JOBS REPORT: SEGNALI DI PERICOLO!

Scritto il alle 08:30 da icebergfinanza

Torniamo ad occuparci anche solo per un attimo del recente rapporto di lavoro uscito venerdì in America senza dimenticare che da quando è uscito l’ultimo Machiavelli…

Immagine ImmagineAbbiamo più volte detto che l’andamento dell’occupazione è un indicatore ritardato del ciclo economico.

Come dimostra il grafico qui sopra, osservare quelli che loro continuano a considerare report di lavoro comunque vicini alla piena occupazione non significa nulla, ( lo ZERO testimonia mediamente ciò che è accaduto in passato dopo il primo mese di recessione, come spesso viene individuato almeno sei mesi dopo l’inizio ) perchè come insegna la storia, un crollo del mercato del lavoro può arrivare all’improvviso e il numero degli occupati può restare a lungo tra i 100/200.000 posti di lavoro prima di invertire definitivamente la rotta.

A proposito della qualità dei posti di lavoro creati in America, diamo un’occhiata a cosa racconta il WSJournal …

Un ritornello che sentiamo spesso è che la maggior parte dei posti di lavoro che i datori di lavoro stanno creando sono , part-time, posizioni minime salariali, temporanei o stagionali che offrono scarsi vantaggi, soprattutto nel settore dei servizi.

“Nessuno può vivere solo con uno di questi posti di lavoro”, ha scritto J. Thomas Gaffney in un commento Facebook a marzo. “Non è la quantità di posti di lavoro che conta, è la qualità, e questi posti di lavoro non sono posti di lavoro di qualità che pagano un salario di sussistenza o forniscono benefici decenti.”

I commenti di Mr. Gaffney, e altri simili, pongono una domanda difficile: Come si misura la qualità di tutti i posti di lavoro che gli Stati Uniti hanno aggiunto o perso in un determinato mese?

In questi mesi abbiamo più volte raccontato con ironia come milioni di posti di lavoro fissi nel settore manifatturiero sono stati sostituiti da milioni di posti di lavoro temporanei nel settore della ristorazione, barman, camerieri e cuochi. La prova l’avete qui sotto e ve la da il giornale di Wall Street il resto sono chiacchiere da bar…

Schermata lavoro

Schermata lavoro

Se mettiamo insieme il settore della ristorazione, tempo libero e turismo e istruzione abbiamo il 50 % dei lavori creati con i primi due settori che valgono per circa il 38 % con un salario medio di 338 dollari a settimana 1200 euro circa. Solo il settore sanitario con 11 % di assunti paga intorno a 1.100 dollari alla settimana ma sappiamo che in questo settore si va dalla paga di un primario sino a quella di un infermiere qualunque.

Tornando a noi, come spiega Wolf Richter le metriche del mercato del lavoro ufficiale negli Stati Uniti, ovvero tasso di disoccupazione, numero di posti di lavoro creati, richieste di disoccupazione settimanali, ecc – sono rimaste immuni al  peggioramento visibile altrove nell’economia americana:

  • Le vendite sono diminuite dalla metà del 2014 .
  • Gli inventari hanno raggiunto livelli di crisi .
  • Gli utili societari, sono caduti per quattro trimestri di fila.
  • La produttività è scesa.
  • Fallimenti commerciali nel mese di aprile sono saliti del 32% anno su anno a 3.482, con Chapter 11 che ha raggiunto il 67% .
  • La recessione ha colpito il settore autotrasporti e il traffico ferroviario è in forte calo con licenziamenti sparsi in tutto il settore,
  • annunci di licenziamento stanno attraversando il paese, tra cui la tecnologia.
  • Il settore retail edilizia è in crisi e si trova di fronte a un’ondata di fallimenti .
  • Il settore del petrolio e del gas è praticamente al collasso.
  • Eccetera.

Alla fine come ben sappiamo , le metriche ufficiali del mercato del lavoro non rispecchiano queste tendenze.

C’è un interessante indicatore del lavoro relativamente recente, sviluppato dagli economisti della Federal Reserve che probabilmente ha fatto cambiare idea sui tassi alla Yellen LMCI un modello basato su BEN 19 INDICATORI sottostanti in nove grandi settori. Visto che di revisione in revisione piano ,piano senza fretta ci stiamo avvicinando alla recessione che i dati ufficiali ancora nascondono, l’ultimo rilascio dei dati di aprile si attesta a -0.9, contro un -2.1 rivisto nel mese di marzo. Selective revisioni al ribasso sono state fatte nel lontano settembre 2011.

Ecco una visione lineare del nuovo indicatore LMCI. Sono evidenziate le precedenti recessioni.

Lavoro Indice condizioni di mercato

Come potete vedere solo sotto il livello di  meno 10 si ha la certezza matematica di una recessione e quindi siamo ancora lontani ma questo indicatore è utile come indicatore della salute generale del mercato del lavoro.

Qui sotto avete una versione concentrata della tendenza di questi 19 indicatori sottostanti che non vengono recepiti se non in parte dal report principale del BLS che come ben sappiamo si basa solo su indagini e quindi domande alle famiglie e alle imprese e non sulla realtà di tasse o salari pagati sul lavoro.

Lavoro Indice condizioni di mercato blocchi di 6 mesi

Dshort sottolinea che non ha potuto resistere alla tentazione di creare un grafico della media mobile a sei mesi dell’indicatore,  modificando l’asse verticale per catturare meglio la profondità della contrazione durante l’ultima recessione.

Lavoro Indice condizioni di mercato 6 mesi Medie Mobili

Come tutti e tre i grafici sopra illustrano, le condizioni del mercato del lavoro si stanno  indebolendo.

Di seguito una tabella che identifica le nove categorie e 19 indicatori di base dell’indicatore LMCI.

LMCI Tabella

Così insieme alla nostra BUSSOLA D’ORO ora abbiamo un altro interessante indicatore da tenere sott’occhio nei prossimi mesi, lasciando perdere le sirene ufficiali.

A proposito a breve non avremo riguardo per nessuno, quindi non leggete i prossimi due post…

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6 commenti Commenta
Chipuòdirlo
Scritto il 12 maggio 2016 at 08:38

Come ulteriore prova della situazione economica americana, segnalo questo link:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-05-11/bufera-retailer-consumatori-non-comprano-e-investitori-vendono-i-titoli-213340.shtml?uuid=ADInJ6F&refresh_ce=1

aorlansky60
Scritto il 12 maggio 2016 at 10:06

questa storia dei grossi retailers americani in crisi (causa migrazione su e-commerce dei consumatori) mi collega immediatamente al simile problema logistico delle banche :

tutti (retailer, banche) dovranno fare i conti con una nuova realtà che stà assumendo proporzioni sempre più vaste,

il posto fisico non servirà più (destinato a scomparire in futuro) e con esso il personale umano di sostegno (o almeno ne servirà molto meno con conseguente perdita di posti di lav purtroppo),

dato che i consumatori stànno acquistando sempre più massicciamente tramite e-commerce, la conferma viene dagli USA [un mercato che si è sempre rivelato anticipatore di usi e costumi della gente] –Il trend è chiaro e pessimista: meno clienti, americani e internazionali, si servono di grandi magazzini e centri commerciali, mentre aumentano le spese sui grandi siti internet del commercio elettronico quali Amazon.

e non si recano più in banca fisicamente ma preferiscono farlo tramite “homebanking” elettr per tutte le operazioni di cui necessitano (mentre scrivo questo, mi viene in mente che l’ultima volta che ho messo fisicamente piede nella filiale presso la quale ho il c/c deve essere ben oltre un anno fà…)

verremo abituati -già lo siamo quasi- ad effettuare transazioni, pagti, bonifici o altro tramite app su smartphone, e a risponderci ci sarà il linguaggio sw di un interfaccia robotica…

chissà cosa ne faranno di migliaia di filiali lasciate vuote (il che significa strutture edilizie in abbandono), dato che non serviranno più, così come di enormi centri commerciali…

kry
Scritto il 12 maggio 2016 at 11:20

( aor­lan­sky60, )

–Il trend è chiaro e pessimista: meno clienti, americani e internazionali, si servono di grandi magazzini e centri commerciali, mentre aumentano le spese sui grandi siti internet del commercio elettronico quali Amazon.–

Forse adesso risulta più chiaro quando provocatoriamente avevo postato il link di amazon che proponeva la pasta barilla a 0,60€ al kg.

IL PIL VA A FARSI BENEDIRE. Prendere il pil come dato di riferimento non ha più senso.

Ti portano a casa la spesa con il minimo di 19€ , puntualmente la mattina dopo.
Non usi il mezzo di trasporto e non perdi tempo a cercare il parcheggio e fare la fila alle casse che stanno diventanto ” dell’arrangiati tu “.
Altro che deflazione salariale
l’essere umano non serve più per lavorare
è la globalizzazione …. mmmmmmmm … oooooohhhh
il MULTINAZIONALISMO.

aorlansky60
Scritto il 12 maggio 2016 at 12:11

@ Kry

“l’essere umano non serve più per lavorare”

spunto interessante il Tuo, come al solito;

non solo nei settori che stiamo trattando -retailers e banche –

ma anche in altri industriali (meccanica e assemblaggio di componenti), l’ingenierizzazione e la robotica sono destinati a togliere sempre più manodopera a discapito dell’occupazione;

con un mondo il cui totale di individui non è più quello del secolo scorso ( 3 miliardi di individui negli anni 50)
ma sensibilmente più elevato e destinato a crescere – al momento siamo quasi 7 miliardi –

è logico chiederci (chissà se se lo stanno chiedendo anche quelli che veramente possono dare un indirizzo deciso all’umanità) quale occupazione troveremo per far passare il tempo a tutta questa gente…

o che saranno/saremo tutti quanti ridotti passivamente con il naso all’insù ad attendere l’ “elicopter-money” di passaggio ???

kry
Scritto il 12 maggio 2016 at 12:24

aor­lan­sky60,

Secondo me siamo nella seconda età/era del luddismo
e ( più che o )
alla realizzazione di star wars del 1978 dove il robot tagliava i tralci delle viti ( al di là del senso religioso ).
Ciao.

kry
Scritto il 14 maggio 2016 at 00:26

Sembra che segnali di pericolo li stiano mandando anche i Non Performing Loans (NPL) legati al settore commercio e industria.

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