BOLLE SPECULATIVE, DEFLAZIONE E SINDROME GIAPPONESE!

Scritto il alle 07:22 da icebergfinanza

Mentre l’improvviso risveglio del vulcano obbligazionario ricorcondato da un misterioso alone deflazionistico, sembra seminare il panico tra alcuni analisti ed economisti, sollevando discussioni quotidiane sull’opportunità o meno di una nuova ondata di liquidità per spegnere sul nascere la probabile eruzione, molti incominciano a ripercorrere le tappe che accompagnarono il Giappone sulle orma di due lunghi decenni perduti.

Ne abbiamo già parlato in maniera approfondita in BOND: NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO SI….TRASFERISCE! ma probabilmente sono in molti coloro che non amano sentire la parola deflazione, tanti SanTommaso che sino a che non vedono non credono.

La casalinga di Voghera ( …con tutto il rispetto ) cucina manicaretti obbligazionari, i lustrascarpe dei Wall Street se le strappano di mano, alla televisione tutti ne parlano, davanti alle banche ci sono file interminabili di clienti che al contrario di Mary Poppins corrono a portare i loro risparmi da investire in obbligazioni di Stati ormai falliti……ecco perchè per alcuni è una bolla!

Al di la dell’ironia, comprendo che molti non abbiamo avuto la percezione di quanto stava accadendo ma francamente ora sentire ad ogni angolo del mercato che il vulcano obbligazionario sta per esplodere, francamente è troppo, come sentire che sostanzialmente molti Stati sono sulla via del fallimento.

Sia ben chiaro, alcune realtà mondiali come quasi tutto l’intero sistema finanziario, sono tecnicamente fallite, basti pensare ad alcuni Stati americani o alla stessa Grecia, ma questa è l’ultima spiaggia, poi resta solo il deserto. 

Ho già scritto che… " Risottolineo per l’ennesima volta che questo non è un luogo per scommettere, per investire sulla base di alcune analisi, per quanto accurate siano. Quello che condividevo un anno fa non è valido per ogni stagione, oggi siamo saliti troppo e troppo in fretta, saliremo ancora ma non cosi velocemente.  Non avventuratevi mai da soli in scelte che possono rivelarsi un boomerang, come ho più volte ricordato informatevi, diventate consapevoli di quanto sta accadendo e poi non dimenticate che nonostante le apparenze sono ancora in molti coloro che vi possono aiutare in maniera professionale e con tensione etica al proprio lavoro.

Sino ad ieri erano in molti quelli che sussurravano il default degli Stati sovrani, di stare alla larga dal reddito fisso e oggi che la realtà fondamentale si è manifestata ecco che questa è una bolla, deflazione o non deflazione, una autentica bolla!

Comprendo che molti vivono e prosperano sui mercati azionari, sui titoli spazzatura, sulle obbligazioni ad alto rischio, ma consiglierei loro di dare un’occhiata alla trave che sta dalle loro parti, piuttosto che continuare ad urlare per la pagliuzza altrui!

Secondo l’istituto di ricerca Trim Tabs, negli anni della follia internet dove prolificavano milioni di aziende dalla solidità patrimoniale spaziale, circa 740 milioni di dollari al giorno circolavano nei mercati azionari, mentre quasi il doppio negli ultimi 20 mesi ha avuto ha avuto l’ardire e la demenza di dirigersi verso quei porti "insicuri" e "fallimentari" che corrispondono agli Stati Sovrani Nazionali, come se all’improvviso dovesse fallire tutto il mondo intero. 

Scusate l’ironia, ma è affascinante scoprire che vi siano banche o aziende troppo grandi per fallire, figlie di un azzardo morale che è alimentato dall’intervento risolutivo degli Stati e delle banche centrali e che non vi sia alcuno Stato troppo grande per fallire!

Dispiace che qualcuno abbia perso l’occasione della vita, ma di qui a urlare alla bolla speculativa ne passa di acqua sotto i ponti. Ci vorranno anni per sanare le ferite profonde che questa crisi ha provocato nelle dinamiche di investimento della gente comune, ma urlare che il mercato obbligazionario è un vulcano in procinto di esplodere solo perchè ha offerto un rendimento medio di oltre il 6 % annuo negli ultimi due anni come ricorda il nostro David Rosenberg, contro una perdita del 20 % delle azioni, francamente mi sembra troppo! 

Se poi domani qualcuno a Jackson Hole deciderà di usare il proiettile d’argento della liquidità, nessun problema, le pistole ad acqua non hanno mai fatto male a nessuno.

Inoltre al di la della lotta tra Godzilla Deflation e King Kong Inflation evocata da De Benedetti sul SOLE24ORE sventolare il declino giapponese per i destini americani non è assolutamente una fuga in avanti, è una realtà che la politica ha costruito con scelte che hanno dimenticato il decennio perduto e la sua dinamica di mancanza di assunzione di responsabilità mediante il fallimento o la nazionalizzazione.

Come ho più volte sottolineato e come ha scritto recentemente sul Sole Alessandro Merli  facendo riferimento ad una analisi della Banca Internazionale dei Regolamenti, La storia non è maestra nel salvare le banche … Il bello è che da subito, quasi unanimemente, si annunciò che c’era una ricetta bella e pronta. Ed era quella adottata dai paesi scandinavi (Svezia, Norvegia, Finlandia), che negli anni 90 erano usciti con successo da una serie di crisi bancarie, a costi alla fine contenuti per le tasche dei contribuenti.
Oggi, un paio d’anni dopo i momenti cruciali della crisi, un confronto con i salvataggi scandinavi evidenzia come quella lezione, che tutti giuravano di voler seguire, non sia stata affatto applicata.

Tornando a DeBenedetti ecco che le ricette per sconfiggere Godzilla lasciano il tempo che trovano….

(…) credo che i passaggi per riportare gli Usa sulla via dello sviluppo siano sostanzialmente tre: la Fed deve attrezzarsi contro la deflazione promuovendo l’erogazione di finanziamenti sia alle attività d’impresa, sia alle famiglie. l Congresso deve ispirarsi alla riforma fiscale del 1986 abbattendo l’aliquota marginale e allargando la base imponibile; il Paese deve ritornare verso logiche di deregulation, abbandonando la tentazione di porre lacci e lacciuoli a settori-chiave dell’economia, come quello finanziario.(…) 

E dagliela con la deregulation e dagliela con la liquidità! Il cavallo non ne vuole più sapere di bere, è ubriaco di debito e i pozzi finanziari sono prosciugati e vanno riempiti solo grazie alle emissioni di liquidità delle banche centrali le quali a loro volta temono di erogarla. Questa è la dinamica del deleveraging, rientro dal debito generalizzato, la naturale ed storicamente empirica dinamica che ha accompagnato in maniera più o meno drammatica tutte le crisi provocate dalla finanza.

(…) Lo strumento monetario va rilanciato, avviando un’altra ondata di quantitative easing per almeno altri mille miliardi di dollari: danari messi sul mercato per l’acquisto di titoli di stato a lungo termine. (…) Ogni idea di stretta economica, di exit strategy dallo stimolo espansivo, va abbandonata perché la storia della Grande Depressione, e quella più recente del Giappone, rischiano di ripetersi, oggi, in America. (…)

Il resto lo lascio alla vostra attenzione, solo su una cosa sono d’accordo, tassare i patrimoni in maniera proporzionale, tassare le rendite finanziarie, drenare ricchezza dove rischia di restare deserto fine a se stesso, redistribuire aggiungo, redistribuire, togliendo di mezzo redditi demenziali che vanno oltre qualsiasi concetto di buon senso! Per il resto non si risolve nulla innondando di liquidità i mercati nulla!

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Se qualcuno vuol farsi un’idea aggiornata sulla situazione del debito in America, presso la Newyorkfed vi è un oceano di informazioni dettagliate che evidenziano come il percorso di deleveraging, rientro dal debito sia ancora nelle fasi iniziali. Attualmente più di 2.300 miliardi di dollari di debiti non vengono onorati a vari livelli.

Se la liquidità non arriva direttamente nelle case ma bisogna uscire per trovarne le fonti indebitandosi, il fallimento è assicurato.

Inoltre vi invito a leggere questo lungo articolo di MikeShedlock dal titolo "Depressione contenuta" che sintetizzo in questi quattro punti che sono l’essenza della deflazione in atto:

a) Il sistema finanziario ha il capitale vincolato e non le riserve bancarie

b) I tassi di interesse non possono scendere oltre per consentire ai debitori una possibilità di rifinanziamento cosi che il sistema bancario rimane preoccupato per il volume di insolvenze che si rifletterà sul patrimonio e sui redditi nelle svalutazioni.

c) Aspettative deflazionarie nelle prospettive di credito in favore di aziende e imprese che vedono diminuire i propri profitti

d) Alto tasso di indebitamento del settore privato con la tendenza al risparmio in favore della riduzione del debito con conseguente contrazione dei ricavi o redditi in caso di licenziamento o lavoro parziale.

Ma  sopratutto come più volte sottolineato siamo in piena "DEBT DEFLATION" ovvero una dinamica che Irving Fisher mise magistralmente a disposizione della comunità scientifica ma che da questa fu accontonata come spesso accade alle geniali intuizioni.

In questo mio datato post risalente al lontano dicembre 2008 dal titolo Il tramonto di una leggenda troverete maggiori delucidazioni su questa dinamica in italiano.

Inoltre per comprendere se siamo realmente in deflazione date un’occhiata a questo schema e ognuno si dia una risposta.

Certo sarebbe interessante utilizzare gli esperimenti di laboratorio dell’economia comportamentale e cognitiva, che esplora la psicologia umana da varie angolazioni, ma il recente report uscito dalle analisi di Morgan Stanley, merita una seria riflessione.

Al di la del termine "oppressione finanziaria" che ha accompagnato questa immensa crisi, sarebbe interessante comprendere sulla base di quali analisi, si arriva a definire un punto nel quale l’insolvenza di uno stato cessa di essere semplicemente possibile e diventa plausibile.

ms1 PREPARE FOR THE AGE OF FINANCIAL OPPRESSION

Thanks to PRAGCAP

Non più il rapporto debito/Pil ma il rapporto tra il reddito che un’impresa ottiene dalla sua normale attività e il PIL. Dando un’occhiata qui sotto risulta radicata l’idea che il debito di una nazione è solo quello pubblico, molti dimenticano l’importanza del risparmio privato. 

Gli Stati Uniti sono il paese con il peggior rapporto, ma non vi è alcun razionale rischio di default per questo paese, solo una immensa bolla del debito che impiegherà anni per essere ricomposta come accade in Giappone.

Gli analisti sottolineano che non si tratta di comprendere se sarà o meno default a  livello generale ma sopratutto nei confronti di chi e quale forma prenderà questo default, ovvero l’esplosione del mercato obbligazionario.

Se fosse da dare retta alle agenzie di rating oggi il mondo intero dovrebbe fallire, visto che se uno Stato ha un rapporto di indebitamento elevato e quindi è soggetto a possibile degrado, anche quando attua politiche di austerità e sobrietà, risulta a rischio in quanto la crescita e l’occupazione scendono e le entrate fiscali si estinguono.

Concludendo oggi avremo una nuova sorpresa dal fronte della crescita, una revisione del PIL che nella sostanza da alcuni è già scontata ma che in realtà testimonia il proseguimento della Grande Recessione. Interessante come ho più volte sottolineato sarà ascoltare cosa avrà da raccontarci Bernanke dalle gole profonde di Jackson Hole!

Non perdetevi un’oltre questo l’aggiornamento dal mercato immobiliare….Underwater oltre la realtà!  mentre in Italia il Censis sussurra che gli italiani si strappano nuovamente il mattone dalle mani, trasformando in un dolce rifugio…beata innocenza!

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La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

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15 commenti Commenta
Scritto il 27 agosto 2010 at 09:45

Andreaconsigli sempre di restare flat? In attesa?

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 10:49

ottimo articolo con una domanda.leggo sulla rivista "valori":http://www.valori.it/italian/mondo.php?idnews=2634come lo IEA abbia stimato il debito britannico non gli 816 miliardi di sterline ma bensì 4800 !questo includendo tutti gli impegni pensionistici e di liquidazioni dei dipandenti statali non accantonati.credo che questo tipo di "aggiornamento "influisca poco sul debito USA ma su quello dei paesi europei ?Italia, Francia, Germania, non sono messe male pure loro ?rinnovo intanto il mio invito a partecipare alla "festa di fine vacanze" qui da me a tutti i partecipanti al blog, per domenica 5/9.casa mia è nell'area millanese, e siete tutti invitati.con la sola richiesta di portare tanto appetito.per la partecipazione mandatemi una mail a [email protected].a prestoa.mensa

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 10:50

rompo le ballenon so se ho sbagliato io o cosa hanno combinato alla morgan stanleynel riquadrino debt/gdp e debt/revenue, visto che a occhio non mi tornava, ho considerato gdp=100 e ho fatto i debt/gdp diviso i revenue/gdp e mi tornano circa tutti tranne italia e irlanda, che sono invertitinon vorrei che l'italia fosse nel riquadro rossohelp!    :-)giorgio80

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 13:14

sono andato a vedere sul sito di eurostat e mi sa che i numeri giusti sono quelli di debt e revenue, quindi i rapporti mi sa che sono invertiti, irlanda 187 e italia a 248se poi l'irlanda la spingono giu' con i cds perche' e' piu' "sottile" ( come ci ha spiegato andrea e anche il fringuello in un commento ), mentre invece l'italia si salva perche' ha piu' risparmio privato, va be'pero' quelli di morgan stanley a dar fuori un tabellino cosi'….scusate, torno nel mio angolino    :-)saluti a tuttigiorgio80

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 14:11

approvo in pieno la sua disamina sugli immobili la poi leggo da altre parti che gli italiani sono pronti a ripartire con gli investimenti negli immobili. come da articolo che allego secondo il quale, in base a una ricerca del censis i nostri connazionali non aspettano altro che acquistare la tre, quarta o quinta casa……..http://it.finance.yahoo.com/notizie/immobiliare-gli-italiani-pronti-a-ripartire-con-la-corsa-al-mattone-trend-c049aeea0404.html?x=0

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 14:11

approvo in pieno la sua disamina sugli immobili la poi leggo da altre parti che gli italiani sono pronti a ripartire con gli investimenti negli immobili. come da articolo che allego secondo il quale, in base a una ricerca del censis i nostri connazionali non aspettano altro che acquistare la tre, quarta o quinta casa……..http://it.finance.yahoo.com/notizie/immobiliare-gli-italiani-pronti-a-ripartire-con-la-corsa-al-mattone-trend-c049aeea0404.html?x=0

Scritto il 27 agosto 2010 at 16:09

Guardi, Andrea,la casalinga di Voghera piuttosto si fa bruciare l'arrosto, ma col cerino in mano ci lascia qualcun altro!Cmq., buona la battuta sui manicaretti obbligazionari, non so come mai ma me la sento cucita addosso…

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 17:11

non comprendo l'importanza del risparmio privato……….forse è importante per ripagare i debiti dello stato mediante patrimoniali, negoziazioni del debito…….

Scritto il 27 agosto 2010 at 18:42

Ho appena finito di leggere il discorso di Bernanke a Jackson Hole nel quale vi sono almeno una ventina di ….sembra e potrebbe…. Cadere in deflazione non e’ un rischio significativo per gli Stati Uniti…..come non lo era il contagio del fenomeno subprime e la solidità del sistema finanziario. Bernanke in sintesi non ha detto nulla di nuovo che già non si sapeva. Auguri ne avremo bisogno chiunque dimentica il passato e’ destinato a riviverlo . Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 19:37

Concordo Andrea , discorso privo di significato…Piu' esposizione di convinzioni accademiche ( as usual ) che una strategia reale di azione…Quando ho sentito la possibile attuazione di "manovre non convenzionali" non ho potuto fare a meno di ridere…Che sia giunto veramente il momento del famoso elicottero con lancio di Billions sulle città? Non sono ancora riuscito a capire se il Bernakka e Co. ci sono o ci fanno.Ho spostao la tesi che prima ci erano ed ora di fronte all evidenza ci fanno…I canbi buon barometro per la tensione dimostrano che la gente é nervosa e che qualcuno fa il contrario di quello che dice…Stanno scaldando i motori per correre contro il muro…Vedremo chi sarà piu' duro se il muro (reale) o la loro testa dura 8 totalmente irrazionale).Occhi sempre aperti il 2011sarà ricco di sorprese…Le convinzioni piu' delle bugie , sono nemiche pericolose della verità…Ain

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 20:33

questa sembrerebbe una discreta notizia….CRISI:USA E UE AL BIVIO,SI ALLONTANANO STRADE FED E BCE/ANSA BERNANKE PROMETTE NUOVE MISURE, TRICHET ACCELERA EXIT STRATEGY (ANSA) – ROMA, 27 AGO – È un Atlantico un pò più ampio quello che trovano i banchieri centrali riuniti a Jackson Hole, con le strade intraprese dalle economie americana ed europea destinate, almeno per qualche tempo, ad allontanarsi. E, di conseguenza, con la Fed e la Bce che al momento paiono orientate a intraprendere due rotte diverse: la prima pronta a nuove misure per fronteggiare lo spettro della deflazione, la seconda che punta alla 'exit strategy' agli inizi del 2011, nella speranza che gli echi della crisi greca rimangano tali. Nel consueto simposio nella località del Wyoming, Bernanke ha ipotizzato oggi un vero e proprio arsenale di nuove misure che la Fed potrebbe tirare fuori se necessario: da ulteriori acquisti di titoli alla riduzione degli interessi sui depositi presso la banca centrale, fino all'arma più drastica del «rialzo dell'obiettivo d'inflazione al di sopra dei livelli compatibili con la stabilità dei prezzi». Una misura su cui non c'è alcun sostegno, al momento, fra i governatori del Fomc, e che è «inadatta – ha spiegato Bernanke – all'attuale situazione degli Usa». Ma il solo averla evocata, assieme al rischio di deflazione (un «rischio non significativo»), fa capire la difficoltà posta alla Fed dal suo doppio mandato: quello di contenere l'inflazione e allo stesso tempo sostenere l'occupazione. Compito, quest'ultimo, più che mai difficile nella 'jobless recovery' da cui l'economia Usa non sembra riuscire a tirarsi fuori, ostaggio di un mercato immobiliare in piena crisi e dei consumi ancora al palo. A meno di due mesi dalla crisi greca che aveva messo in ginocchio l'euro, con i mercati che tuttora scommettono sull'insolvenza della Grecia e i premi di rendimento dell'Irlanda oggi a livelli record, paradossalmente Trichet sembra navigare in acque più tranquille rispetto al collega americano. Per la crescita dell'area euro le cose vanno meglio del previsto, almeno per il momento, con la locomotiva tedesca che viaggia a livelli record (+2,2% nel secondo trimestre e una previsione di un +3% nell'intero 2010). Una sorpresa che ha messo nell'ombra il dramma dei conti pubblici e i rendimenti stellari pagati da molti governi per indebitarsi, la crescita strutturalmente al lumicino di diversi Paesi e i problemi del mercato immobiliare in molti Paesi, come la Spagna. Per la Bce, che ha come unico obbligo statutario la stabilità dei prezzi, l'attuale fase è dunque più facile che per la Fed, e la strategia dei prossimi mesi l'ha delineata il tedesco Axel Weber, anticipando Trichet e auto-candidandosi a prossimo presidente: i tassi resteranno fermi, è «assolutamente prematuro» parlare di uscita dalla crisi e ci sono rischi, ma la liquidità «a rubinetto» a sei mesi per le banche può essere ritirata. E dopo fine anno toccherà alle operazioni trimestrali. Con gli acquisti di bond che progressivamente si sono assottigliati, l'exit strategy in Europa è ormai imboccata. (ANSA). DOC 27-AGO-10

Scritto il 27 agosto 2010 at 21:28

In effetti le strade si dividono….prepariamoci al ritorno delle fobie inflative, ecco perché ho suggerito una pausa di riflessione  dopo una lunga e trionfale cavalcata sulle onde obbligazionarie….ma alla fine ben poco cambierà nelle dinamiche in corso. Andrea

utente anonimo
Scritto il 27 agosto 2010 at 22:38

che confusione la proposta De Benedetti; uno o due mesi fa si era espresso parlando soltanto di tassazione patrimoniale e mi aveva colpito positivamente perchè era stato quasi l'unico a parlarne; tanto più che è un imprenditore. Ma ora: ok per la patrimoniale, ma abbassare l'aliquota marginale che vuol dire? favorire i ricchi; allora da una parte si toglie e dall'altra si dà? va bene che si cambia dal reddito al patrimonio, ma la sola cosa da fare, anche se già tardi è come hai detto tu Andrea redistribuire.Le manovre monetarie sono perfettamente inutili o dannose.E poi continuare ad aumentare la liquidità!! Che finiscono solo a rigirarsela le banche! Non è per caso il credito facile che ha creato in gran parte questa situazione?E allora questa sarebbe la cura?Mi cascano proprio le braccia. O siamo estremamente presuntuosi a criticare queste idee o queste sono idiozie. Il tempo ce lo dirà.Gabriele

Scritto il 30 agosto 2010 at 11:11

http://fruim[..] LUNEDÌ, 30 AGOSTO 2010 BERNANKE: L'IILUSIONE DI UNA PALLOTTOLA D'ARGENTO! Venerdi sera, non appena conclusa la lettura dell'intervento di Bernanke a Jackson Hole, il mio sguardo ha ripercorso l'intero disc [..]

Scritto il 30 agosto 2010 at 11:11

http://fruim[..] LUNEDÌ, 30 AGOSTO 2010 BERNANKE: L'IILUSIONE DI UNA PALLOTTOLA D'ARGENTO! Venerdi sera, non appena conclusa la lettura dell'intervento di Bernanke a Jackson Hole, il mio sguardo ha ripercorso l'intero disc [..]

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