OLANDA E GERMANIA: LA TRAVE E LA PAGLIUZZA!

Scritto il alle 06:36 da icebergfinanza

Si lo so, lo so in questi mesi come un giapponese su un’isola deserta unico in Italia ho maltrattato la Crande Gemania, la regina d’Europa, il miracolo economico, il simbolo dell’integrità, della sobrietà  e del risorgimento manifatturiero, ricolma di magnifiche banche rigogliose dalla quale quotidianamente dovremmo trarre lezione, noi monelli italiani sull’orlo del fallimento.

Abbiamo recentemente visto in OPSS DER SPIEGEL No Austerity, No Party come la sempre puntuale Isabella Kamiska sul FTALPHAVILLE ci racconta che la Crande Germania ha qualche difficoltà nel rispettare i suoi obiettivi di austerity di bilancio…ops senza dimenticare che ben 460 banche tedesche hanno richiesto un bicchiere di LTRO alla BCE contravvenendo alla domanda di austerity dell’immacolata Bundesbank e che oggi la Bafin chiede a gran voce che restituiscano l’alcool!

C’è un interessante articolo sul Der Spiegel su come la Germania non è riuscita raggiungere i suoi obiettivi di austerità nel 2011.

Il bilancio tedesco non ha raggiunto nemmeno la metà degli obiettivi previsti!

From the article:

SPIEGEL reports this week that the German government didn’t reach even half of its planned savings in the federal budget. Only 42 percent of the spending cuts named by Merkel’s coalition government, comprised of the conservative Christian Democrats and the business-friendly Free Democratic Party, were actually not implemented. Calculations made by the influential Cologne Institute for Economic Research indicate that only €4.7 billion ($6.16 billion) of the €11.2 billion in austerity measures stipulated by the savings package actually took shape in 2011.  The government is also falling behind on its targets for this year. Of the originally planned €19.1 billion in savings, less than half has been implemented. For the coming year, the concrete measures that have been agreed on so far cover just one-third of the announced amount of savings. Merkel’s cabinet is hoping to agree to the basic foundations of the 2013 federal budget in March.

Bene la leggendaria pagliuzza degli altri nasconde la trave di casa propria anche nella virtuosa Olanda, si quella che voleva cacciare tutti i monelli dall’Euro perchè non facevano i compiti e non rispettavano le regole.

Amsterdam, 20 mar. – (Adnkronos/Dpa) – Saranno tre anni difficili per l’economia olandese con consumi privati in calo, un aumento della disoccupazione e un deficit in salita rispetto alle stime precedenti. E’ il quadro che emerge dalle previsioni dall’ufficio pianificazione centrale dei Paesi Bassi (CPB) pubblicate oggi. Lo studio rivede per il 2013 il deficit di bilancio al 4,6 per cento del prodotto interno lordo (+0,1% sulle precedenti stime).

Tutto, alla fine, per far piacere a loro, i paesi virtuosi: Germania (prima di tutto lei, vera artefice del trattato sull’Unione fiscale), Francia e Olanda.
Ma ora arriva l’imbarazzo, che non è poco, proprio per l’Olanda, : già, la stessa che lo scorso anno aveva fatto tremare i paesi europei non virtuosi, per bocca del premier Mark Rutte e del ministro delle finanze Jan Kees de Jager: entrambi avevano affermato che i paesi che non avessero rispettato le regole fiscali avrebbero dovuto essere esplusi dall’Eurozona .

Lo scorso settembre, la coppia disse: “Un accordo è un accordo. Da ora in poi dobbiamo impedire ai paesi di violare le regole beneficiando dell’impunità”, aggiungendo : “in futuro, ci potrebbero essere sanzioni definitive che potrebbero costringere alcuni paesi a lasciare l’euro”.

Ma cosa risponderà ora la “virtuosa” Olanda ai paesi che non ha fatto altro che bacchettare negli ultimi mesi? E cosa dirà la Germania, certamente imbarazzata nel vedere che lo stato tra i suoi alleati più stretti nel perseguire la strada del rigore fiscale, è il primo tra i virtuosi ad aver dato il cattivo esempio? WallStreetItalia

Cosa volete che dica nonna Merkel tutta intenta a spendere e spandere in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, i tedeschi hanno la memoria corta, furono loro i primi insieme ai francesi a sforare e non rispettare il trattato di Maastricht ma oggi ciò che conta è non fare notare la trave…per rimandare il momento della verità!

Roma – La stampa olandese da qualche giorno ha diffuso la notizia che Geert Wilders, leader del partito di estrema destra olandese Pvv, proporrà un referendum che potrebbe portare l’Olanda ad abbandonare l’Euroe a tornare alla sua vecchia moneta, il fiorino.

La decisione è arrivata dopo una serie di indagini e studi che lo stesso Wilders ha commissionato al suo partito – e questo sarebbe un elemento sufficiente a dubitare della totale attendibilità delle statistiche riportate – da cui emergerebbe che la moneta unica, insieme a tutte le politiche economiche comunitarie, ogni anno fa perdere a ogni olandese più 2700 euro. WAKEUPNEWS

L’ombra del nazionalismo e del protezionismo non è poi molto lontana, ancora un po e la storia tornerà a fare capolino tra le macerie dell’economia europea e americana!

Ma facciamo un’altro passettino nel paese delle Consapevolezza per conoscere il miracolo tedesco, quello sul quale in Italia, politici, economisti, analisti, giornalisti e bloggers quotidianamente tessono quotidianamente le lodi, attribuendo esaltanti standing ovation…

Chiedo scusa del mio umorismo all’amatriciana ma francamente lo preferisco ai wurstel…

Il professor Bagnai su … Goofynomics ci racconta che…

“Sorpresa sorpresina! Cosa succede?
Vuoi forse dirmi che dal 2000 al 2005 i paesi virtuosi, quelli dell’asse
(di equilibrio) franco-tedesco hanno aumentato il loro debito pubblico, mentre i
porci porcellini lo stavano diminuendo?
Cosa? Il Portogallo? Ma amico,

guarda la tabella tabellina che segue, tesoro caro.”  

“Vedi, il Portogallo sì, ha avuto una performance non ottima, ha aumentato il suo debito debitino di 14 punti di Pil, ma lui all’inizio era ben dentro i parametri di Maastricht: il
suo debito debitino era al 48.5% all’inizio del periodo, per trovarsi poi al
62.8% nel 2005, cioè quasi sei punti sotto i primi primini della classe, i nostri amici diversamente europei”.

Alla televisione francese, che  è molto interessante, ho visto come si preparano le meduse per farci l’insalata (in Tailandia pare vada molto). E ho pensato: guarda un po’, è esattamente quello che hanno fatto col cervello di certi italiani.

Ma io ci riprovo. Lo volete capire sì o no quello che è successo? Guardate, a titolo di esempio, il tracciato del debito italiano e tedesco nel periodo in questione:

Cosa vedete? Ditelo con parole vostre. No, anzi, meglio non fidarsi di persone dal vocabolario così strano. Ve lo dico io con le parole dei dati. Mentre il debito pubblico italiano è avviato su una traiettoria di risanamento (debole, imperfetta, non vigorosa, quello che volete, ma di risanamento, e c’era Belzebù al governo), il debito alamanno cosa fa? Prima staziona, poi decolla dal 2003. E cosa è successo nel 2003? Le famose riforme del mercato del lavoro, o sbaglio? Sapete, io non me ne intendo, non sono un economista del lavoro, sono solo un umile macroeconomista (come dico ai miei colleghi francesi, un “maquereau économiste”, e chi ha orecchie per intendere intenda. Del resto, ci pagano poco…).

E allora non ditemi di andare a leggere l’infinita aneddotica di queste belle riforme, i perché e i percome, quante ore, quanti soldi, quanti contratti. Quello lo fanno gli economisti del lavoro o i giuslavoristi. Io, da macroeconomista, registro solo:

1)      che l’aumento del debito è il risultato di un aumento del deficit pubblico tedesco di quasi 5 punti di Pil nel periodo in questione (da un surplus di 1.3 nel 2000 a un deficit di -3.4 nel 2005), partendo da una situazione nella quale la Germania era già sul filo del parametro di Maastricht in termini di debito pubblico (60.2%);

2)      che questo aumento è dovuto a maggiori spese (da 923 a 1043 miliardi di euro), non a minori entrate (passate da 946 a 969 miliardi);

3)      che queste maggiori spese per circa 120 miliardi sono spiegate per più di due terzi da sostegno all’economia attraverso sussidi alle imprese e politiche “attive” del mercato del lavoro (per circa 90 miliardi complessivi), mentre, ad esempio, le spese per l’istruzione sono aumentate di 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3
miliardi.

E allora? E allora secondo me, e credo anche secondo i dati (ma aspetto riverente le smentite degli esperti) è successo questo: che la Germania, mentre predicava il rigore fiscale agli altri, praticava una svalutazione reale attraverso un massiccio programma di sussidi diretti e indiretti al proprio sistema produttivo, via una riforma del lavoro
che, come dire, se da un lato “flessibilizzava”, dall’altro doveva “sicurizzare” i poveracci che perdevano il post (sì, la famosa flexicurity, sapete, quella cosa tanto moderna…).

 In pratica, lo Stato tedesco ha sussidiato l’abbassamento dei costi di produzione del sistema produttivo nazionale, facendosi carico delle varie “mancette” da elargire alle vittime delle riforme Hartz. “

In sintesi è proprio vero che con il cervello di alcuni italiani ci si può fare un’insalata con tutto il rispetto per le meduse aggiungo io, ma ormai dopo aver perso la seconda guerra mondiale nel seguire i tedeschi non vorrei mai che…

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9 commenti Commenta
7voice
Scritto il 23 marzo 2012 at 09:37

L’ITALIA SE FAREBBE UNA RIFORMA ENERGETICA SERIA ? NON AVREBBE CONFRONTO CON NESSUNO !TEDESCHI ,OLANDESI, BELGI, MA PER FAVORE QUESTI SONO SOLO PASSACARTE E STOP! :roll:

enricop2
Scritto il 23 marzo 2012 at 09:44

Mi perdoni,ma nasce spontanea una domanda: e la pagliuzza che l’Olanda e/o la Germania non vedrebbero per via della loro trave, si troverebbe dove? In Italia? Ma per favore……..
Questo articolo mi ricorda in effetti la parabola della pagliuzza e della trave,ma con i soggetti ben invertiti……

Complimenti per il suo lavoro e per i suoi articoli.

Enrico

kry
Scritto il 23 marzo 2012 at 09:55

enricop2@finanza,

Forse andava meglio ” Si predica bene ma si razzola male”. Comunque sia non viene mai detta la verità e si sta facendo a gara per nasconderla, anzi si spende tempo per andare a scovarla quando il tempo si potrebbe impiegare in maniera diversa.

atomictonto
Scritto il 23 marzo 2012 at 10:00

7voice@finanza,

Ehm…se l’Italia FACESSE, non “farebbe”.
(ma qualcuno sa dirmi che diavolo è successo alla scuola negli ultimi 20 anni? tempo fa selezionavo delle risorse e mi è arrivato un “laureato” che ometteva regolarmente le “h” dal verbo avere…e le metteva negli articoli determinativi!)

icebergfinanza
Scritto il 23 marzo 2012 at 14:16

Mi suggeriscono che ci sono file di italiani in fuga per la Svizzera e la Germania… affrettatevi l’ultima occasione prima della fine del mondo…(sic)

kry
Scritto il 23 marzo 2012 at 15:48

icebergfinanza,

Cosa ci andiamo a fare, gli schiavi? Non credo che ci accoglieranno a braccia aperte.

edmontdantes
Scritto il 23 marzo 2012 at 15:51

kry@finanza,

…no a portare in soldi agli gnomi ! Un uomo che non ha fiducia nel suo futuro…non ha futuro !

kry
Scritto il 23 marzo 2012 at 16:02

edmontdantes@finanza,

Ma se ci sono le fila,così in tanti sono quelli che hanno i soldi. Credo che più che non aver fiducia nel proprio futuro si sia persa la speranza di un cambiamento per un futuro migliore.

ffbb
Scritto il 23 marzo 2012 at 23:14

Ma il rest del grafico dal 2005 ad oggi come prosegue?

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