YELLEN: NESSUN AUMENTO DEI TASSI A GIUGNO!

Scritto il alle 10:00 da icebergfinanza

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Qualche settimana fa…

MILANO (MF-DJ)–Le quotazioni del mercato azionario sono “abbastanza alte”. Lo ha detto il presidente della Federal Reserve Janet Yellen, parlando a Washington nel corso della conferenza Finanza e Societa’. “Quando la Fed decidera’ che e’ tempo di alzare i tassi, cercheremo di comunicare al mercato in anticipo la nostra politica, non prenderemo i mercati di sorpresa”

Una piccola pausa tanto per dimostrare che è difficile prendere di sorpresa i soliti noti, quelli che le notizie le sanno il giorno prima come è accaduto con le dichiarazioni di Couere in una cenetta intima, dove era presente qualche coniglio dalle orecchie lunghe…

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Ma proseguiamo, in fondo la finanza è il cimitero dei polli, il regno delle volpi…

… “quando i tassi di interesse inizieranno a salire sarà possibile osservare un balzo dei tassi di lungo termine”.

Ma quale sorpresa, questi continuano a salire, perchè sanno che siete in trappola, che non potete alzare i tassi, solo i polli e i fessi hanno liquidato posizioni sul reddito fisso, solo loro.

La realtà è che hanno ordinato ai loro brooker, i loro bracci destri operativi di vendere reddito fisso per far salire i tassi sui mercati, perchè loro non possono farlo, i dati parlano chiaro.

Quello che sino ad oggi è evidente è che la nostra bussola empirica sta funzionando a meraviglia il limite superiore del 3/3,10 % sui trentennale americano è una barriera invalicabile tracciata dalla storia.

La Federal Reserve esclude un rialzo dei tassi nella riunione del prossimo giugno. E’ quanto emerge dai verbali del Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, relativi alla riunione del 28 e 29 aprile scorsi. 

Fed: verbali, escluso un rialzo dei tassi a giugno

Ovviamente figuriamoci… la debolezza vista è “transitoria” e l’economia Usa si riprenderà.

Gli ultimi dati raccontano tutt’altro …GDPNow 

Rimbalzare dello 0,7 % dopo un trimestre negativo è una ripresa strepitosa, ma attendiamo i prossimi dati che non potranno che migliorare, dicono loro!

Nei giorni scorsi qualcuno si è agitato per il balzo del 20 % delle concessioni edilizie.

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Se la storia ama davvero fare la rima ci sarà da ridere nei prossimi mesi, in attesa che dopo i recenti collassi oggi esca un dato positivo nelle vendite di nuove abitazioni.

Per aiutarvi a mettere le cose in prospettiva ci affidiamo a Lance…

Lance Roberts Blog | Housing Recovery – Real Or Memorex …

” Per quanto riguarda l’economia americana “ha rallentato nei mesi invernali, in parte riflettendo fattori transitori”. Anche il rafforzamento del dollaro è guardato con molta attenzione: potrebbe infatti rallentare le esportazioni. Facendo riferimento al mercato del lavoro americano, la Fed sostiene che dopo un primo trimestre debole la situazione nei prossimi mesi dovrebbe migliorare.”

Buon frullato di fiducia, soprattutto da parte di coloro che in questi anni hanno dimostrato di non saper interpretare i segnali che giungono dall’economia reale, con un track record in fatto di previsioni, decisamente inguardabile.

Oggi uscirà una nuova batteria di dati macro, l’indice CFNAI di Chicago, il PHILLY manifatturiero di Philadelphia e quello della Fed di Kansas.

Il dollaro è tornato a rafforzarsi, insieme ai mercati azionari come da previsione e i carry trade in un’unica direzione, manca solo la ciliegina sulla torta e poi via verso l’estate.

Le notizie sulla Grecia ormai sono relegate ai giornali di cronaca rosa, puro gossip, con Syriza che minaccia di non pagare il FMI il 5 giugno e Schauble che suggerisce che il default della Grecia ora è una possibilità concreta ovvero la fiera delle ovvietà de me nona.

Schaeuble gela Atene: «Non posso escludere un default della Grecia» – Il Sole 24 ORE

«La Grecia non rimborserà l’Fmi ma pagheremo stipendi e pensioni» – Corriere.it

Accendete la televisione, procuratevi popcorn e patatine, il “chicken game” ormai sta per giungere all’epilogo. Basta pensare che con gli eventuali 7,2 miliardi che la Grecia riceverebbe dalla Troika scannando la propria economia e base sociale, non bastano neanche a saldare le scadenze di giugno e di luglio, figurarsi poi per pagare stipendi e pensioni.

Ovviamente stiamo scherzando non c’è nulla da divertirsi! Milioni di greci in una maniera e nell’altra soffriranno ancora per l’inettitudine politica e lo sporco gioco che banche tedesche e francesi hanno messo in piedi con la complicità della stessa politica.

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26 commenti Commenta
phitio
Scritto il 21 maggio 2015 at 11:51

Qui, per dilettarvi la giornata, metto un post dell’ineffabile Arcidruido che ci sta’ proprio a fagiolo.

Si parla in queste settimane, su quel blog, delle 5 fasi che attraversa il collasso di una civilta’: finzione, impatto, risposta, disfacimento, dissoluzione.

La scorsa settimana si e’ parlato dell’epoca della finzione, in questa dell’epoca dell’ impatto

http://thearchdruidreport.blogspot.it/2015/05/the-era-of-impact_20.html

Buona lettura

madmax
Scritto il 21 maggio 2015 at 12:07

phitio@finanza,

Pithio,
Bel link ma se finisce il capitalismo e i mercati crollano non e’ la fine del mondo! Ormai abbiamo dopo anni di lavaggio del cervello pensiamo che se crolla il capitalismo (i mercati e le borse) il mondo finisce e la civilta’ si azzera! Non scherziamo, il mondo esisteva prima e continuera’ ad esistere dopo, il mondo reale intendo.
Ricordiamo che l’eta’ della pietra fini’ non per mancanza di pietre :)

madmax
Scritto il 21 maggio 2015 at 12:15

Grecia vs. Ukraina …the default match!
Bel campionato Grecia contro Ukraina che vincera’ la coppa default? Direi che andranno ai rigori. Sono proprio curioso, da un lato l’Ukraina ha gia’ votato una legge per il non pagamento e la messa in sicurezza degli asset nazionali, mentre la Grecia sta facendo ancora pretattica.
Per me la situazione, e’ confrontazionale tipica da guerra fredda ovvero immaginate le due parti come due autobus e nessuno su una strada stretta vuol cedere il passo!
Il primo accelera, il secondo per non farsi intimidire fa lo stesso e rincara piazzandosi in mezzo alla strada, allora l’altro gli risponde mettendosi pure lui al centro della strada ed in piu’ toglie il volante e lo mostra fuori dalla finestrino…a questo punto voi che fareste? Ovvio togliete pure voi il volate e lo mostrate all’altro bus!!!!
Chissa’ se qualcuno ritrova la vignetta sopra descritta!

silvio66
Scritto il 21 maggio 2015 at 13:24

Sbaglia chi va contro il mercato, massima non scritta della finanza, ma conosciuta bene da noi che viviamo di mercato. Si può estendere anche all’economia. Avete mai pensato che i posteri potrebbero anche dare ragione a lor signori. Per come stanno le cose, fino a che non raggiungono il fatidico 3,5, allora si che verrebbe giù tutto, potrebbero salire due o perchè no anche dieci anni con questo sistema. La tematica energetica come ci ricorda spesso John potrebbe inficiare la tattica ma non la strategia a monte. Viviamo questi tempi signore/i e a questi ci dobbiamo adattare. Chi guarda sa che oggi le volatilità esplodono ovunque senza più limitazioni settoriali e nemmeno più temporali. In queste settimane si sono viste, come dice Andrea, volatilità pazzesche su sovrani a scadenza 2015, cosa impensabile solo pochi anni fa. Ci piaccia o meno dobbiamo adattarci e come dicono dalle mie parti meglio non mettere il culo nelle pedate e soprattutto non si può fermare il treno col sedere.
Buona Giornata

xtrust
Scritto il 21 maggio 2015 at 14:49

poverini Lasceranno questo mondo stupido e cattivo così come lo avevano conosciuto arrivandoci consapevolezza al ghiacciolo saluti

john_ludd
Scritto il 21 maggio 2015 at 15:15

madmax,

ieri o l’altro ieri un arguto follower di questo blog e occasionale stregone ha pubblicato uno dei suoi rari interventi nel quale illustrava il concetto antropologicamente corretto che in tempi di profonda crisi e di passaggio di stato nessuna delle teorie vigenti ha una soluzione per l’ovvia ragione che si impara per esperienza ma se quell’esperienza non l’hai mai vissuta è impossibile avere la cura in casa. Ma la specie nel suo complesso si adatta, essendo resiliente come lo è la materia prima biologica e troverà una nuova strada “per caso” dopo avere provato che tutte le altre sono vicoli ciechi. Delle quattro dimensioni note, il tempo è la dimensione che conta di più, nella sua monodirezionalità non concede ritracciamenti, nella sua durata infinita concede infinite possibilità.

madmax
Scritto il 21 maggio 2015 at 18:13

john_ludd@finanza,

Ciao John,
Arguto, complesso e affascinante ragionamento. Pero’ io sono dell’opinione che quello che conta e’ solo il presente. Infatti non possiamo agire sul passato, ormai e’ fatto. Possiamo agire ora modificando il presente, abbiamo il potere di scegliere, ed il futuro altro non e’ che una proiezione del presente, ovvero quello che facciamo qui ed ora, ma mia decisione, influenza il futuro.
Per questo al di la’ di tutto, certo dei miei limiti provo a cambiare il corso del fiume. Magari saro’ sognatore ma ci provo.

madmax
Scritto il 21 maggio 2015 at 18:22

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur!
Mentre a Roma si discute, Sagunto e’ espugnata.

Non so voi, ma visto che qua ci sono tra le menti piu’ brillanti dal punto di vista dialettico, mi spiegate perche’ il mondo occidentale, US in testa, seguiti da UK, Francesi e quanti altri sta abbattendo la Siria del LAICO Assad

In Siria il 60% degli studenti universitari erano donne, la parita’ era totale, i Crisitiani erano lasciati in pace e potevano professare. Noi stiamo collaborando ad abbattere tale stato per far avanzare il nuovo che altro non fanno che decapitare e schiavizzare le donne?

Be se questo stiamo facendo, dovrei poi stupirmi per l’idiozia dei mercati finanziari e di chi li manovra! Un abbozzo di risposta che mi spieghi il perche’ sarebbe veramente gradita, ovviamente chiedendo venia al Capitano per il posting! Ma non possiamo separare le cose di sto mondo, come se mercati, economia e finanza non fossero figlie delle minkiate che stanno in giro!

capitan_harlok
Scritto il 21 maggio 2015 at 18:38

Ma come cavolo è possibile tutti i dati che sono usciti oggi sull’ America sono negativi e sia lo S&P che DJ continua a salire , ASSURDO

stanziale
Scritto il 21 maggio 2015 at 18:41

Politica interna: posto un commentatore nel blog di Mitt Dolcino

Kuroshiro
“Potrebbe non essere finita qua per quanto riguarda eventuali sentenze della Corte Costituzionale aventi un impatto sul bilancio pubblico
Il 23 giugno ci sara’ l’ udienza sulla illegittimita’ costituzionale delle norme che bloccano il rinnovo degli stipendi del pubblico impiego ( circa 12 miliardi di euro negli ultimi 5 anni)
Inoltre entro quest’anno ci sara’ l’udienza sulla legittimità costituzionale:
A) delle norme in base alle quali Equitalia puo’ prelevare dalle cartelle esattoriali l’aggio dell’8%; una misura che se bocciata causerebbe un buco di 3 miliardi
B) sul contributo di solidarietà tra il 6 e il 18% imposto dal governo Letta alle pensioni superiori a 90 mila euro
Anche se verosimilmente e’ probabile che su queste questioni, in caso di incostituzionalita’, la Corte Costituzionale possa emanare delle sentenze additive di principio.”

Che ne pensate? Nel blog si fa credito, a Renzi, di una certa resistenza nel (s)vendere le aziende strategiche nazionali. Alla luce di cio’ verrebbe interpretata la sentenza della consulta sulle pensioni.

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 00:33

madmax,

attraverso la siria dovrebbero passare i gasdotti che dal qatar arriverebbero poi in europa riducendone la dipendenza dalla russia; le forze dell’isi sono per lo più ex militari di saddam hussein, ben addestrati professionisti, armati dalla cia e dai sauditi; le decapitazioni e similia sono spettacolo per i media nonchè utile elemento per creare un clima di potere necessario al progressivo annullamento delle libertà civili in nome della sicurezza. Basta leggere i giornali, ascoltare i talk show e pare che la gente altro non chieda che di essere protetta dall’isi che “è alle porte di roma”. Questo è quanto noto, peraltro già visto e rivisto nel corso della storia, poi ci saranno tante altre cose non note.

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 00:36

stanziale@finanza,

pensi forse che la consulta sia irreprensibile ? nel recente passato ha usato le stesse argomentazioni per decisioni opposte. Quando tutto lentamente si dissolve, i vari potentati si combattono tra loro per difendere ruoli e privilegi. Già visto.

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 00:39

stanziale@finanza,

ma Renzi mica è fesso, ma è come la consulta, utilizza gli stessi argomenti per decisioni opposte. Cercare coerenza nel gioco del potere è pratica assurda quanto inutile. La strategia è sempre la stessa: mantenere il potere, la tattica invece cambia a seconda degli interlocutori e del momento.

stanziale
Scritto il 22 maggio 2015 at 07:04

john_ludd@finanza,

La mia opinione e’ che c’e’ da aspettare il 23 giugno. Se la sentenza comportera’ altri miliardi di spesa per il governo, per motivazioni poco comprensibili (: e’ vero che il blocco statale ha avuto i contratti fermi negli ultimi 9 anni, cioe’ non hanno avuto aumenti; ma il blocco dipendenti privati e partite iva ha avuto addirittura diminuzione nei propri redditi, quindi gli e’ andata peggio), vuol dire che qualcuno vuol mettere i bastoni tra le ruote a questo governo; per motivi egoistici? Perche’ sobillati/guidati dall’estero? In ballo ci sono motivi importantissimi, si preme perche’ ci si privi delle ultime risorse, eni, enel, finmeccanica. Naturalmente sono in campo i nostri ingombranti amici/vicini, soprattutto lager mania e Francia.

madmax
Scritto il 22 maggio 2015 at 07:33

john_ludd@finanza,

Grazie John,
Pero’ io la vedo in maniera diversa, guarda caso solo e sempre gli stati arabi laici sono messi a ferro e fuoco e soverchiati. Come e voler dire che solo stati religiosi possono esistere. Dando di fatto forza alle oligarchie religiose che guidano Arabia Saudita, Quatar ecc. E di fatto rassicurano i grandi bevitori di petrolio che nulla cambiera’ figurati se eleggessero un regime a loro contrario!
Pero’ nel frattempo la gente reale soffre.

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 09:42

madmax,

la religione è una copertura, lo è sempre stata. Un modo potente per detenere il potere. Non c’è niente di religioso nei 9000 membri della famiglia reale saudita che assorbono il 40% del PIL. Non c’è nulla di religioso nel clero iraniano e nelle guardie della rivoluzione che hanno il monopolio del traffico delle merci di un paese sotto embargo e conti miliardari a Dubai e Abu Dhabi. Non c’era nulla di religioso nei papi di non troppo tempo fa, espressione di famiglie patrizie le cui origini risalivano all’epoca romana, proprietari terrieri di fantasmagoriche ricchezze terrene. Non c’è nulla di nuovo nè di religioso nell’utilizzare il monopolio della “verità” per mantenere una presa ferrea del potere terreno e gli evidenti vantaggi che dà. Meglio una gallina d’oro oggi che il paradiso di Dante o delle 1000 vergini domani. E in occidente dove la religione ufficiale conta zero è solo perchè è stata sostituita da una religione post moderna e differente, molto terrena e più efficente che ha eliminato le ridondanze di quelle antiche, sostitudendo i sacerdoti con gli economisti, i guerrieri con i banchieri, i muezzin con i telegiornali, le icone con i dollari. Parlare di gente reale è nonsense, gente è reale ogni volta che esiste, non c’è nulla di finto. In molti paesi soffre in media oggi molto meno che in passato, basta leggere un qualsiasi libercolo ambientato da 50 anni fa in giù o vedere una fiction girata non un minimo di realismo. Sarà indubbiamente effetto dello sviluppo tecnologico più che di quello etico, ma così è, per ora. Quindi siccome vivi oggi e qui e non in una qualsiasi altra epoca o qualsiasi altro luogo, fossi in te ne troverei un motivo di parziale conforto. Calcola la probabilità: nascere in occiddente negli anni 50/60/70 oppure in qualsiasi altra epoca e luogo. Non abbiamo avuto sfortuna; in essenza, imprecare contro le ingiustizie di questo porco mondo ci può stare, immaginare anche solo per un secondo che una volta era materialmente meglio, direi di no.

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 09:55

stanziale@finanza,

vedere complotti ovunque e comunque fa solo aumentare la gastrite. Non che non esistano, ma il lavoro della fantasia è portentoso nel vedere complotti immaginari e ancora più efficace nell’inibire una compresione più realistica di ciò che accade. Il “complotto” è una reazione di difesa della mente umana che adora le semplici relazioni causa – effetto, aiuta a spiegare in modo semplice una realtà infinitamente complessa, e se semplice allora si può facilmente correggere, basta volerlo, giusto ?

quesalid
Scritto il 22 maggio 2015 at 09:58

CHI BOMBARDA CHI

Cercherò di non sbagliarmi. I Sauditi stanno bombardando lo Yemen perchè temono che gli Sciiti Houtis lavorino per l’Iran. I Sauditi stanno pure bombardando l’ISIS in Iraq e l’ISIS in Siria. Come pure stanno facendo gli Emirati Arabi. Il governo Siriano sta bombardando i suoi nemici in Siria ed il governo Iracheno sta bombardando i suoi nemici in Iraq. L’America, la Francia, la Gran Bretagna, la Danimarca, l’Olanda, l’Australia e – credeteci o meno – pure il Canada, stanno bombardando l’ISIS in Siria e l’ISIS in Iraq, in parte a vantaggio del governo Iracheno (per il quale leggi milizie Sciite) ma assolutamente non in favore del governo Siriano.
I Giordani, i Sauditi e quelli del Bahrain stanno pure loro bombardando l’ISIS in Iraq perchè gli sono antipatici, ma i Giordani stanno bombardando anche più ferocemente dei Sauditi dopo che un loro pilota fatto prigioniero è stato bruciato vivo in una gabbia. Gli Egiziani stanno bombardando regioni della Libia perchè un gruppo di Cristiani Egiziani sono stati decapitati da quel che dovrebbe – in teoria – essere lo stesso Stato Islamico, come l’ISIS chiama sè stesso. Gli Iraniani si sono accordati per bombardare l’ISIS in Iraq – cosa che gli Americani (ma non il governo Iracheno) non vedono di buon occhio. E, naturalmente, gli Israeliani hanno bombardato diverse volte le forze governative Siriane ma non l’ISIS (una scelta interessante, dobbiamo convenire).
Mi meraviglio come tutti questi guerrieri dell’aria non finiscano per andare a sbattere tra di loro mentre continuano a bombardare senza sosta.
La natura settaria e teologica di questa guerra sembra perfettamente chiara a chi vive nel Medio Oriente – ma forse non tanto al popolino Americano. I Sauditi Sunniti stanno bombardando gli Sciiti Yemeniti e gli Sciiti Iraniani stanno bombardando i Sunniti Iracheni. E’ vero, i Sunniti Egiziani stanno bombardando i Sunniti Libici ed i Sunniti Giordani stanno bombardando i Sunniti Iracheni. Ma le forze governative Siriane supportate dagli Sciiti stanno bombardando i loro nemici Siriani Sunniti e gli Hezbollah Libanesi – che sono Sciiti – stanno combattendo i nemici Sunniti del Presidente Siriano Bashar al-Assad, assieme alle guardie rivoluzionarie Iraniane ed ad un crescente numero di Sciiti Afghani in uniforme Siriana.
E se si vuole un assaggio di quanto settarismo c’è in tutta la vicenda, basta dare una occhiata all’ultima richiesta fatta dalla Arabia Saudita di inviare ulteriori truppe Pakistane per proteggere il Regno (ed eventualmente aiutare ad invadere lo Yemen), fatta dal nuovo Ministro della Difesa il Principe della Corona Mohammed bin Salman che, a soli 34 anni, non è molto più vecchio dei piloti che spedisce a bombardare. Ma i Sauditi hanno aggiunto una ulteriore ed oltraggiosa richiesta: che le truppe Pakistane inviate fossero solo di credo Sunnita. Gli ufficiali ed i soldati Pakistani di credo Sciita (circa il 30% delle forze armate Pakistane) non erano benvenuti.
E’ meglio lasciare la risposta a questa richiesta al giornale pakistano The Nation – e allo scrittore Khalid Muhammad – “L’esercito e la popolazione Pakistana si sono ritrovati uniti per la prima volta dopo molti anni per eliminare la piaga del terrorismo” scrive Muhammad. Ma “i Sauditi stanno ora tentando non solo di dividere la popolazione, ma di dividere pure il nostro esercito. Quando un soldato mette l’uniforme, egli combatte per la nazione che chiama patria, non per la religione in cui crede individualmente…Pensano forse (i Sauditi) che un esercito professionale come quello Pakistano…non è in grado di combattere unito per una causa giustificata? Se è così, allora perchè richiedere al Pakistan di inviare i suoi soldati?” Conviene ricordare che soldati Pakistani furono uccisi dall’esercito Iracheno nel 1991 durante la battaglia in difesa della città saudita di Khafji. Erano forse tutti Sunniti?
E per finire, naturalmente, in mezzo a tutta questa carneficina ci sono i veri vincitori, i fabbricanti di armi. Solo lo scorso anno la Raytheon e la Lockheed Martin hanno fornito 1.3 miliardi di dollari di missili ai Sauditi. Ma tre anni fa, Der Spiegel denunciò che la Unione Europea era il più importante fornitore di armi dei Sauditi e la scorsa settimana la Francia ha annunciato la vendita di 24 caccia Rafale al Qatar al costo di circa 5.7 miliardi di dollari. L’Egitto ha acquistato altri 24 Rafale.
A questo punto, è pure il caso di ricordare che il Servizio Ricerche del Congresso Americano stima che la maggior parte dei finanziamenti dell’ISIS provengono da “donatori privati” in – l’avrete indovinato – Arabia Saudita Qatar, Emirati Arabi e Kuwait.
Ma certo gli Yankees non possono proprio dare lezioni. Più di un decennio dopo la “Missione Compiuta”, il Generale Paul Frank (che ha l’incarico di riorganizzare l’esercito Iracheno) ci ha raccontato che “il nemico è in ginocchio”. Un altro Generale, vicino a Barack Obama dice che almeno metà dei comnadanti esperti dell’ISIS è stato eliminato. Nonsenso. Ma conviene sapere come il Generale Pierre de Villiers, capo della Difesa Francese, ha riassunto la sua recente visita a Baghdad e nel Kurdistan Iracheno. L’Iraq, ha detto nel suo rapporto a Parigi, è in uno stato di “decadimento totale”. La parola Francese usata è stata “decomposition”. Probabilmente la diagnosi è applicabile all’intero Medioriente

john_ludd
Scritto il 22 maggio 2015 at 10:48

quesalid@finanza,

“Probabilmente la diagnosi è applicabile all’intero Medioriente”

sono paesi che hanno vissuto e stanno tuttora vivendo malgrado gli eventi bellici, un’esplosione demografica superiore a quella dei paesi africani. Se si esclude l’Iran, tutti dipendono dall’estero per l’approvvigionamento agricolo. Il PIL del paese più ricco, l’Arabia, dipende al 90% dal petrolio, a oggi non sanno ancora produrre nulla di differente.

Ma certo, l’applicabilità non è limitata al medio oriente, è molto più vasta, solo lo stadio di decomposizone è differente.

mio padre montava un cammello,
io guido una macchina,
mio figlio guida un aereo,
il figlio di mio figlio monterà un cammello

la ciclicità del tempo secondo un anonimo sceicco saudita, raccolta un pò di tempo fa e diventata celebre

madmax
Scritto il 22 maggio 2015 at 11:32

quesalid@finanza,

Grazie per la lunga risposta,

Io comunque la vedo in maniera differente, prendi lo Yemen e gli Houtni, questi erano una tribu’ sciita del nord, storicamente in minoranza e non alleati del presidente filo Saudita. Si lamentavano che non faceva abbastanza contro gli associati di Al-queda e hanno preso il potere.

Per me l’aspetto fisico dice molto, se guardi gli Houtni seppur con il fucile in mano nessuno ha la barba nessuna bandiera nera!!! Che fa l’Arabia Saudita? Li bombarda? Per me la dice lunga.

Per la Siria scusa ma stiamo facendo uguale all’Afghanistan degli anni 80 dove le donne erano occidentali ed emancipate. Ma con la colpa di essere alleati alla Russia, armiamo (gli US) i talebani e ci ritroviamo in pieno medioevo e con Bin L. sulla stampa. In Siria da fastidio che ci sia un “regime” non religioso, guarda caso dello stesso partito Bath del vecchio Saddam. E per questo Arabia Saudita e Qatar sovvenzionano con miliardi di USD gli insorgenti (chiunque cerchibdi abbattere la Siria) con l’aiuto della Turchia che ha guardacaso abbattuto giorni fa un aereo Siriano che sul confine cercava di bombardare insorgenti che si erano rifugiati proprio in Turchia, curioso vero?

Come curioso il fatto che pure Israele sotto sotto non ostacoli il caos cosi’ da poter chiedere altri aiuti militari, appena arrivati sempre dagli US, per poter difendersi.

Senza metterci gli immancabili casinisti US che addestrano pure loro i ribelli Siriani:

http://edition.cnn.com/2015/05/06/politics/khaled-khoja-free-syrian-army-u-s-support/

A mio avviso, si sono bevuti tutti il cervello US compresi, causa anche delle anfetamine che arrivano nel Golfo Persico (il 20% di tutto il mercato mondiale) che usano in abbondanza pure gli insorgenti.

Non lo so ma la ragione sembra proprio volatilizzata! E nessuno ne parla questo per me e’ lo scandalo.

lukeof
Scritto il 22 maggio 2015 at 12:14

Se andiamo a verificare con attenzione ci accorgiamo che la nascita dell’ISIS è esattamente coincidente con l’arrivo delle “primavere arabe” in Bahrain, ovvero nel cuore del Golfo Persico.
In altri termini, i principati arabi della zona hanno cominciato a temere di poter essere “sradicati” da manifestazioni di massa di tipo democratico. In primis sauditi, qatarioti e appunto bahraini.
L’Arabia Saudita li bombarda? Beh è l’ennesimo esempio di come la politica saudita sia composta da tante facce quanti sono i componenti della famiglia reale (circa 1000). E sostanzialmente la religione wahhabita rappresenta il semplice “passaporto ideologico” attraverso il quale si uniscono amici e nemici interni con vari interessi economici dal petrolio alle armi purchè appunto i “nemici” sciiti, siano essi hezbollah, alawiti o sciiti iraniani siano sconfitti e che i flussi di denaro legati a commesse di armi o di petrolio continuino.
Guardacaso l’ISIS ha basi dove c’è il petrolio, ovvero in Libia e Iraq, e opera in Siria che sostanzialmente è il centro nevralgico che controlla qualunque possibilità che il petrolio iracheno (e libico e curdo) sia spostato in occidente.
La Turchia favoreggia l’ISIS perchè vuole evitare a qualsiasi costo la formazione di uno stato curdo autonomo, e qualunque formazione di banditi presenti nell’area araba e nordafricana che voglia fare soldi (in tal senso similarmente la brand di “Al-Quaeda”) dichiara l’appartenenza al fantomatico califfato per taglieggiare la popolazione, fare rapimenti, acquisire notorietà e fare appunto soldi.
Il caro Allah c’entra ben poco purtroppo, come al solito “segui i soldi e non sbagli mai”.

E la CIA? Regà, è residuale, è ben passato il tempo in cui erano i cattivi per antonomasia, ora anche le operazioni coperte sono fatte da contractor privati e appunto “mandanti” privati, la CIA esiste soltanto a livello di copertura nominale se qualcuno vuole fare qualche porcheria con livelli di garanzia sufficienti anche a livello politico.

quesalid
Scritto il 22 maggio 2015 at 13:24

“ALLAH E’ GRANDE, MA IL PETROLIO…”

La lotta fra Islam e Cristianesimo è stata esposta sin qui a grandi linee, quale storia politica (non condizionata dalla economia, ma, piuttosto da una intuizione del mondo) del decadere e risorgere dello stato osmanico, senza tener conto delle innumerevoli correnti secondarie che spezzano i due grandi fronti avversari e ne contrastano le tendenze.
Ma ogni problema può essere considerato sotto gli aspetti più diversi.
Dietro al fanatismo religioso e nazionale si celano spesso interessi economici, come dietro manifestazioni patriottiche si può celare una avidità brutale; nè una cosa nè l’altra escludono la schiettezza del patriottismo e la sincerità del fanatismo.
La sanguinosa storia dell’Islam post bellico ha per simbolo il grido santo “Allahu Akbar”, “Allah è grande”, ma accanto a questa storia corre una storia non meno sanguinosa e il cui grido di battaglia potrebbe essere: “Neft akber”, “Il petrolio è più grande!”. E, in verità, dopo l’America, le terre dell’Islam sono quelle che forniscono in maggior quantità l’oro liquido per il quale e con il quale si fanno le guerre.
La ricchezza petrolifera dell’Oriente è concentrata in tre punti: la Persia meridionale, il Caucaso e l’Irak. La Persia meridionale, dalla metà del sec. XIX, è dominio incontrastato dell’Inghilterra; il Caucaso appartiene, pure in modo incontrastato, ai Russi. Perciò l’unico territorio petrolifero che non fosse ancora ceduto era l’Irak. E i suoi giacimenti si trovano in una larga striscia che va dal nord del Vilajet di Mossul sino alla Persia meridionale, passando per Khanikin.
Molte sono le popolazioni e le nazionalità che abitano e percorrono questa terra. Fra i monti vivono i Curdi, che si mescolano nel sud con tribù persiane e nel nord con gli “Assiri” nestoriani e coi cattolici “Caldei”.Nella pianura vagano gli Arabi, nelle città abitano i Turchi.
La maggioranza degli abitanti del paese è nomade, Il paese è sterile, la pianura è brulla. Qua e là donne nomadi attingono secchi d’olio da un pozzo e se ne servono per ungere il loro bestiame. Dalla terra scaturiscono gas ardenti. In questi luoghi i fabbri rizzano la loro officina e su questi fuochi le donne cuociono le loro lenticchie ed i loro piselli.
Ma i villaggi che vi sorsero accanto diventarono proprietà privata di S.M. il sultano Abdul Hamid non appena ci fu chi dimostrasse interesse per il petrolio.
Ancora ai tempi del sultano insanguinato, Inglesi, Tedeschi ed Americani lottavano per il possesso di questi villaggi.
In quel tempo la “Shell”, una delle tre maggiori compagnie petrolifere del mondo, mandò a Stambul il suo agente più capace, l’armeno Calust Sarkis Gulbenkian. Gulbenkian era un genio nel campo dell’intrigo orientale e non passò molto tempo che ebbe vinta la prima battaglia incruenta per il petrolio di Mossul. Il 23 ottobre 1912, nella sala delle feste della Sublime Porta, tre contraenti firmarono un accordo: la Banca Germanica, la Shell e la Banca Nazionale Turca. Gulbenkian festeggiò la prima vittoria: l’Inghilterra, dunque la Shell, partecipava al petrolio di Mossul per il 25%. Del rimanente 75%, alla Banca Germanica toccava il 25% e alla Banca Nazionale Turca il 50%. Ma naturalmente questa vittoria non era che una scaramuccia preparatoria delle prossime operazioni militari.
Il 25% non soddisfaceva per nulla la potente Shell. Gulbenkian combattè per due anni prima di raggiungere un nuovo successo. Dà consigli a ministri Turchi, si costruisce un palazzo a Costantinopoli, offre feste e scopre finalmente certe vecchie lettere di un gran visir, morto da tanto tempo, nelle quali lettere sono contenute certe indeterminate promesse. Su queste promesse Gulbenkian costruisce un diritto. Distribuisce regali del valore di milioni e siccome nessun dignitario turco di quel tempo ha il più lieve sospetto di quel che valga il deserto intorno a Mossul, l’ Armeno raggiunge di nuovo il suo scopo. Il 19 marzo 1914 la Banca Nazionale Turca rinuncia al suo 50% a favore dell’Inghilterra. Non più del 25% del petrolio resta in mani straniere, cioè non Inglesi.
Ma quando, cinque mesi dopo, la guerra europea comincia, l’Inghilterra pubblica una dichiarazione in virtù della quale il 25% spettante alla Banca Germanica passa senza indennità alla Shell.
Da allora non si sentì più parlare del petrolio dell’Irak. Ma bisogna ricordarsi di questo petrolio per intendere gli avvenimenti successivi.
Nel marzo 1916, mentre i cannoni tedeschi tuonano dinanzi a Verdun, si incontrano i rappresentanti dell’Inghilterra e della Francia. Monsieur George Picot deve stabilire che cosa possa aspettarsi la Francia quale parte del bottino di guerra. L’inglese Mark Sykes deve infondere nuovo coraggio alla Francia e perciò è generosissimo. Si apre una carta geografica, Sykes contorna con un lapis turchino la Siria, la Cilicia e l’Anatolia orientale, quindi esita un istante e poi descrive un cerchio attorno al piccolo Vilajet di Mossul coi monti Curdi. L’Inghilterra aveva rinunciato con un tratto di matita a tutti i frutti del lavoro di Gubelkian.
Questo trattato segreto del 16 maggio 1916 non dovette apparire oneroso agli Inglesi. In quel momento a Mossul c’erano i Tedeschi e i Turchi che difendevano la Mesopotamia e che esattamente un mese prima avevano costretto gli Inglesi alla capitolazione di Kut el Amara. Se c’era qualcuno che minacciasse Mossul allora, non erano gli Inglesi, ma i Russi che si erano già spinti a Rowandus. Ma, anche a non tener conto di questo, gli Inglesi avevano in mano per ogni eventualità un’altra carta: il celebre trattato di Mac Mahon con re Hussein.
E’ certo che ancora nel 1916 il colonnello Lawrence (quello del film – nota mia) non sospettava affatto che lo sceriffo Hussein e i suoi figli dovessero un giorno conquistare un territorio che Sykes aveva ceduto alla Francia. Ed è abbastanza certo che il nobile ed idealista Sykes non sospettava affatto che il colonnello Lawrence coi suoi Arabi dovesse conquistare il petrolio di Mossul all’ Inghilterra, dopo che quest’ultima lo aveva ceduto di diritto alla Francia. Ma un altro inglese era senza dubbio informato della cosa e cioè l’Alto Commissario dell’Egitto Mac Mahon, che strinse la alleanza con gli Arabi: in fatti S.E. , divenne in seguito, quasi per professione secondaria, direttore della Royal Dutch Shell.
Ma quando la guerra si avvicinò alla fine, non i Francesi, ma gli Inglesi entrarono, il 3 novembre 1918, a Mossul. Mentre ora i Francesi avevano grandissimo desiderio che l’accordo Sykes-Picot fosse applicato, a Londra e a Mossul se ne aveva poca voglia.
Nel 1920 la Francia preparava l’occupazione della Ruhr e le occorreva l’assenso inglese. L ‘Inghilterra era pronta a concederlo, ma sotto certe condizioni. il 25 aprile 1920 nel Giardino delle Palme di Sanremo si incontrarono sir John Cadman, rappresentante del cartello inglese del petrolio, e Monsieur Philippe Barthelot, rappresentante delle ditte petrolifere francesi. I due si accordarono a dimenticare completamente l’accordo Sykes-Picot e la Repubblica Francese ebbe mano libera in Germania ed ottenne la Siria e il 25% del petrolio di Mossul, quel medesimo 25% che un tempo era appartenuto alla Banca Germanica. E l’Inghilterra ebbe il resto.
Però il mondo così diviso a tavolino non volle lasciarsi dividere nella realtà, anche perchè a Sanremo, Inghiletrra e Francia non erano riuscite a mettersi completamente d’accordo. E così sulla scena della politica del petrolio apparve il bellicoso Islam o, per essere più esatti, i suoi rappresentati e cioè i Turchi, gli Arabi, i Curdi e , benchè non siano maomettani, i Drusi ed ebbe inizio una commedia tipicamente orientale: la Siria venne bensì promessa alla Francia, ma la Francia doveva provvedere a conquistarla. Fra i monti della Siria le selvagge tribù si ribellarono e la sollevazione non è vista di malocchio dall ‘Inghilterra. Ma la Francia rimanda in Siria il capace generale Gouraud con rinforzi. Gouraud vince, e la Francia non dimentica nè le munizioni inglesi che ha trovato nelle mani dei ribelli, nè il perduto 75% del petrolio di Mossul. E sorridendo, freddamente prende la sua rivincita: nell’ottobre 1921 Franklin-Bouillon firma ad Ankara un trattato di amicizia col nemico dell’Inghilterra, con Kemal pascià, ed in esso riconosce implicitamente i sacri diritti della Turchia sul deserto di Mossul, nella speranza di poterne ottenere il petrolio dalla Turchia.
Lieve disappunto a Londra. Le pedine si sono spostate spontaneamente sulla scacchiera: bisogna rimetterle a posto. Perciò l’ottimo emiro Feisal è spedito a Bagdad dagli Inglesi ed è proclamato signore ereditario del regno dell’Irak. Però la situazione rimane tesa perchè Feisal non possiede forza reale. Oltre Mossul luccicano le baionette della Turchia risorta e, per il momento, francofila. I pozzi di petrolio sono in pericolo: la City di Londra se ne rende conto e tornano in scena specialisti come Calust Sarkis Gulbenkian e sir Basilio Zaharoff.
Cambiamento di scenario: Lloyd George studia la storia delle crociate: secondo la sua opinione il Cristanesimo deve vincere l’Islam; il Cristianesimo orientale si chiama Grecia; il suo capo è re Costantino; il greco Zaharoff provvede a tutto il resto. Re Costantino parte in guerra santa contro la Turchia ribelle. Nei silenziosi gabinetti di lavoro dei ministri si sa con precisione cosa significhi questa guerra: non il Cristianesimo e l’Islam, non la Grecia e la Turchia si fanno la guerra: è una guerra fra l’Inghilterra e la Francia, che ha per posta i pozzi di petrolio di Mossul.
Questa volta vince la Turchia, vince la Francia. Le ricchezze di Mossul si possono quasi afferrare con mano, ma ancora una volta la Francia perde i frutti della sua vittoria in Oriente. Con sorpresa generale e con grande costernazione dei Turchi, Poincarè dichiara che la Repubblica appoggia le pretese del regno dell’Irak su Mossul! Solo qualche settimana dopo si viene a sapere che in cambio di questa rinuncia l’Inghilterra ha promesso ai Francesi appoggio completo per l’occupazione della Renania e della Rhur. Il carbone tedesco deve indennizzare i Francesi del petrolio di Mossul. Il sogno turco di Mossul è, per il momento, tramontato. Il 22 novembre 1922 le truppe di re Feisal entrano in Mossul. Già due anni innanzi l’ Inghilterra aveva fissato la sua posizione di diritto nei confronti dell’ Irak. Il 25 aprile 1920 il presidente del Consiglio della Società delle Nazioni (l’ONU dell’epoca – nota mia) aveva affidato all’Inghilterra il mandato sull’Irak. Motivazione: “per guidarlo verso la felicità e la civiltà”.
Nel desolato deserto di Mossul, i cui abitanti non sapevano affatto quanto aspramente da decenni si combattesse per la signoria su di loro, non si aveva evidentemente desiderio nè di felicità, nè di civiltà. Gli uomini politici anglofili furono minacciati con le bombe, attraverso la steppa corsero tribù ribelli e nemmeno il trattato anglo-irakiano (giugno 1924), che assicurava per anni la potenza inglese nell’Irak, riuscì a riportare la pace nel deserto di Mossul. Infatti i Turchi non cessarono di desiderare Mossul per sè. E’ interessante conoscere con quali argomenti si lottasse per il possesso di Mossul senza che nè l’uno nè l’altro dei due avversari neppure usasse la parola “petrolio”. I Turchi computavano per tre soli distretti del Vilajet:
262.000 Curdi
147.000 Turchi
43.000 Arabi
31.000 Cristiani ed Ebrei.

Gli Inglesi computavano per i quattro distretti del Vilajet:

450.000 Curdi
66.000 Turchi
186.000 Arabi
79.000 Cristiani ed Ebrei.

Gli avversari erano d’accordo sul fatto che gli Arabi costituivano una minoranza trascurabile. I Turchi sostenevano che i Curdi sono Turchi e di origine turanica. Gli Inglesi, benchè l’Encyclopaedia Britannica ammetta l’origine turanica dei Curdi, sosteneva che i Curdi sono arii: come se questa fosse una ragione per sottometterli ad un dominio semitico-arabo.
Inghilterra e Turchia si accordarono infine di affidare la decisione circa l’appartenenza di Vilajet di Mossul a una commissione neutrale della Società delle Nazioni (ancora l’ONU – nota mia). Cosa strana, proprio una settimana prima della seduta della Commissione, scoppiò in Turchia quella sollevazione Curda contro Kemal pascià, di cui abbiamo riferito nel capitolo precedente. Non è possibile stabilire fino a che punto questa sollevazione abbia avuto influenza sulla commissione; sia come vuol essere, il risultato è noto: la Lega delle Nazioni assegnò Mussul agli Arabi dell’Irak. L’Inghilterra aveva raggiunto il suo scopo. Il 15 marzo 1925 la Reuter comunicava da Bagdad:
” S.M. il Re Feisal dell’Irak ha concesso all’Irak-Oil-Company il diritto esclusivo per lo sfruttamento del petrolio. Il valore della concessione ammonta a 1.000 milioni di sterline”.
Un miliardo di sterline: il lavoro del signor Gulbenkian era finito.

ESSAD BEY – L’Islam ieri, oggi, domani Fratelli Treves Editori
Milano, 1937, pg. 208-215

stanziale
Scritto il 22 maggio 2015 at 17:42

john_ludd@finanza,
Stiamo a vedere, John, del resto le date delle sentenze sono molto ravvicinate….il post non e’ mio, ma tendo a dargli credito, troppe cose sono successe in Italia per via giudiziaria….non sto’ a ricordarle tutte( almeno dagli anni ’60) , senno’ non basterebbero i caratteri, ma tra politica ed aziende di stato o private….le ultime: saipem, finmeccanica,ilva….del resto, su questo direi siamo divisi: io piu’ nazionalista, partigiano, tu(se posso permettermi) vedi le cose piu’ distaccato, sopra le parti, filosofo….

Scritto il 18 giugno 2015 at 11:44

Ogni mese intorno a questa data la Federal Reserve statunitense riporta il verbale della sua ultima riunione – e i mercati sono tutt’orecchie per questo rapporto.
Naturalmente, gli operatori sono in attesa di un segno – a volte non più di un segnale di fumo – sulle intenzioni per quanto riguarda i tassi di interesse della Fed. Sorprendentemente, molti analisti passano la loro vita nell’analisi delle esternazioni arcane della Federal Reserve.
I traders sono particolarmente desiderosi di avere queste informazioni. Il tasso sui Fed Funds è stato bloccato per gli ultimi 78 mesi (sì, questo non è un errore di stampa). I traders sanno che la Fed sta cercando disperatamente di iniziare ad aumentare i tassi.
Questo perché l’economia americana sta mostrando segni di vita e l’inflazione sta rialzando la testa di nuovo. Se i tassi sono tenuti a zero per troppo tempo, l’alta inflazione potrebbe arrivare – e la Fed ha l’obiettivo a un tasso del 2%.
Ma con tutti hanno aperto gli occhi sul fatto (il margine del debito sul NYSE è a livelli record), che l’aumento dei tassi avrebbe come d’incanto l’effetto di una crescita della maggior parte dei prezzi degli asset.
Nessuna agenzia al mondo è in grado di controllare il tasso di inflazione al consumo (o la deflazione), ma la maggior parte dei partecipanti al mercato non lo sa! I Money manager hanno molto di cui essere grati alla Fed – dopo tutto, gli ha salvato la pelle nel 2008/2009 con la ZIRP (Zero Interest Rate Policy) e ha permesso loro di fare profitti enormi.
La fede nella Fed corre molto alta – ed è per questo che abbiamo bisogno di prestare attenzione alla risposta del mercato alle parole della Fed.
Una misura della fede assoluta che la Fed sosterrà sempre i prezzi azionari è il livello di estremo rialzo attuale dei titoli.
Il grafico del S&P 500 insieme con l’indagine sugli investitori di Advisors mostra che l’estrema tendenza al rialzo è presente da quasi due anni (con poche stasi lungo la strada).
Tale livello di compiacenza può essere sostenuto così a lungo solo da parte dei gestori che hanno completa fiducia (un po’ con le dita incrociate) nella Fed.

aorlansky60
Scritto il 18 giugno 2015 at 12:02

da nota uff.le emessa ieri dopo il termine della riunione del FOMC, si legge :

«l’aumento del costo del denaro sarà appropriato quando ci saranno ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro e ci sarà sufficiente fiducia nel fatto che l’inflazione tornerà verso il target del 2% nel medio termine».

cosa intendono per medio termine??? …2016 ? …2017 ?

perchè con i presupposti che gli stà dando la loro economia al momento attuale (metà dell’anno praticamente)
-e come anche loro notano “le stime sull’economia di quest’anno sono state riviste al ribasso” circa quanto hanno osservato nella riunione di ieri-

prevedere il primo aumento dei tassi americani già nel 2015 mi sembra fin troppo ottimistico per non dire azzardato.

Ma davvero in quel palazzo -la FED- qualcuno è fiducioso di vedere l’inflazione ritornare al 2% entro fine 2015 negli States ????…

quale film hanno in visione, là dentro, per auto-illudersi così ??? Escono ogni tanto dal palazzo ad annusare che aria tira al di fuori ???

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