al capolinea e il suo ideatore, nonché gestore – l’economista-editorialista Alessandro Penati – è costretto ad ammettere a denti stretti il fallimento, rovesciando tutte le colpe sugli investitori e sulla loro scarsa lungimiranza. E sull’assenza di un interlocutore, leggasi governo. Atlante è stato lanciato in pompa magna nell’aprile 2016 con il duplice obiettivo di intervenire a sostegno degli aumenti di capitale delle banche italiane in difficoltà e di creare un mercato delle sofferenze bancarie cercando di alzare l’asticella delle valutazioni un bel po’ al di sopra di quel 20% che gli operatori specializzati erano e sono disposti a pagare. Questi gli obiettivi dichiarati. In realtà, come più volte scritto su questo giornale, la ragion d’essere del fondo era una e una sola: evitare a qualunque costo che dopo Popolare Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara altre banche – di ben maggiori dimensioni – finissero in risoluzione innescando una crisi di sfiducia a cascata rovinosa per l’intero sistema bancario. In sostanza si trattava di tamponare le falle e comperare tempo in attesa che il peggio passasse. Lo Stato non poteva intervenire nel capitale delle banche senza scatenare polemiche e, soprattutto, senza violare le regole europee. Così è stato messo in piedi uno strumento formalmente privato, ma con forte presenza di capitali pubblici (Cassa depositi e prestiti è tra i maggiori sottoscrittori di Atlante), votato a fare quello che lo Stato non poteva fare.

Che l’investimento fosse a perdere era cosa nota fin dall’inizio a tutti, tranne che forse a Penati che oggi recrimina contro le banche che, come Unicredit e IntesaSanpaolo, correttamente hanno deciso di svalutare l’investimento in Atlante: “La svalutazione è una cosa che mi fa imbestialire: investi in una banca fallita e dopo sei mesi… Innanzitutto, vediamo quanto vale tra tre anni”, dice il gestore tacciando i suoi investitori di “lungimiranza pari a zero”.

A noi di tutta questa vicenda surreale, a noi che siamo stati tra i pochi in Italia a suggerire la nazionalizzazione delle banche ancora in epoca non sospetta nel 2009, come suggeriva la storia, a noi dicevamo interessano solo due cose!

Primo siamo contenti di avere messo in guardia  un anno fa, molti ordini e fondazioni che erano state invitate a mettere i loro risparmi e capitali in questa folle avventura.

Ma al Governo lo sanno che nella mitologia greca Atlante non appena possibile se la diede a gambe levate rifilando il pacco a Eracle raccontando che andava a raccogliere i pomi d’oro delle Esperadi? Solo con uno stratagemma Eracle riuscì a fregare Atlante rifilando di nuovo il pacco…

La seconda è questa!

Me lo dite Voi che ci fa la Direzione Generale delle Opere di Don Bosco con il (15,6%) di una società destinata al fallimento?

Quaestio Capital Management SGR promuove e gestiscei fondi alternativi mobiliari chiusi riservati denominati “Atlante I” e “Atlante II”.

I principali azionisti di Quaestio SGR sono: Fondazione Cariplo (37,65%), Locke Srl detenuta dal fondatore Alessandro Penati e dal management (22%), Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza dei Geometri Liberi Professionisti (18%), Direzione Generale Opere Don Bosco (15,6%) e Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì (6,75%).

Speriamo in bene anche se ci vorranno decine di anni per recuperare questo investimento, ma da Lassù credo che il buon Don Giovanni Bosco, avrebbe desiderato tutt’altra destinazione e investimento per questi soldi.

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1 commento Commenta
laverita
Scritto il 10 febbraio 2017 at 20:57

@icebergfinanza
“Me lo dite Voi che ci fa la Direzione Generale delle Opere di Don Bosco con il (15,6%) di una società destinata al fallimento?”

Andrea dispiace anche a me ma a me fanno più pena i geometri…già c’è crisi se poi quel poco che uno versa per la pensione (a 70 anni) viene sputtanato così sono messi bene!!

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