UNO SQUARCIO NELLA DIGA DELL’EUROZONA!

Scritto il alle 14:00 da icebergfinanza

Mentre l’ euforia si diffonde e mille luci in fondo al tunnel si moltiplicano in attesa dell’anno double face del nostro Machiavelli,  andiamo a dare un’occhiata a cosa scrive su Project Syndacate Ashoka Mody, ex capo missione del Fondo Monetario Internazionale per la Germania e l’Irlanda, è attualmente professore universitario di politica economica internazionale presso la Woodrow Wilson School of Public and International Affairs della Princeton University nella traduzione del Sole 24 Ore…

PRINCETON – Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.
Sembra quindi che la crisi dell’eurozona stia entrando nel terzo stadio. Durante il primo stadio, iniziato nella primavera del 2008, il fulcro della crisi nordatlantica si è spostato dagli Stati Uniti all’eurozona, mettendo sotto pressione le banche dell’eurozona e aumentando le tensioni interbancarie. (…)

Le politiche di austerità fiscale nei paesi periferici hanno comportato infatti un taglio delle importazioni, pertanto anche gli stati che esportano verso i paesi periferici si trovano a loro volta a dover ridurre le loro importazioni, e così via. Questo moltiplicatore commerciale sta comportando un trascinamento verso il basso reciproco delle economie europee, mentre il resto del mondo ne sta subendo le conseguenze.

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Le prospettive al ribasso per l’economia olandese sono altrettanto allarmanti. I Paesi Bassi si trovano al secondo posto, subito dopo la Germania, in termini di volume di credito elargito ai paesi periferici dell’eurozona tramite il sistema Target 2, ed è inoltre il più grande creditore in termini pro capite.

Gli economisti continuano a prospettarci un ripristino della crescita a partire dalla seconda metà del 2013. Ma i precedenti della pianificazione di questa ripresa sono stati finora scoraggianti. Nel suo libro The Signal and the Noise, Nate Silver, statistico americano, sostiene che le previsioni degli economisti rispetto a contesti che non hanno mai affrontato in precedenza sono meno credibili.

 Ed è questo il caso. Nell’aprile del 2010, il rapporto World Economic Outlook stilato dal Fondo Monetario Internazionale aveva prospettato una crescita annuale del PIL della Germania e dei Paesi Bassi pari all’1,8% nel 2013. Ad ottobre dell’anno scorso, il Fondo ha abbassato le sue previsioni per la crescita della Germania nel 2013 allo 0,9% e allo 0,4% per i Paesi Bassi. E, solo due mesi dopo, le banche centrali di entrambi i paesi hanno indicato che persino queste aspettative ridotte sono troppo ottimistiche.

(…) La terza fase della crisi dell’eurozona arriverà quando la forza dell’economia dei paesi chiave dell’eurozona verrà messa in dubbio. I dubbi sulle economie forti dell’eurozona indeboliscono infatti la credibilità della rete di sicurezza che ha finora sostenuto i paesi periferici europei.La soluzione della crisi dell’eurozona tramite la Germania è sempre stata incerta da un punto di vista politico, ma potrebbe presto diventare anche economicamente insostenibile. 
 di  Ashoka Mody – Il Sole 24 Ore – leggi su Sole24Ore

Nel frattempo dietro l’angolo i camerieri stanno preparando l’antipasto di maiale americano il  ”  debt ceiling ” (… e meno male che i PIGS siamo noi) pietanza prelibata che verrà servita calda nelle prossime settimane, giusto per correggere qualche eccesso!

Non dimenticate oggi per festeggiare il compleanno di Icebergfinanza un articolo ogni due ore!

 

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10 commenti Commenta
kry
Scritto il 21 gennaio 2013 at 14:53

In tempi non sospetti esprimevo le mie perplessità dell’export della germania verso olanda( con indebitamento tra i più alti d’europa) e austria pari al 14% mentre noi come italia con il quadruplo della popolazione eravamo a 8%. Dicevo che l’olanda potrebbe essere il batterio che ammala il gigante germania. Non mi consola che tutti stiamo per trovarci nello stesso stagno, spero con la nuova realtà in una visione diversa da parte di questi paesi con delle SOLUZIONI DAVVERO COMUNI e che siano positive senza troppi egoismi nazionalistici. Oggi politicamente la Merkel ha subito una sconfitta, speriamo le possa servire per una riflessione.

kry
Scritto il 21 gennaio 2013 at 15:47

Dimentivavo. GRAZIE ANDREA DI ESSERE STATO PER L’ENNESIMA VOLTA IL PRIMO AD EVIDENZIARE QUESTE NOTIZIE.

taxxo1984
Scritto il 21 gennaio 2013 at 15:54

Un giorno mi piacerebbe poter votare Andrea Mazzalai come candidato premier!!

kry
Scritto il 21 gennaio 2013 at 16:02

taxxo1984@finanzaonline,

Anche a me. ( Però ho paura, non vorrei Mazzalai come Mattei.)

gebs74@borse.it
Scritto il 21 gennaio 2013 at 16:09

taxxo1984@finanzaonline,
Andrea,
hai già due voti a favore,
cosa aspetti a candidarti? :mrgreen:
Saluti

taxxo1984
Scritto il 21 gennaio 2013 at 16:11

kry@finanza,

Se l’ideale che condividiamo su questo blog si diffondesse a macchia d’olio ( come mi auguro ), non avremmo problemi a spazzare via i burattinai che ormai da tempo devastano il nostro come gli altri paesi, garantendo protezione alle persone oneste e preparate come il nostro Capitano!

Scritto il 21 gennaio 2013 at 16:20

“L’accordo di compromesso ha evitato un tuffo immediato giù dalla scogliera, ma è solo una rete di sicurezza temporanea con ulteriori discussioni più difficili per garantire il corso dei prossimi mesi. Questa continua incertezza, e la mancanza di leadership politica, potrebbero rimanere un ostacolo alla crescita degli Stati Uniti e globale nel primo trimestre. Supponendo che un compromesso più permanente possa essere trovato, fondato sul parziale inasprimento fiscale, il PIL degli Stati Uniti dovrebbe crescere del 2-2,5% quest’anno. Queste incertezze probabilmente detteranno la direzione del mercato nel corso dei prossimi mesi”.
Questo è quanto affermato da Bolton di BlackRock stamattina e che ho pubblicato.
Neanche loro ormai credono che gli USA abbiano la crescita del cosiddetto consensus (!).

ilcuculo
Scritto il 21 gennaio 2013 at 16:46

Forse, ma solo forse, la situazione dei paesi core li indurrà a far operare la BCE come una banca centrale e non come un notaio…

giobbe8871
Scritto il 21 gennaio 2013 at 20:53

ilcuculo@finanza,

Nein nein nein nein !!!!! :mrgreen::mrgreen::mrgreen:
i Crucchi faranno fare a Mario Draghi l’American ? Maiiiiiiiiiiiiiiiiii :mrgreen::mrgreen:

Nein nein nein nein Nein nein nein nein Nein nein nein nein :mrgreen::mrgreen:

kry
Scritto il 21 gennaio 2013 at 22:11

giobbe8871@finanza,

Mai dire mai , sono anche loro con l’acqua alla gola. E se dollaro e yen continuano la loro corsa al ribasso anche loro anzi soprattutto loro avranno poco da ridere e non potranno più dire che la colpa è delle cicalen sudiste.

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