PORTOGALLO: LA PROSSIMA GRECIA?

Scritto il alle 14:13 da icebergfinanza

Abbiamo già visto alcuni giorni fa come in un fuorionda della televisione portoghese il ministro delle finanze tedesco Schauble rassicurava il suo omologo portoghese su un’eventuale appoggio e sostegno ad un nuovo piano di aiuti per il Portogallo dopo aver visto svanire ben 78 miliardi di euro di aiuti in questi mesi, tesimonianza indiretta di come a breve potrebbe aprirsi un nuovo fronte europeo.

Per quanto manipolabili siano i credit default swap segnalavano implicitamente nelle scorse settimane una probabilità del  70 % di un fallimento del Portogallo nell’arco dei prossimi cinque anni con preferenza sui 2/3 anni.

portugal.jpg

E la dinamica è in tutto e per tutto uguale a quella greca degli ultimi mesi…

Ora DER SPIEGEL in un recente articolo avverte del pericolo di una nuova Grecia, sottolineando i progressi dello Stato portoghese a partire dalla sopressione dal calendario nazionale delle giornate festive realtive al Carnevale, al Corpus Domini e dell’Assunzione, cancellando i festeggiamenti della Repubblica e la fine dell’ unione con la Spagna una sorta di dimostrazione di buona volontà nei confronti del FMI e della troika europea, provvedimenti che si aggiungono a brutali aumenti fiscali e tagli incondizionati di pensioni e sussidi di disoccupazione.

Ma il Portogallo è in realtà una seconda Grecia?
Graphic: Portugal and Greece compared

Il Der Spiegel si chiede se in realtà il Portogallo ha la possibilità di evitare un eventuale fallimento oppure se è il prossimo domino pronto a cadere nella crisi europea.

La prima tranche di aiuti potrebbe bastare sino a settembre del 2013 ma noi sappiamo come politica e speculazione siano in grado di accelerare un eventuale disastro. Crollo della domanda interna, aumento record della disoccupazione e collasso del mercato dell’auto con tensioni sociali sono solo alcuni dei sintomi che ci ricordano come le dinamiche siano inesorabilmente simili in questo inferno europeo. A differenza della Grecia il Portogallo dispone di imprese competitive in grado di resistere sul mercato globale, l’industria cartiera più grande e moderna d’Europa si trova in Portogallo, industria che negli anni ha superato in qualità i paesi scandinavi. Inoltre sarà interessante osservare come si comporterà in Brasile ex colonia portoghese nel caso il Paese finisse nell’occhio del ciclone. Inoltre Volkswagen e Bosch hanno investito pesantemente in Portogallo nel passato anche se recentemente questa tendenza si è affievolita.

Non resta che attendere le prossime settimane, il destino del Portogallo dipenderà anche da quello che accadra alla Grecia. Dopo l’accordo sulla Grecia il rendimento decennale non ha fatto altro che salire rimanendo elevato vicino al 13 %, una dinamica insostenibile!

E’ stata spedita la nuova analisi dal titolo “STRONG BUY ITALIA” un viaggio nell’Italia che verrà, osservando le dinamiche che ci attendono nelle prossime settimane per gettare le basi per i prossimi anni.

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4 commenti Commenta
billbill
Scritto il 27 febbraio 2012 at 18:56

Grecia e Portogallo devono fare come l’Islanda:
http://www.youtube.com/watch?v=V2kwiPX92PI&feature=share

Ricordatevi: firmiamo tutti contro il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità):

http://www.firmiamo.it/l-italia-non-deve-aderire-all-esm-

ilcuculo
Scritto il 27 febbraio 2012 at 21:34

Ancora l’Islanda

ma la situazione Islandese era ed è più unica che rara, gli Islandesi si sono rifiutati, giustamente, di ripianare i debiti delle abnche che avevano erpetrato azzardi su altre economie.

L’unica situazione “simile” è quella Irlandese dove però gli attivi delle banche erano legati all’economia dello stesso paese ed in particolare alla sua bolla immobiliare.

L’islanda poteva buttare a mare le banche senza intaccare pesantemente il suo tessuto economico, l’Irlanda no.

icebergfinanza
Scritto il 28 febbraio 2012 at 08:36

ilcuculo@finanza,

No ma poteva nazionalizzarle come ha fatto!

kry
Scritto il 28 febbraio 2012 at 08:54

Per intaccare il tessuto sociale cosa intendiamo? Le migliaia di dipendenti e direttori che ci lavorano? Quando si decide di far quadrare i conti la prima cosa che si fa è ridurre il personale,poi se si parla di territorio le fondazioni di casse di risparmio e popolari non svolgono la funzione ormai da un decennio ( a parte alcune cooperative di credito).

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