DACCA BANGLADESH: SCHIAVI ….MADE IN INDIFFERENCE!

Scritto il alle 16:08 da icebergfinanza

Abbiamo già trattato diffusamente l’argomento in due occasioni L’ONDA DEFLAZIONISTICA ASIATICA e IL Icebergfinanza e anche in LAOGAI: ORRORI MADE IN CHINA!icebergfinanza | icebergfinanza  ma l’ultima vicenda relativa al crollo del palazzo di Dacca riaccende un faro sulle miserabili condizioni in cui vivono milioni di schiavi in tutto il mondo al nostro servizio…

Tratto da IlFattoQuotidiano …

Una camicia di colore scuro, sporca di polvere, fotografata tra le macerie. Sul tessuto, l’etichetta verde acceso, inconfondibile: “United Colors of Benetton“, recita la scritta. Dalle macerie del Rana Plaza, il palazzo di otto piani alla periferia di Dacca, in Bangladesh, che lo scorso mercoledì si è sbriciolato uccidendo almeno 381 operai, cominciano ad affiorare le prime verità. Le fabbriche tessili che avevano sede nel palazzo, e i cui dipendenti lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza, producevano capi di abbigliamento per conto di multinazionali occidentali, tra cui a quanto pare Benetton. L’azienda veneta aveva in un primo primo momento negato legami con i laboratori venuti giù nel crollo, ma lunedì, dopo la pubblicazione delle foto, su Twitter è arrivata una prima ammissione: “Il Gruppo Benetton intende chiarire che nessuna delle società coinvolte è fornitrice di Benetton Group o uno qualsiasi dei suoi marchi. Oltre a ciò, un ordine è stato completato e spedito da uno dei produttori coinvolti diverse settimane prima dell’incidente. Da allora, questo subappaltatore è stato rimosso dalla nostra lista dei fornitori“.

La polvere è ancora sospesa nell’aria, le grida risuonano strazianti, i soccorritori cominciano ad arrivare. Fin dai primi istanti successivi alla tragedia, gli attivisti accorsi a Savar, il sobborgo a 25 km a nord est di Dacca dove sorgeva il palazzo, parlano di capi di abbigliamento prodotti per grandi marchi occidentali rinvenuti tra le macerie ancora fumanti. Tra questi anche articoli firmati dall’azienda di Ponzano Veneto. Che prontamente smentiva: “Riguardo alle tragiche notizie che provengono dal Bangladesh – si legge in una nota diramata il 24 aprile – Benetton Group si trova costretta a precisare che (…) i laboratori coinvolti nel crollo del palazzo di Dacca non collaborano in alcun modo con i marchi del gruppo Benetton”.

Le foto, però, raccontano un’altra verità: scattate e pubblicate dall’Associated Press, ritraggono una camicia di colore scuro griffata Benetton tra i calcinacci, accanto a quello che pare la commessa di un ordine. Non solo: l’agenzia France Press fa sapere di aver ricevuto dalla Federazione operai tessili del Bangladesh documenti contenenti un ordine da circa 30mila pezzi fatto nel settembre 2012 da Benetton alla New Wave Bottoms Ltd, una delle manifatture ingoiate dal crollo. La dicitura “Benetton” appariva anche sul sito internet dell’azienda, all’indirizzo www.newwavebd.com, ma fin dalle ore successive al crollo la pagina non è più accessibile e in rete ne resta solo una copia cache. “Main buyers” (Clienti principali), si legge in alto a sinistra; più in basso, sotto la dicitura “Camicie uomo-donna”, l’elenco degli acquirenti: tra questi, numero 16 della lista, figura “Benetton Asia Pacific Ltd, Honk Kong“.

Nell’elenco altre tre aziende italiane: la Itd Srl, la Pellegrini Aec Srl e la De Blasio Spa, ma non è chiaro se al momento dell’incidente vi fossero ancora rapporti di lavoro in corso. La Pellegrini, anzi, specifica che le ultime commesse con la ditta bengalese risalivano al 2010. Un’altra ditta, Essenza Spa, che produce il marchio Yes-Zee, ha confermato di essersi rifornita al Rana Plaza. Ammissioni sono quasi subito arrivate anche dall’inglese Primark, dalla spagnola Mango (che ha confermato di aver ordinato merce per 25 mila pezzi), mentre France Presse ha rinvenuto indumenti griffati dall’americana Cato. La lista però è molto più lunga: la Clean Clothes Campaign, ong con sede ad Amsterdam, ha fatto sapere che la britannica Bon Marche, la spagnola El Corte Ingles e la canadese Joe Fresh hanno tutte confermato di essere clienti delle manifatture crollate. Un’altra società, l’olandese C&A, ha spiegato a France Press di non avere più rapporti con il Rana Plaza dall’ottobre 2011. L’ultima ad ammettere legami commerciali con il Rana Plaza è stata Benetton, che tuttavia assicura: “Un programma di verifiche a campione controlla in modo continuativo tutta la nostra catena di fornitura globale, per assicurare che tutti i fornitori diretti e indiretti lavorino in conformità con i nostri standard in tema di diritti, lavoro e rispetto ambientale”.

Bassi costi di produzione e pochi obblighi da rispettare: comprare in Bangladesh conviene. In un paese in cui l’industria tessile impiega circa 3 milioni di persone, in prevalenza donne, e crea ricchezza quasi esclusivamente per le multinazionali che comprano a prezzi stracciati i suoi prodotti, lo stipendio medio di un operaio si aggira sui 410 dollari l’anno. Ma le fabbriche della morte non si fermano mai. Secondo una stima dell’International Labor Rights Forum, oltre mille operai tessili hanno perso la vita in Bangladesh dal 2005 in incidenti causati dalle scarse condizioni di sicurezza dei laboratori. L’ultimo episodio a novembre, quando 112 persone morirono nel rogo della Tazreen Fashion Limited, a Dacca. Anche quella fabbrica riforniva aziende italiane.

Non abbiamo più rapporti con quell’azienda dal XXXX anno, era solo un subfornitore e non un fornitore, etc, etc… diciamolo sottovoce, senza disturbare troppo, lo sterminio silenzioso continua accompagnato dalla grande depressione umana occidentale.

Esserne consapevoli è il minimo indispensabile, poi ognuno di noi può far finta di nulla!

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4 commenti Commenta
sherpa
Scritto il 1 maggio 2013 at 20:49

Quando la corsa al profitto porta perdita di vite umane o alla riduzione in schiavitù è immorale.
E la cosa più spaventosa e che senza quel lavoro non vivono e con quel lavoro possono morire. Fermiamo questa infamità. Ma come possono gli imprenditori coinvolti convivere con questo rimorso. Non mi vengano a parlare di subappalti: sanno benissimo da dove vengono i prezzi bassi di produzione. Hanno il dovere di pretendere il rispetto dei diritti elementari di chi lavora i loro prodotti. E noi abbiamo il dovere di boicottarli con ogni mezzo se non ci dimostrano la moralità del loro operato.

sd
Scritto il 1 maggio 2013 at 21:26

Capitano Andrea, come saprai, è quasi dall’inizio della tua avventura che seguo i l tuo blog, che apprezzo e ammiro moltissimo, e sicuramente lo seguirò ancora per molto tempo……..salute permettendo hehehe.

Ma quando leggo critiche gratuite e senza motivo….mi secca moltissimo. Io non sono “innamorato” di Grillo o dei Grillini o del M5S, ma se molti di quelli che hanno votato per l’M5S sperava che il pochi mesi o anni cambiassero il mondo sono degli illusi………..che continuino pure a votare PD, PDL, lista Monti ecc. ecc. ma che poi non si lamentino se le cose non cambiano mai oppure se questi signori sono in parlamento a fare i loro interessi personali.

Per caso pensate che esista davvero la DEMOCRAZIA……………ma per favore, accontentatevi di vedere rispettato solo qualche diritto fondamentale, per il resto, forse frà qualche centinaio di anni…..forse.

Il tuo articolo di questa sera sembra scritto apposta per spiegare cosa voglio dire e a cosa mi riferisco con quanto scritto sopra.
Perchè in Italia non viene istituito il REDDITO DI CITTADINANZA (o Esistenza…se vi piace di più) come teorizzato da diversi economisti ( anche l’M5S lo ha nel suo progamma….se potrà o vorrà farlo) in modo che una persona non sia COSTRETTA, se lo trova, a lavorare per non MORIRE di FAME? (io conosco diverse persone in queste condizioni !!!!!). Per caso è un UTOPIA ? oppure i motivi sono altri ?

Un saluto e spero che continuerai a criticare apertamente l’M5S

SD

reragno
Scritto il 1 maggio 2013 at 21:34

Lo ha ribadito anche Papa Francesco. Non si possono ridurre in schiavitù intere popolazioni solo per il profitto dei colossi internazionali.
Questo mondo è tutto sbagliato, si vorrebbero introdurre nel mondo del lavoro sempre più incertezze per il lavoratore e sempre meno diritti. Modello Cina e India anche in Europa se possibile………Il tutto in nome della crescita dei soliti noti che si sono arricchiti in questa ultima crisi sulle spalle di centinaie di milioni di persone sparse a tutte le latitudini del pianeta. Ma si sa la massoneria vuole questo. Il mondo governato da banche e potentati economici.
Ho 46 anni e spero solo in un evento: la cacciata di questi sporchi attori.
Se così non fosse meglio guardarsi certi film come Fahreneit 451. Così sapremo di che male dovremo morire.

cellula labile
Scritto il 2 maggio 2013 at 11:35

è vero può far finta di nulla oppure decidere che nella vita si può provare a cambiare e goccia dopo goccia……..vi riporto una canzone dello Zecchino d’oro

Goccia dopo goccia
E. Di Stefano – G. Fasano – Cantata da Marco Barbera, Alex Rossi e Natascia Tarturo

Cos’è una goccia d’acqua, se pensi al mare
Un seme piccolino di un melograno
Un filo d’erba verde in un grande prato…
Una goccia di rugiada, che cos’è?
Il passo di un bambino, una nota sola,
Un segno sopra un rigo, una parola?
Qualcuno dice « un niente», ma non è vero
Perché, lo sai perché, lo sai perché?

Goccia dopo goccia nasce un fiume,
Un passo dopo l’altro si va lontano,
Una parola appena e nasce una canzone,
Da un «ciao» detto per caso, un’amicizia nuova;
E se una voce sola si sente poco,
Insieme a tante altre diventa un coro
E ognuno può cantare, anche se è stonato;
Dal niente nasce niente, questo sì.

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne;
Quello che conta è stare tutti insieme
Per aiutare chi non ce la fa,
Per aiutare chi non ce la fa.
Goccia dopo goccia..

Goccia dopo goccia nasce nasce un fiume
E mille fili d’erba fanno un prato
Una parola solo ed ecco una canzone
Da un “Ciao” detto per caso un’amicizia ancora;
Un passo dopo l’altro si va lontano
Arriva fino a dieci poi sai contare
Un grattacielo immenso comincia da un mattone
Dal niente nasce niente, questo sì.

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne
Quello che conta è stare tutti insieme;
Per aiutare chi non ce la fa.
Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne
Quello che conta è stare tutti insieme;
Dal niente nasce niente, questo sì.
Dal niente nasce niente, tutto qui!
Stiamo tutti insieme, questo sì.
Dal niente nasce niente, tutto qui!

GRAZIE ANDREA.
Anna

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