CONFINDUSTRIA: PIL AL 2,1 % NEL 2015 LA BARZELLETTA DELL’ANNO!

Scritto il alle 08:30 da icebergfinanza

 

Come ben sappiamo e come vedremo nel prossimo post, la sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile, ricordando il nostro caro John Kenneth Galbraith.

In Italia ormai anno dopo anno, le volpi intrattengono i polli con le luce…rtole in fondo al tunnel. Hanno previsto ben sei delle ultime zero riprese e ora si mettono anche a dare i numeri, per far passare il tempo.

“Minore prezzo del petrolio, euro più debole e calo dei tassi a lunga” scadenza legato alle misure di Quantitative Easing della Bce, “assieme al più vivace commercio mondiale, tendono ad alzare il Pil del 2,1% quest’anno e di un altro 2,5% il prossimo”. Così il Centro studi di Confindustria sull’economia italiana. Il 2015 “si sta sempre più annunciando come anno spartiacque, perché termina la lunga e profonda recessione iniziata nel 2008 e tornano le variazioni positive per Pil e occupazione”.

Il “cruciale passaggio” quest’anno per l’economia italiana (“il 2015 si sta sempre più annunciando come l’anno spartiacque, perché termina la lunga e profonda recessione iniziata nel 2008 e tornano le variazioni positive per Pil e occupazione”), afferma il Csc nell’analisi mensile, “si deve, in parti molto disuguali, a tre ordini di fattori. Anzitutto, la combinazione molto favorevole di elementi esterni, una vera manna dal cielo: crollo del prezzo del petrolio, svalutazione del cambio dell’euro, accelerazione del commercio mondiale, diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine. Sommando i loro effetti, stimati dal Csc sulla base di ipotesi prudenti, si arriva ad una spinta per l’Italia pari al 2,1% del Pil nel 2015 e a un aggiuntivo 2,5% nel 2016”. Questi “impulsi espansivi restano sostanziosi anche una volta ‘fatta la tara’ al loro pieno concretizzarsi per tener conto delle difficoltà del contesto di grave crisi”, prosegue il Centro studi di viale dell’Astronomia. Confindustria vede la svolta con petrolio e Qe +2,1% Pil

Da notare che il 2,1 % è UN’IPOTESI PRUDENTE e che la sede del centro studi di Confindustria non è in viale dell’Astronomia, ma dell’Astrologia, un piccolo errore di battuta dell’articolo.

Non abbiamo il tempo di smontare seriamente queste tesi con grafici ed analisi empiriche, il calo del petrolio in America non ha rilanciato i consumi, il QE abbiamo dimostrato che non porta alcun beneficio all’economia reale e che i tassi bassi non bastano a rilanciare l’economia in una debt deflation, senza contare che il calo dell’euro contro il dollaro incide solo per un dieci per cento sull’export italiano.

Lo so, lo so, il solito pessimista. No solo un ottimista ben informato!

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24 commenti Commenta
giulio0808
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 08:56

Ieri, leggendo questa notizia, non ho potuto fare a meno di ridere, e pensare a te e a quello che avresti scritto.

magicx
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 09:26

Potrei sbagliarmi, (magari cerco qualche cosa di più preciso), ma mi pare che non abbiano detto che ci sarà un’effettiva crescita del PIL del 2,1%. Se non ho capito male la crescita – a prescindere dal “peso” dei fattori positivi che hanno analizzato – l’hanno prevista intorno all’1% o poco più.

vito_t
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 09:27

certamente sarà esagerata la previsone .. però forse proprio barzelletta non direi … Sul cambio che incide solo per il 10% … invece anche qua mi sembravano in molti propensi a credere che avrebbe agevolato seriamente le esportazioni, ma allora ….. se non è così sarà vero il contrario, oltretutto essendo il nostro un paese di “trasformazione” avremmo pagato molto meno l’energia visto il crollo di Wti etc .. e la bilancia commerciale ne avrebbe tratto sollievo …

galactus
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 09:45

Sappiamo bene che la banda di Confindustria le spara grosse e che non parliamo di gente seria. Direi che la loro storia recente parla per loro. l’ossatura del nostro paese siamo noi piccoli e medi imprenditori, ma chi straparla in tv e sui giornali sono sempre quelli di confindustria. Quelli che siedono nei cda delle banche sono quelli di confindustria, quelli come la Marcegaglia. Bella roba no? Detto questo, se non si aiutano le famiglie, se non si investono soldi pubblici in infrastrutture, se non si defiscalizza il lavoro ed a seguire se non si opera per rendere piu semplice la burocrazia, anche per le imprese, parliamo di niente. Allora si che avremmo la crescita al 2%. Ma questi sono cioccapiatti e se ancora qualcuno gli crede, allora merita la fine che questo paeße fara’.

stanziale
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 09:58

Il parco buoi deve essere tranquillo e fiducioso, mentre si incammina verso il macello.
p.s. da Fortis pero’ non me lo aspettavo.

bombadillo
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 10:02

Adesso tutta la politica è concentrata sull’elezione del Presidente, quindi lasciateli pascolare nel loro bel praticello verde…
Purtroppo fuori, ben che ti guardi tutt’intorno, le vacche sono altro che magre…

Beata ignoranza.

glare
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 10:37

vito_t@finanzaonline,
magicx@finanzaonline,

La previsione è esagerata, condivido in pieno, il basso costo degli energetici influisce positivamente sul costo di produzione di molti oggetti ma stranamente influisce anche negativamente perché abbassa l’inflazione media ed essendo in periodo di deflazione non è sicuramente positivo.

Sta succedendo, tuttavia, un evento abbastanza particolare, l’Italia era fino al 2014 il paese tra quelli europei più ricchi con il più vecchio parco vetture nazionale con una media superiore ai 9 anni, l’alto costo della benzina a valori di 1,9 euro aveva causato l’abbandono della macchina per l’uso di altri mezzi più scomodi ma economicamente più convenienti e a procrastinare la sostituzione delle proprie vetture.

Ora grazie al ridimensionarsi del costo della benzina e del diesel, gli italiani hanno timidamente ricominciato ad acquistare nuove auto e già a partire da novembre-dicembre il mercato dell’automobile è cominciato a ripartire (fortunatamente).
In Italia purtroppo solo 3 settori influenzano fortemente il pil ( Agrario-Agroalimentare, Civile e il Meccanico), probabilmente se riparte il settore automotive potremmo uscire dalla recessione e avere una crescita significativa di Pil.
Per fare ripartire il Civile ci voglio purtroppo molti più anni essendo arrivati da tempo a condizioni di mercato saturo e legato solo alle ristrutturazioni, oltre ad essere oggi il bene maggiormente tassato.

Quello che più mi spaventa è che i trimestri positivi possano essere un evento isolato nella dinamica degli andamenti dell’economia nostrana e una volta conclusosi il processo di sostituzione del parco autovetture, finisca anche la spinta alla crescita.

draziz
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 10:39

È probabile che l’ultima bustina di polvere bianca messa nel caffè, prima di eseguire i calcoli per arrivare a tale risultato, non fosse quella dello zucchero…
Euro in forte calo (vediamo per quanto…agli USA comincia a stare parecchio stretto…) e petrolio pure…quindi le nostre esportazioni dovrebbero “prendere il volo”, ma verso quali lidi dorati?
Sudamerica? Cina? Russia?
Se lavorano solo i settori di nicchia, la vedo un po’ dura una ricaduta ampia…
Il prezzo dell’OIL è sceso (-50%) ma si paga sempre in US$ (+20% rispetto all’Euro) e la differenza se la fregano con le accise…
Da dove potrebbe derivare l’incremento del PIL?
Da Expo? Dai 10.000 ragazzi che lavoreranno gratis (tutta esperienza, secondo la giunta di sinistra…) ?
Mah…

draziz
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 10:42

Non è che stiano fornendo un alibi per “consolidare” la presa fiscale?
Ahhhh…giá…il sommerso di droga e donnine…
Forse pensano ad aumento di quello…

galactus
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 10:53

Quando gli aiutii economici diretti ed indiretti vanno ai soggetti sbagliati, l’economia nn puo’ crescere. Nel nostro settore, che peraltro nn ha mai avuto momenti di crisi, in realta’ i prezzi sono in aumento visti i movimento sui cambi. E noi vendiamo prodotti tecnologici che piacciono alla gente. Di cui la gente si appassiona. Questo significa che quando le persone hanno i soldi da spendere lo fanno. Perche’ questo fa parte della natura umana. Ma se nn li hanno, l’exonomia nn gira e possiamo attaccrci a tutto quello che vogliamo, ma non riparte nulla. Furoi da questa europa, fuori da questo euro della pippa.

kry
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:05

Quasi ogni mese confindustria invia una delegazione negli Usa sul come si fa a calcolare il dato del pil. Il PIL al 2,1% per il 2015 è senzaltro la barzelletta dell’anno , verrà sicuramente manipolato al rialzo.

kry
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:28

glare@finanza,

Secondo me resta a somma zero. Una macchina nuova consuma – 25/35% di carburante rispetto un’automobile di 10/11 anni. Di sicuro se ne traggono dei vantaggi a livello di salvaguardia ambientale in fatto di minor inquinamento e lo ritengo la cosa più importante influendo positivamente sulla nostra salute.

aorlansky60
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:29

@Galactus ha scritto :

“se non si aiutano le famiglie, se non si investono soldi pubblici in infrastrutture, se non si defiscalizza il lavoro ed a seguire se non si opera per rendere piu semplice la burocrazia, anche per le imprese…”

… … … …

Credo sia impossibile controbattere quanto detto qui, soprattutto in un paese come il nostro la cui spina dorsale è formata al 90% da “piccole medie imprese” PRIVATE (da quando la politica ha deciso di distruggere la grande industria, roba ormai di molto tempo fà). O almeno quello che ne è rimasto, nonstante tutto quello che ha fatto la politica italiana per falcidiarle e renderle la vita sempre più complicata.

quello che hai scritto è tutta una logica conseguenza a cascata, io tutt’al più metterei in cima alla lista le imprese private, quelle che, alla fine, possono dare lavoro assumendo personale.

Cosa chiedeno le imprese? Pressione fiscale meno elevata, compresa burocrazia meno folle e oppressiva.
Per essere più competitive rispetto a paesi ns vicini dove la pressione fiscale richiesta è meno della metà della nostra.

Se la politica ci sente e ascolta, per aiutare le imprese e quindi le famiglie a recuperare lavoro e denari, deve eliminare la burocrazia (o quanto meno snellirla, che in italia significa tagliarla al 90% almeno…) che nel ns paese ha raggiunto livelli da follia; ma si sa, per la politica ed enti legati ad essa più o meno inutili, la burocrazia serve perchè costituisce fonte di ricchezza o per meglio dire lucro alle spalle di chi lavora, sia imprenditori che dipendenti.

A parole sembrerebbe facile : alla fine siamo a raccontarci sempre le stesse cose, conoscendo la fonte, la cura e la risoluzione del problema, solo che gli interessi in gioco propendono spesso dalla parte del problema, e allora non si fa nulla per cambiare la realtà e la pratica dei fatti. Purtroppo.

magicx
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:33

Leggendo il sole 24 on line, estrapolo questa parte
«Questo cruciale passaggio – prosegue lo studio – si deve, in parti molto disuguali, a tre ordini di fattori… crollo del prezzo del petrolio, svalutazione del cambio dell’euro, accelerazione del commercio mondiale, diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine». Sommando i loro effetti… «si arriva a una spinta per l’Italia pari al 2,1% del Pil nel 2015 e a un aggiuntivo 2,5% nel 2016».

Ecco quel “… spinta pari al 2,1%… “, continua a farmi venire dei dubbi sull’interpretazione da dare. Aggiungo che ieri sera mi è capitato di collegarmi a radio 24 proprio mentre era in corso un’intervista a un membro, credo, di confindustria, e s.e. mi pare di aver percepito che quella “spinta”, NON E’ da intendersi come EFFETTIVO LIVELLO del PIL Italia per il 2015.

john_ludd
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:45

i rapporti di cambio vanno mediati su periodi sufficentemente lunghi da eliminare il rumore di fondo e permettere un reale cambio delle aspettative. Si scopre allora che l’euro è in forte calo solo rispetto il dollaro, si è svalutato rispetto la rupia del 15% ma prima si era rivalutato 5 volte tanto. Per non parlare del rublo, del real o dello yen. Oppure che dire della corona svedese e norvegese ai minimi degli ultimi 5 – 10 anni se si esclude il picco del 2008 (ooopppssss). Lo stesso vale per il prezzo del petrolio. Un anno fa il brent era a 115, ora vale meno della metà. A prescindere (ed è un bel prescindere) da quel che significa sulla disponibilità futura di idrocarburi (e quindi l’attività economica come aggregato) che dipende dagli investimenti in crollo di oggi, anche qui il prezzo va mediato su periodi lunghi. C’è poi quel curioso fenomeno ben noto in economia: il calo dei prezzi delle materie prima incide molto meno di un suo aumento. Curioso vero ?

galactus
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:46

aorlansky60,

Mi trovi concorde al 1000%. Penso tu abbia un’attivita’ in proprio e dipendenti che tratti a volte come figli. Anche quando ti fanno incazzare, ma ci sta. Abbiamo pensieri molto simili, magari esperienze simili. Credo che quest’anno l’euro potrebbe saltare oppure cominciare a mostrare alcune grandi crepe nelle fondamenta. Penso ad una rivoluzione politicamente violenta, all’inizio. Ma poi, se nn dovesse funzionare, in italia poi si paasera’ a violenza diversa. Abbiamo sempre meno tempo e sempre piu’ stupidi ed incoerenti a ptenderci in giro ogni giorno. Spesso ci dimentichiamo che l’Italia e’ nostra e nn di quella feccia che in Italia ed in Europa, ci dice ogni giorno cosa possiamo o cosa nn possiamo fare. Questo nn lo potremo accettare ancora a lungo.

veleno50
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 11:59

aorlansky60,

Qualcuno ci sta lavorando porta pazienza, di quella ce ne vuole tanta purtroppo. ciao

aorlansky60
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 12:48

@Galactus :

pensa invece che sono lavoratore dipendente, in un azienda privata, da 35anni…

ciò nonostante, ringrazio DIO per avermi dato quel minimo di saggezza tale almeno da riconoscere come stanno le cose a livello pratico in questo mondo, svincolato da qualunque pensiero e ideologia politica a monte.

Il lavoro non è solo un diritto acquisito;
bisogna meritarselo;
tutti i giorni, giorno dopo giorno, con le ns azioni e il ns buon comportamento, che sono i migliori ambasciatori di noi stessi, che dicono agli altri e al ns prossimo il tipo di persona che siamo.

anche se la ns Costituzione cita che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, beh il lavoro non arriva giù dal cielo come manna, non cresce sugli alberi come frutto da cogliere… affinchè possa esserci LAVORO, occorre creare determinate condizioni, prima. Perchè è poi dal lavoro che si crea ricchezza e prosperità a cascata dagli imprenditori giù giù fino alle famiglie (ma cosa lo dico a fare, qui tutti quanti sapete queste cose, solo vorrei che le leggessero anche altri e se le ficcassero bene in testa…).
Senza questo principio, allora l’alternativa è quello di diventare un paese corrotto -e già siamo sulla buona strada- che forma il suo pil solo sulla droga ed altre attività illegali, sul modello di alcuni paesi sudamericani guidati da regimi totalitari o da finte democrazie fantoccio.

Quando una macchina pubblica come quella del ns paese pretende sempre più tasse e sangue dagli imprenditori privati, costringendoli prima o poi alla resa, dovrebbe essere chiaro che questa non è la strada giusta da seguire… perchè a soffrirne non è solo l’imprenditore, ma anche il dipendente che perde il lavoro…

eppure, ciecamente, lo Stato o per meglio dire i suoi meandri attraverso tutti i suoi apparati, pur di mantenere se stesso e la sua burocrazia, non ci pensa minimamente a sacrificare il lavoro privato. Non lo dico io, ma la semplice realtà dei fatti. E’ da anni che il concetto è noto e che lo ripetiamo fino alla noia, eppure chi vive di interessi come parassita alla spalle di chi veramente lavora, non ne vuol sapere di vedersi privato dei propri privilegi, e la fine della storia è davanti ai ns occhi.

@Veleno : volesse il Cielo che alla fine avessi ragione; purtroppo però, il mio realismo non riesce a fàrmi vedere molto azzurro oltre quel muro grigio.

veleno50
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 14:13

aorlansky60,

Cosa c’è di strano nelle previsioni del centro studi di confindustria? analizza il momento favorevole in alcune voci che potrebbero far aumentare il pil nel nostro paese. Azzarda alcune percentuali discutibili?ok ci sta. Volesse il cielo che alla fine avessi ragione dici, la realtà o la verità è figlia del tempo? credo proprio di si. ciao buona giornata

draziz
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 14:39

aorlansky60,

Aorlansky60, tanto di cappello per le tue opinioni e filosofia sul lavoro e sul concetto di impresa come bene comune.
Confermo di aver trovato veramente poche persone come Te in grado di dare un giudizio lucido e super partes, come quello appena esposto.

Te lo dice un imprenditore di mestiere, da 4 generazioni, che fino a circa il 2006 pensava a sviluppare il lavoro e l’Azienda, convinto che promuovere il Made in Italy servisse non solo alla tasca mia e dei miei dipendenti, ma anche al Sistema Paese.
Se serviva mi mettevo pure io alla guida del furgone per fare consegne.
Oggi passo il mio tempo tra pile di carta, problemi burocratici, storture normative, telefonate ed appuntamenti con funzionari e direttori di istituti bancari, commercialisti e consulenti del lavoro per evitare di restare impantanato per sempre…
Morale: per fortuna che 10 anni fa abbiamo deciso di non ingrandire l’Azienda, per fortuna che abbiamo deciso di non effettuare acquisti immobiliari e per fortuna che abbiamo iniziato a lavorare con l’estero.
I piani per il futuro?
Quando la buriana sarà passata, aprire e sviluppare in altri Paesi ciò che sappiamo fare bene qui in Italia.
Meglio trasferirlo ad altri che farselo mangiare e disintegrare da una politica di papponi e falsi perbenisti.
Il merito di questo Paese?
Avermi insegnato cos’è e come si applica l’arte dell’improvvisazione, la certezza nel disattendere il diritto altrui, la mistificazione e lo sfruttamento della credulità popolare, tutte “cosine” di un certo peso ma all’ordine della quotidianità in questa nazione.
Cosa ci sto a fare ancora qui?
No, la domanda da porre è: cosa ci sta ancora a fare certa gente qui e come siamo arrivati a permettere così tanto schifo?

aorlansky60
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 14:48

@Veleno :

Cosa c’è di strano nelle previsioni del centro studi di confindustria??

di strano nulla;

di sinistro forse… circa il fatto che è da alcuni anni che sbagliano sistematicamente le stime (non solo loro a dir la verità) prevedendo la ripresa che alla fine non si verifica. 😕

Presagi infausti, si potrebbe pensare…

Quasi quasi sarebbe da consigliare loro che tanto vale prevedere “male”, che al peggio almeno ci prendono… se poi vengono smentiti e l’economia dovesse virare in positivo, tanto meglio, in questo caso le loro previsioni passerebbero in secondo piano che non se le ricorda più nessuno… 😆

…a proposito, adesso l’interesse generale di tutti quanti (media-politica-paese circostante) è assorbito dall’elezione del nuovo pres.d.Rep. tanto che nessuno parla più di “fiscal-compact” ???… e di tutte le tagliole che questo si porta dietro, ad attenderci puntuali (a Marzo) ???… con la maggioranza dei Comuni italiani pronti ad alzare ulteriormente le aliquote sulle proprietà immobiliari (a Giugno) ???…

aorlansky60
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 15:59

@Draziz :

non è molto, ma hai tutta la mia solidarietà; non sono direttamente coinvolto nella posizione, ma ho un paio di conoscenti/amici piccoli imprenditori che puntualmente mi raccontano le stesse problematiche e difficoltà che hai citato Tu, uguali uguali, da qualche anno a questa parte.

E così molti altri imprenditori -in genere pmi- passati in tv ed intervistati per l’occasione.

Sempre lo stesso concetto ad emergere : “Stato – burocrazia – pressione fiscale” .

In questo clima, sono convinto che per un piccolo imprenditore in Italia attualmente, oltre al coraggio bisogna essere Eroi per andare avanti.

Io non sono ne un genio ne troppo studiato, ma non ci vuol molto a capire dove si annidano le cause di tutto questo.

Purtroppo, di fatto l’italia è il paese che più di ogni altro al mondo annovera un numero spropositato ed incredibilmente elevato di “corporazioni, associazioni, enti, istituti, agenzie, consorzi, autorità, fondazioni”, etc etc tutti quanti PUBBLICI… 😕

TUTTO QUESTO ALLA FINE PRETENDE IL SUO COSTO PER ESSERE SOSTENUTO.

apro una parentesi :

(lo scorso anno mi sono preso la briga di andare a scaricare, per curiosità, un doc pdf messo a disposizione dal sito web del Gov.Italiano per quanto riguarda la situazione dettagliata delle soc partecipate pubbliche… c’è da divertirsi, quasi da ridere, scorrendo l’elenco… ma poi quando pensi che a sostenere tutto questo ci sei tu, io, noi, col nostro lavoro, beh ti assicuro diventi molto più serio… alla fine non puoi fare a meno di ink..ti;

traccio un banale esempio :

nell’elenco, oltre a comparire nomi noti come per es.

“Istituto centrale di statistica” (ISTAT).

a un certo punto ti capita di leggere :

“Ente per lo sviluppo dell’industria della regione Sicilia”

ora, secondo voi, quanto è industrializzata la Sicilia?? (come la zona della Rhur, certo…) poi ti cade l’occhio su una postilla di numero progressivo che accompagna la denominazione che ti riporta a fondo doc, dove leggi “Ente in liquidazione dal…” non vi dico l’anno che è meglio così evitate anche voi di rodervi il fegato, ma la sostanza è che questo ente è ancora in piedi da allora, con tutto il suo consiglio di amministrazione, e non dico altro; chiudiamo la parentesi che è meglio) 😐

Quando le cose andavano bene (tutto sommato, oltre 20anni fà in questo paese, anche se dicendo questo non voglio sostenere che tutto quanto fosse legale candido e pulito; “Mani Pulite” avrà pur insegnato qualcosa…) non esisteva problema di sorta.

Tutto era sostenibile e tutti quanti -anche i meno abbienti- erano contenti e felici.

da quando improvvisamente è iniziata la crisi del debito pubbl nei paesi dell’eurozona, o per meglio dire da quando QUALCUNO ha fatto notare che l’Italia ha un rapporto debito/pil preoccupante (imbarazzante) e che così non può andare avanti, le cose sono precipitate rapidamente; a fronte di una crescita asfitica(l’ultimo dato in positivo per il pil italiano risale al 2010), si sono poste due tipi di scelte :

1) drastico taglio della spesa pubbl

2) sensibile inasprimento della pressione fiscale a carico di famiglie e imprese

E’ ormai chiaro che la nostra politica -per ragioni che non stiamo qui ad approfondire- non ha scelto di applicare il punto 1.

Infatti, dati alla mano, ha applicato il punto 2, con prospettive future sempre più nere.

Poi ci vogliono incantare sul concetto della crescita CRESCITA CRESCITA che può sostenere tutto, ma queste sono favole, perfino impertinenti ed offensive agli occhi di chi le sa leggere, se applicate al ns paese; il punto vero è che bisogna avere il coraggio di tagliare tagliare TAGLIARE perchè il ns paese annida un numero talmente elevato di sprechi e parassiti nel settore pubbl che uno stato civile non si dovrebbe moralmente permettere, prima ancora di chiedersi se può normalmente permetterselo.

Quando leggo -da un rapporto di alcuni mesi fà di S.Rizzo che reputo un giornalista serio in una selva di serpi- che l’amministratore delegato di Autostrade Brennero spa (310 km di tracciato, ndr) -società partecipata pubbl all’80%- ha percepito nel 2013 un compenso di oltre 700.000 €, quando l’uomo messo a capo del paese più potente della Terra è pagato 300.000 $ l’anno (Barrack Obama, ndr), di cosa vogliamo star qui ancora a parlare???…

draziz
Scritto il 29 Gennaio 2015 at 16:49

aorlansky60,

10 e lode!!
Si capisce fin d’ora che il QE di Draghi, da noi, aiuterà solo alcune realtà finanziarie e non raggiungerà il Paese reale.
Se non fermi il meccanismo di papponi e ba…sce che si sta mangiando tutto, l’iniezione di soldi (che tra l’altro paghiamo tutti) non servirà ad un bel niente.
Hanno italianizzato un concetto antico, il kolkoz, con il quale si prevedeva di dare un’occupazione a tutti, anche ai meno volenterosi, e di controllare tutto minuziosamente “per la grandezza del benessere collettivo”…
Sappiamo bene com’è finita…

futre
Scritto il 30 Gennaio 2015 at 13:21

signori buongiorno
ripresa anni ottanta = debito pubblico finito in bolla
ripresa anni novanta = telefonia mobile computer bolla internet
ripresa anni duemila = mutui per immobili a tutti debiti privati bolla immobiliare

Quindi quando vedremo il formarsi di altra bolla per qualsiasi motivo allora parleremo di boom economico e fine di questa crisi ed il formarsi dei presupposti di una nuova crisi.

o mi sto sbagliando?

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