TENETEVI FORTE L’ITALIA STA PER FALLIRE!

Scritto il alle 18:32 da icebergfinanza

 

Mi raccomando non raccontatelo troppo in giro ma corre voce che un gruppo di estremisti della Fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft stia preparando un golpe in Germania, distribuendo volantini per le strade che dichiarano come il paese più virtuoso del debito nell’eurozona sia l’Italia. Non è che magari sono  sovvenzionati dal debito pubblico italiano per scrivere queste falsità.

Mi raccomando non ditelo troppo in giro perchè se no un blogger a caso deve correre a scrivere sul suo blog la smentita parlando dei famigerati complotti nazionalpopulisti!

Ovviamente si tratta solo del debito implicito, bla bla, vi racconteranno è come se calcolassimo bla bla aggiungeranno e via dicendo. Ovviamente l’ltima bilancia commerciale è farlocca il contenimento del debito è fantasia e via dicendo. Tenetevi forte l’Italia sta per fallire.

Voi leggetelo e poi fateve quello che vi pare.

Scherzi a parte vi ricordate…LUSSEMBURGO E GERMANIA LA SORPRESA DEL DEBITO IMPLICITO e ancora… INCREDIBILE LA GERMANIA TRUCCA I CONTI

Chiedo scusa a LINKIESTA ma lo pubblico interamente ringraziando l’autore Giovanni del Re

Il Paese più virtuoso sul fronte del debito nell’eurozona? É l’Italia, molto migliore della Germania. Non è uno scherzo, ma il frutto di un serissimo studio della fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft (“Economia di mercato”), presieduta dall’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania, ed esperto di evoluzione demografica. Due giorni fa il professore, elogiando l’Italia, ha accusato il governo tedesco di seguire un percorso di indebitamente insostenibile a colpi di «regali» nel campo dello Stato sociale.

Lo studio della Fondazione – pubblicato a fine 2011 ma passato, curiosamente, piuttosto inosservato, almeno dalle nostre parti – stila una vera e propria classifica della sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche (sulla base dei dati 2010) dei 12 Stati fondatori dell’euro (esclusi sono dunque i cinque “ultimi arrivati”: Slovenia, Slovacchia, Estonia, Cipro e Malta). Il titolo del relativo comunicato stampa la dice lunga: «Italia urrà, Lussemburgo puah». La classifica tiene conto non solo di quello che la fondazione chiama «esplicito» (il «classico» debito pubblico, pari a circa il 120% del pil per l’Italia), ma anche il debito implicito legato soprattutto all’invecchiamento: pensioni in maturazione nei prossimi anni, la spesa sanitaria, il saldo primario e quant’altro.

«Sono possibili calcoli molto precisi sulla scorta dei dati ufficiali, ad esempio sul numero di persone che andranno in pensione nei prossimi anni», spiega a chi scrive lo stesso Raffelhüschen. «Il debito implicito – aggiunge – dipende in modo decisivo dal previsto aumento delle spese legate all’invecchiamento». Per la Germania, ha detto il professore a Berlino, il quadro non è allegro: riforma fiscale, pensionistica (con generose integrazioni delle minime), aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della cosiddetta terza età (ad esempio l’Alzheimer), faranno esplodere nei prossimi anni il debito tedesco. Una cifra per tutte: secondo il professore nel 2050 lo Stato tedesco e i länder dovranno spendere 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni (di cui 870 miliardi di euro per 1,38 milioni di dipendenti pubblici). Una cifra colossale, se si pensa che l’attuale debito pubblico della Germania (quello “esplicito”) è intorno ai 1.900 miliardi.

Per l’Italia, invece, il quadro è molto migliore: il Belpaese, dice l’economista, «dopo la Francia (che comunque è solo quinta nella «classifica», ndr) secondo le nostre stime sarà il Paese con il più basso incremento di spese per pensioni, sanità e assistenza per anziani». Inoltre, sottolinea l’economista, «il saldo primario italiano è molto incoraggiante». In questo senso, si legge nello studio, «l’Italia non solo precede chiaramente la “locomotiva” Germania, ma anche tutti gli altri stati dell’Euro a 12. E dunque l’Italia può contare, a lungo termine, su uno sviluppo positivo delle finanze pubbliche». 

Passiamo alle cifre: secondo lo studio, nel 2010 il debito «esplicito» italiano era pari al 118,4% del Pil, quello «implicito», per le ragioni già indicate, al 27,6%, il più basso di tutta l’eurozona a 12. Il totale del debito «vero» dell’Italia in quell’anno era dunque, secondo lo studio, pari al 146% del Pil: di qui il primo posto. Se andiamo a vedere la Germania, seconda «classificata», il debito «esplicito» era dell’83,2% del Pil, ma quello «implicito» del 109,4 per cento. Totale: 192,6%, quasi il 50% più dell’Italia. La cosa più sorprendente, però, è chi troviamo nei piani bassi della classifica, come si intuiva dal titolo: se all’ultimo posto è l’Irlanda, Paese già sotto programma di aiuti, che arriva alla quota complessiva di 1.497,2% del Pil (di cui 1.404,7% di debito «implicito»), al penultimo, però, e peggio della Grecia (terzultimo posto), troviamo nientemeno che il ricco e tranquillo Lussemburgo: se il suo debito pubblico «ufficiale» nel 2010 era pari ad appena il 19,1% del Pil (e infatti il Granducato è considerato tra i paesi più «virtuosi» dell’eurozona), la bomba previdenziale-demografica porta al 1.096,5% del Pil il debito «implicito», per un debito totale del 1.115,6% del Pil.

«Il sistema pensionistico e previdenziale lussemburghese – spiega ancora Raffelhüschen – è follemente generoso e completamente insostenibile a lungo termine. Del Granducato si può dire che ha davanti a sé tutte le riforme che paesi come Italia o Spagna stanno attuando dolorosamente in questi anni». Del resto non molto bene sta la “virtuosa” Olanda, ottava in classifica, che a fronte di un debito «dichiarato» del 61% del Pil, secondo lo studio della Stiftung Martkwirtschaft ha un debito implicito del 431,8% del Pil, per un totale del 494,6%. Certamente sta peggio del Portogallo (sesto in classifica), e appena meglio della Spagna (nono posto). 

L’Italia, sostiene l’economista, invece «non deve fare altro che proseguire il cammino iniziato, guai a invertire la rotta e tornare ad aumentare la spesa per lo Stato sociale». Un monito che a molti, certo, dalle nostra parti non piacerà tanto. Se però Raffelhüschen ha ragione, questa situazione ci consentirà, tra qualche decennio, di stare molto meglio di paesi come il Lussemburgo, ma anche la Germania. E infatti nei calcoli della sua Fondazione, l’Italia – rispetto ai dati del 2010 – ha un reale bisogno di correzione, per garantire la piena sostenibilità del debito, del 2,4% del Pil (una quarantina di miliardi di euro) – contro, ad esempio, il 12% del Lussemburgo, o il 4% della Germania.

«Sempre che – commenta cinico l’economista – qualcosa non ammazzi prima l’Italia». Perché se a lungo termine, come abbiamo visto, le prospettive italiane sono piuttosto buone, il problema è «a breve-medio termine»,  spiega il professore. «Vista la bassa crescita – recita il rapporto – gli avanzi primari basteranno al massimo a stabilizzare il debito italiano nei prossimi anni, ma resteranno ben lungi dal ridurlo in modo significativo». Ed è quello cui, ahimé, guardano i mercati, i quali, aggiunge serafico lo studioso, «ragionano in orizzonti molto più brevi, non hanno la pazienza di guardare alle prospettive nell’arco di decenni». E già, perché se dessero retta alla classifica di lungo termine del professor Raffelhüschen, gli spread tra Italia e la Germania dovrebbero essere esattamente al contrario. Magari ci arrivano.

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17 commenti Commenta
giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:13

i Crucchi hanno bisogno di schiavi :mrgreen: 😈

e gli schiavi siamo noiiiiiiii 😈

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:16

i Crucchi hanno paura di dover faticare a lavorare .

Non ne sono capaci. :mrgreen:

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:18

Preferiscono fare la Guerra, piuttosto che lavorare. 😈
Che gente maledetta.
è l’Oligarchia tedesca, le solite persone che da secoli e secoli decide per tutti. 😈

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:19

Fra 3 anni la Turchia musulmana dentro sto schifo d’Europa Germanizzata 😈

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:19

e tra 6 anni la Turchia stamperà euro-germanici :mrgreen:

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 19:20

Non sono forse i poveri e gli schiavi a lavorare per i PADRONI ? 😈 😉

icebergfinanza
Scritto il 21 Giugno 2012 at 20:04

giobbe8871@finanza,

Giobbe non esageriamo non generalizziamo ho tanti amici in Germania e in molti non la pensano come Merkel & Co. Inoltre noi abbiamo grandissime responsabilità politiche e abbiamo dormito sugli allori ma non per questo si deve subire la lezione da parte di chi a ben poco da insegnare viste le circostanze!

kry
Scritto il 21 Giugno 2012 at 20:38

L’avevo postato nel post precedente alle ore 17,54. Mi fa piacere vedere che ha destato particolare attenzione.

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 22:03

Andrea , sei troppo buono. 😉

Berlusconi, Ciampi, Prodi, Bersani, Tremonti ,Vincenzo Visco, anche il defunto Tommaso Padoa Schioppa e Francesco Cossiga, e molti altri Politici e pseudo industriali come Gianni Agnelli e C… per me sono tutti , tutti traditori del Popolo Italiano. e della Costituzione 😈 anche Monti e Grilli lo sono traditori. 😈
( Paolo Savona e Giuseppe Guarino : “in tempo di pace sarbbero fucilati per alto tradimento” a chi si riferivano ? ) ahh saperlo :mrgreen:
i Crucchi sono NEMICI !e lo resteranno per sempre. Almeno per me. :mrgreen: 😈

giobbe8871
Scritto il 21 Giugno 2012 at 22:14

Non si deve andare in Germania ad investire i nostri risparmi, ma a Tel Aviv
http://english.leumi.co.il/ 😉 😀

ilcuculo
Scritto il 21 Giugno 2012 at 22:16

«Sempre che – commenta cinico l’economista – qualcosa non ammazzi prima l’Italia». Perché se a lungo termine, come abbiamo visto, le prospettive italiane sono piuttosto buone, il problema è «a breve-medio termine», spiega il professore. «Vista la bassa crescita – recita il rapporto – gli avanzi primari basteranno al massimo a stabilizzare il debito italiano nei prossimi anni, ma resteranno ben lungi dal ridurlo in modo significativo». Ed è quello cui, ahimé, guardano i mercati, i quali, aggiunge serafico lo studioso, «ragionano in orizzonti molto più brevi, non hanno la pazienza di guardare alle prospettive nell’arco di decenni». E già, perché se dessero retta alla classifica di lungo termine del professor Raffelhüschen, gli spread tra Italia e la Germania dovrebbero essere esattamente al contrario. Magari ci arrivano.

Quindi una vendita di patrimonio pubblico che ci aiuti a superare il guado riducendo del 50% il fabbisogno di rifinanziamento sull’arco di 12 mesi, abbattendo il debito di 15 punti di PIL riducendo l’onere per interessi e spread potrebbe essere quello che serve in questo momento.

sd
Scritto il 21 Giugno 2012 at 23:47

ilcuculo@finanza,

Il Cuculo io non sono un economista, per fortuna, e probabilmente i miei ragionamenti sono sbagliati ma credo sia la cosa più folle “vendere” un patrimonio per ripagare dei debiti fassulli frutto di una collossale truffa (ed anche se non ci fossero, dei debiti); vendere qualcosa che ti dà o che ti può dare un utile è la cosa più stupida e folle che esista.

IL DEBITORE CHE ASPETTI E CHE SI ACCONTENTI DI DILAZIONARE………….SE VUOLE, ALTRIMENTI NON PRENDE PROPRIO UN BEL NIENTE !!!!!!!!!!!!!!!

Ottimo articolo Capitano Andrea, spero che non sia considerato un vanto il sistema italiano in qui il debito esplicito a breve potrà essere anche alto (ma di quale debito parliamo ????) ma il debito implicito è forse uno dei migliori in Europa.
Ma a quale prezzo ci sono queste condizioni…………..forse VOI non conoscete persone in Italia che hanno seri problemi con i denti (in pratica non hanno i soldi per il dentista) e sono costretti a nutrirsi con i cibi liquidi perchè la sanità italiana al massimo te li toglie i pochi denti rimasti……ma poi ti devi arrangiare quando devi mangiare ??? Forse VOI non conoscete persone anziane che hanno problemi a vivere da sole perchè l’INPS gli dà una misera pensione di 500 euro a mese e quindi non possono permettersi di pagare una persona che le aiuti ??? Forse VOI non conoscete persone che a 55 anni sono state licenzieta dall’azienda che ha delocalizzato, e adesso si trovano senza nessuna possibilità di trovare un altro lavoro vuoi perchè non hanno un “mestiere” oppure perchè troppo “vecchi” per qualsiasi azienda ?? E la prnsiona la prenderanno frà dieci anni, forse.

E’ si forse tutto dipende dove e con cosa uno vive e guadagna, dipende in che “mondo” vive oppure se è un privilegiato sovvenzionato dallo Stato. FINCHE’ GLI DURA, poi ognuno per se.

Un saluto e buona fortuna.

SD

dorf001
Scritto il 22 Giugno 2012 at 00:31

sd@finanza,

hai ragione SD. purtroppo in quel mazzo di cui scrivi, ci sono pure io. sai no come diceva Auriti: chi ha la pancia piena se ne frega di chi sta male. e tuttasta macelleria sociale solo x accontentare quell’idiota psicopatico di monti. sai lui nel cassetto della sua scrivania ha 2 cose x lui sacre. ha la foto no del papa, ma la foto di milton friedman. poi non ha la bibbia di cristo, ma il libro di friedman. lui il robot, segue alla lettera come un pappagallo tutto quello che c’è scritto in quel fottuto libro. esattamente punto x punto, senza tralasciare nulla, la shock economy.

sai come dicono i dottori: l’operazione è riuscita, ma il paziente ahimè è morto. la nostra bella fine. e per cosa poi? per un debito INESISTENTE. prego chiedere a GALLONI. l’ha detto 1 milardo di volte anche AURITI.

sentite cosa dice quel serpente di casini? parla proprio lui di lingua biforcuta. uno che sà solo tradire. tanto lui ha il suocero, quello che ha devastato mezza roma, caltagirone il palazzinaro che lo finanzia.
guai a parlare di uscire da questa fogna di europa. come dice giuseppe: ma quale democrazia? vi siete bruciati il cervello? dai che lo sapete. fin dalla sua nascita di questo miserabile euro, ci hanno tenuto nascosto tutto. non ci hanno MAI fatto votare su nulla. chi allora ci ha tradito? prodi e tutta la sua banda. con il grande avallo di chi ogni giorno tradisce il paese. cioè napolitano. una vergogna delle vergogne. per qual motivo io devo insiema a milioni di italiani soffire cosi’ tanto? per accontentare il cervello malato di questi vecchi rincoglioniti? ma non hanno vergona di niente? mica hanno il minimo pudore. si sentono perfetti. non lo sentite il profumo di democrazia? si ma mi sà che è quello di quando si va in bagno di grosso. perchè quello è diventato, purtroppo. ovviamente con la complicità degli italiani pecore, che non studiano mai, e godono a farsi prendere in giro giorno e notte. se noi votassimo, faremmo meglio dei greci? ho paura di no! basta dar la colpa ( e che tanta ne hanno) alle tv. ad un certo punto uno deve pur responsabilizzarsi. svegliarsi e diventare uomo. o siamo tutti caporali? TOTò.

by DORF

kry
Scritto il 22 Giugno 2012 at 00:43

TENETEVI FORTE PER LA GERMANIA C’E’ DELL’ALTRO. La Germania sta perdendo competitività?

Se lo chiede il Financial Times Deutschland, che anticipando i dati di uno studio, con sorpresa arriva ad affermare: gli squilibri regionali nell’area Euro si stanno ricomponendo e il sud recupera competitività. L’analisi è veramente credibile?

L’economia tedesca come pilastro della competitività europea? Nemmeno per idea. Secondo uno studio i paesi Euro in crisi tornano ad essere competitivi – e l’industria tedesca in Europa è la piu’ penalizzata.

I paesi periferici dell’Eurozona recuperano competitività nei confronti dei paesi core. E’ quanto emerge da uno studio non ancora pubblicato della società di ricerca The Conference Board, che Financial Times Deutschland anticipa. Secondo lo studio, sarebbero in particolare Irlanda e Spagna ad aver recuperato chiaramente competitività a partire dal 2008. Dal 2010 anche Grecia e Portogallo hanno iniziato un riequilibrio ad un passo piu’ sostenuto.

“Il costo del lavoro per unità di prodotto (Lohnstückkosten) nei paesi periferici scende rapidamente – uno primo raggio di sole per l’intero continente”, ha dichiarato Bart van Ark, capo economista di The Conference Board e coautore dello studio. Poiché i costi per unità di prodotto nell’industria tedesca e negli altri paesi del nord crescono con forza, procede all’interno dell’Eurozona il processo di riequilibrio macroeconomico.

Gli economisti che hanno preparato lo studio sono in disaccordo con quanti in Germania sono scettici sulla possibilità per i paesi del sud di tornare ad essere competitivi all’interno della zona Euro – e che quindi propongono un’uscita della Grecia dall’unione monetaria.

Come documentato dai dati di Van Ark e del collega Bert Colijin, il riequilibrio macroeconomico fra il sud Europa e il nord Europa è già a buon punto. Dall’inizio del 2008 alla fine del 2011 la competitività dei paesi in crisi è chiaramente cresciuta in rapporto a quella dei paesi core. I piu’ grandi progressi da allora li hanno fatti l’Irlanda e la Spagna, dove i costi per ogni unità di prodotto nell’industria e nei servizi sono cresciuti rispettivamente del 6.3 e 4.4 %.

In Irlanda la flessibilità del mercato del lavoro ha sostenuto questo sviluppo – le imprese durante la recessione possono infatti reagire rapidamente licenziando i dipendenti. Il successo iberico, secondo i ricercatori, è da attribuire ad un maggiore ricorso al lavoro part time.

Da inizio 2010 anche Grecia e Portogallo stanno facendo sensibili progressi. “In Grecia i costi per unità di prodotto fra il 2010 e il 2011 sono scesi di oltre il 5% – è un dato molto importante”, secondo Van Ark. Il miglioramento è da attribuire in primo luogo alla riduzione dei salari. In questo modo l’economia ellenica ha aumentato la propria competitività negli ultimi 2 anni piu’ di ogni altro paese nella moneta unica”.

Ancora migliori sono i ritmi di recupero della periferia nei confronti dei paesi core del continente nei settori importanti per l’industria dell’export. Secondo lo studio i costi unitari nel settore manifatturiero irlandese dal 2008 ad oggi sono scesi del 41.5 %. In questo modo un bene prodotto in quel paese costa quasi la metà di quanto non lo si pagasse prima della crisi finanziaria. Anche la Spagna ha ottenuto una riduzione a due cifre.

Al contrario, i paesi del nord, considerati competitivamente i piu’ forti nell’unione monetaria, dal 2008 hanno invece perso competitività. In nessun paese i costi per unità di prodotto sono cresciuti piu’ che nell’industria tedesca – esattamente del 14%. Anche in Austria e Finlandia gli aumenti sono stati considerevoli. “Gli aumenti in Germania e Austria sono da ricondurre prima di tutto al Kurzaarbeit (contratti di solidarietà durante i periodi di crisi) a cui hanno fatto ricorso molte aziende nel corso della recessione del 2009”, così ci dice l’economista Van Ark. Invece di licenziare i dipendenti, molte imprese, nonostante la crisi, hanno scelto di tenerli in azienda – facendoli tuttavia lavorare poche ore la settimana. Questo ha messo sotto pressione la produttività, fino ad oggi. “Gli aumenti salariarli legati ai rinnovi contrattuali nell’industria tedesca possono rendere il riequilibrio in Europa ancora piu’ facile”, ci dice Van Ark. Poiché gli esportatori tedeschi sono sempre piu’ legati alla domanda proveniente dai paesi emergenti, gli aumenti salariali non dovrebbero avere un impatto così negativo – allo stesso tempo tuttavia la produttività dovrà continuare a crescere.

Con gli aumenti di produttività del sud e la riduzione del nord, secondo Van Ark, si dovrebbe raggiungere nel lungo periodo il necessario riequilibrio macroeconomico. Allo stesso tempo ci mette in guarda da un’uscita di Atene dall’unione monetaria. “Se questo accadesse, nel medio periodo ne risentirebbe non solo la competitività greca, ma anche quella degli altri paesi Euro”. Sicuramente la Grecia, con una svalutazione della nuova moneta, nel breve periodo tornerebbe ad essere piu’ competitiva e a far crescere la propria economia. Nel lungo periodo gli svantaggi sarebbero superiori ai vantaggi – anche perché le riforme non potrebbero aiutare il paese.

Per il resto dei paesi Euro, un’uscita della Grecia secondo Van Ark causerebbe prevedibilmente una recessione massiccia e ad una crescente disoccupazione. Secondo gli esperti, se i capi di governo dell’Eurozona nelle prossime settimane dovessero trovare un accordo sull’unione fiscale, la competitività di tutti gli stati nell’unione monetaria ne trarrebbe grande vantaggio.
Pubblicato da Voci dalla Germania

montrouge
Scritto il 22 Giugno 2012 at 01:00

Più di 2000 persone sono morte in Francia per l’ondata di caldo del 2003.Molte di loro avevan soldi in abbondanza per acquistare un climatizzatore.Ma sì,avran pensato,l’aria condizionata fa male,e poi quei soldi in banca non si toccano,possono servire in un futuro,l’estate passerà…Certo fa impressione vedere i più ricchi d’Europa con un debito implicito al 1100,l’Olanda al 495 “Pensioni in maturazione nei prossimi anni”,di quanti anni si parla?Complimenti a Raffelhuschen per l’onestà intellettuale

ilcuculo
Scritto il 22 Giugno 2012 at 09:14

sd@finanza,

SD,

non sono un’economista neppure io , mi limito a fare due conti.

1) Il rendimento del patrimonio pubblico per l’erario è ridiclo (quando non è in perdita) in rapporto al suo valore, le ragioni sono molte ma alla fine il problema è sempre lo stesso ed è molto Italiano, un bene pubblico amministrato dalla politica finisce per essere soggetto a gestione clientelare e malversazioni, inutile dilungarsi a fare esempi.

2) Dire al creditore Accontentati ed Arrangiati è un’ottima soluzione se non vai contestualemtne a chiederne altri (soldi).

Poi come sempre non capisco come ti esprimi qui sul blog mettendo sempre in risalto un IO e VOI come se vivessimo in mondi diversi, certo ciascuno ha la sua realtà e non tutti hanno gli stessi problemi un po’ per fortuna un po’ per proprio merito e qualcuno perchè ha rubato o pensi che tutti quelli che non hanno gravi problemi economici abbiano rubato qualcosa ?

luigiza
Scritto il 22 Giugno 2012 at 18:38

sd@finanza,

LORO, senza forse, non hanno la più pallida idea di cosa sta accadendo a molte imprese e famiglie in Italia.

LORO, che evidentemente non hanno mai lavorato senza rete, non sanno quale immane fatica si faccia per recuperare i propri crediti.

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