OSTAGGI DI UN ALGORITMO!

Scritto il alle 07:00 da icebergfinanza

  

Nel capitolo finale del mio libro ho scritto che …

(…) L’immaginario di un mondo parallelo e virtuale, che alimenta comportamenti trasgressivi alla ricerca spasmodica del massimo profitto possibile, testimonia l' attraversamento di un passaggio dimensionale, dove l’esperimento finanziario accompagna quello genetico alla ricerca della perfezione, ai confini della follia. Abbiamo trasformato l’equazione del calore e dell’energia in formule che ambiscono al controllo dell’andamento dei prezzi dei mercati, dimenticando mille variabili e innescando composti altamente instabili in grado di distruggere il sistema finanziario, la stessa economia, sino a terremotare la vita sociale.(…)

Date un'occhiata a quello che ha scritto Vittorio Carlini sul Sole24OreDemenzia .

Sullo schermo dei pc scorrono le quotazioni. I trader, frenetici, inviano gli ordini. Nella sala trading di Banca Imi a Milano, a due passi dalla Scala, la giornata vola via, nervosa. In uno dei tanti desk operativi, però, l'attenzione non è solo su titoli e opzioni. Un operatore mormora tra sé e sé: «Cointegrazione interessante». A fianco, altri colleghi discutono: «L'algoritmo?», «Ok!». «Sì, ma il noise?».

Un linguaggio per iniziati. Comprensibile solo a chi sa di "alta" matematica finanziaria. Tanto che all'ignaro visitatore resta un unico pensiero: altro che fondamentali e multipli analizzati in un'ottica da cassettisti. La finanza, sempre più, sarà gestita da sofisticatissimi modelli matematici: la vera frontiera dell'investimento. «È il nostro team dell'hedge statistico – dice Giorgio Pozzobon, responsabile dell'equity desk di Banca Imi -. Un progetto ambizioso sui cui puntiamo e il cui obbiettivo, in via definitiva, è di cercare nuovi titoli, sintetici».

Algoritmi, modelli matematici, titoli sintetici avete sentito, altro che fondamentali, analisi o realtà, il mondo è in mano ad un manipolo di esaltati e alle loro formule matematiche, nonostante il totale fallimento delle teorie delle aspettative razionali.

E nonostante quello che è accaduto si punta ancora su qualche assurdo algoritmo da nascondere sotto una qualunque campana gaussiana, facendo soldi dal nulla, senza alcuna logica se non quella dei predatori.

E pensare che negli ultimi mesi mi sto occupando di neuroeconomia, dopo aver condiviso con i miei cari compagni di viaggio l'economia comportamentale e le scienze cognitive. Insieme alla storia e alla filosofia si tratta degli unici strumenti che mi hanno consentito di intravvedere da lontano questa depressione economica. 

Fanno decisamente tenerezza questi scienziati, giocano con i loro modelli matematici sognando la fonte dell'eterna giovinezza, il sacro Graal del controllo del rischio. 

 
 

(…) Che detto così, al profano, può apparire la ricerca della pietra filosofale, dove l'intervento umano è relegato sullo sfondo. «In realtà – sottolinea Stefano Pennisi, il matematico "papà" del sistema – è il risultato di un'idea ben precisa». Vale a dire? «Trovare dei titoli co-integrati», il cui andamento, cioè, sia collegato in maniera precisa.

Fantascienza? Ormai, la realtà della finanza. «Passando ai raggi x migliaia di serie storiche di molte variabili dei titoli – spiega Pennisi -, è possibile individuare le diverse azioni con questa caratteristica».

Per semplificare il tutto, può pensarsi a due semplici titoli che, «grazie alla statistica, sappiamo si muoveranno all'insù e all'ingiù attorno a un valore centrale. Quando sale uno, l'altro scende e viceversa». In una Borsa perfettamente efficiente i due titoli co-integrati avrebbero movimenti simmetrici, all'interno di una determinata banda di oscillazione: la loro somma cioè sarebbe uguale a zero.

Fantastico no…borse efficienti, movimenti simmetrici… chissà che risate il classico granellino di sabbia negli ingranaggi!

«Nella realtà invece il mercato, magari sulla scia di un newsflow inaspettato, spinge le azioni fuori dalla forchetta considerata. Così, quando il titolo supera il livello superiore scatta l'ordine di vendita»: il modello, infatti, è in grado di prevedere la successiva ricaduta; se, al contrario, scivola al di sotto della banda inferiore, «andremo in acquisto, perché ci attendiamo un suo rimbalzo».

Un simile meccanismo viene applicato a panieri costituiti normalmente da 10 azioni che, attraverso ulteriori calcoli matematici, diventano essi stessi un "nuovo titolo". E su di quello vengono realizzati gli ordini di compravendita in automatico. «In genere – dice Pennisi – operiamo una volta al minuto: in una giornata verrà effettuato un migliaio di trading».

Già, il trading. Mentre Pennisi, il "guru", controlla alcuni dati sul portatile, la sua collega Barbara Annebaldi si "prende" la parola per sottolineare che non è solo «software e algoritimi». L'intervento dell'uomo è ancora rilevante. «In linea generale – dice – diamo sempre un'occhiata agli schermi per essere sicuri non ci siano anomalie. Soprattutto, nei periodi di maggior trading». Vale a dire? «Dalle 9 alle 10 l'operatività è intensa. Poi c'è un po' una pausa: si riparte alle 14, quando arrivano i dati macro dagli Usa, fino all'apertura di Wall Street. Infine, dalle 17 alle 17.30 ci concentriamo sulla chiusura dell'Europa. A quel punto inviamo gli ordini ai colleghi a New York che seguono la seduta di Wall Street».

Un risultato di équipe, insomma, che ovviamente inizia ben prima dell'operatività. «La fase di studio del modello – sottolinea Pennisi – dura, di solito, da 1 a 2 mesi. Poi, il sistema deve passare gli stress test del risk management della banca; infine, viene fatto "girare" per una settimana su un mercato virtuale, ma con prezzi veri. Solo dopo aver compiuto quest'iter è pronto per l'operatività reale». 

L'attività di trading dovrà comunque generare, alla fine, del fatturato. «Sull'intero 2011 – afferma Pozzobon – stimiamo ricavi per circa 5 milioni di euro». Soldi veri generati da modelli che, ormai, guardano ai titoli non più come rappresentativi di un'azienda reale, bensì come variabili di un'equazione. «It's the algorithm, baby».

E' la finanza bellezza e tu non ci puoi fare niente a meno che tu non sia consapevole del meccanismo che sostiene il casinò nel quale stai puntando le tue ultime fiches!
Chiunque non avesse ricevuto l’ultima analisi e’ pregato di segnalarlo a icebergfinanza@yahoo.it

Ne approfitto per ricordare a tutti coloro che hanno contribuito al nostro viaggio recentemente o che lo vorranno fare ora liberamente e che non hanno mai ricevuto le prime due analisi "No Mans Ocean 2011" " Shock Economy 2011 " oltre a " Red flag at the beach " di richiederle senza problemi inviando una mail a icebergfinanza@yahoo.it avendo un pò di pazienza per la risposta. Nel frattempo in serata è stata inviata l'ultima analisi dal titolo "Little Italy & Chinatown".  Nel fratt !  

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12 commenti Commenta
Scritto il 31 maggio 2011 at 06:26

Neuroeconomia…interessantissima…mi puoi fornire alcuni riferimenti Andrea, grazie!!

Per quanto riguarda gli algoritmi che vadano vaffa…anche se non si addice a una "signora" il concetto è questo!!!

BUona Giornata Marinai

Valentina

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 09:18

Ma mi spiegate come si può sostenere la ricerca, l'università e lo studio per poi demolire ciò che questi studi portano come risultato?
Cosa dovrebbero fare i poveri laureati se non fare finta di lavorare e permettere alle nazioni oramai deindustrializzate di generare ricchezza fittizia con lo scopo di acquistare quei beni che non si producono piu in casa? 
Cosa dovremmo fare? Io punto all'autosufficienza e autarchia, ma quante persone possono accettarla e viverla? 
Nicolino

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 09:20

Non sono le formule e gli algoritmi male in se', ma l'uso distorto che se puo' fare.
Il mio professore di Meccanica Applicata, ormai passato a miglior vita, ci diceva sempre:
"Ragazzi, quando dovrete progettare un manico di scopa e applicando le formule vi risultera' un diametro di un metro e mezzo, fermatevi perche' qualcosa e' sbagliato".
Il vero problema e' che, come sempre, il sonno della ragione genera mostri…

Pax Vobiscum

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 10:12

@  #3

Ragazzi, quando dovrete progettare un manico di scopa e applicando le formule vi risultera' un diametro di un metro e mezzo, fermatevi …..

Beh io n impiego per quel manico da un metro e mezzo di diametro ce l'avrei.
Sai sulle teste di c…o occorre operare con strumenti di grosse dimensioni ;-)
luigiza

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 11:00

Da sempre la finanza prende in giro la gente la stampa prende in giro la gente, vi stanno terrorizzando e intanto loro fanno soldi a palate.
Adesso vi dicono che che falliscono gli stati se la gente non fara’ sacrifici, magari faranno anche fallire la grecia o l’irlanda per persuadere tutti a pagare di piu’ per avere di meno.
Povere pecore in questi due anni fuori dall’azionario, che ha fatto faville, tutti hanno in panci dei bei fondi obbligazionari magari high yield! Farciti di grecia, subordinati e udite udite abs i ve chi acari abs.
Ma e’ giuato cosi piu’ pensano di essere furbi e piu’ vengono tosati.
Mi raccomando Abbiate sempre paura e panico, fatevi guidare dalla paura del futuro dal senso di frustrazione.
Fabio

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 13:30

ma certo, la matematica, le cointegrazioni, che altro non sono che le vecchie covarianze in salsa guru.

Ma questa 'e pura follia. Applicano matematica senza capirne il significato.
Cos'e' una covarianza? QUando due quantita' variano in modo sincrono o asincrono, con stessa frequenza, al massimo con uno sfasamento. E questo che siggnifica?
TUtto e niente: che la prima governa la seconda, o che la seconda governa la prima, o che entrambi sono governate da una terza, oppure che semplicemente hanno lo stesso motore intrinseco di frequenza.

Tutto e niente.

Questi qui lavorano sul modello per due mesi e poi lo testano per una settimana, molto fico! Una fase di test completa, ammazza!

Mi sentirei davvero a mio agio se facessero le previsioni del tempo e mettessero in correlazione le precipitazioni piovose in bangldesh con la crescita dei porri in norvegia e con il pescato di granchi in giappone, magari sono ben correlati/anticorrelati! Forse i granchi giapponesi fanno piovere in bangladesh!

Il fatto piu' grave e' che mettono insieme questi elementi per formare titoli frankenstein , il cui sottostante e' una assunzione di legame che ha carattere puramente aleatorio.

Se c'e' legame di correlazione robusto, vuol dire che non appena entra in crisi la sorgente di questo legame, entrano in crisi il modello, ed il prodotto frankenstein.  Se invece la correlazione e' solo un abbaglio statistico, il prodotto frankenstain fallisce da solo.

Alla fine dei conti, tutto questo agire non fa che aumentere in un modo o nell'altro le correlazioni sistemiche, facendo aumentare a dismisura la fragilita' del sistema stesso. Pensate agli stress test che fanno per non incorrere in grosse perdite. Statistiche pure quelle! E pensate che lo facciano solo loro?

Lo fanno tutti. TUtti belli belli a creare un unici bel sistema a correlazione massima, rigidissimo, fragile come un cristallo. Un colpo nel posto sbagiato, e non ci saranno nemmeno i frantumi, solo polvere.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 16:42

Esattamente l’investimento propostomi da un consulente finanziario indipendente che si diverte a parlare male delle banche della nostra politica dell’italia in generale dei suoi debiti (insomma si diverte a sparare sulla croce rossa) cavalcando la scia del beppegrillismo e poi quando gli ho chiesto un consiglio (la prova del 9) voleva farmi investire in questa porcheria TUTTO dimostrando che tipo di persona fosse in realtá: Uno di quelli per cui l’acqua é un “colossale business” Clossale business un ca@@o!
Giuseppe

utente anonimo
Scritto il 31 maggio 2011 at 17:06

Ciao Andrea,volevo farti una domanda: hai perfettamente e dettagliatamente spiegato il perche' i nostri TDS sono al sicuro (almeno nel medio termine) ma in un paese feudale ,clientelare, corrotto moralmente ed eticamente ad ogni livello dall'ultimo dei barboni fino al piu' abbiente, e di questo ne ho l'assolutra certezza che verifico da anni giornalmente, come potra' avere quella crescita morale ed etica e di coscienza collettiva di ciasqun individuo e quindi quella economica che potra' far si che il debito monstre sia dapprima sottocontrollo e poi magari anche ridotto?
se io e mia moglie cominciassimo adesso insieme a tutte le altre coppie in eta' da figli ad educare secondo diversi principi i nostri figli (il che e' difficile se non impossibile in quanto noi stessi siamo eticamente inadatti e si sa' i figli non seguono i dettami verbali ma gli esempi nostri e dell'ambiente che li circonda e noi dobbiamo pur continuare a vivere in questo marciume per cui l'onesta' totale porta a pagare prezzi altissimi se non impossibili anzi a pensarci meglio impossibili!! poi varia da caso a caso) avremmo solo tra 20 anni una societa' per cui il suddetto sarebbe possibile; ma questo paese secondo me non ha nemmeno la meta' del tempo.
quindi benche per l'arco temporale di qualche anno condivida appieno le tue analisi sono convinto che il rinnovamento etico non potra' che passare per una catastrofe ,nella fattispecie finanziaria che forse finalmente portera' alla consapevolezza che fregare il prossimo per il proprio giardino alla fine non paga nemmeno per quest'ultimo.
Ribadisco una presa di coscienza prima di cio' la vedo probabile come un meteorite che varchi in questo momento la mia finestra e mi colpisca in pieno.
chiaramente ho sempre la speranza di sbagliarmi.
scusate la sintassi ma ho scritto di fretta e di botto.
Claudio

utente anonimo
Scritto il 6 giugno 2011 at 13:36

E' tutto vero e non una storia inventata all'uopo.
Un mio amico aveva avuto una brillante intuizione. Aveva deciso di trovare delle correlazioni statistiche tra gli andamenti di tutte le squadre di calcio di serie A, B e C così da determinare attraverso l'incrocio dei risultati di queste squadre i possibili risultati delle partire successive inserite in schedina.
Così se la squadra X (di non importa quale serie) aveva avuto una certa serie di risultati e la squadra Y aveva avuto un andamento simile se non identico allora se X vinceva anche Y avrebbe vinto eccetera eccetera.
Ed in base alle sue correlazioni testava ogni maledetta domenica il suo sistema (senza giocare realmente).
Siamo a questi livelli anche nel "gioco di borsa"?
Fabrizio

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