GERMANIA: GIU’ LE MANI DAI RISPARMI ITALIANI!

Scritto il alle 11:38 da icebergfinanza

Titelbild

In Germania gli avvoltoi d’Europa abbiamo intravvisto come in Germania a tutti i livelli in molti ormai si stanno occupando sempre più della nostra ricchezza, dei nostri risparmi.

Come ho scritto recentemente è ormai assolutamente chiaro che in una maniera o nell’altra i depositi a risparmio dovranno contribuire a ristrutturare il debito soprattutto privato, il debito delle banche in mezza Europa, dopo che i contribuenti e soprattutto noi abbiamo contribuito a ridurre i debito delle banche tedesche, francesi, olandesi e inglesi.

Sul Telegraph GermanWise Menpush for wealth seizure to fund EMU bail-outs

GermanWise Menpush for wealth seizure to fund EMU bail-outs and private assets across the Mediterranean to cover bail-out costs.

Dopo la manipolazione dei dati della ricchezza europea ad opera della Bundesbank , altri due saggi questa volta tedeschi , addestarti opportunamente per accendere cerini nella santabarbara europea,  Lars Feld e Peter Bofinger sostengono che c’è abbastanza ricchezza in immobili e assets vari nel Mediterraneo per coprire i salvataggi

. “The rich must give up part of their wealth over the next ten years,” said Prof Bofinger.

Chissà se è rimasto qualche centesimo dei famigerati ricchi in Italia o sono tutti evasi allegramente all’estero.

The two economist are members of Germany’s Council of Economic Experts or “Five Wise Men”, a body that advises the Chancellor on major issues.There is no formal plan to launch a wealth tax but the council is often used to fly kites for new policies.

Patrimoniale forever con i vostri soldini noi recuperiamo i capitali che le nostre banchette amministrate dagli “idioti di Dusseldorf” come gli chiamano gli americani,  hanno perso in giro per l’Europa!

Ovviamente quale migliore cassa di risonanza che il Spiegel Magazine Die Armutslüge Wie Europas Krisenländer ihre Vermögen verstecken per incendiare gli animi in Germania, tutti a recuperare i nostri soldini dalle tasche degli straccioni mediterranei…

Prof Bofinger told Spiegel Magazine that it was a mistake to target deposit holders in banks, the formula used in the EU-IMF Troika bail-out for Cyprus where those with savings above €100,000 at Laiki and Bank of Cyprus face huge losses.  “The canny rich in southern Europe just shift their money to banks in Northern Europe to escape seizure,” he said.

Una cosa l’ hanno detta giusta ma non è una novità, gli astuti ricchi dei paesi meridionali hanno spostato i loro soldini nelle banche del nord Europa per sfuggire al ratto dei risparmi.

Prof Feld said a new survey by the European Central Bank had revealed that people in the crisis countries are richer than the Germans themselves. “This shows that Germany has been right to take a tough line of euro rescue loans,” he said.

“Questo dimostra che la Germania ha fatto bene a tenere una linea dura sui prestiti per il  salvataggio dell’euro”, ha detto.

La manipolazione dei dati continua con le statistiche di Trilussa che in Germania oggi vanno di moda,  Lo studio della BCE ha evidenziato che la ricchezza “mediana” è di € 267.000 a Cipro, rispetto agli appena 51.000 € in Germania, dove il tasso di proprietà della casa è solo il 44 %  e un gran numero di persone non hanno quasi alcuna attività.

Rileggetevi ITALIA: BCE E BUNDESBANK LA RICCHEZZA ITALIANA

L’affondo: “Per sanare i debiti usate  i soldi della gente”

Basta piangere, basta lamentarsi della povertà crescente, dei suicidi «che c’erano anche prima della crisi», dei populismi in aumento esponenziale. I Paesi del Sud Europa, dice l’infallibile Bce,  nascondono le loro immense ricchezze al Nord. Di conseguenza è giusto che si salvino da soli.  È la sconcertante conclusione dell’inchiesta che ha ispirato la copertina di questa settimana dell’autorevole Spiegel. LaStampa

Che esce, guarda caso, il giorno dopo il congresso fondativo del primo partito dichiaratamente anti-euro mai nato in Germania, “Alternative für Deutschland”.

In realtà, se è vero che i  numeri non mentono, è altrettanto vero che  bisogna saperli leggere. Ed è evidente che in Germania le statistiche pubblicate di recente dalla Bce sulla ricchezza delle famiglie  europee hanno creato un pericoloso corto circuito nella testa di molti. Aggravato dal concomitante salvataggio di Cipro che ha segnato un cambio di paradigma nelle politiche della Ue, introducendo il precedente devastante dell’«ognun per sé», tanto caro proprio a Berlino.

Il risultato ha ispirato il titolo dello Spiegel «Patente di povertà. Come i Paesi europei in crisi nascondono i loro patrimoni». Morale: l’autosalvataggio di Cipro deve essere il modello futuro per l’Europa, eccome. E fa niente se tutti si affannano, da Mario Draghi in giù, a spergiurare che Cipro è un caso unico e irripetibile, che nessun risparmiatore sarà toccato da salvataggi futuri.  I tedeschi ora pensano, anzi, si auspicano il contrario, rinvigoriti anche dalla notizia che i ciprioti sono molto più ricchi di loro.

Il ragionamento è lungo e articolato ma è sufficiente citare un paio di passaggi sull’Italia per capirne il senso e rimanere basiti. «Ogni giorno in Italia ci sono molti suicidi ma c’erano  già prima della crisi». Un attenuante, certo. La ricchezza mediana delle famiglie italiane, poi, essendo di 173.500 euro, «tre volte quella dei tedeschi», ispira una conseguenza ovvia. Avendo l’Italia un debito pubblico del 130% contro quello tedesco che è all’80%, c’è una sola soluzione perché esca dall’impasse, perché si liberi finalmente di questo tallone d’Achille dei suoi conti pubblici. Eccola qua: «sarebbe più sensato che i Paesi in crisi riducano i loro debiti con le proprie forze: aggredendo maggiormente la ricchezza dei suoi cittadini».

Il settimanale è così grezzo da dimenticarsi che gli stipendi degli italiani sono molto più bassi di quelli tedeschi, o che per pagare le enormi quantità di tasse che gravano su stipendi e sulla casa ci vuole liquidità. Così come dimentica di citare gli abissi che ci sono tra i servizi di cui beneficiano i tedeschi rispetto agli italiani, in cambio delle tasse.

L’unico dato che lo Spiegel non nasconde è quello sulla povertà: da noi  la quota di poveri è al 16,5% contro il 13,4% dei tedeschi.  Così come ammette che i tedeschi hanno una tradizione da cicale: preferiscono vivere in affitto e spendere in viaggi piuttosto che risparmiare. Ma quando arriverà il momento di salvarci, se mai accadrà, è prevedibile che la parola d’ordine sarà una sola: salvatevi da soli. Come Cipro.

Salvatevi da soli dopo che abbiamo salvato con i Vostri soldi le nostre banche!

In settimana per tutti coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere liberamente  il nostro viaggio in arrivo una nuova importante puntata di  ” Machiavelli e il pilota automatico” orizzonti e visioni per i prossimi due mesi.

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10 commenti Commenta
Scritto il 16 aprile 2013 at 12:43

Repetita juvant:
se i ricchi siamo noi, la patria dei Luxury goods, scegliamo di non comprare prodotti crucchi, la patria dell’austerity virtuosa.
Eurostat ha appena pubblicato che a marzo Italia e Germania hanno la stessa inflazione (1,8%).
Diamogli una mano a farla scendere.

Scritto il 16 aprile 2013 at 13:06

Andrea, agganciandomi al tuo discorso, confronto dei servizi al cittadino
italiano tedesco rapportato alle tasse pagate, vi racconto cosa ho notato
venerdi quando sono andato a fare la mia amata donazione di sangue
al Policlinico di Milano.
A tutti i donatori, dopo il salasso, viene offerto “gratuitamente” la colazione :mrgreen:
(è virgolettato semplicemente per il fatto che la mia sacca di sangue
da 450ml vale dai €170 ai €200). 8)8)8)
Bene facendola breve questa volta ho notato che ordinando il classico cappuccino
rispetto all’ultima volta(novembre 2012) questo veniva fatto non più con
latte fresco Granarolo alta qualità italiano
(non voglio fare nessuna pubblicità ma solo per essere precisi)
ma con un latte sconosciuto di lunga conservazione UHT e di marchio ….. DEUTCH !! 8O8O8O
Così ho chiesto alla barista il perchè del cambio qualitativo, naturalmente a peggiorare,
e l’inserviente mi ha risposto che hanno cambiato la ditta appaltatitrice.
Sempre peggio, per ridurre i costi a 360° chi ne paga le conseguenze
è sempre è pantalone !!! :twisted::twisted::twisted:

gnutim
Scritto il 16 aprile 2013 at 13:28

<A href="mailto:gebs74@borse.it">gebs74@borse.it</A>,

latte deutch fatto di acqua e zucchero rispetto al latte cremoso della Granarolo.

certo che se noi italioti ci comportiamo tutti così è giusto che ci ink.ulino di tasse per salvare le banche krucche, è triste dirlo ma ce lo meritiamo.

TRA L’ALTRO SE UNO VA ALL’ESSELUNGA O ALLA CONAD, IL PRODOTTO CHE COSTA MENO è PROPRIO QUELLO DI MARCA ESSELUNGA (O CONAD) FATTO IN ITALIA….

ONLY MADE IN ITALY, SALVIAMO LE NOSTRE AZIENDE!!!!!

gnutim
Scritto il 16 aprile 2013 at 13:31

in merito al post di Andrea ho la forte sensazione che tutti questi studi commissionati dalla bundesbank alla Bce vadano nell’unica direzione di evitare ulteriori esborsi tedeschi in vista del prossimo salvataggio circa stati o aziende non krukke (olandesi/ austroungariche/ del benelux, ecc)

se così fosse fuori dall’euro SUBITO!!!!!!!

aglio
Scritto il 16 aprile 2013 at 13:45

@gnutim;
@gebs74;

Concordo sul comprare prodotti italiani.
Tuttavia ho sempre il dubbio che ci rientri dalla finestra ciò che esce dalla porta.
So per certo (la fonte è un amico che lavora presso l’ufficio estero di una banca) che produttori italiani di latte (come Granarolo ad esempio), ne importano ugualmente un bel po’ dalla Germania.
Non so poi che uso ne facciano, nè come funzioni il meccanismo delle “quote-latte”.
Credo comunque che sia sempre più difficile separare ciò che è “made in Italy” – o ancor meglio “prodotto italiano” – da ciò che non lo è.
Come ho scritto qualche giorno fa, da quando la Basf tedesca si è comprata la Ciba, tutto (o quasi) il materiale che viene usato all’interno di essa è made in Krautiland.
Insomma, bene fare attenzione a quel che si compra e rispondere per le rime, ma rischia di essere solo un palliativo.
Meglio l’uscita da questa gabbia dell’€!

atomictonto
Scritto il 16 aprile 2013 at 14:36

Si si, ci salviamo da soli.
E mettiamo il divieto assoluto di importazione a BMW, VW, Audi, Mercedes-Benz, Jungheindrich, Bosch, Siemens, Zeiss, Setra, Vileda, Henkel e Mannesmann.
In pratica gli zappiamo il PIL del 15% e poi voglio vederli i krukki improvvisamente “disoccupaten” in massa che fanno.

Scritto il 16 aprile 2013 at 16:20

@Aglio,
è proprio grazie ai meccanismi delle quote-latte che la gran parte dei nostri produttori è andata o sta andando a p…e.
Chi fa la parte del leone accaparrandosene la la maggior parte: Germania e Olanda.
Casualmente.
Andate a vedere il bilancio agricolo della UE.
Fatto dagli stessi genialoidi che considerano “vino” anche quello prodotto da polveri.
Gli stessi che da sempre consentono ai produttori francesi di addizionare con zucchero il vino per arrivare a un tasso alcolico decente…. Bordeaux DOC a parte.
Non è questa l’Europa che pensava il conterraneo di Andrea…

Claudio

gainhunter
Scritto il 17 aprile 2013 at 08:03

Statistica al servizio della politica

http://www.voxeu.org/article/are-germans-really-poorer-spaniards-italians-and-greeks

italiapersempre
Scritto il 17 aprile 2013 at 14:10

sono dei manipolatori e dei bugiardi, e tirano in mezzo anche la BCE che dice il contrario di quello che loro vorrebbero farle dire:

http://blog.tooby.name/2013/04/10/bce-redditi-ricchezza-famiglie-italia-germania-11936/

La BCE ha finalmente rilasciato la prima indagine sui bilanci delle famiglie di cui si è tanto parlato nelle settimane scorse. Finalmente abbiamo dati comparabili fra Paese grazie alla collaborazione fra Francoforte e 15 banche centrali nazionali, fra cui la Banca d’Italia. Il risultato conferma quanto espresso su queste pagine nelle settimane passate: la stampa tedesca, oltre alla Bundesbank, buttava fumo negli occhi per far passare un’immagine erronea della realtà europea.
Scopriamo dunque che la ricchezza netta pro capite degli italiani arriva a 108 700 euro, di poco superiore a quella francese (circa 104 000) e tedesca (circa 95 000). La differenza rispetto alla statistica passata è abissale: la mediana calcolata dalla Bundesbank vedeva i tedeschi a 51 400 euro, contro i 163 900 euro dell’Italia. Peccato, però, che si trattasse di una statistica supercazzola: i dati erano riferiti ad anni diversi, disomogenei e basati su uno strumento (la mediana) che non tiene conto di differenze fondamentali fra le famiglie tedesche e italiane. A differenza della media, infatti, la mediana non coglie cosucce non di poco conto come che la famiglia italiana è più numerosa, più vecchia (i giovani lasciano casa in età più tarda), ma soprattutto che gran parte della ricchezza italiana si chiama “casa”. (Rimandiamo all’articolo precedente per maggiori dettagli).

C’è di più: il confronto con la Germania diventa drammatico se mettiamo a confronto i redditi medi, utilizzando la più corretta metodologia dei redditi equivalenti. Mentre il reddito medio italiano lordo si ferma a meno di 20 000 euro (al nono posto sui 15 Paesi analizzati), quello tedesco risulta essere superiore di 10 000 monete dal bordo giallo. Non solo, ma mentre in italia il 16,5% delle famiglie è povera, il dato scende a 13,4% per la Germania. E la tendenza è in peggioramento, visto che negli ultimi tre anni la crisi si è incancrenita più nel sud Europa che al nord, ed è lecito aspettarsi che in questi anni le famiglie italiane abbiano intaccato la propria ricchezza per sopravvivere.
Anche la BCE, dunque, smentisce le strane statistiche tedesche, come IBTimes aveva fatto notare immediatamente nelle settimane scorse. Speriamo che adesso la stampa e gli istituti di ricerca della Repubblica federale comincino ad occuparsi di cose più serie, per esempio rendersi conto che l’Europa ha bisogno di unità per affrontare questa crisi che diventa sempre più drammatica, non farsi sgambetti in ogni maledetto vertice.
Speriamo, ma dubitiamo. Le fallimentari teorie dell’austerità salvifica, nonostante siano suffragate solo da quotidiani insuccessi, continuano a pervadere i palazzoni di Bruxelles. E le statistiche immaginarie rilasciate a tamburo battente sospettiamo servano proprio per confondere le acque.

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