BREXIT 1984 …ORWELL!

Scritto il alle 15:30 da icebergfinanza

Millenovecentoottantaquattro, il più celebre dei romanzi di  George Orwell iniziato a scrivere nel 1948 e pubblicato nel 1948, dannatamente attuale, sinistramente puntuale!

In un futuro prossimo, l’anno 2016 l’Inghilterra sarà divisa in tre grandi potenze totalitarie   perennemente in guerra tra loro,  impegnate in una perenne guerra, il cui scopo principale è mantenere il controllo totale sulla società, dove esiste solo il Ministero della Pace che presiede la guerra, quello della Verità che amministra la propaganda e il revisionismo storico, il ministero dell’Abbondanza che coordina l’economia e quello dell’Amore che gestisce la sicurezza. La sede è Londra, il partito è unico, il governatore il Grande Fratello con in subbordine amministratori, burocrati, impiegati e subalterni al leader supremo.

Qualcosa è andato male venerdì a Sunderland il covo della classe operaia inglese e in buona parte dell’Inghilterra , il popolo ha votato contro i “londoners” la City, la finanza, il Grande Fratello, se è vero che in un solo giorno le 400 persone più ricche al mondo hanno perso oltre 127 miliardi di dollari.

Sono pazzi gli inglesi, non sanno cosa hanno combinato, ma a nessuno viene in mente di dire, sono pazzi questi burocrati europei, non sanno cosa stanno provocando. I populisti sono quelli che hanno la pagliuzza grande come una trave, non quelli che hanno una trave nel cervello che spacciano per pagliuzza.

Questa volta loro non se l’aspettavano, si sentivano sicuri, rassicurati, non accadrà mai è impossibile.

Mi fermo qui, altri hanno espresso meglio di me il mio pensiero, la storia sta urlando di dolore oggi, chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo, non serve aggiungere altro è solo il momento di riflettere …

L’Inghilterra ci lascia, e la prima, spasmodica, attenzione di tutti è per il crollo delle borse. Costi. Speculazione. Valute. Visti. Alla fine, il primo giorno della rottura del legame con l’Inghilterra, è dominato dal denaro. Preoccupazione comprensibile, ma agghiacciante.

In questa reazione si svela infatti anche perché e cosa abbiamo perso: il referendum sulla Brexit è stato ridotto, da una parte e dall’altra della Manica ( e dell’Atlantico), a una pura questione economica. Cosa mi serve, quanto mi serve, cosa è mio, cosa mi può essere sottratto? Il dibattito in Uk si è ridotto a materia di mera convenienza. Con una City ossessionata dalla caduta dei profitti, il Remain impegnato in una raffica di numeri da terrore, e il Leave impegnato sui costi con lo stesso piglio di terrore.

Dall’altra parte del braccio di mare, non si è fatto meglio: la classe politica europea ha adottato la stessa gretta lingua dei conti – ve la faremo pagare, vi puniremo, vi costerà tutto quello che finora non avete ancora pagato – e le istituzioni internazionali, IMF, BCE, vocianti alternativamente rassicurazioni e minacce. Denaro, denaro, denaro.

Una voce non abbiamo sentito infatti. La voce di qualche leader del nostro continente che dicesse con chiarezza all’ Inghilterra: “Per favore rimanete. Rimanete perché qui, su questi nostri territori giacciono le ossa di migliaia di vostri uomini, padri, mariti, figli, fratelli che hanno perso la vita per salvare non solo l’Inghilterra ma anche noi”. Le ossa dei nostri padri inglesi

Non solo date un’occhiata anche a questo illuminante passaggio…

Lo aveva ben formalizzato tanti decenni fa quel genio di Otto Hirschman, nel suo schema exit/voice: abbandono o protesta. Quando all’interno di una qualunque organizzazione le possibilità di voice (di richiedere un cambiamento con qualche chance di essere ascoltati) è preclusa, non resta che l’exit, l’andarsene. Ora i tanti sordi che non solo a Bruxelles, ma in ogni capitale dell’Europa sono stati incapaci di fornire una risposta alle proprie popolazioni in fuga, criticano Cameron per aver fatto il contrario, per aver lasciato votare il popolo (sovrano) sul futuro di quel bene (la sovranità, appunto) di cui esso è il detentore di ultima istanza. Quando invece va reso merito a Cameron di aver osato affrontare un referendum (e non un plebiscito) per provare a portare dalla parte del “remain” un popolo il cui sentimento dominante era a favore del “leave”.

Cameron ha perso, e con lui abbiam certamente perso tutti noi. Ma quale è stato il contributo, il sostegno che gli altri non-leader europei gli hanno offerto? Una mancia, soldi, “80 euro” in salsa inglese, per così dire. E poi le consuete minacce da fine del mondo, “dopo di me il diluvio”, e simili sciocchezze: tutte cose che ricordavano la bufala del millennium bug, più che prospettive politiche.

Hanno tentato di comprare o di minacciare gli inglesi, immemori che questi avranno tanti difetti, ma non temono certo la battaglia solitaria. A tutti i Soloni che ignorano la storia e oggi accusano gli inglesi di “egoismo” mentre si riempiono la bocca di quanto l’Unione abbia fatto per la pace in Europa, vorrei sommessamente ricordare che senza il valore solitario e straordinario dei britannici, un ben diverso progetto di unificazione europea si sarebbe realizzato nel 1940.

Un’Europa di fuggitivi e derive populiste

Prima che qualche immenso idiota, qualche figlio di Troika venga qua a dirci per l’ennesima volta che ora arriverà la terza guerra mondiale, che sono solo menzogne quelle di chi vuole lasciare l’ “europa” che la colpa dell’inferno che si scatenerà è solo  populismo o totalitarismo, io apro lo scrigno della storia e tiro fuori l’Europa che sogno, non questo ammasso uniforme di criminali che pensano solo alle monete e ai capitali, che sono al servizio incondizionato di lobbies ed elites.

La società giusta, per De Gasperi, non è solamente quella che garantisce l’equità intesa come eguagliamento dei punti di partenza, ma anche quella che assicura un certo grado di uguaglianza dei punti di arrivo del gioco di mercato. E ciò per la fondamentale ragione che la democrazia che mira al bene comune non può tollerare di assistere passivamente all’aumento sistemico delle diseguaglianze. Di qui la lotta dello statista trentino contro i monopoli (privati), il latifondo, le varie forme di rendita parassitaria. Si trattava di battere le numerose elites che cercavano il controllo del potere economico per esaltare la loro avidità. Disoccupazione strutturale e povertà estrema furono sin da subito i principali cavalli di battaglia di De Gasperi, il quale aveva ben compreso che sono i vested interests, gli interessi costituiti quando danno vita a forti coalizioni distributive a rappresentare la più grave minaccia alla crescita. Infine, non si può non fare parola della straordinaria intuizione di De Gasperi a proposito della distinzione tra istituzioni economiche estrattive e inclusive: le prime sono quelle che concentrano ricchezze e poteri nelle mani di pochi; le seconde tendono a redistribuire il potere, a realizzare cioè la poliarchia. Sono infatti le istituzioni economiche a promuovere lo sviluppo assai più e meglio delle condizioni geografiche e delle stesse matrici culturali. Ma le istituzioni, in quanto regole del gioco, nascono dalla politica. Dunque senza un mutamento politico adeguato, a poco serve cercare di applicare ricette o modelli che pure hanno dato buona prova di sé in altri contesti.

Di questa   EUROPA non c’è più nulla, nulla!

Nel fine settimana ho sentito dotti, medici e sapienti, tra cui uno dei tanti renziani dell’ultima ora, un certo Gori, suggerire che agli ignoranti non può essere permesso votare, ci vuole almeno la laurea per poter andare a votare e suggerire.

Devono votare anche gli ignoranti?

No certo a votare devono andarci solo i ladri, i manipolatori, gli speculatori, le lobbies, le mafie, i massoni, le elites, i politici venduti e corrotti con tanto di master o laurea ottenuti al Cepu “demenona” !

Il popolo è sovrano se vota «come deve»

Il discorso più moderato che ho sentito suggeriva che i referendum dovrebbero essere indetti solo su materie semplici e comprensibili (tipo: sei pro o contro i matrimoni gay?) e che il referendum sul Brexit proprio non si doveva fare.

I più estremisti suggerivano drastiche limitazioni del suffragio: per votare si dovrebbe almeno avere la licenza media (ma c’è anche chi dice: la laurea); oppure: per votare si devono avere meno di 70 anni. In breve: a vecchi e ignoranti bisognerebbe togliere il diritto di voto.

Trovo tutto ciò estremamente interessante. Non per il contenuto di simili pensieri, ma per i soggetti da cui provengono. Gli stessi che parlano con sufficienza, talora con disprezzo, del popolo che vota Cinque Stelle o sceglie Brexit, sono prontissimi a lodarne la saggezza, la maturità democratica, la lungimiranza, quando il popolo vota nel modo giusto. Gli stessi che invocano ad ogni occasione la necessità di passare dalla fredda Europa dei tecnocrati, autoritaria e burocratica, alla calda Europa dei popoli, luminosa e democratica, immancabilmente si spaventano non appena, con un referendum, ai popoli vien concesso di dire la loro su qualcosa di importante. Insomma, qui c’è qualcosa che non torna, innanzitutto sul piano logico…

Il vecchio George se oggi fosse con nooi si farebbe una risata, il fondo lui sa già come andrà a finire, la storia non si ripete mai ma ama fare la rima.

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51 commenti Commenta
el shaddai
Scritto il 27 giugno 2016 at 16:13

Capitano, ma se prima eravamo alle ceneri, adesso dove siamo finiti?

aorlansky60
Scritto il 27 giugno 2016 at 16:26

SELLING ENGLAND BY THE POUND

:lol:

…e il mondo… dietro!

aorlansky60
Scritto il 27 giugno 2016 at 16:28

“svendendo Milano al cartoccio” si potrebbe dire oggi del mib…

mirrortrader
Scritto il 27 giugno 2016 at 16:56

el shaddai@finanza:
Capitano, ma se prima eravamo alle ceneri, adesso dove siamo finiti?

SEI QUI SOLO PER I SOLDI?

ANDREA AVEVA DETTO CHIARO E TONDO NEI SUOI MANOCRITTI CHE MANCAVA UN NUOVO MINIMO PRIMA DI RISALIRE.

SON CONTENTO SE HAI PERSO SOLDI.

piry
Scritto il 27 giugno 2016 at 17:11

articolo bellissimo. Forse non volo alto nei miei pensieri, ma credo che Cameron abbia voluto fare un referendum non per principi così sani. Forse era certo di vincere (i media e le istituzioni c’èl ‘hanno messa tutta per veicolare i voto) , con la vittoria avrebbe alzato la posta con l’ue. le cose sono andate diversamente.
Stiamo a vedere che può succedere la stessa cosa in Italy.
Fra l’altro i signori di bce, fmi, le jpm, gs, s&p, moodys ect devono spiegare che legame diretto hanno le riforme costituzionali con lo svililuppo economico. Il job acts è stato attuato, che centra se la camera è composta da 630 deputati o da 300. poco. o forse centra la possibilità di poter influenzare agevolemnte scelte del parlamento.

piry
Scritto il 27 giugno 2016 at 17:22

mirrortrader@finanza,
che umanità che hai. perchè non lo fai frustare.
certe dichiarazioni mi ricordano un certo blog (mk..liber)

el shaddai
Scritto il 27 giugno 2016 at 18:37

piry@finanzaonline:
[email protected],
che umanità che hai. perchè non lo fai frustare.
certe dichiarazioni mi ricordano un certo blog (mk..liber)

Più che altro che sfigato, non ho perso un bel niente, ci sono persone che si informano anche senza essere nei mercati. Shame on You, io non ho perso soldi ma voi avete perso il senno!

rnitti
Scritto il 27 giugno 2016 at 18:39

Daccordissimo su quanto espresso da Mazzalai in questo ed altri suoi commenti a proposito degli aspetti politici e “psicologici” della vicenda Brexit. Sono solo perplesso, ma forse e’ la mia scarsa competenza finanziaria, sul fatto che gli effetti borsistici continuano a penalizzare il nostro listino molto piu’ che quelli di tutti gli altri paesi EU, Spagna inclusa! C’e’ una causa razionale o occorre pensare al solito “gomblotto!!” ?

mirrortrading
Scritto il 27 giugno 2016 at 20:01

Shame to sora.

el shaddai@finanza,

john_ludd
Scritto il 27 giugno 2016 at 20:12

piry@​fin​anza​onli​ne,

in due articoli pubblicati su Naked Capitalism il decano dei blog del giornalismo indipendente e dopo oltre un decennio ancora il migliore la titolare Yves Smith racconta un sacco di cose interessanti su Brexit, impossibile fare un riassunto, chi può li legga da capo a fondo. Tra le varie, non la più importante, ma comunque rilevante c’è questa perla che colorisco un tantino per esigenze cinematografiche. Cameron ha indetto il referendum sicuro di vincerlo per regolare un conto interno ai Tories. Bene, questo lo sapevamo. Farage un arruffapopolo, razza che emerge solo se una oligarchia di arroganti imbecilli gli concima il campo lo ha cavalcato sicuro di perderlo. Boris Johnson lo ha cavalcato sicuro di perderlo solo per mettere in difficoltà Cameron che avversa in uno scazzo da upper upper class. Sino a non troppo tempo fa il risultato era talmente scontato che al solo nominare il referendum l’atteggiamento era di supponenza, un sorrisino e poco più. Poi LA LEGGE DELLE CONSEGUENZE INATTESE che punisce i potenti stupidi, di chi fa dell’arroganza uno stile di vita, di chi fa il duro con i deboli mentre si pialla al suolo con un metro di lingua fuori davanti al re. L’impero nel suo delirio senile di potenza costruisce l’ennesimo fallimento, prima in Libia e poi in Siria. I sicari europei eseguono il lavoro sporco in Libia (Francia e UK) e si allineano in Siria. Arrivano i morti a Parigi e Bruxelles, arrivano milioni di poveracci. Il peggior cancelliere dopo Adolf Hitler non consulta nessuno e adotta una politica falsamente morale, accusa paesi come l’Ungheria (reddito pro/capite = 1/4 della ricca Germania) di trattamento inumano dopo aver raso al suolo la Grecia e combinato un casino epico in Ucraina, fa un accordo con il dittatore islamo-fascista Erdogan che equivale a buttare acido negli occhi dei suoi stessi elettori. La gente non comprenderà i particolari, non sarà usa a raffinati esercizi di politica internazionale ma capisce quanto basta. L’aria cambia, il Brexit viene combattuto sul tema sbagliato ma è l’unico che avrebbe consentito di vincere e questa opzione viene consegnata alla meglio. I sondaggi iniziano a entrare nella zona di allarme rosso. A Washington mandano il mammasantissima in persona. Fiasco ancora, bravo Barack anche questa l’hai mancata ! A Berlino in crisi di nervi perdono definitivamente il senso della storia e dopo aver mandato le V2 pensano che intromettersi nella campagna referendaria sia una buona idea. Ecco la frittata. Come sempre i mercati finanziari efficienti recepiscono i messaggi tranquillizzanti e sprofondano più in fretta che nel dopo Lehmann. Se c’è qualcosa di cui veramente preoccuparsi non è la borsa che cade ma il livello di una elite occidentale nel suo complesso arrogante, incolta, brutale, stupida che sta privando popoli con una storia millenaria di un futuro decente, senza un’idea, ormai priva persino di coesione come il caso Brexit evidenzia, sintomo di crollo imminente. Una classe dirigente nel suo complesso scollegata sia a destra (capace di cavalcare solo il tema immigrazione altrimenti non riesce a vincere) che a sinistra come evidenziato dalla rapida e triste parabola del 70enne socialista Corbyn peraltro in linea con il coetaneo Sanders che dopo aver avversato Killery le darà l’appoggio che le serve per giungere finalmente a quel agognato scontro frontale con il blocco sino russo che se non seppellirà il pianeta sotto 10 metri di ceneri radioattive riporterà l’occidente a quel che era prima dell’avvento della civiltà greca. Masse imbufalite, mercati finanziari senza regole dove uno speculatore può prendere a prestito 50 miliardi a costo zero e lanciarlo contro la sterlina oggi, l’euro domani e il dollaro la settimana dopo insieme all’inevitabile risposta dei piromani della FED potrebbero però chiudere i conti con la storia per questa sciagurata oligarchia prima ancora si iniziare a spostare i bombardieri. Sembra l’unica possibilità per evitare qualcosa di ancora peggiore.

madmax
Scritto il 27 giugno 2016 at 22:16

Orwell e la manipolazione della storia!
Alla domanda chi ha vinto la seconda guerra mondiale tanti di voi diranno US e Inghilterra, ed il Capitano fa giustamente onore agli inglesi, ma la storia e’ di parte, la sec da guerra mondiale puccia o meno e’ stata riscritta a favore degli anglosassoni! Non ci credete gurdate i numeri e meditate:

Morti civili US 8.000
Morti militari US 405.000

Morti civili UK 93.500
Morti militari 272.000

Morti civili Cina 15.500.000
Morti militari Cina 4.100.000

Morti Civili USSR 12.600.000
Morti militari USSR 10.400.000

Diciamolo la seconda guerra mondiale al di la’ della propaganda l’ha vinta l’USSR che ne ha sopportato il peso maggiore, gli US sono intervenuti quando hanno avuto paura che l’USSR si prendesse l’europa!

A numeri fatti paesi come Ungheria, Romania e Iugoslavia hanno avuto uno sforzo maggiore in termini di morti che gli UK ma si sa che la storia la si scrive in maniera propagandistica per cui accettare che alla fine sia stat l’USSR ad arrivare prima a Berlino non piace ma e’ la nuda verita’.

http://www.ilpost.it/2015/05/02/foto-bandiera-reichstag/

madmax
Scritto il 27 giugno 2016 at 22:24

john_ludd@finanza,

Tutto sempre e solo perche’ si odiano i Russi!!!!!

Negli anni 80 le donne afghane andavano in minigonna oggi grazie alla russofobia americana che ha armato i talebani islamici, con armi e soldi le donne sono sepolte sotto un burka e dopo 15 anni di guerra ai talebani afghani, non si capisce perche’ visto che nel 9/11 vinerano i sauditi non abbiamo risolto nulla a proposito ma non li avevamo armati noi i talebani?
Per cui le donne restano segregate ed inferiori schiave e senza diritti dove a 9 anni puoi andare in sposa ad un 40 che ti ammazza la prima notte di nozze.

Tutto sempre grazie alla russofobia … proviamo a pensare in maniera diversa?

john_ludd
Scritto il 27 giugno 2016 at 23:21

mad­max,

Non è vero. UK e USA hanno vinto la seconda guerra mondiale, ne hanno creato i presupposti e quindi sapevano di vincerla. Hitler oltre a essere un assassino era pure un imbecille, un connubio letale. La Germania di Hitler nel 1933 era un paese morto, con un industria decaduta, senza accesso ai mercati finanziari, senza accesso alle materie prime. Eppure trovò le risorse per costruire in 7 anni una grande armata per combattere una guerra che non aveva alcuna possibilità di vincere sin dal giorno zero, ma poteva farla durare abbastanza a lungo da indebolire Europa e Russia al punto tale che mai più sarebbe potuto nascere un concorrente alla potenza commerciale/politica anglosassone. Hitler fece di testa sua, invece di inviare le sue armate a est le invio prima a ovest, il resto è abbastanza noto. Flussi di denaro giunsero in Germania sino al 1942 dalle banche anglosassoni attraverso la Svizzera, che si aggiunsero al denaro delle famiglie patrizie tedesche alle quali venne consentito di tenerlo al termine della prima guerra malgrado sino al giorno prima fosse stato usato per fabbricare le armi con le quali venivano ammazzati i fanti inglesi nelle trincee. I russi vendettero grano e materie prime a Hitler sino al 1941. La pace impossibile con gli oneri alla Germania che non poteva in nessun modo onorare non furono mai un errore come ha scritto Keynes, anch’egli un pupazzo nelle mani di gente malvagia ma più intelligente di lui, furono volute per svolgere il ruolo che puntualmente hanno poi espresso. Scavando nella cloaca della storia quello che viene fuori fa talmente ribrezzo, talmente orrore che fa venire voglia di esiliarsi in un eremo in Tibet. Le stesse aristocrazie che hanno presieduto alla genesi della prima e seconda guerra mondiale sono ancora lì; la gente che prende posizione sul Brexit o sul Bremain continua a non avere la più pallida idea di chi sia e dove stia il nemico, come sia abile, come conosca l’arte della mimetizzazione e della propaganda. Ma è lì da molto prima, è nella Bibbia, nei testi orientali di 2500 anni fa è nel Corano. Merckel, Cameron, Obama, Johnson sono comprimari, attori di secondo piano, marionette agitate davanti alle folle. Se serve andranno al macero, altri sono pronti. Se qualcuno vuole davvero vomitare provi a rovistare tra i lavori dello storico italiano/americano Guido Preparata. Non vedrà mai più il mondo nello stesso modo. D’altra parte non è un’esclusiva del XX secolo, epoca dove di diverso c’era solo l’efficacia dei mezzi di uccisione di massa. Le oligarchie di ogni epoca hanno visto nei propri sudditi sempre e solo coloro che dovevano servirle, contadini cui depredare il 60% del raccolto e da mandare in guerra con altri contadini quando erano troppi o non c’erano abbastanza terre. Oggi basta sostituire la parola contadino con qualche altro mestiere, dall’operaio (dove ce ne sono ancora) al programmatore di computer al demente che passa la vita davanti alle quotazioni di Bloomberg così non penserà mai più a niente il cui orizzonte temporale è oltre il prossimo week end. Buonanotte.

https://www.amazon.com/Conjuring-Hitler-Britain-America-Third/dp/074532181X

http://guidopreparata.com/

Questo è l’unico in italiano che ho trovato, è poco perché il pensiero di Preparata è profondo ma i lettori del blog lo troveranno assai familiare.

https://versounmondonuovo.wordpress.com/tag/guido-giacomo-preparata/

madmax
Scritto il 27 giugno 2016 at 23:58

john_ludd@finanza,

Grazie j.ludd per il link ed il libro ora me li cerco e li vado a vedere.
Lascierei stare pero’ le religioni, fatte dagli uomini per gli uomini!
Buonanotte e comunque solo l’Inghilterra poteva pensare di uscire due volte in una settimana…la prima con il Brexit la seconda stasera perdendo dall’Islanda
:)

john_ludd
Scritto il 28 giugno 2016 at 00:08

mad­max,

Guarda io non sono religioso per niente, ho una mente scientifica ma sono anche un umanista e quindi le religioni o meglio le dottrine mi interessano eccome perché sono un pezzo della storia dell’uomo. Contengono una saggezza antica, atavica direi. Appartengono ad epoche nelle quali la terra era piatta, dove non sapevamo granché ma dove i rapporti sociali erano gli stessi di oggi perché le stesse erano le strutture gerarchiche di dominanza. Si possono dunque trovare echi di un messaggio ancora e sempre valido il cui scopo è di aiutare l’uomo a evitare di commettere errori letali per la sua sopravvivenza personale e di gruppo o per farlo soffrire meno o per lo meno non inutilmente e non c’è nulla di più infausta che la schiavitù del debito sulla quale si sono appoggiate dall’anno zero buona parte delle strutture gerarchiche che per sfruttare l’uomo devono convincerlo di avere torto, di avere un obbligo, in modo che servire sia il suo unico e ineluttabile destino.

emzag
Scritto il 28 giugno 2016 at 00:36

Bravo Andrea, così ragiona un uomo libero e orgoglioso che ama i propri fratelli.
Un abbraccio

aorlansky60
Scritto il 28 giugno 2016 at 08:43

@ Madmax

Diciamolo la seconda guerra mondiale al di la’ della propaganda l’ha vinta l’USSR che ne ha sopportato il peso maggiore

err… no.

cioè : [sono] d’accordo per il peso maggiore [di morti civili & militari che i soviets dovettero mettere sul piatto della bilancia per la vittoria finale]

ma ricordiamoci che senza gli USA e la loro poderosa macchina ECONOMICA/INDUSTRIALE

non solo le Democrazie occidentali UK FR, ma anche i soviets avrebbero dovuto soccombere all’avanzata nazista :

nella fase più intensa di questa (culminata a pochi km da mosca prima, nell’inverno 41/42 e nella difesa di Stalingrado successivamente, estate 42), gli Yankees rifornivano già via mare -rotta artica- l’unione sovietica, di una quantità IMPRESSIONANTE di tutto, dalle vettovaglie, ai viveri, materie prime e anche armamenti (pezzi di ricambio e munizioni soprattutto), come peraltro stavano facendo con l’Inghilterra che non avrebbe mai resistito all’onda d’urto nazista senza quei preziosi rifornimenti.

Oltre questo (rifornire di ogni bene di necessità nazioni alleate), gli USA sono stati capaci di sostenere due fronti massacranti e logoranti, quali il Pacifico prima, e l’Europa successivamente, cosa che nessuno dei contendenti è riuscita a fare

(hitler ci provò, prima attaccando ovest poi est, fallendo miseramente nell’intento, perchè
1) non aveva a disposizione la massiccia macchina economica/industriale USA
e
2) perchè a differenza di quest’ultimi che non dovettero mai subire attacchi diretti sul proprio territorio, una volta persa la supremazia aerea la germania fu lentamente e sistematicamente rasa al suolo dalla USAF e dalla RAF)

Pur colpiti ripetutamente dai bombardamenti, i tedeschi erano avanti più di altri -al pari solo con gli USA che solo all’ultimo riuscirono a sopravvanzarli- negli esperimenti e nella ricerca per la realizzazione della BOMBA ATOMICA

Senza gli USA e il loro peso, il secondo conflitto mondiale avrebbe avuto esiti diversi rispetto a quelli noti.

I tedeschi erano avanti più di tutti (USA a parte) sugli esperimenti e la ricerca che avrebbero condotto alla realizzazione della BOMBA ATOMICA, buon per noi che una volta individuati i siti, gli alleati provvedettero a bombardarli minandone la velocità di esecuzione e l’efficienza operativa, se hitler fosse entrato in possesso della BOMBA(in un certo numero di ordigni, già erano avanti più di tutti con i vettori, vedere le V2), avrebbe avuto di certo molti meno scrupoli di Harry Truman nell’utilizzarla ovunque necessitasse per i suoi interessi e quelli della germania nazista.

aorlansky60
Scritto il 28 giugno 2016 at 08:44

Devono votare anche gli ignoranti?

qui stà il punto;

al sistema

-da sempre, da millenni, dai tempi della “mezzaluna fertile” del mediterraneo, all’alba delle prime città Stato di quell’area-

conviene avere un popolo da cervello di “capra”, praticamente degli automi disposti solo ad “obbedire produrre consumare” per sostenere il sistema stesso, per meglio dire il vertice della piramide di esso;

l’arrivo della Democrazia -sotto forma di varie Carte Costituzionali- ha procurato parecchio malessere al sistema
(al tempo delle vecchie monarchie era tutto molto più semplice [per il sistema, assai meno per il popolo],
per es i saudi arabians lo sanno bene : per mantenere gli interessi e i privilegi della famiglia reggente, questa non ha mai concesso un parlamento o qualcosa che assomigli ad esso in Arabia Saudita)

una volta raggiunta ed ottenuta, a spese di molta fatica e magari altro (sangue),
la Democrazia non è solo un diritto, ma un dovere da difendere.

Per gli interessi del popolo non dovrebbero esserci ignoranti, il problema stà nel riuscire a sensibilizzare il popolo a tal punto da rendersi partecipe attento ed attivo alle scelte critiche di un comunità, anche se i suoi argomenti sono di certo più noiosi di un evento sportivo o di altri similmente futili, che il sistema non si è risparmiato di propinare al popolo, con l’evidente intento di distrarlo da argomenti ben più importanti, anche per il popolo stesso.

neodimio67
Scritto il 28 giugno 2016 at 08:58

Non so Andrea, torno al tuo post, I nobili pensieri di lotta alle diseguaglianze prima ancora che al concetto di Europa andrebbero seguiti e perseguiti a livello di nazione. Mi permetto di condividere che dell’Europa di De Gasperi non ci sia mai stato nulla né mai ci sarà. Non credo si possa mai arrivare con tutta la buona volontà possibile ad un Europa dei popoli dove le diseguaglianze siano minime anche “al punto di arrivo nel gioco di mercato”. Non esiste un’altra Europa rispetto all’attuale abominio né penso che la Brexit possa in qualche modo rendercela meno indigesta. L’antropologia so quanto ti è cara, ti leggo da anni. Da anni parli di crisi antropologica. Forse qui diversamente da te, ma lo scrivo col massimo rispetto, non sogno nessuna Europa, non credo ad un Europa intesa unione dei popoli. Per me nazione è estensione del concetto di famiglia (per me il valore principe), tutto il resto è forzatura imposta, ed è lì che che creo la mia palizzata.

Una riflessione che avevo già fatto. Conoscevo una volta 28 (27) paesi, 28 sovranità, 28 nazioni contraddistinte da propri usi, culture, tradizioni, religioni fisionomie. 28 lingue. Era bello viaggiare e rimanere affascinati dalla diversità delle città non solo in base ai monumenti, all’urbanistica ma anche in base al paesaggio antropologico. 28 frontiere, sicurezza e tranquillità. Senso di identità e appartenenza. Era la meraviglia della biodiversità Non razzismo ma amore della biodiversità umana, valore supremo oramai impossibile da preservare. Ora non più, trovarsi a Londra è come trovarsi a Parigi, Madrid, Berlino, Roma. Stesso paesaggio umano, stesso ambaradan di razze, stesse inquietanti fisionomie, ovunque. Globalizzazione non solo di merci ma di esseri umani, forzatamente UGUALI, forzatamente SOLI (perché la famiglia generalmente non è certo incentivata, da soli si è più facilmente addomesticabili) ma costretti a mischiarsi e convivere a prescindere dal credo, dalla razza, dalla appartenenza, dal retaggio culturale e religioso, dall’educazione, dalle tradizioni, dal loro sesso.
Tutto questo coatto “stare insieme” toglie ogni stimolo di ribellione, di istanza di cambiamento, rende più facile la sottomissione perché rende più difficile trovare una comunanza di interessi, scopi, obiettivi, questo “stare insieme” in realtà divide ed è ciò che persegue veramente chi tira le fila di questo aberrante fenomeno. Modesta opinione.

john_ludd
Scritto il 28 giugno 2016 at 10:11

neo­di­mio67@fi­nan­za,

sembrano bei pensieri ma non lo sono. Hai studiato la storia d’Italia (o di qualsiasi altro stato nazione) ? Direi di no dato che la consideri un’estensione della famiglia. L’Italia (come gli altri ribadisco) è nata dalla violenza, è terra di conquista ed è pure nata per volontà di stati esteri. Non c’era alcun desiderio da parte dei meridionali di far parte di un unico regno, la maggioranza dei cittadini del nord non ha vissuto la campagna di unificazione come una liberazione ma come l’ennesimo atto di forza di elite, un semplice passaggio da un padrone al successivo. La storia la scrive chi vince e ti propone le falsità che ci fanno studiare a scuola per fare di noi tanti bravi soldatini. Prova ne è tra tante che la distanza dai conquistatori del nord è la stessa oggi di 150 anni fa. La potenza industriale/economica del nord Italia ha utilizzato le proprie campagne prima e il serbatoio del meridione poi per pompare mano d’opera a basso costo verso il nord. Ci sono molte analogie tra l’unione monetaria italiana (fallita sotto ogni aspetto) e l’unione monetaria europea; ma c’è una grande differenza nel fattore storico e per complessità. Quest’ultima arriva troppo tardi per avere una chance di durare, quando le condizioni sono opposte a quelle di 150 anni fa. In assenza degli stati nazione non ci sarebbero guerre, nè fisiche nè economiche e se ci fossero sarebbero locali e poco pericolose. L’epoca medioevale, lungi dall’essere quel periodo oscuro che la storia scritta per chiudere le menti pretende, fu un periodo creativo dove piccole città stato fiorirono. La stato nazione è invariabilmente storia di sopraffazione, di conquista di assimilazione culturale. Il parallelo tra stato nazione e famiglia allargata è quanto mai improvvido. Lo stato nazione è indissolubilmente legato al concetto e all’uso del denaro come usura. Vanno superati entrambi. Ma il tema è davvero troppo complesso per affrontarlo qui.

neodimio67
Scritto il 28 giugno 2016 at 10:32

john_­ludd@fi­nan­za,

Leggo molto John, compatibilmente con l’impegnativa lavorativa che svolgo. Dispiace che tu supponga da quello che scrivo che io non abbia studiato la storia d’Italia. Non mi permetterei di insinuare lo stesso nei tuoi confronti, a prescindere da un eventuale disaccordo. Quindi prima di tutto cerca di rispettare chi non ha quelli che potrebbero essere considerati “bei pensieri” secondo il tuo metro di giudizio. Leggi bene quello che ho scritto perché quello che penso è in senso lato (tu hai nominato l’Italia) e puramente ideale, a prescindere quindi che gli stai-nazione siano sorti a seguito di rivalse e sopraffazioni di ogni genere. Le analogie che tu argomenti tra unione monetaria italiana ed unione monetaria europea trascurano, secondo il mio modesto avviso un fattore, sostanziale, la lingua parlata. Lo “stato-nazione”, che tu indissolubilmente leghi al concetto di denaro e usura, per me è prima di tutto un concetto di identità e appartenenza a prescindere dal sistema economico su cui è fondato. “Il parallelo tra stato nazione e famiglia allargata è quanto mai improvvido”. Questione di punti di vista, il politico, da bravo amministratore che dovrebbe essere, dovrebbe gestire lo stato come una famiglia e per me non c’è nulla di improvvido in tutto ciò, anzi questo è “il mio bel pensiero”. Ma hai ragione in una cosa, sono argomenti complessi per essere affrontati qui.

stanziale
Scritto il 28 giugno 2016 at 10:47

Neodimio 67 -John Ludd==Ma scusate: naturalmente siamo al teorico, una federazione di comuni/regioni nazione no? Il periodo dei comuni http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/siena-storia-di-liberta-una-repubblica-senza-casta-166200.html fu assai fiorente, perche’ oggi non dovrebbe funzionare? Certo devono essere federati, quanto meno per la difesa e per intese economiche comuni…e all’interno dell’Italia, che continuerebbe ad esistere ed a avere una unica nazionale di calcio (fattore fondamentatale….) , logicamente altre intese commerciali e di difesa con altri stati a loro volta frutto ( se vogliono) di leghe comunali/regionali….ecco la vera democrazia, che secondo me darebbe benessere come gia’ e’ successo. Compatibilmente con le risorse che saranno disponibili: ma credo -filiere corte-che anche qui ci saremmo, come forma di governo migliore possibile .

stanziale

stanziale@finanza,

Mi ero scordato la cosa piu’ importante: secondo me ci deve essere una doppia circolazione di monete, locale e nazionale (o internazionale), deve essere ripristinato il concetto di moneta sovrana, e la moneta deve essere rapportata alla locale economia, senno’ non funziona niente, come si e’ visto prima con l’unita’ d’italia e poi con l’euro. Fin qui ci arrivo, piu’ in la’ tecnicamente no, cedo il passo per individuare i dettagli migliori.

stanziale
Scritto il 28 giugno 2016 at 10:56

stanziale@finanza,

Anzi, passo e chiudo, oggi sono in ferie ma ho molto da fare, spero altri vorranno continuare.

madmax
Scritto il 28 giugno 2016 at 10:59

aorlansky60,

Grazie J-Ludd per la discussione!

Sarebbe bello arguire a lungo ma credo che trasformeremmo il blog in qualcosa di storico!
E’ vero che gli US aiutavano ma la battaglia di Kursk che defini’ il definitivo crollo dei nazi la vinsero i russi ed i nazi si ritirarono, come da soli tolsero l’assedio a Leningrado dove nazi e cercarono per anni la vittoria.
In realta’ l’errore dei nazi fu la divisione delle forze sul fronte orientale da un lato per arrivare a Mosca e dall’altro per arrivare a Baku e mettere le mani sul petrolio. Ma si sa che poi la storia la fa la gente normale mentre gli storici riportano eventi !
Un saluto
Madmax

quesalid
Scritto il 28 giugno 2016 at 11:10

da Edgar Morin: On Complexity.

LE AZIONI SONO UNA SCOMMESSA
Talvolta abbiamo l’impressione che l’azione semplifica, perchè con una scelta, noi decidiamo, chiudiamo la faccenda. L’esempio di azione che semplifica ogni cosa è la spada di Alessandro che tronca il nodo di Gordio che nessuno poteva sciogliere a mani nude. Di certo l’azione è decisione, una scelta, ma è anche una scommessa.
In questa nozione di scommessa si situa una coscienza di rischio ed incertezza. Ogni strategia in ogni possibile dominio presenta questa coscienza della scommessa, e il pensiero moderno ha capito che le nostre convinzioni più profonde sono oggetto di una scommessa. E’ quello che Blaise Pascal ci ha insegnato riguardo alla fede religiosa nel XVII secolo. Dobbiamo essere consci delle nostra scommesse politiche e filosofiche.
L’azione è strategia. La parola strategia non significa una programma predeterminato che possiamo applicare nel tempo senza variazioni. La strategia permette, a partire da una decisione iniziale, di prefigurare un certo numero di scenari di azione, scenari che possono essere modificati in accordo alla informazioni che sono prodotte dall’azione e in accordo alla probabilità di eventi che possono accadere e distruggere l’azione.
La strategia combatte continuamente contro il caso e ricerca informazioni. Un esercito manda in avanti delle vedette, per così dire, spia per trovare informazioni, per eliminare il massimo di incertezza. Inoltre, la strategia non limita sè stessa a combattere contro il caso, ma tenta anche di utilizzarlo. Così, il genio di Napoleone ad Austerlitz fu di usare l’imprevedibilità meteorologica che stase un lenzuolo di nebbia sulle paludi che erano ritenute invalicabili per i soldati. Egli creò la sua strategia basandosi sulla nebbia, che permise di camuffare i movimenti della sua armata e di prendere di sorpresa il lato più scoperto dell’armata imperiale.
La strategia si avvantaggia del caso e, quando è una strategia che riguarda un altro giocatore, una buona strategia è quella di utilizzare gli errori dell’avversario. Nel gioco del calcio, la strategia consiste di palloni involontariamente ceduti dall’altra parte. La costruzione del gioco è costruita attraverso la decostruzione del gioco dell’avversario. Alla fine la migliore strategia – se è assistita da un pizzico di fortuna – vince. Il caso non è solo un fattore negativo da ridurre. E’ anche una opportunità da cogliere.
Il problema dell’azione ci deve anche rendere consapevoli del deragliamento e delle biforcazioni: situazioni iniziali che sono abbastanza vicine possono condurre a differenze incolmabili. Così, quando Martin Lutero fondò il suo movimento, egli pensava di essere in accordo con la Chiesa e voleva solo riformare gli abusi commessi dal papato in Germania. Poi, nel momento in cui dovette decidere se rinunciare o continuare, passò il confine da riformatore e protestante. Un movimento inesorabile lo trascinò via – come accade in tutte le deviazioni – e si andò a finire con una dichiarazione di guerra e le tesi di Wittemberg (1517). Il dominio dell’azione è molto rischioso, molto incerto. Ci impone una profonda consapevolezza del rischio, dei deragliamenti, delle biforcazioni e ci impone una profonda riflessione sulla complessità stessa.

L’AZIONE SFUGGE ALLE NOSTRE INTENZIONI
Qui è dove si manifesta la nozione di ecologia dell’azione. Nel momento in cui un individuo agisce, qualunque sia la sua azione, essa comincia a sfuggire alle sue intenzioni. L’azione entra all’interno di un universo di interazioni e alla fine è questo ambiente che ne prende possesso nel senso che essa può divenire l’esatto opposto delle nostre intenzioni. Spesso l’azione ci ritorna indietro come un boomerang. Questo ci costringe a seguire l’azione, per tentare di corregerla – se ne abbiamo ancora il tempo – e talvolta a silurarla come gli ingegneri della NASA che, se un missile abbandona la propria traiettoria, lanciano un altro missile per farlo esplodere.
L’azione presuppone la complessità, cioè a dire il rischio, l’azzardo, l’iniziativa, la decisione, la coscienza del deragliamento e della trasformazione. La parola strategia è in opposizione alla parola programmazione. Per sequenze localizzate in un ambiente stabile, si possono utilizzare programmi. Un programma non richiede vigilanza. Non richiede innovazione. Quando guidiamo verso il posto di lavoro all’interno della nostra macchina, una parte della guida è programmata. Se incontriamo improvvisamente del traffico, dobbiamo decidere se cambiare percorso o meno, e violare la regola: abbiamo bisogno di utilizzare una strategia. Questo è il motivo per il quale dobbiamo utilizzare frammenti multipli di azioni programmate, per essere in grado di concentraci su quello che è essenziale, per trattare il rischio in maniera strategica.
Non esiste da una parte un dominio di complessità che include il pensiero e la riflessione e dall’altra un dominio di cose semplici che include l’azione. L’azione è un reame concreto e talvolta essenziale della complessità. L’azione può certamente accontentarsi di una strategia immediata che dipende dalla intuizione, da un dono personale di strategia. Ma può anche beneficiare di un pensiero complesso, ma il pensiero complesso è prima di tutto una sfida.
Una visione semplificata, lineare provoca una mutilazione della casualità. Ad esempio, la politica del pestrolio prende in considerazione solo il fattore prezzo senza considerare l’esaurimento delle risorse naturali, le tendendenze indipendenti delle varie nazioni produttrici, o le convenienze politiche. Gli esperti espellono dalla loro analisi la storia, la geografia, la sociologia, la politica, la religione, la mitologia, e tutte assieme esse si prendono la loro rivincita.

LA MACCHINA NON BANALE
Gli esseri umani, la società, le aziende – questi sono esempi di macchine non banali. Una macchina banale è una macchina tale che conoscendo tutti gli ingressi si conoscono tutte le possibili uscite. Nel momento in cui si conosce tutto ciò che entrato nella macchina, si è in grado di predirne il comportamento. Per un certo aspetto, anche noi siamo macchine banali il cui comportamento può essere generalmente previsto.
In realtà la vita sociale ci richiede proprio queto: che ci comportiamo come macchine banali. Naturalmente noi non ci comportiamo come puri automi, ricerchiamo mezzi non banali non appena ci accorgiamo di essere in grado di raggiungere i nostri obiettivi. Quello che è di fondamentale importanza è che durante i momenti di crisi, i momenti di decisione, la macchina diventa non banale: agisce in una maniera che non può essere prevista. Ogni cosa che ha a che fare con l’emersione di una novità è non banale e non può essere previsto. Così, quando gli studenti cinesi scesero in strada in migliaia, la Cina divenne una macchina non banale. In Unione Sovietica, nel 1987-1989, Gorbachev si è comportato come una macchina non banale. Tutto ciò che capita nella storia, in particolar modo nei momenti di crisi, sono eventi non banali che non possono essere previsti in anticipo. Giovanna D’Arco, che sentì le voci e decise di andare ad incontrare il re di Francia, si stava comportando in modo non banale. Tutto ciò che accade nella politica mondiale è nato in modo inaspettato.
Le nostre società sono macchine non banali nel senso che conoscono incessantemente crisi politiche, economiche e sociali. Ogni crisi comporta un aumento di incertezza. La prevedibilità si riduce. Il disordine diventa minaccioso. Gli antagonismi inibiscono la complementarità, i conflitti virtuali si concretizzano. Le strutture regolative smettono di funzionare. Dobbiamo abbandonare la programmazione ed inventare nuove strategie per uscire dalla crisi. Dobbiamo abbandonare le soluzioni che hanno funzionato nelle crisi passate ed elaborare nuove soluzioni.

PREPARARSI ALL’INATTESO
La complessità non consiste in una ricetta per conoscere l’inatteso, ma ci rende prudenti ed attenti. Non ci permette di cadere addormentati in un apparente e banale determinismo meccanico. Ci mostra che non dobbiamo credere che ciò che sta funzionando ora continui ad andare avanti in maniera indefinita. Dovremmo ben sapere che tutto ciò di importante che è avvenuto nella storia del mondo e nella nostra vita è avvenuto in modo totalmente inatteso, tuttavia continuiamo ad agire come se l’inatteso non comparirà più. Scrollarsi di dosso questa pigrizia mentale è una lezione di pensiero complesso. Il pensiero complesso non rifiuta la chiarezza, l’ordine o il determinismo. Sa che però essi non sono sufficienti, sa che non possiamo in alcun modo programmare la scoperta, la conoscenza o l’azione.
La complessità necessita di una strategia. Certo, segmenti programmati di sequenze nelle quali non c’è casualità sono utili e necessarie. In situazioni normali l’auto pilota è possibile, ma viene richiesta una strategia non appena si presenta l’inatteso o l’incerto, che è come dire non appena appaiono i problemi importanti.
Pensieri semplici risolvono problemi semplici senza alcun problema. Il pensiero complesso in sè stesso non risolve problemi, ma costituisce un aiuto ad una strategia che sia in grado di affrontarli. Ci dice: “Aiutati, che il pensiero complesso t’aiuta!”. Quello che fa il pensiero complesso è fornire a ciascuno un avvertimento che dice “Non scordare mai che la realtà è in continuo cambiamento, non dimenticare mai che qualcosa di nuovo può nascere (e necessariamente nascerà)”
La complessità è situata al punto di partenza di una azione più ricca, meno mutilata. Io credo fermamente che meno il pensiero viene mutilato, meno mutilerà gli esseri umani. Dobbiamo ricordare tutti i danni causati dalle visioni semplificate, non solo all’interno del mondo intellettuale, ma nella vita stessa. La maggior parte della sofferenza di milioni di esseri deriva dagli effetti di un pensiero frammentato e unidimensionale.

PORTELLO
Scritto il 28 giugno 2016 at 11:10

se penso ad una civilta’ evoluta, magari di un altro pianeta me la immagino “globale”, stesse regole, organizzata…un po come siamo abituati a vederle nei film di fantascienza…
ma se penso a una tale organizzazione nel pianeta Terra mi viene un po di paura…
credo anch’ io che la soluzione sia un ritorno al passato… un citta’ stato medievale 2.0

solo così si avrebbe la forza e il potere per risanare le nostre citta’ ed amministrarla

magari e’ pura e semplice utopia

cmq sono d’ accordo con Neodimio67… questa globalizzazione ci ha reso piu’ uguali..ci ha fatto perdere le nostre identita’ e paradossalmente ci ha reso piu’ infastiditi dalle diversita’…prima le apprezzavamo e adesso ci dan fastidio forse perche’ ci stiamo assomigliando tutti…un po un ossimoro…

credo che alla fine la via di salvezza saranno le piccole comunita’…alla fine noi ci identifichiamo in quelle…in alcuni gruppi che frequentiamo…un bar…una piazza…un quartiere…una squadra di calcio…per poi passare raramente ad una citta’….una nazione…quando siamo costretti ad unirci per “combattere” o difender i nostri interessi comuni…da agenti esterni…

non so che animale ci assomiglia di piu’ sotto questo punto di vista… forse le iene….

neodimio67
Scritto il 28 giugno 2016 at 11:16

stan­zia­le@fi­nan­za,

No so quale sia il sistema migliore.. io non sono niente più di te per saperlo.. Mi permetto solo di dire che parlare di “città-stato” o di “stato-nazione” (termini che peraltro non ho introdotto io nella discussione) mi sembra voler trovare delle differenze di concetto quando a me sembrano invece di dimensionamento geografico e umano. Violenze, conquiste, prevaricazioni e sopraffazioni sono spesso l’elemento comune alla base della creazione di queste unità.. però è vero quello che scrive John che tra piccole “unità-stato”, chiamiamole così, o meglio “se non vi fossero stati-nazione”.. le guerre “se ci fossero sarebbero locali e poco pericolose”.
Io però tengo presente che 28-27 Stati-Nazione, seppure a sovranità limitata/soppressa, ci sono, sono un fatto consolidato da lingue e retaggi pressoché comuni, è con questo che dobbiamo confrontarci, e dalla loro singolarità si sarebbe potuto / potrebbe provare a ricominciare..

aorlansky60
Scritto il 28 giugno 2016 at 12:03

@ PORTELLO

questa globalizzazione ci ha reso piu’ uguali, forse ci da fastidio forse perche’ ci stiamo assomigliando tutti

uhmmm…

un cinese della classe media è arrivato a percepire 600 $ / mese (*) (in media nel 2015, negli anni precedenti erano MOLTO meno)

un indiano si deve accontentare anche di meno allo stato attuale,

e ci sono altri posto nel mondo dove si percepisce ancora meno…

non sono molto convinto che ci stiamo assomigliando un pò tutti (per esserlo deve passare ancora molto tempo),

specie considerando gli stipendi mensili dei paesi EU economicamente più floridi (germania in particolare)

…………………………………………………………..

(*) sgobbando magari 12 ore/giorno in un lavoro più o meno massacrante, mentre un europeo [in una società che ormai vive più di servizi che di produzione] ha un contratto di 8 ore/giorno per una attività molto meno intensa e faticosa.

aorlansky60
Scritto il 28 giugno 2016 at 12:20

@ Neodimio

però è vero quello che scrive John che tra piccole “unità-stato”, chiamiamole così, o meglio “se non vi fossero stati-nazione”.. le guerre “se ci fossero sarebbero locali e poco pericolose”.

il che purtroppo corrisponde anche ad un utopia (quella dell’assenza o l’annullamento di più Stati Sovrani per come conosciamo l’organizzazione attuale a favore di un unico Stato Sovrano),

poichè l’organizzazione umana, per come essa è stata tramandata dalla Storia,

prevede appunto un sistema che si è mosso ed evoluto nei secoli (millenni) attraverso un archetipo fatto di Stati Sovrani,

che si sono confrontati, contrastati [e combattuti] nel tempo, portando il film dell’umanità attraverso l’evoluzione nota fino allo stato attuale che stiamo vivendo;

il film è tutt’ora in pieno svolgimento beninteso, e potrà portare molte sorprese, anche se non nell’immediato – ma sarà bene che coloro che ancora credono l’Occidente a capo dei destini dell’uomo si convincano che potrebbe essere in atto un turning point decisivo a favore di un nuovo player (che tanto nuovo non è visto che come ricorda spesso JOHN possiede una storia una cultura e una tradizione ultra millenaria) : parlo della Cina ovviamente, dato che questa è una nazione indubbiamente economicamente FORTE [sotto tutti i punti di vista potenziali] unita al fatto di essere GIOVANE (nascite in continuo costante aumento, a maggior ragione ora che il governo locale ha revocato la restrizione sul secondo figlio a famiglia) e sopratutto perchè SONO IN TANTI (1,4 miliardi di esseri allo stato attuale, e tutti desiderosi di poter vivere una vita non dai sapori rurali (contadini a coltivare i campi) come quella dei loro bisnonni, ma più in linea con quella dell’occidentale medio).

phitio
Scritto il 28 giugno 2016 at 12:26

John, vorei farti sapere qualche cosa di cui sono convinto, in base alle mie fonti, e qualche nozione cardine
a) non ci sara’ una guerra nucleare nel nostro futuro
b) ci sara’ disooluzione economica e politica in europa e nel resto del mondo, ma questo avra’ leffetto di ridurre i flussi migratori, insieme ai coomerci
c) salteranno fuori soluzioni (tecniche e comportamentali) inedite che permetteranno una localizzazione delle attivita’ economiche in senso di una maggiore sostenibilita’ e resilienza
d) Tutto questo sara’ doloroso e per un certo periodo qualcuno potra’ anche disperarsi, ma non sara’ affatto l’apocalisse, in nessun senso

RIcorda due cose:
1) Nessuno di umano detiene il controllo, di nulla
2) siamo esseri immortali e stiamo sperimentando esattamente quello che abbiamo progettato di sperimentare, in questo luogo ed in questo tempo, sulla terra.

Io ho smesso di angosciarmi, e ho iniziato a vivere decisamente meglio, dopo queste illuminazioni. Vivo meglio il momento, e scelgo piu’ liberamente nel momento di fare la cosa giusta.

aorlansky60
Scritto il 28 giugno 2016 at 12:35

@ Phitio

2) siamo esseri immortali

??????????

…volevi dire “mortali” forse ?? (carnalmente e biologicamente parlando, almeno…)

…anche ammesso che immortali lo potremmo essere in quanto specie allo stato più evoluto attualmente presente sul pianeta che riproducendosi [al ritmo noto] non farebbe altro che confermare l’attuale posizione in cima alla catena alimentare,

65 milioni di anni fà un altra specie dominava incontrastata (e davvero lo era),

salvo che un imprevisto bastò a cancellarla definitivamente dalla scena decretando un nuovo inizio on planet Earth…

non è affatto detto che l’episodio non si possa replicare, anche se in un futuro lontano, o più vicino di quello che si possa immaginare, chissà…

john_ludd
Scritto il 28 giugno 2016 at 12:44

neo­di­mio67@fi­nan­za,

Concedimi un merito, uno solo. Fornisco qualche stimolo per allargare la discussione. Certo ho i miei difetti, traspare insopprimibile una certa aurea di superiorità e supponenza, ma è poi davvero importante ? Se a qualcuno interessa quel che propongo di sicuro approfondirà per conto suo come è già accaduto, visto che in tanti si sono interessati a temi che ho proposto. I difetti che mi porto dietro fanno del pacchetto con sopra scritto “attenzione, materiale imperfetto”. La curiosità, la voglia di imparare, di mettersi in discussione è la forza insopprimibile che ci separa dal resto del genere animale; però ha bisogno di un’ambiente adatto per svilupparsi, per questo la scuola viene castrata, la storia insegnata è un’invenzione e i ricchi vogliono sudditi ignoranti, altrimenti non sarebbero sudditi. Se ti ho fatto incazzare ma sotto sotto pensi che io abbia qualche ragione così che poi, curioso come sei ci pensi un pò su, avrò svolto il mio imperfetto compito come mi ero preposto. Ciao.

john_ludd
Scritto il 28 giugno 2016 at 13:59

phi­tio@fi­nan­za,

Phitio mi sforzo di leggere quanto avviene secondo la teoria della complessità, della fisica statistica e, aggiunta recente, delle neuroscienze e della psicologia comportamentale. Se chiedi a un fisico cosa è il futuro ti risponderà così: è la prossima configurazione di ogni molecola dell’universo. Se gli chiedi se lo puoi prevedere ti risponderà con un esempio come questo: prendi una pentola piena d’acqua e considerala come un sistema chiuso. Il suo futuro è prevedibile ? Sì lo è, il movimento delle singole molecole non lo possiamo conoscere ma come quello del fluido nel suo complesso sì, alla perfezione. Ora cambia il sistema, aprilo all’esterno, accendi il fuoco. Il futuro è prevedibile ? Non lo è sebbene conosciamo alla perfezione le leggi che governano il sistema (le leggi della termodinamica). Sappiamo che se aggiungiamo calore a un sistema quello inizia ad agitarsi e non sono più solo le singole molecole ad avere un moto (peraltro locale) imprevedibile ma il fluido nel suo complesso. A un certo punto il fluido non è più tale si ha un passaggio di stato e diviene vapore, si disperde nell’ambiente e poi da qualche parte chissà dove, chissà quando si condensa di nuovo. Ora l’ambiente naturale è infinitamente più complesso di una pentola, dunque è più o meno prevedibile di una pentola piena di acqua calda ? Una società di 8 miliardi di uomini cui stai comunicando calore in tutti i modi possibili è prevedibile ? Se questa società dispone di mezzi in grado di distruggerla 10000 volte e ha dimostrato e dimostra di ignorare le leggi della natura, di non comprendere la funzione esponenziale, di non avere la più vaga idea di come porsi davanti alla complessità preferendo al contrario un’attitudine che amplifica l’imprevedibilità e accentua la possibilità di un cambio di stato, sia esso sociale o sia esso ambientale, non si può escludere nulla ad eccezione di quello che la fisica della complessità applicata alle società umane ha come assiomi 1) un sistema complesso tende a divenire sempre più complesso 2) raggiunto un certo livello, non noto e non prevedibile, il sistema decade dal corrente punto di massimo energetico verso un punto di minimo metastabile e lo fa massimizzando il gradiente entropico ovvero seleziona tra i vari percorsi possibili quello che più velocemente porta a una nuova stabilità. L’analogia tra sistemi naturali e sistemi umani non sussiste. Prendiamo il caso del metabolismo degli essere viventi, il consumo energetico cresce in maniera inversamente proporzionale alla massa, cioè un colibrì consuma enormemente più energia per unità di massa di una balena, per questo esistono entrambi e sono stabili. Per le creazione umane vale l’opposto: una metropoli assorbe energia in modo più che proporzionale alla propria dimensione. La traiettoria dei sistemi naturali è per lo più piatta, sono in uno stato di equilibrio (quasi) perfetto che viene interrotto solo da eventi esogeni come un’eruzione vulcanica. La traiettoria dei sistemi umani segue una curva asimmetrica, una fase di lento accumulo seguita da una crescita esponenziale, una fase di ondulato massimo seguita da una rapida perdita di complessità. Non è mai esistita alcuna eccezione e non potrebbe esistere in quanto violerebbe le leggi della termodinamica, l’unica possibilità per evitare un collasso incontrollato è una volontaria riduzione di complessità e del grado di interconnessione. Vedo la natura dell’euro sotto questa ottica, un esempio di aumento di complessità. E’ possibile che esso proceda verso un’ulteriore aumento di complessità ma l’esito finale è nella fisica della complessità. Lo stesso in tempi rapidi, forse tutti insieme, accadrà altrove. L’intensità energetica dell’economia americana è oltre 2 volte quella europea, 4 volte la Cina, 10 volte l’India. Certo la l’intensità pro/capite pesa meno dell’intensità assoluta ma qui la classifica cambia in maniera residuale. Non ci sono eccezioni alle leggi di natura e quanto scrivi (che esclusi una guerra) è in contraddizione con l’imprevedibilità del futuro che comprende anche la possibilità che non ci sia. Ma qui si apre un altro filone che tocco solamente: non sono le grandi probabilità a determinare l’andamento delle grandi cose, ma le piccole, sulle prime ci possiamo ragionare, sulle seconde mai, è impossibile. Una razza senziente che vorrebbe governare il proprio futuro deve intraprendere una strada opposta a quella odierna: ridotta interconnessione tanto per iniziare, poi il resto. Ma se non si riesce a ridurre il più interconnesso e mal-funzionante dei sottosistemi, quello finanziario, come si può pensare al resto ? Se il tema delle piccole probabilità, dei sistemi robusti, dell’opposto funzionamento dei sistemi naturali e umani con enfasi sul sistema finanziario, puoi trovare cibo per la mente nell’ultimo libro di Nassim Taleb “Antifragile” che contiene peraltro il suggerimento anche una scaltra strategia di investimento.

john_ludd
Scritto il 28 giugno 2016 at 14:14

phi­tio@fi­nan­za,

“Io ho smesso di angosciarmi, e ho iniziato a vivere decisamente meglio, dopo queste illuminazioni. Vivo meglio il momento, e scelgo piu’ liberamente nel momento di fare la cosa giusta.”

non ho alcuna angoscia a causa del futuro globale, per me, quanto di cui parlo, è una curiosità nel senso più alto del termine, abbiamo questa enorme massa di neuroni e una volta attivato il meccanismo dell’apprendimento non si può più fermare: croce e delizia. Si fermerà un giorno, bastano 3-5 minuti senza ossigeno e poi non resta più nulla, ma fino ad allora ci sono occasioni su occasioni per conoscere che il mio unico scopo. Ma credo in qualcosa, non nel nulla cosmico, credo nell’evoluzione, basta una tavolozza di materiale genetico, energia e un tempo praticamente infinito. Qui o ci sarà sempre vita in qualche forma, sinché c’è energia c’è moto e sinché c’è moto esiste il tempo.

neodimio67
Scritto il 28 giugno 2016 at 14:46

john_­ludd@fi­nan­za,

Di meriti John ne hai tanti e lo sai, ma non vorrei con questo che la tua “aurea” trasparisse ancor di più, scherzo ovviamente.. Non mi metto sul tuo piano, forse a differenza tua non mi sento così sicuro delle mie convinzioni proprio perché, anche per mia modestia, sono sempre pronto a metterle in discussione se mi vengono proposti nuovi argomenti e nuovi modi di analizzare/valutare le medesime. Non mi metto sul tuo piano neanche culturalmente, perché se è vero che in assoluto ritengo di leggere molto, le mie predilezioni vanno ai grandi romanzieri classici russi e inglesi, in relativo (rispetto a te) un’inezia, con specifico riferimento a saggi di economia, fisica et al. In aggiunta quando intervieni nel blog ti leggo sempre avidamente e ti ringrazio, come molti altri immagino, per gli spunti di riflessione con cui pungoli il tuo pubblico con intelligenza e argomentazioni complesse, stratificate. Quando poi, a cicli, interrompi i tuoi interventi ne confesso la mancanza. Tutto ciò perché tu non possa dubitare che su certi aspetti del primo post convengo con te sinceramente (e l’ho fatto presente a Stanziale) su altri ho una personalissima opinione che tu sentenzi “improvvida” e che andrebbe “superata” (mi chiedo se viceversa, leggi mai post che ti stimolano a riformulare le tue convinzioni, se sei ugualmente critico con te stesso, ma credo sia pleonastico). Dov’è l’orrore?
Voglio ulteriormente spiegare, senza voler sembrare pedante, tornando al mio post, che per me (immagino che sia un pensiero da trogloditi, primordiale, il buon senso è oramai materia da coatti estremisti..) la famiglia propriamente detta (uomo-donna e pargoli) è la base della società. Dall’insieme di famiglie si generano comunità, quartieri, città-stato, STATI-NAZIONE Unione di Stati-Nazione, Unione Globale di Stati Nazione. Il parallelismo con la famiglia è il mio ideale, anche da un punto di vista gestionale (uno Stato persegue prioritariamente i propri interessi intesi come interessi dei propri concittadini, della propria “famiglia allargata”, come dici tu). Un problema è il dimensionamento (che avevo tralasciato nel mio primo post) perché si può banalmente affermare che al crescere della dimensione cresce la possibilità di guerre, devastazioni di ogni genere. Non solo: cresce il senso di non appartenenza del singolo individuo e diminuisce la percezione di importanza dell’individuo stesso in seno alla società in cui vive. Io, nel mio credere attuale, dei livelli di comunità citati, sono fermo allo stato-nazione, OVVIAMENTE QUINDI NON PERCHE’ LO PREFERISCA, quanto per mero pragmatismo a fotografia di un dato di fatto (seppure con la lunga scia di morte e sofferenze che ne ha determinato la creazione): questo è il nostro Stato, con la nostra comune lingua ad unirci, e le reliquie che restano, delle nostre tradizioni, usi, costumi ecc… se ve ne sono ancora.. Ciao e pardòn per la prolissità

quesalid
Scritto il 28 giugno 2016 at 16:19

Noologia = Possessione

Secondo Marx “i prodotti della mente umana appaiono quasi esseri indipendenti, forniti di loro propria corporalità ed in comunicazione con gli uomini e tra sè stessi”.
Portanto questa linea di ragionamento un pò più avanti, possiamo dire che le credenze e le idee sono non solamente un prodotto della mente: esse sono anche stati mentali che possiedono una loro propria vita ed un loro proprio potere. Questo è il motivo per cui possono impossessarsi di noi.
Dobbiamo essere consci che una noosfera nacque all’alba della umanità, una sfera di oggetti della mente con la sua parata di miti e di dei, e lo straordinario slancio di questi esseri spirituali ha spinto e trascinato l’homo sapiens nella esaltazione, nella adorazione, nell’estasi, nei massacri, nelle crudeltà, e nelle cose più sublimi sconosciute nel resto del regno animale. Sin da quell’alba primitiva, noi viviamo nel profondo di una foresta di miti che arricchisce le nostre culture.
La noosfera, pura creazione delle nostre anime e delle nostre menti, è in noi e noi siamo nella noosfera. I miti prendono forma, consistenza, realtà dalle fantasie formate nei nostri sogni e nelle nostre immaginazioni. Le idee prendono forma, consistenza, realtà dai simboli e dei pensieri della nostra intelligenza, I Miti e le idee tornano a noi, ci invadono, ci danno emozioni, amore, odio, estasi, furia. Esseri umani posseduti possono morire o uccidere per un dio, per una idea.
Ancora oggi nel terzo millennio, i nostri “demoni” ideali, come i Demoni dei Greci e talvolta come i Demoni del Vangelo, sommergono la nostra coscienza, ci rendono inconsci mentre ci danno l’illusione di essere super coscienti.
Le società addomesticano gli individui attraverso i Miti e le Idee che a loro volta addomesticano le società e gli individui. Ma, in maniera reciproca, gli individui potrebbero addomesticare le proprie Idee, proprio nella stessa maniere in cui possono controllare le proprie società che li controlla. Nel complesso gioco di mutua servitù-sfruttamento-parassitismo tra queste tre istanze (l’individuo, la società e la noosfera) potrebbe essereci spazio per cercare una simbiosi. Il che non significa cercare di ridurre le idee a puri strumenti e ridurle a semplici cose. Le idee esistono attraverso e per gli uomini, ma anche gli uomini esistonno attraverso e per le idee. Non possiamo pensare di fare buon uso delle idee se non sappiamo anche in che modo noi possiamo essere utili a loro. Non ci siamo forse resi conto di essere posseduti? Non possiamo quindi cercare di dialogare con le nostre idee? Cercare di controllarle come loro controllano noi e sottoporle a controlli di verità o errore?
Qualunque idea o teoria non dovrebbe essere puramente e semplicemente strumentalizzata, nè essa dovrebbe imporre su di noi i suoi verdetti in maniera tirannica; dovrebbe invece essere relativizzata ed addomesticata. Una teoria dovrebbe assisterci ed orientarci nelle strategie cognitive adottate dalla specie umana.
E’ difficile per noi distingure il momento di separazione e di opposizione tra cose che fluiscono dalla stessa sorgente: l’Idealità, un modo di esistenza richiesto dalle idee per trasmettere la realtà, dall’Idealismo, la realtà quando viene posseduta da una idea; la Razionalità, un sistema di dialogo tra le idee ed il reale, dalla Razionalizzazione, che blocca tale dialogo. In modo analogo, è difficile riconoscere i Miti nascosti sotto l’etichetta della scienza o della ragione.
Di nuovo, osserviamo che il maggior ostacolo intellettuale all’apprendimento risiede nei nostri mezzi intellettuali di apprendimento. Lenin diceva che i fatti sono cocciuti. Ma non riuscì a realizzare che le idee fisse e le idee guida – proprio le sue idee – erano ancora più cocciute. I miti e le ideologie divorano i fatti. Eppure è proprio attraverso le idee che noi siamo in grado di percepire le carenze ed i pericoli di una idea. Da cui un paradosso ineludibile: dobbiamo combattere una battaglia cruciale contro le idee ma non possiamo farlo senza l’aiuto delle idee.
Dovremmo sempre ricordare di tenere le nostre idee al loro posto, come mediatori della realtà e non identificarle con la realtà stessa. La sole idee nelle quali dovremmo credere sono quelle idee che includono l’idea che la realtà resiste ad ogni idea. Questo è un compito indispensabile nella lotta contro le illusioni.

Edgar Morin – Seven Complex Lessons in education for the future

kry
Scritto il 28 giugno 2016 at 16:57

Illusione – realtà
imperfetto – perfetto
finanza – antropologia

questa notte farò degli incubi

altro che pensieri lenti e veloci … di Kahneman.

Questo sta diventando un veliero atomico.

inzzane
Scritto il 28 giugno 2016 at 17:16

Non sono d’accordo… Si parte delle cose che dici sono vere… Ma in linea di massima chi ha scritto non sa perché i greci non permettevano il suffragio universale.
Oclocrazia e Democrazia sono diverse ma entrambe premiano le Working Class in particolare l’oclocrazia ed entrambe possono sfociare in Tirannide.

Il blogger si sbaglia la seconda guerra mondiale non è figlia del Sogno Europa ma del Nazionalismo e delle scelte basate sul sentimento.

Chi manda davvero avanti la baracca sono le Upper class e le Aziende.

Non la working class e gli operai… E in sistemi democratici e nella democrazia diretta conta il Numero non le competenze.

La quantità vince sulla qualità…

Si dovrebbero trasformare le working class in middle class dal punto di vista nozionistico per avere un filtro al Voto GIUSTO.

In una parola —> Istruzione

madmax
Scritto il 28 giugno 2016 at 23:36

quesalid@finanza,

Morin e’ un grande!!!!

I miti si inventano e poi restano nell’inconscio collettivo! Ne prendo due uno sacro ed uno profano: il primo mito il 25 Dicembre come giorno di Natale. Non sto scherzando in nessuna Sacra scrittura e’ presente la data del 25 cone nascita del Cristo, pero’ oggi lo diamo per scontato. Quello profano: quante volte avete sentito dire che gli scozzesi hanno i tartan ovvero i tessuti diversi, semplicemente frottole.
Il tartan si diffuse nel 1820 per ragioni commerciali ma ne ricamarono sopra una storia fantastica che ancora oggi la riteniamo vera!
Se volete approfondire: http://www.eastjournal.net/archives/47624
Per cui ecco che la mente puo’ creare tutto :)

aorlansky60
Scritto il 29 giugno 2016 at 08:27

@ Neodimio

Dall’insieme di famiglie si generano comunità, quartieri, città-stato, STATI-NAZIONE Unione di Stati-Nazione, Unione Globale di Stati Nazione. Il parallelismo con la famiglia è il mio ideale, anche da un punto di vista gestionale

il tuo ideale è indubbiamente MOLTO NOBILE, ma si scontra con quella che è la realtà pratica dimostrata dall’uomo :

senza andare troppo lontani da noi, l’italia è l’esemplificazione spettacolare del fenomeno di CAMPANILISMO e di ANTAGONISMO acceso tra città confinanti, ma che dico, di astio e contrasto perfino tra paesini piccolissimi quando confinanti, che a volte “non si possono vedere” reciprocamente;

è curioso notare che la mia vita inizia in Francia (uno Stato che notoriamente fà dell’UNITA’ Nazionale uno dei suoi punti cardine) dalla quale ho assorbito i primi sentori di COMPATTEZZA già dalla scuola elementare, per poi essere deportato mio malgrado [avevo 9 anni e non potevo scegliere] in Italia dove ho preso contatto con il sentimento opposto : a Parma dove risiedevo nei primi anni ’70 era stranoto e proverbiale [ancora oggi] l’antagonismo che regna tra questa e Reggio E. e più tardi ho constatato quanto sia forte l’astio tra Chiavari e Lavagna [un unico insediamento cittadino separato solo da un torrente -l’Entella- le cui rispettive cittadinanze si guardano da secoli in cagnesco] zone che frequento ultimamente piuttosto spesso, e credo che dalle altre parti d’Italia sia più o meno lo stesso.

l’Italia deve scontare questo particolare rispetto agli altri Stati sovrani competitori (il primo esempio ovvio, la Francia), e il dettaglio non è da poco :

questa disunione di fatto si traduce su tutta la linea strategica sulla quale si muove il paese, condizionandola fortemente in NEGATIVO : per es guardiamo un settore in cui l’Italia dovrebbe primeggiare, data la sua fortuna geografica, IL TURISMO, ebbene è impossibile non notare una strategia dissociata con cui ogni REGIONE prima, e ogni PROVINCIA poi si muove perseguendo la propria via unilaterale.

Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi

e il suo destino è facile da prevedere, aggiungo io…

—————————————————————————————————

@ JOHN

la gente che prende posizione sul Brexit o sul Bremain continua a non avere la più pallida idea di chi sia e dove stia il VERO nemico, come sia abile, come conosca l’arte della mimetizzazione e della propaganda. Ma è lì da molto prima, è nella Bibbia, nei testi orientali di 2500 anni fa è nel Corano

è piuttosto sorprendente leggere questo da Te, JOHN, persona e mente evoluzionista, prima ancora che assai dotta e colta;

forse intendevi altro in quello che hai scritto [qualcosa di più umano forse], però le parole così espresse indicano senza ombra di dubbio IL VERO NEMICO

che l’uomo non riesce [mai] ad individuare, con il risultato che individua il suo prossimo come tale, o il suo vicino, o il suo paese confinante, oppure uno Stato sovrano vicino…

IL VERO NEMICO è assai astuto nel mimetizzarsi proprio come hai detto, e proviene da molto lontano,

è nella Bibbia proprio come hai detto,

ed egli sa quanto l’uomo possa essere distratto, vanesio al punto di correre inutilmente dietro il vento, privo di ACCURATA CONOSCENZA e per questo assecondabile ad esso,

lui che è la negazione e l’opposto della VERITA’.

john_ludd
Scritto il 29 giugno 2016 at 09:32

aor­lan­sky60,

vedi, io ritengo se uno vuole credere in un Dio o in più di uno è una decisione personale e inviolabile, rispettabile al 100% finché non viene a casa mia con una mazza pretendendo che io la pensi come lui. Se uno trova conforto in una fede che gli impone un comportamento solidale ne sono solo felice, ma si può avere lo stesso comportamento solidale anche senza la fede. Trovo una forma di spiacevole arroganza l’atteggiamento di personaggi come Piergiorgio Odifreddi, supponenza, sicumera. Nei testi antichi che hanno resistito la prova del tempo, siano essi poemi epici come Iliade e Odissea che testi sacri come la Bibbia o i Veda è codificata la saggezza di centinaia di generazioni di esseri umani che erano in tutto e per tutto uguali a noi, conoscevano l’animo umano, cosa lo muove e lo descrivevano in versi, come una bella storia e come monito nel caso di Omero o per fornire un codice comportamentale come i testi cardine delle religioni. I codici comportamentali sono essenziali se si vuole costruire una società stabile. La parola corretta è STABILE non giusta o sbagliata. La stabilità è un valore in sé, per questo chi sorride con sicumera pensando che la società odierna è superiore a quelle tradizionali è essenzialmente un imbecille anche se ha 3 lauree. Per la natura di cui facciamo parte, che ci fornisce il calore senza il quale siamo tutti morti, il valore sta nel superare la prova del tempo. Antiche civiltà sono durate secoli e secoli, la nostra mostra evidenti segni di cedimento dopo meno di 200 anni malgrado l’esplosione esponenziale della conoscenza scientifica e tecnologica. Cosa le manca ? Un codice comportamentale.

charliebrown
Scritto il 29 giugno 2016 at 10:12

john_­ludd@fi­nan­za,

aor­lan­sky60,

Qualche giorno fa, prendendo lo spunto dalle parole di Andrea Mazzalai, avevo scritto due righe sull’argomento “orgoglio nazionale”. Ieri sera verso mezzanotte leggevo quanto è stato scritto da John_Ludd e altri sulla realtà “nazione”: sovrastruttura opprimente? estensione della famiglia?
Certo rispondere ad argomentazioni così articolate è difficile e in effetti io sono in difficoltà. Nella mia mente si agitano i fantasmi di Einstein, di Philippe Leroy, di Carducci. A questi le mie letture mi rimandano quando penso alla nazione, a uomini di valore nazionalisti o avversari del nazionalismo. Sì, anche Philippe Leroy è un uomo di valore.

Nell’impossibilità qui esplicitata di essere all’altezza sull’argomento “nazione”, ho deciso di ritirarmi su posizioni a me più congeniali, di ritornare alle mie letture di biochimica e biologia molecolare che già quando studiavo collegavo ai grandi temi di Dio e dell’evoluzione e sempre più negli anni mi sono servite a cercar di capire come sono andate le cose che non ho visto. A cercar di capire, non a capire con certezza. Ritengo comunque una fortuna immeritata avere conoscenze di biochimica. Almeno sono vaccinato contro la superficialità dei dogmatici dell’una e dell’altra parte.

Dunque buona estate a Voi, gentili interlocutori, ai quali anche mestamente confesso (sono ripetitivo, ma mi brucia troppo) che la biochimica purtroppo non mi ha salvato dall’essere un pollo in borsa.

aorlansky60
Scritto il 29 giugno 2016 at 11:19

@ CharlieBrown

la biochimica purtroppo non mi ha salvato dall’essere un pollo in borsa.

non ti avvilire; il soldo non merita questo,

(che Tu ti avvilisca per esso)

purtroppo per come il sistema è organizzato,

il soldo è importante, ma non è tutto,

guai se lo fosse.

———————————————

@ JOHN

se uno vuole credere in un Dio o in più di uno è una decisione personale e inviolabile,
rispettabile al 100% finché non viene a casa mia con una mazza pretendendo che io la pensi come lui.

la VERITA’ non fa uso della violenza per costringere l’uomo a conoscerla e a seguirla.

TUTT’ALTRO. La VERITA’ desidera essere ricercata [dall’uomo], ma non di imporre la sua volontà [su di esso].

Nei tempi attuali, coloro che in nome della VERITA’ perseguono e fanno uso della VIOLENZA per imporla ai propri simili sono sulla via errata, pur credendo di essere in possesso della VERITA’ e seguaci di ESSA, ma errano nell’oscurità, sbagliando non sapendo di sbagliare, perchè non posseggono ACCURATA CONOSCENZA [della VERITA’].

Durante il suo ministero in Terra, Gesù CRISTO il MESSIA inviò i propri Apostoli a testimoniare la VERITA’ nei villaggi e nelle terre di Galilea, di Samaria e di Giuda, dicendo loro di annunciare, prima di ogni altro saluto, “PACE” a chi li accoglieva nella propria casa,
ma se questi non erano disposti ad ascoltare la buona novella della venuta del Regno, raccomandò ai suoi discepoli di salutarli gentilmente e di andarsene (e non di prendere a mazzate in testa anche i più reticenti o coloro che si mostravano duri di testa e di cuore alla comprensione del VERBO)

la VERITA’ è UNA;

e la VERITA’ [al pari della SAPIENZA] va ricercata dall’uomo, permettendo che ESSA entri dentro l’uomo;

ESSA sembra lontana e difficile da trovare e da comprendere, ma è lì, molto più vicina all’uomo di quanto egli possa immaginare.

la VERITA’ è anche scomoda da accettare, specie per l’uomo moderno rigonfio di fiducia nella tecnologia e nell’evoluzione che la sua specie ha raggiunto in questi ultimi tempi (e più in generale nel corso del secolo “breve” – il 900), non ultime una numerosa serie di filosofie elaborate dall’uomo nel tentativo di dare una spiegazione al VERO significato della VITA e ai misteri che [l’uomo] non è ancora riuscito a svelare,

alle quali la VERITA’ [al pari della SAPIENZA] sorride.

stanziale
Scritto il 29 giugno 2016 at 13:16

john_ludd@finanza,

Caro Aorlansky, trovo i tuoi commenti delle 8.27 particolarmente indovinati, sia nella seconda parte a John: si capisce benissimo di chi parli e sono d’accordo. Che nella prima parte, a Neodimio: ci manca qualcosa, a noi italiani, per esprimere tutte le potenzialita’, ed io infatti l’avevo buttata li parlando dell’epoca d’oro, il tempo dei comuni, quando fiorirono la maggior parte dei nostri migliori geni. Nell’articolo che avevo linkato, si parlava di come i nostri antenati fossero attenti ed avessero cura di difendere la forma politica scelta, infatti c’era una rotazione continua dei cittadini nelle cariche politiche, ben sapendo i danni prodotti dalle fazioni. Siamo rimasti campanilisti, la nostra citta’ e’ la nostra patria, generalmente. E piu’ lo stato unitario-peggio ancora la Ue- e’ grosso, e peggio e’, le scelte calano dall’alto ed i cittadini non vanno piu’ a votare. Mi rendo conto che sto’ scrivendo ovvieta’.

stanziale
Scritto il 29 giugno 2016 at 13:44

stanziale@finanza,
Perche’ devo sempre padellare qualcosa? il commento era per aorlansky.

aorlansky60
Scritto il 29 giugno 2016 at 14:28

no problem, caro Stanziale

:-)

avevo capito.

;-)

phitio
Scritto il 29 giugno 2016 at 16:55

john_ludd@finanza:
phi­[email protected]­nan­za,

“Io ho smesso di angosciarmi, e ho iniziato a vivere decisamente meglio, dopo queste illuminazioni. Vivo meglio il momento, e scelgo piu’ liberamente nel momento di fare la cosa giusta.”

non ho alcuna angoscia a causa del futuro globale, per me, quanto di cui parlo, è una curiosità nel senso più alto del termine, abbiamo questa enorme massa di neuroni e una volta attivato il meccanismo dell’apprendimento non si può più fermare: croce e delizia. Si fermerà un giorno, bastano 3-5 minuti senza ossigeno e poi non resta più nulla, ma fino ad allora ci sono occasioni su occasioni per conoscere che il mio unico scopo. Ma credo in qualcosa, non nel nulla cosmico, credo nell’evoluzione, basta una tavolozza di materiale genetico, energia e un tempo praticamente infinito. Qui o ci sarà sempre vita in qualche forma, sinché c’è energia c’è moto e sinché c’è moto esiste il tempo.

Piu’ nulla?

Sappi chequello che ci si porta dietro dopo la morte e’ praticamene tutto il necessario: identita’, affetti, emozioni e lezioni apprese in questa particolare vita.
Prima di decidere per il nuovo giro.

john_ludd
Scritto il 29 giugno 2016 at 20:31

phi­tio@fi­nan­za,

vorrei poterti credere, non costa nulla ma o ci credi oppure no e per me è no. Non c’entra una cippa con il blog neppure alla lontana. Stiamo sbragando, io per primo, capita, è entropia. Sbragexit !

kry
Scritto il 30 giugno 2016 at 00:48

john_­ludd@fi­nan­za,

— ” Cosa le manca ? Un codice comportamentale. ” —

Fatto semplicemente da qualche ” ooooooooo” ( non sono 000000 ) in particolare 2

1) https://it.wikipedia.org/wiki/Onest%C3%A0
L’onestà (dal latino honestas) indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l’astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all’ambiente in cui si vive.

L’onestà si contrappone ai più comuni disvalori nei rapporti umani, quali l’ipocrisia, la menzogna ed il segreto.

In molti casi la disonestà si configura come vero e proprio reato punibile penalmente, ad esempio nei casi di corruzione e concussione di pubblici ufficiali e falsa testimonianza. L’onestà ha infatti un’importante centralità nei rapporti sociali e costituisce uno dei valori fondanti dello stato di diritto.

2)https://it.wikipedia.org/wiki/Onore

Il termine onore è usato ad indicare un sentimento che comprende la reputazione, l’autopercezione o l’identità morale di un individuo o di un gruppo.

In generale, poste di comune condivisione talune regole comportamentali nell’ambiente di riferimento, l’onore corrisponde al diritto di rispetto da parte degli altri come conseguenza premiale del contemporaneo dovere di rispetto degli altri. Nel concetto di rispetto sono da includersi anche regole che impongono l’obbligatorietà del sacrificio in presenza di determinate situazioni di difficoltà proprie od altrui.

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