GUEST POST: PICCOLA E MEDIA IMPRESA IN CRISI!

Scritto il alle 14:23 da icebergfinanza

Un grazie di cuore al nostro Dream di IntermarketAndMore  per il sostegno dato all’iniziativa, con questo post che vi invito a leggere per ulteriori dettagli sulla reale situazione dei crediti che le imprese italiane vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione…

In questi giorni non si fa altro che leggere articoli di giornale dove viene messa in evidenza la drammatica situazione della piccola e media impresa italiana.

Il Corriere della Sera cerca di ricostruire il totale dei debiti commerciali dello Stato. Non quindi l’esposizone espressa dai buoni del Tesoro ma quella relativa ai debito commerciali ed espressa in fatture da saldare alle imprese fornitrici di beni e servizi alle amministrazioni pubbliche. Di questi debiti non si sa nulla per quanto riguarda il 2012 e il 2011 mentre per il 2010 i dati disponbili riguardano gli enti decentrati: Comuni, Province e Regioni ma per l’amministrazione centrale è buio fitto.
Secondo la ricostruzione fatta dal professor Padovani, dell’Università di Bologna, il totale dei debiti della pubblica amministrazione per il 2010 dovrebbe essere pari a 150 miliardi di euro, superando il 10% del Pil. E il conto per il 2011 potrebbe essere cresciuto di altri 15 miliardi di euro. (Source)

I problemi di liquidità delle imprese non finanziarie italiane, strette fra il «credit crunch» bancario e la difficoltà ad accedere ad altre forme di indebitamento (per esempio, l’emissione
di obbligazioni), rendono essenziale che la Pubblica amministrazione (PA) proceda all’immediato pagamento della parte dei propri debiti commerciali che sono scaduti e che non sono contestati. Nonostante le iniziative europee accolte dal governo Monti, la nostra amministrazione mantiene forti incentivi a ritardare questi pagamenti perché, secondo le regole contabili dell’Unione Europea (Ue), i suoi debiti commerciali entrano a far parte del debito pubblico solo all’atto della loro liquidazione o della loro certificazione.
Si tratta, dunque, di eliminare il disincentivo a pagare o a certificare i debiti della Pubblica amministrazione. In una scheda di Astrid, curata da Franco Bassanini e dal sottoscritto (Credito alle imprese, febbraio 2013), si propone che – con un atto unilaterale – l’Italia computi subito nel debito pubblico e nel patto di Stabilità interno tutti i debiti della Pubblica amministrazione scaduti e non contestati anche se non sono stati ancora liquidati. (Source) 

Tassi in salita e concessione dei prestiti alle imprese in caduta: la forbice, tipico segnale del credit crunch, è tornata ad allargarsi. Questa volta con una difficoltà in più per le aziende: dopo aver colpito gli investimenti, ora la crisi di liquidità ha contagiato anche la cassa.
La nuova stretta fa più paura perché alla radice non c’è solo la ripresa sempre più timida e lontana dell’economia reale. C’è anche il maggior rigore richiesto dai regolatori alle banche sugli accantonamenti, proprio nel momento in cui si trovano a dover fronteggiare – sempre per causa della crisi – volumi di sofferenze decisamente superiori al passato anche più recente….

Questa ed altre riflessioni sul post di Dream che potete leggere su IntermarketAndMore

Nel frattempo forza Ragazzi… ieri in una sola giornata abbiamo raccolto oltre 500 firme FATE PRESTO SALVIAMO LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA abbiamo bisogno di tutti, serve attirare attenzione su una soluzione possibile e praticabile. Aiutateci, aiutate il futuro del nostro Paese!  In cima al blog cliccando sul banner può aiutarci a far salire l’urlo delle nostre imprese.

 

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9 commenti Commenta
sherpa
Scritto il 13 marzo 2013 at 15:45

Questo è il senso dello Stato che dimostra lo Stato stesso.
Meglio obbedire all’ europa che salvare chi lo Stato lo sostiene con il proprio lavoro di ogni santo giorno.
Cambiare è una necessità improrogabile.

dorf001
Scritto il 13 marzo 2013 at 16:46

tanto per capire chi ha ridotto le imprese e impresette in queste condizioni. non c’entra un fico secco lo stato. non è lui il cattivone. sono altri i colpevoli. si chiamano tecnocrati del c…. al soldo dei loro padroni. cioè il fantomatico mercato. e lui che ce lo chiede. mercato=massa di psicopatici il cui unico scopo è spolpare tutti i popoli uno dietro l’altro. ne resterà solo nuo….come il film. FORSE.

Ma cos’è dunque questa catastrofe, questo tsunami che è riuscito ad uccidere in così poco tempo tutte queste economie europee la cui crescita equilibrata era ammirata in tutto il mondo? La risposta è semplice. Un intervento tecnocratico su un uno dei valori più importanti inerenti l’allocazione del capitale, il tasso di cambio.

DI CHARLES GAVE
Mondialisation.ca

Nel 2000 dichiaravo che l’Euro avrebbe portato troppe abitazioni in Spagna, troppi funzionari in Francia, e troppe fabbriche in Germania. Ebbene, avrei preferito avere torto.
Il disastro è di una tale ampiezza che ero persuaso che l’Euro stava, e avrebbe dovuto, scomparire democraticamente. La classe (nel senso marxista del termine) dei tecnocrati che lo ha creato si rende ora conto pienamente che la sua sopravvivenza dipende dall’Euro e fa di tutto perché l’Euro sopravviva, anche se questo dovesse comportare la rovina dei popoli europei.

E allora le imprese si fermano in Italia, in Spagna, in Francia e aprono in Germania. La logica ultima dell’Euro è che non ci saranno imprese in Europa se non in Germania …

Quando nel 2000 è stato creato l’Euro, ho scritto un libro, “I leoni guidati dagli asini” in cui affermavo che l’Euro avrebbe portato troppe abitazioni in Spagna, troppi funzionari in Francia, e troppe imprese in Germania. Ebbene, avrei preferito avere torto. Il disastro è di una tale portata che ero persuaso che L’Euro dovesse scomparire democraticamente. La classe dei tecnocrati (nel senso marxista del termine) che lo ha creato si rende ora ben conto che il suo potere dipende dall’Euro e fa di tutto per tenerlo in vita anche se questo significa portare alla rovina le popolazioni europee. Loro continueranno a mantenersi e a partecipare a simposi e conferenze, da Davos ad Aspen.

Questo vuol dire che l’esecuzione finale di questo mostro sarà senza dubbio rivoluzionaria e non democratica: uno dei paesi martirizzati si ribellerà e, in quanto stato sovrano, se ne uscirà senza il permesso di nessuno per quanto qualcuno possa imbestialirsi.

dovete leggere tutto però. qui http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11593

dai che andiamo fuori da questo euro di merda.

by DORF

john_ludd
Scritto il 13 marzo 2013 at 17:27

dorf001@finanza,

Dorf hai una vaga idea di chi sia Charles Gave ?

Te lo dico io…

è uno tra i maggiori gestori di hedge fund del mondo, uno che se ne straimpippa di quello che è giusto o sbagliato. Vuole solo guadagnare per conto dei propri clienti che sono ultra miliardari e hanno il denaro nei paradisi off-shore (una ventina di trilioni di dollari, cosucce) come Hong Kong dove Gave risiede o risiedeva. In sintesi Gave è il nemico… poi essendo molto ma molto ma molto intelligente (molto ma molto ma molto più di noi) dice cose ragionevoli… d’altra parte anche Hitler amava i suoi cani.

Succederanno cose che voi umani neanche potete immaginare… il nemico mostrerà il volto del buon pastore e voi come agnelli vi farete salvare.

sherpa
Scritto il 13 marzo 2013 at 18:10

dorf001@finanza,

Non c’entrera niente lo Stato , ma chi ci rappresenta in Europa?
Chi dovrebbe difendere i nostri interessi?
Se non lo fà, o è incapace o è colluso.

sherpa
Scritto il 13 marzo 2013 at 18:17

Chiedo a tutti voi che siete più esperti:
E’ proprio necessario uscire dall’Euro e dall’Europa oppure
non è possibile rimanerci magari pestando i piedi e combattendo perchè cambi
questo iniquo stato dei rapporti con l’Europa.

dorf001
Scritto il 13 marzo 2013 at 18:20

sherpa@finanza,

di certo non ti difende monti. lui è il cameriere. lui servo perfetto del potere ha avuto ordini dall’alto (il solito mercato criminale) di svendere tutta l’italia. e ci è quasi riuscito. quasi! se ti ricordi mi pare, olli rehn ha detto che bisogna finire il lavoro. cioè con l’eufemismo le riforme. che detto terra terra significa distruggere tutte le ormai finite tutele dei lavoratori. spaccare tutto x offrirlo per 2 soldi alle multinazionali inglesi, americane, tedesche, cinesi. claro? ho trovato un video, di 1 minuto. consiglio di vederlo. un nostro politico di un tempo, ora morto. non mi è mai piaciuto, tranne una volta. quando ebbe uno scatto di orgoglio nazionale e si scontrò con quel pazzo di reagan. parla dell’unione europea. sarà un inferno. ecco il breve video. http://www.youtube.com/watch?v=lW-HKXaEfl8

Gli unici tra i PIIGS a potersi permettere un piano B siamo noi italiani. Invece di buttare nel cesso questa opportunità, così come abbiamo buttato nel cesso il nostro futuro per essere stati imbarcati a tradimento (dal centrodestra-sinistra) in questa trappola infernale dell’euro, dovremmo ampliare il piano B a tutta l’area PIIGS, senza lasciare indietro quei poveracci cento volte più poveracci di noi. Dall’attuazione di un progetto così doveroso e grandioso nascerebbe una vera unione europea, che insieme alla Francia può compensare la strapotenza tedesca, riducendola alla ragione

leggere bagnai, lo spiega molto bene nel suo libro. Il tramonto dell’euro

by DORF

sherpa
Scritto il 13 marzo 2013 at 21:48

Grazie per la risposta.
Ma possibile che noi Italiani non abbiamo nessuno in grado di fare i nostri interessi?
Visto che, come dice Bagnai, tutto sommato non siamo messi peggio di altri e visto che i “virtuosi”
devono fare adc per Commerzbank e quindi tanto virtuosi non sono (non c’è stato lo stesso risalto della notizia come per Mps) forse sarebbe il caso di far pesare di più la nostra presenza in Europa anche a costo di una rottura.

dorf001
Scritto il 13 marzo 2013 at 23:41

sherpa@finanza,

sherpa tu dici: Ma possibile che noi Italiani non abbiamo nessuno in grado di fare i nostri interessi? risposta: no!!!! i nostri politici sono tutti venduti. non se ne salva uno. e i più traditori sono quelli che hanno la faccia da santi. tipo. prodi, padoa schioppa, ciampi, monti, draghi, napolitano, e tutti i capi dei partiti italiani. speriamo che grillo si salvi da questo marciume. pensa un attimo: come fa la gente normale, non i ricchi, a votare ancora berlusca e bersani. sono ancora li a pensare che esista la dx e la sx. sono morti sti concetti da 30 anni. pensa a quei vecchi avari egoisti attaccati ai loro soldi che hanno votato silvio che gli ha promesso di dare di ritorno l’imu. quanto costa questa tassa? 4 miliardi di euro. bene. ma tu fesso che hai votato silvio, lo sai o no, che lui silvio, e bersani, insieme a fini e casini hanno votato efsm e il fiscal compact? tutta questa porcheria insieme ci costa 100 miliardi l’anno!!! è più grosso 4 oppure 100? se l’imu ha fatto tanto male, quanto pensi che faccia male il fiscal compact? tu dovrai vendere casa x pagare queste tasse folli. e cosa servono? come dice BAGNAI per ripagare le banche tedesche dei loro enormi sbagli. hanno giocato al casinò finanziario e hanno perso. però non vogliono perdere. mai!!! quindi qualcuno deve pagare il conto. e chi meglio del popolo coglione? ecco la risposta sherpa. tu ti illudi che i politici italiani pensino a a te e agli altri. loro se ne fottono. chiaro? ma ovvio non te lo possono dire in faccia. allora usano la tv e i giornali venduti, per mentirti spudoratamente tutti i santi giorni. ora ci sei oppure non hai ancora capito?

ora ti metto alcuni dati su germania. presi da un giornale che non mi piace. il fatto quotidiano. N.B. non che io sia innamorato di bagnai. perchè quando ci si mette è un pò stronzetto. a me piace solo giacinto auriti. quello si’ era un grande uomo. informati in rete. su youtube. bene vediamo sto giornale.

Il teorico (serio) del partito anti-euro: “Uscita dell’Italia dolorosa ma inevitabile”

L’economista Alberto Bagnai cita Krugman e De Growe per spiegare perché al nostro Paese conviene decidere di lasciare la moneta unica prima che siano i mercati a imporcelo.

Ma tutti scrivono che il problema sono i debiti pubblici?

A valle certamente. Ma a monte il problema nasce perché le banche – i cui crediti sono i debiti dei privati – hanno prestato largamente, realizzando profitti: quando la crisi economica ha messo famiglie e imprese in difficoltà, lo Stato ha salvato le banche, tassando le famiglie, per via della storia del too big to fail. E ora il debito è pubblico.

Ma la Germania le riforme le ha fatte e infatti va bene: vende pure in Cina.

Intanto non è vero: la bilancia commerciale della Germania con la Cina era negativa ed è peggiorata. Sa, invece, dov’è migliorata? Coi paesi dell’Eurozona, con noi. Questo perché le riforme del mercato del lavoro in Germania si sono tradotte in una sostanziale precarizzazione, volta a comprimere i salari. E’ una svalutazione interna, quella che oggi viene chiesta a noi: non va dimenticato, però, che la Germania per assorbirne il costo sociale fu costretta a violare per prima il Patto di stabilità, sussidiando una pletora di sottooccupati (e quindi, indirettamente, il suo sistema industriale). Ma ora a noi chiede austerità, mentre occorrerebbero politiche di rilancio dell’economia, come riconosce anche l’International Labour Office delle Nazioni Unite.

Comprimere i salari? L’operaio tedesco guadagna il doppio dell’italiano.

In Germania non c’è solo l’operaio strutturato e non c’è solo la Wolkswagen: c’è anche sotto-occupazione, ci sono i mini-job… Risultato: dopo le riforme i salari reali in media sono calati del 6,5%.

L’euro, comunque, l’abbiamo fatto per avere stabilità.

Veramente oggi ci viene detto da illustri protagonisti dell’entrata nell’euro che questa valuta è stata adottata e terrà perché conviene alla Germania.

Conviene anche a noi: dove andavamo con la liretta nel mondo globalizzato…

I manuali di economia ci spiegano che gli agganci a una valuta forte spesso servono a imporre agli attori sociali di un paese ‘disciplina’ con lo spauracchio del vincolo esterno. Pensi a quanto non sono cresciuti i salari italiani in questi anni e a cosa sta accadendo con l’articolo 18, che pare non interessi tanto agli industriali italiani quanto a quelli tedeschi, come ci ha ricordato a suo tempo il nostro premier.

L’uscita dall’euro è una catastrofe. La lira si svaluterà: per comprare la frutta servirà una carriola di banconote.

Si fa molto terrorismo, ma di fatto nel medio periodo il cambio recupera il differenziale di inflazione accumulato col paese di riferimento negli anni del cambio fisso. Così è successo in Argentina, così successe anche all’Italia quando uscì dallo Sme nel 1992. Nel caso attuale, la svalutazione sarebbe attorno al 20%.

E quindi avremo il 20% in più di inflazione…

In realtà tutti gli studi negano ci sia un rapporto diretto tra svalutazione e inflazione: sempre a stare agli studi scientifici, è lecito attendersi un aumento dell’inflazione fra i 2 e i 4 punti (non certo 20!). Le ricordo cosa successe nel ’92 dopo una svalutazione del 20%: l’inflazione scese dal 5 al 4%.

io direi che è il caso di leggere tutto l’articolo. qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/18/teorico-serio-del-partito-anti-euro-litalia-deve-uscire-doloroso-ma-inevitabile/267023/

by DORF

sherpa
Scritto il 14 marzo 2013 at 07:26

dorf001@finanza,

Grazie per il tempo che hai speso per rispondermi.
La risposta’ stata molto esauriente è su Bagnai un po stronzetto mi trovi d’ accordo, ma è una persona in gamba e fa capire quello che dice anche a persone con poca cultura come me.
Quando dicevo: “Ma possibile che noi Italiani non abbiamo nessuno in grado di fare i nostri interessi?” non mi riferivo ai vari Bersani, Prodi, Berlusconi, Amato ecc. ma a qualcun altro che dall’ interno ci provasse. Sono un ingenuo? Senz’altro.
Ma visto che anche la chiesa pare, e sottolineo pare, abbia fatto una scelta di cambiamento con Bergoglio, perchè non potrebbe trascinare anche la situazione politica Italiana in un cambiamento che comprenda il bene per tutti noi?
Grzie ancora Dorf.

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