IL CHECK-UP DELLA REALTA'

Scritto il alle 18:59 da icebergfinanza

Piano, piano, lentamente si incomincia a reputare più utile e talvolta necessario un esame periodico, atto a verificare lo stato di salute dell’economia e in particolar modo della finanza, un vero e proprio check up che sino ad oggi si è limitato ad una serie di stress test, particolarmente fantasiosi alquanto lontani dalla realtà,  che lasciano il tempo che trovano, in particolare per quanto riguarda l’occupazione.

Ma i migliori check up dell’economia ce li forniscono giornalmente alcuni sondaggi che talvolta non sono certo quelli ufficiali, quelli che abbisognano di una versione particolare della realtà!

Come ho scritto nell’ultimo post…..  dimenticate le meraviglie che analisti e giornalisti in questi giorni vi racconteranno sulle spese di un mondo che deve ritrovare il suo equilibrio, un mondo perduto, quello dei consumi, soggetto ad una nemesi "deleveraging" inarrestabile.

E puntuale è arrivato uno dei tanti check up della realtà, una realtà che questo sistema si ostina a dipingere in maniera diversa, ma che chi analizza ha il dovere di dipingere con colori reali anche se soggettivi.

"… <!– –>Le vendite al dettaglio nel lungo weekend di Thanksgiving chiamato Black Friday sono andate molto peggio di quel si e’ voluto far intendere, secondo l’istituto di statistica e sondaggi americano Gallup. In una rilevazione appena pubblicata, risulta che durante lo scorso weekend la spesa dei consumatori Usa in negozi, ristoranti, pompe di benzina e acquisti online e’ stata in media di $69 al giorno per persona, esattamente come la settimana precedente. Tuttavia rispetto al weekend di Thanksgiving del 2008 si e’ verificato un crollo di -25%, nonostante l’anno scorso si fosse nel pieno della crisi finanziaria. I consumatori americani, secondo Gallup, nel 2008 spesero in media $92 al giorno. … WALL STREET ITALIA

In attesa dei dati relativi alla disoccupazione americana di domani, la favola della crescita economica che il buon Bernanke continua a raccontare, subisce l’ennesimo ed inquitante confronto con la realtà, una realtà che si evidenzia in un nuovo decennio perduto nell’occupazione privata. Abbiamo già visto lunedi ed ora anche ieri che nonostante il PIL del terzo trimestre sia cresciuto solo grazie ad una dose massiccia di stimoli monetari e governativi. gli ISM segnalano l’inizio della fine delle favola della ripresa economica. Abbiamo bisogno di ristrutturare questo sistema, prima di pensare a riprendere il mare con lo stesso veliero che fa acqua da tutte le parti, con al timone gli stessi capitani che ci hanno portati contro gli scogli e i banchi di sabbia della Madrea di tutte le crisi.

Abbiamo già visto alcuni mesi fa e recentemente come l’economia americana, spesso evidenziata da  un percorso da montagne russe con annesso l’ultimo giro della morte, in questi ultimi dieci anni nella realtà non ha prodotto un solo posto di lavoro reale.

Sul WSJ on line, troviamo che oggi gli Stati Uniti producono minori posti di lavori privati rispetto ad un decennio fa, come nel caso del mese di agosto. Nel mese di ottobre ad esempio, le aziende del settore privato hanno assunto 108.401 milioni di lavoratori, un milione in meno rispetto ad ottobre 1999, quando erano impiegati 109.487 lavoratori.

Dal 1939 quando è iniziato il monitoraggio dell’occupazione da parte del BLS, ma ciò era accaduto! Mai! Il WSJ sostiene che ci vorranno mesi se non anni per colmare questa lacuna, ma come abbiamo visto spesso non c’è ancora la reale percezione di quanto è successo.

Ci si chiede come è possibile spiegare il divario, identificando nelle due recessioni dell’ultimo decennio la causa principale. Inutile ricordare l’imponente aumento della produttività di questi anni, inutile rispolverare il grande dogma che ha permesso maggiori profitti tagliando l’occupazione. Nel lungo periodo si sostiene che questa conbinazione porta ad incrementi di reddito ma i costi a breve termine sono sempre più debilitanti. Solo la produzione di due milioni di posti di lavoro da parte del governo hanno permesso di ottenere un risultato complessivo positivo. Abbiamo distrutto le nostre industrie manifatturiere nel nome della produttività e della concorrenza, abbiamo tranciato milioni di posti di lavoro che naturalmente hanno intrapreso la strada dell’occidente, dei paesi emergenti, di quella forza vitale che è nascosta in paesi immensi, spesso sconosciuti.

15 Stati americani, hanno preso in prestito 15 miliardi di dollari per pagare i sussidi di disoccupazione e almeno 9 sono in difficoltà nei pagamenti, si i sussidi scendono, ma lentamente, troppo lentamente al punto tale che probabilmente resteranno strutturalmente alti per oltre un decennio.

Non mi avventuro a fare previsioni per il numero di anime che hanno perso il lavoro nel mese scorso, gli analisti sussurrano 100.000, l’oracolo Goldman Sachs conferma, ma tramite Reuters ci racconta anche che l’ outlook per il 2011…..

The key features of our 2011 outlook: (1) a strengthening in growth from 2.1% on average in 2010 to 2.4% in 2011, with real GDP rising at an above-potential 3&frac12;% pace in late 2011; (2) a peaking in unemployment in mid-2011 at about 10&frac34;%; (3) extremely low inflation – close to zero on a core basis during 2011; and (4) a continuation of the Fed’s (near) zero interest rate policy (ZIRP) throughout 2011.

Un picco della disoccupazione addirittura nel 2011, con un’inflazione estremamente bassa e la politica monetaria che vola radente il suolo. Oggi i check up intermedi farebberpo pensare ad un miglioramento, ma ho i miei dubbi che possa arrivare sino alla perdita di "soli" 100.000 posti di lavoro, sempre che il demenziale modellino stagionale CES/NET BIRTH DEATH, con la sua proverbiale fantasia non continui ad aggiungere nuovi posti di lavoro fantasmi.

Destagionalizzando ogni dato recente e rapportandolo agli ultimi mesi dello scorso anno quando all’improvviso il mondo crollò, non vi è un solo indicatore, dalle abitazioni alle automobili, dall’occupazione alle vendite che non segnali una crescita anemica, fantasma, deludente da ogni punto di vista, stimolata da un’imponente liquidità e stimolazione governativa che ha sostanzialmente fallito. Per il momento l’ultimo indice ISM manifatturiero ne è l’evidenza empirica.

L’ultimo ""Black Book" della Fed sussurra che la crescita è stata modesta, i prezzi immobiliari sono piatti o stanno ancora calando, mentre le condizioni del mercato immobiliare commerciali sono deboli e in molti casi in continuo deterioramento. C’è ci dice che gli immobili garantiti dalla FHA saranno il futuro fenomeno subprime americano, in fondo, non c’è agenzia governativa americana che non sia stata infettata da questa imponenti crisi.

Ieri CalculatedRisk, un grande blog ha detto che l’audizione di Bernanke è stata molto povera se per affermare l’indipendenza della Banca Centrale un governatore si mette a parlare di deficit da tenere sotto controllo e se è tempo o meno di mettere in atto altre mosse fiscali per stimolare l’economia. Concordo, sono altre le cose di cui deve parlare Bernanke in questo momento, dare un’occhiata in casa propria e relazionare il suo fallimento. Secondo un sondaggio, il  "Rasmussen report" solo il 21 % degli americani vorrebbe continuare a lasciare il timone della politica monetaria in mano a Bernanke, non c’è che dire un messaggio di fiducia esaltante!

Ieri il senatore Bunning, ha identificato Bernanke con l’azzardo morale stesso e in fondo non ha poi tutti i torti…

ANSA) – ROMA, 3 DIC – "Come presidente della Fed lei e’ stato un fallimento, non e’ riuscito a prevedere lo scoppio della bolla immobiliare e sul caso Aig dovrebbe ritornare a Princeton per studiarne una soluzione". E’ il torrente di accuse rivolto dal senatore repubblicano del Kentucky Jim Bunning al presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, durante l’audizione alla commissione bancaria del senato Usa, secondo quanto scrive Bloomberg. Nel suo attacco al presidente della Fed, Bunning ha aggiunto che Bernanke ha trasformato l’istituto centrale Usa in una ramificazione del Tesoro e ha creato un sistema bancario fatto di "zombi". Bunning fu l’unico senatore ad opporsi alla nomina di Bernanke a capo della Fed nel 2005. (ANSA).

Non ho idea di come si evolverà la telenovela della conferma di Bernanke, ma almeno qualche dubbio, qualche crepa nelle sicurezze della sua riconferma si sta aprendo. Come ho scritto ieri nei commenti, comunque vada la nemesi continua, tolto il timone a Bernanke, il capitano……Summers, Larry Summers è pronto ad assumere il comando e se penso al ruolo che ha avuto nella distruzione di ogni barriera costruita nella Grande Depressione per arginare l’esaltazione finanziaria, per esaltare la deregulation, mi vengono i brividi……..dove sei cara Yanet Yellen, dove sei altra metà del cielo!

Una donna al timone, Yanet Yellen, attuale governatrice della Fed di San Francisco, fed regionale da dove escono le migliori analisi degli ultimi mesi; ecco cosa ci vorrebbe, l’unica che sino ad oggi ha dato almeno l’impressione di avere compreso quanto è accaduto, esplorandone le origini attraverso Fisher e Minsky.

Non certo come quel simpatico ragazzo di nome Plosser, governatore della Fed di Philadelphia che si agita per raccontarci che l’inflazione è sempre e solo un fenomeno monetario e che il basso utilizzo delle risorse e della capacità produttiva non è un indicatore molto affidabile per l’inflazione.

Certo abbiamo un oceano di consumi, l’occupazione che assomiglia ad una catena di montaggio che produce lavoro giorno e notte, il debito è sparito e le aziende riducono la produzione solo per assecondare la produttività, tagliando il lavoro e rinunciando a qualsiasi tipo di investimento, solo perchè terrorizzate da questa imponente "asset inflation". Caro Plosser, l’inflazione è sempre e solo un fenomeno "soggettivo"  nella Madre di tutte le crisi, un fenomeno che Voi banchieri centrali, amate aizzare per preservare sempre e solo le vostre ideologie e gli interessi corporativi, ma questa volta mi dispiace dovrete attendere molto di più di quello che siete in grado di immaginare. Certo i tassi saliranno, anche in Giappone salivano ma alla fine sono rimasti per un paio di decenni, vicini al livello dell’oceano.

Sento spesso parlare di Weimar, di iperinflazione, lasciamo perdere, non è nelle stelle neanche con l’immaginazione. Dopo questa imponente "debt deflation", deflazione da debiti, che è nella realtà senza alcun bisogno di check up, probabilmente assiteremo ad un ritorno dell’inflazione, un alto livello di inflazione, ma non oggi, ne domani, ne post domani, ma dopo che la Madre di tutte le crisi avrà ripulito il sistema da un eccesso generalizzato di capacità produttiva, di debito e avrà ristabilito una nota stonata, quella che nessun orecchio sembra voler sentire, quella della ……

"INIQUA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI."

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40 commenti Commenta
Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:31

La curva della distribuzione dei redditi

Secondo una delle più note elaborazioni teoriche paretiane, che va sotto il nome di Legge di Pareto, in tutte le nazioni la distribuzione dei redditi assume graficamente la forma di una curva, definita comunemente Diagramma di Pareto, "che ha la forma della punta di una freccia o, se si preferisce, della punta di una trottola", con il vertice in alto (curva abc della figura). L’asse y riporta i redditi, l’asse x gli individui, per cui le classi povere costituiscono la parte inferiore del Diagramma di Pareto, mentre i ricchi quella superiore, in corrispondenza del vertice. È possibile aumentare il reddito minimo, ridurre l’iniqua distribuzione dei redditi, o ottenere cumulativamente entrambi questi effetti, solo nel caso in cui il volume complessivo della ricchezza aumenti più rapidamente della popolazione. Un incremento del numero di grandi ricchezze non determinerebbe affatto una crescita generale della ricchezza; analogamente un aumento delle classi povere non comporterebbe un generale impoverimento della nazione. In altre parole, l’iniqua distribuzione delle ricchezze e la riduzione della povertà sono due aspetti tra loro molto diversi. La ridistribuzione delle ricchezze potrebbe altresì allargare la base del Diagramma di Pareto, appiattendo il suo vertice, ma la diminuzione della ricchezza subita dagli strati più abbienti sarebbe decisamente inferiore alla parallela ricchezza acquisita dalle classi più povere, cosicché la disuguaglianza sociale rimarrebbe praticamente inalterata. Il miglioramento delle condizioni di vita delle classi indigenti e il problema di una maggiore giustizia sociale sono legati all’aumento della produzione piuttosto che alla distribuzione della ricchezza.

E’ interessante vedere come alcuni sono ancora rimasti ancorati a visioni basate sulla realta di più di 100 anndi addietro.

Oggi l’unico aspetto di cui dobbiamo occuparci è come ridurre la quantità di energia necessaria per unità di prodotto.

Poi dobbiamo cominciare concretamente a riportare a casa le manifatture.
Negli USA cominciano a discuterne seriamente. Se prenderà corpo ricaccerà indietro molti paesi emergenti che nell’ultimo decennio hanno invano inseguito la luce dello sviluppo.
E’ una guerra che possiamo vincere.

Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:31

La curva della distribuzione dei redditi

Secondo una delle più note elaborazioni teoriche paretiane, che va sotto il nome di Legge di Pareto, in tutte le nazioni la distribuzione dei redditi assume graficamente la forma di una curva, definita comunemente Diagramma di Pareto, "che ha la forma della punta di una freccia o, se si preferisce, della punta di una trottola", con il vertice in alto (curva abc della figura). L’asse y riporta i redditi, l’asse x gli individui, per cui le classi povere costituiscono la parte inferiore del Diagramma di Pareto, mentre i ricchi quella superiore, in corrispondenza del vertice. È possibile aumentare il reddito minimo, ridurre l’iniqua distribuzione dei redditi, o ottenere cumulativamente entrambi questi effetti, solo nel caso in cui il volume complessivo della ricchezza aumenti più rapidamente della popolazione. Un incremento del numero di grandi ricchezze non determinerebbe affatto una crescita generale della ricchezza; analogamente un aumento delle classi povere non comporterebbe un generale impoverimento della nazione. In altre parole, l’iniqua distribuzione delle ricchezze e la riduzione della povertà sono due aspetti tra loro molto diversi. La ridistribuzione delle ricchezze potrebbe altresì allargare la base del Diagramma di Pareto, appiattendo il suo vertice, ma la diminuzione della ricchezza subita dagli strati più abbienti sarebbe decisamente inferiore alla parallela ricchezza acquisita dalle classi più povere, cosicché la disuguaglianza sociale rimarrebbe praticamente inalterata. Il miglioramento delle condizioni di vita delle classi indigenti e il problema di una maggiore giustizia sociale sono legati all’aumento della produzione piuttosto che alla distribuzione della ricchezza.

E’ interessante vedere come alcuni sono ancora rimasti ancorati a visioni basate sulla realta di più di 100 anndi addietro.

Oggi l’unico aspetto di cui dobbiamo occuparci è come ridurre la quantità di energia necessaria per unità di prodotto.

Poi dobbiamo cominciare concretamente a riportare a casa le manifatture.
Negli USA cominciano a discuterne seriamente. Se prenderà corpo ricaccerà indietro molti paesi emergenti che nell’ultimo decennio hanno invano inseguito la luce dello sviluppo.
E’ una guerra che possiamo vincere.

Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:31

La curva della distribuzione dei redditi

Secondo una delle più note elaborazioni teoriche paretiane, che va sotto il nome di Legge di Pareto, in tutte le nazioni la distribuzione dei redditi assume graficamente la forma di una curva, definita comunemente Diagramma di Pareto, "che ha la forma della punta di una freccia o, se si preferisce, della punta di una trottola", con il vertice in alto (curva abc della figura). L’asse y riporta i redditi, l’asse x gli individui, per cui le classi povere costituiscono la parte inferiore del Diagramma di Pareto, mentre i ricchi quella superiore, in corrispondenza del vertice. È possibile aumentare il reddito minimo, ridurre l’iniqua distribuzione dei redditi, o ottenere cumulativamente entrambi questi effetti, solo nel caso in cui il volume complessivo della ricchezza aumenti più rapidamente della popolazione. Un incremento del numero di grandi ricchezze non determinerebbe affatto una crescita generale della ricchezza; analogamente un aumento delle classi povere non comporterebbe un generale impoverimento della nazione. In altre parole, l’iniqua distribuzione delle ricchezze e la riduzione della povertà sono due aspetti tra loro molto diversi. La ridistribuzione delle ricchezze potrebbe altresì allargare la base del Diagramma di Pareto, appiattendo il suo vertice, ma la diminuzione della ricchezza subita dagli strati più abbienti sarebbe decisamente inferiore alla parallela ricchezza acquisita dalle classi più povere, cosicché la disuguaglianza sociale rimarrebbe praticamente inalterata. Il miglioramento delle condizioni di vita delle classi indigenti e il problema di una maggiore giustizia sociale sono legati all’aumento della produzione piuttosto che alla distribuzione della ricchezza.

E’ interessante vedere come alcuni sono ancora rimasti ancorati a visioni basate sulla realta di più di 100 anndi addietro.

Oggi l’unico aspetto di cui dobbiamo occuparci è come ridurre la quantità di energia necessaria per unità di prodotto.

Poi dobbiamo cominciare concretamente a riportare a casa le manifatture.
Negli USA cominciano a discuterne seriamente. Se prenderà corpo ricaccerà indietro molti paesi emergenti che nell’ultimo decennio hanno invano inseguito la luce dello sviluppo.
E’ una guerra che possiamo vincere.

Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:31

La curva della distribuzione dei redditi

Secondo una delle più note elaborazioni teoriche paretiane, che va sotto il nome di Legge di Pareto, in tutte le nazioni la distribuzione dei redditi assume graficamente la forma di una curva, definita comunemente Diagramma di Pareto, "che ha la forma della punta di una freccia o, se si preferisce, della punta di una trottola", con il vertice in alto (curva abc della figura). L’asse y riporta i redditi, l’asse x gli individui, per cui le classi povere costituiscono la parte inferiore del Diagramma di Pareto, mentre i ricchi quella superiore, in corrispondenza del vertice. È possibile aumentare il reddito minimo, ridurre l’iniqua distribuzione dei redditi, o ottenere cumulativamente entrambi questi effetti, solo nel caso in cui il volume complessivo della ricchezza aumenti più rapidamente della popolazione. Un incremento del numero di grandi ricchezze non determinerebbe affatto una crescita generale della ricchezza; analogamente un aumento delle classi povere non comporterebbe un generale impoverimento della nazione. In altre parole, l’iniqua distribuzione delle ricchezze e la riduzione della povertà sono due aspetti tra loro molto diversi. La ridistribuzione delle ricchezze potrebbe altresì allargare la base del Diagramma di Pareto, appiattendo il suo vertice, ma la diminuzione della ricchezza subita dagli strati più abbienti sarebbe decisamente inferiore alla parallela ricchezza acquisita dalle classi più povere, cosicché la disuguaglianza sociale rimarrebbe praticamente inalterata. Il miglioramento delle condizioni di vita delle classi indigenti e il problema di una maggiore giustizia sociale sono legati all’aumento della produzione piuttosto che alla distribuzione della ricchezza.

E’ interessante vedere come alcuni sono ancora rimasti ancorati a visioni basate sulla realta di più di 100 anndi addietro.

Oggi l’unico aspetto di cui dobbiamo occuparci è come ridurre la quantità di energia necessaria per unità di prodotto.

Poi dobbiamo cominciare concretamente a riportare a casa le manifatture.
Negli USA cominciano a discuterne seriamente. Se prenderà corpo ricaccerà indietro molti paesi emergenti che nell’ultimo decennio hanno invano inseguito la luce dello sviluppo.
E’ una guerra che possiamo vincere.

Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:34

Ascoltate bene le parole di Fugnoli……

" …. Di fronte a dati negativi si è sviluppato un modello di comportamento raro a vedersi. Dopo qualche ora il mercato effettivamente prende atto del dato,sia pure nel modo più limitato possibile. Nell’immediato, però, riesce talvolta addirittura a salire.

Questo accade perché chi è fuori dal mercato spera di entrarci, spera quindi in un dato negativo che lo faccia scendere e, non appena questo succede, ma a quel punto anche se non succede, si precipita a comprare.
Il mercato impara quindi a poco a poco da sé stesso a non scendere mai.

…….mamma mia mi era sfuggita questa….chi è fuori dal mercato brama di entrarvi, ecco perchè il mercato sale, nessun aiutino, nessuna spintarella vero……..

Come noi ben sappiamo invece riferendosi alla grande crisi giapponese Chancellor scrive:
" Il giorno dopo il crollo di ottobre i rappresentanti delle più importanti società di brokeraggio del Giappone – Nomura, Daiwa, Yamaichi e Nikko, chiamate le "quattro grandi" – furono convocati al ministero delle Finanze. Ricevettero l’ordine di mantenere il mercato delle azioni NTT e di impedire all’indice Nikkei di scendere sotto quota 21.000. Ubbidendo a questa richiesta i broker offrirono ai loro clienti più importanti garanzie contro le perdite per incoraggiarli a rientrare nel mercato. Nel giro di pochi mesi l’indice Nikkei aveva recuperato le perdite e stava puntando verso nuovi picchi. In forma ufficiosa i funzionari del ministero delle Finanze si vantarono che la manipolazione del mercato azionario erà più facile del controllo del mercato valutario."
Credo che non vi sia bisogno di aggiungere nulla, ma proseguiamo:
" Nel complesso i "quattro grandi" pesavano per più di metà degli scambi del mercato azionario di Tokyo.(…) In un rapporto intitolato "Theme Chasing: The Engine of the Tokyo Stock Market" una banca d’investimento americana avvisava i suoi clienti: "L’istinto del gregge è un solido istinto di sopravvivenza in un ambiente di eccessiva liquidità". Grazie alle loro ampie partecipazioni azionarie nella stampa i "quattro grandi" broker riuscirono a manipolare l’informazione che raggiungeva i loro clienti.

Benedetta Storia ……senza di te cosa potremmo mai fare….ma devo ammettere che questa chicca mi mancava….il mercato sale sull’onda di dat estremamente negativi perchè in molti spingono per entrarvi ….muoiono dalla voglia……….a non si finisce mai di imparare!

Andrea

Scritto il 4 dicembre 2009 at 09:39

No Cuculo forse è una guerra che siamo destinati a perdere in maniera particolare se nei nostri vocabolari non rientreranno le parole sobrietà e solidarietà, se non combatteremo insieme la miseria, la povertà……..avremo sempre più disperazione e terreno fertile per il terrorismo qualunque esso sia. Dobbiamo esserne consapevoli, la Storia ce lo richiede e non solo la Storia…………

Andrea

Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:14

Certo che un check up serio ed approfondito, sarebbe auspicabile e consigliabile, non solo in economia.
Il problema che si pone è la natura di che eseguirà i controlli o il check up; dopo una perdita di fiducia oserei dire planetaria “ricucirla” è impresa ardua, ad oggi oserei dire quasi impossibile;
Dall’altro canto chi ci garantisce che con “l’automedicazione” i risultati saranno migliori!?
Non sempre “l’automedicazione” si mostra la via migliore!
Da sempre è l’occasione che fa l’uomo ladro!
Si impone un dubbio “amletico”, che fare!? Sicuramente quella che indichi Capitano è una via, se non LA VIA, e il non avere certezze, non significa che non si possa tentare:
“se nei nostri vocabolari non rientreranno le parole sobrietà e solidarietà, se non combatteremo insieme la miseria, la povertà……..avremo sempre più disperazione e terreno fertile per il terrorismo qualunque esso sia.”
Ciò che mi preoccupa di più dei sobbalzi di borsa, è “il terrorismo umano”!!
Valentina

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:18

Sta per concludersi l’ultima menzogna, per certi versi la più triste ma anche quella che ha dato maggior benessere materiale. L’uomo è molto più di un mero volano tecnico-produttivo, e finalmente, "la fiducia" , ossia la fede (che per definizione non può mai essere certezza) in una prospettiva esclusivamente materialistica della vita, sta svanendo. Gli uomini calcolatori dei vari dipartimenti economici finanziari del pianeta credono che manomettendo dati e mercati si riesca a far ripartire la giostra. Da pessimi pensatori quali sono non capiscono dov’è il problema. L’uomo non è cifra meccanica ma ricchezza di significati e se nel ‘900 sono caduti i miti ideologici adesso nel nuovo millennio assistiamo alla fine del mito del capitalismo. Siamo attori e spettatori di un grandissimo evento.  Se con onestà e sacrificio saremo disposti ad ascoltare e ad aprirci a nuove prospettive, comprese quelle che giustamente indica Andrea, ritroveremo un’immensa ricchezza. Vale davvero la pena mettersi in gioco, siamo ad un bivio che rappresenta una grandissima opportunità per le nostre vite e quelle dei nostri figli.
Pierluigi Grasso 

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:22

Andrea quando parli di mercati mi fai innervosire

Il mercato è il Re.

Il mercato va solo assecondato.

NEVER FIGHT THE MARKET

Crisalide

Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:30

“Se avremo cura per le domande che si faranno innanzi e non ci si lascerà prendere dall’angoscia per gli eventi allora certamente il rovesciamento sarà di buono auspicio.

L’ombra che verrà fuori non sarà l’incubo della solitudine, del nulla che avvolge le nostre vite indaffarate ma quella di un rinnovato legame che da troppi secoli risulta inascoltato.”

 
Non possso che condividere pienamente Pierluigi, mi piace il tuo Blog, è il tuo vero!? peccato che anche Tu non fossi con Noi ad Assisi, per il prossimo incontro, potresti pensarci; chissà che prima o poi non riesca a leggere i Tuoi libri!
ciao
Valentina:-)

Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:38

Crisalide il mercato sarà anche il re, ma non sei stanco di essere “suddito”!??
A me il ruolo di suddito comincia a stare stretto…mi è sempre stato stretto!!

Valentina

Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:48

Un lettore di Icebergfinanza mi ha mandato questo commento che appare in un altro blog dell’universo WEB…….

Io credo nell’informazione gratuita (e sto lavorando anche ad un progetto verso questa direzione), quindi non pagherò mai nulla a nessuno. D’altro canto, se vuoi andare in questa direzione, potresti vedere che risultati stanno ottenendo altri blog che hanno messo alcune news a pagamento (tipo icebergfinanza).

Il che mi impone alcune considerazioni e precisazioni!

Ognuno è libero di pensare ed esprimere ciò che vuole ma Icebergfinanza è pura informazione LIBERA è un modo come tanti per condividere MONDI ALTERNATIVI un modo diverso di vedere e vivere la vita.

Su ormai 2700/2800 lettori al giorno per circa due milioni di contatti avuti in questi due anni di viaggio, sono state circa 350 le persone che hanno lasciato LIBERAMENTE un loro contributo anche coloro che hanno contribuito con un euro hanno ricevuto alcune delle analisi dedicate.

Se mi è permesso si è trattato di una decina di analisi "dedicate" particolarmente accurate e specifiche su oltre 800 post complessivi con frequenza quasi giornaliera, analisi, ricerche e notizie che sono costate al sottoscritto qualcosa che va al di la della Vostra immaginazione, un regalo  che ho voluto fare a coloro che hanno tangibilmenente sostenuto questa avventura.

Inutile ricordare a tutti lo TSUNAMI di stima, affetto, umanità che ha travolto quello che la leggenda popolare ha voluto identificare nel capitano con la c minuscola, un capitano qualunque che si chiama Andrea. Senza di ciò Icebergfinanza sarebbe morto ancora prima di venire alla luce.

Il LIBERO contributo è la migliore forma che lascia alla coscienza di ognuno la libertà di valutare il lavoro che c’è dietro senza alcun conflitto di interesse anche se poi talvolta sono pochissimi quelli che hanno una percezione del lavoro che sta dietro alcune analisi.
 
Io lavoro tutto il giorno come ognuno di Voi  e non vivo di trading come magari qualcuno pensa, il tempo lo rubo alla notte e questa è una passione non sostenibile nel lungo termine. Prima o poi Icebergfinanza rientrerà al porto per disarmare……

Senza l’aiuto più volte ricordato di grandi analisti ed economisti, senza notti passate a cercare di comprendere e studiare i meccanismi dell’economia, libero da qualsiasi ideologia e scuola di pensiero economico, senza il Vostro sostegno, sopratutto umano,  questo veliero sarebbe affondato nella tempesta perfetta.

Il rispetto e la responsabilità che sento nei confronti di tutti i compagni di viaggio, non mi lascerebbe mai scrivere anche solo un pensiero o una notizia che potesse arreccare danno o disperazione a chiunque.

Questa è la mia tensione che ognuno di Voi può LIBERAMENTE condividere. Lo stesso "FORUM" da sempre è un luogo di libertà e rispetto dove non esistono filtri ma che alla fine ha dimostrato di essere un luogo di DEMOCRAZIA.

Non solo oggi ma anche  in passato con coloro che hanno attaccato e attaccheranno il lavoro di Icebergfinanza spesso si è instaurato un possibile rapporto di rispetto reciproco, rapporto che spesso e tuttora ritengo recuperabile anche riferendomi a quando è accaduto recentemente con Mariano e Teo. Io credo sino in fondo, che dietro ogni uomo via siano contemporaneamente un angelo ed un diavolo, io incluso! Si tratta di comprendere che ognuno di noi può arricchire l’altro al di la dell’ironia e della malvagità che ogni tanto esce da ognuno di noi, me compreso!

Forse mi sono dilungato troppo, ma ho come la sensazione che sopra questo veliero vi sia un’aria misteriosa che fa incontrare l’uomo e che lo aiuti a conoscere e condividere nella maggiore parte dei casi il meglio di se, ciò che va oltre l’economia e la finanza.

Andrea

 

Scritto il 4 dicembre 2009 at 10:52

Crisalide …….io non ho mai amato essere un suddito e ciò mi ha permesso di intravvedere la Madre di tutte le crisi!  Non ho mai amato il branco e nemmeno il gregge, questa è la mia libertà, la libertà ch invece manca a coloro che amano essere accompagnati la dove l’illusione è un film nel quale non si è protagonisti …….e non sto parlando di mercati!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 11:30

 Crisalide ha ragione il mercato è il re di se stesso, gira intorno a sé,  ha una sua logica interna ben precisa non lo si può combattere da fuori, bisogna assecondarlo come dice giustamente Crisalide. Quello che invece Crisalide forse non sa è che il circolo vizioso del mercato porterà tutti i ‘mercanti’ a sfracellarsi anzi il verbo appropriato è precipitare nel buco nero finanziario del mercato, senza ritorno, senza scampo. Lasciamo il mercato e i mercanti alla loro deriva storica ineluttabile senza rimpianti alcuni. I mercati sono solo storie, favole, miti, leggende che provocano tempeste solo per vasche da bambini.  Come disse il Faraone d’Egitto a Solone re di Grecia nel 600 a.c. "voi sarete sempre come bambini", beata fanciullezza. 
daimon

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 11:33

Andrea,

non me ne intendo molto di finanza, ma tu hai un modo cosi’ semplice e chiaro di esporre le cose da rimanere a bopcca a perta. Io potessi, dopo l’ ultimo meraviglioso post ti fare presidente della FED.

Grazie

Giovanni

Scritto il 4 dicembre 2009 at 11:40

Carissimo Capitano,
quello di cui parli nel #9 è la perenne ed estenuante lotta, tra il Bene e il Male, tra lo Yin e lo Yang, che appartiene ad ognuno di noi, non è giusto negarlo, ma va ascoltato!!
La cattiveria trasfigura il volto, annienta l’anima e anestetizza, in ogni campo sia economico finanziaro che nella vita di tutti giorni; sperimentato so per certo che non mi appartiene….
Quindi è sempre e solo questione di scelte, anche se non si è mai completamenti liberi da ciò che è la nostra storia, ma abbiamo se adeguatamente allenata la capacità di leggerla, interpretarla e soprattutto ascoltarla, …bisogna voler ascoltare…
… il Nostro bene e il nostro male…il nostro bianco, il nostro nero, il nostro ying il nostro yang,
il nostro vivere il nostro morire…
è una melodia, a volte stonata, scritta, talvolta da riscrivere, o ancora da scrivere, sul pentagramma delle umane credenze, il passaggio su questa terra …della Nostra Anima
Immortale, che chiede…o è ancora in cerca di perdono.
Perché per quanto difficile possa sembrare, è confrontarsi con la diversità e il confronto con gli altri diversi da noi che si crescere ed evolve, verso altre parti di noi…

ma.. …bisogna volerlo,
non si può nulla contro ciò che ciecamente o sordamente non si vuol sentire o vedere.

Più di tutto ho timore…di quello che ho definito "terrorismo umano",…
dell’ arrogante “ignoranza” e inconsapevolezza di sé..
mia e degli altri…
L’arroganza del non confronto..
Non confrontandoci…non ci sono sentieri da percorrere..ma solo illusorie, asettiche vite.

Più dei crolli di mercato temo i crolli dell’essere umano!

L’ALTRO

Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l’orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.
(Gibran)

E ricordando ciò che ha scritto il capitano:..
In cui credo fermamente:
Solo Noi possiamo spegnere la Nostra Anima, distruggere i Nostri Valori, i Nostri Sogni…tutto poi parte da li…
Che ciascuno coscientemente, consapevolmente, si assuma, una volta tanto, in ogni campo le proprio responsabilità!
Valentina

p.s mi scuso per la parentesi, non ho resistito, quando piove l’attività è ferma…qui si sta bene!!

Scritto il 4 dicembre 2009 at 12:11

Andrea,
ero in dubbio se scrivere od omettere l’ultima frase.
Credo sia un dato di realtà che oggi il problema dell’equa distribuzione dei redditi sia un problema a molti corpi e come tale, la fisica ci insegna, praticamente irrisolvibile nella sua totalità.
Abbiamo un problema di distribuzione dei redditi nei paesi ricchi dove 1% della popolazione può permettersi di fare turismo spaziale o comperare un’isola caraibica e la massa, più o meno sfilacciata, che con maggiore o minore difficoltà riesce a soddisfare i bisogni primari.
Abbiamo i paesi in via di sviluppo dove una ristrettissima elite rientra tra i ricchi a livello planetario, un ristretto (ma crescente) ceto medio che soddisfa i bisogni primari e la maggioranza dei lavoratori ancora prossimi alla schiavitù che sacrificano la loro vita nella speranza di traghettare i loro paesi in un futuro più prospero per i loro figli.
La crescita economica di questi paesi è stata quasi esclusivamente generata dal trasferimento di produzioni (e tecnologie e investimenti) dai paesi occidentali.
E’ stata quella che in gergo economico si chiama scelta di portafoglio.
C’è poi un ultimo livello di paesi (un miliardo di persone) completamente scollegati dallo sviluppo economico del resto del mondo intrappolati in una XVIII secolo virtuale.
E’ abbastanza chiaro che il trasferimento della manifattura nei paesi a basso costo della mano d’opera e la conseguente terziarizzazione dell’economia dei paesi ricchi ha pesato molto nello spostare la ricchezza verso l’alto.
Quindi a fronte di una maggior distribuzione della ricchezza a livello globale, localmente nei paesi ricchi si è creata una peggiore distribuzione.
Ed il processo è stato devastante in quanto troppo veloce.
I "paesi emergenti" sono diventati una potenza economica senza la struttura sociale necessaria e senza diventare mercato a loro volta.
Io non vedo come si possa riequilibrare contemporaneamente gli aspetti globali e quelli locali, se i paesi ricchi sotto la spinta delle masse impoverite tenderanno a riportare in casa le manifatture ( e grazie all’automazione possono farlo senza neanche eccessivi aggravi di costi) lo faranno a scapito dei paesi emergenti.

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 12:35

Caro Andrea, ti ho lasciato un contributo, e come ho specificato non mi interessano analisi dedicate, tanto non ho investito un centesimo in nulla.

Considera questa donazione come un attestato di stima per le informazioni che hai dato gratuitamente.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 12:58

Forse ragioniamo da punti di vista diversi Andrea.
Anche io non ho mai seguito il gregge, mai.. piuttosto la morte.
 
Per me Mercato vuol dire  prezzi che si formano giorno per giorno su qualsiasi commodity o azione o indice.

Non credo alle manipolazioni, e anche se fosse chissenefrega?
Nessuno ha mai predetto il mercato…
o ti adegui… o lui vi distruggerà.

Questo non significa stare long di azioni, io sono long di oro al 80%…
e sto cercando qualche occasione sull’azionario.
Se ci sarà o no il tempo lo dirà, il mercato, non io , non tu , nessuno.
Solo il RE, lui, il mercato.

Crisalide.

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 13:13

Valentina #13 condivido e sottoscrivo il post, certamente Vita/Morte o Yin/Yang……ma chissà per molti, forse troppi il problema non esiste e non è mai esistito hehehe.
In fondo per essere importanti nella nostra società bisogna essere "portati" hahaha.

Un saluto

SD

P.S. Yin puo esistere senza Yang ?????

Scritto il 4 dicembre 2009 at 14:14

Crisalide….il mercato ha ragione, il mercato ha sempre ragione fino a quando all’improvviso si accorge di aver sbagliato, come quando arriva in cima ad una montagna e precipita nella nemesi finale…….Seguo l’oro da quando valeva 350 dollari e non ne ho mai comprata una sola oncia, ne un solo strumento derivato!

Ho consigliato la riva del fiume un mese prima che incominciasse la Madre di tutte le Crisi…..condividendo le mie visioni sino alla tarda primavera del 2009. Mentre tutti urlavano inflazione e assistevano meravigliati al volo dei mercati azionari io dirigevo la prua sull’oceano principale quello obbligazionario ricavandone soddisfazioni immense.

Non interessa l’operatività quanto la percezione che i mercati come quelli azionari possono essere manipolati al ribasso o al rialzo in uguale maniera. Chi sostiene il contrario è figlio di questa manipolazione o figli di un’innocente ingenuità!
A breve commenteremo in diretta i dati del mercato del lavoro americano.

Andrea

Scritto il 4 dicembre 2009 at 14:35

ADP meno oltre 150.000 posti di lavoro nel settore dei servizi………BLS meno 11.000….  fine della trasmissione, in attesa di dare un’occhiata in profondità ai dati!

Andrea
 
 

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 14:39

Il  caro  Andrea  continua  a sbagliare  inesorabilmente,vedi  disoccupati.

che   svista!

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 14:47

valentina#7
ti ringrazio per l’apprezzamento
pierluigi

Scritto il 4 dicembre 2009 at 14:59

Un dato favoloso che ADP, ISM e SUSSIDI di DISOCCUPAZIONE  non sono stati in grado di segnalare…….MISTERO …….la favola del BLS continua e pensare che il CES/NET BIRTH DEATH ha aggiunto solo 30.000 posti di lavoro alla statistica odierna. 

Uno splendido regalo di Natale non c’è che dire…..

Goldman e soci prevedevano 100.000 posti persi in fondo……nessuno gli ha avvertiti, ora Obama non ha più bisogno di nessun secondo stimolo!
La crisi è finita………auguri! Andrea
 

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 15:08

Per il cuculo69.
In realtà ci sarebbe un modo piuttosto ovvio per riequilibrare gli aspetti locali e globali, ed è quello non di agire tramite gli strumenti di politica monetaria, ma quelli di politica fiscale.
Certo ormai è tardi per evitare il prossimo aggravarsi della crisi ma prima si farà e prima se ne uscirà-certo non prima di anni-.
Negli ultimi decenni il potere politico sempre più in mano a "ricchi" direttamente o a potenti lobbies indirettamente ci ha lavato il cervello persuadendoci che si devono sempre abbassare le tasse e guai a parlare di tassazioni patrimoniali e/o sulle successioni ecc.
Se per un attimo guardate a come erano strutturati i sistemi fiscali negli anni del dopoguerra fin verso i ’70-molto più progressivi di ora, le aliquote sui redditi molto alti arrivavano anche oltre il 70%- e se ci riflettete bene vedrete che questo tipo di ragionamenti sono andati solo a beneficio….degli stessi propugnatori e della classe sociale di loro appartenenza, e ascapito delle altre classi.
Da cosa è iniziata questa crisi? Dalla carenza di domanda si dice normalmente; giusto, ma perchè si è verificata la carenza di domanda?Semplicemente perchè i ceti a reddito medio e basso-quelli che fanno la gran massa di consumi- erano praticamente fermi da anni mentre il ristretto club dei superricchi ha continuato ad aumentare il proprio potere reale; poi visto che i consumi appunto non aumentavano più si è cercato di farli aumentare, non aumentando gli stipendi, ma facendo aumentare i debiti, che in pratica tanto alla fine si traducono anche in maggiori utili per le banche finanziarie ecc.
Finchè il giocattolo si è rotto.
Quindi ha ben detto Andrea: il problema è la distribuzione dei redditi e io aggiungerei la redistribuzione della ricchezza.
Nel lungo termine, secondo me, anche una migliore distribuzione dei redditi, in assenza di alcuna tassazione patrimoniale progressiva, porta comunque a un divario eccessivo nella piramide della ricchezza.
Chi guadagna di più ha sempre comunque maggiori possibilità di arricchimento patrimoniale; le banche fanno condizioni migliori, può godere di migliori consulenze ecc.
Il divario crescente nella distribuzione della ricchezza nel lungo termine comporta comunque un eccesso di offerta e/o una carenza di domanda, il che è foriero degli stessi problemi attuali.
Ciò naturalmente non vuole dire non premiare il merito o arrivare a livellamenti utopistici che poi generano  anch’essi i mostri che la storia ci ha fatto vedere.
Significa solo , minori eccessi , minor povertà ed economia con minori squilibri.
Gab

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 15:18

Montecristo:

Che  strano  questo  dato,sento  puzza  di  bruciato.

Scritto il 4 dicembre 2009 at 15:29

Pierluigi è Vero!!

Se vogliamo guardare il background non sono un’addetta ai lavori, ne tanto meno ho basi umanistiche, ma i tuoi argomenti come quelli del nostro Capitano mi affascinano da sempre!

Sono grata sia a Te che ad Andrea per voler condividere gratuitamente i Vostri interessi, Sogni e Visioni…
Leggere “certe cose” arricchisce gli animi, ed è ciò che fornisce senso al nostro agire!

Au revoir!
Valentina:-)

p.s SD sei proprio forte…è  vero, certi soggetti amano…adorano"essere portati!!!Hihihi ciaoooo!

Scritto il 4 dicembre 2009 at 15:50

Gab,

sono completamente d’accordo che la leva fiscale unita ad un riequilibrio dei tassi di cambio (in particolare il RMB) sia fondamentale ma alla fine servirà (se si farà qualcosa e ne dubito) a riequilibrare gli squilibri locali quelli globali vanno affrontati in modo differente facendo sviluppare le economie in modo omogeneo e in tempi corretti .

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 15:57

Ma cosa sono queste allusioni di Andrea, i dati sarebbero tarrocati?

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 16:02

Se non sono taroccati, sono quantomeno stati sbagliati del 90%. Poco meno che tirare numeri al lotto.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 16:03

Personalmente dopo anni di studio dei mercati ho raggiunto l’ opinione espressa poco sopra.
Io sono un tecnico (non analista tecnico) e studio solo i grafici.
E questo mi basta.
Ho avuto la fortuna di capire alcuni segreti insiti nei movimenti, e questo mi basta.
Ma seguire i dati macroeconomici, per capire la direzione dei mercati, trovo sia sbagliato. E’ un infinito di balle e notizie distorte ad arte, vedi Dubai ecc ecc.

I prezzi non mentono, loro dicono la verità, il resto, permettetemi, è fuffa.

Io persi tutto all’inizio del mio cammino…il mercato mi ha distrutto l’ego…
per ben due volte…ma la lezione di umiltà che ho imparato …non ha prezzo.

Crisalide.

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 16:30

…..per tutto il resto c’è master-card

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 16:37

 Crisalide quanto mi piaci, sei di logica illusoria, mercato, mercati, prezzi, niente più. Il mercato ti ha tolto prima tutto e ora ti dà tutto, basta capire e il gioco è fatto. Solo che il sapere è leggermente più complesso anche quando si tratta di povera  finanza. Tanto ti dà e in esponenza ti toglie. Miseria del trader.
daimon

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 16:50

La crisi è finita………auguri! Andrea

hahaha, pienamente dacordo…….questo è parlare!

"per il burrone?"
"sempre dritto!"
"Grazie!"
"AUGURI!"

e ora verso la bolla del green-market?

una piccola nota: la wells fargo chiuderà entro fine anno 122 sportelli in california!…proprio la California, lo stato più ricco! la Dubai d’America! ;)
mal82

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 17:04

finalmente LA CRISI E FINITI!!!…..bene ricominciamo a spassarcela……..del resto non è credibile un taroccamento del dato a quel livello quindi questa volta la crisi è VERAMENTE FINITA

Scritto il 4 dicembre 2009 at 17:29

sono rimasto sorpreso da cosa ha detto e scritto, un libro di 300 pag, un professore di economia della Bocconi di milano. il prof. Pierangelo Da Crema. queste cose qui.
LA MORTE DEL DENARO: UNA RIVOLUZIONE POSSIBILE
che al centro dell’economia vi sia il denaro sembra uno di quegli assiomi che rientrano nel novero delle ovvietà, cosi’ come il fatto che il denaro è elemento imprescindibile della nostra vita quotidiana. ma la storia ci ha insegnato che là dove l’uomo ravvisa un’ovvietà spesso si nasconde la cristallizzazione di un errore, al quale la consuetudine,la pigrizia e le convenzioni hanno conferito statuto di verità. finchè non arriva qualcosa-quasi sempre un libro-che di colpo strappa il velo, manda in pezzi le certezze acquisite, rendendo ad un tratto pensabile l’impensabile. accade cosi’ che un economista di vaglia, sovvertendo i sacri fondamenti della sua scienza, osa pronunciare l’eresia suprema: il denaro è uno strumento antiquato, e come tale và abbandonato. ma non si pensi a una provocazione irriverente, a un paradosso stuzzicante: l’acuminata riflessione di PIERANGELO DACREMA pervine a scenari di sorpendente concretezza. il denaro, oggetto oscuro e ingovernabile, meta e ossessione degli sfruttati non meno che degli sfruttatori, può essere abolito. Non è utopistica questa grande e pacifica rivoluzione, che dia origine a un’economia nuova e più brillante, un’economia che non spenda energie preziose in una maniacale contabilizzazione di ogni aspetto della ricchezza, un’economia atta a soddisfare i bisogni di tutto il pianeta e e non solo di una sua frazione, e a dare contributo sostanziale a espressioni abusate come “mercato” e “democrazia economica”. un’economia finalmente fusa e confusa con il resto della vita.
pierangelo dacrema, già professore nelle università di siena, bergamo, cattolica e bocconi di milano, è attualmente ordinario di economia degli intermediari finanziari all’università della calabria. dal 1994 si dedica esclusivamente all’attività accademica. guadate poi questo video su di lui. cena da keynes. http://www.youtube.com/watch?v=-x2GRj7S0B0&feature=player_embedded e ancora meglio quello che dice sul PIL. qui. http://www.youtube.com/watch?v=gOXZekIqE1M&feature=related

ciao gente. DORF

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 17:47

ATTENZIONE A TUTTI I BORSAMALATI.

IL DOW E’ APPENA PASSATO IN NEGATIVO (10340 PUNTI IN QUESTO MOMENTO).

Se con una giornata così, con dati sopra ogni attesa (per quanto essi discutibili siano) il mercato reagisce così, c’è solo da stare in allerta massima.

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 17:52

(preso da yahoo finanza):

"E’ fantastico. E’ positivo per tutta l’economia e tutti vogliono acquistare sull’azionario", dice Joshua Raymond, strategist di City Index, con riferimento ai dati sul lavoro.

E’ la dimostrazione del 9. Quando i fondi chiamano a raccolta i pollastri da spennare, è l’ora di scappare a gambe levate!!! Del resto, se negli ultimi 9 mesi han acquistato loro, adesso prima della chiusura dei bilanci qualcuno a cui vendere bisognerà pur trovarlo, no?

utente anonimo
Scritto il 4 dicembre 2009 at 20:35

Gia, ma attenzione , i superbig dei mercati, vendono finchè il prezzo sale.
Quindi non stupitevi se vedrete nuovi massimi sugli indici.
Non sto prevendendo un bel niente, io seguo solo strategie, sia chiaro.
Non associate la macroeconomia ai mercati, finirete male.
Non cercate di usare la razionalità coi mercati, finirete ancora piu male.

Crisalide.

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