AVIDITA’, JOBSACT E MINIJOB: SCHIAVI PER SEMPRE!

Scritto il alle 07:50 da icebergfinanza

Ve lo ricordate il vecchio Milton, si Milton Friedman, il profeta della SHOCKECONOMY…

“soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalleidee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa il politicamente inevitabile”. Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaniani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce – ne era convinto il professore dell’università di Chicago – è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla  crisi torni a rifugiarsi nella tirannia dello status quo» (Naomi Klein).

Nel fine settimana il Papa all’udienza con le Confcooperative è stato chiaro e senza giri di parole…

«Oggi la regola, non dico normale, ma abituale, – ha detto il Papa, in una divagazione, a braccio, dal discorso generale- è che se cerchi lavoro ti propongono 11 ore al giorno a 600 euro, e poi ti dicono: “Ti piace, no? Vattene a casa”.

“Contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa,cioé di una realtà assai buona, per in gannare la gente con scopi di lucro”.

Chiede il recupero di una «funzione sociale forte» e delle «finalità trasparenti e limpide» della economia cooperativa. Dice no a «liberismo dei bicchieri pieni» per i ricchi e delle «briciole» che dovrebbero ricadere sui poveri, per cui «si continua a fare marketing senza uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende». (Corriere della Sera)

Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo a qualche mese fa…

RIFORMA HARTZ PER TUTTI, OFFRONO GRILLO E HOLLANDE …

Tra i punti del M5S anche la realizzazione di un piano comparabile all’Agenda 2010 tedesca, il piano di riforma dello stato sociale e del mercato del lavoro voluto dall’ex Cancelliere Gerhard Schroeder. Perché, spiega (Grillo), “quel che ha dato buoni risultati in Germania, lo vogliamo anche noi”. Grillo sogna l’Agenda tedesca del 2010 | Teleborsa.it

“La pretesa di creare posti di lavoro con una legislazione molto severa e strutturata e’ fallita. Dobbiamo cambiare le regole del gioco. In questo senso abbiamo nella Germania il nostro punto di riferimento” …ha detto il buon Renzi. ( Askanews).

In sintesi il Papa ha maledetto la riforma Hartz e il Jobsact che verrà!

Il bello è che la tanto idolatrata riforma Hartz, prende il nome del suo ideatore, un CORRUTTORE tedesco di nome Peter Hartz, il quale ammette di avere corrotto i sindacalisti Vw ed evita 10 anni di carcere.

Per chi non sa cosa sia la riforma HARTZ e sempre che vi siano rimasti sette minuti da spendere in consapevolezza,  domenica sera una sintesi su PRESA DIRETTA

 L’inferno della Hartz 4

Una gloriosa riforma … chiamata INFERNO!

Ora mi fermo qui, tanto immagino che nessuno di Voi abbia il tempo di condividere questa efficace sintesi su quello che succederà anche con il Jobsact.

Il web potrebbe scatenare tempeste di consapevolezza, ma non su questi argomenti, su questi argomenti vincono loro, il nuovo istituto luce, sai oggi è un grande giorno, un giorno storico è nato il Jobsact dice lui, peccato che la storia non si fa illudendo le giovani generazioni in nome dell’AVIDITA’

Lui, quello che conta davvero, ha detto…  no a «liberismo dei bicchieri pieni» per i ricchi e delle «briciole» che dovrebbero ricadere sui poveri, per cui «si continua a fare marketing senza uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende».

Per chi vuole contribuire liberamente al nostro viaggio cliccando qui sopra è in arrivo l’analisi “Machiavelli 2015: esplosione deflattiva!” orizzonti e visioni per il 2015 e “Machiavelli 2015… la virtù e la fortuna.” Il Tuo sostegno è fondamentale per il nostro lavoro…

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31 commenti Commenta
kry
Scritto il 3 marzo 2015 at 12:27

” Il bello è che la tanto idolatrata riforma Hartz, prende il nome del suo ideatore, un CORRUTTORE tedesco di nome Peter Hartz, il quale ammette di avere corrotto i sindacalisti Vw ed evita 10 anni di carcere. ” ++++ In Italia prende il nome di jobsact che in italiano mi sembra voler dire nulla probabilmente perchè il suo ideatore non è di questo paese , paese non corruttore bensì corruttibile. Pure come schiavi ci svendiamo.

d
Scritto il 3 marzo 2015 at 12:45

c’è chi allestisce il job act, c’è chi pratica il blow job.
Si tratta di prassi analoghe: they’re all dirty jobs

lukeof
Scritto il 3 marzo 2015 at 13:16

Oltretutto nessuno ha capito che la Hartz 4 funziona SOLO e SOLTANTO con un welfare funzionante e pervasivo come quello tedesco.

Qui puo’ fare soltanto danni enormi.

bano
Scritto il 3 marzo 2015 at 13:17

d@finanza,

SI MA una differenza c’è
il blow job non è fatturabile, almeno non ancora magari lo diventerà in seguito

d
Scritto il 3 marzo 2015 at 13:32

bano@finanzaonline,

Mah, guarda, per ora contribuisce sia ad innalzare il PIL, sia a diminuire la pressione fiscale…

idleproc
Scritto il 3 marzo 2015 at 13:38

Quelli che in US chiamano “pianificatori centrali” stanno dimostrando sintomi di credere alla loro stessa propaganda e affossando il buon senso.
Progettano e si illudono di determinare i destini di un complesso socioeconomico irrazionale intervenendo al momento giusto o provocandolo. Molte delle loro valutazioni sono fatte a posteriori e qualsiasi intervento in meccanismi così complessi, con retroazioni fuori dalla possibilità di analisi e dinamche imprevedibili non garantisce affatto il raggiungimento di quanto pianificato.
In gran parte i processi sociali sono sotterranei e fuori dalla portata di “controllo” reale, si illudono, come tutte le “classi dirigenti” o combriccole molto prossime al bailout.
Credo che dovremo evitare che qualche genialata e tentativo di shock and wave su quello che in superficie credono di controllare completamente, metta fuori gioco il futuro definitivamente.
Bloccare i venti di guerra, dal mio punto di vista è la priorità.
Sul resto, i tempi non li conosciamo ma la dinamica di rottura di un modello socioeconomico è innescata da decenni.

veleno50
Scritto il 3 marzo 2015 at 15:06

Non so se gli assunti dopo il primo Marzo saranno pagati ad un 1/2 all’ora o saranno bistrattati come quelli finiti nella morsa della Hartz 4. Il paragone con la Hartz con noi non regge attualmente nel campo dell’assistenza sanitaria. Non so se possa essere vero che devo accettare un lavoro 1/2 all’ora a raccogliere sotto un sole cocente delle susine o delle ciliegie.Devo essere presente al lavoro alle 8 e mi chiamano alle sette e devo fare due di tram per andare al lavoro. Spero vivamente che non accada tutto quello che sta accadendo in Germania se è cosi drammatico.Non per polemizzare perchè anch’io provengo da una famiglia di operai mi torna in mente mio padre che faceva i turni in fabbrica ed era molto dura,l’alternativa qual’è? nessuno assume anzi la disoccupazione è aumenta o si è momentaneamente stabilizzata.Il Jobs act è cosi terribile come viene descritto o è un po più morbido in fatto di tutele della Hartz. Idieproc, Dante, il celestiale ,battete un colpo, io ho letto qualcosa ma non so fare il confronto ( a so propi un ignurant in materia).un saluto a tutti i naviganti

ilcuculo
Scritto il 3 marzo 2015 at 15:35

Speriamo che ci sia qualche paese in cui la sinistra ed i sindacati facciano un gran casino un vere rivoluzione che appendano un po’ di quel 0,1% della ruling class…

insomma qualcosa di eclatante atto a spaventare la ruling class e riportarla a miti consigli.

speriamo che accada e speriamo che non accada qui…

il comunismo dei paesi dell’est per esempio era un ottima cosa , da quando è crollato lo abbiamo preso tutti nel culo.

Hasta la rivoluzione siempre………..a casa d’altri grazie.

aorlansky60
Scritto il 3 marzo 2015 at 15:40

“Quelli che in US chiamano “pianificatori centrali” stanno dimostrando sintomi di credere alla loro stessa propaganda affossando il buon senso.
Progettano e si illudono di determinare i destini di un complesso socioeconomico irrazionale intervenendo al momento giusto o provocandolo.”

dici bene : è un illusione.

Con il trascorrere del tempo e valutando gli effetti collaterali, sono sempre più convinto che abbiano perso il controllo del mostro da loro stessi innescato, per quanto riguarda le politiche economiche accomodanti =
liquidità elargita a dismisura | costo del denaro azzerato | tassi governativi collassati” come conseguenza a catena.

Per quanto riguarda invece il modello sociale che qualcuno dall’alto della piramide sogna di imporre in tutto il mondo, tanto per capirci e capire come siamo messi attualmente c’è la visione del ceo di JPMorgan che qualche tempo fà affermò questo concetto delirante : “c’è eccessivo squilibrio tra salari asiatici e salari occidentali; occorre che questi ultimi vengano calmierati e livellati verso la media dei primi…” (non credo abbia bisogno di commenti…)

la forma contrattuale dei cosiddetti “mini-job” introdotti in Germania va proprio in quella direzione, la stessa che intendono applicare in tutti i paesi dell’eurozona. Dimenticando un particolare : che i paesi dell’eurozona non sono simili tra di loro; ciò che riesci ad applicare in Germania forse non va affatto bene in Italia o in Spagna…

La follia che ne risulta è una vittoria teorica : i numeri dicono bene (qualsiasi contratto anche il più infimo è in grado di dare il proprio contributo per alzare la percentuale di occupazione) anche se la realtà dice l’opposto (con i costi della civiltà occidentale, con uno stipendio mensile di 500€ ci campi una settimana).

Alla fine ciò che importa loro è solo “la facciata” : riuscire a dimostrare che i numeri sono a posto e che l’economia è sostenibile; se la gente soffre e fatica in grande percentuale, per loro questo è solo un dettaglio.

Proprio un esempio riuscito di progresso sociale; chissà per quanto tempo si illudono che possa andare avanti…

apprendista

Andrea scusa ma in caso di qe n4 il $ si deprezzerebbe parecchi contro euro anche forse se c’e qe della bce ? Quindi non e’ un rischio comprare treasury bond che sappiamo saliranno di prezzo per via dell’economia usa/mondo in contrazione ma il $??? se stampano come matti perdono credibilita’ (fed) e il $ si inabissa o forse non ho capito niente? e la parita’ e il punto comunque di arrivo,grazie se vorrai farmi un cenno
saluti a tutti

noise
Scritto il 3 marzo 2015 at 16:10

apprendista@finanza:
Andrea scusa ma in caso di qe n4 il $ si deprezzerebbe parecchi contro euro anche forse se c’e qe della bce ? Quindi non e’ un rischio comprare treasury bond che sappiamo saliranno di prezzo per via dell’economia usa/mondo in contrazione ma il $??? se stampano come matti perdono credibilita’ (fed) e il $ si inabissa o forse non ho capito niente? e la parita’ e il punto comunque di arrivo,grazie se vorrai farmi un cenno
saluti a tutti

Mi associo alla domanda di apprendista. Io me la spiego così: se l’america va esplicitamente in recessione e quindi viene varato un altro qe, allora se da una parte il dollaro potrebbe avere tensioni al ribasso dall’altra il panico per i listini azionari (e derivati, etc etc) spingerebbe masse di capitali verso un safe heaven.
E cioè in prima battuta i bond, poi il cash (e alla fine l’oro). Dato che l’unico bond/cash che conta è il dollaro si avrebbe un rialzo.

Andrea (o altri) mi confermi che questo è il meccanismo?

dante5
Scritto il 3 marzo 2015 at 16:11

veleno50@finanza:
Spero vivamente che non accada tutto quello che sta accadendo in Germania se è cosi drammatico.Non per polemizzare perchè anch’io provengo da una famiglia di operai mi torna in mente mio padre che faceva i turni in fabbrica ed era molto dura,l’alternativa qual’è? nessuno assume anzi la disoccupazione è aumenta o si è momentaneamente stabilizzata.Il Jobs act è cosi terribile come viene descritto o è un po più morbido in fatto di tutele della Hartz. Idieproc, Dante, il celestiale ,battete un colpo, io ho letto qualcosa ma non so fare il confronto ( a so propi un ignurant in materia).un saluto a tutti i naviganti

Ciao Veleno, per quanto ho letto (e non mi occupo di consulenza del lavoro) il Jobs Act andrebbe forse un po’ smitizzato. Si tratta in pratica di una riforma della pessima riforma Fornero, e direi che sui lavoratori potrebbe avere effetti contrastanti. Per le imprese idem.

Al nocciolo c’è appunto il superamento per i lavoratori neoassunti del mitico art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Di per sé non è una buona notizia per i lavoratori, ma nel concreto?
Dal lato delle aziende l’art. 18 porta ad un’aberrazione sostanziale: non voglio più un lavoratore, e questo potrebbe farmi causa e costringermi a riassumerlo. In realtà semplifico molto la cosa, in quanto per le piccole imprese (quelle che hanno fino a 15 dipendenti) se un lavoratore impugna il licenziamento non c’è la possibilità di essere riassunto ma solo quello di avere un’indennità tra i 2,5 ed i 6 mesi di stipendio inclusi ratei di ferie, tfr, 13. e 14., ecc. Questo rimane praticamente invariato per il Jobs Act, quindi direi di guardare quanto accade in concreto per le imprese più grandi.

Le imprese più grandi (si veda il famoso caso di Fiat-Pomigliano dove Landini si era battuto in prima persona) di solito non hanno l’ottica di breve termine per cui pagare un’indennità per licenziare lavoratori “sgraditi” o cmq. in eccesso è un freno ai licenziamenti stessi.
Per loro i costi per “razionalizzare” l’organico sono benvenuti se poi consentono manovre “strategiche” che nell’ottica dei manager consentono un aumento dei profitti (o il turnaround nel caso delle aziende in crisi). Verrebbe poi da dire che i costi non sono sgraditi ai manager perché tanto non li pagano loro, in realtà infatti li pagano gli azionisti o cmq. i soci (che nelle PMI sono sempre i managers, ma nelle realtà quotate in borsa, le vere grandi imprese, spesso sono soggetti diversi). Non di rado i manager per tagliare l’organico percepiscono anche dei bonus, anche se appunto l’azienda sostiene dei costi…Questo nel Jobs Act diviene possibile – niente più reintegro per i nuovi assunti ma “monetizzazione” degli esuberi ingiustificati, con un numero di mensilità da 4 a 22 al termine dei tre anni di “inserimento”.
Certamente resta poi la possibilità quando vi siano più di 5 esuberi di ricorrere ad un accordo sindacale vero e proprio, e nel caso dei “salvataggi” aziendali i sindacati spesso acconsentono a misure meno onerose per le aziende, direi in modo “responsabile”.
Concludo l’esame per le aziende dicendo che la grande pillola di zucchero che viene loro offerta con l’arrivo del Jobs Act (specialmente per le piccole imprese) è la possibilità di assumere QUEST’ANNO e nei prossimi due anni lavoratori al primo impiego e lavoratori in mobilità da almeno sei mesi senza pagare i contributi. Questo è l’incentivo all’assunzione che mancava totalmente con la legge Fornero e che nei piani del Governo fa presagire una valanga di assunzioni nei mesi a venire. In realtà, ovviamente le imprese che assumeranno saranno quelle che registrano una crescita della domanda o che devono cmq. sostituire dei lavoratori in uscita, e qui si potrebbero verificare degli arbitraggi poco graditi (licenzio dei lavoratori costosi, ne assumo altri meno costosi al loro posto).

Dal lato dei lavoratori, certamente l’impianto che ne consegue è che ci sono cmq. meno tutele del posto di lavoro. Tuttavia, mi chiedo se il sistema attuale – che di fatto è ingessato e non consente ai giovani di avere un posto a tempo indeterminato – sia migliore. Aggiungo che verranno eliminati dal 2016 i contratti di cocopro e le associazioni in partecipazione, meno che per i call center! Pare che questi abbiano infatti avuto una deroga per l’accordo sindacale che avevano sottoscritto dopo la Fornero…Un’altra parte del Jobs Act sicuramente poco gradita ai sindacati è che viene depotenziata la contrattazione nazionale (e con essa i livelli di stipendio uguali per tutti) a vantaggio della contrattazione decentrata. Si pone insomma un mattone verso l’eliminazione dei CCNL, che sicuramente hanno contribuito agli incrementi salariali negli anni 70 e 80, molto meno recentemente.
Direi quindi che “forse” i giovani avranno la possibilità di trovarsi dopo tre anni un vero contratto a tempo indeterminato, anche senza la possibilità di reintegro. A fronte del lavoro “precario” a vita è molto meglio, ma nella pratica sarà così?

Ciò che dicono Andrea e Veleno dell’Hartz IV ha un dato importante – i minijob consentono ai datori di lavoro tedeschi di assumere lavoratori a basso costo e soprattutto con la max. flessibilità. Sparendo i cocopro e gli associati in partecipazione queste tipologie di lavoro in cosa si convertiranno? Qualcuno (i precari “fisiologici”) potrà diventare stagionale o voucher, ma temo che il fatto di andare verso la stabilizzazione non sarà gradito a molti datori di lavoro. I posti in questione ricadranno nel nero? Ci sono già sanzioni pesantissime per il lavoro nero, ma non riescono a stroncare il fenomeno.

L’altro aspetto molto trascurato del Jobs Act è il welfare. Avremo una nuova indennità di disoccupazione definita Naspi, e costerà cara. Purtroppo temo che questo alla fine si tradurrà in un nuovo giro di vite sui contributi previdenziali, manco a dirlo principalmente sui lavoratori autonomi che però continuano ad essere esclusi dagli ammortizzatori sociali!

Una delle cose più deplorevoli del Jobs Act è alla fine questa. che si fanno riforme anche parzialmente positive ma che esistono disparità notevoli tra chi ha i vantaggi e chi ne deve sopportare solo i costi.

Certamente coloro che “elogiano” le riforme hanno in mente gli interessi per le grandi imprese, business as usual.

lukeof
Scritto il 3 marzo 2015 at 16:33

A me risulta che siano state eliminate SOLO 2 fattispecie della giungla sottopagata del lavoro precario e ne rimangano in piedi altre 45 (su 47 precedenti).

E si continua a pensare che la “competitività” sia solo quella di pagare meno la forza lavoro, come se fossimo in grado di competere con la Cambogia.
E’ una spirale senza fine e senza uscita.

Questa spirale si disinnesca soltanto riattivando gli investimenti (che siano essi nostrani o esteri) e rendendo la pressione fiscale sulle imprese almeno comparabile a quella esistente nel resto d’Europa.
Il resto sono chiacchiere, selfie e fuffa.

veleno50

dante5@finanza,

Caro Dante non avevo dubbi di una tua risposta esauriente. L’arbitraggio si compra un bene e si rivende realizzando un guadagno. Spero non accada questo.ciao buon lavoro

draziz
Scritto il 3 marzo 2015 at 17:03

Il rispetto per l’essere umano è alla base di ogni azione che si voglia qualificare come civile ed un giusto equilibrio sociale vorrebbe vedere un’equa distribuzione della ricchezza creata.
Fatte queste doverose premesse, sulle quali ognuno può ragionare su quanto oggi siano applicate o applicabili su codesto orbe terracqueo, gioverebbe tenere presente alcune verità che andrebbero affrontate con lucidità e senza nascondersi dietro ideologie o falsi pretesti.
E’ un dato di fatto che un’impresa sia costantemente chiamata a pagare per un lavoratore, anche nei momenti di non produttività dello stesso.
E’ storia acclarata la sconcezza di comportamenti delinquenziali, furto, danneggiamenti, divulgazione di informazioni riservate, che sono spesso stati derubricati a banali “scelleratezze” con mantenimento dei posti di lavoro ed ulteriori danni (le spese di giudizio sono sempre a carico delle aziende…) oltre alla beffa del diritto interpretato sempre a senso unico.
E’ storia arcinota quella dell’abuso dell’istituto di malattia per farsi i fatti personali, cosa che ricade sulle spalle della collettività ma anche delle aziende.
La regola della domanda e dell’offerta vorrebbe che i fattori produttivi, tra cui si annovera la forza lavoro, siano da gestire in ingresso ed in uscita in base alla domanda del mercato e non amministrati a scopo sociale, cosa di cui lo Stato dovrebbe farsi carico e non le aziende le quali, una volta assunto un lavoratore, a prescindere dalle capacità e dalle mansioni dello stesso, se ne trovano vincolate “fino a che morte non li separi” con l’alternativa, spesso poco praticabile, della pena dell’esborso di somme di denaro qualificabili come tangenti per concordata acquiescenza.
RIPETO: non si parla dei casi, che esistono non lo si nega, di torti subiti da un generico lavoratore, giustamente sanzionabili, ma di un tipico sport nazionale, TUTTO A CARICO DELL’AZIENDA, che da anni, in verità molti, produce storture a livello nazionale e danni economici gravi.
Gli esempi sono innumerevoli e l’accumulo di costi sul sistema è diventato ora insopportabile, cioè non più prorogabile, pena la EVIDENTISSIMA chiusura di mini-medie-macro imprese e decollo della disoccupazione.
Vogliamo tutti 1 mese di ferie pagate, 14 mensilità pagate, la 15a che è il TFR, permessi e festività pagate, indennità per il mal di calli ed il mal di testa mestruale e nel contempo vogliamo acquistare su internet o nei supermercati prodotti fabbricati da altri che devono costare poco, avere una qualità molto alta e soddisfare appieno le nostre crescenti esigenze di consumatore.
Pensate davvero che sia possibile? In base a cosa?
Micro-Medie-Grandi imprese sono la causa di tutti i mali?
Eliminatele, chiudetele oooo…no! Statalizzatele!
Un bel KOLKOZ dove tutti hanno diritto a tutto anche se non fanno un k…zo o se vivono a danno della collettività.
Un’alternativa? Mettetevi in proprio, così dipenderete solo dalle vostre smisurate capacità, userete la vostra intelligenza solo per voi stessi e finalmente troverete uno…Stato amico…

lukeof
Scritto il 3 marzo 2015 at 17:32

draziz@finanza,

Caro Draziz, capisco la tua requisitoria, ma qui occorre una precisazione importante.
L’Italia ha la classe imprenditoriale (e politica e le due cose son spesso connesse) PEGGIORE d’Europa.

Ti faccio un esempio abbastanza illuminante che mi deriva dalla mia esperienza passata come analista funzionale in primaria società di informatica.

Qualche anno fa, ci fu nella mia zona un progetto congiunto promosso da Confindustria per offrire un check-up GRATUITO alle aziende sotto il profilo del controllo di gestione.
Molte aziende aderirono “entusiaste” e si offrirono perche noi “analisti” potessimo finalmente dargli lo strumento e le dritte per “controllare” e gestire meglio l’azienda.
Poi cominciarono i dolori. Perchè come tu ben sai, se fai un controllo analitico dei centri di costo, delle “funzioni” e di tutta l’azienda saltano fuori gli “altarini”.
Quindi prima la direzione era entusiasta, poi comincio’ a diventare “tiepida”, poi ci fu un ostilità totale ed effettiva.
Nemmeno a dirsi le “risultanze” dell’indagine furono cestinate quanto prima possibile.

Questo solo per dirti che è tanto facile gridare all’impresa “oppressa” dallo Stato e schiava dei dipendenti quanto non rendersi conto che la stragrande maggioranza delle medesime è GESTITA CON I PIEDI se non con il culo, per dirla tutta.

Purtroppo come diceva Rommel nei confronti degli italiani “Buona truppa, ma pessimi generali”.

laforzamotrice
Scritto il 3 marzo 2015 at 18:46

Per me il fatto è semplice, in Italia chi ruba non viene punito. Cosa C**** c’entra direte voi, invece c’entra eccome, perchè se l’operaio, l’imprenditore, l’insegnate, il consulente, il politico, il professionista, il dottore, il disoccupato, il negoziante, il pubblico impiegato, il pensionato scorretto e disonesto venissero puniti, e non ci dimentichiamo del magistrato, probabilmente il comportamenti migliori diventerebbero la prassi e il paese funzionerebbe molto meglio, invece visto che non succede affatto, ma che anzi chi è corretto di solito è non solo economicamente svantaggiato, ma alla fine anche considerato un coglione, è chiaro che la filosofia del “furbetto italico” finisce col diventare la prassi, talmente radicata che i comportamenti sbagliati diventano abitudine prima e DIRITTO poi. E questo povero stato, appesantito da sempre più parassiti, mentre i sempre meno numerosi stoici lavoratori e imprenditori lottano sulle pompe come leoni, ributtando l’acqua in mare cercando di mantenere a galla una nave talmente piena di falle da sembrare un groviera. Gente stoica, ma forse un pò cretina, che non vuole capire che finchè non si chiudono le falle (un paio di centinaia di “furbi” appesi nelle piazze fino a che non cadono da soli) è una lotta destinanta alla sconfitta, perchè loro sprecano energia per pompare fuori l’acqua, ma l’acqua ad entrare no.

stanziale
Scritto il 3 marzo 2015 at 19:33

Rubo questo commento dell’ultimo post di voci dall’estero, in quanto mi ha incuriosito: andrebbe forse approfondito
marcello • 2 ore ago

Purtroppo, ogni volta che si parla di democrazia, c’è un “non detto” che fa deragliare qualsiasi ragionamento. Il “non detto” è che si parte dal presupposto che L’ATTUALE forma di governo basata sulle elezioni sia L’UNICA forma di democrazia possibile. Ne sia, praticamente, il sinonimo. Non è così, tutt’altro. La democrazia esiste da più di 2000 anni, le elezioni solo da 200. La democrazia ha conosciuto varie forme, dalla repubblica “comunista-libertaria” degli indiani Choctaw e Chicasaw lungo il Mississippi, alla scelta dei rappresentanti per mezzo del sorteggio (la Bulé dell’Antica Grecia, la repubblica fiorentina del 1300, la Corona d’Aragona del 1400…).
Quando, dopo le rivoluzioni americana e francese, ci si trovò a decidere quale forma di governo dare alle nascenti repubbliche, da John Adams (che sosteneva la necessità di “delegare il potere dei molti a un numero ristretto dei migliori e più saggi.”), a James Madison (“Lo scopo di ogni Costituzione politica è, o dovrebbe essere, di ottenere innanzitutto per capi degli uomini che posseggano la maggiore saggezza per discernere il bene comune della società, e la maggior virtù per perseguire la realizzazione di questo bene. (…) Il metodo elettivo di designazione di questi capi è il principio caratteristico del regime repubblicano.”), a Thomas Jefferson (che sosteneva l’esistenza di una specie di “aristocrazia naturale fondata sul talento e la virtù”.), a Antoine Barnave (che definiva la democrazia “il più odioso, il più sovversivo e, per il popolo stesso, il più nocivo dei sistemi politici.”), tutti si schierarono SCIENTEMENTE a favore di un sistema OLIGARCHICO. Persino Emmanuel Joseph Sieyès, abate e politico, che pure aveva pronunciato l’invettiva “Che cos’è il Terzo Stato? Tutto. Che cos’è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa desidera? Diventare qualcosa”, fece ben presto retromarcia arrivando a scrivere: “La Francia non è e non deve essere una democrazia. (…) Il popolo, lo ripeto, in un paese che non è una democrazia (e la Francia non saprebbe esserlo), il popolo non può parlare, non può agire che per mezzo dei suoi rappresentanti”. Dunque l’attuale sistema rappresentativo elettivo non è MAI stato democratico, ma anzi è nato per tenere lontana ogni parvenza di democrazia, e impedire che il popolo, in qualsiasi modo forma, potesse dire la sua. Se non si capisce questo e si attribuisce l’attuale potere oligarchico che ci governa a una “deviazione” momentanea, anziché alla natura INTRINSECA dei sistemi basati sulle elezioni, ogni analisi non potrà che portare fuori strada. E a soluzioni sbagliate. Non è un problema di nomi, di partiti o di situazioni contingenti: è il SISTEMA ELETTIVO, che va eliminato. Attingendo agli esempi del passato (in modo adeguato alle società attuali) per trovarne uno che sia REALMENTE democratico. In questo senso, gli studi di Yves Sintomer, David Van Reybrouck e Terrill Bouricius possono aiutare.

draziz
Scritto il 3 marzo 2015 at 20:08

lukeof@finanza,

laforzamotrice@finanza,

E’ proprio così: politica, furbetti, compiacenza e voti comprati con i soldi privati (tassazione e contribuzione smisurati per soddisfare bisogni di Stato spesso autoreferenziali – vedi pensioni ed indennità autovotate…).
Inoltre, per anni è stata fomentata la lotta di classe e di ceto: il commerciante nasce ladro (è geneticamente modificato), il lavoratore dipendente nasce sfigato e la colpa della sua sfiga è delle imprese che lo sfruttano (anche lui è geneticamente modificato, il volere divino implacabile lo ha costretto al suo ruolo…), il politico ha dei nobili ideali ed è giusto che fotta i soldi agli altri perchè gli servono per sostentarsi per modificare le cose a vantaggio di tutti…
Molti di Voi sanno che il tessuto economico patrio è costituito da microimprese, circa il 90%, che appartengono ad esseri umani che normalmente si “sfangano” 80 ore settimanali, alcuni pure sabato e domenica (per dirla tutta)?
Costoro non sono dei lavoratori? Provatemi il contrario.
Lo schifo è che i più ottusi hanno finito per credere a tutto ciò che fuoriesce dalle pagine dei quotidiani e dallo schermo televisivo, conformandosi al pensiero e al diktat di quello che anch’io da tempo ho definito l’Istituto Luce (di triste memoria: “le nostre armate vittoriose sui monti della Grecia” oppure “il coraggio dei nostri eroici fanti nelle sabbie della Cirenaica”…).
La classe imprenditoriale fa schifo?
Certo, perchè nonostante si lamenti della mafia (ma lo fa?) ha stretto patti mafiosi con i politici (di ogni colore…poi se volete vi racconto come si faceva ad esportare nell’est europeo durante gli anni 70 e 80…) per ottenere favori e fare affari e la politica, con la scusa dei suoi alti ideali si arroga la pretesa di voler controllare/amministrare tutto (ma guarda caso…), una sorta di impresa feudale per sfruttare tutto ciò che viene prodotto.
Pessimi generali?
La truppa: franza o spagna, basta che se magna…
E’ già stato detto più volte, in questo come in altri blog: da dove volete che arrivi il cambiamento?
Dalla discesa dell’arcangelo Gabriele che dispensa soldi e Ferrari o Suv per tutti o dalla presa di coscienza individuale e dalla volontà di modificare realmente le cose anche rinunciando a qualcosa a favore di tutti?
I diritti acquisiti non si toccano, indietro non si torna…!! (guadagnati e concessi quando il PIL e l’economia giravano per davvero, neh!? e qualcosa per ottenere voti negli anni ’80 e ’90).
Bene ed allora continuiamo a goderci la cassa integrazione, penuria di posti di lavoro (aspetta e vedrai nei prossimi anni, quando gli immigrati ora bambini si affacceranno sul mercato del lavoro ed i nostri figli dovranno competere con gente che conosce 2 lingue in più di loro…sai che risate…), chiusura di aziende e concorrenza straniera sempre più invadente e vincente.

signor pomata
Scritto il 3 marzo 2015 at 20:48

Il nuovo messaggio di macchiavelli è già uscito o deve ancora arrivare?

kry
Scritto il 3 marzo 2015 at 22:58

ilcuculo@finanza:
speriamo che accada e speriamo che non accada qui…
Hasta la rivoluzione siempre………..a casa d’altri grazie.

Mai un pseudonimo fu così azzeccato.

idleproc
Scritto il 4 marzo 2015 at 00:07

Forse è un po’ brutale e banale ma il job act non è altro che la formalizzazione legale e “schierata” di quanto sta accadendo di fatto sul mercato del lavoro e dei rapporti di forza sociali.
Il lavoro è diventato precario perchè “ce ne è meno” da distribuire su questo tipo specifico e storico di mercato del lavoro, aumenta quindi la concorrenza tra lavoratori.
E’ sistemico e specifico di queste fasi del ciclo economico, specie se poi (volutamente) è stata incrementata la concorrenza con l’importazione di lavoratori senza tutele “per reggere la concorrenza globale”.
L’innesco della guerra tra poveri è automatico, componenti anche ideologiche e razziali comprese.
E’ un fatto sistemico non aggirabile, l’illusione che non accadesse più è strettamente connessa alle teorie economiche che hanno indotto socialmente la convizione del “superamento” e del controllo del ciclo econmico che è sistemico.
Su questo punto la questione energetica, anche se può innescare il problema, è marginale, è un punto sistemico.
Siamo esattamente nella fase molto evidente in quanto a ciclo sincronizzato globalmente, in cui il sistema distrugge il capitale “in bolla” in settori in sovrapproduzione e le scommesse sul futuro perse.
Tutti gli investimenti di capitale sono scommesse sul futuro sia esso accumulato socialmente nel “pubblico” che nel privato.
Se le perdi perdi il capitale.
Non essendoci pianificazione sociale degli investimenti, le scelte sono individuali e di gruppo lobbystico e quindi, nell’insieme del tutto irrazionali e generano la ciclicità sistemica. La “ripulitura” è una condizione necessaria e inevitabile in questo sistema, come l’attuale crisi dimostra compreso l’incremento dell’aggressività rapinatoria globale.
Contemporanemente e con vari alibi e mistificazioni propagandistiche vi è anche una redistribuzione dei redditi e del capitale verso l’alto e un’ulteriore concentrazione del capitale.
Chi gestisce il gioco sta salvando sé stesso dalla ripulitura sistemica e dalle perdite da un lato, dall’altro cerca di evitare il conflitto sociale con un conseguente radicale cambio di gestione, necessariamente verso un sistema pianificato.
E’ ovvio che esistono delle tecniche economico-finanziarie e quindi scelte politiche come lo sono tutte quelle in atto, per far “saltare” il sistema e andare verso…
Sono scelte limite per condizioni limite, un “investimento” ad altissimo rischio.

kry
Scritto il 4 marzo 2015 at 08:31

idleproc@finanza,

++++Su questo punto la questione energetica, anche se può innescare il problema, è marginale, è un punto sistemico. ++++ http://ugobardi.blogspot.it/2015/03/la-profezia-di-keynes.html#comment-form La questione energetica non l’ha nominata.

idleproc
Scritto il 4 marzo 2015 at 11:22

Il problema “energetico” e similari sono condizioni limite fisiche non socioeconomiche anche se l’accesso a queste “risorse” e “gestione” è specifio del sistema socioeconomico storicamente in atto.
Possono essere risolti garantendo l’espansione di specie e indipendentemente dal sistema socioeconomico storicamente in atto, solo allargando il sistema sfuggendo all’entropia e spostando i limiti più avanti.
Dal punto di vista delle storie di specie e per quanto è a mia conoscenza, se una specie non si espande e arretra, scompare.
Per cui, secondo me ma può essere una “deformazione” atavica e culturale, l’espansione è una necessità di sopravvivenza di specie oltre che individuale.
Con questo sistema non pianificato socialmente e irrazionale nella gestione e consumo delle risorse, potremmo raggiungere i limiti fisici prima di aver sviluppato quanto ci serve per espanderci.
Da un punto di vista “psicologico” siamo tutti prodotto e parte del sistema storico in cui viviamo, quando siamo prossimi alle condizioni limite si vede un po’ meglio e si possono ipotizzare “futuri” qualitativamente diversi, all’indietro, quasi uguali o in avanti ma non di più.
Per marte mia ho la convinzione che la pianeficazione economica gestita socialmente sia una necessità, su come potrebbero funzionare il controllo sociale e altro, non ne ho la più pallida idea, solo qualche ipotesi, sono prodotti sociali che si sviluppano storicamente dopo una rottura sistemica. Chi la racconta diversa e ha Bibbie, fa solo propaganda. Il futuro è un libro chiuso con sette sigilli come diceva quell’altro.
Quelli che nel mondo feudale sono vissuti all’epoca delle rivoluzioni borghesi sia in UK che in FR anche se consapevoli delle loro esigenze di proprietà e sociali, non potevano immaginare il nostro mondo e la spettacolare anche esteticamente espansione che ha dato il Capitalismo alle possibilità umane, partendo dalle libertà individuali e collettive.
Con qualche diffettuccio e progressiva degenerazione, come sappiamo.
Tutto dura finché dura, poi si vede.

idleproc
Scritto il 4 marzo 2015 at 12:13

Ps. Kry

Dal mio punto di vista il “keynesismo” è un modo tarocco per tenere in piedi il baraccone, finché dura, godi come un riccio ma sul lungo periodo di ciclo, i danni sono un pochetto spettacolari.
Il metodo di accumulazione del capitale, la concentrazione del capitale, l’espansione della base produttiva come necessità, la caduta del saggio di profitto (per la parte non legata all’energia), il ciclo economico nei suoi vari aspetti settoriali e sincroni, sono sistemici, non riformabili.
Ti tocca cambiar sistema se vuoi qualcosa di diverso.

kry
Scritto il 4 marzo 2015 at 14:36

idleproc@finanza,

” Dal punto di vista delle storie di specie e per quanto è a mia conoscenza, se una specie non si espande e arretra, scompare.
Per cui, secondo me ma può essere una “deformazione” atavica e culturale, l’espansione è una necessità di sopravvivenza di specie oltre che individuale. ” ++++ Ciao, penso che prendendo come esempio l’isola di pasqua e rapportandolo alla terra la specie non s’estingue anzi soppravvive pure al ” dirupo di seneca ” un pò come fu per l’impero romano , il problema è come soppravvive da qui i comprensibili avvertimenti di JL nel non vedere politiche atte a preservare la maggior parte della popolazione. Riguardo il Ps ” Ti tocca cambiar sistema se vuoi qualcosa di diverso. ” io la teoria di Keynes l’ho interpretata in quel senso , mi spiego Keynes ripudierebbe l’attuale sistema basato o meglio interpretato con il suo nome. Da come l’ho interpretato l’articolo dice il contrario di come è impostato il mondo contemporaneo.

aorlansky60
Scritto il 4 marzo 2015 at 15:17

…da un paio di giorni almeno, stò notando in giro per la rete da parte di “economisti-esperti di settore-etc” un progressivo montare di carteggio, messaggi e segnali via via sempre più perplessi (per non dire scettici) sul caso Grecia e relativa risoluzione… ognuno dice la sua ma il denominatore comune resta improntato ad una forte preoccupazione… stiamo forse per assistere a qualcosa di fortemente critico, imprevisto e non desiderato ???…

idleproc

Penso che ci spolpino e che scarichino le scommesse perse socialmente come fatto finora, è un trasferimento e concentrazione di capitale ed è il senso della politica economica perseguita finora. Nell’operazione, la deflazione ne è un aspetto ma potrebbe essere anche l’iperinflazione, viene distrutto il fasullo salvaguardando i Big Boys. Stanno cercando anche di fare una ristrutturazione sistemica sul lato finanziario per evitare altri guai futuri ma gli interessi coinvolti sono conflittuali.
La cosa, finora, è fatta per gradi con la speranza che riparta il ciclo gobale che permetterebbe di allungare i tempi e ampliare i margini.
Non vedo come, visto che risorse reali di redditi e capitali vengono dirottate verso quelli che credono di essere loro da soli il “sistema”.
Sono risorse indispensabili per le ristrutturazioni dell’economia reale nella fase bassa del ciclo lungo, specie se devono essere innescati nuovi motori dello sviluppo.
Inoltre viene ampliata la bolla del capitale investito fuori dalle leggi di mercato sistemiche annullando la percezione del rischio, non mi pare una buona idea. I TBTF dovevano fallire da subito, si sono autoproclamati esenti dal rischio e nel fallimento avrebbero portato con se e annullato la loro spazzatura. Se li faranno fallire da soli o in coro se perdono il controllo, sarà scaricando il problema sul corpo sociale.
L’idea delle Bad Bank è comica, ha questa funzione e salvaguarda i Big anche dall’esproprio mantenendogli la possibilità di controllare il gioco futuro.
Il sistema non casca da solo, prima o poi ripartirà il ciclo se nel percorso non si apriranno criticità sociali e geopolitiche.
Quelle geopolitiche sono funzionali all’ampliamento della base produttiva sistemica oltre alle rapine, hanno ancora 3/4 di Africa, gran parte dell’America Latina e inoltre Russi e Cinesi da “adeguare”.
Tutta la faccenda potrebbe generare qualche problema.

In Grecia, se continuano, possono scatenare delle rivolte generalizzate e non mi sembra una gran idea quella di fargli un colpo di stato con tutto il mondo occidentale e non, che sta a guardare.

ilribassista
Scritto il 4 marzo 2015 at 22:26

d@finanza,

Non innalza solo il PIL–)))

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