METODOLOGIA STATISTICA E …BUON SENSO!

Scritto il alle 12:54 da icebergfinanza

 

Non che la polemica tra tizio e caio mi interessi particolarmente, ma oggi dopo che anche un bambino prima del Fondo monetario internazionale, della Troika e forse della BCE ha potuto rendersi conto che l’idiozia dell’austerità espansiva è stata spazzata via dalla realtà, risulta perlomeno anacronistico ascoltare ancora oggi certe fesserie…

Se l’austerità non ha alternative – Il Sole 24 ORE

Gli effetti delle politiche di austerità sulle economie europee sono tornati al centro del dibattito. Oltre quindici anni fa scrissi con Alberto Alesina due lavori nei quali sostenemmo che le riduzioni della spesa pubblica facevano bene all’economia. Oggi credo che la metodologia statistica che usammo allora fosse errata. Dopo aver studiato i maggiori consolidamenti di bilancio – Danimarca, Irlanda, Svezia e Finlandia negli anni ottanta e novanta – mi sono convinto che lo stimolo alla crescita e ai consumi nel breve periodo non venne dalla riduzione di spesa pubblica (cosa che, incidentalmente, nemmeno Alberto Alesina sostiene), ma da tre fattori difficilmente riproducibili oggi. di Roberto Perotti – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/3HQBK

Si insieme al padre della fesseria espansiva mi sono sbagliato, non per un problema di buon senso ma di metodologia statistica e lascio alla vostra buona volontà e misericordia la lettura delle conclusioni che invece una metodologia statistica appropriata avrebbe prodotto mentre migliaia di persone si sono suicidate in Grecia ma non solo, un intero Paese è stato economicamente e moralmente raso al suolo per aiutare le banche tedesche a rientrare dalle loro sofferenze e dall’esposizione al debito pubblico greco.

Continua Perotti… Certo, persone ragionevoli e competenti possono discutere all’infinito se l’austerità greca avrebbe potuto essere attuata in forme e dimensioni diverse. Per dibatterne in modo costruttivo, è necessario avere un’idea della dimensione dei moltiplicatori fiscali, cioè qual è l’effetto più plausibile su consumi, investimenti e Pil di un dato taglio alla spesa pubblica o di un dato aumento delle tasse. Da anni decine di economisti cercano di gettare luce sui moltiplicatori. I risultati, come sempre in questi casi, non sono né bianchi né neri: ci sono innumerevoli sfumature di grigio. …

Ma certo Perotti abbiamo tutto il tempo che serve per rivedere qualche moltiplicatoruccio fiscale, mica serve un arcobaleno, qualche sfumatura di grigio in mezzo al nero profondo infatti non fa certo male, rianalizzare impatti vari su consumi, investimenti e crescite economiche varie, anni, lustri o forse secoli, tutto il tempo che serve…amen! 

Chissà che suggerirebbe un certo    Franklin Delano Roosevelt  a proposito di spesa pubblica, austerità e moltiplicatori fiscali vari , ma immagino che per Perotti la metodologia statistica non può andare troppo indietro nel tempo.

Per Guido Rossi sul Sole 24 Ore del 9 giugno, ad esempio, «questa austerità, ammantata da moralismo, s’è rivelata sbagliata… con le inconfutabili critiche provenienti da premi Nobel quali Paul Krugman, Joseph Stiglitz e Amartya Sen e da economisti come Mark Blyth e Kaushik Basu»; oppure, sul Sole del 28 aprile 2013, «Da Krugman a Stiglitz è giunta la prova dei fatti che la politica del rigore e dei tagli… rende impossibile la ripresa delle economie». (…) Forse Rossi ci potrebbe indicare le analisi tecniche di Krugman, Stiglitz e Sen che a suo dire dimostrano «inconfutabilmente» la sua tesi; ma forse potrebbe anche chiedersi se è sicuro di essere aggiornato sul dibattito corrente sull’argomento. Se lo facesse, si renderebbe conto per esempio che Blyth, Basu, Stiglitz e Sen non hanno dato alcun contributo scientifico a questo dibattito, dal quale in ogni caso nulla di «inconfutabile» è emerso (e come potrebbe essere altrimenti?). 

Ribadisco che non mi importa nulla di queste sterili polemiche tra economisti o giuristi che siano, ma sostenere che economisti come Sen non abbiamo dato alcun contributo scientifico a questo dibattito dopo che la realtà ha spazzato via anche l’ultimo fesserie di contributo scientifico al dibattito sull’austerità risulta francamente affascinante…

E quindi il Perotti prosegue vestendo i panni della vittima…

 Certo, può darsi che tutti coloro che vi si sono cimentati siano in cattiva fede, immorali e incompetenti. Ma allora ci illuminino le persone in buona fede, eticamente inattaccabili e competenti. Purtroppo non ho trovato alcun accenno sull’argomento nei numerosi interventi di Rossi. Ho invece trovato citazioni di, tra molti altri, Fichte, Croce, lo Ius Cosmopoliticum di Kant, la Civitas Maxima del fisolofo del diritto Hans Kelsen, l’antropologo David Graeber, i filosofi Habermas, Böckenförde, e Gadamer, e perfino lo Zibaldone di Leopardi. Siamo tutti in ammirazione di tanta cultura. Probabilmente per i limiti mentali propri dei «Bocconi boys», alcuni di noi però faticano a vedere il nesso con la tragedia molto concreta della Grecia attuale. Ma immagino che questo sia dovuto alla cecità provocata dai nostri limiti culturali, dalla nostra idolatria del profitto, dal nostro egoismo personale, e dalla nostra innata  insensibilità per le sofferenze altrui, per non parlare degli interessi occulti che rappresentiamo. di Roberto Perotti – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/3HQBK

Be qualche limite mentale è evidente ovviamente non c’è alcun  nesso con la tragedia molto concreta della Grecia attuale, abbiamo tutto il tempo di attendere la revisione delle Vostre teorie sulla base di qualche nuova metedologia statistica,o econometrica, nessuno dubbio sulla Vostra buona fede e non sto scherzando, solo che avete dimenticato il cervello in qualche biblioteca e come dice il buon Taleb…

Uno studioso non dovrebbe essere il modo in cui una biblioteca crea un’altra biblioteca…

E’ dimostrato che gli statistici tendono a lasciare il cervello in aula e a commettere errori deduttivi banalissimi quando escono di strada.” E’ dimostrato che gli statistici tendono a lasciare il cervello in aula e a commettere errori deduttivi banalissimi quando escono di strada.” E’ dimostrato che gli statistici tendono a lasciare il cervello in aula e a commettere errori deduttivi banalissimi quando escono di strada.”

Se non basta un pò di filosofia non guasta Ragazzi…

La conoscenza, anche quando è esatta, non porta sempre ad azioni adeguate perché se non facciamo attenzione tendiamo a dimenticare ciò che conosciamo oppure scordiamo come elaborarlo in modo corretto, anche se siamo esperti. E’ dimostrato che gli statistici tendono a lasciare il cervello in aula e a commettere errori deduttivi banalissimi quando escono di strada.” (p.73)
“A causa di un meccanismo mentale che definisco ‘empirismo ingenuo’, tendiamo per natura a cercare casi che confermino la nostra storia o la nostra visione del mondo, ed è sempre molto semplice trovarne.” (p.75)
“Possiamo avvicinarci alla verità attraverso casi negativi, non mediante una verifica. E’ fuorviante costruire una regola generale sulla base di fatti osservati. Contrariamente a quanto suggerisce il buon senso, il nostro corpus di conoscenze non aumenta grazie a una serie di osservazioni confermative.” (p.76)
“Popper introdusse il meccanismo delle congetture e delle confutazioni, che funziona nel modo seguente: si formula una congettura (ardita) e si inizia a cercare l’osservazione che può dimostrare la sua falsità. E’ un metodo alternativo alla nostra ricerca di casi confermativi.” (p.77)
“Gli scienziati cognitivi hanno studiato la nostra tendenza naturale a cercare solo conferme” (p.77)
“Una data regola può essere verificata direttamente, osservando i casi in cui funziona, o indirettamente, concentrandosi su quelli in cui non funziona. […] i casi che non forniscono una conferma sono molto più utili per stabilire la verità.” (p78)
“Una volta che abbiamo in testa una certa visione del mondo, siamo inclini a prendere in considerazione solo i casi che ci danno ragione.” (pp.78-79 nella nota)

E per concludere la sintesi di una riflessione che ho condiviso nel mio libro…

L’educazione finanziaria deve partire dalle giovani generazioni, non può ridursi a una mera trasmissione di nozioni, nozioni che spesso appaiono solo un pretesto per inculcare una visione delle cose che nulla ha a che vedere con la realtà. È importante incominciare a immaginare un rotta che guardi al di là dell’orizzonte «scientifico » dell’economia e della finanza, una «scienza» che pensa di conoscere il prezzo di tutto, ma che spesso non
comprende il valore di niente.

Come diceva Pascal, «il cuore ha ragioni che la ragione non conosce». 

Bisogna rifondare, nei giovani, una maggiore consapevolezza e responsabilità sociale, al di là di qualsiasi ideologia.

È triste constatare come il dogma assoluto del mercato con le sue leggi abbia sequestrato la libertà intellettuale delle giovani generazioni, manipolando e proponendo valori
ritenuti «innovativi» spesso tracciati sulla sabbia piuttosto che scolpiti nella roccia.

Non è forse stato il grillo parlante a suggerire a Pinocchio: «Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!». Certo è più affascinante seguire i gatti e le volpi della finanza, sognare raccolti mirabolanti nel campo dei miracoli, difficile è comprendere quello che resta essenzialmente un problema culturale.

Non solo è importante istruire uomini e donne del futuro che siano in grado di difendersi dalla complessità del sistema finanziario, consentendo loro di migliorare la propria conoscenza e consapevolezza dei rischi e delle opportunità che il sistema offre, ma anche educare persone in grado di comprendere il significato delle cose, che siano in grado di riflettere sulle conseguenze e sulle cause di una determinata azione economica e sociale,
che sappiano guardare anche a un sistema alternativo a quello che permea la loro quotidianità.

La ricostruzione della scienza economica e della cultura finanziaria deve necessariamente passare da una riscoperta complementarietà tra la cultura umanistica e quella scientifica, attraverso la filosofia morale e la sociologia, l’economia cognitiva, la storia economica e politica, limitando il peso della componente matematica pura.

Chissà forse qualche lezione di economia comportamentale, neuroeconomia, scienze cognitive e magari un pizzico di buon senso non guasta mai!

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11 commenti Commenta
sherpa
Scritto il 17 giugno 2013 at 13:46

“Bisogna rifondare, nei giovani, una maggiore consapevolezza e responsabilità sociale, al di là di qualsiasi ideologia.”
Ribadiamo con continuità questi concetti che dovrebbero essere quotidianità ed invece sono totalmente ignorati.
Chapeau mon capitain.

“……..e magari un pizzico di buon senso non guasta mai”
Il buon senso, questo sconosciuto.

silvio66
Scritto il 17 giugno 2013 at 16:01

Ciao Andrea, sacrosante le ultime sei righe.
Sul moltiplicatore, mi pare evidente abbiano deciso coloro che lo negano. Quelli che hanno pensato a prevedere ciò che i consumatori avrebbero fatto in seguito ad un aumento fiscale e taglio della spesa pubblica. Come siano giunti alla conclusione che ciò non avrebbe influenzato i comportamenti mi sfugge, ma d’altronde loro sostenevano appunto che la fiscalità non genera alcun moltiplicatore, percui tutto bene. Peccato che dopo quattro anni, la dove si è applicata con più severità la negazione del moltiplicatore, i debiti pubblici siano saliti di molto più di uno e i pil si sono contratti sempre più. Ora, se ci dovessimo aspettare del buon senso, vedremmo cestinare al volo tutta la teoria e riseguire colui che ci spiegò come invece la politica fiscale influisce eccome sul reddito/pil. Chiaramente, da menti dalle quali sono uscite scemenze di tale portata, non mi aspetto certo saggi ravvedimenti.

silvio66
Scritto il 17 giugno 2013 at 16:18

…quello che mi fa incazzare, è che quattro anni fa, c’erano gli economisti che gli dicevano che era tutta una boita, ma l’anno fatta lo stesso. Questo vale per il subprime, new economy ecc… La folle lotta tra linee di pensiero economico ha visto prevalere sempre gli stessi negl’ultimi vent’anni e hanno fatto disastri.

sd
Scritto il 17 giugno 2013 at 22:48

Buona sera

Capitano Andrea gli economisti hanno “applicato” le loro teorie economiche alla realtà di persone a cui interessava semplicemente, vivere in un mondo più giusto ed in cui TUTTI abbiano almeno il diritto di vivere degnamente e non da SCHIAVI….purtroppo non siamo tutti Einstein !!!!!

Quindi che si assumano le loro responsabilità storiche della sofferenza, per non dire MORTE, di migliaia o milioni di persone.
Come dicevano i latini migliaia di anni fà -errare humanum est, perseverare autem diabolicum-

Non vorrei essere al loro posto………………….se la sono cercata.

Un saluto

SD

dorf001
Scritto il 17 giugno 2013 at 23:36

capitano. tu parli di giovani. ma questo governo gli grega niente sai! crederai mica che letta, super servo massone pure, servo dell’euro criminale faccia qualcosa x aiutare il nostro popolo. lui è un monti bis. deve continuare l’opera di devastazione dell’italia. che va vednuta pezzo a pezzo agli stranieri. vogliamo poi parlare di economia della felicità? ne parla pure vandana shiva. qui c’è un piccolo trailer di 1 minuto. http://www.youtube.com/watch?v=mrGa_s58KqE

sentite cosa dice Helena Norberg Hodge, lei che è svedese. qui : http://www.youtube.com/watch?v=VumLGfpQReQ

notte DORF

kthrcds
Scritto il 18 giugno 2013 at 09:15

Questo blog è sempre all’altezza della situazione, e offre puntualmente analisi tra le migliori in assoluto.

Scritto il 18 giugno 2013 at 09:37

mamma quanti grandi ideali. Eppure è semplice, la mggior parte degli esseri umani sono allo stato semianimale. Pecore. La complessità del mondo finanziario? Ma quando mai. Che difficoltà c’è a capire che se giochi a poker con i soldi altrui guadagnando in % non sulle vincite MA SULLE PUNTATE, non t’interessa vincere o perdere, ma solo alzare la posta? E visto che chi gioca al tavolo con te fa lo stesso tuo lavoro alle stesse tue condizioni, che difficoltà c’è ad immaginare che le puntate arrivino al cielo e poi vada tutto a catafascio? Non occorre essere intelligenti per capirlo, bisogna essere cretini per non riuscirci.
Nota di servizio:Al G20 si cerca di organizzare un’area UE USA di libero scambio. Significa mettere in competizione diretta un paese con una pressione fiscale e un Welfare bassissimo,dove praticamente non esistono più diritti dei lavoratori,gli USA, con un’area geografica che invece ha il problema opposto, cioè che di diritti ne ha anche troppi e un’alta pressione fiscale.
Secondo voi chi sarebbe più competitivo? Chi potrà vendere a prezzi migliori? E di conseguenza chi dovrà cambiere per recuperare competitività? Saranno gli USA a concedere di più o la UE che dovrà tagliare di brutto?
Incredibile. E la stampa tace, o acconsente. Stupidi o complici?

gnutim
Scritto il 18 giugno 2013 at 10:07

A sorpresa, il regolatore danese FSA ha richiesto a Danske Bank di rivedere al rialzo il calcolo del rischio di credito per 100 mld di corone danesi, pari al 13% del totale delle attività ponderate per il rischio e all’1,6% circa di Core Tier 1

OOOOOOOOPPPSSSSS!!!!

francia r
Scritto il 18 giugno 2013 at 10:11

No, abbiamo semplicemente perso l’ultima guerra mondiale, e sono cose che non si finiscono MAI di pagare ….

Purtroppo i motivi e le situazioni, in cui si è precedentemente sviluppato il “substrato umano” che ha portato a tale conflitto, lo sviluppo di società “cattive”, creazioni ampiamente sostenute dai soliti “amici”, ed i successivi “incomprensibili” sviluppi che hanno innescato il conflitto sono praticamente identici a quanto stiamo lasciando “accadere” in questi anni.
Ma nessuno ascolta o è troppo intento a correre dietro le mille “morgane” che affiorano in questo deserto di anime che è diventato il nostro mondo “moderno”.
Speriamo solo che il giochino s’inceppi, magari per “buoni motivi” o solo per un colpo di mano Divina.

francia r
Scritto il 18 giugno 2013 at 10:13

pardòn … l’ultimo post era per [email protected]

Scritto il 18 giugno 2013 at 17:13

francia r@finanza,

Ciao Francia. Perdona, ma ti ricordo che il problema non riguarderebbe solo l’Italia e la Germania, ma anche Francia, Olanda, Belgio, Irlanda, ecc ecc, e loro la guerra l’hanno (+o-)vinta.
In quanto ai “buoni motivi” e alla mano “divina” temo di non condividere affatto l’Italica passione per la provvidenza. Nel dubbio, meglio arrangiarsi.

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