TEMPESTE DI NEVE, TEMPESTE IMMOBILIARI!

Scritto il alle 21:56 da icebergfinanza

Mentre America ed Europa sono attraversate da imponenti tempeste di neve, mettendo seriamente a rischio la stagione natalizia dei consumi, con numerosi stati nei quali, la circolazione autostradale, ferroviarie e aerea, è stata interrotta a causa dell’eccezionale nevicata,  molto probabilmente il prossimo anno, l’economia americana e mondiale dovrà fare i conti con una serie di nuove tempeste immobiliari, di minor intensità rispetto alle precedenti, ma in grado di incidere in maniera negativa sulla anemica ripresa economica. 

Visto che tecnicamente ed accademicamente la recessione si può considerare finita e conclusa in maniera decisamente artificiale, senza alcun reale risultato in termini di occupazione, Martin Feldstein, responsabile del National Bureau Economic Research, ente ufficiale proposto alle rilevazione dell’inizio e della fine di una recessione, ci dice che nella sostanza, l’economia americana è ancora impantanata in un recessione.

Tralasciando le convinzioni personali sulla mancanza di prove relative ad una nuova bolla finanziaria che Bernanke ed alcuni "analisti filosofi" interessati, continuano a professare nel loro ottimismo di maniera, difficilmente supportato da dati che non vadano oltre la speranza, è interessante notare che lo stesso Bernanke ha osservato come la Federal Reserve a maggio è stata troppo ottimista sulle condizioni del mercato del lavoro.

Peccato che questo eccesso di ottimismo, ben lontano dal sano realismo che su Icebergfinanza continuamo a professare, supportato da indicazioni fondamentali,  reali, sia una prerogativa continua del lavoro di Bernanke, dall’ottimismo sul mercato immobiliare condiviso nel punto di massima espansione del 2005 sino ai fondamentali solidi del sistema finanziario americano urlato nel 2007, alcuni mesi prima dell’inizio della madre di tutte le crisi.

Oggi la sua visione è un pò più realistica, speriamo bene.

L’anemica spesa dei consumatori è un buon segnale per il lungo termine, ma nel breve, per uscire dalla recessione, non mancherà di costituire un freno il prossimo anno. Sarà interessante osservare come sono andate le vendite nel mese clou dell’economia mondiale. Feldstein ha sottolineato come lo sforzo per rilanciare il mercato immobiliare, sia stato un vero e proprio fallimento e che il prezzo delle abitazioni continuerà a scendere.

Ricordate la mia " Double dip housing recession " quella che il realtà è una autentica depressione immobiliare; ebbene nel prossimo anno mancherà l’intensità della spinta artificiale degli incentivi governativi, intensità che ha sostenuto una nuova ondata di "frodi" immobiliari diffuse. Inoltre il continuo e persistente crollo del costo delle locazioni e la presenza dell’inventario ombra, non mancherà di esercitare una continua pressione al ribasso su un mercato sostanzialmente fragile, gravato da un eccesso strutturale. 

L’indice di fiducia dei costruttori americani continua a stazionare a livelli da depressione.

A proposito di "inventario ombra", quello relativo ad immobili pignorati dal sistema finanziario e mai immessi nel mercato per non "ingolfare" il sistema o quelli immobili ormai irrimediabilmente sulla strada del pignoramento o di propriètà di privati che stanno aspettando migliori condizioni di mercato per potersene disfare, secondo Bloomberg, la First American CoreLogic è andata a contare una per una le case di questo inventario fantasma e sembra che sia aumentato di circa il 55 % a 1,7 milioni di abitazioni alla fine del terzo trimestre di quest’anno. Non appena, il mercato sembra stabilizzarsi, una nuova onda è pronta a rimetterlo sotto pressione.

Coloro che hanno letto uno dei recenti post “dedicati” sanno dell’importanza della dinamica dei canoni di locazione all’interno della dinamica deflativa in atto e dando un’occhiata a quanto comunicato mercoledi dal BLS all’interno delle dinamiche riguardanti l’inflazione americana, l’indice relativo agli affitti “ Owners’ equivalent rent “ (OER) è sceso ad un tasso annualizzato del 1,5 % nel mese scorso e del 1,1 % negli ultimi tre mesi.

Come ci ricorda Calculatedrisk, l’OER è il componente principale dell’indice CPI che ha contribuito a mantenere invariato l’indice core nel mese di novembre. La dinamica discendente del costo degli affitti contribuirà a tenere il CPI compresso o probabilmente negativo nel prossimo anno.

Quindi, non esiste alcuna possibilità di assistere ad una ripresa statistica rilevante, dell’inflazione il prossimo anno.

Inoltre la discesa del costo dei canoni di locazione contribuirà a tenere sotto pressione i prezzi delle abitazioni.

Probabilmente il dato relativo alle vendite di abitazioni esistenti di martedi costituirà il canto del cigno di questa breve ripresa statistica, ma importante e fondamentale è il dato relativo alle vendite di nuove abitazioni che pur rappresentando solo una piccola parte delle contrattazioni immobiliari, costituiscono il principale propulsore all’occupazione del settore edizio.

Il prossimo anno inoltre le realtà dei rifinanziamenti dei mutui "Option ARMs" e " Alt-A non mancheranno di costituire un ulteriore fattore negativo nella dinamica dei pignoramenti, come abbiamo spesso visto ed analizzato in questi ultimi mesi.

Il grafico proveniente dal Credit Suisse aiuta a comprendere la dinamica che ci attende:

Forse a qualcuno sarà sfuggito ma non certo ad Icebergfinanza, ma sembra che l’uomo dell’anno Bernanke, abbia intenzione di nominare a capo della divisione di vigilanza e regolamentazione della Fed, un certo Patrick Parkinson, un guru del fantasma di Alan Greenspan, sui derivati.

Figurarsi cosa potrà accadere se si mette la supervisione del mercato dei derivati nelle mani di un amante del mercato finanziario derivato, è come dare in mano il ruolo di guardiacaccia o responsabile di un parco naturale ad un bracconiere. Alcune opinioni in merito al mercato dei derivati di Parkinson, sono simili a quelle dei gruppi di pressione che spingono per uno status quo.

I fallimenti bancari continueranno ad accellerare il prossimo anno, nonostante alcuni segnali incoraggianti, secondo la Bair, responsabile della FDIC, senza quantificare quanti fallimenti bancari potranno avvenire, ma rimarcando che nonostante il miglioramento economico, i fallimenti proseguiranno.

Altre sette banche hanno chiuso i battenti nella bufera di neve del fine settimana americano, portando il parziale annuale a 140 fallimenti, per un totale di altri 14,4 miliardi di attivi, in sei stati diversi, per un costo complessivo settimanale di soli 1,8 miliardi di dollari.

Sarà interessante verificare il prossimo anno la dinamica dei fallimenti nel settore del commercial real estate, un settore nel quale il mercato ama fare le orecchie da mercante, un crollo che potrà raggiungere facilmente il 50 % dal suo picco del 2007.

Ci sono grafici che il mercato non ama leggere come ad esempio questo pur proveniente dalla Fed di St.Louis.

Graph: Assets at Banks whose ALLL exceeds their Nonperforming Loans, Banks with Total Assets up to $300M 

Graph: Assets at Banks whose ALLL exceeds their Nonperforming Loans

Questa è la reale consistenza degli assets del sistema bancario americano in relazione ai non performing loans.Con il termine " Non Performing Loan " vengono indicati i crediti non performanti che richiedono una specifica gestione per massimizzare la possibilità di recupero. Inutile ricordare quali essi siano.

Nella sostanza risulta alquanto illusorio il paterno richiamo di Obama alla responsabilità delle banche americane, soggette nella realtà ad una continua erosione dei propri bilanci oltre che ad un sostanziale deleveraging. Solo la fantasia contabile e la sua flessibilità non permette di evidenziare una realtà di sostanziale insolvenza.

Se associamo al deleveraging finanziario, quello dell’economia reale, dove credito al consumo, carte di credito e home equity, stanno rintracciando in maniera sensibile, l’orizzonte del 2010, incomincerà ad apparirci più nitido.

fonte: Federal Reserve di San Francisco

Inoltre non dimenticate mai che abbiamo ormai circa il 27 % dei proprietari di mutui con il residuo superiore al valore stesso dell’abitazione con punte del 47 % come ad esempio in California.

fonte: First American Corelogic

Certo che, l’ultima vicenda relativa a Citigroup è emblematica, la corsa spasmodica alla ricerca di nuovi capitali e l’inversione del governo americano nella vendita delle azioni detenute, oltre alla liquidazione degli investitori arabi, testimoniano quello che ormai vado dicendo da un anno, attenzione al gigante di argilla finanziario americano, attenzione all’intero sistema finanziario mondiale, sarà anche troppo grande per poter fallire, ma, c’è sempre un limite a tutto.

Non certo migliore è la situazione per quanto riguarda il versante europeo dove secondo la BCE ….  Le banche di Eurolandia dovranno svalutare le proprie attività finanziarie, da ora fino a fine 2010, per altri 187 miliardi di euro. Una cifra che porterà le svalutazioni complessive, dall’inizio della crisi, a raggiungere i 553 miliardi di euro. La stima è della Bce che, nella Financial Stability Review di dicembre, peggiora la sua stima sull’impatto della crisi rispetto ai 488 miliardi di svalutazioni totali previste dall’analogo rapporto di giugno, "a causa dell’aumento delle svalutazioni di attività legate alle proprietà commerciali e della inclusione delle svalutazioni dei titoli emessi dai paesi dell’Europa centro-orientale".

Tuttavia – avverte la Bce – "ci sono diversi aspetti che meritano cautela", e fra questi, nei sedici paesi di Eurolandia, una "vulnerabilità" delle banche e delle istituzioni finanziarie rispetto all’emergente esposizione creditizia verso i mercati immobiliari commerciali" e verso "l’Europa centrale ed orientale". Fuori da Eurolandia, poi, secondo la Bce vi sono rischi legati alla tenuta dei bilanci aziendali, e la possibilità di "perdite maggiori del previsto nel credito alle famiglie, se la disoccupazione dovesse salire oltre l’atteso". Un aspetto che, fra i paesi dell’euro, tocca anche la Spagna e l’Irlanda, dove la tenuta dei bilanci delle famiglie finora è stata assicurata dai bassi tassi d’interesse, e dove la disoccupazione è molto elevata. Per prevenire questi rischi – prosegue la Bce – le banche dovrebbero "predisporre adeguati ammortizzatori sul fronte del capitale e della liquidità". Temporeale.

Qui troverete il comunicato della BCE che naturalmente evidenzia un miglioramento della situazione ma che sottolinea come il sostegno pubblico potrà servire ancora. E’ interessante notare come Nowotny, membro del consiglio direttivo, abbia appena ricordato come, la BCE non ha il mandato e neanche l’intenzione di salvare ogni singolo paese dell’aerea euro, mentre per le istituzioni finanziarie sostanzialmente insolventi si sono mossi mari e monti. Sarà interessante osservare cosa succederà dal lato politico, ormai questi sono personaggi che un giorno si alzano e dichiarano una cosa, mentre il giorno dopo ne dichiarano un’altra, tenere bandiere al vento.

Non di meno è il rapporto della Bank of England, nel suo Financial Stability Report nel quale avverte della fragilità del sistema finanziario inglese, consigliando un aumento delle riserve.

Entro fine anno e i primi mesi del 2010, vedremo insieme a coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere Icebergfinanza, alcune mappe dal punto di vista tecnico e fondamentale  che probabilmente ci aiuteranno a comprendere alcune dinamiche per il prossimo anno, per scegliere in maniera consapevole ognuno la sua rotta in " LA_QUIETE_PRIMA DELLA TEMPESTA ".

Il Wall Street Journal nel fine settimana ha scritto un articolo ricordando come negli ultimi 200 anni, mai i mercati finanziari hanno assistito ad una performance negativa, ad un decennio perduto come quello relativo all’ultimo, sottolineando come gli investitori avrebbero fatto meglio ad investire in oro, obbligazioni o anche solo tenere i soldi sotto il materasso. Non conosco le statistiche, non ho al momento presente quanto è accaduto nella Grande Depressione, ma non vi è alcun dubbio che oltre al decennio perduto delle azioni, quello più triste è quello relativo all’occupazione.

In settimana ci sentiremo per un augurio speciale con tutti i compagni di viaggio, buona giornata a Voi tutti.

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto
 

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

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36 commenti Commenta
Scritto il 21 dicembre 2009 at 12:15

Ineccepibile…Ineccepibile anche oggi Capitano!!!

Sinceramente comincio ad essere un poco stanza di farti sempre dei complimenti!! Uffa !!

Scherzo naturalmente Capitano…
ogni tanto sono una burlona!!!

Quando sono meritati…meritatissimi, come nel tuo caso, è sempre un piacere esprimerli, che non vengono mai a noia!!!!

Vento in poppa!!!
Valentina

Scritto il 21 dicembre 2009 at 12:20

Ah!!!! Dimenticavo!!!
Dove sieteeeeeeeeeeeeeeeeee!!! Tutti!!!

Siete tutti congelati??????Hahahahhihihi!!!

Un caloroso abbraccio
Valentina

p.s chissà che non vi "sciogliete" un pò!! Hihihi

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 12:38

brr 1 2 3 prova Brr

Scritto il 21 dicembre 2009 at 13:42

…..
Banche che falliscono, miliardi di dollari bruciati, il rischio della catastrofe: qual è il suo stato d’animo? «Non si scandalizzi, ma io, politicamente parlando, le dico che sono felice. Certo, vedo la gente che teme per i propri risparmi, non ce la fa a pagare i mutui eccetera. Però, per me, questo è un allarme salutare. Una sveglia per tutti, non solo per i padroni della finanza o gli uomini di Stato. Ci vuol dire, questo segnale, che bisogna ripensare tutto, vedere che il capitalismo avanzato non genera solo utili ma anche grandi problemi, che il cosiddetto mercato libero in realtà libero non è. Insomma, per me oggi siamo come nel novembre 1989, quando la caduta del Muro di Berlino ci fece aprire gli occhi sul comunismo. E la crisi del comunismo, a ben vedere, ha molti tratti simili con la crisi odierna del capitalismo».
In che senso? «Entrambi cadono per collasso, per implosione, insomma per fattori interni e non per l’azione di nemici esterni. Per il regime sovietico la minaccia veniva sempre da fuori. Non voleva vedere il sistema di corruzione, avidità, intrighi che lo minavano internamente; era un sistema che dichiarava anche con i suoi capi, Brezhnev per esempio, la sua senilità, l’impossibilità di un ricambio. Mi pare che questa diagnosi si possa ripetere per il capitalismo americano. Che non ha voluto vedere i giochi speculativi, le avidità degli uomini della finanza. Poi, anche in America, c’è la propensione a pensare che il pericolo viene sempre dagli altri, da fuori. Siamo, noi americani, convinti che i nemici ci minacciano sempre, siano essi i comunisti, Al Qaeda, i neri, i messicani che premono per entrare. È un tratto paranoico del nostro carattere nazionale. Come la convinzione che noi e solo noi siamo depositari del bene e della verità».
Un segnale d’allarme, un risveglio per la coscienza della common people, la gente comune, dunque. «Certo, non come gli attentati dell’ 11 settembre, che generarono solo paura con le conseguenze che tutti conosciamo, guerre e tutto il resto. Oggi, questa crisi ci spinge a ripensare il modo di vivere generale, a cominciare dall’uso delle risorse energetiche. Ci spinge a pensare "verde", a non rischiare più la salute di questo pianeta
».
 
James Hillman: la crisi della storia produce un risveglio delle coscienze
di Ranieri Polese – 06/10/2008

Fonte: Corriere della Sera [scheda fonte]
 
Sempre a proposito di Hillman di ieri…
Come non condividere  anche queste considerazioni!
Valentina
 
p.s #3

Scritto il 21 dicembre 2009 at 13:42

…..
Banche che falliscono, miliardi di dollari bruciati, il rischio della catastrofe: qual è il suo stato d’animo? «Non si scandalizzi, ma io, politicamente parlando, le dico che sono felice. Certo, vedo la gente che teme per i propri risparmi, non ce la fa a pagare i mutui eccetera. Però, per me, questo è un allarme salutare. Una sveglia per tutti, non solo per i padroni della finanza o gli uomini di Stato. Ci vuol dire, questo segnale, che bisogna ripensare tutto, vedere che il capitalismo avanzato non genera solo utili ma anche grandi problemi, che il cosiddetto mercato libero in realtà libero non è. Insomma, per me oggi siamo come nel novembre 1989, quando la caduta del Muro di Berlino ci fece aprire gli occhi sul comunismo. E la crisi del comunismo, a ben vedere, ha molti tratti simili con la crisi odierna del capitalismo».
In che senso? «Entrambi cadono per collasso, per implosione, insomma per fattori interni e non per l’azione di nemici esterni. Per il regime sovietico la minaccia veniva sempre da fuori. Non voleva vedere il sistema di corruzione, avidità, intrighi che lo minavano internamente; era un sistema che dichiarava anche con i suoi capi, Brezhnev per esempio, la sua senilità, l’impossibilità di un ricambio. Mi pare che questa diagnosi si possa ripetere per il capitalismo americano. Che non ha voluto vedere i giochi speculativi, le avidità degli uomini della finanza. Poi, anche in America, c’è la propensione a pensare che il pericolo viene sempre dagli altri, da fuori. Siamo, noi americani, convinti che i nemici ci minacciano sempre, siano essi i comunisti, Al Qaeda, i neri, i messicani che premono per entrare. È un tratto paranoico del nostro carattere nazionale. Come la convinzione che noi e solo noi siamo depositari del bene e della verità».
Un segnale d’allarme, un risveglio per la coscienza della common people, la gente comune, dunque. «Certo, non come gli attentati dell’ 11 settembre, che generarono solo paura con le conseguenze che tutti conosciamo, guerre e tutto il resto. Oggi, questa crisi ci spinge a ripensare il modo di vivere generale, a cominciare dall’uso delle risorse energetiche. Ci spinge a pensare "verde", a non rischiare più la salute di questo pianeta
».
 
James Hillman: la crisi della storia produce un risveglio delle coscienze
di Ranieri Polese – 06/10/2008

Fonte: Corriere della Sera [scheda fonte]
 
Sempre a proposito di Hillman di ieri…
Come non condividere  anche queste considerazioni!
Valentina
 
p.s #3

Scritto il 21 dicembre 2009 at 13:42

…..
Banche che falliscono, miliardi di dollari bruciati, il rischio della catastrofe: qual è il suo stato d’animo? «Non si scandalizzi, ma io, politicamente parlando, le dico che sono felice. Certo, vedo la gente che teme per i propri risparmi, non ce la fa a pagare i mutui eccetera. Però, per me, questo è un allarme salutare. Una sveglia per tutti, non solo per i padroni della finanza o gli uomini di Stato. Ci vuol dire, questo segnale, che bisogna ripensare tutto, vedere che il capitalismo avanzato non genera solo utili ma anche grandi problemi, che il cosiddetto mercato libero in realtà libero non è. Insomma, per me oggi siamo come nel novembre 1989, quando la caduta del Muro di Berlino ci fece aprire gli occhi sul comunismo. E la crisi del comunismo, a ben vedere, ha molti tratti simili con la crisi odierna del capitalismo».
In che senso? «Entrambi cadono per collasso, per implosione, insomma per fattori interni e non per l’azione di nemici esterni. Per il regime sovietico la minaccia veniva sempre da fuori. Non voleva vedere il sistema di corruzione, avidità, intrighi che lo minavano internamente; era un sistema che dichiarava anche con i suoi capi, Brezhnev per esempio, la sua senilità, l’impossibilità di un ricambio. Mi pare che questa diagnosi si possa ripetere per il capitalismo americano. Che non ha voluto vedere i giochi speculativi, le avidità degli uomini della finanza. Poi, anche in America, c’è la propensione a pensare che il pericolo viene sempre dagli altri, da fuori. Siamo, noi americani, convinti che i nemici ci minacciano sempre, siano essi i comunisti, Al Qaeda, i neri, i messicani che premono per entrare. È un tratto paranoico del nostro carattere nazionale. Come la convinzione che noi e solo noi siamo depositari del bene e della verità».
Un segnale d’allarme, un risveglio per la coscienza della common people, la gente comune, dunque. «Certo, non come gli attentati dell’ 11 settembre, che generarono solo paura con le conseguenze che tutti conosciamo, guerre e tutto il resto. Oggi, questa crisi ci spinge a ripensare il modo di vivere generale, a cominciare dall’uso delle risorse energetiche. Ci spinge a pensare "verde", a non rischiare più la salute di questo pianeta
».
 
James Hillman: la crisi della storia produce un risveglio delle coscienze
di Ranieri Polese – 06/10/2008

Fonte: Corriere della Sera [scheda fonte]
 
Sempre a proposito di Hillman di ieri…
Come non condividere  anche queste considerazioni!
Valentina
 
p.s #3

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 14:25

Ciao Andrea, volevo fare una domanda a te ed ai lettori.Gli economisti marxisti scrivono che in realta questa non e che una classica crisi da sovvraproduzione, e che il gioco della finanza non e che la conseguenza di un enorme quantita di denaro che non trovando profitti adeguati nel capitale fisso, finisce nella girandola del mercato azionario.Sulla base di questa analisi e possibile fare previsioni   sul futuro prossimo dell’economia?Grazie

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 15:14

Ciao Andrea, il Texas ratio c’entra qualcosa con il grafico della fed che hai allegato?
Vuol dire che quando il numeratore si avvicina il più possibile ad 1 il rischi di fallimenti bancari aumenta, dal grafico si evince che ne anche alla fien degli anni 80 il rischio era così alto.
Mi puoi fare sapere grazie?
Roberto

Scritto il 21 dicembre 2009 at 21:41

Andrea il crollo dei mercati arriverà, purtroppo tanti consumatori credono a babbo natale e alla befana, è una storia che raccontano ai bambini, ma per l’ELITE siamo tutti dei bambini, solo che un padre e una madre amano, questi esseri umani amanti del denaro come Giuda amò i 30 pezzi d’argento, questa ELITE ama il denaro a tal punto che nemmeno io capisco il motivo perchè tanto falsi sono nel descrivere le dinamiche economiche.

Sai ti ammiro per la tua forza, per la forza che applichi a trovare le vere dinamiche, però purtroppo la forza dell’ELITE è nell’ignoranza del popolo, vero l’ELITE è malvagia ma anche il popolo ama il credito al consumo, ama la lussuria, ama la pazzia, ama il materialismo, e se l’ELITE è così tanto forte è anche grazie alla predisposizione umana ad amare quello che loro ci offrono. Infatti ci piace essere consumatori di vizi e di degrado.

Vedi basta la neve a fare tornare OBAMA con i piedi per terra, basta la neve a fare capire agli uomini che in fondo sono limitati, basta della bianca neve che esprime innocenza a fare capire alla tecnologia che tanto divina non è…Andrea bastano dei fiocchi leggeri di neve a mettere a rischio i consumi, ma siamo arrivati veramente a questo degrado, ad un degrado che i consumi sono motivo di adorazione e salvezza, e il Cristo, Gesù è dimenticato e pietrificato in un angolo delle case, al fondo del nostro cuore, e purtroppo Lui che dovrebbe essere l’attore della festa è stato immolato alla causa del consumismo. Il comunismo voleva eliminare la religione, il consumismo ha eliminato la fede. Come potete capire sono due modelli usati dalla stessa ELITE che governa il PIANETA.

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 22:55

Buonasera

Per Valentina, io ci sono anche se non sempre scrivo qualcosa in special modo riguardo all’immobiliare….il Capitano scrive già tutto quello che c’è da dire.
A proposito di consumo voglio postare un paio di link….se vi interessano:

http://www.ildirittodisapere.com/2009/12/buone-feste.html

Spero che guardiate anche i video….sono reali e non videomontaggi….purtroppo.

Un augurio di buone feste

SD

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 22:55

Buonasera

Per Valentina, io ci sono anche se non sempre scrivo qualcosa in special modo riguardo all’immobiliare….il Capitano scrive già tutto quello che c’è da dire.
A proposito di consumo voglio postare un paio di link….se vi interessano:

http://www.ildirittodisapere.com/2009/12/buone-feste.html

Spero che guardiate anche i video….sono reali e non videomontaggi….purtroppo.

Un augurio di buone feste

SD

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 22:55

Buonasera

Per Valentina, io ci sono anche se non sempre scrivo qualcosa in special modo riguardo all’immobiliare….il Capitano scrive già tutto quello che c’è da dire.
A proposito di consumo voglio postare un paio di link….se vi interessano:

http://www.ildirittodisapere.com/2009/12/buone-feste.html

Spero che guardiate anche i video….sono reali e non videomontaggi….purtroppo.

Un augurio di buone feste

SD

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 23:38

Carissimo Andrea e carissimi naviganti, ti leggo da quando ti ho "scoperto" e non ti abbandono più, anche se, dopo un attacco un anno e passa fa non ricordo nemmeno più di chi, non scrissi più
Volevo ringraziarti per tutto quello che fai, per la passione che ci metti sempre, per la tua dedizione
Volevo solo cogliere l’occasione per augurare  a tutti voi un Natale sereno, e che queste feste possano farci dimenticare almeno per un momento, tutto quello che in realtà, direttamente o indirettamente questa crisi ha portato in ogni famiglia. Per molti la miseria più nera.
Giulio

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 02:18

ciao SD. si, visto i video. ahh ti dico una cosa. quella stretta di mano, tra gianni letta (uomo goldman sachs e frequentatore del bilderberg)e il papa, è una stretta di mano massonica. molto particolare. io da qualche parte ho delle slide devastanti sulle morti devastanti fatte ai bambini di gaza. ad opera dei miltari israeliani. e sai che armi hanno usato? roba nuovissima!! armi al plasma!! li hanno come fusi. ho visto foto di bambini con un buco di 20cm fatto perfettamente nell’addome. nessun fucile può fare na roba del genere. ti sventra. quello era un buco perfetto, sembrava fatto col laser. ma il papa tace. anzi, guai se si permette di veatificare papa pio x. perchè sti ebrei… non lo permettono. stiamo messi molto male. e il compagno fini, insieme a baffetto dalema dove stanno? si son messi dentro quella porcata che è il CFR. la feccia della feccia. sono i cugini americani del bildeberg. senti SD, ti mando 3 link/video carini da vedere. guardateli. tutti. la mafia delle mafie 1. http://www.youtube.com/watch?v=DTqlVwrak54&feature=related poi c’è la mafia 2. http://www.youtube.com/watch?v=t34yJUNRVPk&feature=related e infine i padroni del mondo. vedi e dimmi. http://www.youtube.com/watch?v=CD_TLgZLxrQ&feature=related ciao a tutti. DORF

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 02:56

SIG.DORF,perpiacere una volta tanto raccontaci anche delle cose gradevoli e carine.ciao e Buon Natale a tutti.Innocenzo

Scritto il 22 dicembre 2009 at 06:59

Caro Roberto, per quanto riguarda il Texas Ratio ha una lontana parentela con la dinamica del grafico postato e riferito alla Fed di St. Louis ma è difficilmente attendibile in quanto è difficile che degli analisti privati abbiano dati certi e corretti. Inoltre se pensiamo a quanto è accaduto in relazione agli stress test della Fed e alla possibilità di applicare in maniera alquanto elastica i principi contabili, liste "private" dei non performing loans sono difficilmente attendibili, ma il grafico della Fed di St Loui è emplematico come pure questo.
Si tratta di prestiti in evidente sofferenza in ritardo da almeno 90 giorni oppure di prestiti che difficilmente saranno onorati..

Chi ritiene inoltre che questa sia una crisi non da sovrapproduzione probabilmente non ha compreso sino in fondo una delle dinamiche della madre di tutte le crisi.  Non c’è alcun dubbio, che l’imponente massa di denaro che circola nei mercati sino a quando si limiterà alla speculazione pura non vi saranno grandi pericoli per l’inflazione. La questione è invece relativa alle riserve bancarie congelate per coprire il buco nero del sistema finanziario, ma come ha già insegnato il Giappone, non è questa la strada, la strada è far uscire le insolvenze in maniera progressiva, lasciando fallire coloro che meritano di fallire.
Se la Fed come sostiene è in grado di prosciugare all’istante le riserve bancarie e allo stesso tempo è in grado di far onorare al sistema finanziario la marea di titoli tossici che ha trasformato in liquidità allora difficilmente avremo inflazione in un’economia reale in evidente deflazione anche se pochi lo ammettono. Inoltre l’imponente deleveraging avrà ancora bisogno di qualche anno prima di assorbire gli eccessi di questa crisi anche perchè le banche stanno giocando ancora come se nulla fosse accaduto e la loro fusione è ancora evidente neiu vari financial stability report.  Come vedremo nel prossimo post dedicato solo a coloro che hanno contribuito alla nostra navigazione, altre variabili entrano in gioco in riferimento alla questione deflazione o inflazione.

Alle volte caro Dorf accertati di fornire ai lettori le fonti delle tue notizie, diversamente lascia perdere non interessano a nessuno, a nessuno!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 10:04

Continua l’effetto liquidità sulle borse, ma una volta raggiunto il target di consenso fra tutti gli analisti (1200 SP), finirà questo  rimbalzo e torneranno a contare i numeri della macroeconomia e degli utili delle singole aziende, anche se questa è una notizia vecchia è opportuno ripeterla.
Per quanto riguarda deflazione, inflazione o sindrome giapponese, io credo che dipenderà dalle mosse delle banche centrali e dei governi.

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 11:30

SINDROME GIAPPONESE
Il debito totale degli Stati Uniti è attualmente poco meno di 55 trilioni di dollari (55mila miliardi), composto da debito pubblico per circa 15 trilioni di dollari e debito privato (società statunitensi e privati) di circa 40 trilioni di dollari. Le somiglianze con il Giappone al suo picco economico e di mercato del 1989 ci porta a ritenere che siamo vicini alla stessa "road map" che in Giappone partì da quel momento e continua fino ad oggi. Detto questo, ci aspettiamo che il debito corrente di 15 trilioni di dollari del governo degli Stati Uniti raddoppi a circa 30 trilioni e il debito privato scenda della metà a circa 20 trilioni nei prossimi 4 – 5 anni. Le somiglianze tra il deleverage del Giappone in corso dal 1989 e quello in atto negli Stati Uniti sono inquietanti. Il debito totale del Giappone in rapporto al PIL è cresciuto dal 270%, quando è iniziato il loro bear market secolare, a circa il 350%, otto anni dopo (1998), per poi scendere all’attuale 110%. Gli Stati Uniti hanno aumentato il loro debito totale / PIL dal 275% del PIL, quando il nostro bear market secolare è iniziato nel 2000, al 375% attuale (10 anni più tardi), e sospettiamo un calo totale del debito simile al Giappone, anche se il debito pubblico giapponese è triplicato durante il loro deleveraging. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato circa il 50% sia negli Stati Uniti che in Giappone, quando il bear market secolare è iniziato. Abbiamo anche il sospetto che il nostro debito pubblico crescerà notevolmente, proprio come ha fatto in Giappone, così come prevediamo il crollo del debito privato. Il debito privato in Giappone è diminuito in modo sostanziale dal suo picco dopo sette anni dall’inizio del suo bear market secolare (passando dal 270% del PIL al 110% attuale). Se gli Stati Uniti dovessero seguire la road map deflattiva del Giappone, ci aspettiamo che il nostro debito pubblico aumenti di circa 7 trilioni di dollari (il debito pubblico netto escluso il debito utilizzato per finanziare la sicurezza sociale), a circa 21 trilioni di dollari e il debito privato diminuisca da circa 39 trilioni di dollari a circa 20 trilioni. Inoltre, il mercato azionario giapponese è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti il loro bear market secolare nel 1987, 1988 e 1989, mentre anche il mercato statunitense è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti l’inizio del nostro bear market secolare nel 1997, 1998 e 1999. In conclusione, la recessione che abbiamo vissuto non è stata una di quelle tipiche del dopoguerra ma la fine di un’epoca, e per riportare l’economia sulla sua curva di crescita a lungo termine occorrerà un lungo periodo di tempo. Per il mercato azionario, questo comporterà una riduzione degli utili societari e prezzi rapportati agli utili. Alla luce di ciò riteniamo che i grandi incrementi dei profitti previsti per il 2010 e oltre sono di gran lunga troppo alti. E’ probabile che il recente rally sia andato sù più di quanto si possa andare senza una prova che l’economia può recuperare ad un forte ritmo, e riteniamo che probabilmente questa prova non arriverà affatto presto.
Pubblicato da Perestroika
 
http://ildiariodiperestroika.blogspot.com/2009/12/facciamo-le-carte-al-2010.html

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 11:30

SINDROME GIAPPONESE
Il debito totale degli Stati Uniti è attualmente poco meno di 55 trilioni di dollari (55mila miliardi), composto da debito pubblico per circa 15 trilioni di dollari e debito privato (società statunitensi e privati) di circa 40 trilioni di dollari. Le somiglianze con il Giappone al suo picco economico e di mercato del 1989 ci porta a ritenere che siamo vicini alla stessa "road map" che in Giappone partì da quel momento e continua fino ad oggi. Detto questo, ci aspettiamo che il debito corrente di 15 trilioni di dollari del governo degli Stati Uniti raddoppi a circa 30 trilioni e il debito privato scenda della metà a circa 20 trilioni nei prossimi 4 – 5 anni. Le somiglianze tra il deleverage del Giappone in corso dal 1989 e quello in atto negli Stati Uniti sono inquietanti. Il debito totale del Giappone in rapporto al PIL è cresciuto dal 270%, quando è iniziato il loro bear market secolare, a circa il 350%, otto anni dopo (1998), per poi scendere all’attuale 110%. Gli Stati Uniti hanno aumentato il loro debito totale / PIL dal 275% del PIL, quando il nostro bear market secolare è iniziato nel 2000, al 375% attuale (10 anni più tardi), e sospettiamo un calo totale del debito simile al Giappone, anche se il debito pubblico giapponese è triplicato durante il loro deleveraging. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato circa il 50% sia negli Stati Uniti che in Giappone, quando il bear market secolare è iniziato. Abbiamo anche il sospetto che il nostro debito pubblico crescerà notevolmente, proprio come ha fatto in Giappone, così come prevediamo il crollo del debito privato. Il debito privato in Giappone è diminuito in modo sostanziale dal suo picco dopo sette anni dall’inizio del suo bear market secolare (passando dal 270% del PIL al 110% attuale). Se gli Stati Uniti dovessero seguire la road map deflattiva del Giappone, ci aspettiamo che il nostro debito pubblico aumenti di circa 7 trilioni di dollari (il debito pubblico netto escluso il debito utilizzato per finanziare la sicurezza sociale), a circa 21 trilioni di dollari e il debito privato diminuisca da circa 39 trilioni di dollari a circa 20 trilioni. Inoltre, il mercato azionario giapponese è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti il loro bear market secolare nel 1987, 1988 e 1989, mentre anche il mercato statunitense è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti l’inizio del nostro bear market secolare nel 1997, 1998 e 1999. In conclusione, la recessione che abbiamo vissuto non è stata una di quelle tipiche del dopoguerra ma la fine di un’epoca, e per riportare l’economia sulla sua curva di crescita a lungo termine occorrerà un lungo periodo di tempo. Per il mercato azionario, questo comporterà una riduzione degli utili societari e prezzi rapportati agli utili. Alla luce di ciò riteniamo che i grandi incrementi dei profitti previsti per il 2010 e oltre sono di gran lunga troppo alti. E’ probabile che il recente rally sia andato sù più di quanto si possa andare senza una prova che l’economia può recuperare ad un forte ritmo, e riteniamo che probabilmente questa prova non arriverà affatto presto.
Pubblicato da Perestroika
 
http://ildiariodiperestroika.blogspot.com/2009/12/facciamo-le-carte-al-2010.html

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 11:30

SINDROME GIAPPONESE
Il debito totale degli Stati Uniti è attualmente poco meno di 55 trilioni di dollari (55mila miliardi), composto da debito pubblico per circa 15 trilioni di dollari e debito privato (società statunitensi e privati) di circa 40 trilioni di dollari. Le somiglianze con il Giappone al suo picco economico e di mercato del 1989 ci porta a ritenere che siamo vicini alla stessa "road map" che in Giappone partì da quel momento e continua fino ad oggi. Detto questo, ci aspettiamo che il debito corrente di 15 trilioni di dollari del governo degli Stati Uniti raddoppi a circa 30 trilioni e il debito privato scenda della metà a circa 20 trilioni nei prossimi 4 – 5 anni. Le somiglianze tra il deleverage del Giappone in corso dal 1989 e quello in atto negli Stati Uniti sono inquietanti. Il debito totale del Giappone in rapporto al PIL è cresciuto dal 270%, quando è iniziato il loro bear market secolare, a circa il 350%, otto anni dopo (1998), per poi scendere all’attuale 110%. Gli Stati Uniti hanno aumentato il loro debito totale / PIL dal 275% del PIL, quando il nostro bear market secolare è iniziato nel 2000, al 375% attuale (10 anni più tardi), e sospettiamo un calo totale del debito simile al Giappone, anche se il debito pubblico giapponese è triplicato durante il loro deleveraging. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato circa il 50% sia negli Stati Uniti che in Giappone, quando il bear market secolare è iniziato. Abbiamo anche il sospetto che il nostro debito pubblico crescerà notevolmente, proprio come ha fatto in Giappone, così come prevediamo il crollo del debito privato. Il debito privato in Giappone è diminuito in modo sostanziale dal suo picco dopo sette anni dall’inizio del suo bear market secolare (passando dal 270% del PIL al 110% attuale). Se gli Stati Uniti dovessero seguire la road map deflattiva del Giappone, ci aspettiamo che il nostro debito pubblico aumenti di circa 7 trilioni di dollari (il debito pubblico netto escluso il debito utilizzato per finanziare la sicurezza sociale), a circa 21 trilioni di dollari e il debito privato diminuisca da circa 39 trilioni di dollari a circa 20 trilioni. Inoltre, il mercato azionario giapponese è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti il loro bear market secolare nel 1987, 1988 e 1989, mentre anche il mercato statunitense è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti l’inizio del nostro bear market secolare nel 1997, 1998 e 1999. In conclusione, la recessione che abbiamo vissuto non è stata una di quelle tipiche del dopoguerra ma la fine di un’epoca, e per riportare l’economia sulla sua curva di crescita a lungo termine occorrerà un lungo periodo di tempo. Per il mercato azionario, questo comporterà una riduzione degli utili societari e prezzi rapportati agli utili. Alla luce di ciò riteniamo che i grandi incrementi dei profitti previsti per il 2010 e oltre sono di gran lunga troppo alti. E’ probabile che il recente rally sia andato sù più di quanto si possa andare senza una prova che l’economia può recuperare ad un forte ritmo, e riteniamo che probabilmente questa prova non arriverà affatto presto.
Pubblicato da Perestroika
 
http://ildiariodiperestroika.blogspot.com/2009/12/facciamo-le-carte-al-2010.html

Scritto il 22 dicembre 2009 at 12:19

SD

i filmati che ci proponi sono degli assemblati di immagini drammatiche, inquietanti, raccapriccianti…

Sono veri e sono anche falsi sono un modo di presentare le cose simile a quello della pubblicità.

Montando opportunamente le immagini, giocando con la velocità su i suoni su gli accostamenti si possono genereare diverse sensazioni nello spettatore, si può far venire sete, appetito, eccitare, rilassare, indignare, incazzare, disgustare…

Personalmente credo che quella roba che si trova su YOU-TUBE in grande abbondanza non sia di alcun valore.

Non voglio dire che non si debbano denunciare le ingiustizie, gli orrori, gli abusi e le storture del nostro mondo contemporaneo, semplicemente non reputo che questo sia uno strumento valido, anzi credo che contribuisca a quella intossicazione delle menti e degli spiritidi cui ha parlato Benedetto XVI.

Tu perchè continui a proporli? 

Ti suggerisco anche un’altro approccio: su YOUTUBE trovi i filmati del nostro contemporaneo disagio e degrado, si va indietro di qualche decina di anni al massimo…
Prova a cercare delle fonti su com’era la qualità della vita e della morte e della salute e dello sfruttamento e dello schiavismo e del lavoro minorile e della condizione femminile e dell’istruzione, e della sicurezza sul lavoro e…. nei secoli precedenti al nostro potresti avere delle sorprese…

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 13:28

sei un povero idiota e non capisco neanche perchè mi accanisco tanto a spiegarti il mondo.
provo in italiano semplice .
tutti i debitori hanno bisogno di tassi bassi e di inflazione in casi come questo.

Scritto il 22 dicembre 2009 at 13:53

Mi scuso anticipatamente per il linguaggio…

#16 sei un grande stronzo, chi si è indebitato è bene che faccia il suo bravo fallimento senza obbligare tutti quanti a prenderselo nel culo causa infalzione "indispensabile" per far riassorbire il suo debito.

quanto ai tassi bassi associati ad alta inflazione vuol dire andare  massacrare ancora i risparmi dei piccoli investitori, i fondi pensioni …

oggi abbiamo bisogno di bassi tassi, deflazione, tassazione dei capitali liquidi e delle rendite finanziarie (con soglie di assoluta sicurezza per i piccoli risparmiatori) ed obbligare con la leva fiscale chi ha aspirato la ricchezza almeno a rimetterla in circolazione.

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 14:44

MONTECRISTO

A furia  di  revisioni  al ribasso  del  Pil  americano   alla  fine  forse  arriveranno a 0. Che  scandalo

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 15:24

17 hai perfettamente capito lo spirito!  non ho detto ciò che sarebbe giusto, ho detto ciò che accadrà!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
coglione comunque hai detto correttamente quando dici dove lo prenderai tu e quel fenomeno del Mazzalai!!

p.s. per Mazzalai e Splinder, il prossimo trojan che provate ad inviarmi vi segnalo al garante della Privacy e alla polizia.

Scritto il 22 dicembre 2009 at 15:37


Caro il Cuculo, non sei Tu che ti devi giustificare, non è nello stile del Capitano, ma
quando ci vuole ci vuole!!
(mi sto trattenendo a non dire di peggio…ma sono ospite e non voglio degenerare,
non ho la magnanimità e benevolenza del Capitano!!!)
E’ Il #16 che dovrebbe scusarsi, ma è talmente arrogante che con lo farà mai!!!
E’ sempre il solito, prova un piacere “perverso” ad offendre e provocare!!!
Va bè non condividere le analisi del Capitano, e qui non ci sarebbe niente di male! È giusto così!… Ma lo fa in un modo talmente provocatorio che mi viene l’orticaria a leggerlo!!
Subdolo Anonimo!!! Subdolo!!!
Te lo dirò in un linguaggio semplice…semplice…
Hai “rotto” !!! Hai Capito!!!???? “Rotto”….!!!
Apriti un Blog Tuo e vai da un’altra parte!!!
Come va il mondo!? Tu ne sei la max  rappresentazione!!!
Incontriamo qualcosa di “umanamente bello” e vorremmo “distruggerlo” perché non ne siamo all’altezza!!!
Questa è il mondo!!! Il Tuo Mondo!!!

Valentina

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 16:29

Oggi vi inserisco la variazione a 10 giorni per quanto riguarda il CDS dei principali paesi e di due aziende.

Variazione CDS, 5 YEAR

Non è una situazione molto incoraggiante. I forti deficit si fanno sentire nei prezzi dei CDS.
E’ straordinario notare come non tutti si muovano all’unisono. Infatti le economie emergenti paiono reggere molto bene questa crisi. Continuo a notare che sotto questo punto di vista, il Brasile rappresenta un’economia in controtendenza!  Il Sud America sta diventando un nuovo “EL-DORADO” ?

Scritto il 22 dicembre 2009 at 16:45

#17 / #19

quelli come te meriterebbero di essere appesi ai lamioni lungo le strade e lasciati a penzolare.

Non è successo spesso nel corso della storia, (perchè in fondo la massa è quella che è, ed a volte ha, come soggetto collettivo, una pietà ed una ragionevolezza ed una capacità di sopportazione che coloro che se ne approfittano certamente non meritano) ma qualche volta è capitato , magari localmente. Spero che ti capiti.
 

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 19:47

l’incitazione alla violenza è reato penale, ho appena fatto aprtire una denuncia penale, sorry

Scritto il 22 dicembre 2009 at 20:30

In questi giorni il sito è sottoposto ad uno strano rimando che mi è già stato segnalato da alcuni di Voi.
Per il resto lasciate che le stelle comete si estinguano nello stesso buio dal quale, talvolta provengono.

La magia del natale finanziario continua….

Andrea

Scritto il 22 dicembre 2009 at 21:44

 Andrea,

probabilmente non te ne importa nulla, e probabilmente hai ragione, tuttavia lasciare troppa libertà induce alcuni a farne cattivo uso.

Non so che possibilità offra splinder a questo scopo ma se, per esempio, si obbligasse chi vuole intervenire sul blog a registrarsi , in effetti è un vincolo minimo, suggerirebbe un atteggiamento più consono .

ad maiora

utente anonimo
Scritto il 22 dicembre 2009 at 21:55

DORF sempre un piacere, mi sono visto i video di Stefano Salvi…..No Comment.

Il Cuculo; mah…. non saprei se chi ha fatto i video e "attrezzato" con i macchinari ed i tempo neccessario come potrebbe essere una grande società di pubblicità…..intanto oggigiorno la maggioranza delle persone è talmente abituata a vedere "violenza" mediatica che probabilmente questi video non "impressionano" "nessuno" hehehe.
Comunque io avevo postato il link non per i video…ma per il consumismo visto che siamo a Natate e si dovrebbero fare molti regali!!!!!!

Un saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 23 dicembre 2009 at 00:57

Post assolutamente da incorniciare.
Vale di più un testo così di un settimana di (dis)informazione di yahoo finanza (sempre notizie a metà, titoloni per dire tutto il contrario di tutto).

Grande capitano.

E… in God We Trust (teniamocelo stretto insomma!!!)

utente anonimo
Scritto il 23 dicembre 2009 at 01:21

http://www.marketskeptics.com/2009/12/chinese-dynamics-mean-exploding-global.html

Cosa ne pensate?

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 23 dicembre 2009 at 13:07

Montecristo:

Dopo anni  d’osservazione  sui  mercati  finaziari, all’unica  persona  a  cui  assegnerei  un  premio  nobel  è    Greespan,  solo  e  solo  Grespan  il  resto  è  solo  spazzatura.

utente anonimo
Scritto il 23 dicembre 2009 at 14:07

Io il nobel lo avrei dato a Buster Keaton, alla memoria. E’ vero, non m’intendo molto di comici, però Keaton mi ha sempre fatto ridere più di Greespan…*
Chance

*Cit.: Being There(1979), Warner Bros.

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