EUROPA: IL FANTASMA DI TOM JOAD

Scritto il alle 21:20 da icebergfinanza

Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno la Storia è la principale stella polare del nostro Viaggio, chiunque dimentica il passato è destinato prima o poi a riviverlo.

BRUXELLES – Angela Merkel e’ ”molto soddisfatta” dall’accordo di questa notte:

”Il mondo si rendera’ conto che la Ue ha imparato dai suoi errori”,

…ha detto entrando al Consiglio per il secondo giorno di vertice.

Una dichiarazione da brividi, mentre in Italia il Grande Fratello è entrato in azione con la speranza ma forse l’illusione che vada oltre le apparenze ed esplori l’impressionante economia sommersa di questo Paese… « Siamo impegnati in un gioco in cui non possiamo vincere. Alcuni fallimenti sono migliori di altri, questo è tutto. da ” 1984″ di George Orwell »

Nel tempo dell’inganno universale , direbbe il buon George, dire la verità è un atto rivoluzionario.

Una sorta di fascismo finanziario sta sequestrando il nostro Paese e l’economia mondiale, lo stesso fascismo che ha sequestrato Stati Uniti d’ America e Inghilterra.

Cameron non e’ altro che l’esempio vivente di come le lobbies finanziarie muovono i fili della politica foraggiando uomini e partiti.

Non e’ cambiato nulla dai tempi di quell´esaltata di Margareth Thatcher o di Major o di Blair gli inglesi sono euroscetticiti sino al midollo da sempre abituati alla nebbia della Manica, all’ isolamento perenne in attesa che il castello di carta della loro economia crolli in una depressione economica che non risparmiera’ cio’ che resta del fantasma dell’ impero inglese.

Il glaciale professor Monti e’ riuscito nella piu’ soffisticata manovra di demolizione della classe media incominciando dalla deindicizzazione degli indifesi fornendo un’impressionante camera di rianimazione al sistema finanziario italiano vicino all’infarto. La socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti e’ arrivata anche in Italia.

Se la notizia e’ vera, sarebbe interessante chiedere al Governo per quale motivo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giarda abbia dichiarato che non si dara’ corso al concordato fiscale con la Svizzera, come e’ stato fatto da Germania, Inghilterra e America, per tassare i capitali evasi invece di arrampicarsi sugli specchi della mancanza di uno stato senza piu’ diritto e chiedere un miserabile 1,5 % su capitali che si sarebbero dovuti tassare a sangue al momento dello scudo fiscale.

Nel fine settimana per tutti coloro che hanno contribuito o vorranno contribuire liberamente al nostro lavoro un’nedita analisi su “opportunita’ e rischi” del futuro del mercato obbligazionario, un’analisi dettagliata che prendera’ in considerazione alcune importantissime novita’ intervenute negli ultime settimane che probabilmente rimandano e attenuano la possibilita’ di un devastante “CREDIT CRUNCH 2012” in preparazione per l’analisi di fine anno.

Questa e’ una guerra ed in guerra tutto e’ lecito.

Abbiamo bisogno di atti rivoluzionari, un atto rivoluzionario in tempi da brividi come il fantasma di Tom Joad della canzone del grande Bruce Springsteen un fantasma ancora presente nell’America di oggi, come se sessant’anni dopo, ben poco fosse cambiato.

Dice Springsteen:  “La maggior parte delle cose che ho scritto riguarda l’America di oggi, anche se trovano le loro origini nel passato. Anche la canzone di Tom Joad non è storica, ma è sull’America degli anni ’90…”  e quella attuale aggiungo io, un’ America non molto lontana dalla condizione della classe media italiana.

Era il maggio dell’ormai lontano 2009, quando scrissi un post intitolato L’ultimo-treno nel quale evidenziai come Alan Blinder ex vice governatore della Federal Reserve,  sul New York Times condivise come il 2009 non assomigliasse affatto al 1930 ma quello che dobbiamo evitare è che il 2010 e il 2011 diventino un altro 1936.

Una incredibile crescita dell’economia tra il 1933 e il 1936 e la banca centrale americana, esamina il grande volume di riserve in eccesso accumulate dal sistema bancario ( come avviene oggi) e conclude che quella montagna di liquidità avrebbe foraggiato l’inflazione futura e quindi si mise a aspirarla. Il tutto prosegui nel 1937 attraverso una contrazione della politica monetaria.

Ma contemporaneamente Roosevelt, il presidente americano del New Deal, da un’occhiata al bilancio federale che sembrava essere enorme e conclude che è arrivato il momento di aumentare le tasse e ridurre la spesa pubblica.

Torno a rileggermi l’ultimo pezzo del mio libro nel capitolo sulla Grande Depressione e sono di nuovo brividi…

«Per secoli l’astenersi dal contrarre prestiti aveva protetto la gente dalla negligenza e dalla temerarietà nell’amministrazione della cosa pubblica. I custodi dei pubblici averi negligenti o incauti avevano spesso elaborato complicati argomenti per dimostrare che il pareggio tra entrate e uscite non era segno di virtù. L’esperienza aveva invece dimostrato che, per quanto opportuna sembrasse tale idea al momento immediato, alla lunga intervenivano le difficoltà e il disastro. Quei semplici precetti di un mondo semplice non resistettero in mezzo alle crescenti complicazioni dei primi anni Trenta. La disoccupazione di massa, in particolare, aveva alterato le regole. Gli avvenimenti avevano giocato un pessimo tiro alla gente, ma quasi nessuno tentò di affrontare il problema in modo nuovo» (John Kenneth Galbraith).

Detto questo vi lascio con uno splendido riassunto di Federico Rampini apparso su Repubblica ( senza link ) che riassume un’epoca sempre più attuale…

Quanto dell’esperienza del 1929 rischia davvero di ripetersi ottant’anni dopo? Per capire cosa si è guastato nell’economia globale nel Ventunesimo secolo, rivisitare la più grave crisi del Novecento a caccia di analogie è un esercizio rivelatore. Obama e Hoover sono ai due poli opposti nella storia degli Stati Uniti. Da una parte il giovane afroamericano portatore di una potente ventata di speranza nel cambiamento. Dall’altra un repubblicano conservatore e ultraliberista che con il suo dogmatico laissez-faire contribuì ad aggravare la crisi. Profondamente diverso è anche il contesto economico dell’insediamento.

All’Inauguration Day di Obama l’America è arrivata avendo già alle spalle un anno di recessione, stremata e angosciata, consapevole delle terribili difficoltà che il neopresidente deve affrontare per rilanciare la crescita.

Al contrario, Hoover ottant’anni fa a quest’epoca (quando mancano mesi al crollo autunnale) assapora gli ultimi fasti di un’epoca beata. All’inizio del ‘29 gli americani — con rare eccezioni di lucidità — sono ignari del disastro che incombe su di loro. È il culmine, il botto finale, nella folle e spensierata Età del Jazz: il periodo eccitante iniziato subito dopo la conclusione della Prima guerra mondiale.

Un’epoca di cui oggi si ricordano soprattutto gli eccessi, ma che incarna anche un’energia modernista, creativa, trasgressiva. Le innovazioni tecnologiche come l’automobile e l’aeroplano, la radio e il telefono, si diffondono rapidamente.

Il fiorire dell’Art Déco dà a New York e Chicago alcuni dei più bei grattacieli della storia. Nelle grandi metropoli la cultura tollerante migliora la vita delle minoranze, dai neri agli omosessuali. Le donne — almeno nei ceti benestanti — assaporano un assaggio della rivoluzione sessuale.

Fino all’autunno del crac, l’atmosfera in America è elettrizzante. Lo specchio fedele di quell’euforia è l’industria dello spettacolo. A Broadway regna con successo il musical Ziegfield Follies. Sull’altra costa la Metro Goldwyn Mayer lancia The Hollywood Revue of 1929, un kolossal-varietà con Joan Crawford e la prima versione del brano Singin’in the Rain.

Nelle librerie trionfano i romanzi popolari di Horatio Alger, scomparso un ventennio prima: è un Dickens in versione ottimista, il cantore dell’American Dream, prolifico autore di dozzine di libri la cui trama è sempre la stessa, storie di giovani poveri che attraverso il sacrificio e la forza di volontà conquistano la sicurezza della middle class.

Per l’élite colta invece quel sogno americano ha il suo interprete raffinato in Francis Scott Fitzgerald. L’autore più rappresentativo dell’Età del Jazz è sedotto dal mondo dei milionari, i suoi romanzi sono l’apoteosi di una fase di opulenza, il ritratto acuto del nuovo establishment capitalistico.

Fra tutti spicca Il Grande Gatsby, personaggio circondato da un’aureola di seduzione e di mistero, il cui arricchimento troppo veloce ricorda le parabole effimere dei giovani banchieri d’affari nella New York del terzo millennio.

Fitzgerald prova amore-odio per quella società del denaro, descrive i suoi fasti e ne coglie il decadimento morale. Nella tragedia finale del Grande Gatsby si congiungono i due elementi del sogno americano degli anni Venti: la fuga in avanti per emulare i costumi edonistici della élite dorata, e il presentimento di un disastro imminente: 

«Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina…».

Non è solo una ricchezza di carta, quella che regge il sistema fino alla vigilia del crac. Dietro il miracolo economico dell’America emergente c’è un modello avanzato, un’idea democratica del diritto universale al benessere.

Detroit nel 1929 supera d’un balzo la soglia di produzione di cinque milioni di autovetture: dopo la Grande Depressione bisognerà aspettare il 1953 per tornare a quel livello. Henry Ford ha una visione sociale lungimirante, crea la prima industria di massa fondata su alti salari. Un principio del fordismo è che l’operaio deve poter comprare la stessa auto che produce. Ma nel frattempo la General Motors fonda la prima “banca dell’automobile”, la Gm Acceptance Corporation, diffonde gli acquisti rateali e il germe dell’indebitamento dei consumatori. Il diritto di ogni famiglia americana ad avere l’auto e il frigorifero, la radio e il fonografo prefigura quello che ottant’anni dopo sarà il meccanismo infernale del mutuosubprime: la promessa della casa per tutti, l’illusione di una Bengodi immobiliare fondata sui debiti.

Quando Hoover pronuncia il suo discorso d’insediamento, i più avvertiti hanno già smesso di credere a una prosperità senza fine. Il finanziere newyorchese Bernard Baruch scrive: «Acquistare a rate, puntando sulla propria capacità futura di ripagare una vita migliore, può essere saggio ma può anche essere spinto all’esagerazione. Abbiamo raggiunto l’esagerazione». Joseph Kennedy, padre del futuro presidente, prima dell’estate vende tutto il suo portafoglio di azioni e tiene la ricchezza parcheggiata in liquidità.

John Kenneth Galbraith individuerà nel saggioIl grande crollo le cause strutturali del crac. Quell’elenco è terribilmente attuale.

Rileggetevi bene una per una le cause della Grande Depressione ecco perché per anni ho passato giorni e mesi ancora dal 2007 ha raccontarvi le sinistre analogia con quell’epoca, ecco perché quotidianamente vi ricordo che chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo. La storia è stata la punta di diamante degli strumenti che hanno permesso ad Icebergfinanza di individuare prima di chiunque altro la tempesta perfetta in arrivo ancora nel 2006 in epoca non sospetta. 

Qualcuno dirà bene ora è accaduto bisogna guardare avanti, il passato è passato! 

No abbiamo il diritto e il dovere di insegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti la possibilità di imparare dal passato perché alcuni squilibri come l’iniquità nella distribuzione della ricchezza possano essere in futuro attenuati, come l’assurdità del debito alla leva demenziale rispetto al debito sostenibile.

«Primo: una distribuzione del reddito squilibrata. Nel 1929 i ricchi lo sono troppo. Il cinque per cento della popolazione con i redditi più alti controlla un terzo della ricchezza nazionale ». Al secondo posto Galbraith mette l’eccessivo indebitamento delle grandi holding finanziarie, che crea il rischio di una brusca e distruttiva inversione dell’effetto-leva: è la liquidazione precipitosa di tutti gli attivi, che scatta quando le società sono costrette a rientrare dai loro debiti. È lo stesso meccanismo che dal 2007 a oggi alimenta la spirale delle crisi bancarie.

Ecco cosa significa DEBT DEFLATION l’ho scoperta ed assimilata sino al midollo leggendo Irving Fisher, uno dei protagonisti in negativo della Grande Depressione avendo subito la disintegrazione del suo intero patrimonio. Ma lo schock fu talmente grande che si mise a studiarne le cause e ne usci un saggio favoloso DebtDeflation Theory of Great Depressions .

Chiedete ai Vostri figli e nipoti che frequentano l’università, chiedete loro quanti studiano o conoscono la Debt Deflation invece che ascoltare idiozie come l’iperinflazione o l’inflazione di massa!

Nel ricostruire le cause del crollo di ottant’anni fa Galbraith si sofferma su un precedente sconcertante. A metà degli anni Venti l’America aveva già subìto un assaggio micidiale degli eccessi speculativi, con la bolla immobiliare della Florida, una pazza corsa all’acquisto di terreni conclusa in un crollo dei prezzi.

Un incidente non abbastanza traumatico, però, da “vaccinare” gli investitori in Borsa. Una sequenza simile accade ottant’anni dopo: la bolla della New Economy e il tracollo del Nasdaq (marzo 2000) in pochi anni sono cancellati da un’amnesia collettiva, la lezione è inutile. Inutili anche gli scandali Enron, Worldcom, Parmalat.

Gli anni Venti sono memorabili per la sregolatezza dei mercati in preda all’aggiotaggio. «Un gruppo d’investitori dotati di capitali sufficienti — racconta lo storico Eric Rauchway della University of California — poteva creare un “pool” con lo scopo esplicito di manipolare un titolo in Borsa. Succedeva di continuo ed era perfettamente legale.

Il Wall Street Journal riportava informazioni quotidiane sulle manovre di questi fondi». Ottant’anni dopo il bubbone della mala finanza avrà le apparenze più sofisticate dei derivati, titoli-spezzatino, credit default swaps e altri titoli tossici. Il quadro non è migliorato: il dilagare dei conflitti d’interessi, le complicità fra banche d’investimento e agenzie di rating, la latitanza dei controlli, la passività degli organi di vigilanza. In comune gli anni dorati hanno il mood, quell’atmosfera che per Galbraith ebbe un ruolo decisivo negli anni Venti: 

«Ben più importante dei tassi d’interessi o del credito facile, è il clima psicologico.

La speculazione su una dimensione così vasta richiede un diffuso sentimento di fiducia e di ottimismo, la convinzione che anche le persone normali siano destinate a diventare ricche».

Un’altra causa profonda del 1929 è negli squilibri internazionali. La Prima guerra mondiale ha lasciato l’Europa stremata dai debiti. Anche i vincitori come Inghilterra e Francia vivono di prestiti americani. Le condizioni della pace peggiorano il dissesto. L’economista britannico John Maynard Keynes è l’autore di un’implacabile requisitoria contro le clausole finanziarie del Trattato di Versailles.

Le riparazioni di guerra impongono alla Germania oneri spaventosi, che travolgeranno la fragile democrazia della Repubblica di Weimar. In un mondo di debitori, l’America degli anni Venti è il banchiere universale, l’unico che finanzia le altre nazioni. Ma è un’America che sta già scegliendo la via del protezionismo, pratica alte barriere tariffarie. I suoi debitori sono stretti in una morsa: non possono venderle le merci essenziali per ripagare montagne di cambiali. Quando i flussi di finanziamenti americani s’interrompono, il mondo intero sprofonda di colpo nella recessione.

Otto decenni dopo le parti sono cambiate, i ruoli invertiti, e ci sono protagonisti nuovi. Gli squilibri sono altrettanto massicci. Stavolta è l’Asia — Cina in testa — a svolgere il ruolo di banchiere planetario.

I titoli del debito pubblico americano vengono acquistati dalle banche centrali di Pechino e Tokyo. La Repubblica popolare cinese ha accumulato attivi commerciali verso il resto del mondo.

Ma i suoi abitanti non consumano abbastanza, è difficile per l’America restituire i debiti esportando ai cinesi. La crescita mondiale nel primo scorcio del Ventunesimo secolo è stata consentita dalla simbiosi della coppia sino-americana,Chimerica.

Il giacimento di risparmio cinese ha consentito alle famiglie americane di vivere al di sopra dei propri mezzi. Il consumismo americano ha alimentato il boom cinese. Anche se l’incidente che ha portato alla recessione globale è accaduto in Occidente, con il crollo del castello di carte dei mutui subprime, sullo sfondo c’è l’immensità degli squilibri fra le due sponde del Pacifico.

La crescita non ripartirà senza un aggiustamento dei rispettivi ruoli dentro il binomio Chimerica.

E se per la presidenza Obama vale il precedente del New Deal, è anche all’interno della società americana che ci sarà un cambiamento di ruoli e di prospettive.

Eric Rauchway ricorda: «Tra i lasciti profondi della Grande Depressione e dell’epoca rooseveltiana ci fu questo: il ceto medio americano imparò a riconoscersi nell’insicurezza dei tanti meno fortunati, anziché identificarsi nella minoranza dei privilegiati».

Si la stessa minoranza dei privilegiati che sta sequestrando l’economia, la vita sociale delle nazioni, un’oligarchia finanziaria che sta giocando con i cerini nella Santabarbara della Storia… Come ha scritto Fabrizio Galimberti, nel suo libro dal titolo ” Economia e pazzia: crisi finanziarie di ieri e di oggi” nei mesi che seguirono alla scoppio della bolla della ” South Sea” la crisi dei Mari del Sud,  il Parlamento fece pulizia, con una spietatezza che fa onore alla monarchia costituzionale inglese ” Molti membri del Parlamento furono espulsi, altri andarono in prigione, furono documentate tutte le “tangenti” e le illegalità pagate e commesse dai direttori della South Seas Company. Ci andarono di mezzo sia questi che i beneficiari di quelle peculiari stock options. E una legge speciale, il South Sea Sufferers’ Bill, spogliò i direttori delle loro sostanze ( il rapporto della commissione d’inchiesta elenca i loro averi con incredibile minuzia, dalle piantagioni nelle Indie Occidentali ai gioielli della moglie e delle figlie, dai sacchi di cocciniglie e pepe a pentole e padelle…ma come era da prevedere, non si ritrova molto contante nelle liste…) Il furore popolare contro i consiglieri di amministrazione della South Sea Company ebbe molto eco in Parlamento. Un membro dei comuni, Robert Molesworth, propose che i direttori, dovessero essere condannati per parricidio e sottoposti alla pena prevista nella Roma antica per questo crimine…”

La parola ora passa alla Storia!

In attesa dell’analisi sulle future prospettive del mercato obbligazionario alla luce delle importanti novità intervenute nelle ultime settimane, della doppia analisi di fine anno  sul possibile CREDIT CRUNCH 2012 e sulle future dinamiche dei debiti sovrani dedicata a tutti coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere liberamente il nostro lavoro cliccando qui sotto …

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34 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 11 dicembre 2011 at 22:33

Andrea,

,i pare che la storia ci dica che la ricchezza è sempre stata distribuita in modo molto ineguale e che più ricchezza si crea più ineguale è la distribuzione poichè la ricchezza è lo strumento di crazione di nuova richhezza.

Solo la concreta PAURA ha occasionalmente frenato questo meccanismo.

E’ interessante osservare che il Comunismo ha drammaticamente fallito la sua missione di creare una società più giusta la dove ha , in qualche forma, attecchito, creando invece una società povera, corrotta e ingiusta.
Ha però creato una corposa paura nelle classi dirigenti e dominanti dei pasei occidentali che , pur di allontanare il rischio di una deriva socialista hanno concesso condizioni di maggior favore alle classi medie e proletarie come mai in passato.

Il comunismo ha fatto gran bene ai lavoratori … dei paesi capitalisti.

Naturalmente è durato poco, il capitalismo ha vinto la battaglia e la guerra e adesso si sta riprendendo quanto fu costretto a concedere.

E’ chiaro di cosa abbiamo bisogno.

aquilifer
Scritto il 11 dicembre 2011 at 22:34

Grazie andrea della risposta data all altro post.
E complimenti sempre per i tuoi post e le tue analisi che dal 2006 esponi , riuscendo diciamo a tranquilizzare nei vari post
i lettori piu impauriti e curiosi di economia e finaza.
visto che nella bloggosfera alcuni scrivono cose terribili
tipo che falliremo tra 6 mesi, oppure che gli gli inglesi ci vedono fuori dalla moneta,senza vedere le loro travi (problemi)
fortunatamente questo e un blog che da speranza come queste notizie che ovviamente sapete
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Global-Soros-compra-mld-bond-soprattutto-italiani-Wsj/09-12-2011/1-A_000631209.shtml
http://affaritaliani.libero.it/economia/goldman-sachs-titoli-italiani061211.html

visto che come dici giustamente che e stato sequestrato il futuro delle nuove generazioni.
in quest epoca di forti manipolazioni di borsa,di questi
accademici professori delle varie Bocconi,scuola di Chicago
il cambiamento prossimo che verra, imporra ovviamente di riverdere le teroie economiche che si insegnano ora nelle varie universita.
mi son fatto ste domande anche perche leggendo il grandioso post sul blog di DT riguardo proprio alle nuove generazioni
http://intermarketandmore.finanza.com/la-generazione-dei-tre-niente-38105.html
alla fine del video del film dice Michael Douglas

infine e nel PRESTITO il problema del sistema

ma nessuno pero ha spiegato poi nei post , come sia possibile
vivere in un mondo dove le banche non prestano soldi.

visto che il benessere moderno e fondato sul prestito a imprese e cittadini
e possibile vivere e produrre senza prestito?
saluti

ilcuculo
Scritto il 11 dicembre 2011 at 22:39

Il bilancio di competenza dell’umanità dice che abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità per cui adesso siamo indebitati.
Il bilancio di cassa dice il contrario.

Andrea,
come lo spieghi…

ilcuculo
Scritto il 11 dicembre 2011 at 22:42

aquilifer@finanza,

No , non è possibile, così come non è possibile gestire una economia in crescita con un gold standard.
La complessità del mondo industriale moderno a filera lunghissima necessita di un continuo flusso finanziario che chiuda in senso inverso il circuito dei beni e dei servizi, e poichè la ricchezza prodotta cresce è anche necessario che parallelamente cresca la massa monetaria.
Solo sistemi di piccolissime dimensioni a filiera cortissima e sostanzialmente autarchici potrebbero vivere con un sistema senza prestiti e con una quantità fissa di moneta. Sono evidentemente sistemi intrinsecamente impossibilitati a crescere e quindi per estensione del secondo principio della termodinamica destinai a sparire.

luigiza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 07:55

Dietro il miracolo economico dell’America emergente c’è un modello avanzato, un’idea democratica del diritto universale al benessere (l’enfasi é mia).

Un altro tassello del mosaico è finito al suo posto.

Forza gente che quasi ci siamo a capire la causa del disastro.

Non ha fallito il liberismo, nonha fallito il capitalismo (non uelli selvaggi ovviamente).

La parte bacata sta altrove.

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 08:39

luigiza@finanza,

Ti sbagli Luigiza non sta dove tu credi ma nell’uomo volutamente scritto in piccolo. Andrea

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 08:47

ilcuculo@finanza,

Si scrive redistribuzione …si legge guerra,rivoluzione o depressione economica lo scrive la Storia! In una parola edonismo ed egoismo…Babele o Arca di Noe’ poco importa! Andrea

luigiza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 09:33

icebergfinanza,

@Andrea

non insisto perchè non voglio ne dare scandalo ne tediare alcuno, ma si devono accettare le leggi del ns.stato di esistenza.
Poi l’uomo meschino eda vido ci metterà anche del suo per peggiorare le cose ma l’utopia é follia ed a ncora crimnale la negazione della necessità della assunzione di responsabilità da parte del singolo.

Ed é quello che i veri responsabili del disastro hanno fatto.

Comunue é andata. Aspettiamo la ripartenza su basi meno idiote.

first em
Scritto il 12 dicembre 2011 at 11:18

Grazie Fringuello per la tua risposta alla mia ultima riflessione.
Conoscere la storia è fondamentale perché:1) che ci piaccia o no, siamo comunque il frutto del nostro passato 2) ci permette di cogliere analogie e differenze con la contemporaneità. La situazione è evidentemente molto simile a quella della Grande Depressione:
1) Disuguaglianza pazzesca e crescente concentrazione della ricchezza.
2) Sovrapproduzione.
3) Indebitamento.
La novità (e non è, secondo me, una bella novità) è la pervasività e l’interconnessione su scala planetaria della finanziarizzazione. Oggi viviamo perennemente con la spada di Damocle sulla testa di una gigantesca bolla di denaro fittizio e virtuale che permette ad alcuni di guadagnare cifre nell’ordine del miliardo di euro l’anno (!?!), getta gli altri in una progresssiva marginalizzazione e non ha, a prescindere dal discorso sulla sua iniquità, nessuna possibilità di sopravvivenza, ma che rischia di travolgere nella sua implosione il globo intero.

maatmatithiak
Scritto il 12 dicembre 2011 at 12:02

“Joseph Kennedy.. si è salvato vendendo le azioni e tenendo in liquidità”…………
È stato fortunato , perchè con tutti i fallimenti bancari dell’epoca ha avuto il culo di scegliere le banche giuste ( si pensa )

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 12:49

maatmatithiak@finanza,

Se salta una banca saltano azionisti ed obbligazionisti ma i risparmiatori vengono.protetti dallo Stato Chi dice il contrario dice idiozie! Andrea

idiocrazia
Scritto il 12 dicembre 2011 at 14:49

Bellissimo post.

Giuseppe

ilcuculo
Scritto il 12 dicembre 2011 at 15:45

icebergfinanza,

Si Andrea,

ma è importante capire se quello che non ci possiamo permettere è lo stile di vita occidentale degli ultimi 40 anni o se quello che non ci possiamo permettere è la struttura del capitalismo degli ultimi 20 anni.

Esistono sistemi che hanno un punto di equilibrio ed altri che NON lo hanno, i primi in qualche modo vi arrivano i secondi mai.

Quanto all’arca di Noè penso che non esista perchè non è un diluvio mandato da Dio quello che dobbiamo affrontare ma appare molto più simile ad un disastro tipo quello del Vajont. Nessuna Arca avrebbe potuto salvare gli abitanti di Longarone….

ilcuculo
Scritto il 12 dicembre 2011 at 15:58

luigiza@finanza,

Luigi,

moriremo tutti !

L’importante è come viviamo, io credo nel diritto naturale alla ricerca della felicità. (senza enfasi)
Come scritto nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America

“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.”

luigiza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 17:11

ilcuculo@finanza,

Non mi hai compreso.

Ciò che intendevo dire é che come l’homo sapiens ha buttato nella pattumiera della storia l’Homo neanderthalensis così l’Homo technologicus dovrà decidersi se fare la stessa cosa con l’insapiens.

Si direbbe che (ma ho l’impressione che la partita non sia ancora chiusa) abbia deciso per il no ed i risultati si vedono, perchè le frasi del tipo crisi subprime, globalizzazione, ecc. sottointendono un qualche cosa che non si dice mai, ma é ciò che in realtà ha portato allo stato di cose attuali.

Poi nel nuovo ambiente creato sono arrivati gli squali, ma solo dopo ed a rigore sono solo uno spiacevole incidente di percorso.

..io credo nel diritto naturale alla ricerca della felicità. (senza enfasi)
Come scritto nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Lo credo anche io ma si dovrebbe tener conto che di vive in un mondo limitato per estensione e risorse dove non é possibile salvare capra e cavoli.

Comunuque restiamo focalizati sugli spread, QE ed idiozie simili.
Peccato che le leggi di natura siano altre.

maatmatithiak
Scritto il 12 dicembre 2011 at 18:06

dai che se continua cosi Monti nn fa a tempo a fare un’altra manovra.
saltiamo prima del nuovo anno

junka
Scritto il 12 dicembre 2011 at 18:41

Scusa Andrea,
ma se salta una banca italiana, lo Stato cosa mi garantisce i famosi 100 mila sul conto. Ma quando me li da indietro fra dieci anni ? E nel frattempo quante altre banche vanno a gambe all’aria e sono garantite sempre da quello Stato che oggi non riesce a raccogliere denaro a tassi ragionevoli !! Con il grado di preoccupazione che cè in giro la corsa agli sportelli globale si innescherebbe in un attimo. In Estonia cosa stanno facendo con quella banca svedese swedbank fallita via twitter, che però dichiarano solidissima, le prove di nervi ?? Siamo in guerra ma la stiamo perdendo alla grande. La BCE interverrà solo sulle macerie e qualche banca fallita francese o tedesca comprerà qualche banca fallita italiana, come negli USA…

tirlusa
Scritto il 12 dicembre 2011 at 18:51

Bellissimo post Andrea, meno male che ci sei tu ad alleviare le pene che ci infliggono i mercati.
Scusatemi se mi intrufolo nella discussione…A mio parere non è un problema di tenore di vita degli occidentali, caso mai di una piccola parte di loro. Le risorse per permetterci di avere un reddito decente, una casa, una istruzione per i propri figli, un sistema sanitario sobrio ed efficiente ci sono. Questo è quello a cui mira la maggior parte delle famiglie occidentali. Secondo me non ci possiamo permettere il capitalismo malato che nacque quando Clinton firmò quella maledetta legge che revocava il Glass Steagall, non possiamo permetterci le politiche monetarie alla Greenspean, non possiamo permetterci una crescita che và di bolla in bolla, non possiamo permetterci trilioni di derivati, non possiamo permetterci l’ottusità della classe politica di oggi, vedi Merkozy.
Eppure a me sembra così semplice risolvere la crisi attuale, basta volerlo.
1) Riforma dei mercati finanziari, abolizione di tutte quelle porcherie ingegnose che stanno distruggendo la civiltà umana e presenza dello Stato nel capitale azionario degli istituti di credito per garantire la funzione creditizia
2) Politiche redistributive dei redditi a favore dei salari più bassi
3) Sobrietà fiscale degli Stati, con tagli alla spesa pubblica improduttiva e redistribuzione del carico fiscale, lotta alla corruzione ed alla evasione
4) Emissione di titoli di debito sovrani comuni nel caso dell’Europa
5) Una banca centrale prestatore di ultima istanza

Andrea, questi qui sono anni che si riuniscono in G7 G8 G20 e non partoriscono mai nulla di veramente incisivo che vada alla radice dei problemi. Un qualsiasi cittadino medio con il buon senso del padre di famiglia avrebbe fatto molto meglio di tutti questi geni messi insieme.
Confido molto nel leader solcialista francese, spero sia meno ambiguo e zerbino di Sarkozy nel trattare coi tedeschi. E’ che di questo passo al 2012 non ci arriviamo

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 19:08

luigiza@finanza,

Ti sembra un blog focalizzato solo su spread e quantitativeasing Luigi…perche’ non organizzi una serat e poi vedrai se parli di spread o altro! Andrea

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 19:13

junka@finanza,

Accomodati Junka e vedrai il prossimo anno ma abbi poi il coraggio di ammettere di aver sbagliato non come la peggior fecia che gira sul web e spara cazzate dalla mattina alla sera senza un minimo di analisi fondamentale o macroeconomica. Per favore Junka cerchiamo di ragionare oltre lo Stato non c’e’ piu nulla! Andrea

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 19:37

Domani accendo un cerino nella santabarbara italiana …! Andrea

junka
Scritto il 12 dicembre 2011 at 20:08

Lasciamo stare la feccia: posto qui e non da altre parti e soprattutto ragiono con la mia testa e vedo gente piangere perchè ha perso cinque anni di pensione da quello Stato a cui ha versato una vita di contributi e oggi a pochi giorni dal ritiro gli cambia le regole. Uno Stato che toglie il contante non per colpire l’evasione, ma per salvare le Banche in agonia di liquidità. Uno Stato che ha delegato ad altri l’emissione della moneta e che oggi ha un governo non eletto composto dal conflitto di interessi in persona. Uno Stato senza diritto con il braccio armato equitalia che ti pignora la casa se non paghi entro 60 gg. una cartella giusta o sbagliata che sia, mentre i rimborsi non arrivano e li vogliono persino pagare con i BTP così dovremo indebitarci ancora con le banche per usare soldi nostri. Mi fermo qui e non parlo solo dell’Italia… Mi sembra che il nulla sia già arrivato. Se poi mi sbaglio, se qualcuno lassu nei piani alti avrà un sussulto di dignità sarò felice di riconoscerlo per me e soprattutto per i miei figli. L’analisi fondamentale o macroeconomica la lascio a te altrimenti non sarei qui a leggerti tutti i giorni. Saluti.

maatmatithiak
Scritto il 12 dicembre 2011 at 20:40

junka@finanza:
Lasciamo stare la feccia: posto qui e non da altre parti e soprattutto ragiono con la mia testa e vedo gente piangere perchè ha perso cinque anni di pensione da quello Stato a cui ha versato una vita di contributi e oggi a pochi giorni dal ritiro gli cambia le regole. Uno Stato che toglie il contante non per colpire l’evasione, ma per salvare le Banche in agonia di liquidità. Uno Stato che ha delegato ad altri l’emissione della moneta e che oggi ha un governo non eletto composto dal conflitto di interessi in persona. Uno Stato senza diritto con il braccio armato equitalia che ti pignora la casa se non paghi entro 60 gg. una cartella giusta o sbagliata che sia, mentre i rimborsi non arrivano e li vogliono persino pagare con i BTP così dovremo indebitarci ancora con le banche per usare soldi nostri. Mi fermo qui e non parlo solo dell’Italia… Mi sembra che il nulla sia già arrivato. Se poi mi sbaglio, se qualcuno lassu nei piani alti avrà un sussulto di dignitàsarò felice di riconoscerlo per me e soprattutto per i miei figli. L’analisi fondamentale o macroeconomica la lascio a te altrimenti non sarei qui a leggerti tutti i giorni. Saluti.

DA RIPETERE PERCHÈ NE VALE LA PENA .
ANALISI LUCIDA CONCRETA E CONDIVISIBILE
BRAVO JUNKA

luigiza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 20:48

icebergfinanza,

Non ce l’avevo col tuo blog Andrea.
Semplicemente non desideravo essere motivo di diatriba.

il fringullo
Scritto il 12 dicembre 2011 at 20:50

Bossi: L’euro è Kaputt. La Padania si farà la sua moneta.

Oh ora molti saranno contenti.

Vediamo dove ci portano questi discorsi va. Ormai non ci sono più parole da spendere. La ragione si ferma laddove fa ferocia dell’ignoranza prende il posto. Se si fosse voluto davvero il bene dei propri figli quante scelte diverse avrebbero dovuto fare molti dei 60enni che piangono lacrime di coccodrillo e che ora spingono verso soluzioni sempre meno pacifiche. Ma quando tutto sarà finito ricordate le parole dell’Adelchi.

Il Forte si mesce col vinto nemico
col nuovo padrone rimane l’antico
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta
dividono i servi dividon gli armenti
si posano insieme sui campi cruenti
d’un volgo disperso che nome non ha.

il Fringuello

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 20:59

tirlusa@finanza,

Sintesi perfetta! Andrea

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 21:04

junka@finanza,

Junka rileggiti quello che hai scritto non ce l’ho con te diciamo le stesse cose ma non ho intenzione di fuggire come un manipolo di vigliacchi che urla quotidianamente …siamo in guerra e la stiamo perdendo alla grande scrivi …si anche grazie a coloro che in questo paese stanno fuggendo dalla responsabilità o grazie a coloro che urlano la fine quotidianamente per il loro sporco interesse. Ma quale corsa agli sportelli ma non diciamo fesserie come quell’idiota di giornalista americano che twittava di orde di italiani che di notte assalivano le banche per fuggire all’estero …se vogliamo autoalimentarla prendetevi la vostra responsabilità. Andrea

john_ludd
Scritto il 12 dicembre 2011 at 21:19

HYPER-HYPOTHECATION

Leggo i suoi post sempre con attenzione, scrivo poco perchè non ho nulla da aggiungere. Anche in questo caso non ho nulla da dire ma colgo l’occasione per sottoporre a chi legge l’inglese questo post apparso su ZH, di per sè un sito spesso pieno di immondizia, ma l’autore è brillante e il tema assolutamente importante.

Sono certo che anche lei lo sta seguendo. Mi permetto di scrivere che anzi meriti un post apposta scritto da lei che è più credibile del sottoscritto perché francamente c’è un limite di sopportazione ormai superato da tempo. Americani e inglesi che fanno la morale al mondo intero mentre le loro banche (e le svizzere, canadesi ecc…) si dilettano in truffe su scala planetaria come ben descritto qui:

http://www.zerohedge.com/contributed/goldman-et-al-suffer-same-malady-collapsed-lehman-and-mf-global-worlds-1st-and-8th-large

Il marcio è dentro tutto ormai.

icebergfinanza
Scritto il 12 dicembre 2011 at 21:46

john_ludd@finanza,

E’ già tutto pronto per domani il titolo… CREDIT CRUNCH 2012 MFGlobal & RE-HYPOTHECATION…

john_ludd
Scritto il 12 dicembre 2011 at 22:22

icebergfinanza,

Ottimo. Unico blog italiano che ne parla e tra i pochi al mondo, eppure è un fatto enorme che potrebbe destabilizzare l’intero sistema monetario… altro che debito sovrano… povero pianeta comandato da banditi !

john_ludd
Scritto il 12 dicembre 2011 at 22:27

COMMERZBANK

so che è off-topic ma penso non sia male postare anche qui quanto ho scritto nel sito “fratello” intermarketandmore…

La Germania si batte come un leone… per salvare le sue banche… e lo fa a costo di scardinare un sistema bancario con tante pecche ma fondamentalmente assai più sano come il nostro. Le nostre banche non hanno fatto il pieno di prodotti finanziari di men che dubbia qualità come alcune landesbank e guarda caso commerzbank la quale aveva nel 2008 rilevato per 9,8 miliardi di euro la Dresdner Bank dal gruppo Allianz; questa operazione è stata salvifica per Allianz dato che Dresdner perdeva miliardi… mi fermo qui credo sia abbastanza chiaro. Questo un link a un documento “d’epoca”… buffo rileggerlo oggi:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/commerzbank-dresdner-sfida.shtml?uuid=a3366e50-78d8-11dd-ad8f-e7575f688f83&DocRulesView=Libero

sd
Scritto il 12 dicembre 2011 at 22:34

Buona sera

E’ da un pò che non scrivo, mi limitavo a leggere…..e studiare; visto che probabilmente non ho la preparazione economico/finanziaria di molti altri. (sono un semplice “lavoratore” dell’economia reale)

Ma forse a qualcuno potrebbe interessare qualcosa di molto reale !!!
O per caso pensavate di essere proprietari dei vostri soldi ???? vi piacerebbe hehehe (credo che il Capitano lo conosca)

Art. 1834 Depositi di danaro
Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (1782).
Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si e costituito il rapporto.

Potrebbe interessarvo anche la MMT (on italiano significa: Moderna Teoria della Moneta)

SD

icebergfinanza
Scritto il 13 dicembre 2011 at 05:31

sd@finanza,

Benritrovato SD… un giorno parleremo anche della MMT! Abbraccio Andrea

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