MOODY’S, FITCH e S&P’S: ITALIA E UNICREDIT …OPINIONI DEL SENNO DI POI!

Scritto il alle 06:10 da icebergfinanza

Abbiamo già visto come ha scritto Friedman che … “There are two superpowers in the world today in my opinion. There’s the United States and there’s Moody’s Bond Rating Service. The United States can destroy you by dropping bombs, and Moody’s can destroy you by downgrading your bonds. And believe me, it’s not clear sometimes who’s more powerful.” (M. Friedman, 2001)…

Ovvero… ci sono due superpotenze oggi al mondo secondo la mia opinione. Ci sono gli Stati Uniti e c’è l’agenzia di rating Moody’s. Gli Stati Uniti possono distruggerti facendo cadere bombe e Moody’s è in grado di distruggerti facendo declassare le tue obbligazioni. Mi creda, non è affatto chiaro a volte chi delle due sia la più potente…

Bene ne abbiamo parlato a più riprese e in tutte le salse è ora di finirla ed ignorare qualunque opinione di queste istituzioni che hanno perso qualsiasi credibilità soprattutto se le loro opinioni sono semplici ed inutili opinioni del senno di poi…

C’è il rischio di una stretta creditizia dopo la decisione dell’Eba, l’Authority bancaria europea, di fissare al 9% il coefficiente patrimoniale di primo livello delle banche. Parola del senior vicepresidente di Credit Policy Moody’s, Alen Laurin, che, nel corso di un’audizione in commissione Finanze alla Camera insieme al direttore generale di Moody’s Italia, Alex Cataldo, mette in guardia dai pericoli legati alla necessità degli istituti di credito di allinearsi alle indicazioni formulate dall’Eba.  «Le richieste dell’Eba possono  portare le banche a una riduzione della capacità operativa e a una stretta del credito “
Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/3KrkF

Grazie non lo avevamo compreso è oltre un mese che ne parliamo…che parliamo di possibile e forse inevitabile CREDIT CRUNCH 2012!

Quindi, coeteris paribus, noi  daremo i nostri rating più bassi alle banche che faranno maggiore affidamento su mercati di  finanziamento all’ingrosso a breve termine, garantiti e non garantiti. Una partecipazione eccessiva ai mercati monetari a breve termine. Stati patrimoniali fluidi e mutevoli, un alto leverage, una forte concentrazione di attivi da modelli operativi monolinea, mancanza di trasparenza, soprattutto combinata con consistenze di attivi complessi e opachi».  Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/3KrkF

E sino ad ora cosa avete fatto, date un’occhiata ai levereaged ratios che circolano, alla mancanza di trasparenza, al terzo livello contabile dove è nascosta tutta l’immondizia del sistema finanziario, dove eravate quando MG Global e Jefferies “giocavano” con le Re-Hypotecation… professionisti del senno di poi, circondati da conflitti di interesse enormi che comprano quotidianamente il Vostro inutile lavoro di opinionisti, al quale una stampa supina ed ignorante quotidianamente da risalto!

Secondo Laurin, poi, «è difficile credere che, nonostante tutte le cose positive che possono verificarsi, che le banche non continueranno a restare un’attività opaca». Noi, aggiunge, «facciamo del nostro meglio giorno dopo giorno per valutare i rating stand alone. Usiamo la nostra metodologia che cerca di garantire correttezza, il che non vuol dire alla fine non ci sarà una situazione Lehman che ha un forte capitale di classe 1 e il giorno dopo dichiara insolvenza». Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/3KrkF

Bene e allora a cosa servono le opinioni delle agenzie di rating…ognuno usi la sua Consapevolezza!

Fitch ha tagliato il rating a lungo termine di Unicredit a “A-” da “A”, quello a breve termine a “F2” da “F1” e il rating di sostenibilità a “a-” da “a”. Tutti i rating restano in Rating Watch Negativo. La riduzione del rating riflette il taglio al giudizio sul debito sovrano della Repubblica Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/16AuK

Sveglia Signori del senno di poi…sveglia, dove eravate in questi anni quando si parlava del senno di poi, della mancanza di trasparenza delle grandi banche, la stessa mancanza di trasparenza a dire poco, per non parlare di commercio di armi, paradisi off-shore, reciclaggio di denaro sporco, elusione e di banche che hanno giocato con i soldi dei propri depositanti che ha impedito ai fondi etici di immettere nei loro portafogli questi campioni della socializzazione delle perdite evitando devastazioni ai propri dipendenti.

BRUXELLES -(Ansa) E’ cominciato nella Commissione economico-finanziaria del Parlamento europeo il confronto sulla proposta di regolamentazione europea delle attivita’ delle agenzie di rating. Presentata dal commissario per il mercato unico, Michel Barnier, dopo un duro confronto con i commissari liberali – con l’olandese Kroes in prima fila tra gli oppositori – durante la plenaria di novembre, la proposta a suo tempo venne giudicata ”depotenziata” dallo stesso Barnier. Il Parlamento si ripropone di emendarla.

Relatore e’ l’ex sindaco di Firenze ed esponente Pd, Leonardo Domenici secondo il quale nella prima riunione di oggi si ”e’ trovata convergenza” sui principi generali: trasparenza delle metodologie, limitazione dell’affidamento ai giudizi delle agenzie (in alcuni paesi europei gli investimenti a basso rischio dei fondi pensione, ad esempio, possono essere fatti solo su soggetti a tripla A), apertura alla concorrenza, limitazione del conflitto di interessi. ”E’ sulle modalita’ che emergono le differenze” ha spiegato Domenici.

Uno dei punti centrali sara’ quello di limitare l’influenza delle agenzie di rating sui debiti sovrani, una proposta di ‘sospensione’ per i paesi sotto stress che – ad esempio – e’ sparita dal testo presentato da Barnier. E che invece secondo Domenici va ”recuperata”. Ambiziosa la tempistica proposta: la prossima riunione della Commissione Econ e’ fissata per il 24 gennaio; entro la fine di febbraio sara’ presentata la bozza di direttiva; gli emendamenti potranno erssere depositati entro il 22 marzo per arrivare alla votazione in Commissione a maggio e, possibilmente, in plenaria a luglio.

Nessuna possibilità di limitare il conflitto di interesse, nessuna loro vivono di conflitti di interesse, sino a quando chi chiede il voto deve pagare per averlo e sino a quando chi decide sarà “libero” di accettare generosi compensi per le Sue opionioni o sino a quando chi formula queste opinioni sarà soggetto al ricatto dei suoi superiori, nessuna possibilità di cambiamento, semplciemente un’agenzia di opinioni non serve e non serve prendere come oro colato tutto ciò che racconta.

Assurdo che alcuni fondi soprattutto assicurativi e pensione e monetari si adeguino automaticamente ad un’ OPINIONE, vendendo qualsiasi assets senza spirito autocritico!

Sveglia…belle addormentate nel bosco dell’ovvietà, sveglia gestori passivi!

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4 commenti Commenta
nicolsson
Scritto il 21 dicembre 2011 at 11:00

“Assurdo che alcuni fondi soprattutto assicurativi e pensione e monetari si adeguino automaticamente ad un’ OPINIONE, vendendo qualsiasi assets senza spirito autocritico!”

non è poi così assurdo. Se non vendono i “bocciati” e poi il fondo non performa potrà sempre qualcuno asserire che non hanno fatto bene il loro lavoro!
Un tempo (molto tempo fa in verità) in USA chi era incaricato degli acquisti nelle aziende diceva: compro IBM. Costa il doppio della concorrenza, ma se qualcosa non va nessuno potrà mai venire da me a lamentarsi! 8O

marzemino
Scritto il 21 dicembre 2011 at 12:07

In fondo non è così assurdo che i fondi si adeguino. E’ sufficiente osservare e confrontare gli azionisti di MOODY’S, FITCH e S&P’S con quelli di Goldman Sachs, Morgan Stanley o a scelta qualche altra istituzione finanziaria, tanto questa gente è presente OVUNQUE.

Sto parlando dei magnifici cinque: State Street, Capital World Investors, Black Rock, Vanguard e Fidelity.

Siedono nei cda di agenzie, banche, grandi corporations, gli azionisti che contano sono sempre e solo loro. E’ impressionante della potenza di fuoco di cui sono dotate, in grado di incidere sul destino di qualunque organismo politico od economico, dal contadino a cui è stato espropriato il terreno fino agli stessi Stati Uniti. A certi livelli la concorrenza non esiste e i flussi finanziari sono gestiti con metodi molto vicini a quello delle “tre carte”. Percepisco un sistema sul modello dei vasi comunicanti in cui i capitali non si creano e non si distruggono, ma più semplicemente si trasferiscono.

Forse saranno ragionamenti “complottisti”, ma l’operato di questi cinque (e chi c’è dietro) mi sembra di un’evidenza disarmante. E’ sufficiente esaminare la governance di ogni singolo attore del sistema finanziario mondiale e puff.. in qualche modo spuntano sempre loro. E tutto questo nel più assoluto silenzio dei media (ah dimenticavo… anche loro sono partecipati dai “magnifici cinque”..)

comprooro
Scritto il 21 dicembre 2011 at 12:40

Argomento molto interessante e stimolante quello del post di oggi, che parla delle agenzie di rating. In effetti non si può che essere d’accordo con Icebergfinanza a questo proposito. I concetti fondamentali sono
1. il senno di poi e
2. svegliatevi gestori, non correte dietro ai rating (sottotitolo: il dramma quotidiano dell’uomo qualunque, gestore dei fondi comuni, che seguendo le agenzie di rating finisce per tradare le news con esiti catastrofici)
3. perché le agenzie di rating sono invece così solerti nel dare pagelle cattive ai Sovereign? (sottotitolo: sento puzza di side show e di short selling)
All’indomani dello scoppio di una bolla speculativa si vede come le agenzie di rating siano sistematicamente in ritardo nel downgrading di un’azienda. Le agenzie di rating sono un prodotto del sistema finanziario globale moderno e la loro ragion d’essere risiede nel fatto che c’è la esigenza fondamentale di attribuire una gradazione al rischio di controparte che risulta insito in ogni security tradata sul mercato globale. Un’agenzia di rating che funziona a dovere consente all’investitore di allocare il capitale in modo coerente alla sua propensione verso il rischio che è a sua volta di solito funzione:
1. della sua consistenza patrimoniale
2. della “mission” che l’investitore assegna al suo capitale
3. della sua componente psicologica e di variabili come l’intelligenza emozionale, che di solito condizionano pesantemente anche l’investitore od il trader più disciplinati e ferrei nell’applicare le proprie strategie. In altre parole, puoi essere un trader che ha la migliore strategia al mondo, ma se quando il mercato ti va contro del 20% ti viene la gastrite, è meglio non tradare l’argento o il petrolio.

Apro una piccola parentesi per dire come i trader ed i gestori di hedge fund più brillanti soffrano di questa sindrome (non la gastrite). A tal proposito basti leggere un altro capolavoro di Michael Lewis, dal titolo: The big short. I libri di Lewis sono a metà strada tra romanzo, cronaca giornalistica e saggio economico finanziario ed hanno il pregio di immergerti in una determinata realtà che inizi a percepire con tutti i cinque sensi. In questo libro si narra l’epopea di Mike Burry, fondatore di Scion Capital, uno dei pochi hedge funds che shortando il mercato immobiliare americano è diventato tra il 2007 ed il 2008 multimiliardario. Mike è un medico che poi si è avvicinato al mondo della finanza ed ha iniziato a tradare prima con i suoi soldi, poi in grande stile. Ha un occhio di vetro, e questo mi ha fatto pensare subito al famoso proverbio: in un mondo di ciechi chi è guercio è un Re. Ma prima di diventare un re Mike ha dovuto passare molti brutti momenti. Ad un certo punto (fine 2006 inizio 2007) tutti gli avevano voltato le spalle, gli investitori chiedevano in massa il rientro dei propri capitali, bloccati in un’operazione che era in perdita tra il 20 ed il 30% se ricordo bene. A questo punto il trader era sulla soglia di una crisi di liquidità e di una margin call; l’uomo invece era entrato in una crisi personale, una crisi di identità. Le parole che più lo ferivano erano quelle di chi gli diceva che era immorale scommettere sulle disgrazie altrui e che questa era la sua giusta punizione. Lui ci stava male. Questa è una regola aurea: più un individuo ha sovrastrutture culturali, più riesce male nel trading. Questo perché l’irrazionalità dei mercati ad un certo punto fa sì che tutti i fantasmi che esistano latenti nella tua psiche si diano convegno un dato giorno ad una data ora ed inizino a scuotere vigorosamente i pilastri delle tue certezze… Fortunatamente per Mike i primi tuoni lontani dell’uragano subprime che si avvicinava dissiparono i fantasmi dalla sua mente e misero fine alle richieste di redemptions dei suoi investitori.

Ma torniamo alle agenzie di rating. Moody’s & C parlano di solito con il senno di poi, quindi in teoria non funzionano granchè. In occasione della internet bubble rating principeschi venivano concessi ad astri nascenti della E economy, che poi si rivelarono flop pazzeschi. Vi ricordate quanto valeva undici anni fa Tiscali? Conosco chi ci ha investito la liquidazione e sta ancora piangendo.
Quindi sembra proprio che l’umanità compia sempre gli stessi errori e che la storia si ripeta, come testimoniato nella superba opera di Charles Mackay: Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds (prima edizione risalente al 1841, esistono i libri senza tempo!), che descrive circa tre secoli di bolle finanziarie, dalla South Sea bubble a John Law.
Ma cerchiamo di guardare alle agenzie di rating dal punto di vista del trader. Da questa prospettiva le stesse possono essere paragonate ad un lagging indicator. Un lagging indicator è quel tipo di indice che se lo vedi su di un grafico storico di borsa ti sembra sia il Santo Graal. Consulti il grafico e vedi che in ogni occasione in cui il mercato si è “girato” di 180° la tale media mobile te lo ha segnalato puntualmente. Poi vai a tradare live e ti accorgi con orrore che il grafico fa repainting. Che vuol dire? Vuol dire che in prossimità di un pivot point (un punto di inversione di trend) l’indicatore è come la bandierina segna vento poco prima di un temporale. Cambia continuamente direzione (e da un numero enorme di falsi segnali). Morale della favola: le agenzie di rating, come i lagging indicator, segnalano il passato e quindi non sono di alcuna utilità per i gestori dei fondi pensione. Tradare le mosse delle agenzie di rating equivale a tradare le news. Se lo fai, otterrai esiti disastrosi. Dice Wall Street: buy the rumors, sell the news, il che adattato al contesto del bear market attuale, diventa: sell the rumors, buy the news.
Veniamo ora al terzo punto della nostra analisi: perchè notiamo che nei riguardi dei Sovereign le bocciature di Fitch SP & C. arrivano rapide severe e irrevocabili? Innanzitutto una premessa: la mia interpretazione che seguirà a breve non vuole porgere il fianco a strumentalizzazioni da parte del PSP (partito della spesa pubblica), la situazione è grave ed è frutto del debito offertoci gentilmente a fine anni 90 da GS ed altri cravattari globali.
Le bocciature senza appello possono essere interpretate:
1. ingenuamente, come la reazione delle agenzie alle critiche circa la loro lentezza nell’adeguare i rating al rapido deterioramento dello standard creditizio del debitore (io non credo a questa spigazione)
2. in un’ottica di trading possiamo invece porci questa domanda. Secondo la teoria di Charles Dow, in quale fase di mercato siamo, o meglio, di quale fase di mercato le agenzie vogliono creare l’apparenza? Una fase di accumulazione od una fase di distribuzione? Mi spiego meglio. Se io come agenzia sono coinvolta a supporto di una IPO (initial public offering) all’interno di uno schema denominato “pump and dump”, avrò tutto l’interesse a dipingere un quadro idilliaco dell’outlook della soc. oggetto di analisi. Se voglio dare l’impressione di una fase distributiva in corso di svolgimento, farò la parte di quello pignolo e allarmato. In altre parole, se i miei amici banchieri globali sono long , io agenzia di rating diffonderò “greed”, se i miei amici sono short, io agenzia diffonderò “fear”, e questo ci porta al punto…
3. E se questo fosse tutto un side show organizzato per distogliere l’attenzione della platea dalle nuove manovre di diluizione del dollaro e da problemi ben più gravi, come l’inquietante vicenda di MF global?
Think tank autorevoli, come Europe 2020, capitanata dall’autorevole Frank Biancheri pensano proprio questo. Da un po’ di tempo a questa parte stanno accadendo cose spiacevoli attorno all’euro e soprattutto a chi usa l’euro. Saddam nel 2003 stava iniziando ad organizzare una borsa dove il petrolio fosse quotato e venduto in euro, e gli è successo quello che sapete. L’Iran sta provando a fare la stessa cosa e vediamo come tutta la Marina Militare Usa si stia dando convegno nelle acque del Golfo Persico. Gheddafi aveva il petrolio, gli piaceva l’euro ed anche l’oro, quindi per il metro di pensiero neocon americano era “evil” al cubo. Vuoi vedere che l’euro porta sfiga a chi lo usa (o agli Usa)? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo se volete un giudizio su europe 2020, posso dire che scrivono cose molto interessanti. Nel gennaio 2010 hanno fatto addirittura una previsione decennale sull’evoluzione dell’economia e dei mercati. Il loro difetto ? Sono troppo euro-partigiani e quindi ammettono con difficoltà gli enormi limiti dell’esperimento monetario europeo. A loro va comunque attribuito il merito di aver diffuso l’allarme sulla crisi globale. Secondo il loro calendario personale la crisi nasce nel marzo 2006, e questa è invero una data molto importante perché da tale data la Fed cessa di pubblicare i dati di M3 e quindi della liquidità totale esistente sul mercato.

Riguardo MF Global, ci sarebbe da parlarne per decine di pagine. L’economia non è fatta di numeri ma soprattutto di parole. A voi la parola rehypotecation, cosa vi fa venire in mente?
A me fa venire in mente uno degli ultimi film del superlativo Nanny Loy: Pacco, doppio pacco e contropaccotto…

icebergfinanza
Scritto il 21 dicembre 2011 at 17:56

comprooro@finanzaonline,

E’ un piacere aVerti a bordo… da tempo! Andrea

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