DOLLARO: VOLA…GREENBACK VOLA!

Scritto il alle 09:00 da icebergfinanza

Mentre ormai un nuovo minimo dell’euro nei confronti del dollaro, richiama un’ulteriori nuovi minimi, all’improvviso ieri tra le pieghe del beige book, la relazione economico/finanziaria della Federal Reserve, banca centrale americana…

“Alcune aziende manifatturiere negli Stati Uniti citano il dollaro forte come fonte di preoccupazione e come principale vento contrario per le loro attività e per il loro export. E’ quanto si legge nel Beige Book, il rapporto sullo stato di salute dell’economia americana che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane.”

Inoltre Usa: Moody’s, dollaro forte negativo per multinazionali americane

Domani vedremo se facendo uscire ad arte un numero negativo sull’occupazione americana, l’Istituto Luce riuscirà a svalutare nuovamente il dollaro per lasciare prendere fiato ad una dinamica che ormai è inesorabilmente destinata a raggiungere la sua metà finale.

L’euro viene scambiato questa mattina a 1,1058 minimi agosto 2003, una dinamica che guarda alla riunione odierna della BCE che dovrebbe rendere pubblica la tempistica dell’ ormai inutile QE europeo.

Immagine

Spettacolare inoltre il movimentodella sorella del dollaro, la sterlina che in soli tre mesi si è rafforzata di quasi 10 punti nei confronti dell’euro.

So Ragazzi…lasciamoli sognare, in fondo se fanno l’errore di alzare i tassi ci penserà l’economia a sottolineare la loro fesseria.

Inoltre… “La Federal Reserve ha notato tra gennaio e la prima metà di febbraio un calo delle attività petrolifere nei distretti di Cleveland (Ohio), Minneapolis (Minnesota), Kansas City (Missouri) e Dallas (Texas). E’ l’effetto della contrazione dei prezzi del petrolio, iniziata lo scorso giugno.” (…) il documento spiega che i produttori di greggio e gas hanno ridotto le loro dimensioni o licenziato persone. Anche per questo la banca centrale guidata da Janet Yellen si aspetta da parte dei gruppi attivi nel settore energetivo un taglio per quest’anno delle spese per capitale, il cosiddetto Capex. “America 24

Nulla di nuovo tutto come da manuale, il manuale di Machiavelli.

“In molte regioni, l’economia americana ha continuato ad aspandersi in modo “modesto” o “moderato” tra gennaio e metà febbraio. (…) In generale, l’attività manifatturiera è cresciuta, anche se in modo diverso da distretto a distretto. Le condizioni nel settore agricolo sono invece peggiorate a causa di ridotti redditi per gli agricoltori e di esportazioni in ribasso.” America 24

Il tutto verrà utilizzato come base per la riunione della prossima settimana della Federal Reserve, dove come sempre gli occhi saranno puntati sull’aumento dei tassi e le solite sfumature, mentre nel Beige Book, la parola più utilizzata sembra essere il “tempo”, le solite tempeste di neve e di ghiaccio responsabili come sempre del moderato e modesto andamento dell’economia americana come dicono loro.

Chissà che accadrà quando la Cina tornerà a crescere al ritmo del 4/5 %!

Alzare quest’anno i tassi di interesse rispetto ai minimi storici a cui si trovano dal dicembre 2008 sarebbe un errore. Ne è convinto Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago. “Dovremmo essere pazienti”, dice nel testo del suo discorso preparato per un evento a Lake Forest, Illinois. “Credo che le condizioni economiche evolveranno in modo tale che sarà appropriato posticipare il processo di normalizzazione monetaria, quindi evitare il rialzo dei tassi fino al 2016” America 24

Tutto sotto controllo, l’avventura continua, nel fine settimana il ritorno di Machiavelli con un ospite di riguardo…Leonardo!

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15 commenti Commenta
bano
Scritto il 5 marzo 2015 at 10:07

sti americani so come le campane ,sbattacchiano di qua e la ,alziamo i tassi ,abbassiamo ,no li teniamo fermi ancora ,cambiano idea ogni luna,
credo che siano anche un poco zingari,nel senso di gitani….
azzz allora il boom del fracking è già finito e quindi si va long sul wti…..

kry
Scritto il 5 marzo 2015 at 11:04

Non è così facile svalutare il $ in un mondo in deflazione e contrazione , nemmeno col raccontare la verità sul proprio penoso stato di salute economico.

phitio
Scritto il 5 marzo 2015 at 11:23

Gli USA non alzeranno i tassi di interesse almeno fino al 2020. E forse anche ben oltre. E se lo faranno, li taglieranno di nuovo, e di corsa.

silvio66
Scritto il 5 marzo 2015 at 12:11

Mai guadagnato così con l’obbligazionario.

Da inizio anno tutto il 2014.

Grazie Andrea sei un grande.

aquilifer
Scritto il 5 marzo 2015 at 13:33

sono un comune risparmiatore
Silvio66 e Andrea secondo voi meglio tenere o
vendere i fondi obbligazionari divesificati euopei che anno ovviamente in pt bond francesi ,spagnoli,tedeschi a medio lungo termine, visto che lunedi iniziano con il QE
dico cio perche dal grafico che ha messo Andrea qui

negli usa quando fecero i 3 QE scesero i prezzi dei t note
corregetemi se sbaglio
ma ho il timore di perdere soldi
basta che mi rispondiate vendere oppure tenere
i post che fa ANDREA spero che aprano sempre gli occhi alle persone che pensano che la finanza mondile non sia manipolata da un Manipolo di Banchieri
uno dei tanti motivi per leggere il suo blog

aquilifer
Scritto il 5 marzo 2015 at 13:35

dico cio perche dal grafico che ha messo Andrea qui
negli usa quando fecero i 3 QE scesero i prezzi dei t note
http://icebergfinanza.finanza.com/2015/02/26/quantitative-easing-dovrebbe-potrebbe-chissa/

silvio66
Scritto il 5 marzo 2015 at 13:56

aquilifer@finanza,

Nessuno sa come andrà. Si tratta di dedurre gli effetti che subiranno determinati comparti all’interno di determinate aree geografiche fuse in un mercato mondiale. Non è pane per dilettanti. Il mio consiglio è di cercare un serio professionista che ami i piccoli risparmiatori.

idleproc
Scritto il 5 marzo 2015 at 14:21

silvio66@finanza,

Concordo e non è come individuare linee di tendenza, dinamiche macro, sono pane per operatività professionale indipendente.

madmax
Scritto il 5 marzo 2015 at 17:55

La prima vittima della fine dello Shale in US sara’ il Venezuela.
Ora che lo shale e’ morto, che il Medio Oriente e’ in fiamme chi meglio del Venezuela puo’ placare la sete di oro nero degli States? Attendere ma sono quasi certo del cambio di regime a breve :)

aquilifer
Scritto il 5 marzo 2015 at 19:02

grazie Silvio66

silvio66@finanza:
[email protected],

Nessuno sa come andrà. Si tratta di dedurre gli effetti che subiranno determinati comparti all’interno di determinate aree geografiche fuse in un mercato mondiale. Non è pane per dilettanti. Il mio consiglio è di cercare un serio professionista che ami i piccoli risparmiatori.

silvio66@finanza:
[email protected],

Nessuno sa come andrà. Si tratta di dedurre gli effetti che subiranno determinati comparti all’interno di determinate aree geografiche fuse in un mercato mondiale. Non è pane per dilettanti. Il mio consiglio è di cercare un serio professionista che ami i piccoli risparmiatori.

john_ludd
Scritto il 5 marzo 2015 at 19:26

madmax,

il venezuela anche nei momenti migliori non è mai stato un grande produttore. Sebbene abbia le riserve maggiori al mondo (il 20% di tutte quelle note) non è in grado di produrre significativamente di più neppure se domani fosse governato dalla Exxon. Il petrolio non è in giacimenti “liquidi” come in Arabia ma intrappolato in sedimenti. Il petrolio non è UNO ma tanti tipi diversi e il fattore geologico limita il flusso massimo che se ne può ricavare. E’ come avere una grande damigiana cui poter attigere con una cannuccia. In più è olio pesante, ricco di zolfo e costa un sacco da raffinare, riducendo i margini etc… Che gli uanagana tentino di colpodistatizzare il venezuele un giorno sì e l’altro pure è possibile ma non risolverebbero comunque la propria bulimia energetica. E se anche fai un colpo di stato, quelli che hai mandato via, farebbero guerriglia per i prossimi decenni (almeno in questo sono molto bravi) e nessuna compagnia petrolifera è disponibile a rischiare più soldi di quanto già rischia ora. Nulla sarà mai più facile, neppure fare un golpe.

john_ludd
Scritto il 5 marzo 2015 at 19:29

madmax,

… e lo shale non è certo morto. La produzione continua a salire. Quando sarà morto, tranquillo che lo capisci da solo perchè il supermercato dove vai a fare la spesa sarà vuoto.

madmax
Scritto il 5 marzo 2015 at 20:52

john_ludd@finanza,

Chissa’ magari pure con lo shale gas si sono “allargati” con numeri “statisticamente” generosi, basta vedere questo articolo:

http://www.postcarbon.org/the-eia-is-seriously-exaggerating-shale-gas-production-in-its-drilling-productivity-report/

E visto che tutto fa buon brodo per il PIL … Non mi meraviglia la crescita :)

madmax
Scritto il 5 marzo 2015 at 21:07

Chiudo con questo:

http://shalebubble.org

john_ludd
Scritto il 5 marzo 2015 at 22:24

madmax,

lo shale non è una bolla in quanto tale, la bolla sono le assurde aspettative che vi sono state montate sopra. Lo avrai letto di sicuro sui vari vomit paper nazionali… gli USA sono la nuova Arabia e via di cazzate. La realtà dipinta dalla stessa Energy Information Administration (EIA, l’ufficio statistico sull’energia del governo USA) ammette senza mezzi termini che MAI gli USA saranno energeticamente indipendenti. Anche oggi importano 6 milioni di barili al giorno, molti meno degli 11 del pre shale. Inoltre chiunque sia un tantino preoccupato della sua personale sorte dovrebbe fare “il tifo” per gli uanagana in questo caso… che pompino tutto quel che possono ! La triste realtà è che tolto lo shale e il petrolio canadese, la produzione di tutto il resto del mondo è stata nel 2014 MINORE che nel 2005. Il picco del petrolio convenzione, a basso costo, l’unico che ci si possa permettere, è facile da prevedere perchè è stato 9 anni fa. Ma non finisce qui, perchè la produzione non è il dato che conta per un paese che importa, quel che conta è la quantità di petrolio disponibile per l’export. Ora da anni i produttori consumano per se una quota sempre maggiore di produzione, alcuni produttori sono persino diventati importatori netti e Cina e India sono super consumatori in concorrenza con nosotros. A partire dall’anno prossimo o al massimo quello successivo la produzione russa (maggiore singolo fornitore dell’eurozona) inizierà a declinare e quel che viene prodotto andrà sempre più in Cina (bravi a Bruxelles a fare harakiri). Forse la gente non capisce dato che legge i vomit paper, ma temo che capirà quando i dati sulla disoccupazione di questi anni saranno ricordati come l’era dell’oro che ci sia l’euro, la lira o il sesterzio.

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