FRIZZANTI BOLLICINE IMMOBILIARI!

Scritto il alle 09:30 da icebergfinanza

 

Ve lo ricordate Robert J Shiller nostra stella polare, massimo esperto mondiale di dinamiche immobiliari, che ha attraverso i suoi studi e i suoi indicatori individuato due delle più recenti bolle finanziarie e immobiliari…

Più che bolle, epidemie 

Una «bolla speculativa», scrivevo, è «una situazione in cui la notizia di un incremento di prezzo stimola l’entusiasmo degli investitori, che si diffonde per contagio psicologico di persona in persona, ingigantendo storie capaci di giustificare l’incremento di prezzo». Tutto questo attira «un ventaglio sempre più ampio di investitori che pur nutrendo dubbi sul valore reale dell’investimento ci si lanciano ugualmente, in parte per invidia del successo di altri e in parte per il brivido dell’azzardo». (…)

Essendo sostanzialmente fenomeni sociopsicologici, le bolle sono, per loro natura, difficili da controllare. Le misure di regolamentazione prese dopo la crisi finanziaria potrebbero limitare il rischio in futuro, ma il timore di bolle potrebbe ingigantire il contagio psicologico, producendo ancor più profezie che si realizzano da sole. Un problema della parola «bolla» è che crea l’immagine di una bolla di sapone che si allarga sempre più ed è destinata a scoppiare, improvvisamente e irrevocabilmente. Ma in realtà le bolle speculative sono più complicate: a volte si sgonfiano perché cambia la storia che le ha originate, e poi tornano a gonfiarsi. Sembra più accurato paragonare questi fenomeni alle epidemie. Il caso dell’influenza ci insegna che può apparire all’improvviso una nuova epidemia proprio mentre un’epidemia precedente sta regredendo, se compare una nuova forma del virus o se qualche fattore ambientale accresce il tasso di contagio. Lo stesso succede con le bolle speculative: se emerge una nuova storia sull’economia e se questa nuova storia ha una forza narrativa sufficiente a scatenare un nuovo contagio nella mentalità degli investitori, allora entra in scena una nuova bolla speculativa. È quello che successe con il boom del mercato negli Stati Uniti degli anni Venti, che toccò l’apice nel 1929. Concepire le bolle come un periodo di crescita spettacolare dei prezzi seguito da un repentino punto di svolta e poi da uno schianto definitivo e di vaste proporzioni significa distorcere questi precedenti storici: in realtà, dopo il “martedì nero”, ci fu un grosso boom dei prezzi reali delle azioni negli Stati Uniti che nel 1930 li riportò in parte indietro ai livelli del 1929; seguì un secondo crac, un altro boom dal 1932 al 1937 e poi un terzo crac. ( enfasi aggiunta)

Chiara la dinamica?

Ma diamo un’occhiata a quanto sta succedendo ora. Macchiavelli un paio di mesi fa ci ha raccontato che l’esplosione dei tassi avrebbe fermato la corsa all’acquisto e puntualmente il mercato ha fatto un meno a doppia cifra, per quanto riguarda l’acquisto di nuove abitazioni, subito seguito nei fatti dalla decisione della FED di rimandare a tempo indefinito il leggendario tapering.

Ora come ci racconta Roche Assessing the Prospects of a Second Housing Bubble in the USA…

The release of yesterday’s Case Shiller housing index has some people talking about bubbles in housing again. In fact, Robert Shiller himself was on CNBC yesterday saying that he’s worried:

“I’m starting to worry about a bubble. In some cities it’s looking bubbly now,”

Of course, real estate is a very local thing.  Shiller certainly knows that.  He’s not saying all markets look bubbly.  But he is saying some regions look bubbly:

“The really dramatic cities tend to be cities that had bubbles in the recent past – California, Phoenix, Vegas – It’s regional somewhat. The northeast is relatively mild.”

So let’s put that in perspective.  The following charts are the big bubble cities.  They include Vegas, Phoenix, San Diego, San Francisco and Los Angeles.  These are cities where the price appreciation in the 2000′s was off the charts.  Let’s take the 30,000 foot view of what’s happened over the long-term:

vegas

 Las Vegas

phoenix

 Phoenix

diego

 San Diego

sfo

 San Francisco

la

 Los Angeles

Questa non è una normale ripresa e solo il frutto degli stimoli monetari della Fed che continua a comprare titoli MBS è la stessa dinamica osservata quando subito dopo il crollo il governo americano continuava a stimolare il mercato con sussidi e stimoli fiscali, dinamica puntualmente abortita una volta conclusi gli stimoli.

Case Shiller Home Prices

Thanks to TimIacono

Oggi avremo i dati rferiti alle vendite di nuove abitazionie la mia previsione è che resteranno deboli nonostante un’accenno di ripresa, se guardate all’ultima parte della linea rossa del grafico qui sopra, il Case Shiller Home Price Index, la dinamica si sta appiattendo e solitamente questo indicatore è in ritardo di 2/3 mesi…

Home sales existing and new

Cosa accadrà oggi alle vendite di nuove abitazioni. Troppo presto per vedere un effetto proveniente dal calo dei tassi in evoluzione …

 

 

 

 

 

 

 

30 Year Fixed – Zillow

Nel frattempo come ampiamente previsto dal nostro Machiavelli godiamoci lo spettacolo che durerà nel tempo molto più a lungo di quanto il mercato si immagini…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

….e le dichiarazioni di alcuni governatori…

Lockhart (Fed Atlanta), dinamiche mercato lavoro Usa più lente

L’economia americana sta progressivamente migliorando, ma è necessario seguire la via dell’innovazione per rilanciare la produttività e il dinamismo del mercato del lavoro. Lo ha detto il governatore della Federal Reserve di Atlanta Dennis Lockhart, secondo cui il mercato del lavoro continua a mostrare progressi troppo lenti. “Vediamo un quadro in cui meno aziende ampliano la forza lavoro e quelle che assumono, lo fanno meno della media del passato”, ha detto, ammettendo comunque che le aziende licenziano anche di meno. “Meno persone sono licenziate o lasciano il posto di lavoro, in altre parole la dinamica occupazionale è più lenta”, ha detto parlando al Blouin Creative Leadership Summit.

Dudley (Fed New York), economia non abbastanza forte per “tapering”

La congiuntura americana non ha fatto sufficienti progressi per procedere con una riduzione delle politiche di stimolo. “L’economia ha ancora bisogno di una politica monetaria molto accomodante”, ha detto il governatore della Federal Reserve di New York William Dudley durante un discorso alla Fordham University di New York. Il vicepresidente del Fomc, il comitato monetario della Banca centrale americana, ha detto che sebbene l’economia si stia riprendendo dalla recessione, il ritmo del miglioramento rimane insufficiente per un “tapering”, la riduzione del piano di acquisto di bond e titoli da 85 miliardi di dollari al mese. “Ci deve essere un significativo aumento dello slanio”, ha detto, sottolineando che “i fondamentali stanno migliorando e continueranno nei prossimi mesi e anni, prevedo che l’economia crescerà un po’ più rapidamente nel 2014”.

Puro ottimismo istituzionale tanto per non sbagliare, chiedere a Machiavelli!

Nel frattempo con un piccolo sforzo non perdetevi ” Machiavelli, sbarca in America la nuova terra promessa”  per tutti coloro che hanno contribuito o vogliono liberamente contribuire al nostro viaggio.

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28 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 25 settembre 2013 at 11:42

avete mai fatto caso veramente ai discorsi dei vari leader nel corso di questi anni ? A me pare che non dicano nulla di umano. Questo è terrificante. E’ un pensiero di Albert Camus, scritto oltre 50 anni fa.

icebergfinanza
Scritto il 25 settembre 2013 at 11:56

john_ludd@finanza,

Purtroppo è vero John… è la deumanizzazione dell’individuo o meglio di quello che resta una triste premessa in attesa che un nuovo darwinismo sociale prevalga

thundermarc
Scritto il 25 settembre 2013 at 12:10

icebergfinanza,

e la cosa piu’ preoccupante è che uno dei pochi che parli di crisi antropologica è un consulente bancario (!) trentino :D:D mentre dai presidenti della repubblica in giu si parla di spread deficit/pil btp ctz bund etc

giulio0808
Scritto il 25 settembre 2013 at 12:41

john_ludd@finanza:
avete mai fatto caso veramente ai discorsi dei vari leader nel corso di questi anni ? A me pare che non dicano nulla di umano. Questo è terrificante. E’ un pensiero di Albert Camus, scritto oltre 50 anni fa.

icebergfinanza:
[email protected],

Purtroppo è vero John… è la deumanizzazione dell’individuo o meglio di quello che resta una triste premessa in attesa che un nuovo darwinismo sociale prevalga

Fino a quando saremo coscienti che l’uomo ha colonizzato il mondo attraverso la cooperazione e non attraverso le guerre, avremo ancora speranza

john_ludd
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:06

giulio0808@finanza,

davvero ? raccontalo ai pellerossa d’America o agli indigeni del Sud America o ai neri africani incatenati e trasportati nelle piantagioni. Strana forma di cooperazione, certo molto efficacie per chi aveva il bastone in mano.

giobbe8871
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:09

a dire il VERO mi aspettavo che i bari-banchieri facessero stornare i mercati un pochetto, come 2 anni fa. :mrgreen: 8O

giobbe8871
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:13

niente Tapering, niente aumento dei tassi ….mai :mrgreen: 8O

almeno fino al 2015 ! con sp500 a quota 2000 e Dj oltre i 16 mila ahh ahh
e dopo ?

slavina camuffata da fuochi :(

giobbe8871
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:16

almeno ad Agosto-Sett 2011 ( servì per fregare Silvio? ehhh ) oltre che per acquistare a saldo i nostri BTP

:mrgreen: 8O

giobbe8871
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:18

Tempeste nel 2013 ? Non ne ho viste….. :roll:

giulio0808
Scritto il 25 settembre 2013 at 13:19

john_ludd@finanza:
[email protected],

davvero ? raccontalo ai pellerossa d’America o agli indigeni del Sud America o ai neri africani incatenati e trasportati nelle piantagioni. Strana forma di cooperazione, certo molto efficacie per chi aveva il bastone in mano.

Ma io intendevo chiaramente la colonizzazione sana, non certo quella a suon di guerre!

john_ludd
Scritto il 25 settembre 2013 at 14:08

giulio0808@finanza,

la colonizzazione non può essere sana PER DEFINIZIONE. Vai in un luogo e prendi quello che trovi, quelli che c’erano prima vengono accoppati o assorbiti, questa è la colonizzazione. Quelle di cui scrivi sono le colonie balneari, tutt’altra cosa, magari sono pure sane.

icebergfinanza
Scritto il 25 settembre 2013 at 14:36

giobbe8871@finanza,

Perchè quella emergente cos’era …tempesta in un bicchier d’acqua ?

giulio0808
Scritto il 25 settembre 2013 at 15:22

john_ludd@finanza:
[email protected],

la colonizzazione non può essere sana PER DEFINIZIONE. Vai in un luogo e prendi quello che trovi, quelli che c’erano prima vengono accoppati o assorbiti, questa è la colonizzazione. Quelle di cui scrivi sono le colonie balneari, tutt’altra cosa, magari sono pure sane.

Ok sono stato frainteso, lasciamo perdere, dall’inizio avevo quotato il tuo post e quello di Andrea, ma si vede che non mi sono spiegato bene
Buona giornata a tutti

john_ludd
Scritto il 25 settembre 2013 at 15:44

giobbe8871@finanza,

icebergfinanza,

quando non ci riguarda da vicino (apparentemente) nessuno guarda ed è un errore. La miserrima ripresa europea che qualche esploratore ritiene di avere osservato è figlia di un modesto aumento degli ordinativi dall’estero legati in buona parte dal primo semestre di euro debole. Ora con l’euro che si è rivalutato tra il 10% e il 20% rispetto tutte le valute tranne il dollaro, vedremo tra 6 mesi se i nostri esploratori continuano ad avvistare la ripresa. Le banche europee sono subentrate a quelle anglo sassoni come maggiori fornitori di denaro speculativo verso i paesi non OCSE dopo l’avvento dell’euro, realizzando il più imponente carry trade della storia che ora devono smontare perchè il sistema finanziario europee è insolvente e non contento si è pure imposto un deleveraging mega galattico con Basilea 3. Almeno gli altri fanno finta di essere sani a botte di QE (come dice in giapponese ?). Dopo una parentesi gli EM troveranno altri finanziatori, cina, singapore, tutto uguale, è solo una gara a chi crepa prima e non saranno loro.

dorf001
Scritto il 25 settembre 2013 at 16:40

john_ludd@finanza,

devo dar ragione a john ludd. i nostri cari americani in 150-200 anni, hanno ammazzato 60 milioni di pellerossa. ricordo che hitler ne ha ammati 6 milioni di persone. chi ha fatto peggio?

comunque al ivello economico sono tutti dei pazzi psicopatici. sia usa, che europa, asia, cina, giappone, e africa, ho dimenticato qualcuno? ecco, sono tutti dei poveri imbecilli. e perchè?

perchè tutti si son dimenticati, o fanno finta, della questione energia. se manca quella domani torniamo ai tempi della pietra. altro che balle!!! conosciete il fisico ugo bardi? no? john tu si vero!

ha appena fatto una conferenza in canada su tema energia, e ci ha pure scritto un libro.

le ultime righe del suo ultimo post del suo blog, cassandra, dice cosi’ : L’energia in realtà non si trova al pari ma del tutto al di sopra degli altri beni. Essa è l’energia materiale del paese – l’aiuto universale – il fattore di qualsiasi cosa facciamo. Con l’energia quasi ogni impresa è possibile o facile; senza di essa veniamo rigettati nella laboriosa povertà dei tempi antichi.

Il Pianeta Saccheggiato: aggiornamento

Signore e signori, in questa breve conferenza vedrò di darvi un aggiornamento dello stato del libro “Il Pianeta Saccheggiato” che, come sapete, è un rapporto al Club di Roma. Come molti di voi sanno, la versione tedesca è stata pubblicata nel giugno di quest’anno, quindi mi trovo nell’interessante situazione di avere un libro pubblicato e di non poterlo leggere! Ma stiamo lavorando alla versione inglese, che dovrebbe uscire all’inizio dell’anno prossimo.

Ora, peremttetemi di riassumere per voi la situazione descritta da “Il Pianeta Saccheggiato”. Avrete sicuramente notato che il titolo non dice “il pianeta sviluppato” o “il pianeta migliorato”. No, dice “saccheggiato”, che significa esattamente questo: stiamo estraendo risorse minerali come se fossimo dei pirati che saccheggiano i forzieri di un galeone preso d’assalto.

A che punto stiamo, quindi? Be’, è una storia lunga. Posso dirvi che il Servizio di Rilevamento Geologico degli Stati Uniti (United States Geological Survey – USGS) elenca 88 beni minerali e questo è già un numero rispettabile. Ma non comprende, per esempio, i combustibili fossili nelle loro diverse tipologie (gas, carbone, petrolio, sabbie bituminose, scisti e cose simili). Quindi, ogni bene ha fonti diverse, diverse aree di sfruttamento, diversi classi di prodotto. Come ho detto, non è facile districarsi nella massa di dati disponibili.

Posso dirvi che ci troviamo in quella che sembra una situazione di stabilità, nel senso che la produzione di alcuni beni è in crescita, mentre altri sono in declino, e in media, non vediamo cambiamenti drammatici. Vi posso raccontare che in questo periodo i volumi più grandi prodotti riguardano i materiali da costruzione: sabbia, cemento, pietra e simili. Sono anche i beni minerali che crescono più rapidamente in termini di produzione. Stanno crescendo esponenzialmente, senza mostrare segni di declino. Mi sfugge il perché stiamo lavorando così alacremente per trasformare questo pianeta in una specie di autostrada sferica, ma è così che stanno le cose. Diciamo, come notavo prima, che sembra che siamo in una situazione stabile – nessun declino in vista, ma nemmeno una crescita rapida.

La sensazione, tuttavia, è anche che siamo sull’orlo di un baratro e ci sono diversi fattori che ci danno questa sensazione. Il primo sono i prezzi. Vedete, c’è stata una tendenza alla riduzione dei prezzi che era andata avanti almeno per un decennio e tutti lo avevano notato: i prezzi stanno scendendo, quindi non c’è un problema di esaurimento. Poi, a partire dal 2004: bang! Ci siamo scontrati con un muro verticale. I prezzi sono saliti e non mostrano segni di un’inversione di tendenza. In media, il prezzo di beni come i metalli sono aumentati di un fattore di tre e questa non è una quantità trascurabile. L’esaurimento gioca un ruolo in tutto questo, perché ci spinge ad estrarre da risorse di qualità inferiore. Se poi guardiamo ai combustibili fossili, conosciamo la tendenza di quello più importante: il petrolio. I prezzi sono aumentati di un fattore di 5 in confronto a quello che avevamo 10 anni fa. Ora stiamo fluttuando intorno ai 100 dollari al barile in modo consistente. Se qualcuno avessed 10 anni fa che saremmo arrivati a questi livelli, l’avrebbero considerato un pazzo totale (ricordo di aver detto qualcosa del genere allora, ma non fatemi entrare nei dettagli).

questo è il link : http://ugobardi.blogspot.it/2013/09/il-pianeta-saccheggiato-aggiornamento.html

ma un suo articolo ancora più interesante è questo: lunedì 23 settembre 2013
Risorse minerali e limiti alla crescita

vedi link : http://ugobardi.blogspot.it/2013/09/risorse-minerali-e-limiti-alla-crescita.html

N.B. con i politici che abbiamo, la disfatta è sicura al 100%.

siamo nella merda. AIUTO!!!!!!

DORF

john_ludd
Scritto il 25 settembre 2013 at 16:55

dorf001@finanza,

Ne scrivo da un paio di anni ormai. Non ti disperare inutilmente, non ha senso preoccuparsi di qualcosa che ha il 100% di probabilità di avverarsi. Malgrado questo la vita non finirà, solo non ci saranno molte automobili in giro, il livello di complessità scenderà, ci deurbanizzeremo, riprenderemo a coltivare e a curare la terra, torneremo a incentrare le nostre strutture sociali sulla famiglia prima e sulle piccole comunità poi. Non perché avremo capito che è meglio ma perché non avremo altra scelta. Se sapremo conservare quanto abbiamo imparato a fare in questi secoli, dalle fognature ai pannelli solari, potrebbe non essere così terribile. Il problema è sempre stato questo: uno è povero se vede uno ricco, uno si sente uno sfigato se possedendo una bicicletta vede uno che guida una Porsche.

Scritto il 25 settembre 2013 at 17:55

john_ludd@finanza,

Sei ottimista, se l’uomo fosse cosi intelligente da saper fare dei passi indietro con calma e buon senso, non saremmo qui a lamentarci, visto che a paragone dei 3/5 dell’umanità noi viviamo nel lusso. Spero tu abbia ragione, ma la mia cultura e conoscenza mi ha insegnato che dopo il disinteresse entra la negazione, poi la paura e infine il PANICO. Il “si salvi chi può” che ha fatto più danni di ogni altra cosa al mondo.

dorf001
Scritto il 25 settembre 2013 at 19:06

john_ludd@finanza,

eehh caro john. tu la canti bella. non disperarti. ma quando la situazione personale è grave ma grave, non vedi uscite. e tanto x rincarare la dose e farmi/farti arrabbiare ancora un pò di più dico due cosette. ti ricordi del prof. Gallino: la distruzione dell’industria italiana!!

già abbiamo degli imprenditori che non valgono nulla, vedi colaninno padre e figlio. poi figurati se pensi a quello che ti combinano sti politici schifosi inutili e ignoranti come capre! più sotto metto l’articolone..

dorf001
Scritto il 25 settembre 2013 at 19:09

john_ludd@finanza,

questo è l’articolo. speriamo che lo leggiate!!!

BYE BYE ITALIA, AU REVOIR !

O MEGLIO: 再見

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

E così, di riffa e di raffa, il Bel Paese se ne va.

O meglio, diciamo piuttosto che, con il trascorrere dei giorni, diventa sempre più chiaro come -a dispetto delle apparenze- non siamo nelle mani di beceri incompetenti, di cialtroni immeritevoli, di raccomandati di lusso, incapaci di mettere in piedi uno straccio di progetto decoroso che funzioni e sia efficace.

Siamo nelle mani di una classe dirigente politica che si è macchiata e si sta macchiando del più orribile crimine che in tutte le civiltà, presso tutte le etnie, in tutte le epoche, è sempre stato considerato come l’atto più vile e tragico che si possa compiere: il tradimento della propria comunità e la svendita del territorio della propria cittadinanza allo straniero.

Perchè una cosa è il dramma delle guerre, dove l’invasore prepotente si appropria con la violenza delle armi di beni che non sono suoi.

Ben altra cosa è avere la certezza di essere capitanati da un manipolo di solerti impiegati che hanno scelto di consegnare i forzieri nazionali -riempiti grazie al lavoro di centinaia di generazioni diligenti, industriose e parsimoniose- nelle mani dei nostri più agguerriti competitors internazionali, invitando a nozze gli invasori e dicendo loro: prego signori, accomodatevi, svendiamo il tutto al prezzo migliore.

Conclusa la prima fase un mese fa, è iniziata da oggi la seconda fase, quella che consegna la Telecom agli spagnoli di Telefonica, l’Alitalia ai francesi di Air France, e tre aziende strategiche del gruppo Ansaldo, cioè la “Energia” la “Sts” e la “Breda” rispettivamente al gruppo imprenditoriale coreano denominato Doosan, agli statunitensi di General Electric e il gioiello metalmeccanico ai giapponesi di Hitachi. Se ne va via anche la Ansaldo, e sono già in trattative per vendere le aziende strategiche impiegate nella costruzione di navi ai cinesi, i quali verranno a costruire le loro navi in Italia -a prezzi cinesi si intende- per poi ormeggiarle nel porto del Pireo, acquistato in toto due mesi fa. Una vera pacchia. Per loro si intende.

Quattro aziende di Finmeccanica e l’Eni sono già in trattative avviate, soprattutto con i qatarioti, a questo serviva loro impossessarsi -come hanno fatto- prima di Unicredit, poi acquistare Valentino Garavani insieme a centotrenta industrie tessili nazionali e adesso si prenderanno anche il nostro know how ingegneristico in campo petrolifero.

Allora a questo serve lo stallo.

Allora è questo il vero obiettivo dell’immobilismo politico italiano.

Fare in modo che non accada nulla, che non cambi nulla, che non migliori nulla, in modo tale che i prezzi si abbassino e si faccia lo shopping del Made in Italy. Una volta conclusa questa fase, manderanno a casa gli attuali impiegati e ci metteranno dei nuovi manager a gestire le briciole. Di italiano sarà rimasto soltanto il marchio.

Quindi il Made in Italy è finito.

Ho saputo che tre giorni fa si è chiusa la trattativa della compravendita di una importante azienda vinicola in Toscana, una di quelle che produce il marchio DOC classico del Chianti gallo nero, finita nelle mani dei cinesi. L’azienda si chiama Casa Nova. Si trova a Greve, tra Firenze e Siena. Si tratta di due gruppi di case coloniche, otto ettari di vigneti e due di oliveto acquistati da uno speculatore finanziario di Hong Kong che rappresenta gli interessi di un gruppo farmaceutico di proprietà del governo cinese. Sono venuto a scoprirlo per un caso, guardando una intervista alla televisione argentina a un loro imprenditore, Alejandro Bulgheroni (nipote di italiani) il quale aveva acquistato sei mesi fa un’altra azienda Chianti DOC, la Poggio Landi. Costui, un supermiliardario, spiegava come, grazie all’Italia, l’Argentina da undicesima è già diventata la settima nazione vinicola al mondo e si appresta -per l’appunto- a fare concorrenza al nostro paese, passato in dieci anni dal primo al terzo posto ed entro il prossimo quinquennio accreditato di un decimo posto, superati da Spagna, Cile e Colombia. Così stanno le cose. Per il momento siamo terzi, dietro Usa e Francia che resiste al primo posto avendo stravinto la secolare guerra del vino con l’Italia. La Cina ha aumentato il consumo di vino del 30% e produce adesso 17 milioni di ettolitri all’anno. Ha bisogno del vino italiano. Perchè? Una Legge dello Stato cinese stabilisce che per poter esportare vino “cinese” doc è sufficiente che all’interno delle bottiglie vi sia il 15% di uve locali. Hanno deciso allora di cominciare a prendersi il vino italiano migliore, così lo inviano in Cina attraverso il porto del Pireo e lo imbottigliano a Shangai creando un vino cinese originale (sembra che sia ottimo) ma che è composto all’85% delle uve del Chianti. Quindi, siccome per il vino ciò che conta è il sapore, la Cina si impossesserà di tutti i mercati internazionali stracciando la concorrenza con il vino italiano perchè venderà vino italiano ovvero sapore italiano vero come vino cinese, davvero diabolici. La grande azienda vinicola Oliveto, della famiglia Machetti, è stata venduta alla Solaya International di Panama, modesta società anonima di copertura dietro la quale si nasconde la Bank of China. L’Italia perderà tutti i mercati.

Se ne sono andati anche l’Orzo Bimbo venduto ai tedeschi.

Se ne sono andati via i salumi Fiorucci. E i biscotti Barilla e i sughi e le conserve Star.

Anche la Parmalat, divenuta francese. E i Galli si sono presi anche la Galbani, la Locatelli, l’Invernizzi.

Per non parlare del cashmere italiano di Loro Piana e di Bulgari. La moda è ormai loro.

Se ne è andato anche lo spumante Gancia e tutta la produzione piemontese degli aperitivi italiani, venduta a Roustam Tariko, un miliardario moscovita.

Dopo i biscotti Barilla e la pasta Buitoni, se ne è andato anche il riso Scotti: e qui la cosa è davvero grave. Perchè la celebre azienda di Pavia l’ha venduta a una multinazionale spagnola dell’alimentazione gestita dai colossi finanziari che intendono usare questi marchi per lanciare un sistema di alimentazione seriale industriale che impoverirà l’alimento, la sua qualità nutritiva e di italiano non avrà proprio un bel nulla. L’azienda spagnola si chiama Ebro Foods. Se l’è presa per 18 milioni di euro lo scorso luglio.

Gli spagnoli stanno usando i soldi avuti in credito dal Fondo Salvastati al loro sistema bancario per acquistare aziende italiane. Quel fondo è alimentato in larghissima misura dai soldi del contribuente italiano. In pratica, ciò che questo governo e quello precedente hanno avallato è la seguente manovra: il fondo europeo dà i soldi alle banche spagnole che acquistano aziende italiane.

In una intervista di qualche mese fa il Dr Dario Scotti, presidente e amministratore delegato della Riso Scotti spa, attaccato dai sindacati di categoria che avevano denunciato il fatto inascoltati aveva dichiarato:

“La partnership con la multinazionale alimentare iberica ha la valenza di un’alleanza industriale e commerciale per penetrare mercati internazionali, con l’obiettivo di sviluppare la produzione del sito industriale e di allargare le frontiere al risotto “made in Italy” e ai tanti prodotti derivati dal riso che produciamo e commercializzamo. La scelta è stata attenta e meditata, nel desiderio di esprimere una rinnovata e maggiore forza industriale come primo gruppo risiero europeo, in termini di sviluppo e di distribuzione di prodotti di nuova generazione. È certamente una scelta legata allo sviluppo dei nuovi prodotti: con la loro ricerca e le nostra, con il loro sistema distributivo e il nostro, con le forze messe insieme, insomma, si potranno ottenere i risultati migliori”.

Balle! Grosse come una casa, è l’opinione della Coldiretti di Pavia che raggruppa i consorzi dei piccoli produttori agricoli del pavese, del piacentino e della pianura padana. Ha pubblicato un allarmante studio dal titolo “Mani spagnole sulla Riso Scotti” nel quale sostiene che la Ebro Foods intende delocalizzare la produzione spostandola in Spagna. Il che vuol dire un altro pezzo importante dell’agricoltura nazionale che se ne va. Oltre al fatto che aumenterà la disoccupazione.

Il presidente della Coldiretti di Pavia, Giuseppe Ghezzi ha dichiarato “temo fortemente che questa sia una strada che porterà alla produzione di derrate alimentari standardizzate e uniformizzati, che di italiano avranno ben poco”.

Sergio Marini, presidente nazionale della Coldiretti, in un convegno di un mese fa ha lanciato un poderoso allarme rimasto inascoltato e poco comunicato. Ha detto:

“Lo scaffale del Made in Italy non c’é più nella realtà, è rimasta l’esigenza del prodotto italiano perchè c’è fame di Italia, grazie al nostro buon nome, ma è in atto una drammatica escalation nella perdita del patrimonio agroalimentare nazionale. I grandi gruppi multinazionali che fuggono dall’Italia della chimica e della meccanica, investono ora nell’agroalimentare nazionale perché, nonostante il crollo storico dei consumi interni, fa segnare il record nelle esportazioni grazie all’immagine conquistata con i primati nella sicurezza, tipicità e qualità. Ma il passaggio di proprietà ha spesso significato svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione. Si è iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo è la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero. Un processo – conclude il presidente Coldiretti – di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi”.

Saranno almeno nutrienti?

E’ il trend attuale, sintomo e termometro di un paese sconfitto nella propria identità più profonda e antica: il cibo, i nostri sapori, i nostri odori, i nostri colori. Basterebbe seguire in rete due siti per comprendere come si sono messe le cose. Si tratta di due siti dove si vendono aziende intere, capannoni, pezzi di fabbrica, terreni prefabbricati a qualunque prezzo (andare a leggere per credere):

http://www.cinesichecomprano.com o il più affermato
http://www.vendereaicinesi.it

questi, secondo il Mago Attel, cioè Letta, il Delinquente e l’Innominabile, sarebbero i “chiari segnali” che la ripresa economica italiana è già partita. E’ il Parlamento al corrente di questa pratica diffusa?

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/09/bye-bye-italia-au-revoir-o-meglio.html
23.09.2013

chad
Scritto il 25 settembre 2013 at 20:37

dorf001@finanza,

Possono comprare tutto quello che vogliono ma la qualità, l’inventiva e l’estro non si compra. La Cina è in piena crescita, com’era il mondo occidentale negli anni sessanta e possono comprare quasi tutto quello che desiderano. Ma come dice John Ludd la crescita e legata alla disponibilità delle risorse energetiche e non potranno crescere di continuo. Per quanto riguarda il settore vinicolo la qualità non si compra; la qualità risiede nelle piccole aziende agricole non nelle grosse aziende vinicole, nei contadini che attraverso il loro capitale umano hanno fatto grande il nostro vino…Unico ed inimitabile…

stanziale
Scritto il 25 settembre 2013 at 21:10

Quello che sta succendo era purtroppo previsto, e andra’ sempre peggio se non ci mettiamo in testa di riconquistare la SOVRANITA’ MONETARIA: Siamo stati traditi da tutti i politici ma e’ inutile guardare il passato, dobbiamo riunirci e riconquistare la sovranita” monetaria, sinonimo di liberta’. Uscire dall’euro! file:///C:/Users/Marco/Desktop/italia%20libera%20dio%20lo%20vuole%20-%20collegamento.ziperta’.

stanziale
Scritto il 25 settembre 2013 at 21:18

giobbe8871@finanza,

Lo sapevo, ci ho provato ma non ce l’ho fatta….volevo mettere l’immagine della bellissima moneta 5 lire argento (governo lombardia) con la scritta Italia libera – Dio lo vuole …Giobbe per favore, ce la fai a proporla?

giobbe8871
Scritto il 26 settembre 2013 at 03:33

stanziale@finanza,

ehi Stanziale, sei un nostalgico patriota ehh?

te basta?
http://en.numista.com/catalogue/pieces18063.html

giobbe8871
Scritto il 26 settembre 2013 at 03:34

belle davvero !

PORTELLO
Scritto il 26 settembre 2013 at 09:10

chad@finanza:
[email protected],

Possono comprare tutto quello che vogliono ma la qualità, l’inventiva e l’estro non si compra. La Cina è in piena crescita, com’era il mondo occidentale negli anni sessanta e possono comprare quasi tutto quello che desiderano. Ma come dice John Ludd la crescita e legata alla disponibilità delle risorse energetiche e non potranno crescere di continuo. Per quanto riguarda il settore vinicolo la qualità non si compra; la qualità risiede nelle piccole aziende agricole non nelle grosse aziende vinicole, nei contadini che attraverso il loro capitale umano hanno fatto grande il nostro vino…Unico ed inimitabile…

giusto ieri leggevo che la Cina si e’ “comprata” il 5% del territorio ucraino

stanziale
Scritto il 26 settembre 2013 at 09:19

giobbe8871@finanza,

Grazie Giobbe! Pubblicala, ogni tanto, a contrasto della avida aquila tedesca! A fare i carbonari, a tanto ci hanno ridotto!

thundermarc
Scritto il 26 settembre 2013 at 15:32

ottimo cominciano ad ammazzarsi tra di loro

«Moody’s e il Tesoro americano sono una famiglia felice. È meglio fidarsi di Standard & Poor’s, Fitch ed Egan Jones» per il rating degli Stati Uniti. Lo afferma Bill Gross, il fondatore di Pimco, il maggior fondo di investimento al mondo. Il riferimento è alla recente posizione espressa da Moody’s secondo la quale il rating americano non è toccato dal recente dibattito sull’aumento del tetto del debito. Moody’s assegna agli Stati Uniti il rating Aaa con outlook stabile e ritiene che il tetto del debito sarà alzato evitando il default e che il budget sarà approvato evitando la chiusura del governo.

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