AMERICA: ESODO VERSO LE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO! MOVE YOUR MONEY

Scritto il alle 06:19 da icebergfinanza

 Ne abbiamo già parlato in AMERICA: MOVE YOUR MONEY e chi vi scrive esplicita tutto il suo conflitto di interesse facendo parte del movimento cooperativo.

In giornata un altro post in esclusiva sulla forza d'urto che molto probabilmente nel 2012 sconvolgerà gli equilibri del sistema finanziario mondiale!

Un post da non perdere assolutamente! Ricordo che un modo per contribuire al nostro lavoro è anche quello di diffonderlo nella rete attraverso i socialnetwork o i forum.

L'invito è di andare oltre per essere consapevoli della possibilità di un'alternativa associata anche alle banche etiche, banche responsabili, agli investimenti etici, oltre la speculazione!

Per prevenire la facile ironia di alcuni è necessario affermare che anche nella cooperazione sono stati fatti errori e danni non indifferenti, anche nella cooperazione come in tutti i modelli economici gli esaltati non sono mancati,  ma il modello è vincente e il capitalismo ne è consapevole e gli esaltati neoliberisti e della scuola di Chicago questo lo sanno e evitano spesso l'argomento!

Oggi è il "Bank Transfer Day" proclamato dagli indignati di Occupy Wall Street, la giornata del nuovo appello agli americani a spostare i loro risparmi dalle grandi banche nazionali odiate dal movimento alle piccole banche del credito cooperativo. La ragione è sempre quella, la volontà di punire i giganti della finanza salvati nel 2008 con il denaro dei contribuenti ma che, secondo gli indignados americani, continuano a ripagare il pubblico con licenziamenti di massa e tariffe imposte ai clienti.

In realtà una fuga dalle banche commerciali nazionali è già cominciata da settimane. Non è certo un panico stile 1929 con il ritiro di massa dei depositi, ma i numeri dipingono un panorama cui fare attenzione. Secondo dati diffusi in settimana dalla Credit Union National Association, 650.000 americani hanno aperto un conto corrente presso una banca cooperativa dal 29 settembre a oggi. Per capire la portata del fenomeno basta pensare che in tutto il 2010 i nuovi clienti del credito cooperativo erano stati 600.000.

La data del 29 settembre è significativa perché quel giorno Bank of America aveva annunciato che avrebbe imposto una tariffa mensile di 5 dollari sulle carte di debito, carte che ormai tutti i clienti hanno. La misura ha suscitato l'immediata reazione dei consumatori ed è stata passata da gran parte dei media come una dimostrazione del fatto che gli indignati, che trattano le banche da vampiri, avevano ragione almeno su una cosa.

E allora Bank of America ha deciso dopo una decina di giorni di tempesta di cambiare idea, e il 1 novembre ha annunciato il ritiro dell'impopolare balzello. Ma ormai il danno d'immagine era fatto. Del resto due dei concorrenti principali, Wells Fargo e JPMorgan Chase, avevano già deciso di cancellare la tariffa sulle debit cards: il clima non è positivo per questo genere di mosse.

Le credit unions, banche generalmente piccole e su base regionale se non cittadina, annunciano così che stanno assumendo personale e allungando le ore di apertura in previsione di un aumento ulteriore dei clienti (l'80 per cento dei 5.000 istituti membri dell'associazione di settore afferma di aver visto il numero di membri crescere da fine settembre a questa settimana).

Secondo un analista di settore – Dennis Moroney, direttore della ricerca sulle carte bancarie della società di consulenza Tower Group – le grandi banche non smetteranno comunque di provare a raccogliere denaro aggiuntivo: "Penso che vedremo più tariffe nascoste", ha detto. Per esempio, invece di far pagare quei 5 dollari al mese per usare una carta sostanzialmente equivalente al Bancomat italiano, le banche commerciali potrebbero decidere di far pagare uno o due dollari al mese a chi vuole gli estratti conto cartacei invece che sul web.

Ma intanto, dopo un mese e mezzo di occupazione, gli indignati possono segnare un punto a loro favore: e non solo nell'arena più o meno virtuale delle relazioni pubbliche, ma in quella più pesante della realtà, dove i soldi persi dalle grandi di Wall Street sono veri. E qui si tratta di miliardi.AMERICA24 

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4 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 8 novembre 2011 at 08:07

si la mia BCC È PIU AVANTI..
infatti venerdi tiene un dibattito…….
DOPO CRISI RAPPORTO BANCHE IMPRESE ….. ^_^
noi siamo già oltre
M

utente anonimo
Scritto il 8 novembre 2011 at 09:11

Le Banche sono Banche, che si chiamino SPA o COOP non cambia niente. Sono le persone che fanno la differenza.  Ma oggi una persona coerente ed onesta che lavora nel settore finanziario dovrebbe dimettersi (e parlo per me). Le casse rurali hanno un aspetto positivo che investono localmente punto. Ma dal lato investimenti le peggiori schifezze le ho viste soprattutto nel mondo Coop. Sono arrivate dopo e hanno creato strutture "private" da far ridere con prodotti di case terze di cui non sanno nemmeno il nome per non parlare del carrozzone assicurativo a Roma.
Argentina, Lehman,  Irlanda cè le hanno tutte. Oggi trovare gente preparata è una chimera anche perchè le strutture dirigenti vogliono solo degli yes-man in qualsiasi banca, per non parlare dei raccomandati. Ormai è un puttanaio sembra di essere al grande fratello: Direttori donna sotto i quaranta con minigonna che ammiccano per una firma e ragazzotti laureati e incravattati con budget giornaliero. MOVE YOUR MIND.
Saluti.
Junka

utente anonimo
Scritto il 8 novembre 2011 at 09:42

Continui così, il suo è il blog sicuramente più interessante.

Max

Scritto il 8 novembre 2011 at 10:23

Riporto il commento di questa notte fonda e la risposta del cuculo69

Il problema più grosso è che tutti, noi compresi, stanno parlando di qualsiasi argomento, trovando soluzioni più o meno logiche in base alla propria esperienza, quindi limitate nel tempo e nello spazio.
Quello che penso è che siamo davanti a qualcosa che l'uomo non ha mai vissuto, per via della globalizzazione della crisi e della possibilità di interconnettersi in tempo reale.
Non solo: le varie crisi (economica, politica, energetica, sanitaria, militare)  stanno convogliando l'epilogo verso un tempo X che non sembra poi così lontano.
Qualsiasi soluzione proposta, che poteva essere buona o ottima ieri, o 30 anni fa o il secolo scorso è perfettamente inutile domani o più ci avviciniamo all'ora X, quando il mondo come lo abbiamo conosciuto fino ad ora imploderà su se stesso.

Gli unici barlumi di futuro migliore che vedo ora sono il metodo Islandese, una costituzione dettata dai cittadini stessi, fuori dagli schemi seguiti fino ad ora, soprattutto fuori dal FMI
e Occupy Wall Street, cioè giovani di tutto il mondo che vogliono riappropriarsi della democrazia perduta!!! 

Immaginate per un attimo Occupy Wall Street in Cina e ditemi cosa è servito scrivere gran parte dei commenti che abbiamo scritto oggi…

Bill

 

 

Bill,
benchè l'idea della fine del mondo spaventi, da sempre è nei vaticini degli uomini perchè il desiderio di essere presenti e partecipi all'evento più epocale della storia affascina ed attira.

 

Il cuculo69

E ora rispondo:

Non penso alla fine del mondo ma penso ad un profondo, radicale cambiamento che per noi è ancora difficile immaginare. Dato che come da sempre dice Andrea e chi non se ne è accorto farebbe bene a VIVERE, la crisi è ANTROPOLOGICA, il cambiamento che ne deriverà sarà il cambiamento dell'uomo, che è la cosa più radicale che ci possa essere.
Il post di questa mattina di Andrea, per esempio, mostra le prime scintille di cambiamento ed il commento sulle coop e tantissimi commenti che avete fatto in questi giorni mostrano la crisi antropologica che Andrea deve continuamente mettere in evidenza perché, dopotutto, viviamo di fatti contingenti
Bill

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