SHOCK OIL: RECESSIONE ASSICURATA!

Scritto il alle 11:24 da icebergfinanza

Un paio di anni fa abbiamo avuto l’occasione di osservare come secondo il professor Hamilton di  Econbrowser  la correlazione tra gli shock petroliferi e le recessioni economiche sembra essere troppo forte per essere solo una coincidenza.

I’ve just completed a new research paperthat surveys the history of the oil industry with a particular focus on the events associated with significant changes in the price of oil. Here I report the paper’s summary of oil market disruptions and economic downturns since the Second World War. Every recession (with one exception) was preceded by an increase in oil prices, and every oil market disruption (with one exception) was followed by an economic recession.

Gasoline
shortages
Price
increase
Price
controls
Key
factors
Business cycle
peak
Nov 47-Dec 47 Nov 47-Jan 48
(37%)
no
(threatened)
strong demand,
supply constraints
Nov 48
May 52 Jun 53
(10%)
yes strike,
controls lifted
Jul 53
Nov 56-Dec 56
(Europe)
Jan 57-Feb 57
(9%)
yes
(Europe)
Suez Crisis Aug 57
none none no Apr 60
none Feb 69 (7%)
Nov 70 (8%)
no strike, strong demand,
supply constraints
Dec 69
Jun 73Dec 73-Mar 74 Apr 73-Sep 73
(16%)
Nov 73-Feb 74
(51%)
yes strong demand,
supply constraints,
OAPEC embargo
Nov 73
May 79-Jul 79 May 79-Jan 80
(57%)
yes Iranian revolution Jan 80
none Nov 80-Feb 81
(45%)
yes Iran-Iraq War,
controls lifted
Jul 81
none Aug 90-Oct 90
(93%)
no Gulf War I Jul 90
none Dec 99-Nov 00
(38%)
no strong demand Mar 01
none Nov 02-Mar 03
(28%)
no Venezuela unrest,
Gulf War II
none
none Feb 07-Jun 08
(145%)
no strong demand,
stagnant supply
Dec 07

Qui sotto potete tranquillamente osservare come ad ogni shock petrolifero corrisponde una certezza quasi matematica di recessione!

Inoltre ogni qualvolta il costo della benzina in America incomincia a salire sopra i 4 dollari al gallone la recessione è assicurata spesso e volentieri senza necessariamente dover attendere uno shock oil.

Gasoline prices are rising at an almost unheard-of pace, and painfully so in California, where the cost for a fill-up now exceeds $4 a gallon in five cities and is approaching that dreaded mark in numerous others, including San Jose and Oakland. The statewide average of $3.96 on Friday is 25 cents higher than just a month ago and 46 cents more than this time last year. Some oil analysts predict $4.50 a gallon or more by
Memorial Day on the West Coast and major cities across the United States such as
Chicago, New York and Atlanta.

Date un’occhiata al sito  GASBUDDY oltre ad avere una visione in tempo reale di quello che sta accadendo negli States è possibile osservare come l’onda si propaga sempre partendo dalla California, una dinamica assolutamente puntuale come ho constatato in questi anni.

Nel fine settimana è stata inviata  la nuova analisi dal titolo “STRONG BUY ITALIA” un viaggio nell’Italia che verrà, osservando le dinamiche che ci attendono nelle prossime settimane per gettare le basi per i prossimi anni.

Chi fosse interessato all’analisi ANNO 2012: ESPLOSIONE DEL DEBITO! che fa il punto sui rischi e stelle polari del 2012 può richiederla con una libera donazione cliccando sul banner in cima al blog o QUI

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5 commenti Commenta
carpif74
Scritto il 20 febbraio 2012 at 12:04

Scusa Andrea come si può avere l’analisi fatta? grazie

john_ludd
Scritto il 20 febbraio 2012 at 14:20

Il mercato delle commodities è oggi molto più finanziarizzato che in passato (cioè sino all’anno 2000 circa). La ragione principale è l’aumento del peso degli investitori finanziari nel mercato dei futures. A inizio 2000 una serie di prodotti finanziari, ideati principalmente da Goldmann Sachs, è stata introdotta sui mercati e ha trovato nei grandi fondi pensioni i principali clienti. L’argomento a supporto (fondato) era ed è che i prezzi nel medio lungo termine possono solo salire a causa della domanda da parte dei paesi emergenti, Cina in primis. Questi fondi hanno quindi iniziato a costruire posizioni crescenti “long only”. Poichè la performance di questi prodotti è stata strabiliante nei primi anni, altri fondi si sono aggregati sino ad arrivare a un pletora di fondi speculativi a breve termine sino a singoli traders. L’effetto sui prezzi è difficile da quantificare ma di certo ha contribuito (come ora) a esasperare i picchi al rialzo. Cosa succede però se invece la domanda di medio periodo (cioè oltre i 6 – 12 mesi) è prevista in calo ? In tal caso abbiamo investitori speculativi che hanno utilizzato la leva finanziaria tutti dalla stessa parte del mercato. Sono tutti long e può quindi innescarsi una folla corsa a chi esce per primo. E’ esattamente quanto successo nel 2008 (da 140 a 35 dollari in poche settimane) ed è quello che verosimilmente si verificherà in un futuro più o meno prossimo. Questa volta l’effetto sul mondo della finanza sarà ancora peggiore, infatti è ormai l’unico settore ove realizza grandi guadagni (il fraudolento mercato immobiliare è morto e sepolto, ne riparliamo dopo il 2020 forse). Si tratta di una ennesima riprova dell’effetto destabilizzante della finanza priva di controlli in leva. Effetto che si potrebbe correggere o quantomeno fortemente ridurre, impedendo che il mercato dei futures sia preso d’assalto dagli investitori finanziari e riservandolo agli investitori commerciali per i quali i futures sono uno strumento essenziale per ridurre la volatilità dei prezzi. E’ quindi solo una questione di regolamenti che mai come in questo caso cozza con interessi forti: 1) quello delle banche di investimento e dei loro padrini 2) quello dei paesi produttori che hanno combinato un patto faustiano con le grandi istituzioni finanziarie in quanto dei prezzi artificialmente alti hanno tratto enorme giovamento. Interessante la posizione del governo degli Stati Uniti. Da un lato è colluso con il cartello finanziario, dall’altro vede con favore il fatto che prezzi alti tendono a stabilizzare la situazione precaria in Arabia Saudita (denaro ai popoli per ridurre la volatilità sociale) mentre dall’altro comprende con terrore che l’aumento dei prezzi è una tassa sugli stremati cittadini americani che vanifica tutte le attuale politiche in deficit. Stiamo vivendo verosimilmente le ultime battute di un grande esperimento in procinto di esplodere. Quando esattamente, e quello che verrà dopo, è del tutto imprevedibile.

Questo articolo apparso qualche settimana fa è un eccellente punto di inizio per entrare nel tema (di importanza capitale ma opaco e non dibattutto se non in pochi ristretti circoli):

http://www.nakedcapitalism.com/2012/01/chris-cook-naked-oil.html

italywip
Scritto il 20 febbraio 2012 at 15:01

john_ludd@finanza,

Ottima analisi, le commodities sono in salita ormai da un 10 anni buoni causa sicuramente l’aumento della domanda ,ma anche delle speculazioni degli HF. A questo poi si aggiungono altri discorsi come il mancato controllo dell’antitrust, e le partecipazioni statali in società che fanno reddito se aumenta il Petrolio

avevo fatto un post :

http://italyworkinprogress.blogspot.com/2011/09/chi-controlla-alla-pompa.html

john_ludd
Scritto il 20 febbraio 2012 at 15:59

italywip@finanza,

Gli algoritmi HFT non c’entrano, quelli spadroneggiano sull’equity. Il mercato delle commodities è molto più opaco e soggetto a incroci geopolitci. Leggi l’articolo di Chris Cook. Ci sono altri riferimenti tra i commenti. Cook è un insider del mercato petrolifero e non parla a vanvera. Ovvio non si può fare nessuna previsione di tempi e modi. Siamo in un grande esperimento di compressione della volatilità come scriverebbe Taleb, difficile se ne possa uscire con la camicia pulita e stirata

italywip
Scritto il 20 febbraio 2012 at 16:51

john_ludd@finanza,

Letto interessante la questione del fondo di Goldman e lo stesso CEo di BP….vorrei contattarti per parlarti del mio blog…come posso fare?

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