LA CINA TAGLIA I TASSI: APPUNTAMENTO CON LA STORIA!

Scritto il alle 08:30 da icebergfinanza

In informatica l’espressione “blind faith” fede cieca, viene utilizzata quando un  programmatore chiama una funzione per salvare dei dati utente su disco senza controllare che l’operazione sia andata a buon fine. In questo caso il programmatore ha fede cieca che la funzione si comporti sempre come si aspetta.

Quindi se la maggior parte delle banche centrali mondiali taglia i tassi…

Australia taglia tassi ai minimi storici.

La Cina taglia i tassi per la terza volta in sei mesi. Ed è primo importatore di greggio 

“Il Dragone cinese rallenta costringendo la banca centrale a tagliare, per la terza volta in sei mesi, i tassi di interesse. L’ultima era stata a fine febbraio.”

… i mercati hanno fede cieca che l’inflazione aumenterà ovunque, il petrolio tornerà sopra i 100 dollari vedrai, la Fed non alzerà i tassi sino a settembre ma poi…

Nel frattempo i tassi a 30 anni in America bussano per la seconda alla porta del TREPERCENTO, ennesimo appuntamento con la storia e l’analisi empirica…

Loro non si arrenderanno mai, ma li conviene?

Come scrive il nostro Lucy Hunt…

It is interesting to note that in this period of slower growth and lower inflation, long-term Treasury bond yields did rise for short periods as…

inflationary psychology shifted higher.

However, the slow growth meant that the economy was too weak to withstand higher interest rates, and the result was a shift to lower rate levels as the economy slowed. Since the U.S. economy entered the excessive debt range, eight episodes have occurred in which this yield gained 84 basis points or more (Chart 3). Nevertheless, none of these rate surges presaged the start of an enduring cyclical rise in interest rates.

Buona consapevolezza!

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16 commenti Commenta
kry
Scritto il 12 maggio 2015 at 10:38

La mia impressione è che non ci sia tanto d’aspettare. http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Francia/notizia/Francia_Banque_de_France_vede_Pil_in_crescita_dello_03_ne-438097 La 5à economia del mondo prevede +0,3% pil nel II° trimestre 2015.

heyman
Scritto il 12 maggio 2015 at 10:56

Test magnagatti

http://www.test-test.com

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2015 at 11:15

>> “il petrolio tornerà sopra i 100 dollari vedrai…”

il petrolio può anche tornare molto sopra i 100 dollari, ma con il potere di acquisto in fase di erosione almeno dalla fine degli anni 90, difficilmente potrà rimanerci. Purtroppo è ancora più vero che:

1) l’attuale produzione declina ogni anno del 2%, cioè ogni anni perdiamo 1,4 milioni di barili/giorno. Questo è un dato omnicomprensivo, una media pesata di campi che sono ancora ancora al massimo e di campi ormai in declino. Il tasso di declino si muoverà verso il 6% annuo nell’arco di 10 anni in assenza di massicci investimenti in nuova produzione il cui costo marginale è oltre i 100 USD/barile.
2) per mantenere fede alle ipotesi di crescita economica del FMI è necessario che la produzione petrolifera del 2020 sia almeno 5 milioni di barili/giorno superiore a oggi.
3) gli unici paesi che sono in gradi di produrre di più sono Iran, Iraq, Libia, Kazachstan, Saudi Arabia, UAE, più alcuni progetti deep water. Complessivamente questa produzione potrebbe nella più ottimistica delle ipotesi (tutto bene in medio/oriente, Iran senza più sanzioni etc, progetti deep water rispettosi di tempi e costi) coprire un pò meno dei 5 milioni al punto (2) ma non è in grado di rimpiazzare quanto perso al punto (1)

In sostanza mancheranno almeno 7 milioni di barili/giorno che si traducono in un PIL mondiale che è MINORE di quello odierno con probabilità 100%.

Alcuni si aspettano una grande depressione in un futuro dove loro non sono protagonisti, i dati raccontano che è per domani e le politiche in atto mostrano che non vi sia alcun segnale di allarme, che tutti corrano allegramente verso la rupe.

Dove andrà peggio ? Sempre nell’ottica degli approvigionamenti energetici, il sangue della civiltà e della sua economia, quel che conta per un paese importatore è la quantità disponibile all’esportazione. Qui i dati sono sensibilmente peggiori dello scenario generale di cui sopra: infatti, in un contesto di produzione calante, aumenta la quantità di petrolio consumata dai produttori e cala quella esportabile.

L’Italia e gli altri paesi europei importano il 99% del petrolio e nel 2020 ne avranno molto meno e per quel meno dovranno comunque competere duramente con paesi come Cina, India e soprattutto Stati Uniti il cui fabbisogno tornerà a salire sensibilmente entro la fine di questo decennio. Per questa sola ragione qualunque politica di rilancio dei consumi va ad accellerare la caduta e non a migliorare l’economia. Solo una massiva azione di investimenti che trasformino il settore dei trasporti, riducano la dipendenza dall’import di energia fossile sostituendola con rinnovabili e risparmio energetico “intelligente”, e recuperino spazio all’agricoltura domestica, potrebbero essere in grado di mitigare quello che altrimenti sarà una riedizione della grande depressione per tutte le economie europee entro i prossimi 10 anni.

signor pomata
Scritto il 12 maggio 2015 at 11:49

L” australia ha tagliato da poco il tasso di interessi e il trentennale è tornato a bazzicare sopra il 3% netto……..si potrebbe avere una spiegazione logica e non di astrofisica marziana?

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2015 at 12:28

signor pomata@finanzaonline,

i mercati si muovono IN BRANCO seguendo fantasiose tesi ricorrenti. Ora la tesi è il rialzo dell’inflazione che verrebbe determinato dalla riduzione dei tassi. Questa tesi è la stessa che ha portato le commodities in orbita qualche anno fa. Ora in caso di effettivo rialzo dell’inflazione le commoditie dovrebbero salire (vedi quanti condizionali), ma al contrario sono ancora in ribasso e per più di una ragione e con alcuni distinguo.

Tu cerchi una logica in base alla quale muoverti da trader, è impossibile. Infatti un trader guarda un grafico e quella è la sua logica, se si muove lo segue insieme a tutti gli altri.

Personalmente, nel relativo disinteresse per le girazioni dei mercati finanziari, sono coerente con quanto ritengo corretto e siccome ho tonnellate di dati che mi confermano i dati sull’energia ogni santo giorno, resto ancorato all’ipotesi GRANDE DEPRESSIONE molto vicina nel tempo. Ergo credo nella ristrutturazione o peggio dei debiti governativi nei paesi del sud europa, e considero sicuri per una decina di anni solo alcuni titoli gov con determinate caratteristiche (ovvero rigido rating AAA oppure TSY). Buona idea, quella di avere una vasta riserva di liquidità o di titoli a breve liquidabili all’istante. Per esempio, uno ci può comprare gov ai minimi invece che ai massimi. Nei sistemi finanziari esiste solo il trading ma alcuni pochi selezionati titoli gov a M/L scadenza non garantiranno di certo il mantenimento del potere di acquisto ma per parecchio tempo garantiranno il mantenimento di UN potere di acquisto. Questa è la differenza rispetto a carta finanziaria che andarà verso lo zero.

Dell’Australia mi piace poco il persistente saldo negativo con l’estero, ma è figlio del cambio forte. Quindi il rischio vero in Australia è il cambio (ma verso cosa ? il dollaro o la lira ?) e non il tasso anche perchè l’evidenza è opposta a quel che credono i mercati: tassi più bassi ==> inflazione più bassa. I tassi bassi sono un sintomo di un’economia che sta collassando, non la cura. Per 25 anni i debiti sono saliti a un ritmo molte superiore a quello della produttività, si è cercato di curarlo con ancora più debito in presenza di ancora minore produttività. Questo sistema economico è MORTO, chi lo presidia insiste con gli unici strumenti che ha disposizione non avendo alcuna alternativa. Sino all’ultimo giorno, poi che tipo di sistema verrà dopo NON LO SO,

madmax
Scritto il 12 maggio 2015 at 12:31

Domanda ma perche’ vi dimenticate sempre del mio metallo preferito: Au ?
Che ne dite?

signor pomata
Scritto il 12 maggio 2015 at 12:42

Non voglio fare marzullo che si fa la domanda e si d” ha la risposta ma il taglio dei tassi non mi sembrava cosi scontato.
Il punto è che mi darei la zappa sui coglioni perche sono stato io il primo a dire che in un momento in cui il mercato corregge o crolla unico modo per salvarsi è stare fuori.

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2015 at 13:00

madmax,

lo scorso anno sono state estratte 1 miliardo di once, il record di tutti i tempi. C’è penuria di AU ? Non credo. Inoltre l’argento che compri tramite un ETF non è ingenere allocato mentre se lo acquisti direttamente ci devi pagare l’IVA. Avere una quantità di commodities nell’ottica di un portafoglio automatico come quello proposto da Bridgewater ha un senso e i risultati storici lo dimostrano. Permango della mia opinione tradizionale dalla quale consegue l’unico consiglio che dò a chi ha denaro in eccesso ai propri consumi dei prossimi 5 anni. Lo spenda ORA, si goda la vita o dia una mano agli altri. In un futuro non lontano dubito esistano strumenti finanziari che garantiscano quanto atteso anche dal più prudente e conservativo dei risparmiatori.

icebergfinanza
Scritto il 12 maggio 2015 at 13:29

signor pomata@finanzaonline,

Decennale australiano al 3.10 % per l’esattezza. ;-)

signor pomata
Scritto il 12 maggio 2015 at 13:48

icebergfinanza,

Grazie per la correzione ma occhiolino che senso ha??
Come dire che noi lo sapevamo ……cosa che non mi sembrava.

silvio66
Scritto il 12 maggio 2015 at 14:05

Ciao Andrea,
Delle volte sembra che ci convinciamo di poter sapere tutto. Grazie a te e a John_ludd, siamo tutti più afferrati su alcuni aspetti legati a petrolio. Tuttavia, aspetto ancora qualcuno che mi dimostri di aver previsto e sfruttato il calo repentino del barile. Da cento a meno di cinquanta in un amen. Come abbiamo fatto noi col dollaro, ma per due. Io sono tra quelli che al massimo hanno capito a posteriori il colossale business rosicando sulla mia infruttuosa ignoranza. Il tutto nel completo mutismo di coloro che avrebbero dovuto difenderlo il prezzo, e senza che noi potessimo fare nulla tranne osservare impotenti. Alla faccia della nostra presunta bravura. Una bella lezione di umiltà in quanto non è stato un affare da poco bensì uno dei più grossi, e per noi che parliamo di petrolio tutti i giorni, perlomeno imbarazzante.

Buona Giornata e in bocca al lupo a tutte/i.

signor pomata
Scritto il 12 maggio 2015 at 14:23

silvio66@finanza,

Ma a dire il vero da queste parti si diceva che mai sarebbe andato sotto certi prezzi…….
Il punto è proprio che nonostante magari tra 5 anni il prezzo sarà triplicato nel breve prendendo posizione ti avevano disintegrato.
Ma come dice te….c” è solo da imparare dalle scoppole……nessuno sa nulla se non quelli che muovono il gioco….ossia il banco.

icebergfinanza
Scritto il 12 maggio 2015 at 14:35

signor pomata@finanzaonline,

Ironia…pura ironia. Un consiglio goditi la vita!

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2015 at 15:00

silvio66@finanza,

ti rispondo semplice semplice: NESSUNO aveva previsto il calo del petrolio nei tempi e nei modi in cui si è verificato. Siamo in un mondo iper finanziarizzato dove la differenza tra domanda e offerta viene moltiplicata per N da strumenti di trading. Fino a 20 anni fa, il mercato delle commodities era per gli addetti ai lavori. I derivati servivano adeguatamente allo scopo. Poi sono nati i primi fondi basati sugli indici sull’indicazione/raccomandazione di 2 primarie banche americane che presto l’inflazione avrebbe eroso il capitale dei fondi pensione e che questi dovevamo spostare parte dei propri fondi verso le commodities. Un conflitto di interessi mastodontico essendo questo mercato tuttora controllato dalle 2 banche americane le quali nel frattempo si sono attrezzate sempre più e sempre meglio. Non esiste mercato al mondo dove si fanno e perdono soldi tanto velocemente (vedi il famoso caso del fondo Amaranth). E’ tassativo astrarsi dal rumore di fondo dei mercati, concentrarsi sui trend di lungo periodo che restano tutti intatti. Da qualche giorno ho ripreso a comprare bond usa e aud, poco per volta un pò tutte le settimane, nessuno è così sborone da beccare il timing esatto ma tipicamente dopo settimane di crescita ininterrotta non è un buon momento e settimane dopo vendite ininterrotte è un buon momento. Avere 1/3 nei bond menzionati con duration tra 10 e 25 anni non lo ritengo per nulla pericoloso, ma NO a fondi ed ETF, solo titoli posseduti direttamente che sono pure fiscalmente più efficenti. Sul valore dei bond ci pensi tra qualche anno, intanto incameri un 3% tassato al 12,5% come residente di un paese tecnicamente insolvente con bond 10y all’1,5% tenuto in vita dal “whatever it takes” di un dipendente mascherato del governo americano. Vedi tu.

signor pomata
Scritto il 12 maggio 2015 at 15:34

icebergfinanza,

Tento…..diciamo che lavorare senza stipendio come capita a mia moglie o dissipare i pochi averi in medici causa malattia professionale non mi aiuta.
Ma apprezzo la tua convinzione nelle scelte fatte…….magari sono io che non sopporto il rischio.
Un saluto.

veleno50
Scritto il 13 maggio 2015 at 08:24

signor pomata@finanzaonline,

Signor pomata da quello che lei dice nell’ultimo commento non è un momento fortunato per lei.La scelta di rimanere fuori da questo guazzabuglio finanziario è stata una scelta ovvia e ben ponderata.Mi permetto di suggerire un piccolissimo consiglio se deve fare in avvenire un investimento lo faccia a piccole dosi cioè compri mediando il prezzo un piano di accumulo. Compri italiano, c’è tanto passato di pomodoro da fare dei buoni sughi da condire tagliatelle squisite. buona giornata

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