IL POTERE INDISTURBATO DELLE BANCHE!

Scritto il alle 19:00 da icebergfinanza

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Proseguendo nella riflessione su quello che io ho definito il "Sequestro delle nazioni e del futuro delle giovani generazioni" voglio condividere con i lettori di Icebergfinanza questa interessantissima ed illuminata analisi da parte di Guido Rossi, padre della legislazione antitrust e garante etico della Consob, un articolo pubblicato sul Sole24Ore che finalmente non ha remore nel descrivere la situazione attuale.

" In un famoso discorso, tenuto a Monaco il 28 settembre 1921, Walther Rathenau, il grande industriale-intellettuale tedesco che qualche mese dopo pur diventava anche ministro degli Esteri, dichiarava provocatoriamente: «L'economia è il nostro destino». Gli rispondeva polemicamente, tra gli altri, nel 1927, l'autorevole giurista-filosofo Carl Schmitt con un articolo intitolato "Il concetto di politico", dove rivendicava la priorità della politica, il cui «culmine può essere raggiunto anche partendo dall'economia» precisando peraltro che «non è possibile estirpare lo Stato e la politica e spoliticizzare il mondo».

La recente crisi economico-finanziaria, la peggiore nella storia mondiale, compresa la Grande Depressione (Bernanke), sembra aver dato più che mai ragione a Rathenau, ed avere indiscutibilmente portato l'economia del capitalismo finanziario in posizione di assoluta supremazia, al punto che, trascinata dal fallimento totale della sua fondante ideologia del "libero mercato efficiente e razionale" ha messo in crisi la stessa democrazia politica (Posner). Ciò è tanto più vero nel centro del sistema da cui è originata la crisi, che ha influenzato e trascinato le altre economie occidentali, cioè negli Stati Uniti, dove la Sovranità che impone oggi le (presunte) soluzioni alle crisi presenti e future, insomma il nuovo Leviatano, sta a Wall Street, più che alla Casa Bianca. Il denaro pubblico è stato abbondantemente usato, aumentando il debito dello Stato, soprattutto per salvare le grandi istituzioni finanziarie too big to fail, troppo grandi per fallire, ma rapidamente aumentate in dimensione dall'inizio della crisi.

L'ovvia conclusione è che quelle istituzioni sono tornate, sane e più grandi, a ridistribuire copiose prebende ai loro già ricchi manager. E così lo Stato è diventato a sua volta fragile. Fragilità che per ragioni diverse, alla periferia del sistema, ha portato gli Stati il cui debito è oggetto di selvagge speculazioni sui mercati finanziari, come la Grecia piuttosto che il Portogallo, al rischio di fallimento. Troppo piccoli per non fallire? Saranno comunque una volta ancora i centri del potere finanziario anche internazionali a decidere sul salvataggio, sulla povertà e sulla miseria dei cittadini di quegli Stati in decozione. Nell'economia finanziaria globalizzata sono dunque i suoi protagonisti a tutti i livelli di vertice ad essere il nostro destino.

È pur vero, si potrà obiettarmi, che la politica ha già preso molte iniziative, in diversi circuiti, per evitare nuove crisi e per proporre soluzioni anche a quella attuale, ben lontana dall'essere risolta. Mi basti ricordare qui, senza commento, che il Financial Stability Board, presieduto dal Governatore Draghi, ha proposto più di sessanta differenti riforme al G-20, mentre il Congresso degli Stati Uniti ha varato l'anno scorso ben duemilatrecento pagine di nuove regole – il Dodd-Frank Act – destinate, negli intenti, ad estirpare le cause della depressione. Tuttavia, la creazione ad hoc di nuove autorità di vigilanza, che insieme a quelle esistenti dovrebbero redigere e applicare gran parte della nuova normativa, non pare riforma né innovativa né efficace.

La ragione è che il tutto è stato demandato alla Federal Reserve, la Banca centrale americana, e alle altre esistenti autorità indipendenti, cioè a tutti quei controllori che hanno teorizzato e sostenuto l'ideologia del mercato efficiente e predicato (Greenspan) che i derivati di ogni tipo non dovevano essere assoggettati ad alcuna norma giuridica, ma lasciati scorrazzare liberi da ogni controllo nei pascoli degli opachi mercati finanziari. Sicché tutto sta continuando come prima e a Wall Street sembrano presentarsi all'orizzonte nuove bolle speculative sui valori spropositati di alcune società operanti nei social network.

È così che il potere delle banche e degli altri istituti finanziari, che hanno creato ricchezze sul debito, trasformato gli immobili in mobili, in un processo economico ridotto sempre più a circuito monetario, è stato posto al vertice operativo della gerarchia del mercato. La sua forma a piramide che vede in posizioni sottostanti e via via subordinate: le imprese, i consumatori, i risparmiatori, i lavoratori e infine i cittadini, in progressiva asfissia di benessere economico. Mentre la responsabilità delle Banche centrali e delle altre autorità non è ancora stata chiarita, sicché ad oggi alle grandi banche "too big to fail" corrispondono i loro controllori "too sovereign to be sued", ossia troppo sovrani per essere trascinati in giudizio. Dunque, in definitiva, nessun responsabile.

Tale asfissia è pure accaduta in Italia, benché la sostanziale mancanza di un vero mercato finanziario, mai sviluppato, abbia preservato, salvo qualche pur rilevante scimmiottamento, le banche nostrane dalle rischiosissime frenesie operative di altri istituti finanziari, esposti a distratti controlli o addirittura riparati nell'ombra (le "shadow bank"). Un sistema bancocentrico, come il nostro, nel quale il mercato dei capitali esiste solo ai livelli marginali, è tuttavia imbrigliato in un circuito di scarso sviluppo economico, dove i conflitti d'interesse, ormai regola e non eccezione, sono talmente inseriti e protetti nel sistema da minacciarne a loro volta la stabilità stessa. 

Se dunque è vero che al centro e nelle periferie del capitalismo le sue strutture e i suoi istituti hanno fallito, ed è sempre più vero, come dichiarava Rathenau, che «l'economia è il nostro destino», s'impone ora di conseguenza un urgente rinnovamento culturale. È necessario dunque che l'"economico" umilmente riesamini e riveda i suoi rapporti col "politico" e col "diritto", le sue ideologie, i suoi principi, i suoi tabù e i suoi miti.

Tra questi, ad esempio, il mercato e le sue asimmetrie informative, sia individuali sia collettive, la ricchezza e la povertà delle nazioni, il debito pubblico, lo sviluppo economico e poi i meccanismi tutti del sistema finanziario, le strutture delle imprese e l'attività dei controlli, la responsabilità limitata, il potere e la ricchezza dei manager e via dicendo. Appare però difficile che chi oggi detiene il potere e che è stato causa della crisi sia in grado di proporre riforme diverse da quelle che attualmente lasciano indisturbato lo status quo.
(…)

A Voi ogni altra considerazione!
 

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12 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 25 maggio 2011 at 20:13

CAPITANO L'IMMAGINE DEL POST è BELLISSIMAAAAAAAAAA ?

MA DOVE LE TROVI ?

QUESTRA è MAGISTRALE !

DA DIFFONDEREEEEEEEEEEEEEE

GRANDE ANDREA ;)

utente anonimo
Scritto il 25 maggio 2011 at 21:01

Fai bene a riportare una citazione del 1921, perchè questa è la dimostrazione che dopo quasi 100 anni, e dico 100 anni! siamo ancora qui a discutere delle stesse cose!!!
Ti voglio proprio vedere a fare il rivoluzionario!!!

Scritto il 25 maggio 2011 at 21:08

Vedo che qualcuno ha paura di attualizzare il 1921…o meglio ancora il 1927 Tranquillo i tempi sono maturi rilassati! Andrea

Scritto il 26 maggio 2011 at 06:54

Credo che tu abbia sollevato veramente un bell'argomento! Io ritengo addirittura che tu abbia sollevato l' ARGOMENTO.
Credo che il "grande problema" sia un po' quello che si può parafrasare con la storiella del "medico  pietoso". Se un medico è pietoso, oppure mira a non scontentare il paziente, perchè mira alla parcella, difficile che si metta a disinfettare con forza l'ipotetica ferita. Rischia che il paziente, non comprendendo, si infuri e vada da altro che invece gli prometterà mari e monti!!
Il sistema che attualmente abbiamo in essere è di questo tipo. Premia accontentare al momento. Il politico, il funzionariio, etc etc etc, che promette ed ottiene, mari e monti, emettendo casomai derivati o altro che sposta il "quid" ad un futuro,  viene sollevato ad eroe, l'altro che invece che vorrebbe far vedere la realtà casomai di ristrettezze ………
Quando i nodi vengono al pettine, però ci domandiamo il perchè, ci sentiamo stupiti, ingannati e vogliamo vendetta. Inizia allora la caccia al traditore, all'untore, al caprio espiatoro ….. quando in realtà dovremmo dire "chi è origine del suo male … pianga se stesso"…
Però … quale altra soluzione ????

utente anonimo
Scritto il 26 maggio 2011 at 07:22

 considerazioni :  non si citano mai  Le religioni e la massoneria ed il loro ruolo e,  non si fanno mai nomi e cognomi è una scelta oculata !
Le sarei grato se un giorno , volesse sommare i vari debiti dei singoli stati ( per sapere a quanto ammontano)   poi,  quanti  e quali sono in totale i " debitori"    e infine sapere  quanti e quali  sono  in  totale i i " Creditori."

mi piacerebbe vederli in faccia.

sia gentile, faccia questo piccolo sforzo per noi afficionados

ci induca in tentazione ……………..

utente anonimo
Scritto il 26 maggio 2011 at 09:58

Come al solito, si arriva storicamente ad un punto di sclerosi e incapacita' di rinnovamento nei sistemi complessi, qualunque essi siano, da un corpo umano ad un sistema politico.

Il risultato inevitabile e' il disfacimento. Questi sistemi che il capitano elenca, da quello finanziario a quelli politici, sono ormai inemendabili, quantomenon non sono piu; in grado di cambiare da soli. Essendo in carica del potere concreto, non si faranno cambiare se non da forze piu' grandi di loro, e queste forze sono, da sempre, quelle naturali.

Quindi, entro dieci anni, vedremo come collassera' quello che sembrava, agli schiocchi miopi, privi di visione storica, lo status quo attuale.
Siamo gia' ben dentro cambiamenti epocali, ma la parte migliore o peggiore deve ancora venire.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 26 maggio 2011 at 10:19

l'articolo di Rossi è miope….lascia intendere la solita manfrina dello stato succube dei cattivi, che poi si ribella e rimette a posto tutto…. beh dire che lo stato, alias i politici non c' entrino e siano succubi è una gran cazzata….
i politici hanno usato i banchieri pensando di usarli finendone usati.
La politica decide se salvare o meno gli amici….
Quindi meno stato invasore , meno collusione, più facile il controllo meno uso del denaro in modo distorto.
Gianni Z.

Scritto il 26 maggio 2011 at 12:47

Sono d’accordo Gianni ma o scegliamo la finanza o scegliamo lo stato e non abbiamo alternative oggi il libero mercato l’hanno sepellito! Andrea

Scritto il 26 maggio 2011 at 20:33

E' SPAVENTOSO CHE PERSONAGGI COME ROSSI NE PARLINO SOLO ADESSO: PERCHE' NON MENZIONA INVECE PAOLO BARNARD CHE DI QUESTE COSE SCRIVE DA UNA VITA?

Scritto il 26 maggio 2011 at 20:55

Icebergfinanza ne parla da ormai quattro anni e Rossi è uno dei pochi che ne parla da tempo. Al di la delle fonti questa è la realtà!

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2011 at 13:48

é da paragonare al  SIGNORAGGIO ampi articoli e commenti su banche li potete trovare su http://www.giornalettismo.com e liste di fratelli illuminati cliccando su : Lista massoni : http://www.uominiliberi.eu
P2 banche signoraggio ci sono poi interviste in internet sulla trasmissione andata in onda su Mistero di Italia1 dove il ministro spiega il tutto..
Sergio Morando.

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2011 at 13:48

é da paragonare al  SIGNORAGGIO ampi articoli e commenti su banche li potete trovare su http://www.giornalettismo.com e liste di fratelli illuminati cliccando su : Lista massoni : http://www.uominiliberi.eu
P2 banche signoraggio ci sono poi interviste in internet sulla trasmissione andata in onda su Mistero di Italia1 dove il ministro spiega il tutto..
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