GRECIA…IMPOSSIBILE UNA CONCLUSIONE COMUNE!

Scritto il alle 07:51 da icebergfinanza

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Ieri mentre la Troika e la Grecia si stavano sedendo intorno ad un tavolo da poker, l’unica dichiarazione che i media hanno fatto rimbalzare ovunque è stata…

Varoufakis: «L’uscita della Grecia dall’euro non è sul tavolo»

Figurarsi, avrebbe potuto dire qualunque cosa ma fondamentale era ricordare al mondo intero che l’uscita della Grecia dall’euro non è sul tavolo, non c’è nessun bluff, la partita andrà sino in fondo qualunque cosa accadda!

I tedeschi non sembrano affatto essere d’accordo ….Grexit supported by 1 in 2 Germans

…come non è d’accordo il loro ministro delle finanze … nein, nein, nein, o si conclude con la troika o sarà il nulla!

Il risultato era scontato… Eurogruppo e Grecia: Dijsselbloem, impossibile conclusione comune. Varoufakis, spero soluzione ottimale lunedì

Si cercava il compromesso, si temeva lo scontro, e i timori si sono avverati: Grecia ed Eurogruppo si scontrano, i ministri non riescono nemmeno a scrivere un comunicato congiunto e rinviano la riunione, oggi molto ‘animata’, al nuovo Eurogruppo di lunedì, nella speranza che il vertice dei capi di Stato e di Governo di oggi possa trovare un modo per instaurare un dialogo con Tsipras. Perché per ora il Governo greco è fermo sulle sue posizioni e non ha intenzione di retrocedere: rinnega l’austerità, non vuole più vedere la Troika e rifiuta il piano di aiuti europeo come è oggi, e propone di sostituirlo con qualcosa che dia a Tsipras e ai suoi ministri margine di manovra per attuare il loro programma di Governo che dia sollievo alla popolazione.

Toni accesi, raccontano le cronache, atmosfera da Acropolis Now…

Non solo, ci voleva il popolo greco a ricordare alla Germania le proprie responsabilità, che non è il caso di alzare il livello di scontro, che per ogni corrotto c’è sempre un corruttore, che per ogni debitore insolvente, irresponsabile  c’è sempre un creditore irresponsabile, come ricordiamo ogni giorno su Icebergfinanza, coperti dalla cortina fumogena sapientemente orchestrata dai media nazionali.

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Ma ora lasciamo da parte la cronaca e occupiamoci di cose più importanti , grazie alla segnalazione del nostro John e alla traduzione della nostra Carmen di Logo

Una sintesi di una delle analisi più complete ed esaustive sulla crisi dell’euro, analisi che in Italia viene fatta da tempo quotidianamente in maniera magistrale da Alberto Bagnai sul suo blog Goofynomics riassunta in due libri da non perdere Il tramonto dell’euro e L’Italia può farcela.

L’analisi la cui sintesi proviene dal blog FTAlphaville vecchia conoscenza dei lettori di Icebergfinanza la potete trovare qui … Michael Pettis Spiega la Crisi dell’Euro dalla quale estrapolo un punto fondamentale …

“Molti in Europa hanno interpretato la crisi soprattutto in termini di differenze di carattere nazionale, di virtù economica, come anche di battaglia morale tra la prudenza e l’irresponsabilità. Questa interpretazione è intuitivamente attraente, ma non è niente affatto corretta, e poiché il costo per salvare l’Europa coincide con la remissione del debito, e l’Europa deve decidere se è un costo che vale la pena di pagare (io penso di sì), nella misura in cui la crisi europea è vista come una battaglia tra i paesi prudenti e i paesi irresponsabili, è estremamente improbabile che gli europei saranno disposti a pagare questo costo.”

In realtà, Pettis ritiene che, semmai, sono i prestatori in Germania e nei Paesi Bassi ad essere i responsabili di quanto accaduto, piuttosto che i mutuatari in Irlanda o in Grecia o in Spagna:

“Sarebbe una coincidenza sorprendente che così tanti paesi abbiano deciso di intraprendere spese folli, tutti esattamente nello stesso momento. E sarebbe ancora più notevole, se lo avessero fatto, che avessero tutti succhiato i soldi da una Germania riluttante riducendo i tassi di interesse. E’ molto difficile da credere, in altre parole, che l’enorme cambiamento nella bilancia dei pagamenti interna europea sia stato guidato da qualcos’altro che non sia un cambiamento interno all’economia tedesca, che d’un tratto ha visto il totale dei risparmi decollare rispetto al totale degli investimenti.”

Questo cambiamento, a sua volta, è connesso a una crescita anemica dei salari in Germania e ai suoi consumi interni ancora più deboli.

In quarto luogo, è importante come sono strutturati i vostri obblighi. Molte persone intelligenti, tra cui in particolare Daniel Davies – hanno sostenuto che i dati da prima pagina del debito pubblico greco sono irrilevanti per comprendere la situazione in Grecia. Come dice Davies:

“La cifra totale del “Debito della Grecia” è un numero economicamente insignificante. Tutti sanno che sarà ristrutturato in futuro, quando sarà politicamente conveniente; semplicemente non può essere restituito, e quindi semplicemente non lo sarà. Quindi aumentare la dimensione del debito residuo di 2,5 ora significa solo aumentare la dimensione della ristrutturazione dell’anno duemila-e-qualcosa dello stesso ammontare. Concentratevi sul flusso e solo sul flusso – gli stock non sono più un dato utile a cui pensare.”

Ma puntare l’attenzione sui flussi manca l’impatto della struttura dello stock del debito sugli incentivi dei finanziatori del settore privato e dei produttori, scrive Pettis (il grassetto è nostro):

Il valore nominale e la struttura del debito in circolazione hanno importanza, e per delle ragioni non meramente cosmetiche. Essi determinano in misura significativa come i produttori, i lavoratori, i responsabili politici, i risparmiatori e i creditori, alterano il loro comportamento in modo da o rilanciare nettamente la crescita o dissipare lentamente tutto il valore.”

In altre parole, gli incentivi devono essere giustamente allineati, in modo che sia nel miglior interesse degli operatori massimizzare il valore collettivo (questo punto abbastanza ovvio non è quasi mai attuato, perché gli economisti hanno difficoltà nel concettualizzare e modellare il comportamento riflessivo in sistemi dinamici).

Piuttosto che lasciare che gli economisti lavorino alla aritmetica della ristrutturazione sulla base altamente incerta delle stime lineari dei flussi di cassa futuri, i cui valori sono a loro volta influenzati dal modo in cui i pagamenti del debito sono indicizzati a questi flussi di cassa, la Grecia e i suoi creditori dovrebbero scatenare un paio di esperti di opzioni sulle formule di rimborso e far loro calcolare come la volatilità influenzi il valore di tali pagamenti e quale impatto potrebbe avere questo sugli incentivi e il comportamento economico.”

Questo è il motivo per cui Pettis pensa che il piano di Varoufakis di scambiare i debiti esistenti della Grecia con dei bond indicizzati al PIL sia una buona idea che dovrebbe essere estesa ad altri paesi, tra cui Spagna e Italia. L’attrattiva di queste obbligazioni indicizzate al PIL è che danno un incentivo ai creditori a sostenere gli investimenti nella crescita futura.

Questo è molto diverso dalle regole attuali, dove la Troika ha ogni incentivo a legare i suoi finanziamenti alla volontà di attuare programmi di austerità. Anche se tali programmi incrementassero la produttività a lungo termine, spostando risorse dallo Stato, il comportamento richiesto dai creditori ufficiali della zona euro aggrava la debolezza ciclica.

Buona Consapevolezza, il resto, il breve termine, è solo un grande bluff in una partita nella quale prima o poi qualcuno manderà il tavolo gambe all’aria!

Per chi vuole contribuire liberamente al nostro viaggio cliccando qui sopra è in arrivo l’analisi “Machiavelli 2015: esplosione deflattiva!” orizzonti e visioni per il 2015 e “Machiavelli 2015… la virtù e la fortuna.” Il Tuo sostegno è fondamentale per il nostro lavoro…

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Chiunque volesse ricevere le ultime analisi può liberamente contribuire al nostro viaggio … cliccando qui sopra o sul banner in cima al blog o sul lato destro della pagina. Semplicemente Grazie.

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12 commenti Commenta
reragno
Scritto il 12 febbraio 2015 at 08:45

Grazie come sempre per la tua esaustiva analisi

john_ludd
Scritto il 12 febbraio 2015 at 09:06

In un articolo pubblicato nel 2013, il migliore che abbia ma scritto, il prof. Varoufakis ripercorre la crisi dell’euro sino dalla sua genesi. In questo lungo articolo, Yannis inserisce alcune piccole storie. Questa è la più breve, ma forse la più chiara evidenza di che cosa sia accaduto:

FRENZY

Franz, not his real name, worked for a major German bank for twenty-five years. In 2011 he confided to me that the Euro’s ‘good’ years, before 2008, had been the worst of his life. From 1999 to 2008 the pressure from his bank’s Frankfurt HQ on executives like him was relentless. Before the Euro, his job entailed flying around European capitals, assessing the credit worthiness of governments, local authorities, utilities, developers, local banks, large businesses; playing hard to get with them, and eventually signing off on loans that made sense to him. However, once the Euro was established the Frenzy began in earnest. HQ was pressurizing him incessantly to lend, lend, lend. When he warned them that increased lending would mean subprime loans to iffy customers, they couldn’t care less. It was all about securing a higher share of the Euro market than other banks – French banks in particular – who were also on a lending spree. And since total lending effected was linked to his and his bosses’ bonuses, Franz and his colleagues were sent to Dublin, to Madrid, to Athens, to every nook and cranny with a hitherto low level of indebtedness. Their mission? To increase it. “I lived the life of a predator lender”, he added.

FRENESIA

Franz, non ilsuo vero nome, ha lavorato per una importante banca tedesca per 25 anni. Nel 2011 mi ha confidato che gli anni buoni dell’euro, prima del 2008, sono stati i peggiori della sua vita. Dal 1999 al 2008 la pressione dei dirigenti della sua banca con sede a Francoforte, su di lui e i suoi colleghi è stata senza tregua. Prima dell’euro il suo lavoro consisteva nel viaggiare nelle maggiori capitale europee, trattare con le autorità locali, aziende, banche locali… negoziando duramente ed eventualmente concendendo i prestiti che per lui avevano senso. Tuttavia con l’avvio dell’euro la frenesia partì di gran carriera. Il quartier generale della banca premeva su di lui per PRESTARE, PRESTARE, PRESTARE. Quando avvertì che il continuo prestare avrebbe significati prestiti subprime a clienti dubbi gli venne riposto che non aveva alcuna importanza. Era tutta una questione di assicurare alla banca una quota di mercato più ampia di quelle di altre banche, le francesi in particolare, che si erano lanciate in una pioggia di prestiti. Siccome il totale dei prestiti erogati era collegato ai ‘bonus’ suoi e dei suoi capi, Franz venne inviato a Dublino, Madrid, Atene, in ogni angolo dove fosse possibile elargire prestiti per quanto di bassa qualità. L’obiettivo ? “Aumentare l’indebitamento”. Afferma Franz: “ho vissuto una vita da predatore di prestiti”.

http://yanisvaroufakis.eu/2013/10/25/the-dirty-war-for-europes-integrity-and-soul-europe-inaugural-public-lecture-uws-state-library-of-new/

kry
Scritto il 12 febbraio 2015 at 09:55

Franz ha vissuto una vita da predatore di prestiti intascando e facendo intascare profitti ai suoi superiori e azionisti. Gli istituti italiani ( non tutti ) son stati più prudenti , verranno acquistati per le vecchie due lire , e i loro azionisti non ne hanno beneficiato anzi come italiani hanno pagato gli errori altrui. Venirmi a ” raccontare ” che il breve termine sia un grande bluf me le fa non un pochino girar ( problema mio ). Grazie al breve termine giorno dopo giorno a fine anno si materializzano 70MLD di ulteriore debito con tassi più alti per i meno sprovveduti. Ora ragionando a breve termine m’incuriosiscono le trimestrali che da aprile le banche teutoniche presenteranno visto che il bund rende lo 0,4% max. e non ci sono più plusvalenze sui relativi titoli …. sarà un grande bluf , tanto chi sbaglia non paga e i soldi non sono i suoi.

stanziale
Scritto il 12 febbraio 2015 at 10:12

Il compromesso sara’ trovato ma c’e’ da lavorarci, devono trovare una formula per non far capire bene agli italiani che la grecia non paghera’ (in ogni caso non puo’ pagare), e si puo’ fare: non pagare. Pero’ gli italiani devono credere il contrario, perche’ qui c’e’ tanto ancora da mangiare: i depositi degli italiani, qualche azienda ancora interessante, il residuo di societa’ statali, ville private, il patrimonio artistico….ora che hanno trovato la formula giusta (l’euro) figuriamoci se l’abbandonano, per lo spiacevole incidente della piccola grecia. Il compromesso non bene visibile si trovera’, al resto provvederanno i media venduti.

aorlansky60
Scritto il 12 febbraio 2015 at 10:53

FRAU MERKEL TELL US ABOUT SIEMENS THYSSEN HOCHTIEF FERROSTAAL… THEN WE’LL TALK YOU ABOUT HOW CORRUPTED GREEKS ARE…

@Icebergfinanza :

mi piace che, oltre le tue solite autorevoli parole e considerazioni, tu abbia scelto questa fotografia per corredare l’articolo odierno, in grado di parlare meglio di qualsiasi commento.

gnutim
Scritto il 12 febbraio 2015 at 11:06

trovato accordo su ucraina, forse…..

aorlansky60
Scritto il 12 febbraio 2015 at 11:13

John_Ludd

” Dal 1999 al 2008 la pressione dei dirigenti della sua banca con sede a Francoforte, su di lui e i suoi colleghi è stata senza tregua. Prima dell’euro il suo lavoro consisteva nel viaggiare nelle maggiori capitale europee, trattare con le autorità locali, aziende, banche locali… negoziando duramente ed eventualmente concendendo i prestiti che per lui avevano senso.

Tuttavia con l’avvio dell’euro la frenesia partì di gran carriera.
Il quartier generale della banca premeva su di lui per PRESTARE, PRESTARE, PRESTARE.

… …

Noto una curiosa analogia tra quanto leggo qui e quanto accaduto in passato ad una società che sicuramente tutti conoscete : Parmalat Spa

Parmalat era messa assai male già da prima del proprio crack -avvenuto nel 2003- sebbene la maggiorparte del mondo “normale” credesse fosse una società piuttosto solida.

La sua entrata in borsa nel 1990 evitò un sicuro fallimento già allora ed evitò che essa potesse essere preda di una società di settore più grande di lei (KRAFT ndr); nonstante questa iniezione di liquidità, la sua situazione peggiorò rapidamente tanto che a metà anni ’90 era cosa nota a tutti gli addetti del settore (banche italiane ed estere) eppure essa era vista da tutto il tessuto creditizio nazionale(e non) come LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO, tutte le banche facevano la fila con ossessione per concederle prestiti a ripetizione… davvero strano…

sappiamo tutti come andò a finire quella storia…

aorlansky60
Scritto il 12 febbraio 2015 at 11:44

IL QUANTITATIVE EASING VA DI MODA :

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-02-12/il-qe-va-moda-banca-svezia-porta-tassi-sottozero-e-annuncia-sorpresa-piano-acquisto-bond-103755.shtml?uuid=ABJPpatC

… … … … … … …

più che “di moda”, non so voi ma a me verrebbe da dire “di conseguenza a catena” che ognuno per difendere la propria economia contagiata AL RIBASSO dalle conseguenze della “madre di tutti i Q.E.” (quelli poderosi inaugurati dagli USA dal 2009 al ritmo di 85miliardi di US $ mensili) stà cercando disperatamente di attuare, con il risultato di fagocitare IL MOSTRO della liquidità in maniera irreversibile senza che riescano a rendersene conto… possibile che non sia rimasto alcun saggio a livello decisionale su questo pianeta traballante che sembra ormai guidato solo dall’isteria????…

aorlansky60
Scritto il 12 febbraio 2015 at 12:20

Alcune considerazioni sulla “robin tax” emersa recentemente alle cronache :

1) ma secondo voi, non si tratta dell’ennesimo favore fatto a qualche “grande” del settore, che nel ns paese non mancano e che riescono sempre a fare la voce grossa spadroneggiando ???

2) l’ennesima idea INAFFIDABILE che il ns sistema direzionale reca al mondo esterno : una decisione messa in atto alcuni anni fà a livello istituzionale (era stata varata dall’allora min dell’economia Tremonti) ora ribaltata da una altra sede istituzionale (la Corte Costituzionale) che l’ha giudicata, appunto, “incostituzionale”…

john_ludd
Scritto il 12 febbraio 2015 at 12:28

aorlansky60,

un ex direttore della Bank of England è stato molto esplicito: le banche centrali che possono farlo si ricompreranno tutto il debito che è necessario, faranno inizialmente finta che esista una exit strategy e un giorno lo cancelleranno. Lo stesso ha scritto di recente Paul De Greuwe su Vox. Quelli che invece seguono le Merckel di questo pianeta, lo faranno pagare ai propri cittadini, impoverendoli all’istante e precipitandoli ancora più in giù nel buco nero. Ho come l’impressione a volte che in tanti qui continuino a vivere in un universo parallelo, alcune cose sembrano averle ben comprese mai poi emerge sempre questo “difetto”: si chiedono “come facciamo a gestire questo enorme debito pubblico ?” ma è un falso problema. Il problema è “come facciamo a gestire questo enorme debito privato ?”

closing time
Scritto il 12 febbraio 2015 at 16:12

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