BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO: IL BRUTTO ANATROCCOLO!

Scritto il alle 20:41 da icebergfinanza

Una premessa è fondamentale! Il sottoscritto condivide tutto il suo conflitto di interesse in questo post in quanto consulente finanziario presso una banca di credito cooperativo.

Detto questo è ora che qualcuno vada oltre la nebbia di questo tempo, cercando di evidenziare quello che in realtà sta accadendo in questa immensa socializzazione delle perdite ad opera delle grandi firme del panorama finanziario internazionale e italiano.

Ovviamente non faremo alcun riferimento al fatto che nel governo Monti siede una nutrita rappresentanza di questo mondo, l’elite finanziaria. Non faremo alcuni riferimento alle questioni legate alle transazioni relative al traffico di armi, alle pratiche elusive, nessun riferimento specifico al reciclaggio di denaro sporco, ai derivati e a speculazioni varie con le quali le maggiori banche mondiali hanno monopolizzato e distrutto il sistema economico.

Tralascio di segnalare anche la differenza di trattamento in atto nei confronti delle banche medio piccole che solo ora potranno usuffruire di un allentamento sulle regole del collaterale alla prossima asta LTRO come suggerito da Draghi.

L’ultima vicenda realtiva ai bond della morte con i quali scomettere sul decesso di un gruppo di persone anziane o malati terminali è solo una delle tante realtà che questo mondo perverso, popolato talvolta da paranoici e psicopatici riesce a sfornare quotidianamente

Scrive Giulio Sapelli sul SUSSIDIARIO che oggi in nome del dio mercato si stanno distruggendo le banche anticrisi.

” Uno dei drammi del nostro vivere civile odierno è l’assenza nel dibattito pubblico di ogni riferimento alla storia intesa come costruzione umana, delle persone associate. Un elemento essenziale di essa è stato quel grande moto di emancipazione che sotto l’albero dell’economia morale cattolica e socialista ha fondato quella che si può definire la civilizzazione del mercato. Ossia ha fatto sì che esso si sviluppasse come elemento propulsivo e liberatorio, anziché disgregativo e oppressore, delle persone, singole o associate che esse siano. Ciò è potuto accadere grazie a un lavoro plurisecolare che inizia in Inghilterra quando alle enclosures e poi all’industrializzazione fanno da contrappeso le prime cosiddette poor laws e, soprattutto, la creazione delle gloriose cooperative dei pionieri di Rochdale.

A esse seguirono, sotto l’impulso dei liberali sociali e soprattutto dei cattolici ispirati dal soffio liberatorio della Rerum Novarum, non solo le cooperative di consumo e di produzione lavoro, ma anche quelle di credito. Esse divennero ben presto in tutto il mondo un motore imponente fondato sul risparmio, sul sacrificio famigliare e individuale, che, grazie alle regole del voto per capita, della partecipazione diretta alle assemblee sociali, della socialità dell’azione economica nei confronti dei territori in cui esse sorgevano, trasformarono quel risparmio e quei sacrifici in una risorsa straordinaria per consentire la vita e l’intrapresa degli artigiani e dei commercianti, del popolo lavoratore.

Per questo c’è da rimanere allibiti, costernati, indignati leggendo gli emendamenti 27.015 e 27.016 che sono stati apportati in merito alle banche popolari quotate in borsa nel decreto legge sulle liberalizzazioni che si vorrebbe fare approvare da un Parlamento privato di capacità progettuale e costretto a subire il diktat decisionale dei cosiddetti tecnici del governo Monti: in realtà dei neo-oligarchi inconsapevoli, io credo, addirittura di quanto stanno facendo.

Infatti, disapplicare le disposizioni dei commi da 1 a 6 dell’articolo 30 del Testo unico bancario, per quel che riguarda le banche popolari quotate, significherebbe distruggere queste ultime e mandare al macero due secoli di sacrifici che in tutto il mondo si sono trasformati in azione benefica per lo sviluppo del capitalismo e nel contempo della sussidiarietà.

Si tratta di emendamenti perfidamente elaborati, perché colpiscono il cuore del sistema cooperativo delle banche popolari: il comma 1 abolisce il voto capitario; i commi 2 e 3 aboliscono il limite al possesso azionario; il comma 4 il numero minimo dei soci; il comma 5 e 6 il gradimento per l’ammissione a socio. Si realizzerebbe in tal modo quello che è stato un obiettivo pervicacemente perseguito per anni dai vertici di Banca d’Italia.

Essi non sono mai riusciti a comprendere come la quotazione in borsa, se attentamente limitata e regolata, possa beneficamente sussistere con i principi fondamentali cooperativi.

Del resto, tutta la teoria dell’allocazione dei diritti di proprietà, a partire da Hansmann sino alla Caritas in Veritate, e quindi in un orizzonte intellettuale tra i più eterogenei mai esistiti, sottolinea i benefici che possono venire alla crescita economica dalla polifonia delle forme proprietarie e dall’intreccio e non dalla separatezza tra tali diversità proprietarie.

Ciò che i soloni neolibersti non riescono a capire è l’esistenza di una terza soggettività tra lo Stato e il mercato: la soggettività dell’associazionismo, che tutte le teorie endogene della crescita indicano essere la forza propulsiva della crescita medesima.

No caro Giulio loro lo sanno e hanno paura di questo, hanno paura del concetto cooperativo, dell’associazionismo, gli esaltati neoliberisti quelli che hanno distrutto il sistema finanziario, le loro correnti, le loro scuole, le loro accademie, un manipolo di falliti che sta amministrando un fallimento, loro non amano la Cooperazione!

Per questo è devastante assistere a episodi del genere come quelli che qui si ricordano: siamo nel pieno di una profonda crisi economica mondiale e il mondo cooperativo è una delle poche risorse anticicliche di cui disponiamo.Per questo questi emendamenti sono, prima che un flagrante conflitto di interessi, un atto di stolidità teorica e di crudeltà sociale. Eppure, io che ho fatto il professore tutta la vita, pensavo che i professori avessero un’anima.

Si un’anima, l’anima tecnocratica che sta sequestrando il futuro, nascondendolo dietro il fallimento, la sindrome di Peter, un manipolo di incompetenti che cerca di mettere mano con qualche comma ad una realtà che in questi anni è stata a sua volta violentata da un manipolo di avidi esaltati ed incompetenti che ha rovinato l’essenzialità della cooperazione, quella storica, le sue radici.

Se qualcuno vi suggerisce che non c’è alternativa a questo sistema finanziario ed economico, ebbene sappiate che loro hanno paura dell’alternativa, un’alternativa che abbiamo condiviso in questi anni non solo cooperazione dunque ma tutto ciò che mette l’uomo al centro dell’universo e non i mercati.

Scusandomi per il  mio conflitto di interesse e per il mio amore per la Cooperazione vera, autentica, una riflessione era doverosa!

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3 commenti Commenta
polifilo
Scritto il 21 febbraio 2012 at 22:16

Ho seguito le vicende dall’esterno, per cui forse sono male informato, ma mi sembra che anche con i vincoli attuali le Banche Popolari non abbiano brillato per correttezza negli anni passati, penso alle gestioni Fiorani e Ponzellini.
A mia sensazione c’è molta differenza tra le banche di Credito Cooperativo che non sono quotate e i grossi calibri delle popolari quotate, che bene o male sono costretti ad adeguarsi al clima.
E’ chiaro che con le nuove regole cesserebbe la caratteristica formale della cooperazione a proprietà condivisa e le Popolari diventerebbero terreno di caccia del capitale finanziario, l’ultimo aumento di capitale Unicredit è lì come esempio di come si può fare.
Le nuove regole abbattono i vincoli di uguaglianza tra soci e consentiranno a chi fa un rastrellamento di azioni di prenderne il comando.
Un altro colpo alla cooperazione finanziaria arriverà dal nuovo TUB che prevederà oneri amministrativi e valori di capitale insostenibili per le MAG ( Mutue Auto Gestite).
Per chi non le conosce si tratta di cooperative che operano finanziariamente verso soggetti che non hanno accesso al credito bancario.
Si tratta di una realtà di nicchia ma che in un periodo di credit_crunch potrebbe essere uno strumento utile, oltre che una palestra di finanza vicina alle persone.
Le nuove regole ne limiterebbero la operatività al microcredito, impedendo l’adozione di progetti di più ampio respiro, come è stato l’esempio del salvataggio del biocaseifico Tomasoni
http://reteparcosud.wordpress.com/2012/01/24/la-finanza-etica-di-mag2-e-il-mondo-rurale/

giobbe8871
Scritto il 21 febbraio 2012 at 22:34

Hai fatto bene Capitan Mazzalai a sostenere il Credito Cooperativo.
E un grazie al grandissimo prof. Sapelli. 8)

andrea.4463
Scritto il 22 febbraio 2012 at 04:44

“…Ovviamente non faremo alcun riferimento al fatto che nel governo Monti siede una nutrita rappresentanza di questo mondo, l’elite finanziaria. Non faremo alcuni riferimento alle questioni legate alle transazioni relative al traffico di armi, alle pratiche elusive, nessun riferimento specifico al reciclaggio di denaro sporco, ai derivati e a speculazioni varie con le quali le maggiori banche mondiali hanno monopolizzato e distrutto il sistema economico….”

Si guardano bee dal mettere il coltello nella piaga sbagliata, come i sionisti si nascondono dietro la bandiera dell’antisemitismo, così i predatoti delle povere anime di noi “utili idioti”, dietro quella dell’evasione fiscale, parafrasando la frase, si vuole colpire quelli che sottraggono al fisco quello che gli serve per mangiare, tant’è vero, che ciò che uno spende per il quotidiano sostentamento non lo può dedurre dal suo reddito, perchè è matematicamnte impossibile, come se, appunto, fosse denaro proveniente dal nero. Mi sembra u n contrrosenso, anche perchè, sotto i nostri occhi ci passano dei crimini peggiori di quelli a cui si vuol far credere di essere la causa dei mali del paese. Perchè non tassano gli asset del terzo livello delle Banche? Perchè non adeguano le normative fiscali delle multinazionali alle leggi del paese in cui operano? Why? because?

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