TOP SECRET: MANIPOLAZIONI GENETICHE!

Scritto il alle 06:43 da icebergfinanza

Era più o meno la primavera del 2008, e  avvicinandoci sempre più all’occhio del ciclone, abbiamo avuto l’occasione di scoprire la leggendaria commissione consultiva Boskin:

  Illuminante è al riguardo un articolo apparso su Finanza & Mercati a firma Fabrizio Russo che ci spiega come nel 1995 la commissione consultiva Boskin, nata per studiare l’aumento dei prezzi sul bilancio federale abbia suggerito al BLS l’applicazione di un calcolo geometrico dell’indice CPI,  anzichè aritmetico.Questa volta non è crollata la carne di struzzo, forse come suggeriva la commissione Boskin, oggi per la benzina và di moda la media geometrica e non quella aritmetica e la componente edonistica del petrolio non è richiesta, in fondo è un miglioramento qualitativo e non quantitativo, quel pensiero un pò core che mi suggerisce due considerazioni.

Con le mie parole entro nei dettagli:

a) Se la carne passa da 100 a 161 in 5 anni, la media aritmetica è il 12 % ma quella geometrica il 10 %, quindi indicizzare al 10 piuttosto che al 12 % cambia la vostra pensione.

b) Se la carne di maiale sale e quella di struzzo scende, basta cambiare menù e l’inflazione non c’è più!

c) Ultima magia fu quella di considerare gli "aggiustamenti edonistici"; quindi se un’auto aumenta in media del 10 % in un anno e l’8 % è dovuto al miglioramento qualitativo dell’automobile, la crescita considerata è solo del 2 %, il resto è edonismo puro non richiesto!

Russo prosegue poi con il riferimento al PIL in quanto se dal PIL nominale, sottraiamo l’inflazione ci resta il PIL reale, e qui torniamo al mio amato deflattore che come i lettori sanno, spesso richiamo.

Senza ripetere, per non urtare la sensibilità del pensiero ufficiale e mediatico , che l’economia americana è in recessione, è chiaro che utilizzando la fantasia Boskin persegue una meravigliosa vita virtuale, che solo di tanto in tanto viene interrotta dalla noiosa esperienza del pagamento della spesa alla cassa di un supermercato, ma non vale la pena lamentarsi, prosegue Russo, l’importante è che tutti credano che la festa continua, anche se i musici se ne sono andati a casa da un pezzo.

Forse qui si sbaglia Russo, sul Titanic, sono ancora li che stanno suonando, sulla plancia della nave che affonda, ma suonano ancora!

Un mese circa più tardi e precisamente nel giugno del 2008,  suggerii in Cucù,cucù e l’inflazione non c’è più …

O l’economia americana è alla vigilia di una deflazione o meglio di una  "Stagdeflation " oppure le esalazioni del petrolio stanno modificando il buon senso e la consapevolezza.

Ebbene, puntuale come un’orologio svizzero il professor Boskin della Stanford University, facente parte del Council of Economic Edvisers sotto la presidenza di George H.W.Bush, (…non avevo alcun dubbio al riguardo, visto il gruppo di "illuminati" che ha guidato l’economia americana in quel periodo…)  torna alla ribalta sul WSJ con un articolo dal titolo "  Don’t Like the Numbers? Change ‘Em ".

Sia ben chiaro nessuna sorpresa, in fondo in questa crisi in nome del rischio sistemico, si sono cambiate parecchie carte in tavola, regole contabili o indicatori magici. La fantasia ha trasformato la realtà, nella stessa maniera nella quale la " Grande Bolla " giapponese degli anni novanta fu trasformata in un doppio decennio perduto.

Ora il discorso del professor Boskin sarebbe ampiamente condivisibile, se non fosse che il pulpito da cui viene la predica è lo stesso di coloro che hanno contribuito ha modificare la realtà con la loro fantasia.

Richiamando lo scomparso Samuelson, Boskin, sottolinea come le misure che conducono alla rilevazione del PIL e dell’inflazione, sono tra i più grandi "successi" del ventesimo secolo, eppure la politica dall’Europa al Sud America, chiede a gran voce un’alternativa.

Dalla proposta Sarkozy di un indicatore alternativo, al PIL emblema di un complotto capitalista di Hugo Chavez, dalle due visioni economiche della Russia di Mikhail Gorbachev all’ Argentina del presidente Néstor Kirchner al qual non piaceva le misure di inflazione trasformandola ad immagine e somiglianza. Forse che l’Istat, non ne sappia qualcosa…

Dalle manie di cospirazione contro il governo da parte del Bureau of Labor Statistics, che accompagnavano il presidente americano Nixon, ai milioni di posti di lavoro potenzialmente persi, ma salvati,  urlati dall’amministrazione Obama.

Noi di Icebergfinanza, conosciamo bene le magie del modellino statistico stagionale CES/NET BIRTH/DEATH, ne abbiamo conosciute nel corso della navigazione a centinaia, eppure il professor Boskin, predica bene ma razzola male.

Come abbiamo visto e come ci ricorda Barry Ritholtz , Boskin è l’economista che ha contribuito a falsare ufficialmente, l’indice CPI, sino a renderlo meno utile come misura di rilevamento dell’inflazione. La Commissione Boskin, è stata un atto di frode, un metodo ufficiale, per sopprimere il Social Security Cost, ovvero l’adeguamento del costo della vita.

I lettori di Icebergfinanza sanno di cosa sto parlando, nel post  UNA SORPRESA IMMOBILIARE dedicato a chi ha contribuito o vorrà contribuire alla nostra navigazione,  abbiamo intravisto come la commissione Boskin, aiutò Greenspan ad alimentare la leggenda dell’immobiliare, consentendoli di tenere il livello dei tassi a livelli assurdi, in quanto dopo la modifica, l’indice CPI non fu più in grado di riflettere gli aumenti a doppia cifra in maniera particolare ad opera della follia immobiliare.

Non dimenticate la relazione affitti/prezzi delle abitazioni, è la chiave di volta misteriosa, per comprendere la dinamica dei tassi!

Punti di forza della tecnica della commissione Boskin, sono la " SOSTITUZIONE " ( affitti/prezzi delle abitazioni ) e l’  " ADEGUAMENTO EDONISTICO " come abbiamo appena visto.

Queste perle della commissione Boskin, non solo hanno contribuito a nascondere l’inflazione, negli anni passati, ma hanno pure falsato il dato relativo al PIL americano.

Chiaro no, se il costo della bistecca aumenta, il consumatore sostituisce la bistecca, con sorgenti di proteine meno care, pollo o hamburger e quindi l’inflazione non esiste in quanto il prezzo della bistecca anche se sale si sostituisce al volo con quello dell’hamburger o del pollo. Semplice no e cucù, l’inflazione  politica, non c’è più!

Per il resto confermo, la mia visione di un’ economia reale, che si sta incamminando sempre più, verso un periodi deflativo, periodo che si accompagnerà per tutto il tempo necessario al naturale riassorbimento dell’eccesso di indebitamento e produzione, presente nella stessa economia. Nei prossimi giorni condivideremo un’analisi dettagliata per cercare di comprendere la dinamica in atto.

Fermatevi un ISTAT..nte e riflettete gente, meditate gente, meditate.

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto 

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

 

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55 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 09:21

Andrea cosa ne pensa di questa notizia?

USA: RIPRESA A ‘V’, NON MOLLATE L’AZIONARIO
di WSI
La ripresa stavolta non sara’ alimentata dai consumi bensi’ dall’esposizione dei big societari ai mercati in via di sviluppo e dall’intensificarsi dell’incremento delle scorte. Diversificare e puntare su farmaceutici e minerari.

in pratica i signori della finanza si sono accorti che l’occidente non consuma più come prima e hanno deciso di puntare tutto sui mercati emergenti lasciando al proprio destino le economie e i lavoratori occidentali?

sfruttati e abbandonati ?

AL

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:01

Altapatagonia #30 ok….mi sbilancio sono proprio in Asia e forse protrebbe essere THAI o li vicino…magari Vietnam o Cambogia in fondo non cambia poi molto.
Nell=altro post mi sono dimenticato degli Indiani, non gli Indiani d=America che ormai gli hanno fatti fuori quasi tutti (!!!!!!!) ma gli Indiani dell=India…….mi tocca competere, per il posto migliore, anche con loro….specialmente nelle oreficerie che vendono oro (qui l=oro e da 22-23-24 Kt, di norma a parte cose per occidentali): forse ali Indiani piace molto l=oro……..l-oro quello vero e solido e mi fregano tutta la roba migliore hehehehehe.

Massimo # consideralo gia fatto, ma qui c=e posto anche per te.

Infine invece di turisti USA se ne vedono pochi….molto pochi, in una zona turistica di solito molto frequentata da loro (peccato….erano molto simpatici hehehe), ma cosa dobbiamo fare se il mondo cambia!!!!!

Un saluto

SD

P.S. Il  Cuculo #15 perche no……o -loro- come noi, oppure si dovranno tagliari molti posti di lavoro nel welfare inutili e creati ad uso e consumo dei politici.

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:28

 Per Andrea e tutti, Altapatagonia, Vale, Dorf, SD, il cuculo, il folletto, crisalide e tutti gli altri, cosa ne pensate della fine della moneta, che lascerà? il posto alle risorse? http://www.thevenusproject.com/a-new-social-design/resource-based-economy, qui per maggiori dettagli. Se Zeitgeist non ha ricevuto risposte vediamo come va Venus Project il vero obbiettivo.
daimon 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:28

 Per Andrea e tutti, Altapatagonia, Vale, Dorf, SD, il cuculo, il folletto, crisalide e tutti gli altri, cosa ne pensate della fine della moneta, che lascerà? il posto alle risorse? http://www.thevenusproject.com/a-new-social-design/resource-based-economy, qui per maggiori dettagli. Se Zeitgeist non ha ricevuto risposte vediamo come va Venus Project il vero obbiettivo.
daimon 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:28

 Per Andrea e tutti, Altapatagonia, Vale, Dorf, SD, il cuculo, il folletto, crisalide e tutti gli altri, cosa ne pensate della fine della moneta, che lascerà? il posto alle risorse? http://www.thevenusproject.com/a-new-social-design/resource-based-economy, qui per maggiori dettagli. Se Zeitgeist non ha ricevuto risposte vediamo come va Venus Project il vero obbiettivo.
daimon 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:28

 Per Andrea e tutti, Altapatagonia, Vale, Dorf, SD, il cuculo, il folletto, crisalide e tutti gli altri, cosa ne pensate della fine della moneta, che lascerà? il posto alle risorse? http://www.thevenusproject.com/a-new-social-design/resource-based-economy, qui per maggiori dettagli. Se Zeitgeist non ha ricevuto risposte vediamo come va Venus Project il vero obbiettivo.
daimon 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:28

 Per Andrea e tutti, Altapatagonia, Vale, Dorf, SD, il cuculo, il folletto, crisalide e tutti gli altri, cosa ne pensate della fine della moneta, che lascerà? il posto alle risorse? http://www.thevenusproject.com/a-new-social-design/resource-based-economy, qui per maggiori dettagli. Se Zeitgeist non ha ricevuto risposte vediamo come va Venus Project il vero obbiettivo.
daimon 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:35

Senza entrare nei massimi sistemi, semplicemente la vedo così: l’eccesso di liquidità è reale, prima o dopo si scaricherà sull’economia, i tassi sono al minimo e possono solo salire, dunque le obbligazioni sono destinate nel tempo a diminuire di valore.

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:43

Ci aveva già pensato Stalin, prima di Venus Project.

Secondo le analisi del 1945, nel 2010 non ci sarebbe più stato bisogno della moneta e tutti avrebbero avuto tutto……

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:55

 penso che gli stimoli dati dagli articoli di Andrea non siano solo quelli esclusivi del risparmio ma anche quelli di un consumo Consapevole. 
Ad esempio, perché, con due bimbi piccoli che ne consumano 1 litro al giorno, devo pagare un litro di latte 1,60 euro quando lo stesso latte di alta qualità viene venduto dalla catena di distribuzione coop, conad, esselunga, ecc.., a meno di 1 euro e alcune volte a 80 centesimi ovvero alla META’? 
ecco la semplice riallocazione della nostra spesa in un caso anche così banale ci permette di vedere come alcune volte un consumismo cieco ci faccia sprecare risorse che poii possiamo allocare in modo più appropriato. 
nel mio esempio 80cent x circa300gg = 240 euro di risparmio che è meglio dare in beneficienza. 
saluti 
Alessio 

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:12

http://jessescrossroadscafe.blogspot.com/2010/01/ron-paul-prepare-for-revolutionary.html

“Could it all be a bad dream, or a nightmare? Is it my imagination, or have we lost our minds? It’s surreal; it’s just not believable. A grand absurdity; a great deception, a delusion of momentous proportions; based on preposterous notions; and on ideas whose time should never have come; simplicity grossly distorted and complicated; insanity passed off as logic; grandiose schemes built on falsehoods with the morality of Ponzi and Madoff; evil described as virtue; ignorance pawned off as wisdom; destruction and impoverishment in the name of humanitarianism; violence, the tool of change; preventive wars used as the road to peace; tolerance delivered by government guns; reactionary views in the guise of progress; an empire replacing the Republic; slavery sold as liberty; excellence and virtue traded for mediocracy; socialism to save capitalism; a government out of control, unrestrained by the Constitution, the rule of law, or morality; bickering over petty politics as we collapse into chaos; the philosophy that destroys us is not even defined.

We have broken from reality–a psychotic Nation. Ignorance with a pretense of knowledge replacing wisdom. Money does not grow on trees, nor does prosperity come from a government printing press or escalating deficits.

We’re now in the midst of unlimited spending of the people’s money, exorbitant taxation, deficits of trillions of dollars–spent on a failed welfare/warfare state; an epidemic of cronyism; unlimited supplies of paper money equated with wealth.

A central bank that deliberately destroys the value of the currency in secrecy, without restraint, without nary a whimper. Yet, cheered on by the pseudo-capitalists of Wall Street, the military industrial complex, and Detroit.

We police our world empire with troops on 700 bases and in 130 countries around the world. A dangerous war now spreads throughout the Middle East and Central Asia.Thousands of innocent people being killed, as we become known as the torturers of the 21st century.

We assume that by keeping the already-known torture pictures from the public’s eye, we will be remembered only as a generous and good people. If our enemies want to attack us only because we are free and rich, proof of torture would be irrelevant.

The sad part of all this is that we have forgotten what made America great, good, and prosperous. We need to quickly refresh our memories and once again reinvigorate our love, understanding, and confidence in liberty. The status quo cannot be maintained, considering the current conditions. Violence and lost liberty will result without some revolutionary thinking.

We must escape from the madness of crowds now gathering. The good news is the reversal is achievable through peaceful and intellectual means and, fortunately, the number of those who care are growing exponentially.

Of course, it could all be a bad dream, a nightmare, and that I’m seriously mistaken, overreacting, and that my worries are unfounded. I hope so. But just in case, we ought to prepare ourselves for revolutionary changes in the not-too-distant future.

Sen. Ron Paul

Sono dispiaciuto per chi non comprende l’inglese.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:20

 Grande Folletto per la citazione e il precedente storico, anche Marx lo aveva detto comunque, ma a parte le digressioni, non pensi che oggi si potrebbe pensare a farlo? Visto che abbiamo il sostituto della moneta, che si chiama resource based economy.
daimon

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:38

SMALL IS BETTER – Sul banco degli imputati, quindi, ci sono finite le major bank americane, le quali non solo hanno riempito il mercato dei loro prodotti “tossici”, ma poi sono state salvate, garantite e messe in sicurezza dall’intervento diretto del governo di Barack Obama. Contro questi giganti, spesso tanto arroganti quanto dai piedi di argilla, si è diretta, in questi mesi, la rabbia di tanti cittadini americani. E’ su questa nuova ondata d’indignazione popolare che è sorta, a cominciare proprio dal web, la campagna Move your money“  ovvero “muovi i tuoi soldi”, che in poche settimane, grazie in particolare ai social network come Facebook e Twitter, sta convincendo migliaia di risparmiatori americani a chiudere il proprio conto corrente presso le major bank e ad aprirne uno nuovo presso i piccoli istituti di credito, quelli più legati agli interessi delle piccole comunità. Paladina del movimento è diventata Arianna Huffington, la giornalista-blogger, d’orientamento liberal, del noto ed informatissimo blog, Huffington Post. [ ] Sul sito MYM si legge: “le banche locali generalmente evitano gli investimenti irresponsabili e le manovre finanziarie che hanno portato alla crisi“. La rete adesso sta facendo il resto. Il movimento si sta sviluppando e sta, allo stesso tempo, crescendo il numero degli americani che vogliono “spostare il sistema finanziario da Wall Street a Main Street“. “Una campagna che sta avendo risonanza per una ragione” sostiene il portale finanziario di Wall Street, American Banker,  che pur considerando, ancora, marginale l’iniziativa “il settore della società a cui si rivolge l’Huffington Post è limitato“, si mostra, allo stesso tempo, preoccupato per come “la rabbia ed il sospetto che si sono costruiti contro le banche, potrà creare dei danni

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:38

SMALL IS BETTER – Sul banco degli imputati, quindi, ci sono finite le major bank americane, le quali non solo hanno riempito il mercato dei loro prodotti “tossici”, ma poi sono state salvate, garantite e messe in sicurezza dall’intervento diretto del governo di Barack Obama. Contro questi giganti, spesso tanto arroganti quanto dai piedi di argilla, si è diretta, in questi mesi, la rabbia di tanti cittadini americani. E’ su questa nuova ondata d’indignazione popolare che è sorta, a cominciare proprio dal web, la campagna Move your money“  ovvero “muovi i tuoi soldi”, che in poche settimane, grazie in particolare ai social network come Facebook e Twitter, sta convincendo migliaia di risparmiatori americani a chiudere il proprio conto corrente presso le major bank e ad aprirne uno nuovo presso i piccoli istituti di credito, quelli più legati agli interessi delle piccole comunità. Paladina del movimento è diventata Arianna Huffington, la giornalista-blogger, d’orientamento liberal, del noto ed informatissimo blog, Huffington Post. [ ] Sul sito MYM si legge: “le banche locali generalmente evitano gli investimenti irresponsabili e le manovre finanziarie che hanno portato alla crisi“. La rete adesso sta facendo il resto. Il movimento si sta sviluppando e sta, allo stesso tempo, crescendo il numero degli americani che vogliono “spostare il sistema finanziario da Wall Street a Main Street“. “Una campagna che sta avendo risonanza per una ragione” sostiene il portale finanziario di Wall Street, American Banker,  che pur considerando, ancora, marginale l’iniziativa “il settore della società a cui si rivolge l’Huffington Post è limitato“, si mostra, allo stesso tempo, preoccupato per come “la rabbia ed il sospetto che si sono costruiti contro le banche, potrà creare dei danni

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:38

SMALL IS BETTER – Sul banco degli imputati, quindi, ci sono finite le major bank americane, le quali non solo hanno riempito il mercato dei loro prodotti “tossici”, ma poi sono state salvate, garantite e messe in sicurezza dall’intervento diretto del governo di Barack Obama. Contro questi giganti, spesso tanto arroganti quanto dai piedi di argilla, si è diretta, in questi mesi, la rabbia di tanti cittadini americani. E’ su questa nuova ondata d’indignazione popolare che è sorta, a cominciare proprio dal web, la campagna Move your money“  ovvero “muovi i tuoi soldi”, che in poche settimane, grazie in particolare ai social network come Facebook e Twitter, sta convincendo migliaia di risparmiatori americani a chiudere il proprio conto corrente presso le major bank e ad aprirne uno nuovo presso i piccoli istituti di credito, quelli più legati agli interessi delle piccole comunità. Paladina del movimento è diventata Arianna Huffington, la giornalista-blogger, d’orientamento liberal, del noto ed informatissimo blog, Huffington Post. [ ] Sul sito MYM si legge: “le banche locali generalmente evitano gli investimenti irresponsabili e le manovre finanziarie che hanno portato alla crisi“. La rete adesso sta facendo il resto. Il movimento si sta sviluppando e sta, allo stesso tempo, crescendo il numero degli americani che vogliono “spostare il sistema finanziario da Wall Street a Main Street“. “Una campagna che sta avendo risonanza per una ragione” sostiene il portale finanziario di Wall Street, American Banker,  che pur considerando, ancora, marginale l’iniziativa “il settore della società a cui si rivolge l’Huffington Post è limitato“, si mostra, allo stesso tempo, preoccupato per come “la rabbia ed il sospetto che si sono costruiti contro le banche, potrà creare dei danni

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:38

SMALL IS BETTER – Sul banco degli imputati, quindi, ci sono finite le major bank americane, le quali non solo hanno riempito il mercato dei loro prodotti “tossici”, ma poi sono state salvate, garantite e messe in sicurezza dall’intervento diretto del governo di Barack Obama. Contro questi giganti, spesso tanto arroganti quanto dai piedi di argilla, si è diretta, in questi mesi, la rabbia di tanti cittadini americani. E’ su questa nuova ondata d’indignazione popolare che è sorta, a cominciare proprio dal web, la campagna Move your money“  ovvero “muovi i tuoi soldi”, che in poche settimane, grazie in particolare ai social network come Facebook e Twitter, sta convincendo migliaia di risparmiatori americani a chiudere il proprio conto corrente presso le major bank e ad aprirne uno nuovo presso i piccoli istituti di credito, quelli più legati agli interessi delle piccole comunità. Paladina del movimento è diventata Arianna Huffington, la giornalista-blogger, d’orientamento liberal, del noto ed informatissimo blog, Huffington Post. [ ] Sul sito MYM si legge: “le banche locali generalmente evitano gli investimenti irresponsabili e le manovre finanziarie che hanno portato alla crisi“. La rete adesso sta facendo il resto. Il movimento si sta sviluppando e sta, allo stesso tempo, crescendo il numero degli americani che vogliono “spostare il sistema finanziario da Wall Street a Main Street“. “Una campagna che sta avendo risonanza per una ragione” sostiene il portale finanziario di Wall Street, American Banker,  che pur considerando, ancora, marginale l’iniziativa “il settore della società a cui si rivolge l’Huffington Post è limitato“, si mostra, allo stesso tempo, preoccupato per come “la rabbia ed il sospetto che si sono costruiti contro le banche, potrà creare dei danni

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:38

SMALL IS BETTER – Sul banco degli imputati, quindi, ci sono finite le major bank americane, le quali non solo hanno riempito il mercato dei loro prodotti “tossici”, ma poi sono state salvate, garantite e messe in sicurezza dall’intervento diretto del governo di Barack Obama. Contro questi giganti, spesso tanto arroganti quanto dai piedi di argilla, si è diretta, in questi mesi, la rabbia di tanti cittadini americani. E’ su questa nuova ondata d’indignazione popolare che è sorta, a cominciare proprio dal web, la campagna Move your money“  ovvero “muovi i tuoi soldi”, che in poche settimane, grazie in particolare ai social network come Facebook e Twitter, sta convincendo migliaia di risparmiatori americani a chiudere il proprio conto corrente presso le major bank e ad aprirne uno nuovo presso i piccoli istituti di credito, quelli più legati agli interessi delle piccole comunità. Paladina del movimento è diventata Arianna Huffington, la giornalista-blogger, d’orientamento liberal, del noto ed informatissimo blog, Huffington Post. [ ] Sul sito MYM si legge: “le banche locali generalmente evitano gli investimenti irresponsabili e le manovre finanziarie che hanno portato alla crisi“. La rete adesso sta facendo il resto. Il movimento si sta sviluppando e sta, allo stesso tempo, crescendo il numero degli americani che vogliono “spostare il sistema finanziario da Wall Street a Main Street“. “Una campagna che sta avendo risonanza per una ragione” sostiene il portale finanziario di Wall Street, American Banker,  che pur considerando, ancora, marginale l’iniziativa “il settore della società a cui si rivolge l’Huffington Post è limitato“, si mostra, allo stesso tempo, preoccupato per come “la rabbia ed il sospetto che si sono costruiti contro le banche, potrà creare dei danni

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:41

certo che gli americani si danno da fare…i blog per creare piccole comunità auto sufficenti sono tantissimi….

..

Ma l’Euro stà collassando o sbaglio ?

Dopo le puntate sulle vacanze di SD, si accettano resistenze  su €–$

Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:57

Alessio,

sciegliere il "primo prezzo" su uno scaffale del supermercato è una scelta personale validissima, ma non è consapevolezza.

La consapevolezza è cosa complessa, richiede molto lavoro e molte informazioni che normalmente sono non disponibili o difficilmente reperibili.

Il latte marchiato dalla catena distributiva è della stessa qualità del latte HQ delle marche indipendenti.

Se no non stiamo comparando due cose uguali.

Se si bisogna capire come sono calcolati e distribuiti i ricarichi.
Tenendo conto che il costo alla stalla va da €40 a €50 per 100 Litri (e che il prezzo alla stalla è sempre inferiore al costo ma poi ci sono i finanziamenti PAC…)
Quindi il latte deve essere trasportato, pastorizzato, distribuito e venduto.

Allora forse 0.80 €/l non sono "il prezzo giusto" forse è un prezzo "di marketing" (prezzo civetta) per far entrare le persone nel punto vendita e poi recuperare la differenza vendendo altri prodotti, essendo noto che uno non entra in un negozio GDO per comperare un solo prodotto.

Finchè non ci sarà consapevolezza su i costi di produzione (e qualità) e ricarichi di filiera dei prodotti, la consapevolezza del consumatore è basata sul nulla.

Sarebbe interessante veder nascere dei blog dove persone indipendenti si confrontano su i costi veri dei prodotti e su chi guadagna e chi no nella catena dalla produzione al consumo.

Internet sarebbe lo strumento ideale per mettere veramente in chiaro questi "misteri" ma chissà perchè nessun blogger ha ancora intrapreso questa strada.

Vedi Altapatagonia come Internet potrebbe diventare lo strumento per una vera spallata al sistema delle rendite di posizione e non un gioco di realtà virtuale.

Ovviamente non aspettiamoci nulla del genere dalle "associazioni dei consumatori"

P.S. ripost, non mi ero accorto che avevamo voltato pagina

Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:59

Ci sono diversi studi per realizzare una moneta basata su una quantità di energia equivalente.

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 14:07

Mentre da tutto il mondo arrivano aiuti alimentari, medicine, acqua potabile, vaccini, impianti di rimozione delle macerie ed ospedali da campo, gli Stati Uniti hanno inviato navi da guerra (nucleare e no) e diecimila soldati. Si sono impossessati dell’unico aeroporto funzionante, e da lì hanno respinto tutti quelli che sono arrivati senza il simbolo della bandiera a stelle strisciate.
Senza nessuna distinzione, che si trattasse di delegazioni ufficiali di piccole nazioni o della Francia, o di sbarchi dei soccorsi inviati dalla comunità internazionale. La precedenza assoluta è il rimpatrio dei cittadini nordamericani, e tutti devono adeguarsi a questo: haitiani e stranieri.

Gli Stati Uniti hanno precisato che "siamo stati invitati" (da chi? ONU o governo haitiano?) e che si fermeranno a lungo perchè "l’invito" sarebbe senza data di scadenza. Funzionano di già come filtro tra la tragedia degli isolani ed il resto del mondo. Non è tutto: anticipano che vogliono centralizzare lo smistamento e la distribuzione degli aiuti, ad opera del loro corpo di spedizione militare.

"Ogni dollaro raccolto dai cittadini, ogni soccorso radunato dalle ONG ed istituzioni di vario tipo" saranno amministrati da Bill Clinton e George Bush, designati da Obama come plenipotenziari imperiali. La sinistra cronaca degli avvenimenti contribuisce a chiarire le intenzioni della Casa Bianca, molto di più di quanto traspare dalle ambigue dichiarazioni ufficiali. Centralizzare i soccorsi provenienti dagli USA o quelli del resto del mondo? La seconda.

Obama e il Pentagono hanno surrogato il residuale potere del governo locale di Preval, dopo una operazione militare che non è definibile correttamente in altro modo: invasione.

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 14:12

Il deficit pubblico francese ha raggiunto il 7,9% del Pil nel 2009, leggermente sotto la previsione dell’8,2% indicata dal Governo. Lo ha annunciato il ministro del Bilancio, Eric Woerth, parlando a France 2.

……….

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 14:51

essendo "better than expected" , va tutto bene!

Bella mossa.
Ora piazzo fisso a -100% le mie attese, e non posso che ottenere una fila di "better than expected" fino alla fine dei tempi.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 14:53

l’articolo di oggi è una campanello d’allarme…per il Nostro Livello di Attenzione. 

Inflazione o Deflazione ?… questo è il problema !

la mia risposta è Inflazione da Monopolio.

dove c’è una reale concorrenza c’è Deflazione.

Grazie Andrea Mazzalai per avvisarci e segnalarci  gli iceberg  in movimento.

giobbe 1971

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:08

http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_19/japan-airlines-fallimento_1a9f4e42-04da-11df-aece-00144f02aabe.shtml

Japan Airlines : è bancarotta
Licenziati 15.600 dipendenti

Il falso mito del Giappone: meditate, meditate.

Ma a ridurre i costi degli Stati, no vero?

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:24

@8

1. Non è un precedente storico: è di questi giorni il discorso di Ron Paul al Congresso
2. Marx non ha detto proprio nulla di tutto ciò
3. Il resource based economy : ci aveva già provato Jon Law con la sua bella Compagnia del Mississipi e sappiamo come è andata.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:27

@12

Il Cuculo ha diversi studi di economisti…….bella gente e belli studi.

E’ invece tornare come è stato per 5000 anni ed è cessato a causa nostra a metà ottocento….no?

Bisogna proprio fare altri esperimenti monetari???

Boh, se vi divertite………………..

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:38

come và l’america?  vediamo che si dice.  un tizio (economista) che c’è stato poco tempo fà.

 GHETO CAPIO
Postato il Martedì, 19 gennaio @ 06:18:17 CST di davide  
   
  DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Nel dialetto veneto, soprattutto nell’hinterland vicentino, vi è una locuzione verbale molto diffusa, "gheto capio" che significa "hai capito ?" utilizzata spesso anche come modo per intercalare durante una conversazione con uno o più interlocutori. Scrivo questo redazionale per rispondere alle accuse di leghismo e razzismo che mi sono state rivolte in occasione della pubblicazione di un altro articolo di inchiesta, al cui interno analizzavo la società americana sulla base della sua attuale situazione macroeconomica come conseguenza della sua stessa struttura sociale. Premetto che i complimenti ed apprezzamenti migliori li ho ricevuti proprio da persone che vivono e lavorano negli States da anni, i quali hanno confermato pienamente l’outlook di analisi che ho dipinto per l’America dei 50 Stati. Le accuse più infamanti invece sono arrivate da lettori italiani (molti dei quali non hanno mai visitato il paese in questione) che hanno recepito il mio redazionale come una manifestazione di appoggio politico a questa o quella forza politica. 

La caratteristica principale della popolazione italiana è rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi tipo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se Benetazzo dice che l’America è fallita a causa della sua composizione etnica allora significa che è leghista o estremista di destra e pertanto questo determina l’ammirazione di quella parte politica o il disprezzo della parte avversaria. Mi rammarico per questo e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un determinato colore politico. Quanto ho precedentemente scritto, come tutte le altre mie opere intellettuali, sono frutto di un’analisi economica e non di una appartenenza politica. Vi è di più: il periodo di studio all’interno degli States ha voluto essere di natura prettamente inquisitoria nei confronti della società e dell’apparato economico, e non volto a visitare la Statua della Libertà a NY, Ocean Drive a Miami, il Museo della Coca Cola ad Atlanta, Rodeo Drive a Los Angeles, la Strip a Las Vegas e così via. Nel mio caso questo tipo di attrazioni sono state ignorate (tranne in parte per Las Vegas), in quanto ho voluto conoscere e studiare l’America e gli Americani per come producono, per come consumano e lavorano, come si indebitano e cosi via. La mia permanenza pertanto non è stata caratterizzata dallo svago e dal divertimento, quanto piuttosto dall’analisi, sintesi e riflessione su quanto raccolto.

Ho avuto modo di visitare numerose banche e grandi corporation, intervistare brokers ed executive, incontrare giornalisti e reporter indipendenti: il quadro che ne è uscito (che vi piaccia oppure no) contempla quanto scritto in precedenza. Ad esempio a Miami non mi sono sollazzato in spiaggia sotto il sole o sbronzato di tequila nei locali latinoamericani durante le notti brave, quanto piuttosto ho incontrato numerosi realtor, building developer e mortgage brokers, oltre che visitare i famosi appartamenti in svendita con il 60 % di sconto. Ad Atlanta invece (correndo non pochi rischi) ho visitato il quartiere dei neri a Downtown intervistando numerose persone che avevano appena perduto il posto di lavoro e vivevano con il sussidio federale. Quello che ne è uscito è un quadro con una logica di esame ben comprensiva se vista nel suo insieme. Il primo paese al mondo che ha delocalizzato (prima in Messico, poi in Cina, dopo in India ed ora in Vietnam) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere le loro produzioni all’Oriente e contestualmente anche i posti di lavoro. In parallelo a questo si è verificato uno spropositato overbulding (eccesso di costruzione) grazie al mutuo facile a soggetti underscoring (low and bad credit, solitamente persone di etnia nera, ispanica od orientale). La Fed ha poi aiutato a far peggiorare il tutto con grande incoscienza attraverso una politica monetaria suicida.

L’accusa più ridicola mi è stata mossa da italiani (che non sono mai stati negli USA) i quali contestano i dati da me forniti circa la composizione demografica dell’America sostenendo che secondo l’ultimo censimento la popolazione statunitense è costituita dal 60% di bianchi caucasici, il 15% da afroamericani, il 15 % ispanici, il 5% da orientali ed il restante da una molteplicità di etnie. Presa in senso generalizzato questa è la statistica media della popolazione americana. Tuttavia i 2/3 degli americani vive in aree metropolitane od urbane con più di 100.000 abitanti: l’intera economia statunitense è radicata e sviluppata nelle grandi aree metropolitane. Ma nelle aree metropolitane non abbiamo questa ripartizione: suvvia, non crediate ciecamente a me, ma almeno ai rapporti demografici che descrivono le aree in questione. Solo nelle prime dieci aree metropolitane (ce ne sono 52 in USA) vivono almeno più di 100 milioni di persone.
Metro Area Popolazione Caucasici Neri Ispanici Asiatici
New York 19.000.000 35 25 20 10
Los Angeles 12.800.000 20 10 40 10
Chicago 9.500.000 30 30 25 10
Miami 5.400.000 15 25 45 10
Dallas 6.300.000 30 35 20 10
Seattle 3.350.000 50 20 15 10
Phoenix 4.200.000 50 10 25 5
Houston 5.700.000 28 25 35 5
Detroit 4.400.000 12 81 5 5
Atlanta 5.300.000 38 55 3 5

La tabella di sintesi conferma pienamente quanto avevo precedentemente espresso. Se invece andate a visitare i paesini rurali in cui vive il restante 1/3 degli americani scoprirete con grande sorpresa che la popolazione è costituita al 98% da bianchi caucasici (ad esempio Springfield in Nebrasca rappresenta un insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici). Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare.

Inoltre anche i dati in percentuale che io stesso ho preso come riferimento (sull’ultimo censimento datato dieci anni or sono) sono discutibili. Ma in peggio. Infatti non contemplano i flussi di immigrati clandestini che entrano in America soprattutto dal Messico, una stima piuttosto ottimistica parla infatti di almeno 15 milioni di clandestini. Solo nella città di Houston si stimano 500.000 presenze. Sono proprio le grandi città metropolitane infatti che diventano le porte di ingresso preferite per l’immigrazione clandestina e per le migrazioni dei nuclei familiari. Ma il dato più significativo che conferma il profondo cambiamento del tessuto sociale statunitense è riferito ai diversi trend di crescita di ogni etnia, con in testa al momento la popolazione ispanica, la quale rappresenterà il 40 % della popolazione statunitense entro il 2030.

Chi ancora non fosse convinto di questo quadro spero si convinca almeno della voce autorevole di Market Watch, la prestigiosa testata giornalistica online statunitense, la quale ancora nel 2007 in un passato redazionale analizzava i rischi per l’economia americana legati al credito facile a fasce sociali dal basso rating creditizio. 
Voglio terminare infine con una considerazione rivolta proprio a tutti coloro i quali in questa ultima settimana non hanno fatto altro che etichettarmi come razzista o leghista: fate attenzione invece, cari lettori, a non essere proprio voi i razzisti. Chi non lo avesse ancora compreso i cosidetti processi di integrazione tanto propagandati in passato come fenomenali processi di crescita culturale per tutti i paesi che li vogliano abbracciare, conditi da buonismo ed accoglienza sfacciata, altro non hanno fatto se non istituzionalizzare lo schiavismo moderno asservito al capitale e sfruttare senza limiti tutte quelle popolazioni che avrebbero dovuto essere oggetto di integrazione, spingendo proprio queste persone ad accettare lavori pericolosi, insalubri o fisicamente usuranti per una paga notevolmente inferiore a quella che sarebbe invece spettata ad un lavoratore autoctono. 

E questa strada è stata perpetrata ai danni di altri lavoratori (italiani, tedeschi, francesi, inglesi, americani e cosi via) che hanno visto in pochissimi anni modificarsi verso il basso i loro livelli minimi salariali. L’unico beneficio che ha portato la menzogna dell’integrazione razziale è stato il vile aumento dei profitti delle grandi corporations che hanno beneficiato così di manodopera a costo inferiore senza tante seccature sindacali o rispetto per la dignità umana altrui. Chi invece si scalda tanto per consentire ed osannare le fenomenali opportunità dell’integrazione, perchè così pensa di poter aiutare queste popolazioni dai mezzi limitati, non fa altro che condannarle ad una nuova era di schiavismo moderno, andando nel contempo a compromettere il tenore reddituale dei lavoratori autoctoni. Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune …

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:40

 Cuculo se hai approfondito l’argomento energia risorse moneta e nuova economia come ti la cosa fattibile, difficile, irrealizzabile se non in un lontano futuro.

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 16:41

……… Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune conseguenze (i famigerati side effects) di queste politiche di integrazione infelice, in quanto il modello americano è stato esportato in tutto il mondo, Europa compresa. Gheto capio.

Eugenio Benetazzo
Fonte: http://www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/gheto_capio.htm

il grafico si è copiato male.  vedete il sito dove è chiaro.      

DORF   

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 17:25

1. benetazzo non è un economista, bensì un trader
2. http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/critiche-al-predicatore-finanziario_20.html

3.

lunedì 27 dicembre 2004
 
La questione delle riserve auree

La carta stampata in Italia non fa grandi utili. Non è il profitto la ragione per cui esiste. Un contributo alla sua esistenza viene, oltre che dai privilegi concessi da leggi ad hoc, dalla pubblicità e dalla vendita di pregevoli gadget (libri, VHS, DVD, ecc.). Il contenuto è irrilevante al profitto. Le polemiche che riempiono la carta stampata oggi saranno domani meno che irrilevanti. Un esempio da manuale di paralogismi, incongruenze e ignoranza storica ed economica sono le cose scritte sui giornali in questi giorni in merito alla proposta di vendere le riserve auree della Banca d’Italia per ridurre il debito pubblico. A dispetto della catena delle argomentazioni, siamo d’accordo sulle conclusioni: che Banca d’Italia venda le sue riserve. Servirà questo a ridurre il debito pubblico? Rispondo con un’altra domanda. C’è qualcuno che lo crede? Nessuno stato moderno ridurrà mai il debito pubblico. Lo stato moderno si è formato dal ‘500 in poi. È una realtà storica, come l’Egitto dei faraoni, l’Impero mongolo o la breve egemonia di Atene. Avendo lo stato moderno il monopolio della violenza e l’esercizio incontrastato della sovranità porterà alla rovina le società sotto il suo controllo. La civilizzazione nata dal capitalismo e dall’economia di mercato, in ogni epoca impedita dall’azione dei governi, si sfalderà sotto il peso dei debiti, delle regolamentazioni delle tasse e dell’inflazione monetaria. A contrastare l’azione dei governi c’è il desiderio di vivere degli uomini, che, nel tempo loro concesso, producono, inventano, commerciano, tentano, in qualche modo, di portare avanti la divisione del lavoro. Purtroppo, più un uomo è impegnato a produrre e ad ottenere profitto nel suo limitato orizzonte di attività e meno riesce a capire la globalità delle forze storiche in azione. Esiste almeno un uomo che, nel 1913 o nel 1939, qui in Europa aveva ottimizzato la produzione del bene X, che poteva fornire ai consumatori a basso prezzo e di buona qualità, ottenendone un lauto profitto, solo per vedere i suoi sforzi nullificati qualche mese dopo, dalle bombe. Queste righe sono un contributo tardivo agli sforzi di quell’uomo. Mentre tutti sanno di avere bisogno di scarpe, quell’uomo non sa di avere bisogno di queste righe. Gli unici disposti a pagare per i servizi di un intellettuale sono i governi. Gli imprenditori e i consumatori non finanziano gli intellettuali. Gli intellettuali sono molto vanitosi e vorrebbero essere, come tutti, molto ricchi. Dal momento che gli imprenditori e i consumatori non finanziano gli intellettuali, gli intellettuali diventano i servi del governo e sfogano contro l’impresa tutta la frustrazione accumulata. Ovviamente la produzione degli intellettuali moderni, a parte la funzione ideologica immediata pro-statalista, non ha alcun valore intellettuale (si pensi a tutte le pagine stampate sotto i regimi comunisti o a quelle stampate, oggi e qui, dopo la ventura iperinflazione planetaria). Così si spiega come si possano leggere discussioni senza senso sui giornali in merito alla questione delle riserve auree: it’s a tale, told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing . La prima cosa seria da dire sulla questione è che le riserve auree della Banca d’Italia non si sa dove siano. Mentre le scuole statali promuovono visite al Parlamento, non si possono fare visite alle riserve auree (ed è un peccato, perché i ragazzi ne sarebbero entusiasti). Da cose lette qua e là mi sono fatto l’idea che le riserve auree delle banche centrali siano sotto la FED di New York, che regola le transazioni auree tra banche centrali spostando lingotti da un armadio con su scritto “U.S.” a uno con su scritto “Germany”. Sfido chiunque a reclamare una proprietà che sta nei bunker di una potenza nucleare. Le transazioni in oro tra banche centrali avvengono senza differenza tra lettera e denaro: l’oro è moneta per le banche centrali. I privati che comprano e vendono oro prevedono una piccola differenza tra denaro e lettera: l’oro è quasi moneta per i privati. La vera moneta per i privati attualmente è la cartamoneta imposta per decreto dai governi e alcuni suoi complessi succedanei. Essa è continuamente inflazionata da chi la emette. La seconda cosa seria da dire sulla questione è che non ci è dato sapere quanto oro sia nella disponibilità delle banche centrali. Una imprecisata quantità di oro è stata prestata dalle banche centrali a delle bullion bank che lo hanno venduto, lasciando alle banche centrali una promessa di pagamento in oro. Il Fondo Monetario Internazionale non impone alle banche centrali di differenziare tra l’oro ancora in loro possesso e i crediti in oro. Basta visitare il sito della Banca Centrale Europea per vedere che la voce è “Gold and Gold Receivables”. Già! Ma sarebbe bello sapere quanto oro e quanto credito in oro abbiano oggi le banche centrali. Sono assolutamente a favore dell’idea di vendere i crediti in oro. Quei crediti non valgono la carta su cui sono scritti: se le bullion bank dovessero ripagare il loro debito in oro spingerebbero talmente in alto il suo prezzo in termini di moneta per decreto che il sistema delle monete per decreto crollerebbe. Quel debito non è stato scritto per essere ripagato, ma per permettere al sistema delle monete per decreto di continuare ad esistere. Si il grafico: È il grafico del tasso di cambio euro/dollaro e del prezzo dell’oro in dollari. Cosa dire: è l’oro che quota come una moneta o l’euro che si comporta come una commodity? Più semplicemente il prezzo dell’oro è manipolato in modo da non risultare mai più conveniente come moneta rispetto a tutte le monete per decreto importanti. Chi negli ultimi quattro anni avesse acquistato oro in euro ci avrebbe rimesso quel due per cento che danno i titoli di stato a breve. Il fenomeno può essere anche visto come un premio assicurativo che l’oro impone a fronte dell’insolvenza dei governi. Quando il cigno nero volerà nei cieli d’Europa, lo si vedrà come un ben misero premio da pagare. La terza cosa seria da dire sulla questione è che l’attuale quotazione dell’euro sul dollaro dipende più dalla sua ingente, anche se forse solo apparente, copertura aurea, che da una inesistente maggiore virtù monetaria della BCE rispetto alla FED. Gli aggregati monetari nell’area euro sono aumentati in misura molto maggiore negli ultimi anni rispetto a quelli in circolazione negli USA. Per noi, che abbiamo colto le fallacie del mercantilismo grazie al sussidiario di storia delle scuole medie, l’euro forte è un sorprendente piacere, anche se mai ci è dato modo di coglierne i vantaggi alla pompa della benzina. Non è quindi nell’auspicio di un euro debole che vediamo con favore la vendita delle riserve auree. Chi ha l’oro, fa le regole. Senza oro, le banche centrali e i governi smetteranno di fare le regole. E allora in buon ordine vedremo all’opera le forze economiche: il cigno nero, l’iperinflazione che si scarica sui prezzi, il caos contrattuale, l’interruzione della divisione del lavoro, la guerra. Il silenzio dei giornalisti? Ahimè, forse no. Il grande esperimento di pianificazione economica iniziato a Bretton Woods nel 1944 e proseguito con la chiusura della Gold Window nel 1971 volge verso la sua fine naturale.

*Intervento  a cura di Fabio Gardel – US Equity & Macro LAB

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 21:31

che vi risulti, esiste da qualche parte qualcuno che raccolga le previsioni dei vari ocse, fmi,ecc ecc, nonchè i molteplici target price delle varie banche d’affari e poi ne verifichi la validità? Sarebbe interessante l’analisi.
A proposito di piccole banche come alternativa alle grandi banche, mi sembra un’ottima idea, da diffondere. E sul ricostituire  banche d’interesse nazionale, controllate dallo stato, che abbiano la proibizione assoluta di speculare in qualsiasi modo, che ne pensate?
Zioru

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 23:24

X Giobbe 1971
 Concordo con te…inflazione da monopolio, basta guardare i carburanti, i dati danno un -6% delle vendite in volume, se vuoi mantenere lo stesso fatturato non resta che alzare i prezzi alla pompa…come hanno continuato a fare e continueranno se nessuno gli mozza le manine.

x SD
Io son in est-europa…per il fine settimana prevedono un bel -19…speriamo che non sia premonitore pure dell’ andamento dei listini !

Un saluto a tutti i marinai !
Massimo

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 00:44

How to Prosper in the Age of Obamanomics

Things We’ve Forgotten

One of the most dangerous political philosophies afflicting America today is the belief that we can’t allow anyone to suffer the natural consequences of their own stupidity.
For example, after the government first sucked people into buying and taking on mortgages they couldn’t afford to pay, when they got in trouble, the government produced welfare programs to see they had enough money. They also would force the banks to lower the mortgage terms so the consequences of stupidity would not be felt.
If cars aren’t selling, create the open-ended Cash for Clunkers program. If the big banks are about to fail, pour money into them and take control for the greater good of all of us.
Actually, the real solution to all of these problems is usually bankruptcy and failure. That’s the only way we will shake the excesses out of our economy – allow people to suffer the consequences of their own stupidity or ignorance.
After the consequences have been felt and the economy has then prepared to return to sanity, which may take several years.
One thing we should have learned from the Depression of the ‘30s is that whenever government tries to fix a problem, it usually creates two or more problems of equal or greater dimensions. We simply have to allow people to suffer the consequences. This may be politically incorrect, but it is the only solution.
The money we throw at the problems will create a monstrous inflation. If you think it is bad now, wait until inflation really takes control, and watch things disappear from the store shelves.

 

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 00:52

Keynesian Solutions
After a collapse, Keynesian economics calls for an increase in government spending, as well as an expansion of the money supply to calm the markets. Although the validity of Keynesian economics is questioned by other schools of thought, it is the prevailing think-tank philosophy employed by most governments and central banks.
Government spending is usually increased by the creation of new entitlement programs (think Social Security) or stimulus spending (think New Deal and the American Reinvestment Act of 2009). These new programs generally increase debt loads and simultaneously increase the amount of money in circulation.

Aspettate deflazionisti, aspettate…

Scritto il 21 gennaio 2010 at 01:09

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utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 01:16

La fine di un regno (quello del dollaro) si sta ulteriormente avvicinando.Vogliono la sua morte Cina, Russia, Giappone e Francia che intendono eliminare la moneta verde negli affari (grossi, in verita’) che riguardano l’acquisto del petrolio. Se ne parlò brevemente a ottobre ma oggi la voce si fa sentire sempre piu’ chiara e piu’ forte. Il dollaro sarà sostituito da un paniere con yen, yuan, euro e oro.
Le nazioni interessate in questo capovolgimento di una parte della storia economica del mondo, sono l’Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar, che insieme hanno in mano una riserva di dollari valutata a 2.1 trilioni. La Gran Bretagna, che disse no all’euro sotto la spinta di Washington, si vedrà costretta a baciare la fronte dell’euro in quanto non potra’ piu’ utilizzare il dollaro.
Russia, Giappone e Brasile sono pronte a dire si’ inequivocabilmente alle ripetute richieste della Cina.Ogni settimana, dicono a Washington,queste tre nazioni hanno meeting segreti sul soggetto  petrolio e dei pagamenti ormai ritenuti fuori causa della moneta statunitense. Gli americani non sembrano avere le idee chiare su cosa potrebbero fare per bloccare questo tsunami anti-dollaro.

Il prezzo dell’oro in questa nazione sale in maniera incredibile (anche 1200 $ l’oncia); dollari investiti sul metallo giallo da parte di chi può permetterselo. Pero’ ci sono milioni e milioni di americani che lottano quotidianamente per la sopravvivenza e il problema del dollaro contro altre moneta non interessa loro. La fine di un regno si snoda di fronte a tutti e nessuno puo’ farci nulla.

ditemi…vi sembra realizzabile??

Altapata

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 01:43

hihi  …come dicono sempre…ormai il peggio è alle spalle…

Altapata 

attento SD …anche lì in Vietnam …il peggio è alle spalle!

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 02:02

ditemi…vi sembra realizzabile? quando l’avrai preso il quel posto senza accorgerti  mi auguro che lo saprai.A parte la battuta non pensate tanto all’america sapra’ difendersi da sola.Dollaro

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 02:06

intanto folletto continui a sfuggire alle spiegazioni.  sei bravo a fare il prof. azzeccagarbugli, ma a proporre qualcosa di buono e costruttivo niente.  ma scusa….se ti fà tanto schifo lo stato, ti fa schifo la democrazia, ti fa schifo l’italia e il suo popolo….perchè non te ne vai su un’isola deserta con una nave piena d’oro?  saremmo tutti felicissimi!!!   

intanto lo stato sprecone se si vuole si può mettere in riga.  basta volere e metterci uomini in gamba e onesti.    poi che il privato sia meglio è una balla colossale.  privato è ladro, e basta!!  questo è il tuo caro mercato che adori.  a te piacciono i ladri, basta che siano privati.  giusto??  in vita mia  non ho mai visto un padrone onesto, mai!!   pensano solo al proprio interesse e la gente che ci lavora dentro sono solo bestie da sfruttare.  ehh tu lo sò manco sai cosa vuol dire lavorare in fabbrica.  ti farebbe bene sapientone. ma tanto.  abbasseresti la cresta che hai.    si deve stampare solo la moneta corrispondente alle merci, e basta.  niente di più niente di  meno.  e il sistema sta in equilibrio.    1 penna = 1 euro.    10 penne= 10 euro.    10000penne= 10000 euro.    quando la fabbrica è arrivata al max della produzione ci si deve fermare con la stampa dei soldi.  l’oro non serve.  serve il giusto e corretto controllo sulla stampa.    poi il tutto và integrato con la democrazia diretta.  partecipativa, con il bilancio partecipativo.   già lo fanno a rovereto, trento e bolzano.  dove è il problema?     questo bisogna fare.      notte.     

DORF

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 02:27

per l’energico ed instancabile FOLLETTO  una domanda semplice semplice:

i Nostri Padroni cosa dovrebbero fare, mi riferisco a che politiche economiche dovrebbero attuare per farci  BOLLIRE letteralmente ?

Attuare iperinflazione  4 euro al Litro di Benzina ??

7 euro per Kg. di pane o per una birra piccola in un bar di provincia?

e con una persona su 5 disoccupata?

rivivere Weimar ?

oppure illudendoci di vivere ancora bene… guardando la Tv. dei deficienti…. ROSOLARCI LENTAMENTE MOLTO LENTAMENTE, con una perdita del nostro umile potere d’acquisto nell’ordine del 2% annuo, che moltiplicato per 10 anni fa 20% in meno… e partendo da uno reddito famigliare di 1000 o 2mila euro ???

giobbe

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 02:52

memore e consapevole  ricordo  ai lettori che questo blog  non insegna a gudagnare denaro ma bensi’ a vivere un po’ meglio  con le ns.forze e aspettative ,meglio un piccolo uovo oggi  che un uno struzzo domani.Accontentiamoci.Ciao  muso giallo

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 03:34

dorf lo sai che le regioni autonome hanno benefici   dallo stato e tutto questo pesa sulla collettivita’ che non ne ha.Basta  comodare ,ci sono costati abbastanza altro che i teru’ dentro o fuori ,si decidano una volta per tutte.Integralista

Scritto il 21 gennaio 2010 at 06:49

……. Aspettate deflazionisti, aspettate…

Chiunque scriva cosi, corredato delle solite argomentazioni accademiche, figlie di un fondamentalismo ideologico, non ha capito nulla di quanto sta avvenendo.

Al sottoscritto non importa tanto avere ragione, quanto di comprendere quanto sta avvenendo, indipendentemente dalle scuole di pensiero.

Dopo anni di dominio della scuola di Chicago e del monetarismo demenziale friedmaniano, tuttora in azione, i keynesiani esultano per la possibilità di dimostrare la fondatezza delle loro teorie e gli "austriaci" non vedono l’ora che la storia consacri la loro visione.

Peccato che nessuno abbia la sfera di cristallo e peccato che spesso la storia si prende gioco delle nostre sensazioni e delle nostre visioni. Se la nemesi troverà la sua reale dimensione, nessuna scuola di pensiero economico, potrà sinceramente rallegrarsi di quanto potrà accadere.

Ricordate quanto scrissi negli ultimi mesi a proposito del dollaro, e in particolare nell’analisi, "La quiete prima della tempesta", mentre tutto intorno gli strilloni, urlavano la fine della moneta americana. Ebbene prima di riprendere il suo lento declino strutturale, la moneta americana resta sempre e solo l’unica moneta riugio mondiale, l’unico porto dove inevitabilmente il mondo finanziario, dovrà dirigere la propria prua, nella prossima ripresa della tempesta perfetta.

Andrea 

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 07:02

@26  che riporta:
" ..Actually, the real solution to all of these problems is usually bankruptcy and failure. That’s the only way we will shake the excesses out of our economy – allow people to suffer the consequences of their own stupidity or ignorance…"

Sì dovrebbe anche a mio giudizio essere così, perchè come ho commentato, forse in maniera un poco brutale sul sito Informazione Scorretta la causa principe del disastro NON è stato il comportamento dei banchieri, quanto piuttosto una certa visione pietistica dell’individuo che ha portato l’amministrazione U.S.A. , alcuni dicono quella di Clinton altri partono da quella di Reagan, a forzare le banche a concere prestiti a persone poco abbienti e quindi ad alto rischio.
E’ evidente che il rischio doveva essere distribuito su tutto il resto della popolazione e cos’ le banche hanno fatto.
Poi, ma solo poi, ci hanno preso gusto ed hanno amplificato il tutto, ma i veri principali colpevoli NON sono loro ( a meno che non si é sostenitori di quello che io chiamo ‘pensiero pirla’).
Lo so che ciò che ho riportato sopra é scomodo da accettare ma é la realtà. Ormai lo dicono più di una fonte.  L’ultima , ma solo in ordine di tempo, é questa: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6682  
Non é il capitalismo in fase terminale ciò a cui stiamo assistento quanto piuttosto all’agonia di una utopia folle e demente.
E’ cosa diversa. Convincetevene.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 09:08

Luigiza,

è difficile convincere chi ha il pensiero pirla.

Soprattutto se dopo il crollo del regimi dell’Est parla ancora di Padroni!

Gli irriducibili sono troppo ideologizzati per dubitare delle proprie conoscenze e aborrono il mettere in dubbio socratico che li potrebbe aiutare a crescere ed a capire.

E ragionano ancora sui numeri di Stato: la cosa più folle è quando sento parlare dell’indice della fiducia dei consumatori, che non è altro che l’indice della felicità di Staliniana Memoria.

Vogliono lo Stato dappertutto e non sanno che così si anticiperà la catastrofe.

Sono ancora convinti di mettere in riga lo Stato mettendoci uomini in gamba ed onesti: ma quando mai un uomo in gamba ed onesto andrebbe a lavorare per lo Stato!  E perchè mai dovremo volere pagargli uno stipendio!

Intanto ad esempio in Usa oltre il 65% dei cittadini vive o di stipendi statali o di pagamenti statali e parastatali delle proprie attività private: ed è per questo che gli stati imploderanno: mal-allocazioni, costi distorti, spese pubbliche a go-go, ecc.

Ci mancava anche la sanità pubblica al 100% della popolazione: e queste spese pazzesche, stiamo parlando di circa 107 Trilioni di dollari, cioè di 347096 $/cittadino per social security, drug prescription e medicare liability (WWW.usddebtclock.org), che aumenteranno i modo vorticoso con la riforma sanitaria e sociale di Obama.

Con un debito di 3500 miliardi di $ verso l’estero, gli altri stati vorranno convergere di nuovo verso il dollaro, per non perdere i loro soldi.

1 peso argentino del 1970 vale 10 trilioni di pesos del 2010….

E così gli stati sovrani perderanno i loro soldi, dimenticando che sono nostri!

Mamma mia che supponenza: e si continua a dire che per due o tre anni ciò non accadrà.

Ma cosa me ne frega di due e tre anni: il sistema può pure autorigenerarsi per 10 anni, ma cosa vuol dire.

Avremo il cancro (lo stato) che permette all’uomo di continuare a sopravvivere … per non morire.

Stiamo assistendo al possibile crollo della civiltà umana e ancora si parla come i consulenti finanziari della filiale bancaria sotto casa.

E si continua  a volere reiterare un sistema che non ha funzionato e quindi non può funzionare.

Il diffondersi su larga scala di omicidi e menzogne sistematiche sono allora naturali conseguenze dell’affermarsi dell’umanesimo immanentista.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 10:58

@Il Folletto

Grazie.  Ma la mia critica era, o meglio voleva essere, molto più incisiva e mirata anche ad altri non espressamente nominati.
Ma saranno glia avvenimenti stessi prossimi venturi a renderlo evidente.
Grazie ancora.
luigiza

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 14:49

Andrea, scusa se mi ingarbuglio in sterili sofisticherie nozionistico-teoriche…
Siccome i miei datati studi rimontano ai tempi in cui i Chicago boys erano un po’ la novità del momento e non li abbiamo approfonditi granché, faccio fatica ad associarli al pensiero keynesiano per come l’ho "conosciuto" allora.
Faccio io confusione o per la scuola di Chicago intendiamo i neocon monetaristi convinti? Non mi risulta che fossero dei paladini dell’intervento dello stato nell’economia (tranne ultimamente quando si è trattato di salvarsi le chiappe, of course).

Ciao

utente anonimo
Scritto il 21 gennaio 2010 at 17:50

Ma vivaddio un monetarista desidera che la banca centrale aumenti la quantità di denaro in circolazione o no? E questo è interventismo o no?

SVEGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

utente anonimo
Scritto il 22 gennaio 2010 at 09:31

Yaaaawwwn, buongiorno… Munch Munch… Un monetarista può sicuramente desiderare che la banca centrale aumenti al quantità di denaro in circolazione, bisogna vedere a quali condizioni e se si pone dei limiti e quali… e sinceramente non sono in grado di approfondire il tema a sufficienza. Certamente (?) però un monetarista non lo farebbe alle stesse condizioni secondo cui lo farebbe Keynes: una cosa di cui sono abbastanza certo è che le due scuole siano piuttosto alternative una all’altra, per non dire in antitesi.
Volendo cavillare, poi, essendo la FED privata, se questa aumenta la liquidità nel sistema, bisogna vedere se si tratta di intervento pubblico… (ma sì, sto facendo il pierino, scusate ;) )
Saluti

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